Febbraio 14, 2026
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Esiste davvero una bolla finanziaria nel settore dell’IA? Dubbi e risposte

Il debito pubblico italiano arriva a 3.000 miliardi di euro circa, meno della capitalizzazione di Nvidia. Quali sono gli elementi che fanno pensare allo scoppio di una bolla dell’intelligenza artificiale?

A cura di XTB

Titoli come Nvidia ed Apple superano i 4.000 miliardi di dollari di capitalizzazione, Alphabet (Google) e Microsoft si trovano sopra i 3.000 miliardi di dollari mentre Amazon sopra i 2.000 miliardi di dollari, solamente Meta è a 1.500 miliardi di dollari. Capitalizzazioni assolutamente fuori scala, considerando il resto del mercato e soprattutto il resto dei competitor storici come, ad esempio, Amd (348 mld $) e Intel (176 mld $).

Queste capitalizzazioni dei titoli tech americani possono essere tranquillamente messe a paragone anche con i titoli europei come, ad esempio, la famigerata ASML, fornitrice globale di macchinari per costruire i chip e gli hardware che queste società producono e utilizzano, una società che capitalizza “solamente” 400 miliardi di dollari (circa 350 miliardi di euro). Oppure potremmo prendere ad esempio i debiti pubblici, come quello italiano che arriva a 3.000 miliardi di euro circa, meno della capitalizzazione di Nvidia, Apple e Google prese individualmente. Il paragone peggiora ulteriormente se consideriamo anche indici azionari e interi mercati, come, ad esempio, l’azionario italiano che arriva a poco più di 1.000 miliardi di dollari con 143 aziende quotate, oppure il mercato tedesco a poco più di 2.800 miliardi di dollari con 375 aziende quotate. Il distacco che hanno le big tech IA sugli altri mercati è assolutamente da considerarsi come elemento chiave per pensare ad una bolla nel settore IA.

Il Buffett Indicator mette in relazione il valore totale del mercato azionario Usa (indice Wilshire 5000) con il Pil Usa, una relazione che indica quanto è grande il mercato azionario, quindi il settore finanziario, rispetto al Pil Usa, quindi rispetto all’economia nel complesso. Questo parametro è stato utilizzato storicamente per rilevare se i mercati fossero sovraprezzati o sottoprezzati. Un indicatore compreso al di sopra di area 150% potrebbe già indicare un mercato che è sopravvalutato e che prezza dei rischi relativamente alti. Questo livello del 150% venne toccato nella bolla delle dotcom del 2000, corrispondente alla seconda deviazione standard. La deviazione standard per questo indicatore è importante, in quanto ci dice effettivamente a che livelli di sovrapprezzo o sottoprezzo siamo. Ora siamo a 2,4 volte la deviazione standard, quindi sopra i livelli della bolla dotcom con un rapporto ben oltre il 150%, siamo a circa 220%. La situazione, osservando solo questo indicatore, è critica da tempo. Attenzione, questo indicatore ci parla dello stato attuale delle cose ma non è predittivo a livello di movimenti tecnici di mercato.

La società regina assoluta del comparto IA è sicuramente Nvidia, che da qualche anno a questa parte ha registrato rialzi in termini di capitalizzazione assolutamente incredibili: è stata la prima azienda al mondo a toccare una capitalizzazione di 5.000 miliardi di dollari. Continua la crescita del suo fatturato, in questo caso parliamo di una crescita di oltre il 100% dal 2023 al 2024, da circa 60 miliardi di dollari a 130 miliardi di dollari, mentre per quest’anno le proiezioni vedono una crescita verso i 200 miliardi di dollari, quindi una crescita tra il 50% e il 60%. Crescita fortissima, ma in leggera diminuzione fisiologica rispetto agli scorsi anni, un rallentamento che di certo non indica debolezza su base strutturale. Ciò che potrebbe influire su un rallentamento del genere potrebbe essere l’arrivo dei competitor di Nvidia che potrebbero erodere parte della fetta di mercato che Nvidia copre sugli hardware. Questa supposizione arriva dall’andamento dei rendimenti che vediamo sui titoli tech da inizio anno a questa parte.

Considerando Nvidia come il “benchmark” di riferimento, aziende come AMD, Intel e Alphabet (Google), hanno performato molto bene con rendimenti molto più importanti rispetto al circa 30% di Nvidia: Intel +82%, AMD +78%, Alphabet (Google) +69%. Si iniziano a far sentire AMD e Intel, proprio i concorrenti storici di Nvidia, mentre di recente si aggiunge Alphabet (Google) che prova a far concorrenza a livello hardware. Le altre megacap rimangono invece al di sotto di Nvdia in termini di rendimento da inizio anno con Microsoft a ridosso del +17%, Apple a +15%, Meta a +6% e Amazon a +4%.

Vediamo comunque una forte tendenza di queste società a sviluppare data center, hardware e software IA. Il settore è ancora in forte espansione dal punto di vista fondamentale, ma la discrepanza tra prezzi di mercato e numeri lato fondamentale tra le varie aziende concorrenti risulta assolutamente sbilanciato. Anche indicatori come il Buffett Indicator segnalano una situazione da prendere con estrema cautela dal punto di vista fondamentale, i mercati non hanno segnato mai livelli così alti di sovrapprezzo. A livello tecnico i mercati ancora non presentano segnali di debolezza tali da poter individuare lo scoppio di una bolla e in tal merito gli indici principali come Nasdaq e S&P500 potrebbero fornirci dei segnali in futuro, soprattutto per via dell’enorme peso che questi titoli hanno all’interno degli indici in termini di capitalizzazione.

Outlook 2026, ecco i possibili scenari per i mercati globali. Cosa ci dobbiamo aspettare

Analisi per il nuovo anno delle prospettive macroeconomiche, politiche monetarie, valute, materie prime, indici azionari e criptovalute, più una selezione di titoli globali chiave.

Di David Pascucci – XTB

Nell’ultimo scorcio del 2025, i mercati appaiono ancora fortemente influenzati da incertezza geopolitica, politica monetaria in transizione e accelerazione degli investimenti in tecnologie AI, con il 2026 descritto come anno di “verifica” per valutazioni azionarie e scenari macro.

