Aprile 21, 2026
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Banche: “agosto, mutuo mio non ti conosco”. Meglio il tasso fisso o quello variabile?

Tra aumenti dei tassi e stretta creditizia, l’acquisto della casa con mutuo è un affare già molto complicato. In più, ad Agosto la catena decisionale si blocca, come in una specie di catalessi delle delibere.

Di Massimo Bonaventura

“Raccolga pure la documentazione, e ci rivediamo a Settembre”. Questa frase è il mantra che, nelle ultime settimane, chiunque sia in procinto di chiedere un mutuo si sente dire dal funzionario di turno della propria banca.

In prossimità del mese di Agosto, una forza misteriosa sembra impossessarsi della catena decisionale attraverso la quale i mutui vengono deliberati, complice il caldo africano e le ferie incipienti. Infatti  anche nelle banche, come in tutte le aziende, i dipendenti organizzano le proprie ferie, e di solito fanno i turni sapendo di poter opzionare alcuni mesi dell’anno: gli “sbarbatelli” appena assunti a Giugno o a Ottobre, quelli con qualche anno sulle spalle a Luglio  o a Settembre, gli anziani più alti in grado ad Agosto. Sfortunatamente, sono proprio questi ultimi ad comporre ic.d. organi deliberanti per i crediti, e quindi anche per i mutui, con buona pace di chi aveva pensato di riservare il tempo delle proprie ferie per dedicarsi al tanto agognato investimento immobiliare.

Il problema, tuttavia, non è solo quello legato al fattore stagionale: le banche fanno meno mutui di prima, nel senso che hanno ristretto i criteri di accesso al credito per le famiglie, con il risultato che chi avrebbe potuto ottenere un mutuo nel 2022, quest’anno, a parità di parametri reddituali, non lo ottiene. Prova ne sia che, a detta dei bene informati, tutte le banche per l’anno in corso hanno dato alla rete dei budget di mutuo sensibilmente inferiori rispetto al 2022. In più, chi si sta avvicinando all’acquisto della casa lo fa con molta prudenza per via dell’aumento delle spese con cui le famiglie devono fare i conti. In meno di un anno, infatti, il costo del denaro è aumentato di 400 punti base, passando dallo 0% al 4% con grande rapidità, e questo ha fatto aumentare le rate dei propri mutui a tasso variabile mediamente del 75%.

Chi intende contrarre un mutuo ex novo, invece, deve fare i conti con le follie di un mercato che non dà scampo ai detentori di redditi più bassi, poiché i mutui a tasso fisso vengono proposti ad una media del 4.6% (a Novembre 2021 erano all’1%), mentre quelli a tasso variabile – ossia quelli che OGGI dovrebbero interessare maggiormente gli aspiranti mutuatari, per via del futuro ribasso delle rate da qui a 2-3 anni – sono proposti anche al 5.5% iniziale. Tutto ciò sta scoraggiando anche l’acquisto dell’abitazione: se la domanda di mutui è in calo, ne risente anche il mercato immobiliare.

Quando si tornerà a numeri più “normali”? Al momento, gli strateghi della BCE tentano disperatamente di riportare il tasso di inflazione verso la soglia del 2%, per cui ci si aspetta che, in caso di successo, anche l’Euribor potrebbe scendere a partire dal 2024. Tuttavia ci vorranno almeno due anni, ad essere ottimisti, per cui prepariamoci a convivere con uno scenario di inflazione elevata e tassi alti per un bel po’ di tempo, anche perché gli indicatori di mercato ci restituiscono un’economia in fase di rallentamento e l’inflazione in lieve contrazione. Inoltre, dal punto di vista macroeconomico l’attuazione del PNRR e i flussi di liquidità che stanno arrivando dall’Europa dovrebbero consentire investimenti nelle infrastrutture del Paese e nel mondo del lavoro, rilanciando in questo modo l’occupazione e il reddito. Tuttavia, finchè le banche non allenteranno la morsa dei parametri di accesso al credito, le famiglie continueranno ad ingrassare il circuito degli affitti, i cui canoni stanno aumentando sensibilmente per  via dell’offerta risicata di alloggi.

In periodi come questo, l’acquisto della casa sarebbe un modo per salvaguardare i risparmi, ma in pochi ci riescono. Per costoro, il dubbio amletico tra tasso fisso e tasso variabile condiziona la scelta fin dall’inizio, ma è troppo semplicistico scegliere esclusivamente in base agli elementi emozionali riguardanti la “certezza della rata”. Infatti, secondo Renato Landoni (nella foto), A.D. di Kiron Partner del gruppo Tecnocasa, “è necessario pensare all’ammortamento nel tempo, oltre che le scelte che potrebbero influenzare il futuro: cambio lavoro, tipologia di reddito, situazione famigliare, presenza o meno di figli o persone a carico. L’analisi è data anche dalla propensione al rischio o alla volontà di cambiare vita. Questo studio va fatto anche da chi ha già scelto in passato una tipologia di tasso, ad esempio variabile, e si ritrova oggi a fare i conti con l’impossibilità di permettersi un rialzo troppo alto. È importante non valutare solo l’impatto psicologico, ma è utile fare un ragionamento matematico, per evitare scelte sbagliate: sapere da quanti anni si sta rimborsando il finanziamento, quali erano i parametri di riferimento (Euribor a 1 mese, a 3 o 6 mesi), quanto rimane da pagare, se nel contratto era prevista l’estinzione parziale”.

