Federpromm: il chiarimento della sottosegretaria Guerra è avvenuto a seguito della nostra lettera, inviata al Governo, per chiedere certezze sulla estensione del provvedimento di sostegno anche agli operatori del mercato finanziario, creditizio ed assicurativo.
La sottosegretaria al MEF Cecilia Guerra ha reso noto che l’indennità di 600 euro prevista nel decreto Cura Italia per il mese di Marzo per i lavoratori autonomi spetta “a tutti i titolari di partita IVA”, e quindi anche ai consulenti finanziari ed agli agenti finanziari iscritti all’Enasarco, fugando in questo modo le difficoltà interpretative dell’ art. 28 del decreto che avevano indotto varie organizzazioni sindacali di categoria (tra cui la Federpromm-UILTUCS), ad inviare una lettera al Governo a cui chiedere certezze sulla estensione del provvedimento di sostegno anche agli operatori del mercato finanziario, creditizio ed assicurativo.

Cecilia Guerra sottosegretario Economia
Avranno diritto al bonus, afferma la sottosegretaria Guerra, tutti i lavoratori autonomi che potranno dimostrare di aver subito “una perdita di fatturato pari ad almeno un terzo di quello ottenuto nell’ultimo trimestre del 2019”. Adesso si attendono le direttive operative e le modalità di richiesta del bonus, che verranno presto pubblicate nel sito web dell’INPS.
A fronte di un intervento complessivo sul mondo del lavoro pari a 10 miliardi, la cifra messa sul piatto per i lavoratori autonomi è di soli 200 milioni (cioè solo il 2% del totale), nonostante il c.d. “popolo delle partite IVA”, escludendo i liberi professionisti con cassa di previdenza privata, annoveri più di 2 milioni di operatori. Tra questi rientrano anche i consulenti finanziari, ai quali il governo Conte distribuirà al massimo 20 milioni (600 euro per 33.000 iscritti effettivi) a fronte di un crollo verticale dei ricavi della categoria stimato in almeno 300 milioni solo nei prossimi 9 mesi.
Stesso approccio ha adottato Enasarco, la quale sembra essersi smarcata dal sostegno ai consulenti finanziari, da sempre iscritti alla cassa; infatti, lo stanziamento previsto per l’intera categoria degli agenti e rappresentanti (a cui i CF sono equiparati in quanto a contribuzione obbligatoria) è stato deliberato in soli 8,4 milioni, ed è destinato a coloro che, tra gli iscritti, hanno un reddito 2018 non superiore a 30.000 euro. Dal momento che la quasi la totalità dei CF ha un reddito ben maggiore di quella soglia, con una media stimata in 55.000 euro l’anno, la loro esclusione di fatto è automatica.
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Questa faccenda del mancato sostegno a CF ed agenti è piena di stranezze. Infatti, sorprende che non si sia valutato di mettere le mani sul FIRR (fondo indennità risoluzione rapporto) di Enasarco, che è pari a 2,3 miliardi, a cui i consulenti finanziari contribuiscono con almeno 200 milioni. In particolare, non si comprende come la Cassa, che lo scorso 13 Marzo ha assicurato di aver presentato al Governo la richiesta di misure straordinarie adeguate al gravissimo momento in cui ci troviamo, non abbia affrontato – o almeno, non ne ha dato notizia – il tema fondamentale dell’anticipazione parziale del FIRR, al fine di consentire (anche ai consulenti finanziari) di poter assicurare continuità alla propria attività e la copertura dei costi fissi – solo a titolo di esempio: ufficio, assistenti e collaboratori, imposte e tasse, veicoli strumentali – che sono elevatissimi.

Daniela Pascolini di Federprom
Relativamente a quest’ultimo aspetto, Daniela Pascolini, responsabile coordinamento nazionale agenti in attività finanziaria di Federpromm, fa sapere che “Noi non possiamo stare sempre fuori dalle iniziative di Governo solo perchè non siamo ‘gestibili’ con strumenti di finanza governativa diretta”; e poi aggiunge “non possiamo rimanere fuori dall’emergenza Coronavirus, dal momento che molti di noi, chissà per quanto tempo ancora, pagheranno l’affitto di un ufficio che rimarrà chiuso o non sarà fruibile se non con particolari restrizioni operative. Di conseguenza, non si vede perché non possa essere attuata una politica che imponga il congelamento dei canoni di locazione e obblighi le banche a concedere agli agenti maggiori opportunità ed elasticità finanziaria per superare questo difficilissimo momento”.
Persino la FNAARC (Federazione Nazionale Associazioni Agenti e Rappresentanti di Commercio) aveva richiesto al Cda di Enasarco di destinare il 50% dell’avanzo di bilancio 2019 della Fondazione a prestazioni assistenziali straordinarie a seguito della gravissima crisi che sta impattando sul comparto degli oltre 225.000 agenti di commercio italiani. Questa misura straordinaria, che non sembra essere nemmeno all’esame, permetterebbe di destinare oltre 100 milioni di euro al sostegno dell’attività dei professionisti che ne facessero richiesta.
Su tutte queste linee, in definitiva, dovrebbero muoversi i consulenti finanziari, e soprattutto chi li rappresenta; ma non si vede alcun raggio di sole all’orizzonte.
Solo nubi nerissime, cariche di pioggia.