Sul fronte statunitense, la Federal Reserve è impegnata in un graduale allentamento monetario dopo aver riportato l’inflazione sotto il 3%, ma costretta a muoversi in modo prudente per l’incertezza generata dalla politica commerciale del presidente Donald Trump. L’inflazione USA è sicuramente in rallentamento, ma non è ancora “vinta”, con la possibilità di un soft landing nel 2026 supportato da un mercato del lavoro meno tirato, da guadagni di produttività legati all’uso dell’IA e da eventuali revisioni o sospensioni dei dazi da parte della Corte Suprema.

Nel 2026, l’economia europea entra in una fase di cauto ottimismo, con crescita moderata, ma ancora frenata da debole domanda interna, ritardo negli investimenti in R&S e forte dipendenza dal credito bancario. Da sottolineare il ruolo dei programmi UE per colmare il divario di innovazione e il peso di fattori politici e fiscali come principali rischi al ribasso per crescita e fiducia degli investitori. Relativamente alle valute e ai tassi di interesse, per l’EURUSD l’apprezzamento dell’Euro nel 2025 è stato trainato dalla debolezza del dollaro e dalla percezione della valuta europea come parziale valuta rifugio, con prospettive di ulteriore sostegno in caso di divergenza più marcata tra una BCE relativamente stabile e una Fed più espansiva. Tra i rischi, vengono evidenziati stagnazione prolungata nell’Eurozona, nuovi tagli BCE sotto il 2% e un indebolimento della fiducia nel debito europeo, che potrebbero comprimere i rendimenti relativi e la forza dell’euro.

In questo scenario, l’oro è stato un asset in forte ascesa nel 2025, con rialzi di prezzo record, quota in crescita nelle riserve delle banche centrali e particolare ruolo della Cina, in un contesto di de-dollarizzazione e ricerca di beni rifugio. Per il petrolio, la view di base è di eccesso di offerta nel 2026 con possibile discesa verso 50 dollari al barile; scenario, questo, che può tuttavia essere ribaltato da shock geopolitici e da eventuali restrizioni più severe sulle esportazioni russe.

I mercati azionari globali, invece, nel corso del biennio 2024-2025 sono stati caratterizzati dal rally dei titoli legati all’intelligenza artificiale, che potrebbe essere paragonato alla bolla dot-com pur avendo fondamentali molto più solidi e multipli medi inferiori rispetto alla fine anni ‘90. Tuttavia, persiste il rischio di correzioni in alcuni settori e il 2026 potrebbe rivelarsi il “momento della verità” per verificare se utili e margini sapranno giustificare gli ingenti investimenti in data center e infrastrutture AI. Le società strategiche, nei rispettivi settori, sono le seguenti: Palo Alto Networks e CyberArk nella cybersecurity, ASML nella litografia avanzata e semiconduttori, SMCI nelle infrastrutture AI, Alphabet come pilastro dell’infrastruttura digitale, LVMH nel lusso europeo e MP Materials nelle terre rare strategiche USA.

Per il mercato crypto, il 2025 è stato un anno di consolidamento per Bitcoin e di crescente centralità per Ethereum, grazie al ruolo dominante nelle applicazioni reali di blockchain e nella tokenizzazione degli asset. Il 2026 rappresenta un potenziale inizio di un ciclo in cui Ethereum potrebbe rafforzare il proprio peso relativo rispetto a Bitcoin nel lungo periodo, favorito da adozione istituzionale, quadro regolamentare più chiaro e caratteristiche intrinseche del protocollo (staking e potenziale componente deflazionistica).

Relativamente all’Italia, la sua economia è tra le più solide dell’area euro, con inflazione compresa tra l’1% e il 2%, disoccupazione ai minimi dagli anni ’80 e un mercato obbligazionario molto appetibile a livello europeo. Il FTSE MIB è stato infatti uno dei migliori indici europei nel 2025, trainato soprattutto dal settore bancario e da singoli titoli come Telecom, Iveco, Leonardo e Italgas, pur restando elevata la sensibilità rispetto all’andamento dei mercati statunitensi e delle grandi tech americane.

David Pascucci

Guardando al futuro, il 2026 potrebbe essere influenzato dal peggioramento delle dinamiche del mercato del lavoro su scala globale. Dopo l’arresto delle politiche monetarie espansive nel 2025, dovuto in gran parte all’inflazione globale alimentata artificialmente dai dazi, è probabile che il prossimo anno vedrà un proseguimento degli aggiustamenti iniziati tra Q1 e Q2 2025, con impatti importanti sulle strategie delle banche centrali e sul comportamento degli investitori. Su tutto, l’attenzione rimane costante sul settore azionario AI, dove titoli come Nvidia ed Apple oggi superano i 4.000 miliardi di dollari di capitalizzazione, Alphabet (Google) e Microsoft si trovano sopra i 3.000 miliardi di dollari mentre Amazon sopra i 2.000 miliardi di dollari (solamente Meta è a 1.500 miliardi di dollari). Per fare un confronto utile a capire il livello di capitalizzazione di queste aziende, quella di Nvidia supera l’intero debito pubblico italiano…

L’IA è una rivoluzione industriale: tra entusiasmi ed eccessi, puntare al lungo periodo

Nel giro di due anni, l’intelligenza artificiale è passata da curiosità da laboratorio a motore trainante dei mercati globali. Dietro l’entusiasmo una domanda: i titoli dell’IA valgono davvero così tanto?

Di Francesco Megna*

Dall’uscita di ChatGPT nel 2022, l’intero ecosistema tech, dai colossi ai piccoli sviluppatori, ha imboccato la strada dell’automazione intelligente. Le aziende che forniscono l’infrastruttura di questa rivoluzione, come Nvidia, Microsoft, Amazon, Google e Super Micro Computer, hanno visto le proprie azioni esplodere.
Gli investitori parlano di una nuova “età dell’oro digitale”, ma dietro l’entusiasmo serpeggia una domanda: i titoli dell’IA valgono davvero così tanto?

