Aprile 21, 2026
Home Posts tagged lavoratori

Prospettive di mercato per l’anno in corso: definitivamente forse

Nel complesso il 2021 è stato un anno positivo per gli investitori, ma scrutare il 2022 in profondità è un altro paio di maniche. La previsione di eventi futuri in questo periodo dell’anno si rivela quasi sempre di scarsa utilità.

Di Hans F. Olsen

La contrapposizione tra l’inizio del 2021 e la sua fine ispira grande meraviglia. Lo spettro della pandemia, con il suo carico di minacce poste da varianti virali, di regimi fiscali potenzialmente punitivi, di rudimenti geopolitici che potrebbero cambiare l’ordine mondiale, di un impressionante e inquietante aumento dei prezzi e di banche centrali sconvolte, ha creato il set per un annus horribilis. Nonostante ciò, gli investitori hanno concluso l’anno 2021 molto meglio di quanto non fosse iniziato, e la maggior parte dei mercati azionari di tutto il mondo ha registrato rendimenti notevoli.

Gli Stati Uniti e l’Europa si sono distinti producendo solidi rendimenti a due cifre, mentre i mercati giapponese e cinese hanno lottato nel reggere il confronto. Per gli investitori dei mercati sviluppati, il 2021 è stata una vittoria, mentre per gli investitori dei mercati emergenti l’anno è stato un misto di alti e bassi. I mercati brasiliano, cileno, peruviano e di Hong Kong hanno registrato notevoli , mentre negli Stati Uniti le azioni di qualunque tipo hanno ottenuto buoni risultati, grazie ai quali i titoli a grande, media e piccola capitalizzazione hanno tutti premiato gli investitori con rendimenti a due cifre. In particolare, tra le aziende più grandi il settore energetico ha prodotto rendimenti eccezionali, battendo di 8,3 punti percentuali il secondo miglior settore. Il settore peggiore, quello dei servizi pubblici, è aumentato “soltanto” del 17,7%. I mercati obbligazionari, invece, sono ampiamente diminuiti lo scorso anno. L’aumento dei tassi di interesse ha prodotto un mare di perdite nel panorama dell’investment grade, mentre le obbligazioni ad alto rendimento, che hanno guadagnato il 5,3%, sono state l’unico rifugio per gli investitori. All’interno del settore high yield, i rendimenti del debito con rating più basso hanno superato di oltre due volte il debito con rating più elevato.

Nel complesso, pertanto, il 2021 è stato un anno positivo per gli investitori, ma scrutare il 2022 in profondità è un altro paio di maniche. Infatti, nel settore degli investimenti, la previsione di eventi futuri è una caratteristica di questo periodo dell’anno, ma la maggior parte di queste previsioni si rivela di scarsa utilità o addirittura straordinariamente fuori luogo. Molti tentano di indovinare il futuro estrapolando il passato recente e la storia. E così, ci si affida a quel 76% di volte in cui l’indice S&P 500, dal 1926, ha registrato rendimenti positivi nell’anno solare, senza riflettere sul rimanente 24% delle volte in cui il risultato è stato negativo o prossimo allo zero.

Rimangono le domande sulla coesistenza con il Covid-19, e ci si chiede se il virus farà parte della vita futura oppure cesserà di dettare l’emergenza. Del resto, con oltre 270 milioni di casi in tutto il mondo e più di 5 milioni di decessi segnalati e altri in arrivo, è una domanda ovvia, e il modo in cui la società calibrerà le sue interazioni in base alla presenza del virus avrà un impatto sul modo in cui conduciamo la nostra vita anche nei settori commerciali. Infatti, si potrebbe ottenere l’immunità di gregge attraverso la vaccinazione, l’infezione, la competizione virale o una combinazione di questi fattori. Forse il virus diventerà endemico, essenzialmente una versione aggressiva dell’influenza o del comune raffreddore, e dopo la grande stagione dei vaccini (e degli utili conseguenti) la ricerca scoprirà quella delle terapie. In ogni caso, è altamente probabile che affrontare il Covid-19 sarà una caratteristica del nostro futuro, con le interruzioni episodiche che ne conseguiranno mentre la società lotta per affrontare i rischi sia reali che percepiti. Per ora, e nel prossimo futuro, il Covid è un dato di fatto.