In generale, il contratto di mutuo prevede una obbligazione di lunghissimo periodo (oltre 10 anni), per  cui bisognerebbe anche “ragionare a lungo periodo” e pensare a cosa potrebbe succedere ai tassi durante i prossimi due decenni: è ragionevole affermare che essi non scendano più per i prossimi 15-20 anni, e rimangano sempre a questo livello così elevato? E’ corretto pensare che, se la BCE sta facendo di tutto per abbassare il tasso di inflazione al 2%, ci riuscirà in un tempo non lungo? E in questo caso, è ipotizzabile che, se dovessi scegliere il tasso variabile, la mia rata si dovrebbe abbassare in proporzione, facendo scendere il mio impegno finanziario mensile? Se dovessi scegliere il tasso fisso, potrò mai rinegoziare il mio mutuo dopo qualche anno, qualora i futuri mutui a tasso fisso dovessero scendere?

Si tratta di domande a cui si può dare risposta positiva con una certa serenità. Banche permettendo, naturalmente.

Banche, stretta sui mutui erogati. Landoni: domanda in calo già di 20 punti a Febbraio

La BCE ha garantito che perseguirà l’obiettivo del 2% di inflazione, e si è detta ferma nel raggiungere tale risultato. Per chi deve richiedere un mutuo, il problema è capire in quanto tempo, e in che misura, questo possa accadere.

Il mercato del credito immobiliare ha chiuso il 2022 con 55,3 miliardi di euro di mutui erogati, con un calo rispetto al 2021 del -9,2%, pari a un controvalore in termini di volumi di -5,6 miliardi di euro. Vista l’attuale congiuntura socio-economica, già iniziata l’anno scorso, il mercato del credito tutto sommato aveva retto bene e gli istituti, alla luce della forte liquidità di cui dispongono anche oggi, avevano continuato ad erogare credito alle famiglie, stringendo però l’attenzione alla qualità del credito. Dall’inizio dell’anno in corso, la stretta delle banche sui mutui è stata progressiva e inesorabile – Nomisma per il 2023 prevede un calo del 18% dei prestiti perla casa – e a causa di questo oggi si registra una fisiologica concentrazione nella fascia di spesa immobiliare più bassa, e cioè quella fino a 119 mila euro (25,4%).

Milano e Roma registrano una maggiore concentrazione nella fascia tra 250 e 349 mila euro, rispettivamente con il 26% e il 25,2%, a causa dei prezzi più elevati che interessano le prime due città più costose d’Italia.

Da segnalare come a Milano ci sia stato un incremento dello 0,6% della concentrazione delle richieste nella fascia compresa tra 475 mila euro e 629 mila euro, confermando la vivacità della fascia alta di mercato. Nella fascia di spesa più bassa, invece, è Genova la città che raccoglie la percentuale più elevata, con il 60,5%, seguita da Palermo con il 51,2%. Anche a Napoli si registra un aumento significativo della concentrazione della disponibilità di spesa sulla fascia più bassa, così come nei capoluoghi di regione che non sono grandi città, dove il 47,2% dei potenziali acquirenti dichiara di avere una disponibilità di spesa inferiore a 119 mila euro. La percentuale più elevata di concentrazione delle richieste nella fascia più bassa si registra a Campobasso con 78,7%.

Analizzando i dati relativi alle erogazioni dell’ultimo trimestre, a riprova del trend restrittivo si rileva una contrazione del -12,8% delle operazioni a supporto di un acquisto immobiliare, mentre il calo è ben più sostenuto se si guarda alle sole sostituzioni e surroghe, che segnano -63,6%. Si rileva un piccolo rimbalzo del rapporto tra operazioni di surroga e sostituzione e totale complessivo dei volumi, che sale al 3,4% dal precedente 2,2%, dovuto principalmente a quella fetta di mutuatari che avevano optato per un mutuo a tasso variabile e che alla luce dell’aumento dei tassi sono passati al tasso fisso. “Secondo le stime di Kìron – afferma Renato Landoni, Presidente Kìron Partner SpA – per quel che riguarda l’anno corrente abbiamo già rilevato nei primi due mesi un calo della domanda di circa 20 punti percentuali. La crescita dei tassi di interesse andrà ad allontanare dall’accesso al credito una parte di domanda riguardante le fasce di reddito più basse. Nel contesto macro-politico ed economico che stiamo affrontando in questi mesi, ci aspettiamo per il 2023 un range di atterraggio in area 48-50 mld di euro”.

In generale, si conferma un mercato fortemente incentrato sulle operazioni di acquisto, che rappresentano ormai quasi 9 operazioni su 10; di queste, il 94% dei mutui ha una finalità volta all’acquisto di una “prima casa”, mentre il restante 2% è destinato all’acquisto di una casa secondaria. L’impegno medio in termini di durata è di circa 26 anni, e l’importo medio sottoscritto si aggira intorno ai 121.000 euro. Chi ha sottoscritto un mutuo è per il 73,6% italiano, per un 14,1% cittadino straniero ma di provenienza UE, e il restante 12,3% di provenienza extra UE. In ogni caso, la previsione di un prossimo – se non imminente – rallentamento della crescita economica condizionerà non poco l’andamento finanziario delle famiglie, e il perdurare della situazione contingente potrebbe incidere negativamente sul mercato immobiliare, che al momento resta su livelli buoni.