Tutto questo, al momento, manca, e mancano anche le strategie. La paura del contagio ci ha colti del tutto impreparati, ed i cambiamenti che il Coronavirus porterà alle economie di tutto il mondo rende impossibile abbozzare qualunque scenario a breve termine. Quello che è chiaro, invece, è che il vuoto assoluto di tutela economica collettiva per i quasi 5 milioni di partite IVA italiane non consentirà di compensare (nemmeno parzialmente) una temporanea diminuzione dei ricavi che, per i consulenti finanziari, non sarà inferiore al 30% per il solo 2020. Pertanto, la durata dell’emergenza diventa il fattore determinante per elaborare una previsione del danno economico complessivo verso il quale la categoria va incontro, e nei confronti del quale lo Stato non ha opposto alcun ammortizzatore sociale o sostegno (così come sta già facendo per il lavoro dipendente e per le imprese) che possa attenuare significativamente gli effetti di questa sciagura. Infatti, il governo Conte ha affidato all’INPS l’erogazione di un bonus una tantum alle c.d. partite IVA di soli 600 euro (forse ripetibile ad Aprile), la cui destinazione anche ai consulenti, dalla lettura del decreto, appare dubbia. La gestione delle richieste, in ogni caso, sembra che verrà disciplinata attraverso un “clik day” – questa la voce circolata negli ultimi due giorni, poi timidamente smentita dal sottosegretario all’Economia Baretta – ossia una sorta di lotteria, inaccettabile in un momento drammatico come quello che stiamo vivendo, in cui non vi è nessun criterio di assegnazione se non quello del primo arrivato.
Non si distingue per generosità neanche Enasarco, la cassa di previdenza obbligatoria dei consulenti finanziari, che ha stanziato un sostegno economico di soli 8,4 milioni (la “bellezza” di circa 250 euro a testa, nell’ipotesi che la richiedano tutti), a fronte di un danno stimabile, per la categoria dei CF, in almeno 300 milioni di minor fatturato solo nei prossimi nove mesi. Del resto, che si sarebbe arrivati a tanto si era capito già dal comunicato di qualche giorno fa, in cui Enasarco metteva le mani avanti annunciando “….di essere sul punto di presentare tutte le possibili istanze al governo, considerando anche il fatto che la crisi perdurerà anche dopo l’emergenza, con l’unico e invalicabile limite rappresentato dal fatto che le risorse oggi disponibili e le misure adottate non dovranno mettere a rischio le prestazioni future, sia previdenziali sia assistenziali”.
messo al primo punto una discussione su una serie di interventi come, ad esempio, il congelamento degli adempimenti previdenziali, la sospensione del pagamento delle cartelle, la proposta di modifica della convenzione FIRR per consentire agli agenti la facoltà di richiederne una anticipazione e la possibilità di utilizzare le somme rivenienti dai rendimenti netti del patrimonio (fatta salva la riserva legale e la sostenibilità dell’ente).
chiesa cristiana evangelica, egli usa spesso i principi biblici per insegnare ai suoi “seguaci” come migliorare le loro condizioni finanziarie. Ad esempio, spesso consiglia di evitare il debito perché, secondo il verso 22:7 “Il ricco domina sui poveri e il mutuatario è schiavo del prestatore“.
della sua vecchia università, desiderosi di pianificare il proprio futuro (negli USA, non appena assunti, i giovani adulti cominciano a risparmiare immediatamente per i fondi pensione e per acquistare casa). Qualche mese dopo il successo di The Lampo Group, Ramsey iniziò a ospitare un programma radiofonico incentrato sulla finanza personale chiamato “The Money Game”, insieme al suo amico Roy Matlock. In quel periodo, pubblicò anche il suo primo libro, sfruttando il suo crescente pubblico radiofonico per venderlo.