Altro quesito di grande portata riguarda l’inflazione, per la quale ci si chiede se sarà transitoria o duratura. Al momento, alcuni indicatori sembrano convergere sull’inflazione durevole. L’aumento del 6,8% dei prezzi al consumo di novembre, il più alto in 39 anni, ha messo i denti saldamente in tensione. Inoltre, le medie mobili a tre, sei e dodici mesi sono tutte nettamente superiori a 6,1%, 5,7% e 4,2%, rispettivamente. Transitoria o meno, l’inflazione sarà presente, e i dati dipingono un quadro secondo cui l’inflazione è diffusa e in peggioramento. Del resto, è risaputo che i banchieri centrali temono l’inflazione, la deflazione e i mercati caotici, mentre la piena occupazione, inflazione bassa e stabile e, naturalmente, mercati ordinati sono la loro ragion d’essere. Resta da vedere se la Federal Reserve, la Banca Centrale Europea, la Banca d’Inghilterra più Banca del Giappone e Banca Centrale Cinese saranno in grado di architettare una politica monetaria che non rafforzi le attuali tendenze inflazionistiche ma eviti abilmente di far cadere le loro economie in recessione.

L’occupazione – altro tema di grande interesse – continuerà a riprendersi? Negli Stati Uniti, nonostante gli americani abbiano continuato a trovare lavoro nel 2021, l’occupazione complessiva rimane di oltre tre milioni di lavoratori inferiore rispetto a prima della pandemia. Visto da una diversa angolazione, c’è una enorme carenza di manodopera: attualmente ci sono quasi 12 milioni di posti di lavoro in cerca di persone e solo 6,9 milioni di disoccupati. Le cause della carenza di lavoratori sono oggetto di molte speculazioni. L’aumento delle attività finanziarie ha creato un effetto ricchezza che ha consentito ai lavoratori più anziani con risparmi di dedicare più tempo alla loro vita lavorativa, mentre le preoccupazioni in corso sull’efficacia del vaccino e sulle varianti virali stanno facendo riflettere i lavoratori nel determinare se tornare in prima linea. Gli sforzi dei presidenti Trump e Biden per integrare i sussidi di disoccupazione hanno aumentato la soglia del reddito di emergenza per i senza lavoro, costringendo il settore privato ad aumentare la paga per attirare lavoratori già pagati sufficientemente bene dal governo anche se non lavorano.

Dal lato degli utili aziendali, ossia il maggior propellente di medio periodo del prezzo delle azioni, sembra che aumenteranno di poco meno del 10% nel 2022, dopo essere balzati di circa il 45% nel 2021. Questo calo della crescita degli utili è normale, poiché l’impatto recessivo della pandemia si attenua e la crescita degli utili tenta di normalizzarsi. Quanto la carenza di manodopera e materiali influirà sui margini di profitto, però, è una questione ancora aperta, poiché le aziende devono prendere la decisione di trasferire altrove i costi più elevati o di assorbirli attraverso margini di profitto inferiori.

I differenziali di tasso di interesse e di crescita tra i blocchi economici avranno un impatto importante sui mercati azionari internazionali. Le condizioni di liquidità e gli aggiustamenti valutari fungeranno da vento favorevole per le azioni statunitensi e da vento contrario per le azioni internazionali. I mercati emergenti tendono ad essere i più sensibili all’aumento dei tassi e alle oscillazioni valutarie, ed è probabile che le politiche per affrontare la crescita e l’inflazione avvantaggeranno le azioni statunitensi a scapito delle azioni europee e giapponesi. Implicita in questa affermazione è la probabilità che il dollaro salga nei confronti dell’euro e dello yen.

In conclusione, quest’anno gli investitori probabilmente vedranno frequenti attacchi di turbolenza del mercato. Potrebbe essere un altro anno di rendimenti deludenti per gli investitori nel reddito fisso, mentre gli investitori azionari troveranno opportunità di profitto ma a prezzo di una attenta selezione di titoli a larghissima capitalizzazione.

Vaccini, Federpromm: non esistono lavoratori di serie A e serie B. Autonomi discriminati

Marucci della Federpromm: occorre tutelare anche i consulenti finanziari, gli agenti finanziari, i mediatori e tutti gli operatori del settore assicurativo e previdenziale. 

Roma 19 marzo 2021 –  “Vaccini contro il Covid senza discriminazioni nell’interesse  di tutti i lavoratori, indipendentemente se siano lavoratori subordinati o lavoratori che professionalmente  esercitano l’ attività  come autonomi o come persone giuridiche.”. Così in una nota Federpromm-Uiltucs  si è espressa attraverso le dichiarazioni del suo presidente Manlio Marucci, che nel dare il proprio assenso come organizzazione a quanto proposto da ABI e Sindacali del settore bancario, e cioè di favorire il percorso da parte delle banche di somministrazione dei vaccini ai propri dipendenti, ha tuttavia sottolineato come nell’aggiornamento del protocollo del Ministero della Salute del 10 marzo  debbano essere inseriti anche i consulenti finanziari, nonché tutti gli operatori del settore creditizio ed assicurativo che nella loro attività professionale svolgono consapevolmente e con “rischio” il proprio lavoro nell’interesse dei clienti, dei risparmiatori e degli investitori. E questo per assicurare una copertura quanto più ampia possibile in tali settori maggiormente esposti al contagio.