La BCE ha garantito che perseguirà l’obiettivo di riportare entro il 2% l’inflazione, e si è detta ferma nel voler portare avanti politiche monetarie orientate a tale risultato. Il problema è capire in quanto tempo, e in che misura, questo possa accadere. Intanto, l’ultimo rialzo dell’indice di riferimento deciso questo mese ha portato ad un ulteriore incremento delle rate relative ai prestiti, incidendo soprattutto per coloro che hanno un mutuo a tasso variabile e per chi dovrà sottoscriverne a breve un nuovo finanziamento. Sul futuro, inoltre, potrebbe avere un peso anche la recente crisi che ha colpito parte del settore bancario con i default della banca americana SVB e quella svizzera Credit Suisse. “Secondo le nostre stime – continua Renato Landoni (nella foto) – la crescita dei tassi di interesse andrà ad escludere dall’accesso al credito una parte di domanda che riguarda le fasce di reddito più basse. Di contro, assistiamo ad una ripresa della domanda di surroga che interessa principalmente coloro che in passato hanno optato per un mutuo a tasso variabile. In un contesto macro-politico ed economico instabile come quello che stiamo affrontando in questi mesi, non è facile tracciare una previsione, e ci aspettiamo per il 2023 volumi di mutuo di poco inferiori a quelli registrati nel corso dello scorso anno”.

Mutui, tassi in crescita in tutto il mondo. Italia: andamento delle consistenze al I trimestre 2022

In Italia i mutui a tasso variabile sono ancora convenienti in Europa, ma quelli a tasso fisso sono tra i più alti nella Ue. Kìron: prosegue la crescita dei mutui attivi circolanti.

Dall’indagine condotta da Mutui.it e Facile.it sull’andamento degli indici registrati online in 12 paesi a inizio settembre (su un ipotetico finanziamento di 120.000 euro in 20 anni per un immobile del valore di 180.000 euro) sappiamo che oggi i tassi dei mutui sono tornati a crescere in Italia, e chi si è già avvicinato alle banche ha già provato questa sensazione, soprattutto se aveva già fatto una “puntatina” nel mondo dei mutui alla fine del 2021, ma aveva rinviato.

L’inflazione persistentemente elevata ha costretto le banche centrali ad avviare una politica monetaria restrittiva e ad aumentare i tassi, di conseguenza la domanda si è concentrata sui tassi variabili, che sono tra i più bassi in Europa, sostituendo il tasso fisso che, invece, adesso è intorno al 2,90% – uno dei più alti nella Ue – e solo 11 mesi fa viaggiava allo 0,80%. Pertanto, se dodici mesi fa gli aspiranti mutuatari italiani potevano godere dei tassi fissi più bassi d’Europa, oggi in Italia solo Grecia e Germania fanno peggio di noi, con mutui a tasso fisso che partono, rispettivamente, da 3,20% e 3,12%. Va meglio per Spagna e Portogallo (2% e 2,10%), mentre in Francia i mutuatari possono accedere alle migliori condizioni tra quelle offerte dai Paesi Ue, con tassi fissi che partono da 1,80%.

Tuttavia, dal momento che l’analisi in questione ha rilevato i TAN (tasso Annuo Nominale) e non i TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale), ossia i tassi comprensivi di tutti i caricamenti previsti da un contratto di mutuo – tra le altre: perizia, polizze assicurative, istruttoria, costi di incasso rata – nessuno si sorprenderà se i tassi fissi “finiti” effettivamente applicati superano regolarmente il 4%. Invece, relativamente al tasso variabile nessun paese tra quelli analizzati offre meno dell’Italia, i cui tassi (sempre i TAN) partono dall’1,32%, mentre sono pari all’1,87% in Portogallo, al 2% in Svizzera e al 2,34% nel Regno Unito, a puro titolo di esempio.

Anche fuori dall’Europa c’è una crescita generalizzata dei tassi sui mutui. Negli Stati Uniti, per esempio, i TAN offerti per un mutuo a tasso fisso partono da un abbondante 5,25% contro le proposte comprese tra il 2,25% e il 3,12% del 2021. In Australia  i tassi fissi partono dal 4,59% (meno del 2% lo scorso anno) mentre in Brasile un mutuo a tasso fisso viene indicizzato a partire dal 9%.

Kìron Partner SpA, società di mediazione creditizia del Gruppo Tecnocasa, ha analizzato i dati di Banca d’Italia relativi allo stock di mutui in essere concessi alle famiglie italiane per l’acquisto dell’abitazione.

Nei primi tre mesi del 2022 si è registrato lo stock di mutui in essere più alto di sempre, pari a 363.437 milioni di euro. Il passo con il quale crescono le consistenze è in linea con quanto rilevato nelle precedenti rilevazioni: +5,7% su base annua (+1,14% su base trimestrale).

