Luglio 28, 2026
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Investimenti alternativi. Il mercato delle opere d’arte, tra mecenatismo e ricerca del profitto

Risulta difficile parlare di mercato dell’Arte senza comprenderne il funzionamento. I meccanismi di quotazione di una opera d’arte sono il risultato di una serie di attività collaterali più importanti delle stesse fasi di produzione, immissione nel mercato e distribuzione.

Nel mercato dell’Arte esiste un fiorente Mercato Primario, nel quale operano galleristi e collezionisti di opere nuove e mai vendute, ed un Mercato Secondario, composto da gallerie nazionali ed internazionali, case d’asta, nel quale le opere vengono rivendute per la prima volta permettendo ai galleristi del Mercato Primario di realizzare un profitto.

Sono diverse le analogie tra il mercato dell’Arte e quello di altri settori dei c.d. investimenti alternativi (auto d’epoca, orologi di pregio, rare wisky, etc), in quanto il modus operandi dei collezionisti si svolge quasi sempre in due fasi: quella dell’accumulo e quella della vendita (o dello scambio). Nessuno di questi collezionisti, infatti, si priverà mai di tutti gli esemplari, e finirà per venderli solo se troverà il “pezzo rarissimo” dei propri sogni. Ma anche in quest’ultimo caso, privarsi di tutti i pezzi di valore per ottenerne uno solo di grandissimo pregio non rientra nel DNA del collezionista, il quale non riesce a staccarsi mai del tutto dalla fase di accumulo e dal sogno di possedere un “contenitore” con molti esemplari da ammirare, per esempio, nella propria pinacoteca personale o nel garage di auto d’epoca super-attrezzato.

Relativamente alle opere d’arte, in particolare, l’orizzonte temporale è più lungo della maggior parte degli investimenti alternativi, ed il rendimento medio è stato elevato nel tempo, attraversando due serie storiche ben distinte. La prima, lunghissima (dal 1900 al 1980 circa) ha garantito agli investitori – un segmento di elìte, in un mercato per pochi – un rendimento medio annuo del  17%. Nella seconda (dal 1980 ad oggi), caratterizzata dalla espansione del numero di collezionisti conseguente all’allargamento della fascia di “nuovi ricchi”, il rendimento è stato anche superiore.

Risulta difficile parlare di “mercato dell’Arte” senza comprenderne il funzionamento. I meccanismi di quotazione di una opera d’arte sono il risultato di una serie di attività collaterali più importanti delle stesse fasi di produzione, immissione nel mercato e distribuzione. Infatti, un lavoro artistico necessita di una intensa attività di propaganda, pubbliche relazioni e mecenatismo che, fatte salve le differenze nel tempo nel numero e nelle tipologie di collezionisti, non è mai cambiata fin dal Rinascimento. Molto semplicemente, le funzioni svolte bei secoli scorsi dai nobili e dai regnanti – il c.d. “endorsement” – che patrocinavano gli artisti emergenti, oggi vengono svolte dai grandi galleristi e dai fondi specializzati che operano nel Mercato Primario, all’interno del quale le opere dei giovani artisti più promettenti vengono messe in vendita per la prima volta e ricevono la loro quotazione iniziale.

Il Mercato Primario non ha solo la funzione di fissare il primo prezzo. Infatti, il rapporto molto stretto con gli artisti, di cui godono i galleristi, permette di far crescere artisticamente gli autori, e di indirizzare l’offerta primaria di opere da immettere nel Mercato Secondario attraverso una attenta selezione, dopo la quale i lavori vengono esposti in galleria per poter iniziare la promozione vera e propria. Chi opera nel Mercato Primario, pertanto, effettua un investimento importante sui nuovi talenti. Il gallerista, infatti, oltre a pagare direttamente l’artista si occupa di promuoverlo con una impegnativa – anche economicamente – attività di marketing e di comunicazione al fine di arrivare al “cuore” del mercato, e cioè ai critici, ai curatori di collezioni private o di musei, alle gallerie, ai collezionisti ed al pubblico.

