Maggio 3, 2026
Home Posts tagged mobilità

Mobility startup, appuntamento a Milano il 6 Ottobre per andare “Oltre le barriere”

Il prossimo 6 ottobre 2022 l’appuntamento della Mobility Conference Exhibition a Milano. Imprese, startup e istituzioni si ritroveranno per confrontarsi e fare il punto sulle grandi sfide future del settore.

Non solo car sharing. Inserire la sostenibilità al centro della mobilità significa oggi cogliere l’occasione per superare vecchi e nuovi problemi grazie al ruolo che l’innovazione e il digitale possono giocare. Da qui nasce “Beyond Barriers – Oltre le barriere”, il fil rouge della 7a edizione di MCE 4X4, l’evento per Startup organizzato da Assolombarda e Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e dedicati alle sfide della nuova mobilità, in particolare quella urbana, una sfida che riguarda persone e merci. 

Dal 6 giugno al 3 luglio la Call per Startup selezionerà le 16 realtà innovative che parteciperanno all’evento del 6 ottobre prossimo: una giornata dedicata alla Conference, ai Business Speed Date e Tandem Meeting tra imprese, al networking e alla contaminazione tra pionieri delle nuove soluzioni e i protagonisti del sistema economico e produttivo lombardo. Un evento esclusivo, il cui impatto si misura prima di tutto nel rafforzamento dell’ecosistema e della cultura dell’innovazione che coinvolge tutto il tessuto imprenditoriale.  “MCE 4×4, nata nel 2016 su iniziativa di Assolombarda e Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e con il supporto dell’advisor Nuvolab, è stata un’esperienza di open innovation che ha lasciato il segno nella nostra realtà. Basti pensare che dal 2016 sono state presentate 80 startup e sono stati organizzati 400 incontri tra imprese e nuove realtà imprenditoriali – afferma Gioia Ghezzi, Vicepresidente di Assolombarda con delega a Infrastrutture, Mobilità e SmartCity

“Per i nostri imprenditori e le nostre aziende – continua Ghezzi – potersi immergere in una giornata di innovazione e networking così ben strutturata è sempre stato un grande valore. Oltre all’impatto positivo creato dalla contaminazione tra startup e aziende corporate, che si è sostanziato in un rafforzamento dell’ecosistema e molteplici attività b2b, MCE 4×4 è stato fucina anche di diversi casi di successo. Oggi, all’indomani della crisi pandemica e nel quadro del contesto storico che dobbiamo affrontare, è ancora più importante per le nostre imprese trovare spazi di confronto e di collaborazione, in particolare in un settore così centrale come quello della logistica e mobilità sostenibile”.

“Come Camera di Commercio negli anni abbiamo consolidato la partnership con Assolombarda per sostenere le nuove iniziative imprenditoriali legate alla mobilità” ha dichiarato Alvise Biffi, Membro di Giunta della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. “Milano, che punta a posizionarsi sempre di più tra le Smart City europee, ben si presta ad essere laboratorio di importanti sperimentazioni sul tema di una mobilità intelligente che deve necessariamente fare perno sul digitale e sull’innovazione. Per questo MCE 4×4 Beyond Barriers rappresenta un momento importante per le nostre imprese e per le startup che potranno mettersi in gioco per presentare nuove idee e soluzioni “.

Dal 6 giugno al 3 luglio sarà possibile per le startup proporre gratuitamente la propria candidatura. La Call è aperta alle startup attive nel settore mobilità e, in particolare, attinenti a uno dei 4 ambiti di sfida: MCE 4X4 for people – i servizi alle persone in movimento, MCE 4X4 data & security – la sicurezza fisica e dei dati digitali, MCE 4X4 logistics – la movimentazione green e sicura delle merci, MCE 4X4 energy – energia verde. Rispetto alle edizioni precedenti i nuovi verticali sono stati pensati proprio intorno al concetto di “barriere” verso gli obiettivi di una mobilità per persone e merci innovativa, sicura, sostenibile e inclusiva. Per approfondire e candidarsi, sarà sufficiente entrare in questa pagina per le informazioni e il form di iscrizione: https://mce4x4-2022.mobilityconference.it/call/

In un’ottica di rafforzamento dell’ecosistema e supporto alle startup, quest’anno le 16 startup selezionate si aggiudicheranno anche la partecipazione al Pitch Day di Tavolo Giovani su mobilità e logistica, e avranno la possibilità di confrontarsi con investitori, imprese e attori dell’ecosistema. Inoltre, le startup saranno iscritte gratuitamente per un anno a Innovup, l’associazione di rappresentanza delle startup italiane. Le 16 startup selezionate avranno uno spazio di esposizione dedicato per effettuare liberi incontri informali con tutti gli ospiti della manifestazione; ma soprattutto avranno la possibilità di incontrare le aziende corporate in momenti più strutturati come i Business Speed Date (si tratta di veloci incontri one-to-one), e i Tandem Meeting, incontri più approfonditi per sondare le possibilità concrete di collaborazione tra imprese.