Alla luce dei tassi di mercato coi quali sono stati collocati i finanziamenti durante gli ultimi quattro anni, lo stock dei mutui circolanti è in buona parte composta da finanziamenti a tasso fisso, il che presuppone un minor rischio sia in capo alle famiglie che in capo agli istituti eroganti. La tendenza sembra però volta a terminare con i prossimi mesi, in quanto il repentino innalzamento dei tassi di interesse registrato negli ultimi mesi sembra aver spostato la scelta della tipologia di tasso sui prodotti più convenienti ma anche più rischiosi come per esempio il tasso variabile. La crescita delle consistenze, in corso da settembre 2015, molto probabilmente proseguirà anche in virtù della maggiore incidenza dei nuovi contratti erogati rispetto alle operazioni di sostituzione e surroga. Nel primo trimestre 2022 hanno rappresentato rispettivamente il 93,7% le operazioni di acquisto e il 6,3% le operazioni di sostituzione e surroga.

Mutui, nel 2022 pesano inflazione, guerra e aumento dei tassi

Secondo Renato Landoni , il mercato dei mutui continua la sua crescita, seppur in maniera più contenuta rispetto a quanto fatto registrare nel 2021. Per il 2022 previsioni incerte. Banche più severe nell’accesso al credito.

Di Adriana Cardinale*

I recenti dati di Kiron (gruppo Tecnocasa) confermano che l’acquisto della prima casa è la motivazione principale per la quale si sottoscrive un mutuo e rappresenta il 92,6% del totale delle richieste. Chi opta per la sostituzione o la surroga rappresenta il 3,5%, mentre le operazioni di consolidamento dei debiti costituiscono lo 0,5%. Chi invece fa ricorso al finanziamento per ottenere maggiore liquidità, per motivazioni diverse da quelle dell’acquisto dell’abitazione a fronte di garanzie patrimoniali, rappresenta lo 0,8% del totale. E’ pari allo 0,5% la percentuale di coloro che accendono un mutuo per costruire o ristrutturare la propria abitazione. Interessante analizzare anche quanti scelgono un finanziamento per l’acquisto della seconda casa e che costituiscono il 2,2%. Rispetto al 2020 si rileva una crescita per l’acquisto della prima casa del +4,0% e un calo per consolidamento del -0,4%, sostituzione e surroga del -3,2%; pressoché invariate le altre finalità.

Le dinamiche degli indici di riferimento evidenziano tassi in aumento e un costo del prodotto (spread) medio più contenuto rispetto agli anni passati. In questo periodo il 91,3% dei mutuatari ha optato per un prodotto a tasso fisso. La seconda scelta è stata quella per il prodotto a tasso variabile con il 6,6% delle preferenze. Rispetto al periodo precedente si rileva una crescita per i prodotti a tasso fisso del +4,6% e un calo per i prodotti a tasso variabile con CAP del -3,4%. A livello nazionale la durata media del mutuo è di 25,2 anni, mentre nel 2021 era pari a 24,8 anni. Segmentando per fasce di durata, emerge che il 43,8% dei mutui ha una durata compresa tra 26 e 30 anni, il 30,7% si colloca nella fascia 21-25 anni, il 9,0% rientra nella fascia 10-15 anni e i mutui di durata inferiore a 10 anni rappresentano solamente lo 0,1% del totale, a causa dei costi elevati della rata mensile.

Nel 2021 l’importo medio di mutuo erogato sul territorio nazionale è stato pari a 115.600 euro, mentre nell’anno precedente ammontava a 114.100 euro. Suddividendo il campione per fasce di erogato, si nota come la ripartizione sia più sbilanciata verso importi di medio-bassa entità. Infatti, il 41,3% dei mutui erogati ha un importo appartenente alla fascia ≥ 50.000 e < 100.000 €, il 35,4% da 100.000 € a 150.000 €, il 12,6% si colloca nella fascia successiva, ≥ 150.000 e < 200.000 € e la percentuale dei mutui che superano i 200.000 € è pari a 6,4%.

Analizzando il quarto trimestre 2021, le famiglie italiane hanno ricevuto finanziamenti per l’acquisto dell’abitazione per 15.913 milioni di euro. Rispetto allo stesso trimestre del 2020 si registra una crescita delle erogazioni pari a +2,7 %, per un controvalore di oltre 425 milioni di euro. È quanto emerge dai dati riportati nel report Banche e istituzioni finanziarie – IV trimestre 2021 pubblicato da Banca d’Italia a fine marzo ed elaborati da Kìron. Approfondendo nel dettaglio i dati trimestrali, si mantiene nel quarto trimestre la tendenza che ha caratterizzato l’intero anno 2021. Si nota la costante crescita delle operazioni a supporto di un acquisto immobiliare: nel quarto trimestre hanno segnato +13,9%. Sempre in calo invece le operazioni di surroga che, anche in virtù del rialzo dei tassi di interesse, fa crollare il dato rispetto allo stesso trimestre del 2020 del -52,1%. Pertanto, si conferma un mercato forte, incentrato in particolare sulle operazioni di acquisto che rappresentano ormai 9 operazioni su 10.

