Maggio 2, 2026
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La Longevity e l’allungamento della vita media: vietato sopravvivere ai propri risparmi

Con l’approssimarsi dell’età pensionabile, la paura di poter sopravvivere ai propri risparmi e ridurre il proprio tenore di vita è quella che più di tutte dovrebbe occupare i pensieri delle famiglie di tutto il mondo.

Com’è noto, anche i risparmi possono “morire”, ossia estinguersi per via delle più disparate cause che la vita ci riserva: peggioramento improvviso della salute, incidenti con invalidità, spese straordinarie improvvise per l’immobile, perdita improvvisa del posto di lavoro, debiti non più sostenibili ed altro ancora. Già con l’approssimarsi dell’età pensionabile, pertanto, la paura di poter sopravvivere ai propri risparmi, riducendo il proprio tenore di vita, è statisticamente quella che più di tutte occupa i programmi delle famiglie di tutto il mondo, ben conoscendo che il miglioramento delle condizioni di vita e il conseguente allungamento della vita media costringono, in età avanzata, a dover far fronte a maggiori spese aggiuntive, in special modo quelle di tipo sanitario.

Il rischio di una vita più lunga, infatti, è quello di vedersi allungare proprio il periodo di vita in cui gli individui vivono in condizioni di cattiva salute, durante il quale è maggiore la spesa per cure sanitarie a fronte di pensioni sempre più basse. Ergo, se fino al 1990 gli importi medi delle pensioni ed una riserva media di risparmio di 75.000 euro riuscivano a fronteggiare l’aumento delle spese dell’intera vecchiaia, oggi e nel futuro prossimo saranno a malapena sufficienti 150.000 euro di risparmi liquidi per farvi fronte, calcolando una diminuzione media delle pensioni del 30% e un costo della vita in cui gli effetti dell’alta inflazione sul potere d’acquisto (-30% tra il 2022 e il 2030) saranno consolidati definitivamente, senza alcuna possibilità di recupero se non attraverso un aumento dei redditi reali che in Italia non aumentano da trenta anni.  

Secondo i dati di ISTAT e INPS, In Italia esistono 2,5 milioni di anziani non autosufficienti, 2,8 milioni di familiari che si prendono cura di questi ultimi e un esercito di 900.000 badanti, per un costo medio di 15.800 euro all’anno per ogni badante. Già oggi, le pensioni della P.A. non sono sufficienti a permettere una badante senza il contributo economico dei figli – tanto che il ricorso alle RSA è sempre più in crescita anno per anno – per cui i futuri pensionati hanno l’obbligo di cercare una copertura adeguata: chi ha un reddito elevato ed una buona capacità di risparmio riuscirà a mettere da parte il denaro sufficiente per far fronte in autonomia alle spese di vecchiaia, chi ha un reddito più basso deve valutare strumenti alternativi di trasmissione del rischio, come le polizze Long Term Care (LTC). Questi ultimi sono prodotti assicurativi che tutelano l’individuo dal rischio di inabilità e perdita di autosufficienza, intesa come incapacità di riuscire a svolgere in modo autonomo tutte le tipiche azioni quotidiane che, secondo la Circolare del Ministero del Tesoro numero 14 del 1992, individuano in modo specifico il concetto di indipendenza: vestirsi, lavarsi, mangiare e preparare i pasti, espletare i bisogni fisiologici, fare la spesa o commissioni di vario tipo, spostarsi nell’ambiente domestico o per raggiungere il luogo di lavoro, svolgere le faccende domestiche, conoscere il valore del denaro, orientarsi nello spazio e nel tempo, essere in grado di provvedere a sé in una situazione d’emergenza e di chiedere soccorso, leggere, mettere in funzione la radio e la televisione, guidare l’automobile.

La polizza LTC permette di ottenere una rendita vitalizia in caso di improvvisa impossibilità fisica di condurre la maggior parte delle operazioni quotidiane a causa di malattia o infortunio, ed è sottoscrivibile in due formule: quella temporanea e quella a vita intera. La prima prevede un periodo predefinito entro il quale possa verificarsi l’inabilità o non autosufficienza, ed entro il quale la polizza copre il rischio; la seconda non pone vincoli temporali e la copertura interviene da quando l’evento si verifica per tutta la durata della vita. Al momento circolano sul mercato diverse di queste polizze, per le quali vale in linea di massimo il principio secondo cui “meno costano, meno coprono”. Infatti, prima di sottoscrivere questo particolare tipo di polizza assicurativa, è bene verificare quali metodi e parametri usano le compagnie per determinare la non autosufficienza dell’assicurato, poiché i test di verifica della non autosufficienza sono molto rigidi, e non sono pochi i casi l’eccessiva severità della compagnia assicurativa nel non riconoscere la sussistenza anche di uno solo dei parametri di non autosufficienza abbia prodotto lunghi strascichi in tribunale.

