Aprile 30, 2026
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Enasarco, sul voto lo spettro dell’astensione. I candidati: capire le ragioni e coinvolgere gli iscritti

Siamo quasi alla fine della tornata elettorale di Enasarco, e la “lista dell’astensione” si conferma quella dominante, con una percentuale che potrebbe raggiungere l’85% degli aventi diritto al voto. Parola d’ordine per chi governerà: capire i motivi del disagio di una categoria.

Mancano ancora 2 giorni al termine della tornata elettorale di Enasarco, e chi sperava in una partecipazione massiccia alle votazioni – peraltro con modalità online – si sta rapidamente ricredendo. Infatti, mentre scriviamo, pare abbiano votato (tra agenti e ditte) poco più di 28.000 iscritti, e quindi si stima che il totale dei votanti, la sera del 7 Ottobre, potrà essere pari a circa 30.000 o poco più, su un numero complessivo di aventi diritto al voto pari a circa 220.000 iscritti alla cassa di previdenza complementare di agenti di commercio e consulenti finanziari.

Nonostante ci sia un leggero aumento rispetto alle elezioni del 2016 (meno di 26.000 votanti allora), non si può certo essere soddisfatti di una astensione di proporzioni davvero enormi. La base elettorale di una istituzione così importante, infatti, dovrebbe essere in grado di esprimere mediamente almeno 50-60.000 voti (e continuerebbero ad essere pochi…) per legittimare la governance nei quattro anni successivi.

Pertanto, a prescindere dal risultato che verrà evidenziato dalle urne, quello del coinvolgimento degli iscritti alla vita dell’Ente – da richiedere non solo in occasione delle elezioni – sembra accomunare diversi candidati “di peso”, pronti a rivestire il ruolo di delegati in assemblea oppure ad ambire a quello di consigliere in C.d.A..

Secondo Valerio Giunta (lista Consulenti Finanziari Uniti in Enasarco) “ad oggi ha votato una percentuale esigua rispetto ai 220mila agenti attualmente attivi. Ciò che più mi ha impressionato è che in questa tornata elettorale i toni accesi e le vicendevoli azioni a tratti diffamatorie hanno impedito uno svolgimento costruttivo del dibattito interno, con una conseguente disaffezione degli iscritti verso la partecipazione al voto. Sinceramente, a volte mi è sembrato di leggere le pagine di Novella 2000 invece dei contenuti di un confronto costruttivo e professionale, come sarebbe dovuto essere. Peraltro, è mancato totalmente il racconto dei risultati ottenuti fin ora da ciascuna lista, e un dibattito sui rispettivi programmi, cioè gli elementi fondamentali di una discussione elettorale. In una situazione di tensione come questa, è facile che la cosiddetta maggioranza silenziosa, e cioè coloro che credono in un confronto sano, si disinteressi all’Ente e non vada a votare. Dal momento che è proprio ciò che sta avvenendo, contiamo davvero che questi ultimi due giorni di voto possano coinvolgere coloro che agiscono con il cuore e la testa, sperando che scelgano come potenziale rappresentante in Assemblea chi abbia lavorato a favore della categoria con passione e dedizione”.

Manlio Marucci, segretario di Federpromm e candidato presso la lista “Enasarco Libera”, ritiene che “la bassa partecipazione alle votazioni per la elezione degli organi statutari di Enasarco, sebbene superiore rispetto a quella precedente, è la dimostrazione che il problema della Governance interessi poco gli aventi diritto al voto. Capirne le ragioni sarà elemento di analisi politica del voto a chiusura delle urne (mercoledì 7 ore 18). Significativo, invece, il dato riguardante le case mandanti, che hanno votato in percentuale quasi doppia rispetto alla partecipazione del voto 2016”.

Antonio Fricano, candidato nella lista “Fare Presto!”, afferma che “il dato parziale sui votanti rivela, sopra ogni cosa, un mancato coinvolgimento degli iscritti durante tutto il periodo in cui la precedente Governance ha amministrato Enasarco. Infatti, ricordiamo che gli aventi diritto al voto sono circa 220.000, e si è cercato di dialogare con loro soltanto nel periodo immediatamente precedente alla tornata elettorale. Questo atteggiamento non è stato produttivo, e oggi conferma il risultato di una sostanziale astensione dal voto degli iscritti. Pertanto, chiunque sarà alla guida nel prossimo quadriennio, se vorrà perseguire l’obiettivo di una maggiore partecipazione da parte di agenti e consulenti finanziari dovrà mettere in campo progetti per il loro coinvolgimento lungo tutta la durata del mandato, e non solo alla fine di essa. Per fare questo, potrebbe essere di aiuto coinvolgere l’assemblea dei delegati, riconoscendo ai suoi componenti un ruolo di impulso in alcuni progetti territoriali che coinvolgano la base e portino nuova fiducia nella Fondazione”.

Alfonsino Mei, candidato alla presidenza di Enasarco per la lista “Fare Presto!”, si dichiara “moderatamente soddisfatto per l’aumento dei votanti, il cui numero potrebbe complessivamente arrivare a circa 30.000 a chiusura delle votazioni, contro i 26.000 del 2016”. “Sono allo stesso tempo rammaricato”, aggiunge, “perché questa cifra è troppo esigua in proporzione al totale degli aventi diritto al voto, che sono 220.000. Pertanto, qualunque sia la Governance che uscirà fuori dalla tornata elettorale in corso, dovrà lavorare moltissimo in futuro per coinvolgere gli iscritti nella vita dell’Ente e portare alle prossime elezioni un numero finalmente significativo di votanti, affinchè chi governa sia maggiormente legittimato a farlo”.       