Nonostante il delicato contesto economico generale, le banche dispongono comunque di forte liquidità ed hanno continuato ad erogare credito alle famiglie, ponendo ancora più attenzione alla qualità del credito concesso.  Le agevolazioni a beneficio dei giovani previste nel PNRR hanno fatto il resto, facendo accelerare ulteriormente la concessione di credito finalizzata all’acquisto immobiliare. L’andamento dei tassi medi relativi ai mutui casa ha registrato un aumento, soprattutto dopo il mese di Febbraio 2022, a causa dell’inasprirsi dell’inflazione e delle aspettative negative derivanti dalla guerra in Ucraina, ma nel 2022 il mercato del credito alle famiglie continuerà ad essere un settore interessante e in moderata crescita rispetto al 2021, sebbene al momento si registrino segnali di un moderato irrigidimento dei parametri di valutazione da parte degli istituti di credito nella valutazione del merito creditizio.

Le scelte politiche che il nostro Paese adotterà in termini di sostegno all’economia, saranno determinanti soprattutto per dare slancio all’occupazione e per tutelare il reddito delle famiglie. Le previsioni per il 2022 indicano che la crescita dell’attività economica per i prossimi mesi sarà in parte condizionata  dagli eventi in corso in Ucraina, ma gli effetti del pacchetto di stimoli all’economia che ha interessato il nostro Paese si rifletteranno sulle condizioni finanziarie e sul clima di fiducia delle famiglie stimolando il ricorso al credito.

* Segreteria di redazione P&F

Mercato mutui III trimestre 2021: in Italia erogazioni ancora in crescita

Con un +22,1% e una massa di 2,5 miliardi di mutui erogati, in Italia il mercato del credito casa si conferma in crescita, sebbene in discesa rispetto all’accelerazione del secondo trimestre (+39%) 2021.  

Di Renato Landoni*

Le famiglie italiane hanno ricevuto finanziamenti per l’acquisto dell’abitazione per 14.366 milioni di euro nel terzo trimestre 2021. Rispetto allo stesso trimestre del 2020 si registra una crescita delle erogazioni pari a +22,1 %, pari a un controvalore di oltre 2,5 miliardi di euro. È quanto emerge dai dati riportati nel report Banche e Istituzioni finanziarie – III trimestre 2021 pubblicato da Banca d’Italia e analizzati da Kìron (Gruppo Tecnocasa).

Il mercato dei mutui, quindi, continua la sua  importante crescita – sebbene in discesa rispetto all’accelerazione del secondo trimestre 2021 (+39%) – e si lascia alle spalle il periodo di transizione caratterizzato dall’emergenza sanitaria. Analizzando nel dettaglio i dati relativi alle erogazioni, evidenziamo che si mantiene la tendenza che vede la forte componente delle operazioni a supporto dell’acquisto immobiliare (+34,8%), mentre rallentano in maniera decisa le operazioni di surroga e sostituzione che registrano un calo del -32,9%.

Si conferma quindi un mercato fortemente incentrato sulle operazioni di acquisto, che rappresentano ormai quasi 9 operazioni su 10 (come si evince dal grafico che indica la percentuale di surroghe e sostituzioni rispetto al totale).

Secondo le stime di Kìron, il 2021 dovrebbe chiudersi superando i 60 mld di euro di mutui erogati, con un aumento di circa 10 mld di euro rispetto al 2020. Le agevolazioni a beneficio dei giovani previste nel PNRR faranno accelerare ulteriormente la concessione di credito finalizzata all’acquisto immobiliare. I tassi non subiranno particolari cambiamenti e anche per il 2022 rimarranno contenuti. Tutto ciò, unitamente al fatto che il mutuo casa rimane al centro delle politiche di sviluppo degli istituti di credito a vantaggio delle famiglie, fa ben sperare per la crescita dell’intero comparto.

* Presidente Kìron Partner S.p.A. – Gruppo Tecnocasa

Tassi d’interesse, indici ai minimi. Mutui molto convenienti anche per il 2022

Tassi attesi alle attuali quotazioni per tutto il 2022. Se si sceglie il mutuo a tasso variabile, serve capire quanto il nucleo familiare sia in grado di reggere gli eventuali aumenti di rata anche in termini di sostenibilità del tenore di vita.

Di Renato Landoni*

In un contesto macroeconomico che vede un aumento delle stime dell’inflazione per i prossimi mesi, tenuto conto del perdurare dell’emergenza sanitaria che ha impattato in maniera importante sul PIL europeo, la Bce continua a manifestare la propria volontà di contenere i tassi di interesse agli attuali livelli seppur, col prossimo anno, verranno gradualmente ridotte le misure a sostegno dell’economia europea che erano state in precedenza adottate dalla stessa Bce (“PEPP”). “Attualmente la forte liquidità di cui godono gli istituti di credito sta portando ad un allineamento dell’offerta bancaria su spread abbastanza contenuti. Riteniamo – afferma Renato Landoni, Presidente Kìron Partner SpA – però che nel prossimo futuro si possa determinare un leggero aumento dei tassi di interesse. I tassi resteranno comunque a valori molto bassi rispetto al passato e permetteranno così di ottenere accesso ai finanziamenti a condizioni convenienti anche per il 2022”.