Infatti, in generale una persona viene definita non più autosufficiente quando non è più capace di compiere almeno quattro delle sei attività elementari della vita umana necessarie per la cura personale: nutrirsi, lavarsi, vestirsi, muoversi, essere continente e spostarsi. In alcuni casi, poi, è previsto che la copertura della LTC operi anche nel caso in cui dovesse essere diagnosticata la perdita irreversibile delle facoltà mentali, causata dal morbo di Alzheimer o da altre forme di demenza senile. Pertanto, nel momento in cui l’assicurato “apre il sinistro”, ossia comunica alla compagnia assicurativa la perdita della propria autosufficienza, dovrà essere sottoposto ad un esame medico (raramente solo in via documentale) condotto da personale inviato in tempi brevi dalla stessa compagnia, la quale assumerà un atteggiamento “rigido”, atto ad escludere il più possibile il rischio che l’assicurato sia in grado, in realtà, di svolgere anche una sola delle attività elementari della quotidianità dichiaratamente non più sostenibili. Ed è in questo caso che nascono le contestazioni e gli accertamenti, che allungano non poco l’inizio dell’entrata in funzione delle prestazioni assicurative. Per questo motivo è meglio affidarsi a compagnie solide, fare una indagine accurata sui canali di informazione più accessibili (i social network sono una miniera per le recensioni) e studiare attentamente tutte le clausole del contratto.

L’assicurazione Long Term Care è detraibile al 19% dalle imposte sul reddito. L’importo complessivo annuo detraibile è pari a 1.291,14 euro. I costi variano a seconda che si scelga una polizza temporanea o a vita intera e a seconda dell’età dell’assicurato, e ogni contratto prevede controlli medici preventivi e un periodo di latenza tra la firma del contratto e l’entrata in validità della polizza. Inoltre, i tempi di attesa che intercorrono tra la denuncia e l’erogazione della rendita mensile possono essere lunghi, fino a 210 giorni, ma ci sono compagnie che la riconoscono anche dopo soli 90 giorni. Tutte queste informazioni potrebbero essere veicolate dai consulenti finanziari, che hanno ben chiaro il momento in cui, all’interno della pianificazione patrimoniale del cliente-famiglia, sia bene inserire gli accantonamenti – sotto forma di polizza LTC o altro – per la longevità, che necessariamente deve precedere (di poco) la pianificazione successoria e il passaggio generazionale.

Elezioni Enasarco, i programmi delle liste. Ecco quello di “Fare Presto!”

Si scaldano i motori per le elezioni del 24 Settembre alla nuova governance di Enasarco, la cassa di agenti di commercio e consulenti finanziari. Patrimoni&Finanza pubblicherà i programmi delle liste in corsa per la maggioranza del consiglio di amministrazione, insieme ad una serie di interviste.

Tra il 24 settembre e il 7 ottobre 2020, agenti di commercio, consulenti finanziari e rappresentanti delle imprese saranno chiamati a scegliere l’Assemblea dei 60 delegati Enasarco che, di lì a breve, eleggerà poi i 15 componenti del consiglio di amministrazione di Fondazione Enasarco per il quadriennio 2020/2024.

Nelle scorse settimane, non sono mancate le polemiche, che anzi hanno riempito le cronache economiche per via di azioni e reazioni da parte degli opposti schieramenti, anche con probabili strascichi legali. Poi, da più parti, la scorsa settimana è arrivato un richiamo ad abbassare i toni della contesa, che rischiava di allontanare gli oltre 220.000 agenti e consulenti dalle urne.