Enasarco, “Fare Presto!”: più giovani per stabilizzare iscritti, e una commissione per fare luce sul passato

Due comunicati stampa della lista “Fare Presto!” (Anasf, Federagenti, Fiarc e Confesercenti) in vista del rinnovo delle cariche in seno all’Assemblea del Delegati di Enasarco e, successivamente, della nomina dei 15 membri del CdA che governeranno l’Ente fino al 2024.

Mancano poco più di due settimane all’avvio della tornata elettorale che dal 24 settembre al  7 ottobre prossimi porterà al rinnovo delle cariche in seno all’Assemblea del Delegati di Enasarco e, successivamente, alla nomina dei 15 membri del CdA che poi governeranno l’Ente per il prossimo quadriennio. Un  quadriennio che “se la guida verrà affidata a noi, sarà di rilancio e ripresa, nonché di piena sostenibilità e totale trasparenza” dicono i rappresentanti della lista unitaria “Fare Presto!”, sostenuta da Anasf, Federagenti, Fiarc  e Confesercenti.

Alfonsino Mei (Fare Presto)

Negli ultimi 10 anni, Enasarco ha registrato una perdita media di 5.000 iscritti l’anno “e questa rotta va assolutamente invertita: serve una ripartenza. Per questo tra i primi punti del nostro programma ci sono i giovani, che intendiamo coinvolgere con un progetto-lavoro i cui benefici cadranno su tutto il sistema Paese“. Tra i progetti della lista “Fare Presto!”, i giovani ricoprono un ruolo centrale: “L’Ente registra un calo di iscritti, mediamente, di 5mila unità l’anno: un dato allarmante, figlio di scarsa strategia da parte delle gestioni passate e di poco dialogo con le istituzioni: questo non deve più accadere. Dobbiamo, a questo riguardo, avere molta attenzione per i nuovi iscritti che devono essere ‘inclusi’ nella nostra professione e non rischiare di disamorarli dopo pochi anni. Questo è successo in passato, proprio per l’incapacità di attuare una politica di avvicinamento alla professione: deve essere ben chiaro non può esserci nessuna Enasarco del domani senza i giovani agenti di oggi“. Tra i progetti a tema “giovani” che “Fare Presto!” promette di mettere in campo, “quello di portare Enasarco nelle scuole, di dare il via a una campagna di informazione mirata, di consentire l’acquisizione gratuita dell’abilitazione, garantendo un tutoraggio attento e, non in ultimo, di coinvolgere le mandanti: “perché agenti e mandanti hanno l’uno bisogno dell’altro“. Per la lista unitaria è necessario aiutare i giovani a intraprendere una professione che può tornare ad essere il lavoro più bello del mondo.

Tra gli altri punti in agenda della lista unitaria “Fare Presto!”: l’aumento delle rendite dal patrimonio, la diminuzione dei costi di gestione, la diminuzione delle spese legate a consulenze esterne in carico alla Fondazione e l’efficientamento dei servizi rivolti alla categoria. 

Enasarco deve rispondere ai bisogni degli iscritti e lavorare a vere misure di sostegno in favore delle categorie rappresentate, con un’idea chiara di futuro”, affermano a “Fare Presto”. “In passato sono state fatte alcune scelte discutibili; per questo, se e quando saremo eletti, costituiremo una Commissione Consiliare per fare luce, a esempio, sulla vendita degli immobili Enasarco e sulle consulenze affidate all’esterno“, aggiungono.

E’ nostro convincimento – si aggiunge nella seconda delle due note – fare una verifica di tutte le scelte compiute in passato: non solo per capire gli errori commessi ed evitare che possano essere perpetrati, ma anche per salvaguardare il patrimonio dell’Ente che, ricordiamolo, è proprio degli iscritti ed è degli iscritti che dobbiamo fare gli interessi. Prevediamo, inoltre, l’attivazione di uno sportello reclami per i contribuenti della Cassa”.

 

Elezioni Enasarco, ecco il programma della lista “Enasarco Libera”

Prosegue la pubblicazione dei programmi delle liste che si confronteranno, dal 24 Settembre al 7 Ottobre, per la governance di Enasarco. Marucci (“Enasarco Libera”): se lo Stato non applicasse agli investimenti delle Casse di previdenza la tassazione propria dei fondi speculativi, avremmo circa 400 milioni di euro l’anno in più da destinare al welfare per agenti e consulenti.

La Fondazione Enasarco, Cassa di previdenza integrativa obbligatoria degli agenti, dei rappresentanti di commercio e dei consulenti finanziari, svolge la sua mission istituzionale in un settore dell’economia in continua evoluzione, che negli anni ha subito profondi cambiamenti socio-economici con effetti su molteplici ambiti, dalle regole fondanti della stessa economia ai comportamenti degli operatori dei diversi mercati, passando dall’offerta e dalla domanda di welfare, assistenza e previdenza.

Gli enti deputati ad assicurare, con la contribuzione, forme di previdenza e assistenza obbligatori, si devono confrontare quotidianamente tale contesto, orientandosi costantemente alla innovazione per dare continuità di adattamento alle variabili che influiscono sulle esigenze degli iscritti.

Non sono sufficienti, infatti, le riforme pensionistiche (es. allungamento età di pensione, l’adozione del sistema contributivo o modifica coefficienti di trasformazione) per trovare soluzioni efficaci nell’era della trasformazione continua del lavoro. Per avere pensioni adeguate, occorre che i giovani entrino prima nel mercato del lavoro, altrimenti si troveranno con pensioni deboli per via dell’aumento dell’aspettativa di vita. Allo stesso modo, occorre aiutare i meno giovani che dovessero rimanere senza lavoro a poter contare su adeguati sostegni nelle fasi di non attività o di transizioni da un mandato all’altro.