Agenti di commercio e consulenti finanziari: le organizzazioni chiedono più tutele, ma in ordine sparso

Anasf, Assopam, Federagenti e Fiarc, da un lato, e Federpromm più Anaaf, dall’altro, chiedono al Governo maggiori tutele per le categorie rappresentate. Lo fanno, però, in ordine sparso, come due tribù indiane avversarie, ciascuna dalla propria riva del fiume di un Italia che, serenamente, va in pezzi.

 Editoriale di Alessio Cardinale

Sebbene con due documenti separati, i due maggiori raggruppamenti associativi e sindacali a sostegno delle “categorie Enasarco” degli agenti di commercio e dei consulenti finanziari intervengono, a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro, per chiedere al Governo maggiori tutele di fronte al nuovo periodo di lockdown delle attività.

Infatti, come sappiamo, il nuovo DPCM introduce fino al 3 dicembre 2020 regole più restrittive rispetto al decreto del 24 ottobre, dividendo l’Italia in tre aree a seconda del rischio. A seconda dei casi e con differenti modalità, sono previste la chiusura degli esercizi commerciali e la limitazione della mobilità sia per il trasporto pubblico che per quello privato, con evidente nocumento per le due categorie degli agenti di commercio e dei consulenti finanziari, che proprio della mobilità costruiscono, giorno per giorno, la propria attività anche in territori posti al di fuori del proprio comune e, spesso, della propria regione.

Per questo motivo, la scorsa settimana abbiamo visto insorgere le sigle ANASF, ASSOPAM, Federagenti e FIARC le quali, in una nota congiunta, comunicavano come dalle stime previsionali fosse emerso che “….agenti di commercio, consulenti finanziari, agenti in attività finanziaria e aziende mandanti saranno costrette a pagare il prezzo più alto, con inevitabili fallimenti o la cessazione di migliaia attività, trattandosi di professionisti dell’intermediazione che per lo più, hanno come clientela imprenditori che operano nei settori oggetto di chiusura totale o parziale”. E poi “….chiudere un esercizio commerciale significa colpire tutta la filiera, e limitare la mobilità significa complicare l’attività comprimendo in modo drammatico le provvigioni. Migliaia di colleghi hanno già chiuso per sempre. Nonostante i nostri continui appelli, ancora una volta dobbiamo segnalare la totale mancanza di attenzione da parte delle Istituzioni verso più di 200.000 imprese dell’intermediazione operanti sul territorio”.

Alla luce delle circostanze, pertanto, le quattro sigle chiedevano al Governo di “garantire i necessari ristori di Sopravvivenza anche alle categorie rappresentate”, dal momento che le stesse non godono di alcun ammortizzatore sociale e non devono essere considerate “categorie di serie B”.

Quasi contemporaneamente, Federpromm  e Anaaf chiedevano, con una propria nota al Governo, l’estensione dei benefici economici legati all’emergenza epidemiologica da COVID-19  anche per gli agenti finanziari che operano come società, aggiungendo un ulteriore tassello al precedente grido di allarme e rafforzando, forse involontariamente, l’azione di moral suasion delle altre sigle. “Con le recenti modifiche apportate al decreto-legge dell’8 aprile 2020,n,23 convertito con modificazioni dalla legge 5 giugno 2020,n.40 relativo agli interventi pubblici volti a mitigare gli effetti economici dell’emergenza epidemiologica derivanti dal coronavirus in cui sono stati inseriti anche le persone fisiche esercenti attività di cui alla sezione K del codice ATECO, escludendo di fatto gli agenti in attività finanziaria che esercitano la propria attività come persone giuridiche, Federpromm-Uiltucs  unitariamente all’Associazione di categoria Anaaf, (quest’ultima recentemente costituita  in rappresentanza  degli agenti) hanno ritenuto di avanzare alle forze politiche un emendamento  al  testo in discussione al Senato (c.d. Decreto Ristoro, art.13,comma 1),volto ad inserire  anche gli “agenti in attività finanziaria che operano come persone giuridiche“, recita la nota.