La lista unitaria “Fare Presto!” (sostenuta da Anasf, Federagenti, Fiarc e Confesercenti) dichiara di voler rilanciare la mission della Fondazione. “Nella nostra coalizione ci sono agenti di commercio e consulenti finanziari, due mondi che hanno scelto un progetto unitario per le sfide che Enasarco è chiamata ad affrontare: su tutte la previdenza, un piano per i giovani e la valorizzazione delle risorse finanziarie di cui dispone l’Ente”, recita una nota congiunta trasmessa dalla lista. “Ci presentiamo per governare la Fondazione e invertire la tendenza negativa messa in atto da gestioni, presenti e passate, che hanno portato Enasarco a un lento e inesorabile declino: su tutti, la perdita media di 5.000 iscritti l’anno”. “La nostra proposta riguarda un metodo di lavoro più moderno, al passo con le nuove dinamiche del settore dell’intermediazione, al fine di garantire ai circa 220.000 agenti e consulenti una pensione e un’assistenza degne di questo nome.

Il comunicato di “Fare Presto!” non fa mancare un affondo competitivo rivolto alle altre liste “…Lo scenario economico si trasforma velocemente, e in questi anni la governance di Enasarco non ha saputo intercettare quei cambiamenti: noi abbiamo intenzione di farlo, mettendo in campo competenze e serietà.

Entrando nel dettaglio del programma di lista, si parte da un assunto imprescindibile: il Presidente deve essere un agente di commercio o un consulente finanziario. “Mai più presidenti burocrati e sindacalisti che non hanno versato i loro contributi nelle casse dell’Ente, oppure iscritti furbescamente pochi mesi prima di essere eletti. Il Presidente deve essere un vero agente di commercio oppure un consulente finanziario, in attività o in pensione, iscritto ad Enasarco da almeno 10 Anni! Solo chi vive e conosce realmente i sacrifi­ci di queste professioni può davvero rappresentarci”.

E poi eliminazione dei 20 anni di contributi obbligatori, mai più agenti c.d. silenti, mai più discriminazioni. “Nessun iscritto ad Enasarco ancora attivo rischierà mai più di diventare silente. La giustizia e l’equità sarà ristabilita, attraverso il riconoscimento di una rendita contributiva con cinque anni di versamenti anche a chi si è iscritto prima del 2012, purché ancora in attività”.

Se avrà la maggioranza, “Fare Presto!” dichiara di voler mettere in atto tutta una serie di procedure e accorgimenti che permettano l’anonimato a quegli agenti di commercio che decidono di segnalare le aziende che non versano i contributi Enasarco, al fine di non ricevere ritorsioni sul lavoro. “Istituiremo una task force per lo sviluppo e il perfezionamento di algoritmi che consentano di individuare automaticamente tutte le aziende che non versano i contributi Enasarco. Per un’azienda che paga regolarmente i contributi Enasarco, le aziende che non li pagano rappresentano concorrenza sleale. Tanti milioni di euro sono venuti a mancare dalle casse di Enasarco per evasione contributiva. Troppe aziende estere evadono impunemente i contributi Enasarco, arrecando un danno enorme agli agenti di commercio italiani”.

Relativamente alle pensioni erogate dalla Fondazione, la lista dichiara di voler porre un termine all’ingiustizia di essere pensionato INPS e dover continuare a pagare i contributi Enasarco. “Sarà sufficiente essere pensionato INPS per poter smettere di lavorare e percepire immediatamente anche la pensione Enasarco e/o la rendita contributiva”.

La lista promette anche l’attivazione di uno “sportello reclami” più efficiente per gli iscritti alla Cassa, e di un Contact Center che fornirà informazioni telefoniche. Inoltre, sarà attivo un servizio legale composto da avvocati che si occuperanno di recuperare i contributi non versati dalle aziende mandanti, nonchè di tutte le problematiche inerenti le società immobiliari che gestiscono le case dell’Ente.

Un punto innovativo del programma è rappresentato dalla pretesa che Enasarco debba poter incamerare tutti i contributi generati dall’attività dei giganti dell’E-Commerce, che saranno fondamentali per il risanamento dei conti dell’Ente. “Le regole devono essere uguali per tutti, ed Enasarco deve poter incamerare tutti i contributi generati dai giganti del Web”, dichiarano.