Euribor (indicizzazione mutui a tasso variabile) – Dai massimi di Luglio 2011 (1,60%), il tasso Euribor (3 mesi) ha iniziato una parabola discendente che lo ha portato a quota 0,19% (Dicembre 2012), per attestarsi poco sopra lo 0,20% per tutto il 2013 e il 2014. Ha virato sottozero col mese di Maggio 2015 e dopo una progressiva discesa è arrivato a -0,56% nel mese di Novembre 2021 raggiungendo il minimo storico.
Eurirs (indicizzazione mutui a tasso fisso) – Dopo aver mantenuto una media intorno al 3,4% nel 2011, l’Eurirs (25 anni) è sceso a Giugno 2012 a quota 2,13% per poi tornare a crescere fino a 2,75% a Settembre 2013. Da allora ha iniziato una fase discendente di lungo periodo che si è accentuata a Luglio 2019. Ha toccato il minimo storico a Ottobre 2020 segnando 0,02%. L’ultima rilevazione media relativa al mese di Novembre si attesta allo 0,38%.

­­ESEMPI PRATICI – Stando alle dinamiche dei tassi di Novembre 2021, si è calcolato l’importo della rata mensile di un mutuo ipotecario del valore di 110.000 euro per una durata di 25 anni, ipotizzando che l’immobile valga 160.000 € e che lo spread medio di mercato si attesti all’1,10% sia per il tasso fisso che per il tasso variabile. Con un mutuo a tasso fisso sosterremmo una rata di 438 euro, circa 46 euro in più rispetto a quanto dovremmo sostenere se scegliessimo un mutuo a tasso variabile, in quanto la sua rata ammonta a 392 euro. Questo chiaramente se i tassi rimanessero sempre agli attuali livelli, cosa che è difficilmente verificabile in un orizzonte temporale così lungo. Volendo optare per la situazione di maggior risparmio, ovvero quella del mutuo a tasso variabile, è fondamentale capire quanto il reddito del nucleo familiare sia in grado di sopportare eventuali aumenti di rata, sia in termini di capacità di rimborso sia in termini di sostenibilità del tenore di vita.

PREVISIONI – I tassi dei mutui hanno fatto rilevare dei lievi aumenti nel corso dei mesi centrali del 2021, un po’ per via della variabilità degli indici di riferimento a cui sono indicizzati, un po’ per il lieve rialzo degli spread da parte degli istituti di credito, fenomeno che come in precedenza analizzato sembra essersi esaurito. Ad oggi resta tuttavia ancora molto conveniente sottoscrivere un mutuo per acquistare l’abitazione in quanto i tassi sono attesi alle attuali quotazioni o in lieve aumento per tutto il 2022.

* Renato Landoni, Presidente Kìron Partner SpA

Cessione del quinto, un mercato in crescita. Nuovo record per i mutui attivi circolanti

Home credit, andamento delle consistenze 2021. Nuovo record per i mutui attivi circolanti. Il mercato della cessione del quinto cresce anche in termini di masse erogate.

Il ricorso alla cessione del quinto dello stipendio da parte degli italiani è da molti anni in continuo aumento, e la tendenza non accenna a diminuire nonostante il periodo particolare legato alla pandemia. Il mercato ha un potenziale di diversi milioni di clientela c.d. prospect, soprattutto dopo l’introduzione della normativa Ue 2019/876: il 7 giugno 2019 è stato pubblicato il Regolamento che ha modificato l’assorbimento di capitale associato a questo tipo di finanziamenti riducendo il fattore di ponderazione dal 75% al 35%. 

Dopo un 2020 non facile, nel terzo trimestre del 2021 il settore del credito al consumo ha avuto un incremento del 5,3% rispetto al pari periodo dell’anno precedente. In particolare, il segmento del finanziamento con cessione del quinto, sempre nel terzo trimestre 2021, ha registrato un aumento dell’1,9% (fonte Assofin). Tra i vantaggi di questa formula ci sono la sostenibilità, la sicurezza e la trasparenza, che fanno di questo settore un insieme riconosciuto dalle famiglie italiane come strumento principale per ottenere credito.

Kìron Partner, società del Gruppo Tecnocasa, ha analizzato i dati di Banca d’Italia relativi allo stock di mutui in essere concessi alle famiglie italiane nel corso del tempo per acquistare l’abitazione. Tracciando il trend storico, è emerso che nel secondo trimestre 2021 si è registrato lo stock di mutui più alto di sempre con 349.455 milioni di euro. È dalla seconda metà del 2015 che lo stock dei mutui circolanti cresce con costanza. Ciò significa che dal 2015 le nuove operazioni erogate hanno sempre superato i mutui cessati o chiusi anticipatamente nello stesso periodo. La novità rispetto alle rilevazioni precedenti sta nel fatto che il passo con il quale crescono le consistenze è in forte crescita rispetto alla media che aveva caratterizzato gli ultimi anni, segno che il forte aumento delle erogazioni ha fatto aumentare lo stock dei mutui circolanti: +4,8% su base annua (+1,7% su base trimestrale).

Per la chiusura dell’anno in corso si delinea uno scenario molto favorevole al proseguimento della crescita del credito alla famiglia per l’acquisto dell’abitazione. Tale aumento molto probabilmente proseguirà anche in virtù della maggiore incidenza dei nuovi contratti erogati nell’ultimo trimestre, pari all’85,6% del totale, rispetto alle operazioni di sostituzione e surroga ferme al 14,4%.