Uno degli obiettivi essenziali – se non il primo di tutti – per garantire un futuro adeguato alla Fondazione Enasarco è quello del rilancio dell’attività di agente e di consulente attraverso la predisposizione di una strategia complessiva e di strumenti di welfare attivi, includendo nella platea dei soggetti obbligati ai versamenti anche i procacciatori e gli intermediari online. Vanno sviluppati anche l’intensificazione dei controlli contro le evasioni contributive e opportuni interventi, nell’ipotesi di mancato versamento dei contributi da parte delle ditte mandanti, diretti a evitare l’annullamento delle prestazioni previdenziali degli agenti e dei consulenti finanziari.

La Fondazione non può fare a meno di affiancarsi agli agenti e ai consulenti durante tutto il loro iter lavorativo, fornendo un percorso formativo continuo e strumenti al passo con le nuove tecnologie. In tale contesto, sarà opportuno proporre la costituzione in ambito Enasarco di un Osservatorio permanente sul mercato del lavoro degli agenti e dei consulenti, avente il compito di analizzare le tendenze attuali e, in un’ottica previsionale, i mutamenti futuri.

La garanzia di tutele sanitarie che valorizzino un’adeguata assistenza integrativa, di servizi a favore dello sviluppo professionale, di accesso al credito agevolato, di politiche a favore dei giovani, rappresentano un concreto impegno per Enasarco, anche alla luce delle difficoltà economiche di sistema degli agenti e dei consulenti, e dei cambiamenti che aumentano i periodi di interruzione e di non-lavoro per gli agenti e i consulenti stessi. Di conseguenza, sarebbe opportuno garantire agli iscritti una polizza sanitaria che possa offrire loro ulteriori e più ampie tutele, superando anche l’attuale polizza infortuni legata solo a particolari eventi. A tal riguardo si propone anche la creazione di una Enasarco Card per gli iscritti che, oltre a essere utilizzabile per i rapporti con la Fondazione, permetta anche di usufruire delle migliori convenzioni per il lavoro, la famiglia, le esigenze di vita degli agenti e dei consulenti.

Una delle missioni essenziali della Fondazione dovrà essere diretta a rafforzare e implementare i propri presidi e le competenze in materia di governance, controllo e finanza, al fine di garantire una sana e prudente gestione finanziaria a tutela dei propri iscritti. Pertanto, sarà necessario anticipare le migliori regole di gestione e trasparenza attraverso l’aggiornamento costante dei regolamenti interni e una continua attenzione all’etica, alla competenza e alla prevenzione del conflitto di interessi dei componenti degli organi e dei responsabili dei servizi e delle strutture.

Nella selezione degli investimenti deve essere ugualmente assicurata la trasparenza, correttezza e diligenza professionale, nonché la diversificazione dei prodotti selezionati. Pur considerando i criteri di rischio che saranno previsti dal regolamento specifico del Ministero dell’Economia e delle Finanze, sarà importante continuare a investire nei settori avanzati in cui è più forte la spinta verso lo sviluppo, nei settori in cui già opera o si può sviluppare il mercato dell’intermediazione a favore degli agenti di commercio, ponendo dunque attenzione all’impatto occupazionale.

Secondo Manlio Marucci, segretario di Federpromm-Uiltucs e candidato nella Lista Enasarco Libera, “va osservato che se lo Stato non applicasse agli investimenti delle casse di previdenza, finalizzati a valorizzare i contributi degli iscritti, la tassazione che si applica ai fondi speculativi, si disporrebbe di circa 400 milioni di euro l’anno in più da destinare al welfare volto a promuovere il lavoro e/o l’assistenza alla professione. Del resto, i valori mobiliari nella disponibilità di Enasarco, così come delle altre casse di previdenza, non sono semplici risparmi accantonati in un ottica individualistico-speculativa, bensì servono a coprire anche i costi di fondamentali servizi di assistenza che definiscono le finalità puramente sociali e collettive della Cassa. Per cui, lo Stato dovrebbe ridurre il livello di tassazione”.

Le sfide che coinvolgono oggi casse di previdenza come Enasarco, la seconda cassa d’Italia per dimensione e patrimonio, richiedono una forte accelerazione nel processo di modernizzazione. In tale contesto la riduzione dei costi e l’ottimale allocazione delle risorse diventano condizioni imprescindibili al fine di garantire un incremento dei servizi e una maggiore qualità degli stessi nei confronti degli iscritti. La riqualificazione delle competenze, sempre più tecniche e meno generaliste, e l’introduzione massiccia delle nuove tecnologie dovranno costituire le linee guida verso l’innovazione di una struttura che deve essere sempre più adeguata ai bisogni dei propri contribuenti.

Enasarco, elezioni il 24 Settembre. Ma resta il problema degli atti di straordinaria amministrazione

Nonostante siano state fissate le date delle elezioni (con tre mesi di ritardo), sono molte le perplessità relative alla efficacia degli atti di straordinaria amministrazione che l’attuale CdA dovrebbe confermare, in regime di prorogatio, per risolvere l’urgenza economica in cui versano decine di migliaia di iscritti alla Cassa.

Il consiglio di amministrazione di Enasarco, e cioè l’ente di previdenza integrativa di agenti di commercio e consulenti finanziari, ha approvato oggi pomeriggio, a maggioranza qualificata, la ripresa della procedura elettorale di rinnovo dell’assemblea dei delegati, dopo una “lunga” sospensione deliberata, ufficialmente, a causa dell’emergenza Coronavirus. Le elezioni per il rinnovo dell’assemblea dei delegati. quindi, si svolgeranno nel periodo da giovedì 24 settembre 2020 a mercoledì 7 ottobre 2020, dalle 9 alle 18 nei giorni dal lunedì al venerdì, e dalle ore 9 alle 20 nei giorni di sabato e di domenica.

