Una buona idea, da sola, non è sufficiente per il successo di una startup. Ciò che viene prospettato agli investitori in termini di profitti attesi, infatti, deve essere confermato successivamente sul piano dei profitti realizzati, entro il periodo previsto. Ecco le agevolazioni finanziarie previste in Italia.
Avviare una startup richiede molto impegno, e purtroppo non esiste una formula unica per riuscire a raggiungere il successo con la propria idea innovativa, differenziata e, soprattutto, “scalabile”, ossia una idea di business in grado di espandersi senza dover incontrare particolari limiti intrinseci in alcune risorse e, con un costo fisso non molto alto, capace di ottenere un ritorno dell’investimento molto elevato rispetto alle risorse impiegate.
Una buona idea, da sola, non è sufficiente, poiché deve essere convincente anche il suo progetto. In particolare, ciò che viene prospettato agli investitori nella fase precedente al lancio in termini di profitti attesi, deve essere confermato successivamente – alla lettera, o in aumento – sul piano dei profitti realizzati.
In generale, non esistono consigli o verità assolute nella progettazione di una startup, ma passaggi basilari, comuni a qualunque iniziativa imprenditoriale, che è bene osservare con attenzione. Il primo, in assoluto, è quello di capire quali sono le esigenze del target di consumatori a cui è rivolto il progetto, se il prodotto/servizio risolve loro i problemi e se esistono già dei competitor presenti sul mercato, di cui si devono valutare punti di forza e di debolezza.
Il secondo passaggio è quello della presenza sui principali canali online, attraverso un sito web ottimizzato e risorse umane in grado di conoscere le principali regole SEO per raggiungere dei buoni risultati sui motori di ricerca e diventare popolari nelle piattaforme social più importanti.
Il terzo passo è quello di avere un buon piano aziendale, una elevata attenzione all’analisi dei dati e una perfetta pianificazione del ciclo finanziario. Senza questi elementi di attenzione, messi “nero su bianco” nel Business Plan, il fallimento è un evento piuttosto frequente. Infatti, secondo la statistica, circa il 20% delle startup non riesce a superare i primi 12 mesi di vita, e ben il 60% rischia di fallire entro 3 anni.
Il quarto elemento è la creazione di un brand forte, capace di attrarre i consumatori ed avere un buon gradimento sui social. Il brand deve essere creato accompagnandosi ad una visione di lungo termine, con obiettivi ben scadenzati che partono dal breve termine, per poi gradualmente raggiungere quelli di lungo periodo.
Aprire una startup non richiede soltanto impegno e finanze personali, ma anche la ricerca di investimenti e agevolazioni che oggi, in pieno periodo pandemico, non mancano. “Il Decreto Sostegni bis – afferma Carlo Mauri, partner di Private Corporate Advisor – introduce un ulteriore importante vantaggio fiscale per gli investitori in Equity Crowdfunding in startup e PMI innovative. Infatti, le plusvalenze realizzate sulla vendita di quote di startup e PMI dal 2025 se reinvestite entro un anno in altre startup e PMI non subiranno l’applicazione dell’imposta sostitutiva del 26%.
Questo provvedimento porterà, insieme a quelli già introdotti per l’ottenimento delle detrazioni d’imposta, un impareggiabile vantaggio fiscale per gli investitori.
A parte le agevolazioni riservate dal Decreto Sostegni Bis, ce ne sono altre di grande rilievo. Il Decreto Rilancio, per esempio, ha destinato un Fondo di Sostegno per il Venture Capital, finanziato con 200 milioni di euro con la deliberazione di CDP Venture Capital SGR e del Fondo Nazionale d’Innovazione. Questo fondo potrà sostenere gli investimenti di capitale per le PMI innovative e startup in un programma di co-investimenti con investitori qualificati e regolamentati. Il “” ha una durata di 10 anni, a cui se ne potranno aggiungere altri 3, e vi possono accedere gli investitori qualificati e regolamentati, i quali segnalano le PMI innovative e le startup in cui stanno per investire o in cui si è investito nei sei mesi precedenti all’entrata in vigore del nuovo Decreto Rilancio.
Un altro strumento agevolativo è la “Nuova Sabatini”, che eroga finanziamenti per micro, piccole, medie imprese e startup e che con la Legge di Bilancio 2021 permette alle nuove imprese di accedere a un contributo statale, senza il limite di 200mila euro della “vecchia Sabatini”, per l’acquisto o acquisizione in leasing di macchinari, beni strumentali d’impresa, hardware e macchinari, oppure di beni immateriali (tecnologie digitali e software).
Il bando “Resto al Sud” di Invitalia è più vivo che mai, e consente a nuove imprese e startup di avere un finanziamento con credito d’imposta per gli investimenti realizzati nelle regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Molise, Sardegna Sicilia e aree del Centro Italia colpite dal terremoto tra il 2016 e il 2017), ed in particolare per l’acquisto di nuovi beni strumentali.
Infine, il bando Voucher 3I di Invitalia è promosso dal Ministero dello Sviluppo Economico, ed è aperto alle startup innovative che hanno bisogno di finanziare la consulenza per la brevettazione.



Questo, in sintesi, il quadro che emerge dall’ultima edizione dell’International Business Report (IBR) del network di consulenza internazionale Grant Thornton, ricerca effettuata a livello globale sui dirigenti di circa 10.000 imprese del mid-market presenti in 29 Stati.
A destare maggiore preoccupazione è il peso dell’incertezza economica sullo sviluppo del business. Tra i fattori percepiti come di maggior impedimento alla ripresa vi è la carenza di ordini, identificata come vincolo al business dal 52% delle imprese (55% nel 1° semestre 2020). Il calo di soli tre punti percentuali rispetto al 1° semestre dà in parte giustificazione alle previsioni ancora così deboli sui ricavi, a dispetto di un balzo molto forte dell’ottimismo.
Dopo l’enorme sconvolgimento sul mercato del lavoro provocato dalla pandemia di Covid-19 nei primi mesi del 2020, torna a salire il numero delle aziende che prevede di assumere nuovo personale nel prossimo anno, passando dal 28% del primo semestre dell’anno al 38% del secondo semestre, il che dimostra come le imprese siano tornate a guardare avanti ad un futuro più promettente. L’ottimismo traspare anche dai risultati dell’Italia (dal 21% al 26%) e dell’Unione Europea che mostra una tendenza molto simile a quella italiana (dal 20% al 26%). Sull’aumento dei salari, lascia ben sperare una crescita non indifferente delle imprese che, a livello globale, prevedono di aumentare lo stipendio dei propri dipendenti nel prossimo anno, salendo dal 61% del 1° semestre al 72% del 2° semestre 2020.
all’azienda. Circa il 34% ha intrapreso una pianificazione delle risorse necessarie per il rilancio e il 31% ha iniziato a identificare i prodotti/servizi, clienti e mercati target su cui focalizzarsi in vista dei piani di investimento futuri. La crisi da Covid-19 ha inoltre sensibilizzato le imprese sulla necessità di saper affrontare le nuove sfide per il mantenimento della leadership aziendale (circa il 18% delle imprese italiane, 27% europee e 29% globali) e ha messo in luce la necessità di sapersi adattare al cambiamento delle abitudini dei consumatori o delle dinamiche competitive del mercato.