In sintesi, spetta al gallerista decidere quali artisti verranno esposti e quali no, e ciò determina una relazione molto stretta tra lui e l’artista, come una sorta di “società artistica” – qualcuno la chiama “joint-venture artistica” – nella quale vige una forte collaborazione.

Sebbene il sogno di ogni artista sia quello di ricevere le attenzioni dei galleristi che operano a livello internazionale, è molto più frequente che il primo mecenate sia un gallerista che opera a livello locale o, al più nazionale. Esiste, infatti, una segmentazione delle gallerie alla quale corrisponde una scala di importanza e, naturalmente, di prezzo medio. I galleristi che si occupano di artisti emergenti, per esempio, si rivolgono ad una clientela con disponibilità economiche limitate o meno incline a spendere grandi cifre per via del futuro incerto dell’artista.

Le dimensioni delle gallerie, inoltre, rappresentano i gradi di crescita del valore economico dell’artista e gli stadi della sua affermazione all’interno del mercato dell’Arte: quando egli approderà ad una galleria internazionale, la sua fama sarà ormai consolidata, ed il valore delle proprie opere salirà fino a stabilizzarsi nella fascia alta di mercato.

In questo particolare momento storico, nel quale il mercato dell’Arte ha mostrato di essere vivo nonostante gli effetti della pandemia, il Mercato Primario è caratterizzato da un eccesso di offerta “in magazzino” determinata dalla necessità dei grandi galleristi di rinviare il lancio degli artisti – emergenti e non – ad un momento più propizio. Il canale online, infatti, se da un lato consente di tenere vivo il circuito di scambi e di aste su opere già esistenti e su artisti già affermati sul Mercato Secondario, richiede una profonda riorganizzazione del Mercato Primario che è ancora in corso. Inoltre, se durante la prima serie storica del mercato (1900-1980) la crescita degli artisti avveniva più lentamente – partiva dalla valorizzazione culturale delle opere e solo in un secondo momento arrivava a quella economica – negli ultimi quaranta anni, e soprattutto negli ultimi venti, il meccanismo di valorizzazione ha subito una drastica accelerazione, con artisti che bruciano le tappe e fanno carriere fulminanti per poi cadere, insieme alle proprie quotazioni, in un tempo altrettanto rapido.

Questo succede perché “l’elemento mercato” oggi predomina su quello artistico e lo condiziona pesantemente, all’interno di un sistema che richiede continuamente nuovi artisti su cui puntare. Pertanto, oggi è più difficile individuare gli artisti più validi, il cui successo non sia semplicemente transitorio e consenta a chi acquista nel Mercato Secondario – in particolare nella case d’asta – un investimento profittevole nel lungo periodo.

Il mercato dell’Arte, conosciamolo da vicino. I vari passaggi dal “produttore” al “consumatore”

Un mercato in rapida ascesa ma ancora privo di regole fisse. Eppure, le sue caratteristiche non sono molto diverse da quelle presenti nei mercati regolamentati.

Come qualunque mercato di beni di consumo (da quello alimentare a quello automobilistico), anche il mercato dell’Arte funziona attraverso diversi “passaggi” nella catena distributiva, attraverso i quali le opere arrivano al “consumatore” finale, che coincide con un collezionista o con un museo.

A monte di tutto, abbiamo due segmenti fondamentali: il Mercato Primario e quello Secondario.

Nel Mercato Primario, le opere nuove vengono proposte per la prima volta ai collezionisti di qualunque tipologia (privati e pubblici) e ai mercanti d’arte, i quali acquistano i lavori direttamente da un artista o dalle gallerie dove egli espone in esclusiva. Nel Mercato Secondario, invece, le opere vengono rivendute, scontando così il primo “passaggio” nella formazione dei prezzi, ed entrano nel possesso delle case d’asta o delle maggiori gallerie specializzate, le quali insieme costituiscono una sorta di “borsa valori” degli artisti contemporanei e non.