L’Ente, mediante una nota, fa sapere che “La situazione attuale consente la ripresa del procedimento elettorale”, e che, inoltre, “…gli organi della Fondazione attualmente in carica cesseranno le proprie funzioni all’atto della ricostituzione dei corrispondenti nuovi organi. Fino ad allora il consiglio di amministrazione continuerà a provvedere al meglio per la cura degli interessi di tutti gli iscritti”.

Proprio su questo punto, e cioè sulla possibilità che il CdA di Enasarco possa prendere decisioni che eccedano l’ordinaria amministrazione tipica del regime di prorogatio, è indispensabile approfondire tutti gli aspetti di legittimità, merito ed opportunità che, chiunque si trovasse al posto degli attuali consiglieri di maggioranza, dovrebbe soppesare bene.

Relativamente a questo aspetto, ANASF era intervenuta affermando che il rinvio sine die delle elezioni disposto dalla maggioranza del CdA della Cassa ha determinato l’ingresso nel c.d. regime di prorogatio tipico degli enti pubblici, durante il quale è possibile deliberare soltanto atti di ordinaria amministrazione. Il vertice di Enasarco, nelle scorse settimane, aveva replicato più volte che il consiglio di amministrazione non opera affatto in regime di prorogatio, dal momento che, per essa, vale la proroga “automatica” prevista dall’art. 2385, comma 2, del codice civile, secondo il quale “La cessazione degli amministratori  per scadenza del termine ha effetto dal momento in cui il consiglio di amministrazione e’ stato ricostituito”. Lo prevede anche stesso Statuto di Enasarco, in virtù della personalità giuridica di diritto privato riconosciuta dalla legge.

Problema risolto? Niente affatto. Le problematiche di natura giuridica sono molte, e non chiariscono con la stessa semplicità interpretativa quanto sostenuto dalla maggioranza del CdA e dalla presidenza. Infatti, le casse private dei professionisti sono caratterizzate da un quadro normativo di riferimento molto complesso. La privatizzazione effettuata con il decreto legislativo 30 Giugno 1994, n. 509, e successivamente con il d. lgs. 10 Febbraio 1996, n. 103, ha determinato in capo alle casse di previdenza privata un processo di lenta ma inesorabile “ri-pubblicizzazione”, in considerazione dell’interesse collettivo che esse perseguono. Le casse, in buona sostanza, sebbene siano state privatizzate continuano a perseguire finalità di pubblico interesse, e costituiscono un elemento fondamentale del sistema previdenziale obbligatorio, sul quale lo Stato continua ad esercitare la vigilanza.

C’è da dire che le casse, sebbene svolgano una funzione pubblica, hanno personalità giuridica di diritto privato e una gestione di natura privatistica, godendo di autonomia gestionale, organizzativa e contabile (d.lgs. 509/1994). Negli anni, però, l’insieme di norme che si andava delineando ha determinato una profonda riduzione dell’autonomia gestionale, per via dell’introduzione del SEC 95 (Sistema Europeo dei Conti nazionali e regionali, uno schema contabile utilizzato nella contabilità nazionale) e della conseguente qualificazione delle casse di previdenza privata come organismi di diritto pubblico e,  dal punto di vista della finanza pubblica, come “amministrazione pubblica“.

E così, quella separazione tra previdenza pubblica e previdenza privata avvenuta sulla base della delega contenuta nella legge 24 dicembre 1993, n. 537 (“Interventi correttivi di finanza pubblica”) ha perso man mano la sua evidenza, e alcune norme di finanza pubblica sono intervenute direttamente sul funzionamento delle casse di previdenza, al fine di salvaguardare alcune funzioni. Per esempio, con l’art. 10 bis del Decreto-legge 28 giugno 2013, n. 76, si è data alle casse di previdenza la possibilità di attivare interventi di promozione e sostegno al reddito dei professionisti e interventi di assistenza in favore degli iscritti. Ancora, con il Decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, si è previsto per le casse di previdenza l’adozione di misure volte ad assicurare l’equilibrio tra entrate contributive e spesa per prestazioni pensionistiche, secondo bilanci tecnici riferiti ad un arco temporale di cinquanta anni.

Si è trattato di una sorta di “stress test“, che ha portato all’innalzamento delle aliquote, all’introduzione del contributivo pro rata, all’innalzamento dell’età pensionabile e alla introduzione dei contributi di solidarietà. 

Pertanto, i numerosi e ripetuti interventi del Legislatore, che hanno sottoposto le casse a numerose forme di controllo e vigilanza senza eguali nel nostro ordinamento (inserimento delle casse all’interno dell’elenco delle amministrazioni pubbliche annualmente pubblicato dall’ISTAT – Reg.to Comunitario n. 2223/96 – par. 2.68 e 2.69), porterebbe alla conclusione che i singoli enti, indipendentemente dalla loro peculiare natura giuridica (pubblica o privata), sono considerati amministrazioni pubbliche dal punto di vista finanziario. Facendo propria questa conclusione – per nulla campata in aria, ed anzi piuttosto attendibile – Enasarco si troverebbe nel regime di prorogatio del tutto simile a quello degli enti pubblici propriamente detti, quanto meno in relazione agli atti che riguardano tutti gli aspetti finanziari della Cassa, ivi comprese le erogazioni straordinarie e l’anticipazione del FIRR.