I numeri raccontano una storia chiara: molte società legate all’IA si scambiano a multipli di utili mai visti negli ultimi anni. Nvidia, per esempio, ha profitti solidi, ma la crescita sembra già “prezzata” dal mercato, e questo potrebbe esporre il titolo al pericolo di una correzione profonda in determinate condizioni di mercato; Super Micro sta vivendo una espansione rapida ma ciclica; Microsoft, invece, cresce in modo solido, con ricavi diversificati. Nel frattempo, il settore dei semiconduttori IA mostra un rapporto prezzo/vendite ai massimi dai tempi della bolla dot-com. Eppure, le aziende coinvolte oggi non vendono solo sogni, ma producono utili e dominano i mercati.

C’è da dire che ogni nuova tecnologia genera entusiasmo ma anche eccessi. Oggi, praticamente ogni società tech si definisce “AI-powered“, anche quando l’intelligenza artificiale è più marketing che sostanza. In Borsa, l’attenzione si concentra su pochi titoli: Nvidia e Microsoft da sole rappresentano una quota sempre più ampia della capitalizzazione totale dell’S&P 500. Un segnale di forza, ma anche di fragilità sistemica, se il mercato dovesse invertire la rotta.

Certo, non tutte le aziende IA sono uguali, e gli analisti distinguono tra chi  vende “pale e picconi” – ossia infrastrutture come chip, cloud e data center – e chi invece sviluppa applicazioni ancora in cerca di un modello di business. Nel primo gruppo, aziende come Nvidia, Microsoft e Amazon macinano utili concreti; nel secondo, società come Palantir o molte startup quotate vivono più di aspettative che di profitti. Eppure, secondo diversi analisti, la situazione non è paragonabile a quella del 2000, allorquando qualunque azienda che si fosse quotata sul Nasdaq e avesse avuto il suffisso “net” nella denominazione avrebbe visto crescere il valore delle proprie azioni di 100 volte in totale assenza di utili di un qualche tipo. Allora, infatti, molte società Internet non avevano ricavi né clienti; oggi, l’IA genera valore reale e ridisegna interi settori produttivi, ed è una rivoluzione industriale, non solo una moda passeggera.

Come accade in tutte le rivoluzioni, alcuni vinceranno e molti resteranno indietro. Nel breve termine, il rischio di correzioni è reale: le quotazioni sono spinte da aspettative altissime e tassi d’interesse ancora elevati; ma nel lungo periodo, l’IA resta un pilastro strategico dell’economia globale. Per gli investitori, la lezione è chiara: selezione e pazienza. Meglio puntare su chi costruisce le fondamenta dell’intelligenza artificiale, invece che su chi promette di conquistarla. Il mercato, quindi, sconta una crescita futura enorme ma non infinita. L’IA non è solo hype: è la prossima infrastruttura tecnologica globale.

* Responsabile commerciale Hub primario gruppo bancario, coordinatore gestori privati e business

I mercati globali sono entrati nell’era “a somma zero”: in crescita oro e rendimenti dei bond

L’incertezza in Medio Oriente fa salire l’oro, il Dow va a rilento dopo l’arresto del rally di Natale, le banche centrali si preparano per un mondo “a somma zero”. 

a cura dell’ufficio studi di Golden Avenue

I mercati globali stanno entrando in un fase in cui le decisioni adottate dai regolatori sembrano protese esclusivamente a “tamponare” le falle dell’economia mondiale, quest’ultima ancora stretta tra gravi crisi geo-politiche e una latente recessione economica.

E così, mentre le banche centrali reagiscono a pressioni contrastanti in una realtà economica e geopolitica in continuo mutamento, il Brasile ha aumentato i tassi per far fronte all’aumento dell’inflazione, mentre la Svizzera e il Canada li hanno ridotti per indebolire le proprie valute. La Banca centrale europea ha tagliato nuovamente i tassi ma ha segnalato un ulteriore allentamento, nonostante i rendimenti obbligazionari siano aumentati inaspettatamente. Con il ritorno di Trump alla Casa Bianca e l’incombere di potenziali minacce tariffarie, le politiche monetarie globali stanno divergendo fortemente, creando nuove sfide di mercato. Gli economisti avvertono che queste mosse potrebbero approfondire le divisioni tra le economie, con rischi di inflazione negli Stati Uniti e timori di deflazione in Europa sempre più pronunciati.

L’incertezza fa crescere l’oro. Il prezzo dell’oro è aumentato in queste settimane, mentre i timori legati all’instabilità politica in Medio Oriente spingono gli investitori a cercare opzioni più sicure. Il prezzo spot dell’oro si è attestato a 2.629,49 $ l’oncia, ma il rafforzamento del dollaro americano ha frenato ulteriori guadagni. Il metallo giallo è salito del 28% quest’anno, sostenuto dalle tensioni globali e dal calo dei tassi d’interesse negli Stati Uniti. Anche l’argento e il platino hanno registrato guadagni, mentre il palladio è sceso leggermente nell’ultima settimana. Gli investitori continuano a puntare sull’oro a causa dell’incertezza che regna in tutto il mondo. 

Crescono i rendimenti del Tesoro. Il rendimento decennale dei titoli del Tesoro è tornato sopra il 4,6%, salendo di 3 punti base al 4,607% dopo i dati contrastanti sulle richieste di sussidi di disoccupazione. Si tratta di un ritorno a livelli che non si vedevano da maggio, anche se leggermente inferiori al picco di questa settimana. Anche il rendimento del Tesoro a 2 anni è salito al 4,334%. I rendimenti dei Treasury, che si muovono inversamente ai prezzi, riflettono le reazioni degli investitori agli indicatori economici e ai segnali del mercato del lavoro. I mercati osservano con attenzione queste tendenze alla ricerca di indizi sulle prossime mosse della Federal Reserve.

Mercati. Le azioni statunitensi hanno chiuso con risultati contrastanti, con il Dow in rialzo di 28 punti mentre l’S&P 500 e il Nasdaq sono scesi leggermente al di sotto della parità. I titoli a piccola capitalizzazione hanno sovraperformato, con il Russell 2000 in rialzo dello 0,9%. I mercati hanno faticato a prolungare il rally di Babbo Natale e le contrattazioni sono rimaste leggere dopo la pausa festiva. Nel complesso, l’S&P 500 ha registrato un’ottima performance nel 2024, con un aumento del 25%, e si è mantenuto al di sopra della sua media mobile a 200 giorni per tutto l’anno. Gli strateghi di Citigroup raccomandano un inizio cauto del 2025, suggerendo agli investitori di concentrarsi su settori difensivi come la sanità e di selezionare con attenzione i titoli in crescita.