Altro punto fondamentale è quello di rafforzare l’azione di attrazione dei giovani verso la professione di agente o consulente finanziario. Si tratta, per “Fare Presto!”, dell’unica garanzia per i pensionati di domani nel ricevere le future pensioni. “Non ci sarà nessuna Enasarco del domani senza i giovani agenti di commercio di oggi, per cui sarà necessario elaborare programmi per consentire ad Enasarco di entrare nelle scuole, per insegnare ai giovani una strada diversa, quella della vendita, e garantire alla categoria un ricambio generazionale”.

Elezioni Enasarco, intervista a Valerio Giunta. “Un albero che cade fa più rumore di una foresta che cresce”

Gli agenti di commercio ed i consulenti finanziari hanno una grande responsabilità, quella di portare una mentalità nuova in ogni azienda e avventura imprenditoriale. Fondamentale, per il futuro, realizzare un centro studi universitario per agenti di commercio e per consulenti finanziari, allo scopo di far conoscere la bellezza di queste professioni e dar loro dignità accademica.

Prosegue il ciclo di interviste di Patrimoni&Finanza sulle vicende di Enasarco, la cassa di previdenza privata degli agenti di commercio e dei consulenti finanziari che, da qualche mese, è al centro di durissime polemiche per via del lungo rinvio, da parte della maggioranza del CdA, delle elezioni inizialmente fissate per il 17 Aprile.

Valerio Giunta, imprenditore riminese attivo nel settore della selezione di agenti di commercio e consulenti finanziari, è candidato nella lista “Consulenti finanziari uniti in Enasarco” alle prossime elezioni (24 Settembre – 7 Ottobre 2020) per il rinnovo dell’Assemblea dei delegati della Cassa di previdenza.

Lo abbiamo intervistato.

Un imprenditore in cima ad una lista di candidati consulenti finanziari alle elezioni di Settembre in Enasarco: come è nata questa apparente “invasione di campo”?

La mia storia professionale, da ormai 30 anni, ruota nell’ambito delle risorse umane: prima nel mondo cooperativo e poi nelle agenzie per il lavoro. Da 10 anni ho una mia azienda (Start Up Italia Srl), specializzata nel mondo del personale di vendita e nel settore delle reti di consulenza finanziaria. In un lavoro delicato, come quello della ricerca e selezione del personale, occorre una certificazione che il lavoro sia svolto bene e senza arrecare danni all’elemento debole della triangolazione agenzia-azienda-candidato, che è appunto il candidato. Per questa ragione, ho aperto dal 2011 diversi gruppi social (“AAAgents e ”Consulenti Bancari e finanziari”, con rispettivamente 46 mila e 17 mila aderenti su Linkedin) e, all’inizio della pandemia, ho realizzato delle videoconferenze dedicate agli agenti e ai consulenti finanziari, denominate “S.O.S. Agenti”. Da qui i punti di contatto con il mondo dei consulenti finanziari che, come del resto gli agenti di commercio, sono un elemento fondamentale per rilanciare l’economia italiana.

Come nasce, invece, il suo interesse a partecipare in prima persona, candidandosi, alla vita di Enasarco?

Innanzitutto , nello svolgimento del mio lavoro ho sempre seguito il principio dell’attenzione concreta per chi svolge un lavoro di natura commerciale, e mi sono spesso accostato a varie formazioni sindacali attive nella tutela dei lavoratori autonomi, cercando di trasferire nella mia attività il meglio delle loro esperienze consolidate. Inoltre, formalmente Startup Italia è anche una società di rappresentanza con diritto di voto per la componente agenti in Enasarco. In quest’ambito, ma in un secondo momento, ho conosciuto USARCI, dopo non aver trovato uguale apertura nella dirigenza di ANASF, a cui mi ero rivolto in prima battuta. Tuttavia, dato l’attuale cambio dei vertici, mi farebbe piacere incontrare la nuova dirigenza per conoscere la loro disponibilità ad una collaborazione. Mi sono trovato bene con USARCI e non sono mancate collaborazioni anche con FNAARC e con CISL, ma sfortunatamente ho trovato porte chiuse da parte degli organizzatori di Forum Agenti.

Quali sono i suoi punti di contatto con il resto dei candidati? Non teme di essere considerato una sorta di “corpo estraneo” dai suoi potenziali elettori iscritti all’Organismo Unico dei consulenti finanziari?