In tal senso, allungare i tempi delle elezioni al prossimo autunno, non sembra essere stata una decisione a tutela degli iscritti, soprattutto di quelli che versano in gravi condizioni economiche a causa del lungo lockdown, e che oggi avrebbero bisogno di ricevere rapidamente aiuti straordinari. La sensazione, però, è che in campagna elettorale, quello degli aiuti sarà un argomento scottante: in assenza di una espressa autorizzazione dei ministeri, nessuno muoverà un dito, con buona pace delle aspettative degli agenti, anche in termini di rapidità. Se i dicasteri non si pronunceranno, gli atti di straordinaria amministrazione eventualmente effettuati – ed in particolare quelli relativi agli aiuti economici agli iscritti – potrebbero essere considerati non validi, e gli attuali consiglieri potrebbero guardarsi bene dal confermarli.

Il problema, pertanto, rimane, e probabilmente segnerà i tempi – se non le stesse decisioni in merito – di erogazione degli aiuti, che già vanno avanti con il “contagocce”.

Elezioni Enasarco, il TAR le rimette in stallo. Aiuti economici straordinari sempre più lontani

Il TAR si pronuncia favorevolmente sulla richiesta di sospensiva cautelare presentata dai vertici di Enasarco e relativa allo svolgimento delle elezioni entro Luglio. Elezioni probabilmente a cavallo tra Settembre e Ottobre, ma rimane il fatto che la governance della Cassa, nei fatti, non ha saputo esprimere la sua funzione di mutuo soccorso nel momento più buio della vita dei propri iscritti. Sui social (e non solo) montano le proteste della base.

Le novità in casa Enasarco ormai non si contano più, ed è persino difficile riuscire a stare dietro alle notizie che si susseguono giorno per giorno. Contestualmente, la base elettorale degli iscritti alla Cassa comincia a mostrare evidenti segni di esasperazione, espressa sui social ma anche a mezzo di iniziative di protesta in piazza programmate per l’autunno (come quella dei c.d. silenti).

Per meglio comprendere gli sviluppi più recenti – davvero ingarbugliati – bisogna seguire a ritroso un percorso fatto di decisioni, diffide e ricorsi in cui sono entrati, a vario titolo, anche diversi organismi istituzionali e ministeri della Repubblica. In estrema sintesi, lo scorso 15 Giugno, dopo una lunga querelle nata sulla  scorta della decisione di Enasarco di sospendere e rinviare le elezioni previste per lo scorso 17-30 Aprile, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali aveva intimato alla fondazione Enasarco di avviare a Luglio le elezioni per il rinnovo degli organi associativi, e di completarle entro il 10 agosto.  

Enasarco impugnava la missiva dei ministeri e si rivolgeva al TAR, chiedendo, in attesa del giudizio di merito previsto per il 4 agosto, la sospensiva del provvedimento proprio sui tempi di svolgimento delle elezioni che erano stati imposti dai ministeri vigilanti (l’ultimo diktat era per il 31 Luglio). Il TAR del Lazio ha accolto cautelativamente la richiesta di sospensiva, riconoscendo che l’ingiunzione ministeriale avrebbe potuto determinare ricorsi e possibili danni erariali, ma rimane ferma la data del 4 Agosto per la trattazione collegiale dell’udienza di merito.

Nel frattempo, il vertice di Enasarco ha già convocato per il 21 luglio un consiglio di amministrazione straordinario per discutere la ripresa dell’iter elettorale, “disarmando” così i ministeri e, probabilmente, la loro volontà di commissariare la Cassa. Ma per quanto adesso i vigilanti siano quasi costretti ad attendere lo sviluppo degli eventi, sussistono ragioni di estrema gravità (e opportunità) che dovrebbero indirizzare la maggioranza di Enasarco a non fissare una data troppo al di là nel tempo. Infatti, pare che le date di indizione delle elezioni per il rinnovo delle cariche nell’Assemblea dei Delegati potrebbero essere quelle comprese tra il 24 settembre e il 7 ottobre 2020, e questo– per ragioni di opportunità – significherebbe procrastinare di altri tre mesi la possibilità di emanare ulteriori atti di natura non ordinaria come quelli relativi agli aiuti economici straordinari per gli iscritti, che in regime di prorogatio – sebbene, come vedremo, i vertici di Enasarco abbiano una opinione opposta sull’argomento – è più prudente non adottare per non incorrere in una eventuale responsabilità erariale.

In particolare, ci si chiede che fine farà l’anticipazione sul FIRR (che P&F è stata la prima a sollecitare già a Marzo, quando non ne parlava nessuno), strumento economico di emergenza e di grande efficacia che si sarebbe dovuto adottare già almeno tre mesi fa. Sul tema, ANASF è intervenuta di recente affermando che il rinvio sine die delle elezioni disposto dalla maggioranza di Enasarco ha determinato il c.d. regime di prorogatio, durante il quale è possibile deliberare soltanto atti di ordinaria amministrazione. Pertanto, la stessa decisione di concedere l’anticipazione sul FIRR agli agenti in difficoltà economica post Covid – per la quale la coalizione a cui ANASF aderisce ha espresso voto contrario – è un atto di straordinaria amministrazione che l’Ente non avrebbe dovuto adottare; tanto è vero che, per essere pienamente operativo, è stato necessario sottoporlo all’approvazione dei ministeri competenti (che hanno già espresso formalmente all’Ente l’illegittimità degli atti deliberati). 

L’accusa ulteriore, neanche tanto velata, è che la tardiva delibera sul FIRR votata dalla maggioranza sia stata una mossa di natura squisitamente politico-elettorale, che peraltro prevede solo l’anticipo del 10% del Fondo Indennità Risoluzione Rapporto, operativa peraltro tra qualche mese (Dicembre o giù di lì). Inoltre, l’erogazione del restante 20% avverrebbe il prossimo anno, e solo a seguito di una valutazione di sostenibilità economica e finanziaria della Cassa e di apposite delibere.