NVIDIA traina il boom dell’IA. Gli investitori retail hanno investito quasi 30 miliardi di dollari in Nvidia nel 2024, un balzo enorme rispetto al 2021, con un’impennata delle azioni della società di oltre il 180%. Valutata ora 3.000 miliardi di dollari, Nvidia è diventata il titolo più performante del Dow e ha rimpiazzato Tesla come titolo più acquistato dell’anno. Il successo dell’intelligenza artificiale l’ha resa una delle aziende preferite sia da Wall Street che dai trader di tutti i giorni, consolidando il suo ruolo di leader nel settore tecnologico.

Scivola il Bitcoin. Giovedì il Bitcoin è sceso del 3% a 95.420 $, anche se MicroStrategy ha previsto di emettere altre azioni per finanziare ulteriori acquisti. L’azienda ha recentemente acquistato 561 milioni di dollari in Bitcoin, nella settima settimana consecutiva di acquisti. Sebbene il Bitcoin sia salito del 135% quest’anno, gli operatori prevedono una certa volatilità a causa della scadenza di 43 miliardi di dollari in derivati sul Bitcoin e sull’Ether, che potrebbe innescare forti movimenti di mercato.

Previsioni sulla Cina. La Banca mondiale ha alzato le stime di crescita del PIL cinese al 4,9% per il 2024 e al 4,5% per il 2025, citando l’allentamento delle politiche e le forti esportazioni come fattori chiave. Tuttavia, la debolezza della fiducia dei consumatori, il mercato immobiliare in difficoltà e i possibili aumenti dei dazi statunitensi sotto il presidente eletto Trump restano sfide importanti. La Banca ha esortato a riformare il settore immobiliare, le finanze dei governi locali e le reti di sicurezza sociale per sostenere la crescita a lungo termine, poiché è improbabile che il settore immobiliare possa riprendersi prima della fine del 2025. 

Mercati ed elezioni: l’Europa riserva sorprese sui tassi, gli USA sull’Equity. Oro sempre più su

Analizziamo i mercati in vista delle imminenti elezioni americane. Guerre e tensioni geopolitiche sembrano non scalfire il trend di crescita, ma gli esiti incerti del confronto elettorale negli USA mettono paura.

Nonostante guerre e fortissime tensioni geopolitiche, i mercati fanno orecchio da mercante e sembrano poco inclini a considerare gli eventi come fattore di avversione al rischio. Ciò che guida adesso gli investitori di tutto il mondo, infatti, è la fiducia cieca sulla decrescita strutturale dell’inflazione – anche accettando livelli superiori alla soglia del 2% fissata dalle banche centrali – e la conseguente previsione di futuri guadagni sulla parte di portafoglio dedicata ai bond, nonchè l’elevata propensione al rischio sull’Equity dei settori tecnologi e finanziari, che insieme riescono a compensare la paura di una recessione. Quest’ultima, tuttavia, è ancora possibile e, per alcuni analisti tra i più autorevoli, anche probabile. 

In Italia, le previsioni di crescita sono in calo ma migliorano debito e deficit. L’istituto Ref Ricerche, infatti, ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita del PIL italiano, stimando un incremento dello 0,8% per il 2024 e il 2025, e dell’1,1% per il 2026. Secondo Ref, l’orientamento restrittivo delle politiche di bilancio frenerà la domanda interna e rallenterà l’economia; tuttavia, sono attesi miglioramenti sul fronte del deficit, previsto al 3,6% nel 2025, e del debito, con un calo stimato al 138% del PIL nel 2024. Anche l’inflazione è in calo, con stime all’1,7% per il prossimo anno. Di questo scenario, naturalmente, beneficerebbero i BTP, soprattutto quelli con scadenze più lunghe, che negli ultimi anni (da Agosto 2021 ad Ottobre 2023) hanno sopportato minusvalenze a doppia cifra (e con il 2 davanti).

La BCE, invece, riserva sorprese sui tassi, poichè potrebbe attuare presto un maxi-taglio. I membri della Banca centrale europea, infatti, hanno accennato alla possibilità di un significativo taglio dei tassi di 50 punti base a dicembre. Mārtiņš Kazāks, governatore della Banca di Lettonia, si è unito al banchiere centrale portoghese Mario Centeno nel dire che tale taglio è “sul tavolo”, dato che l’inflazione continua a rallentare. La BCE ha già effettuato tagli consecutivi dei tassi, i primi in 13 anni, e i dati recenti mostrano che l’inflazione nell’eurozona è scesa all’1,7% a settembre, al di sotto dell’obiettivo del 2% della BCE per la prima volta dal 2021.

Fuori dall’Unione Europea (ma di poco), il Regno Unito annuncia un cambio delle norme fiscali. La ministra delle Finanze britannica Rachel Reeves ha annunciato modifiche significative alla normativa fiscale del Paese, con l’obiettivo di liberare miliardi di sterline per gli investimenti nel bilancio di Ottobre-Novembre. Il cambiamento, che potrebbe spostare l’attenzione dal debito netto del settore pubblico a una misura più ampia, riguardante le passività finanziarie nette del settore pubblico (PSNFL), è pensata per creare più spazio finanziario per gli investimenti senza tagliare la spesa del settore pubblico. La mossa arriva mentre il Primo ministro Keir Starmer avverte che si prospettano tempi duri, con il governo che si trova ad affrontare un sostanziale “buco nero” nelle finanze pubbliche.

Negli Stati Uniti, Tesla guida il rimbalzo delle “Magnifiche sette“, registrando un’impennata del 19% una settimana fa e portando i titoli tecnologici delle “Magnifiche sette” – come vengono chiamate le big tech, ovvero Apple, Microsoft, Alphabet (Google), Amazon, Nvidia, Tesla e Meta Platforms – ai massimi da tre mesi dopo che la società ha ottenuto forti utili e previsto una crescita delle vendite di auto fino al 30% per il prossimo anno. Nonostante le fluttuazioni del mercato, i risultati positivi degli utili di società come United Parcel Service, che ha registrato la prima crescita dei profitti in quasi due anni, hanno contribuito a compensare i cali di titoli come IBM e Boeing. I Treasury hanno registrato un leggero rimbalzo, con i rendimenti dei titoli di Stato decennali scesi al 4,20%, mentre gli investitori si preparano a una maggiore volatilità in vista delle elezioni USA.