Mercato mutui 2021. Crescono le operazioni legate all’acquisto della casa

Se la crescita dovesse essere confermata dai dati di fine anno, il volume complessivo dei mutui erogati si porterebbe a ridosso dei massimi storici registrati nel 2006-2007. Volumi a 31,3 miliardi di euro con un aumento del +34,7%.

Di Renato Landoni

Le famiglie italiane hanno ricevuto finanziamenti per l’acquisto dell’abitazione per oltre 16,6 miliardi di euro nel 2021 (dati a giugno). Rispetto allo stesso trimestre del 2020 si registra una crescita significativa delle erogazioni pari a +39,9%, per un controvalore di circa 8 miliardi di euro. È quanto emerge dai dati riportati nel report Banche e Istituzioni finanziarie pubblicato da Banca d’Italia.

Una prima parte dell’anno decisamente positiva: oltre 31,3 miliardi di euro i volumi erogati con un aumento, rispetto al pari periodo del 2020, del +34,7% per un controvalore di circa 8 miliardi di euro. Lo sviluppo del mercato risulta quindi essere solido in quanto è imperniato sulla crescita della componente di mutui per l’acquisto, che storicamente è quella più “stabile”, rispetto alla componente “sostituzione e surroga” che sono finalità legate all’andamento ciclico dei tassi. Infatti, dopo il moderato calo nei primi tre mesi del 2021, nel secondo trimestre la domanda di mutui e quella di credito al consumo delle famiglie sono aumentate, sospinte dalle migliori prospettive del mercato degli immobili, dalla maggiore fiducia dei consumatori e dal basso livello dei tassi di interesse.

In crescita nel semestre del 46,5% le operazioni a supporto dell’acquisto immobiliare, mentre calano del -6,8% le operazioni di surroga e sostituzione il cui peso sul totale delle erogazioni si sta lentamente riducendo ed è arrivato a toccare, nel secondo trimestre del 2021, il 14,4%. Il fenomeno della crescita del mercato della sostituzione e della surroga aveva sostenuto le erogazioni durante la fase di sviluppo della pandemia, anche in virtù dei tassi ai minimi storici. Ora stiamo assistendo ad una nuova fase che, come abbiamo già detto, è più strutturale e saldamente legata alla crescita delle compravendite immobiliari. Se la tendenza dovesse confermarsi nei prossimi mesi, potremmo assistere a fine anno a numeri di crescita importanti che potrebbero portare il volume complessivo dei mutui erogati a ridosso dei massimi storici registrati nel 2006-2007.

Tiene quindi la domanda di credito alle famiglie, che molto probabilmente durerà per buona parte del 2022. I finanziamenti alle famiglie per l’acquisto dell’abitazione cresceranno grazie al contributo della ripresa degli investimenti in costruzioni, dei tassi di interesse ancora molto favorevoli e dalle nuove necessità abitative emerse nell’ultimo periodo. Al contrario, la componente di surroga e sostituzione si ridurrà ulteriormente anche in considerazione del fatto che gran parte dello stock mutui correnti è stato già surrogato o rinegoziato. Le attese sono per una chiusura d’anno intorno ai 59 mld di euro erogati.

*Renato Landoni, Presidente Kìron Partner S.p.A. – Gruppo Tecnocasa

Tassi d’interesse, indici sempre ai minimi e rate di mutuo molto accessibili

Le previsioni per l’imminente futuro delineano uno scenario senza rialzi dei tassi di interesse ed un proseguimento della politica accomodante della Bce. Si teme, però, un ritocco in aumento degli spread da parte delle banche, i cui bilanci necessitano di una politica dei ricavi da mutuo più aggressiva.

“Nell’attuale congiuntura socio-economica, tenuto conto dell’emergenza sanitaria che ha impattato in maniera importante sul PIL europeo, la Bce continua a manifestare la propria volontà di contenere i tassi di interesse agli attuali livelli attraverso il mantenimento delle misure emergenziali adottate (“PEPP”). Di contro, giungono dai paesi del Nord Europa e dagli Stati Uniti le prime avvisaglie di un deciso aumento dell’inflazione che, com’è noto, fa da contraltare a un successivo aumento dei tassi di interesse. Gli indici di riferimento dovrebbero far registrare lievi aumenti, restando comunque ancora a valori storicamente molto bassi e permettendo così di ottenere tassi convenienti sui finanziamenti”, è l’opinione di Renato Landoni, Presidente Kìron Partner SpA.  

Relativamente al primo semestre del 2021, le domande di mutui e di surroga sono cresciute del 20,6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. I volumi totali – nonostante un dato sensibilmente negativo di Giugno (-4,4%) – sono superiori sia a quelli del 2020 che ai valori degli anni precedenti. Sulla crescita hanno inciso soprattutto le richieste di mutui per acquisto, mentre le surroghe e i mutui per sostituzione rappresentano una percentuale marginale.