“Fare una discriminazione a livello sociale tra lavoratori di serie A o di serie B o dettare delle condizioni non giustifica – ha proseguito Marucci – quali siano i presupposti  e i criteri di selezione che devono essere adottati nella scelta o priorità da seguire su chi tutelare prima e chi dopo, ma richiedono una consapevolezza e una organizzazione e capacità da parte di tutti nell’assumere atteggiamenti responsabili e comuni, almeno fino a quando non si creano le condizioni oggettive per soddisfare – con l’arrivo massiccio di tutti i farmaci esistenti sul mercato – una vaccinazione a largo raggio e di massa, così da debellare  la pandemia che ha creato danni irreparabili sulla tenuta del sistema economico e produttivo del paese, nonchè danni ancor più gravi a livello psicologico, familiare e di socializzazione primaria.

Tecnocasa, indagine socio-demografica sul mercato immobiliare: acquirenti e inquilini

L’analisi delle compravendite e delle locazioni evidenzia un mercato in buona salute che, in seguito all’emergenza sanitaria, ha segnalato alcune nuove tendenze. Bisognerà comunque aspettare i prossimi mesi per scoprire se si tratta di trend temporanei oppure di importanti cambiamenti delle abitudini di acquirenti ed inquilini.

Di Piero Terranova, Analista Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa

In Italia nei primi 9 mesi del 2020 si evidenzia una leggera flessione della percentuale di acquisti per investimento, che si attesta sul 16,8%, contro il 17,5% registrato nello stesso periodo del 2019. Il ribasso mette in luce le incertezze legate all’emergenza sanitaria che ha frenato sia gli acquisti di abitazioni da affittare, sia gli acquisti di soluzioni da trasformare in B&B ed affittacamere. Sempre nel 2020, da segnalare un aumento della percentuale di acquisti di case vacanza, soprattutto nel periodo post-lockdown caratterizzato da un particolare interesse verso questo segmento.

I primi 9 mesi del 2020 hanno poi segnalato un aumento della percentuale di acquisti di soluzioni indipendenti e semindipendenti, si passa infatti dal 19,2% del 2019 al 21,1% attuale. Il rialzo si focalizza principalmente nel secondo e nel terzo trimestre quando, terminato il periodo di lockdown, molti acquirenti hanno deciso di comprare abitazioni più ampie e dotate di spazi esterni. La ricerca di tipologie immobiliari con queste caratteristiche, inoltre, ha determinato un maggiore flusso di acquirenti verso l’hinterland e verso le province adiacenti alle grandi città italiane.

L’emergenza sanitaria ha segnato in modo importante il mercato delle locazioni, che nei primi 9 mesi del 2020 evidenzia un calo della percentuale di contratti stipulati da lavoratori trasfertisti e da studenti universitari. I lavoratori fuori sede passano dal 25,9% del 2019 all’attuale 23,3%, gli studenti passano dal 6,0% al 4,4%. Un forte impatto sui numeri è dovuto al periodo di lock-down, allo smart working e alla chiusura degli atenei, fenomeni tutt’ora presenti ed in evoluzione. Queste problematiche hanno impattato anche sulla scelta dei contratti stipulati che, nonostante la diminuzione di lavoratori e studenti, segnalano un aumento delle percentuali di contratti a canone concordato ed a carattere transitorio. Molti proprietari, infatti, stanno optando per tipologie contrattuali più flessibili in attesa di capire come evolverà il mercato delle locazioni nei prossimi mesi.

In conclusione, l’analisi delle compravendite e delle locazioni evidenzia un mercato in buona salute che, in seguito all’emergenza sanitaria, ha segnalato alcune nuove tendenze. Bisognerà comunque aspettare i prossimi mesi per scoprire se si tratta di trend temporanei oppure se stiamo effettivamente assistendo ad importanti cambiamenti delle abitudini di acquirenti ed inquilini.

Le analisi esposte sono state realizzate grazie ad una base dati composta da 25.488 compravendite e 9.247 contratti di locazione. Si tratta di operazioni concluse nei primi 9 mesi del 2020 attraverso le agenzie del Gruppo Tecnocasa presenti su tutto il territorio nazionale.