Nel frattempo, calano le richieste di disoccupazione, che sono scese di 15.000 unità (arrivando a 227.000 la scorsa settimana) e adesso segnalano una ripresa dalle perturbazioni causate dagli uragani Helene e Milton. Questo ritorno ai livelli precedenti all’uragano suggerisce che l’impatto economico delle tempeste potrebbe essere meno grave di quanto inizialmente temuto. Tuttavia, i rinnovi delle richieste di sussidio, un indicatore della disoccupazione in corso, sono aumentati a quasi 1,9 milioni, il valore più alto degli ultimi tre anni, riflettendo in parte gli effetti delle tempeste e del prolungato sciopero di Boeing, che ha dato origine a congedi forzati nella sua catena di fornitura.

Relativamente agli accadimenti post-elettorali, esiste negli operatori il timore che le politiche di Trump possano alimentare l’inflazione. Infatti, i trader si preparano a un possibile ritorno di Donald Trump, con il timore che le sue politiche possano peggiorare la crisi del costo della vita. Di conseguenza, i mercati delle scommesse e i rendimenti obbligazionari suggeriscono che Trump potrebbe varare misure inflazionistiche, quali forti dazi sulle importazioni e un giro di vite sull’immigrazione, misure che potrebbero entrambe far salire i prezzi. I costi dei prestiti, compresi i tassi sui mutui, stanno già aumentando con l’aumentare delle probabilità di una vittoria di Trump, con il tasso sui mutui a 30 anni che ha raggiunto il 7,09%. Nonostante gli alleati di Trump sostengano che le sue politiche non danneggeranno l’economia, i mercati indicano il contrario.

Fortunatamente, la recente ondata di vendite di Treasury statunitensi si è attenuata giovedì, con rendimenti che restano vicini ai massimi livelli da luglio. Questa settimana il rendimento a 10 anni ha toccato brevemente il 4,26%, spinto da dati economici statunitensi solidi, tra cui un calo delle richieste di sussidi di disoccupazione e risultati migliori del previsto per l’indice PMI e le vendite di abitazioni. La resilienza dell’economia, unita ai timori di politiche che aumenterebbero il deficit qualora Donald Trump vincesse le prossime elezioni, mantiene la pressione sui mercati obbligazionari. Sebbene le aspettative di tagli dei tassi da parte della Federal Reserve si siano ridimensionate, i mercati monetari prevedono comunque un taglio di 25 punti base per novembre e un allentamento di 135 punti base entro la fine del 2025.

Noncurante di tutto, l’oro sale sulla scorta delle tensioni geopolitiche e sul conseguente aumento della domanda di beni rifugio. I prezzi dell’oro hanno sfiorato i massimi storici una settimana fa, salendo dell’1% a 2.732,39 dollari l’oncia, trainate dalla domanda degli investitori in un contesto di incertezza geopolitica. Questa impennata, sostenuta dalle preoccupazioni per l’inflazione e dal disagio politico in vista delle elezioni americane, ha già fatto salire l’oro di oltre il 33% quest’anno. Nel frattempo, il palladio è balzato dell’8%, raggiungendo il livello più alto da dicembre del 2023, per via dei timori di turbolenze nelle forniture.

L’inflazione rallenta in Europa. Nvidia al di sotto delle aspettative: IA una bolla pronta a scoppiare?

L’inflazione si attenua in Europa, il Dow raggiunge un nuovo record e il mercato del lavoro USA mostra una forza sorprendente. Nel frattempo, le azioni Nvidia inferiori alle aspettative: si teme una bolla.

La scorsa settimana Nvidia ha riportato risultati contrastanti, che segnala un cambiamento del sentiment nei confronti del gigante dei microprocessori. Nonostante l’impressionante aumento del 120% del valore delle azioni nel corso dell’anno, le azioni di Nvidia hanno subito un calo del 7% nelle sedute after-hour. Il calo è legato alle crescenti preoccupazioni degli investitori riguardo alle difficoltà di produzione dei prossimi chip Blackwell e, soprattutto, alla potenziale bolla dell’intelligenza artificiale.

Eppure i mercati, stretti su pochissimi spunti al rialzo – forse uno solo, trainante, e cioè l’IA – continuano a vedere il bicchiere mezzo pieno. Infatti, i mercati finanziari hanno registrato un’impennata a metà settimana scorsa (giovedì), con Wall Street sostenuta dai dati economici incoraggianti sulla crescita e l’occupazione negli USA. In quella seduta, il Dow Jones ha raggiunto un nuovo record di chiusura, guadagnando lo 0,59%, mentre a Parigi il CAC 40 è salito dello 0,84%, arrivando al livello più alto da metà luglio, alimentato da prospettive economiche ottimistiche. La borsa di Milano, infine, è salita dello 0,6%. Di contro l’oro non smette di brillare, registrando prezzi in lieve rialzo (+0,91% a 2.526 $ l’oncia) spinti dalle speranze di un taglio dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve a settembre. Peraltro, le attuali incertezze economiche e geopolitiche continuano a sostenere la domanda di oro e altri metalli preziosi come argento, platino e palladio che hanno registrato ottime prestazioni, riflettendo una più ampia fiducia del mercato nei beni rifugio.

L’inflazione in rallentamento in Europa alimenta lo scenario di ribasso dei tassi. I prezzi al consumo hanno mostrato segni di sollievo in agosto, con il tasso della Germania che è sceso sotto la soglia critica del 2%, grazie a un calo del 5,1% dei prezzi dell’energia. Anche la Spagna ha riportato notizie positive, con un tasso d’inflazione sceso al 2,4%, grazie alla riduzione dei costi dei generi alimentari e del carburante. Per quanto riguarda l’Italia, la stima dell’Eurostat indica un’inflazione in calo all’1,3% (dall’1,6%). Questi sviluppi suggeriscono che l’Europa stia finalmente iniziando a vedere la luce in fondo al tunnel dell’inflazione, e una loro stabilizzazione durante i prossimi mesi segnerebbe una spinta al ribasso con alti margini di certezza per gli investitori, che a quel punto potrebbero dirigere liquidità “pesante” verso il settore obbligazionario.