Tutto giusto, bello e sacrosanto, direbbe qualcuno. Ci si chiede, però, per quale motivo tutte queste sigle (ed anche tutte le altre, ognuna con pe proprie note in ordine sparso), evidentemente divise fino a qualche settimana fa dai toni aspri della tornata elettorale in Enasarco, non siano state capaci di ritrovare la via del dialogo in una circostanza così grave, con una pandemia che non accenna a diminuire ed anzi, rispetto alla scorsa primavera, mostra maggiore aggressività ed un bel carico di morti tra la Società Civile e tutti i ceti produttivi del Paese.

Unire le forze, in questo frangente, avrebbe conferito maggiore fiducia proprio agli iscritti di Enasarco. Questi ultimi, oggettivamente, non ne possono più di vedere due fazioni che,  come tribù indiane avversarie, si combattono e poi mal si sopportano, ognuna dalla opposta riva del fiume di un Italia che, serenamente, va in pezzi.

La “Rivoluzione Elettrica“ è in corso. Batterie sempre più capaci, presto addio ai motori a benzina

Mai la storia del mondo è stata così vicina ad uno dei punti di svolta che le generazioni successive studiano poi nei libri di Storia. Il settore della mobilità elettrica, in particolare, sta accelerando notevolmente il suo tasso di sostituzione verso la mobilità dominata dai motori a combustione, determinando un futuro più incerto per il mercato degli idrocarburi.

Articolo di Benedetto Vasapolli

Tutte le rivoluzioni industriali che si sono succedute fino ad oggi, hanno portato le economie c.d. avanzate  a compiere progressivi “balzi economici” grazie ai costanti progressi scientifici nel campo dei materiali e dei processi (fino alla odierna digitalizzazione). Questo processo di sviluppo della Società Mondiale ha consentito importanti scoperte in tutti i settori, alle quali è seguito lo spostamento graduale di intere popolazioni contadine verso le nuove fabbriche cittadine, sempre in cerca di manovalanza, determinando profondi mutamenti industriali e urbanistici; fino ad arrivare al “balzo” coinciso con l’avvento dell’informatica e del digitale, che ormai pervade tutti i rami produttivi (c.d. Rivoluzione Digitale).

Il periodo che stiamo vivendo adesso, è uno di quelli che solitamente vengono chiamati “punti di svolta“, e potrebbe avere degli effetti talmente profondi da segnare indelebilmente il percorso dell’intera umanità, anche in considerazione dei tempi rapidissimi con cui si è manifestato. Infatti, mentre a gennaio 2020 le nostre attenzioni erano volte a quel corollario di problemi derivanti dal rallentamento produttivo del gigante asiatico, nessuno dei principali attori internazionali del mercato ha percepito il pericolo che si sviluppava già tra ottobre e novembre, e tutti hanno vissuto un periodo di dannosa incosapevolezza, tipico dei momenti che precedono i peggiori crolli di borsa.  

In Italia, nel breve intercedere di una settimana, si è passati dal fare gli aperitivi sui navigli a chiudere un’intera regione prima e tutto il paese poco dopo, catapultati in una nuova realtà assolutamente ignota e oppressiva. Il silenzio ha pervaso le strade delle nostre città, le sirene delle ambulanze e le ronde della protezione civile sollecitavano tutti a stare a casa.

Ma tutta questa è ormai storia, sebbene ci stiamo ancora dentro.

Il blocco sociale, però, ci ha dato la possibilità di respirare un’aria più pulita, quasi del tutto priva di idrocarburi, e di scoprire i guasti dell’era del petrolio semplicemente toccando con mano gli effetti più immediati della sua parziale assenza. Il crollo del prezzo del greggio si è accompagnato per la prima volta alla sensazione generale che, nonostante il disastro economico che ne è seguito, la cosa non era poi così male (incidenti stradali mortali diminuiti del 70%).

La nostra società altamente industrializzata, già da anni è impegnata nel difficile passaggio dall’utilizzo di idrocarburi a quello dei meccanismi alternativi ed ecosostenibili. A livello cittadino, l‘effetto più immediato si ottiene attraverso l’utilizzo di autovetture elettriche. Nel decennio appena trascorso, si è sviluppato il segmento dei c.d. veicoli ibridi, ovvero quelli dotati di motori elettrici ausiliari che coadiuvano quelli a combustione. Alcune case automobilistiche, come Toyota, hanno incentrato su questo segmento la loro ricerca in maniera massiccia. La casa nipponica, infatti, crede fortemente nel sistema ibrido, mentre altre case stanno iniziando a puntare sull’elettrico puro.