Lavoro nell’interesse della categoria da almeno 8 anni, in maniera piuttosto visibile, ed il primo obiettivo è dare priorità ai consulenti per migliorare la loro posizione lavorativa. Tramite la mia azienda ritengo di aver migliorato la posizione di tantissimi colleghi, e di recente ho avviato una proficua collaborazione con un’importante scuola di formazione per mettere in piedi il primo percorso di formazione per giovani consulenti finanziari, anche con il supporto di Istituzioni e sindacati. Ho partecipato allo sviluppo e al lancio del primo corso universitario per agenti di commercio e consulenti finanziari, che ha dato la possibilità a tanti professionisti affermati di potersi laureare anche in età avanzata.

In tema di elezioni, il rinvio sine die aveva suscitato polemiche durissime, così come la decisione della maggioranza e della presidenza di rivolgersi al TAR per chiedere una sospensiva dopo aver ricevuto una diffida da parte dei ministeri vigilanti. Qual è la sua sensazione generale sulla faccenda?

La mia sensazione è che potrebbe esserci in atto un tentativo di scalata per mettere le mani sul patrimonio di Enasarco. Infatti, i messaggi populisti che arrivano dalle liste in opposizione all’attuale maggioranza non fanno altro che accrescere il malessere che al momento vive la categoria, di fatto “avvelenando il pozzo” della conversazione elettorale, che al contrario dovrebbe essere costruttiva e non distruttiva. Non vorrei che tali soggetti stiano conducendo solo una guerra di potere, mossi dalla preoccupazione di prendere in mano la gestione dei risparmi della categoria, e non da quella di concentrarsi per sbloccare le risorse da destinare alla stessa. Peraltro, Enasarco è un ente previdenziale e non è delegato a rilasciare fondi fuori dai parametri di bilancio, come anche previsto dalle regole dei ministeri vigilanti. Quindi certe polemiche mi sono sembrate strumentali, e non rispecchiano in alcun modo la reale natura dell’ente. Per onestà intellettuale, vorrei ricordare che chi spingeva per fare elezioni subito è responsabile dei rapporti istituzionali di una importante banca di investimenti, e quindi, in linea del tutto teorica, nel momento in cui si dovrà decidere a chi affidare la gestione delle disponibilità liquide della Cassa (più di 7 miliardi), costui si potrebbe trovare in una palese situazione di conflitto di interesse. Il mio non è un attacco personale, ma una doverosa precisazione, nell’interesse degli iscritti, su potenziali rischi che meritano attenzione.

Perché, secondo lei, la circostanza del ricorso al TAR e del successivo rigetto non era stata comunicata agli altri delegati e consiglieri nè in occasione dell’Assemblea dei delegati del 30 Giugno scorso, né immediatamente dopo?

Il TAR ha sospeso l’efficacia dell’intimazione ministeriale al CdA. Io credo nella legittimità delle istituzioni e credo che debbano essere le persone preposte a giudicare a dirci chi ha sbagliato e chi ha operato legittimamente. Ciò che mi domando, onestamente, è perché alcuni giornali abbiano interesse a far uscire articoli che anticipano pretestuosamente decisioni giudiziarie che poi alcuni candidati, in fretta e furia, condividono ovunque sul web, come in una sorta di schema che alimenta la diffusione di informazioni parziali. Questo, ripeto, è un danno innanzitutto per la categoria. Il resto lo devono giudicare i giudici, non altri.

A suo avviso, date le circostanze che si sono venute a creare con l’ultima pronuncia del TAR e con la fissazione della data delle elezioni, è ancora attuale parlare del commissariamento di Enasarco? Se ciò avvenisse, quali sarebbero le conseguenze?

Francamente non credo, anche se è difficile fare previsioni su situazioni così complesse, attorno alle quali orbitano così tanti interessi e stakeholder. Sinceramente mi auguro di no, poiché sarebbe una sconfitta per gli agenti di commercio e per i consulenti finanziari, i quali invece devono essere sensibilizzati a partecipare alla vita dell’Ente ed esercitare il voto, democraticamente, al fine di dotarsi della migliore amministrazione possibile. 

Se dovesse avere successo alle elezioni di Settembre, ritiene di avere i numeri in Assemblea dei delegati per candidarsi al Consiglio di Amministrazione?