Cosa potrebbe turbare questo quadro deflattivo? Il mercato del lavoro USA, per esempio, che mostra una forza inaspettata. Il 24 agosto l’occupazione negli Stati Uniti ha registrato un rimbalzo positivo, con il numero di disoccupati ufficialmente sceso di 2.000 unità a 231.000. Questo calo inaspettato evidenzia la persistente resilienza del mercato del lavoro statunitense, in controtendenza rispetto ad alcune previsioni economiche, e fa intravedere l’allontanamento di una recessione più volte annunciata con la segreta speranza di poter consentire un ciclo di ribasso dei tassi più rapido. Anche la BCE, del resto, è stata invitata ad andarci piano coi tagli dei tassi, messa in guardia da Isabel Schnabel (nella foto), membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea (BCE), contraria ad un taglio troppo rapido dei tassi e incerta sul percorso per riportare l’inflazione al 2%. Secondo la Schnabel, infatti, sebbene le prospettive di fondo della BCE suggeriscano che l’inflazione potrebbe raggiungere l’obiettivo entro il 2025, le persistenti pressioni sui prezzi, in particolare nel settore dei servizi, consigliano un approccio più graduale nell’allentamento delle politiche monetarie restrittive.

Su tutto, però, incombe la nube dell’IA, che secondo diversi analisti potrebbe essere una bolla speculativa pronta a scoppiare, alimentando preoccupazioni diffuse lungo le più disparate direzioni: dai timori di una “superintelligenza” incontrollabile alle richieste di una regolamentazione più severa da parte dei sostenitori dell’etica nel campo dell’IA. Tuttavia, la preoccupazione maggiore che scuote i mercati è legata all’eventualità di una bolla speculativa guidata dall’IA. La recente performance azionaria di Nvidia ha riacceso questi timori, mentre i giganti tecnologici continuano a riversare denaro nell’intelligenza artificiale, spesso senza ottenere rendimenti significativi a breve termine; tutti segnali tipici delle innovazioni “disruptive” che, come Internet nel 2000, hanno segnato un passaggio doloroso dei mercati prima di dispiegare i propri effetti positivi. Nonostante questi aspetti poco rassicuranti, alcuni leader del settore, come Sundar Pichai di Google, sostengono che “il rischio di sotto-investire è drammaticamente maggiore rispetto al rischio di sovrainvestire”, respingendo le preoccupazioni relative a un mercato dell’IA eccessivamente gonfiato. 

I profitti di Nvidia non salveranno l’economia Usa. La recessione è già iniziata

L’economia americana ha sfruttato tutti i margini di manovra possibili per rimandare la crisi ma l’ipotesi di una collisione tra politica fiscale e politica monetaria è ora altamente probabile.

Di Maurizio Novelli, gestore del fondo Lemanik Global Strategy

Gli Stati Uniti hanno deciso di percorrere fino in fondo la strada dell’instabilità finanziaria. Ormai la scommessa del sistema è passata da sette titoli alla totale concentrazione su un solo titolo. Questo non è mai accaduto nella storia dell’economia, ma conferma sempre più uno scenario speculativo iper concentrato che ormai fa paura anche a coloro che sono dei permabull (investitori rialzisti).

Tutti sanno che i profitti di Nvidia non sono sufficienti a salvare l’economia americana dalla crisi del sistema bancario e non eviteranno una probabile recessione. Una sola società non può modificare il quadro fondamentale dell’intera economia, sebbene possa essere utilizzata nel breve termine come una grande fonte di distrazione dai problemi strutturali sempre più evidenti. L’analisi dei bilanci delle banche americane ci dice che è già iniziata una crisi finanziaria, esattamente come nel marzo del 2007, quando i bilanci delle banche dicevano la stessa identica cosa, anche se Wall Street ha cercato di nascondere fino alla fine la realtà. La grande operazione mediatica concentrata su un’unica società (Nvidia) evidenzia la debolezza del sistema e non la sua forza. In una casa dove i muri portanti vanno in pezzi, festeggiamo l’inizio di una nuova serie televisiva che ci terrà impegnati sul divano per qualche serata senza guardare le vaste crepe sulle pareti.

I problemi delle banche Usa. Il Ministero del Tesoro e la Fed stanno facendo i conti delle perdite che circolano nelle banche sui prestiti al Commercial Real Estate, prestiti che ammontano a 4,5 trilioni o il 20% del Pil. Un anno fa erano emerse perdite sul portafoglio titoli delle banche per circa 850 mld di dollari (pari al 30% del Tier 1). Alcune banche sono fallite, le altre hanno immediatamente immobilizzato il portafoglio per non contabilizzare le perdite e non fallire. Oggi circa 4.200 banche americane evidenziano una esposizione media del 60% del portafoglio prestiti al solo settore del Commercial Real Estate, e il range di esposizione varia da un minimo del 30% a un massimo dell’80%. Il rischio ponderato sul Tier 1 è pari a circa il 120%. Ma nulla sappiamo delle dinamiche di rischio che esistono anche su altri segmenti del portafoglio crediti, in particolare su Leverage Loans, credito al consumo e prestiti al Private Equity, che evidenziano un aumento delle insolvenze ormai da mesi.

Leggendo i bilanci delle banche americane, ci si accorge che ormai l’unica cosa che viene contabilizzata è solo il margine d’interesse e le commissioni, mentre le altre poste di bilancio (loans e investimenti) sono valutate al “fair value” o al prezzo di carico. Quando una banca ha un problema sul portafoglio crediti vuol dire che ha prestato soldi ai clienti sbagliati, ma quando 4.200 banche hanno un problema sul portafoglio crediti vuol dire che l’intero sistema a cui hanno prestato denaro è in crisi. A questo punto, indipendentemente da quello che la Fed deciderà di fare sui tassi, l’economia è destinata a subire un credit crunch e poi una recessione, e occorre sottolineare che il sistema non è nella condizione di reggere una recessione.

