Aprile 30, 2026
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EFPA Italia ufficializza i primi professionisti certificati EIS

Si è tenuta il 14 dicembre la prima sessione d’esame a livello europeo della nuova certificazione in ambito assicurativo EIS – European Insurance Specialist. La percentuale dei promossi è del 92%.

EFPA Italia dà il benvenuto ai primi professionisti certificati EIS. Il 92% dei candidati ha superato la prova, entrando così da pionieri nella nuova community di professionisti del risparmio con una conoscenza certificata EFPA in materia assicurativa.  La Fondazione è la prima EFPA locale a mettere a punto il programma della nuova certificazione EIS, facendo quindi da apripista in ambito europeo, per poi trasferire la propria esperienza a livello continentale agli altri paesi affiliati EFPA.

L’obiettivo della nuova qualifica EIS è di garantire a tutti i professionisti che operano nel settore assicurativo specifiche competenze finanziarie, utili a fornire ai propri clienti un servizio di consulenza quanto più completo e sicuro. “Nel corso della sua ultra ventennale esperienza nella certificazione delle competenze tecniche di coloro che, a vario titolo, si occupano di consulenza economico-finanziaria, EFPA si è dimostrata sempre lungimirante e anche questa volta ha risposto prontamente alle esigenze formative del mercato”, ha commentato il Presidente di EFPA Europe, Emanuele Carluccio (nella foto). Nei prossimi anni gli operatori della consulenza assicurativa (agenti, subagenti, intermediari, broker) saranno chiamati ad una collaborazione sempre più assidua con i consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede, perché la distribuzione di prodotti assicurativi nell’ambito dei servizi di consulenza potrà essere di reciproco supporto e di reciproca utilità. Per questo abbiamo pensato ad un percorso di certificazione che consenta agli operatori del settore assicurativo di acquisire le nozioni tecniche necessarie per la valutazione dei prodotti di risparmio gestito e per la costruzione di portafogli diversificati nell’ambito dei prodotti assicurativi a prevalente contenuto finanziario. Al tempo stesso, la nuova qualifica permetterà ai consulenti e ai professionisti già certificati di esaminare in maniera più ampia lo senario dei prodotti e del mercato assicurativo. Sono lieto che EFPA Italia sia stata la prima tra le affiliate a cogliere con convinzione questa opportunità arrivando a proporre una soluzione ottimale”.

Marco Deroma (nella foto), Presidente EFPA Italia, ha dichiarato: “Siamo fieri di lanciare per primi il nuovo percorso di certificazione EIS. Dopo il grande successo ottenuto dalla qualifica ESG Advisor, la prima di tipo specialistico introdotta da EFPA sul mercato, vogliamo continuare ad implementare questo filone, perché riteniamo che sia nell’interesse della consulenza finanziaria ampliare il perimetro delle conoscenze oltre quello tipico dei certificati già esistenti, per offrire sempre il meglio alla clientela. Alla luce della sempre maggiore rilevanza delle tematiche assicurative anche nel servizio di consulenza, pensando ai professionisti che hanno già conseguito uno dei livelli di qualifica EFPA (94 mila a livello europeo e 11 mila in Italia), ma anche ai colleghi che non hanno ancora intrapreso un percorso di certificazione delle loro competenze, abbiamo messo a punto un programma formativo EIS su misura anche per i consulenti finanziari. Una risposta concreta e quanto più completa possibile, che dimostra ancora una volta l’attenzione della Fondazione alle esigenze del mercato”.

Quanto peserà la vicenda Eurovita sul futuro del modello della “bancassicurazione”?

Il business model della bancassicurazione già trent’anni, eppure è bastata una sola compagnia in difficoltà finanziaria per spezzare la catena di fiducia che vedeva nelle assicurazioni l’ultimo baluardo del “capitale garantito”.

Da quando il “caso Eurovita” è ufficialmente scoppiato, in molti hanno rilevato come questa vicenda possa generare effetti spiacevoli a tutto il modello di business della c.d Bancassicurazione. Per bancassicurazione si intende la pratica degli istituti bancari di vendere e promuovere prodotti assicurativi che hanno caratteristiche di investimento, come le assicurazioni sulla vita nelle varianti di polizza index linked e soprattutto di polizza unit linked. Fanno parte di questo business model anche i prodotti assicurativi legati ai mutui, ossia quelle polizze “a capitale assicurato decrescente” che consentono a chi stipula un mutuo di rendere possibile ai propri familiari l’estinzione del debito anche in caso di sua dipartita, oppure di proteggere la casa da incendi, scoppio e danni vari. Non rientra nella bancassicurazione, invece, la stipula di polizze RC Auto, che ancora fanno parte del portafoglio prodotti degli assicuratori e ormai sono appannaggio delle compagnie assicurative che le distribuiscono online a costi più bassi.