A queste dichiarazioni di ANASF, il vertice di Enasarco replicava che il consiglio di amministrazione non opera affatto in regime di prorogatio, dal momento che, per essa, vale la proroga ai sensi dell’art. 2385, comma 2, del Codice Civile (“La cessazione degli amministratori per scadenza del termine ha effetto dal momento in cui il consiglio di amministrazione e’ stato ricostituito”), prevista espressamente nello Statuto in virtù della personalità giuridica di diritto privato riconosciuta dalla legge. Pertanto, ad Enasarco non si applicherebbe il regime della prorogatio degli enti pubblici, per i quali durante quel periodo è possibile compiere solo gli atti di ordinaria amministrazione.

Al di là delle diatribe tra opposte fazioni, una cosa è certa per tutti: la Governance della Cassa non ha saputo esprimere, in un momento gravissimo per i suoi iscritti, la sua funzione di “mutuo soccorso” per la quale, in un tempo lontano, è nata e si è sviluppata a tutela di una vasta categoria di lavoratori. Relativamente all’anticipazione del FIRR, le circostanze gravissime in cui ci si trovava non avrebbero dovuto lasciare alcuno spazio alle polemiche o alle paure (di future azioni di responsabilità, probabilmente), ma solo ai fatti.

E’ mancato il coraggio, e persino lo Stato, che non ha mai brillato in efficienza, ha superato di slancio il carrozzone Enasarco nell’erogazione di aiuti straordinari. Questo avrà un peso in occasione della prossima tornata elettorale, che al momento appare segnata da un inevitabile cambio di regia.

Enasarco, parla Alfonsino Mei. “Comportamento inspiegabile ed irresponsabile della maggioranza”

P&F intervista Alfonsino Mei, candidato alla presidenza di Enasarco per la lista “Fare Presto!”: “….Il ricorso al Tribunale Amministrativo è stato presentato con l’intento di allungare i tempi di una decisione e per prolungare quanto più possibile gli incarichi e le influenze connesse…”.

In questa estate dominata dalle conseguenze sociali ed economiche della pandemia, le vicende di casa Enasarco si sono ritagliate uno spazio notevole – in negativo, purtroppo – nel panorama delle casse di previdenza. Dalla decisione della maggioranza di rinviare sine die le elezioni, e fino ad oggi, alle polemiche di quanti chiedevano di ripristinare il processo democratico delle elezioni è seguita una serie di colpi di scena e di passi falsi della Presidenza che oggi fanno temere, quale logico risultato, il commissariamento (previsione che P&F aveva già fatto in tempi non sospetti).

Nell’intento di dare una spiegazione ad un atteggiamento in apparenza “suicida”, Patrimoni&Finanza ha inviato alla Presidenza di Enasarco, nei giorni scorsi, una serie di domande che non hanno ancora ricevuto risposta (ma si rimane fiduciosi). Nel frattempo, abbiamo intervistato Alfonsino Mei, candidato alla Presidenza di Enasarco, nella prossima tornata elettorale, per la coalizione “Fare Presto!”, composta dalle sigle Federagenti, ANASF, FIARC, Confesercenti e ANPIT.

La decisione della maggioranza del CdA di rinviare sine die la tornata elettorale era già stata oggetto di robuste polemiche, anche perché, nel frattempo, le altre casse di previdenza (come Inarcassa, EMPAM, EPAP) avevano regolarmente votato online, come Enasarco nel 2016, in piena pandemia. Adesso qual è lo stato dell’arte, alla luce del ricorso al TAR contro la diffida dei dicasteri vigilanti ad effettuare le elezioni entro il 10 Agosto?

Nonostante gli inviti prima e la diffida poi, che i vigilanti hanno inviato all’Ente, la Governance attuale invece di indire le elezioni online e ripristinare l’immediata legittimità in Enasarco (legittimità non solo delle cariche, ma anche degli atti assunti), ha preferito ricorrere al TAR contro i ministeri e i vigilanti, quindi contro il Governo e lo Stato, e nonostante il Tribunale Amministrativo avesse già comunicato il rigetto lo scorso 29 Giugno, nulla era stato portato all’attenzione del CdA. E’ un atteggiamento che è davvero difficile giustificare e che desta preoccupazione: a oggi, quindi, gli agenti e i consulenti non hanno ancora idea di quando potranno votare. Anche se c’è stata una nuova nota che diffida e emette un termine più stringente al 31.07.2020 la conclusione delle procedure elettorali.

Perché, secondo lei, si sarebbe resa necessaria questa iniziativa così sorprendente e, a parere di molti, diretta in senso contrario proprio allo svolgimento delle elezioni in tempi rapidi?

L’iniziativa ha un intento dilatorio: si ricorre al Tribunale Amministrativo a mio avviso con l’intento di allungare i tempi di una decisione e per prolungare quanto più possibile gli incarichi e le influenze connesse. Così facendo si mantiene però l’Ente in un regime di prorogatio: significa non avere la possibilità giuridica di emettere atti di straordinaria amministrazione, tanto più necessari quando si gestisce, specie in tempi di (e post) Covid-19, un Ente da oltre 220mila iscritti.

Come può spiegarsi, secondo lei, la circostanza che la presidenza di Enasarco non ha ritenuto opportuno comunicare il ricorso al TAR a tutti i delegati di maggioranza ed opposizione, in occasione della assemblea del 30 Giugno?

E’ una bella domanda: a primo impatto le direi semplicemente che non so spiegarmelo. Perché è un’azione veramente inspiegabile. Quello fatto dalla presidenza, andare contro i ministeri, è un atto fortissimo, la cui assunzione ricade però su tutti gli Organi della Fondazione e non averlo comunicato né al CdA né all’Assemblea dei Delegati è, a mio avviso, al di là dell’opportunità, semplicemente inspiegabile e irresponsabile.