Infatti, lo stock di debito speculativo (10 trilioni di dollari) accumulato in 14 anni di tassi a zero è già ora in crisi. In caso di recessione i tassi di default procurerebbero un contagio incontenibile. Per evitare l’inevitabile possiamo anche manipolare i dati macro come si fa in Cina, e non contabilizzare le perdite su bilanci bancari. Ma anche facendo così l’economia cinese non è riuscita a evitare la crisi, sebbene abbia un sistema finanziario “chiuso” e teoricamente controllabile.  Per rimandare un “destino già segnato”, gli Stati Uniti spingono sull’intervento pubblico a oltranza e sulle linee di credito aperte dalla Fed per sostenere le banche in difficoltà. Questo vuol dire che il sistema è ormai in un costante bailout giornaliero.

Quanto può durare questa situazione nessuno lo sa ma è evidente che non può reggere a lungo. L’andamento della borsa, sostenuta da un solo titolo, non può modificare purtroppo la “cartella clinica” del paziente in coma. La strategia di tamponamento, l’unica per ora possibile, proseguirà fino alle elezioni Usa, anche se non sappiamo se da qui a novembre l’economia reggerà. C’è una elevata probabilità che l’amministrazione Biden possa affrontare le elezioni con un’economia in recessione, in pre-recessione e con una crisi finanziaria che bussa alla porta. D’altronde Cina, Europa, UK e Giappone sono già dove sarebbero oggi gli Stati Uniti senza la spesa pubblica fuori controllo per gli interventi di sostegno al sistema fallito. È quindi probabile che la Fed sia costretta a ridurre i tassi prima delle elezioni, ma poiché la discesa dell’inflazione mostra una certa difficoltà, la riduzione arriverà tardiva, peggiorando la situazione già critica nello Shadow Banking System e nel credito speculativo in circolazione.

Il credit crunch provocato dalle difficoltà del sistema bancario non farà che accentuare i problemi sul credito all’economia. Il secondo trimestre dell’anno si preannuncia piuttosto critico e richiederà ulteriori massicci interventi pubblici e ulteriori iniezioni di liquidità da parte della Fed per sostenere le banche e l’economia. Dopo l’avvio della restrizione del credito all’economia procurata dal sistema finanziario in difficoltà già da sei mesi, si assisterà ora al cedimento dei consumi interni, poiché lo stock di risparmio disponibile, anche quello frutto di generose erogazioni fiscali, è finito.

Intelligenza artificiale e mercati, nel 2024 le aziende AI alla prova delle performance

L’intelligenza artificiale è stata la principale tendenza del mercato azionario del 2023. Le previsioni sugli utili delle aziende indicano una crescita significativa dei ricavi e dell’EBITDA nel prossimo anno.

A cura di XTB Outlook

La prima ondata di interesse attorno al settore dell’intelligenza artificiale in rapida crescita è ormai alle nostre spalle. Ciò non significa, però, che nel 2024 il tema dell’intelligenza artificiale non rimarrà sui tabloid dei principali media. Per gli investitori, tuttavia, la domanda chiave potrebbe essere se, oltre all’attenzione mediatica vista nel 2023 (a cui ha fatto seguito anche un rialzo delle valutazioni delle aziende di questo settore), seguirà un miglioramento delle performance finanziarie delle aziende più strettamente legate a questo mercato.

Vale la pena tenere presente che tra le aziende di intelligenza artificiale più riconoscibili, molte di loro sono anche elencate come le più grandi aziende del mercato statunitense. Osservare come Nvidia, Microsoft o Google potrebbero comportarsi a livello fondamentale il prossimo anno può, oltre a fornire informazioni sulla sfera dell’intelligenza artificiale in sé, anche fornire una visione di come potrebbe comportarsi Wall Street nel suo complesso. Le attuali previsioni sugli utili per il 2024 indicano un’ulteriore crescita nel mercato dell’intelligenza artificiale. Si prevede per lo più che le aziende rappresentative registrino una crescita su base annua considerevole dei ricavi e dell’EBITDA, il che potrebbe gettare le basi per una seconda ondata di ottimismo verso l’intelligenza artificiale. Inizialmente, l’intelligenza artificiale è stata associata a un’ondata di speculazioni, ma come mostrano i dati del 2023 e le stime per il 2024, il settore sta in realtà mostrando segni di crescita organica considerevole.

A questo proposito, vale la pena esaminare le aziende che erano/sono in difficoltà con la redditività nel 2023, ma si prevede che il prossimo anno cambierà questa situazione. Dopo anni di perdite e di “cash burn”, la società tecnologica Palantir ha avuto un anno in cui ha raggiunto la redditività per la prima volta nella sua storia. L’azienda ha fatto un salto notevole negli accordi commerciali non solo con il settore pubblico ma soprattutto con il settore privato nel 2023, tra cui Amazon Web Services, Oracle e Panasonic. Palantir può quindi aspettarsi due catalizzatori positivi: il settore civile in crescita e lo sviluppo di prodotti e servizi di intelligenza artificiale per le agenzie di difesa e di intelligence, poiché la geopolitica rende i suoi prodotti più che mai necessari. D’altro canto, la mancanza da parte di Palantir di un modello di abbonamento ricorrente basato sul cloud rimane un ostacolo alla prevedibilità e limita la visibilità sulle aspettative del management per l’accelerazione della crescita dei ricavi.

Un’altra azienda innovativa che non è ancora conosciuta nel vasto mercato, e le previsioni finanziarie sembrano favorevoli, è SoundHound. L’obiettivo dell’azienda è sviluppare tecnologie di riconoscimento vocale e musicale basate sull’intelligenza artificiale e creare strumenti per assistere da remoto i dipendenti con l’intelligenza artificiale. La società ha avuto una mancanza di redditività, che è stata peggiorata da un contesto di politica restrittiva della banca centrale, il che significa che il costo del debito è aumentato con i limitati finanziamenti esterni disponibili. Il prossimo anno, tuttavia, si prevede che questa situazione possa cambiare poiché si prevede che ci sarà un notevole processo di tagli dei tassi. I minori costi del servizio del debito e la crescita dei ricavi prevista della società potrebbero annullare l’ondata di ribasso che la società ha vissuto nel 2023.

Le prospettive macroeconomiche restano fondamentali. Si prevede che l’intelligenza artificiale generativa crescerà in modo esponenziale, secondo le previsioni, e rappresenterà una parte fondamentale degli investimenti tecnologici delle aziende in futuro.