Nonostante la finalità di sottoscrivere una polizza vita sia quella previdenziale e non esattamente quella finanziaria pura, anche le polizze vita “a gestione separata” vengono spesso considerate da chi le sottoscrive – e spesso anche da chi gliele consiglia – delle vere e proprie forme di gestione del risparmio, anche perché la somma pagata viene effettivamente investita dalla compagnia in titoli di Stato o strumenti finanziari diversi, ma sempre con basso profilo di rischio in modo da garantire a scadenza il capitale e un rendimento minimo. Le polizze vita con finalità di investimento sono le unit linked, nelle quali le somme versate verranno impiegate in un paniere di attività che segue l’andamento dei mercati finanziari di riferimento (azionari, obbligazionari, etc), e che possono quindi generare o meno un rendimento positivo.

La collaborazione tra banche e compagnie assicurative per la distribuzione di prodotti assicurativi è nata in Italia nei primi anni ’90, e traeva spunto dall’esperienza francese dei primi anni ‘70. L’inizio di questa collaborazione stretta è databile nel 1989 con la seconda Direttiva Europea sulle banche, grazie alla quale le nuove regole di libero insediamento delle banche all’interno del territorio europeo accresceva il livello di concorrenzialità del settore. Con tale direttiva, la linea netta di separazione tra il settore assicurativo e bancario scompare, e si diffondono le partecipazioni reciproche tra banche e imprese del settore assicurativo. Questo processo di “globalizzazione finanziaria” spinge alla nascita di nuove sinergie, nuovi prodotti e contratti innovativi. Da qui, la spinta di banche e compagnie assicurative verso la “bancassicurazione”, che compensava con nuove fonti di ricavo il calo del margine d’interesse.

In questo contesto sono nati, anche nel mercato italiano, prodotti assicurativi ad alto contenuto finanziario, che a loro volta hanno spinto verso la crescita di alcuni modelli di bancassicurazione, tra i quali quello maggiormente diffuso è basato su una semplice partnership; questa permette alle banche di vendere prodotti assicurativi tramite i loro sportelli, collaborando con una o più imprese assicurative idonee a costruire una offerta diversificata e completa, nella più totale autonomia gestionale da parte della imprese coinvolte. E’ proprio sotto l’egida di questo modello distributivo che la compagnia Eurovita ha operato e si è sviluppata negli anni, stringendo importanti accordi commerciali con numerose reti di consulenza finanziaria e con decine di banche regionali e nazionali.

Non è un caso, pertanto, che allo scoppio della “questione Eurovita” il mondo della consulenza finanziaria è andato in fibrillazione, poichè i clienti coinvolti erano decine di migliaia, e a molti di questi le polizze a gestione separata, e cioè quelle che più rischiano da una eventuale messa in liquidazione della compagnia, erano state “vendute” come strumenti di investimento ultra sicuri e privi di ogni rischio sul capitale. Con la crisi di Eurovita, pertanto, c’è il forte timore di una possibile prossima crisi di fiducia da parte dei consumatori verso l’intero settore assicurativo. Non a caso nel corso del 2023 i riscatti delle polizze vita stanno aumentando a livelli mai visti prima, ed è facile prevedere che, non appena terminerà il periodo di congelamento dei riscatti delle polizze Eurovita (previsto per il 30 Giugno ma probabilmente prorogato al prossimo 30 Settembre), assisteremo ad una corsa al disinvestimento che solo l’acquisizione della compagnia da parte di gruppi bancari super-solidi potrà mitigare.

Serve, pertanto, rassicurare il pubblico dei risparmiatori con una strategia che, accanto ad un ultimo rinvio dello sblocco dei riscatti, preveda una soluzione immediata da parte dei gruppi bancari che acquisiranno le quote di attività di Eurovita, in modo tale da avere un periodo di tempo sufficiente per rassicurare gli assicurati-investitori, uno per uno, sulla riconquistata sicurezza del proprio capitale di polizza. Il tempo trascorso dal primo blocco dei riscatti, infatti, è già stato troppo lungo per non gettare un ombra sul settore assicurativo e per non convincere gli investitori che il conto corrente e/o i titoli di stato siano gli strumenti più idonei, in questo momento storico di grandi incertezze economiche, per rifugiarsi nella eterna illusione del “capitale garantito”, che garantito non è mai.