A suo parere, date le circostanze, esiste oggi il rischio di un commissariamento di Enasarco? Se sì, quali conseguenze avrebbe per la Cassa e per gli iscritti?

Il rischio c’è ed è concreto. Ma si tratterebbe di un commissariamento “ad acta”, per portare la Fondazione a svolgere in pochissimo tempo quelle libere elezioni che i nostri iscritti si sono faticosamente guadagnati, a partire dal 2016, dopo anni di gestione calata dall’alto.

I risultati di bilancio sembrano confortanti. Nel complesso, però, non sono mancate le lamentele degli iscritti sulla scarsa prontezza e concretezza delle misure economiche urgenti adottate dalla Governance di Enasarco a favore degli agenti in grave difficoltà.  Tutti attendono, in particolare, il momento in cui sarà operativa la procedura per beneficiare dell’anticipazione del FIRR. Visti i tempi non proprio rapidi già osservati in occasione dell’erogazione dei contributi straordinari, intendete dare battaglia per ridurre i tempi per l’anticipazione del FIRR?

Occorre premettere una cosa: quella che l’attuale maggioranza spaccia per una grande vittoria, l’anticipo del FIRR, altro non è che fumo negli occhi per gli agenti. Fermo restando che la Lista unitaria che rappresento, “Fare Presto!”, ha tra i propri punti programmatici l’erogazione dell’anticipo del FIRR su base volontaria, quello che questa maggioranza ha deliberato è solo il 10% dell’anticipo del proprio FIRR per il 2020 e in tempi, come lei ha detto, tutt’altro che rapidi. Per rispondere alla sua domanda, le dico, impegnando uno spettro anche più ampio, che noi ci battiamo esclusivamente per sostenere i diritti dei nostri iscritti: noi siamo agenti e consulenti, non politici; e, con tutto il rispetto per i politici veri, con cui dialogare è necessario e prezioso, le esigenze dei nostri colleghi le conosciamo perché ci confrontiamo con loro ogni giorno.

Anche alla luce dell’avanzo di gestione (233 milioni) conseguito, come giudica la decisione di limitare l’anticipazione del FIRR al solo 10%, e rinviare il rimanente 20% a data da destinarsi?

Come detto poco fa, giudico il provvedimento insufficiente. L’impressione, non solo mia ma di migliaia di iscritti, è che si tratti di una mera operazione di facciata. Agli agenti in difficoltà per i danni sociali ed economici derivati dall’Emergenza Covid-19 serviva qualcosa di più; questo non è stato fatto durante la cosiddetta Fase 1, che l’Italia ha vissuto, né si sta facendo ora, questo perché non si può impegnare la futura governance da delibere di impegni presi da questo CdA in prorogatio : manca, spiace dirlo, un contatto con le realtà che agenti e consulenti vivono nel quotidiano.

In caso di una vittoria elettorale della coalizione di cui è candidato presidente, come pensa di affrontare il futuro della Cassa durante il nuovo mandato, anche in considerazione della progressiva diminuzione di iscritti che puntualmente si verifica anno dopo anno?

Negli ultimi tempi abbiamo, di media, perso 5mila iscritti all’anno: questa emorragia va dapprima tamponata per poi invertire la rotta e attrarre i giovani alla nostra, che è una professione bellissima. Coinvolgeremo i giovani con campagne mirate; intensificheremo i rapporti con le istituzioni per riconoscere tutele, agevolazioni e diritti ai nostri iscritti, spesso schiavi di un rivale oggi fuori concorso, come l’e-commerce. Ci occuperemo dei silenti, che meritano finalmente giustizia; riqualificheremo e valorizzeremo il patrimonio dell’Ente; effettueremo una spending review in relazione a certe spese, penso a esempio a quelle legali, che oggi costituiscono un macigno per le casse della Fondazione: risorse che devono essere destinate agli agenti. Questo e molto altro, con un intento chiaro: mettere persone competenti nei ruoli chiave e non vivere alla giornata, come a molti è parso sia stata fatto in questi anni. 

Esiste la necessità di rilanciare il lavoro autonomo, in tutte le sue forme, dotandolo di incentivi per fermare la fuoriuscita di professionisti, favorire il necessario ricambio generazionale e consolidare la sostenibilità economico-finanziaria di Enasarco? Che ruolo dovrebbero giocare, in tal senso, le società preponenti e lo Stato?

Sì: sono necessità non più rinviabili. Nessuno ha la bacchetta magica, ma noi a questo piano di rilancio della professione e dell’Ente pensiamo da tempo e abbiamo le idee chiare. Con società preponenti e Stato è poi indispensabile avere un rapporto più cementato di quello di questi anni, senza dimenticare che noi abbiamo bisogno di loro e loro hanno bisogno di noi, riscrivendo con il legislatore quella riforma tanto attesa delle casse di previdenza.

Qual è la sua opinione relativamente al corposo numero di delegati che lo statuto di Enasarco assicura alle società preponenti? Lei è tra coloro che ritengono di dover attribuire maggiore influenza agli agenti, cui alla fine sono destinati i servizi assistenziali e previdenziali della Cassa, oppure no?

La mia opinione è che agenti e consulenti devono essere al centro della rappresentatività di Enasarco: Enasarco nasce per loro e la loro voce deve essere la prima a essere ascoltata.