I dati su Euribor ed Eurirs degli ultimi dieci anni, analizzati da Kiron SpA – società del gruppo Tecnocasa – delineano uno scenario di sostanziale stabilità per tutto il 2021. Per quanto riguarda l’Euribor (indicizzazione mutui a tasso variabile), dai massimi di Luglio 2011 (1,60%) il tasso Euribor (3 mesi) ha iniziato una parabola discendente che lo ha portato a quota 0,19% (Dicembre 2012), per attestarsi poco sopra lo 0,20% per tutto il 2013 e il 2014. Ha virato sottozero col mese di Maggio 2015 e dopo una progressiva discesa ha raggiunto il -0,55% nel mese di Agosto 2021, molto vicino al minimo storico. L’Eurirs (indicizzazione mutui a tasso fisso), invece, dopo aver mantenuto una media intorno al 3,4% nel 2011, è sceso a Giugno 2012 a quota 2,13% per poi tornare a crescere fino a 2,75% a Settembre 2013. Da allora ha iniziato una fase discendente di lungo periodo che si è accentuata a Luglio 2019. Ha toccato il minimo storico a Ottobre 2020 segnando 0,02%. Dal mese di Gennaio 2021, che ha fatto registrare lo 0,08%. Con la rilevazione media del mese di Agosto quota a 0,26%.

Stando alle dinamiche dei tassi di Agosto 2021, si è calcolato l’importo della rata mensile di un mutuo ipotecario del valore di 110.000 euro per una durata di 25 anni, ipotizzando che l’immobile valga 160.000 € e che lo spread medio di mercato si attesti all’ 1,1% sia per il tasso fisso che per il tasso variabile. Con un mutuo a tasso fisso sosterremmo una rata di 433 euro, circa 40 euro in più rispetto a quanto dovremmo sostenere se scegliessimo un mutuo a tasso variabile, in quanto la sua rata ammonta a 393 euro. Questo chiaramente qualora i tassi rimanessero sempre agli attuali livelli, cosa che è difficilmente verificabile in un orizzonte temporale così lungo.

Volendo optare per la situazione di maggior risparmio, ovvero quella del mutuo a tasso variabile, è fondamentale capire quanto il reddito del nucleo familiare sia in grado di sopportare eventuali aumenti di rata, sia in termini di capacità di rimborso sia in termini di sostenibilità del tenore di vita che si è abituati ad avere. Però, le previsioni per l’imminente futuro delineano uno scenario senza rialzi dei tassi di interesse e con un proseguimento della politica accomodante della Bce. Si teme, semmai, un ritocco in aumento degli spread da parte delle banche, i cui bilanci necessitano di una politica dei ricavi da mutuo più aggressiva.

Pertanto, è lecito pensare di approfittare subito del binomio tassi bassi/spread bassi e, per chi ce l’ha in programma, acquistare casa adesso e senza ulteriori rinvii. Peraltro, negli ultimi tre mesi i tassi dei mutui hanno fatto registrare già dei lievi aumenti, e questo ha avuto degli effetti sulla rata mensile media dei mutui a tasso fisso.

Mutui acquisto casa 2021. Nel primo trimestre tiene il mercato del credito

Il mercato dei mutui riparte in maniera importante, e si lascia alle spalle un periodo di transizione caratterizzato dall’emergenza sanitaria. Crescita del 41,8% per le operazioni a supporto di un acquisto immobiliare, calo del 18,4% per le operazioni di sostituzione e surroga.

Di Renato Landoni*

Secondo i dati riportati nel report Banche e Istituzioni finanziarie – I trimestre 2021 pubblicato da Banca d’Italia a fine giugno analizzati da Kìron (Gruppo Tecnocasa), le famiglie italiane hanno ricevuto finanziamenti per l’acquisto dell’abitazione per 14.722 milioni di euro nel primo trimestre 2021, e rispetto allo stesso trimestre del 2020 si registra una crescita delle erogazioni pari a +29,2 %, per un controvalore di oltre 3.3 miliardi di euro.

Pertanto, il mercato dei mutui riparte in maniera importante, e si lascia alle spalle un periodo di transizione caratterizzato dall’emergenza sanitaria. Infatti, i dati relativi alle erogazioni evidenziamo una crescita del 41,8% delle operazioni a supporto di un acquisto immobiliare, mentre calano del -18,4% le operazioni di sostituzione e surroga; segno che il mercato sta tornando ad incentrarsi sulle operazioni di acquisto anche a fronte delle mutate esigenze della famiglia nel periodo post-Covid. Cala, quindi, il rapporto tra surroghe e totale delle erogazioni proseguendo nel trend di discesa che dura dal secondo trimestre dello scorso anno.

Le previsioni per i prossimi mesi del 2021 indicano che la crescita dell’attività economica, grazie anche agli effetti del pacchetto di stimoli all’economia che ha interessato il nostro Paese, si rifletterà sulle condizioni finanziarie e sul clima di fiducia delle famiglie favorendo il ricorso al credito. La domanda di credito, in particolare, sarà sostenuta anche dalla ripresa dei consumi e dai bassi tassi di interesse per tutto il 2021 e buona parte del 2022. I finanziamenti alle famiglie per l’acquisto delle abitazioni cresceranno grazie al contributo della moderata ripresa degli investimenti in costruzioni, dai tassi di interesse ancora molto favorevoli e dalle nuove necessità abitative emerse nell’ultimo periodo.

Al contrario, la componente di surroga e sostituzione si ridurrà ulteriormente, anche in considerazione del fatto che gran parte dello stock mutui correnti è stato già surrogato o rinegoziato.

* Renato Landoni, Presidente Kìron Partner S.p.A. – Gruppo Tecnocasa