Schmitt, ETHENEA: le valutazioni dei titoli IA sono difficilmente sostenibili

La trimestrale di Nvidia è stata straordinaria, ma la contrazione potenziale è troppo elevata. Vanno seguite le aziende IA che crescono senza clamore, con una solida crescita fondamentale e valutazioni interessanti.

“Non vogliamo sottovalutare il fatto che l’intelligenza artificiale abbia il potenziale per cambiare molte cose, dai guadagni di efficienza ai nuovi prodotti e servizi, ma siamo scettici rispetto alla convinzione diffusa che ciò possa avvenire in modo così rapido, come suggeriscono le recenti performance di alcuni titoli già molto noti”. È l’opinione di Christian Schmitt, portfolio manager di Ethenea Independent Investors.

Sebbene l’intelligenza artificiale (IA) non sia una novità, l’argomento sembra essere arrivato al grande pubblico soltanto con l’applicazione ChatGPT. Non passa quasi giorno senza che un’altra azienda pubblicizzi le proprie soluzioni e capacità di intelligenza artificiale, e l’argomento sta prendendo piede anche nel mercato azionario. L’IA non è tutta fantasia e in qualche modo è già realtà: gli ultimi risultati trimestrali di Nvdia sono stati in ogni caso straordinari. Questo sviluppo fondamentale è ovviamente impressionante. Per essere considerata un investimento, tuttavia, anche la valutazione deve essere corretta. La parola d’ordine è: “crescita a un prezzo ragionevole“. In ogni caso, con un rapporto prezzo-utile atteso di circa 50, il potenziale di contrazione è troppo elevato, e il rischio di contrattempi è troppo grande se le elevate aspettative di crescita non venissero soddisfatte.

L’esperienza ci insegna che i temi e i titoli particolarmente pubblicizzati, inondati di afflussi nelle strutture di fondi attivi o passivi, hanno difficoltà a mantenere le aspettative – e quindi i livelli di valutazione – nel tempo. È vero che la valutazione gioca un ruolo sempre più secondario con un orizzonte temporale più lungo, a condizione, però, che lo sviluppo fondamentale sia corretto. Il passato ha anche dimostrato che è molto difficile individuare subito i vincitori a lungo termine nelle rivoluzioni tecniche, anche se a posteriori sembra abbastanza ovvio. In ogni caso, fino alla grande ondata di popolarità di ChatGPT di Microsoft, era Alphabet a essere considerato il leader nel campo dei modelli linguistici di intelligenza artificiale.

La concorrenza è molto dinamica. “Quindi, dal punto di vista delle scelte di asset allocation, nel fondo ETHNA-DYNAMISCH abbiamo già investito in alcune società che operano nello spazio dell’IA“, sottolinea Schmitt. “anche se non è stata questa la base della nostra decisione di investimento iniziale. Nella nostra watch list ci sono anche alcuni titoli rilevanti e non esiteremo a investire quando si presenteranno le opportunità. Fino ad allora, tuttavia, preferiamo le aziende che stanno prosperando al di fuori del clamore. Quelle con una solida crescita fondamentale, preferibilmente con una buona visibilità, e valutazioni interessanti, ovvero i titoli orientati alla crescita con multipli prezzo/utili (P/E) relativamente bassi, i cosiddetti Garp (Growth at a reasonable price)”.

Ethenea: borsa USA “ristretta”. Apple capitalizza più dell’intero indice Russell 2000

Un quarto dell’S&P 500 è concentrato in cinque titoli (Apple, Microsoft, Alphabet, Amazon e NVIDIA). La sola Apple ha una capitalizzazione maggiore dell’intero indice Russell 2000.
 
“L’aumento degli squilibri è stato particolarmente evidente negli ultimi tempi sui mercati azionari. In particolare negli Stati Uniti si è visto che l’andamento del mercato è stato influenzato solo da poche importanti azioni. È facile rilevare tali squilibri confrontando il noto indice S&P 500, ponderato per la capitalizzazione di mercato, con la sua variante equiponderata meno nota. Quest’ultima è rimasta da inizio anno in prossimità dello zero, mentre l’S&P 500 ha registrato rialzi a tratti anche a due cifre. Il titolo azionario medio non riesce dunque a decollare, mentre l’S&P 500 ha registrato plusvalenze. Questo fenomeno viene occasionalmente definito “scarsa ampiezza del mercato“. È l’analisi di Christian Schmitt, portfolio manager di Ethenea Independent Investors.
 
Il peso dei cinque titoli con la maggiore capitalizzazione di mercato (Apple, Microsoft, Alphabet, Amazon e NVIDIA) costituisce quasi un quarto della capitalizzazione dell’indice. Già Apple, da sola, ha raggiunto una capitalizzazione di oltre 2,5 trilioni di euro, superando addirittura leggermente l’intera capitalizzazione del Russel 2000 (un indice azionario di small cap statunitensi rinomato su scala mondiale). Ulteriori esempi della riduzione dell’ampiezza del mercato sono riscontrabili anch’essi soprattutto negli Usa. Ad esempio, in seguito alla recente crisi del mercato bancario, la capitalizzazione di mercato della più grande banca statunitense, J.P. Morgan, ha superato nettamente quella aggregata delle 143 banche regionali comprese nell’S&P Regional Banks Index.
 
Lo scorso anno anche la performance del titolo della casa automobilistica statunitense Tesla ha riflesso questi sviluppi nel confronto con il resto del mercato globale di tutti i produttori di automobili. Un simile andamento si osserva, al di là delle differenze accessorie, in due delle cinque principali azioni dell’S&P 500, Amazon e il produttore di chip NVIDIA. La capitalizzazione di mercato di quest’ultimo è attualmente pari a quasi 30 volte il fatturato (non l’utile) dello scorso anno. “L’evoluzione fondamentale per lo più ottima di tutti i singoli titoli menzionati sopra potrebbe sicuramente continuare e gli squilibri del mercato potrebbero pertanto ulteriormente rafforzarsi”, sottolinea Christian Schmitt. “Inoltre, le aree del mercato che finora hanno sottoperformato potrebbero recuperare terreno – le quotazioni offrono margini in tal senso – con conseguente riduzione degli squilibri. In ogni caso è importante essere a conoscenza di questi sviluppi e seguirne l’andamento”.