Nel Mercato Secondario, inoltre, i prezzi sono più trasparenti, mentre in quello Primario (definito “opaco”) non è facile determinare il costo di un’opera in vendita, perchè i prezzi tengono conto dei fattori interni alle opere  (es. l’autore, il soggetto, le dimensioni, la tecnica, il formato, il “periodo artistico”, lo stato di conservazione) e dei fattori esterni (pubblicazioni, mostre, provenienza, moda del momento, mercato di riferimento, reputazione dell’artista).

La reputazione, in particolare, sembra essere il principale fattore che guida le aspettative dei collezionisti e il loro gusto personale. Infatti, il legame emotivo che si stabilisce con l’opera determina principalmente il suo valore, mentre i fattori relativi al mercato o ai risultati d’asta sono criteri di valutazione meno importanti ma costituiscono comunque dei passaggi obbligati nella formazione del prezzo.

La valutazione di un’opera, però, varia molto a seconda che si prendano in considerazione i soli collezionisti, i galleristi e i mercanti o le case d’asta.

Per i collezionisti i criteri fondamentali sono l’originalità e la capacità di un’opera di creare un legame emotivo, per i galleristi e i mercanti la reputazione e la vita dell’artista è il criterio fondamentale, seguito dall’originalità del lavoro e dal suo posizionamento di mercato. Per le case d’asta, infine, contano solo i risultati d’asta e il valore di mercato di un artista.

Secondo una recente ricerca elaborata su un campione significativo di collezionisti, i fattori che determinano la scelta di comprare o meno un’opera d’arte sono, in percentuale decrescente:

– Qualità del lavoro (57%)

– Prezzo (25%)

– Reputazione (18%)

Inoltre, anche la galleria di riferimento e la sua storia risultano essere fattori importanti per determinare una decisione d’acquisto.

Quanto detto finora ci fa capire come il prezzo di un’opera non coincida con il “valore” che ognuno le attribuisce. Ma è davvero così difficile determinare una regola, uguale per tutti, utile a determinare un prezzo trasparente?

Per quanto riguarda, ad esempio, il classico “olio su tela”, gli esperti la identificano in una equazione molto semplice:

PREZZO = [(base + altezza) * X] *10 

Dove per X si intende un coefficiente variabile, ossia un numero attribuito all’artista e deciso all’interno del Mercato Primario e/o secondo gli accordi con il proprio gallerista.

Per determinare questo coefficiente ci si basa sul curriculum dell’artista (partecipazione a mostre collettive o personali, eventuali premi vinti, pubblicazioni o acquisizioni da parte di musei etc)

A ben vedere, se la formula di cui sopra venisse accettata universalmente, il mercato potrebbe essere regolato in modo più trasparente sulla base della tipologia di opera (olio su tela, pittura su carta, scultura, opera multipla, fotografia etc) e dell’unica vera variabile, quella del coefficiente di valutazione personale dell’artista. Infatti, questo parametro (come tutti i titoli di borsa), è suscettibile di variazione nel tempo: un giovane artista presente nella sua prima galleria partirà da un coefficiente pari a 1 nel calcolo del prezzo al pubblico, ma il gallerista lo acquisterà ad un prezzo inferiore a quello determinato dalla formula, per poter coprire i costi di promozione e di esposizione, e per realizzare un utile significativo.

Il coefficiente comincerà a salire di valore solo quando i prezzi di quell’artista troveranno conferme in altre gallerie del Mercato Secondario, dove gli acquisti effettuati da altri collezionisti determineranno una maggior richiesta per  mostre o fiere e, in definitiva, la costruzione del curriculum dell’artista.

Col passare del tempo, l’interesse per il suo lavoro crescerà insieme al progredire del suo curriculum, e con essi il coefficiente valutativo.

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