Chi si candiderebbe senza la confidence di sapere di poter incidere concretamente sulla vita dell’Ente? A prescindere dal mio risultato personale, le nostre istanze saranno presenti in consiglio di amministrazione, per via indiretta o diretta. Sicuramente noi ci saremo. Mi piacerebbe molto entrare nel consiglio di amministrazione, temo però che, per farlo, mi dovrei dimettere da delegato. Di certo, posso dire che al momento non tengo ad ottenere poltrone.

Qual è lo stile distintivo che intende imprimere in Enasarco, qualora eletto? Quali obiettivi guiderebbero principalmente le sue azioni?

Il mio stile sarebbe improntato alla assoluta trasparenza e alla condivisione democratica di qualunque iniziativa. Così come già avviene nelle aziende, sui gruppi social, nelle video conferenze che gestisco, lascerei spazio a tutti coloro che si vogliono impegnare per il bene della categoria. Gli agenti di commercio ed i consulenti finanziari hanno una grande responsabilità, quella di portare una mentalità nuova in ogni azienda e avventura imprenditoriale. Il mio primo obiettivo è quello di promuovere e realizzare un centro studi universitario per agenti di commercio e per i consulenti finanziari, allo scopo di far conoscere fino in fondo la bellezza di queste professioni e dar loro dignità accademica mediante specifici corsi universitari di specializzazione nell’ambito delle vendite e della consulenza finanziaria. Il valore della professione di venditore, se ben sviluppata tra i giovani, potrebbe rilanciare l’economia del nostro Paese e incrementare l’occupazione anche in ambito femminile, ma tutto ciò andrebbe accompagnato da misure statali favorevoli come la riduzione della pressione fiscale ed i maggiori sgravi per l’auto.

In occasione della tornata elettorale del 2016, gli iscritti che votarono furono poco più di 25.000, pari all’11,34% degli aventi diritto. Secondo lei, le prossime elezioni vedranno un maggiore afflusso, oppure no?

Secondo me vedranno maggiore afflusso, perché la scorsa tornata elettorale è stata la prima volta che gli agenti votavano i propri rappresentanti e non erano a conoscenza di quello che succedeva. Il lockdown ha portato maggiore attenzione alle problematiche di Enasarco, e quindi ritengo che ci sarà maggiore affluenza. 

Sui social, a causa della sospensione delle elezioni e delle mille polemiche che sono scaturite, gli iscritti mostrano oggi una certa diffidenza, mista a rabbia. Che messaggio si sente di mandare a coloro che lanciano critiche durissime un pò a tutti i candidati nei gruppi e nelle pagine dedicate agli agenti?

Penso che abbiano ragione, anche se ritengo non siano stati adeguatamente informati. Fa più rumore un albero che cade, che una foresta che cresce, e con ciò voglio dire che chi fomenta il malessere sui social ha più seguito di chi prova a costruire. Nei gruppi che gestisco personalmente, ho sempre lasciato spazio a tutti, anche ai cosiddetti silenti, che paradossalmente potrebbero essere quelli più “arrabbiati” per una situazione che si trascina da tempo e che deve poter trovare una soluzione. Ho lasciato spazio anche alle tematiche della lista “Fare presto”, ma mi piacerebbe ricevere maggiore reciprocità, perché spero tanto di poter collaborare anche con loro. A chi lancia critiche, vorrei dirgli di approfondire la conoscenza della storia di Enasarco. La nostra Cassa, peraltro, ha un bilancio in attivo, ma molti vorrebbero che fosse assorbita dall’INPS, il quale viceversa non ha un bilancio in attivo e ciò metterebbe in pericolo le pensioni della categoria. Inoltre, il 50% dei contributi maturati in Enasarco sono versati dalle mandanti. A chi è spazientito dagli eventi, direi di avere fiducia in Enasarco come istituzione che supera persino le singole persone che l’amministrano, e sopravvive ad esse.

Pensioni, giù PIL e prestazioni future. Aumentare i benefici fiscali della previdenza integrativa

A causa degli effetti della pandemia, le pensioni future potrebbero essere pari al 50% della retribuzione percepita. Se verranno chiesti altri sacrifici ai contribuenti, sarà necessario stimolare il ricorso alla previdenza integrativa concedendo benefici fiscali immediati ai sottoscrittori di fondi pensione.