Anche grazie ai bonus offerti dai governi nazionali, i costi dell’elettrico si vanno abbassando, e molto dipende adesso dallo sviluppo tecnologico delle batterie, che rappresenta l’unico nodo da sciogliere. Dalla capacità interna delle batterie, infatti, e dalla velocità di ricarica dipende l‘autosufficienza stradale delle auto, che oggi sarebbe legata ad una distribuzione talmente capillare delle colonnine da essere antieconomica per i potenziali gestori. Eppure, negli ultimi cinque anni si sono visti considerevoli progressi in tal senso, ed oggi è possibile acquistare modelli anche in versione basic capaci di autonomie di 250 – 300 km con un “pieno”.  

Oggi,  tutti gli accumulatori sono basati sul Litio, mentre il sistema più promettente in fase di sviluppo prevede l’utilizzo del Litio-Titanio, che  dovrebbe garantire il completamento del ciclo di ricarica in circa 7 minuti. Nel 2017, una startup israeliana ha presentato un prototico in grado di essere ricaricato in 5 minuti, mentre i principali modelli, da Nissan fino a Tesla, oggi necessitano di almeno 30 minuti per essere ricaricati elettricamente sino all’80%. Questo risulta ancora un grande limite, unito agli alti costi di produzione industriale delle batterie stesse.

LEGGI ANCHE: Atradius, nuovi lockdown e vaccino determineranno la durata della recessione economica

Per quanto riguarda il costo complessivo del veicolo elettrico, la componente batteria pesa per il 25-50%, in relazione al tipo di tecnologia usata. Un set batteria permette in media una percorrenza di circa 150.000 km, quindi la sua eventuale sostituzione, sostanzialmente coincide con quella del mezzo, proprio in considerazione dei suoi costi.

Secondo alcuni importanti studi, si prevede una equivalente produzione di mezzi elettrici ed a combustione entro il 2030, e con l’aumento della produzione anche il costo delle batterie sarà destinato a scendere sensibilmente. I progressi tecnologici, poi, faranno il resto.

La pandemia, e la necessità di dover pensare, in tempi brevi, alla continuità produttiva di intere economie, sembra aver dato una forte accelerazione al processo di rinnovamento ecosostenibile, ma i reggenti mondiali dell’Era del Petrolio non ci stanno. Prova ne sia che, chi produce oro nero a basso costo (paesi arabi), abbia prima aumentato la produzione mettendo in difficoltà le capacità di stoccaggio ed il prezzo (sia del brent che del crude oil) oltre le soglie critiche, e poi abbia consentito dei tagli corposi per consentire il rientro del prezzo verso quota 40 USD, e cioè la quota di pareggio per gli altri produttori. Sembra, a tutti gli effetti, una mossa di politica internazionale che ha rinsaldato gli accordi di cartello mondiale, in soccorso degli Usa, che tanto hanno investito nello shale gas, i quali non riescono a rientrare nei costi sotto la soglia, appunto, dei 40 dollari al barile.

Ma il prezzo del petrolio così basso non fa certo bene all’economia mondiale, ancora impreparata a produrre, a basso costo, tutti i mezzi elettrici e le infrastrutture che si rendessero necessari nei vari settori (trasporto urbano, commercio, industria etc) e che siano, soprattutto, efficienti e profittevoli per chi li produce.

Qualora ciò potesse accadere in tempi rapidi, probabilmente nuove forme di economia potrebbero sostituire in parte quella che a tutt’oggi fa marciare il pianeta, ed i risvolti socio politici sarebbero notevolissimi. Sembra ormai ineluttabile che quel momento verrà, e chi oggi si preparerà per tempo potrebbe trovarsi in considerevole vantaggio. Lo sviluppo economico, infatti, è sempre stato come una gara tra corridori, e se anche le cronache raccontano di patti segreti per non darsi troppo fastidio, ogni competitor cerca sempre un vantaggio sull’avversario. La differenza con la storia industriale passata è che il cambiamento potrebbe essere imposto da un fattore esterno (oggi il virus, domani chissà cos’altro) che è ancora lungi dall’essere stato sconfitto, ed anzi fa prevedere la possibilità di accettare un mondo nel quale convivere con esso per lunghi periodi. Per questo motivo, è ipotizzabile che interi settori verranno riconvertiti “elettricamente“, determinando l’avvio di una nuova rivoluzione industriale, quella “elettrica”.