Enasarco, maggioranza spinge il voto su atti illegittimi. Domina la paura di un aumento degli elettori

Qual è la paura più grande dei 10 consiglieri di maggioranza di Enasarco e dei loro delegati? Le loro reazioni alle numerose istanze di ripristino del “giovane” meccanismo democratico elettorale della Cassa lo dicono apertamente: bocche cucite, e reazioni scomposte sui social. Intanto, 16 delegati sollecitano i ministeri ad intervenire.

La questione delle mancate elezioni di Enasarco non smette di suscitare legittime prese di posizione di quanti considerano la decisione arbitraria della maggioranza in consiglio di amministrazione – diretta espressione, soprattutto, di Confcommercio e USARCI – come un atto di arroganza istituzionale, teso ad evitare il confronto elettorale più a lungo possibile.

Probabilmente, anche la paura di perdere una comoda posizione di potere quasi ininterrotto gioca un ruolo importante, e forse i 10 consiglieri di maggioranza, all’atto di prendere quella decisione, si attendevano un rientro post-Covid più lungo e “complice”, ma pare abbiano fatto male i conti, e adesso sono letteralmente arroccati in trincea, sotto i colpi dell’artiglieria dell’opposizione e dei ministeri vigilanti.

Infatti, 16 delegati dell’Assemblea Enasarco riferibili alle sigle ANASF, Federagenti e FIARC, in una lettera inviata ai ministeri di Lavoro ed Economia e ai vertici Enasarco, hanno rappresentato le evidenti criticità sulle quali la Governance dell’Ente li chiamerà a esprimersi in occasione dell’Assemblea dei delegati convocata per martedì 30 giugno. Nella nota, si sollecita “l’intervento immediato dei ministeri vigilanti attesa la persistenza di un gravissimo e illegittimo comportamento da parte della maggioranza dell’attuale Consiglio di Amministrazione, le cui delibere, già censurate dagli stessi ministeri, stanno ora coinvolgendo l’operato degli altri organi e, in particolare, dell’Assemblea dei delegati, chiamata infatti a deliberare, nella prossima riunione del 30.06.2020, su punti che esulano dalle proprie funzioni statutarie e non rientranti tra gli atti di ordinaria amministrazione“.

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Il tema noto, si scrive in un comunicato, è quello dell’amministrazione in prorogatio, che sta interessando la Fondazione Enasarco, il cui rinnovo delle cariche era stato stabilito, con modalità di voto online, per il 17-30 aprile 2020, ma che la maggioranza in capo a Enasarco ha inteso rinviare sine die per l’emergenza Coronavirus. Una decisione irrituale, alla luce del fatto che con le stesse modalità di voto, in quelle settimane l’Ordine dei Medici, INARCASSA e Confindustria sono andate, come previsto, a votare, dando la parola agli iscritti e registrando in alcuni casi (vedi ENPAM) una partecipazione elettorale addirittura triplicata rispetto alla tornata precedente.

E’ questa, adesso la paura più grande dei 10 consiglieri di maggioranza e dei loro delegati? Sembrerebbe di sì, e le loro reazioni alle numerose istanze di ripristino del “giovane” meccanismo democratico elettorale di Enasarco lo dicono apertamente: bocche cucite, e reazioni scomposte sui social. Del resto, l’aumento della base elettorale, in un periodo in cui gli aventi diritto sono più disponibili per via dei ritmi di lavoro forzatamente più blandi – anche adesso, in pieno ritorno ad una vigilata normalità – è una ipotesi più che fondata. Infatti, nelle precedenti elezioni per la costituzione dell’Assemblea dei delegati (2016, dalle ore 9.00 di venerdì 1° aprile 2016 alle 18 di giovedì 14 aprile) avevano espresso il proprio voto soltanto 25.448 agenti e rappresentanti di commercio (ossia l’11,34% degli aventi diritto) e 814 imprese preponenti (pari all’1,66%). Pertanto, scontando la maggiore familiarità che oggi gli elettori avrebbero con gli strumenti di condivisione online, e con i consulenti finanziari (35.000 professionisti) sempre più sul piede di guerra, prevedere un raddoppio della base elettorale non è una ipotesi così audace. E se aumenta la base, i vecchi equilibri crollano.

Rimane il fatto che, ad oggi, nonostante almeno due diversi solleciti Ministeriali inviati alla Presidenza di Enasarco, gli oltre 220mila iscritti non hanno ancora una data certa per sapere quando potranno esercitare il proprio diritto al voto; e in questi mesi di gestione “in proroga”, nonostante proclami di parte, nemmeno un euro è realmente entrato nelle tasche di agenti di commercio e consulenti colpiti dai danni sanitari, economici e sociali legati alla pandemia da Covid-19. Ora, l’ennesima dimostrazione di scollamento con la realtà e disinteresse verso gli iscritti, ovvero la richiesta all’Assemblea dei Delegati di votare su “atti illegittimi (…) in quanto il Consiglio di Amministrazione della Fondazione, così come l’Assemblea dei delegati, possono adottare solamente atti di ordinaria amministrazione essendo in regime di prorogatio, così come rappresentato nelle Note dei Ministeri Vigilanti del 24.04.2020, del 30.04.2020“.

Accreditate indiscrezioni di stampa parlano dell’invio di un nuovo sollecito dei dicasteri a Enasarco per andare rapidamente al voto, e così l’azione dei 16 delegati sembra essere ancora più efficace: “….attesa la gravità di quanto rappresentato, si chiede ai ministeri vigilanti, anche in considerazione del lungo tempo trascorso, di dare seguito a quanto rappresentato nelle proprie richiamate Note e di voler intervenire affinché siano salvaguardati il ruolo e le funzioni dell’Assemblea e vengano adottate tutte le misure più opportune per consentire l’immediato svolgimento delle operazioni elettorali per il rinnovo degli organi della Fondazione nell’interesse esclusivo degli iscritti“.