Articolo di Filippo Foggetti

La recessione economica causata dall’emergenza Coronavirus impatterà certamente sul sistema previdenziale, sia pubblico che privato, soprattutto in quanto a sostenibilità finanziaria e adeguatezza delle prestazioni. Infatti, mentre le performance dei fondi pensione – che funzionano sostanzialmente come dei programmi di accumulo in fondi o sicav, soprattutto azionarie – possono essere verificate con immediatezza grazie ai risultati dei mercati di riferimento (azioni, obbligazioni etc), il criterio dominante del nostro sistema previdenziale pubblico è ancora quello della c.d. Ripartizione, nel quale i contributi versati dai lavoratori in attività alimentano e danno copertura a gran parte delle pensioni di chi è già in quiescenza. Pertanto, la questione principale – che non è affatto cambiata rispetto a qualche settimana fa, ma solo peggiorata  – riguarda la tenuta del sistema allorquando il livello occupazionale, per via degli effetti economici della pandemia sul sistema produttivo, si sarà abbassato e, soprattutto, quando le conseguenze in termini di PIL saranno conclamate in dati negativi. Da lì in poi, la differenza tra il mantenimento dei parametri attuali e l’adozione di nuove misure restrittive potrà farla solo la capacità dello stessa sistema di riprendere i livelli da cui era partito, ed in quanto tempo.

Il Coronavirus, purtroppo, ha creato un vero shock demografico proprio all’interno della categoria dei pensionati, e si calcola che, ad emergenza conclusa, l’INPS beneficerà di un “risparmio” annuale, derivante dal tragico conteggio delle pensioni da non erogare più (al netto delle reversibilità), di circa 300 milioni di euro, ma questo non sarà sufficiente a coprire le maggiori uscite per cassa integrazione e sovvenzioni di emergenza.

La questione diventa fondamentale in termini di PIL. Infatti, secondo le recenti riflessioni pubblicate dall’OCSE, “il Coronavirus è il più grande pericolo dai tempi della crisi finanziaria del 2008, ed espone l’economia mondiale ad una minaccia senza precedenti, con una crescita del PIL mondiale che dovrebbe prima arrestarsi e poi, a consuntivo, evidenziare un risultato negativo o pari a zero. Il ciclo economico, infatti,  potrà  fare affidamento nella piena ripresa della produzione e distribuzione soltanto nel terzo quadrimestre dell’anno”. Inoltre, secondo le recenti stime di Goldman Sachs sull’impatto del Coronavirus nell’area Euro, il PIL europeo dovrebbe chiudere quest’anno a -9% (per poi rimbalzare a +7.8% nel 2021), mentre quello del nostro Paese chiuderebbe il 2020 a -11,6% (e rimbalzare del +7.9% nel 2021). Ebbene, in Italia il PIL costituisce anche il fattore di rivalutazione nel metodo di calcolo contributivo delle pensioni, dal momento che i contributi che il lavoratore e il datore di lavoro versano ogni anno vengono rivalutati di una misura collegata all’andamento, appunto, del Prodotto Interno lordo. In particolare, la rivalutazione è pari alla media delle variazioni del PIL nell’ultimo quinquennio, ed il coefficiente viene applicato ai contributi versati, rivalutati e accantonati al primo giorno dell’anno. Pertanto, il PIL negativo del 2020 potrebbe incidere notevolmente sulla media delle rivalutazioni, e rendere ancora più inadeguati i futuri trattamenti previdenziali.

Per determinare più concretamente il concetto di cui sopra, secondo l’ANIA (Associazione Nazionale Imprese Assicuratrici), a parità di contributi versati ogni punto in meno di PIL determina, dopo 35 anni, una rendita pensionistica più bassa del 16%. Pertanto, i piani di welfare aziendale diventano fondamentali proprio nel dare sostegno alle future pensioni, attraverso forme previdenziali complementari di tipo collettivo.

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In sintesi, gli effetti della pandemia stanno peggiorando, e non di poco, un sistema pensionistico italiano già asfittico; infatti, lo scenario su cui il Coronavirus è piombato era quello in cui all’allungamento della vita media della popolazione, ed al conseguente allungamento temporale del pagamento delle pensioni, si contrapponeva un rallentamento della crescita economica ed una diminuzione delle entrate contributive. La necessità di riequilibrare dal fallimento questo sistema aveva richiesto l’adozione di riforme strutturali che tenessero sotto controllo la spesa pubblica e, contestualmente, favorissero un modello di previdenza complementare in affiancamento a quello pubblico. Ma in questo scenario, anche l’adesione a forme di previdenza complementare è a rischio, penalizzando una tendenza che in Italia andava gradualmente affermandosi anche grazie agli “stimoli indiretti” provenienti dalle modifiche normative del settore pubblico. In particolare, in Italia si era agito sull’innalzamento dei requisiti per andare in pensione (età e numero di anni lavorativi; sul sistema di calcolo della pensione (contributivo e non più retributivo) a partire dal 2012 e sulla rivalutazione della pensione esclusivamente in base all’inflazione (che si è quasi azzerata e rimarrà bassa fino all’uscita dall’emergenza).

Con la pandemia, però, è cambiato ogni scenario, e adesso resta da vedere come ai futuri pensionati  verrà richiesta una condivisione dei sacrifici, in termini contributivi ma, soprattutto, relativamente all’età di uscita dal lavoro. Se ciò accadrà, servirà questa volta dare una contropartita immediata, uno “stimolo” ad accantonare cifre più consistenti negli strumenti di previdenza integrativa, in particolare nei fondi pensione, per i quali si dovrà agire in termini di maggiore risparmio fiscale. Infatti, oggi i versamenti nei prodotti previdenziali sono deducibili dal reddito IRPEF fino ad un importo massimo di 5.164,57 euro all’anno, ed è possibile portare in deduzione, nei limiti dello stesso importo, anche i versamenti effettuati a favore di familiari fiscalmente a carico. Sul risultato netto maturato in ciascun anno, inoltre, grava un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi nella misura del 20% (anziché del 26%), e la pensione integrativa percepita godrà di un regime fiscale agevolato. I prodotti previdenziali, inoltre, sono esenti dal pagamento dell’imposta di bollo, sono impignorabili ed insequestrabili (a meno che non si ricada in condanne risarcitorie di natura penale), e la posizione maturata non entra a far parte del patrimonio ereditario: non è quindi assoggettabile a imposta di successione. Nonostante questi stimoli, però, la previdenza integrativa in Italia ha sempre subito la “concorrenza” del sistema pensionistico pubblico e, nei fatti, non è decollata, ed è stata “venduta”, dai tradizionali canali distributivi, come un semplice mezzo di risparmio fiscale. Ebbene, è prevedibile che la concorrenza interna delle pensioni pubbliche, nei prossimi anni, sarà meno forte per via di probabili modifiche peggiorative, e ciò potrà stimolare ulteriormente il ricorso alla previdenza integrativa; ma se si vuole veramente dare una “svolta”, e rendere nei fatti “obbligatorio” l’accantonamento in fondi pensione, sarà necessario potenziare la “leva commerciale” che determina il successo di questi strumenti, e cioè il risparmio fiscale.

Peraltro, per ottenere un buon risultato in termini di adesione, non sarebbe neanche necessario raddoppiare l’importo deducibile dal reddito IRPEF, ma anche soltanto accorciare i tempi di attesa (pochi mesi, uno o due al massimo) per vedere tradotto il risparmio fiscale derivante dal primo accantonamento annuale – se effettuato, per esempio, in unica soluzione – in una busta paga più “pesante”.

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Nelle more, è probabile che, a causa degli effetti del Coronavirus, i fondi pensione con adesione volontaria – quelli, ad esempio, sottoscritti dal “popolo delle partite IVA” – nel 2020 vedranno un crollo degli accantonamenti, per poi riprendere vigore non prima del 2022. Molte categorie di professionisti, infatti, dovranno pensare a come far fronte al crollo dei ricavi ed a come soddisfare le necessità primarie della famiglia, prima ancora di dare continuità all’accantonamento, e si teme che questa fase di “stop” durerà almeno due anni. Inoltre, la composizione media del portafoglio scelto dal contribuente fondo-pensionistico, esposta in misura sensibile negli asset azionari, determinerà una performance 2020 certamente negativa, e solo la capacità di ripresa dei paesi colpiti dalla pandemia potrà dirci se il minus del 2020 verrà recuperato, ed in quanto tempo.

In definitiva, serve un po’ di coraggio nel proporre un nuovo modello capace di mantenere la sostenibilità del sistema pensionistico e dare in cambio dei vantaggi concreti; e non c’è migliore occasione, per farlo, di una pandemia.