La fiammata delle quotazioni degli artisti emergenti incoraggia un tipo di mercato “compra e rivendi subito”, ma scoraggia chi acquista per ottenere un rendimento di lungo periodo che non è solo esclusivamente finanziario.
Per il mercato dell’arte, l’accelerazione della rivoluzione digitale avvenuta nell’anno di inizio della pandemia ha segnato un punto di svolta importante, attribuendo inaspettati spazi di crescita commerciale. A fine 2019, infatti, ci si attendeva per l’anno successivo quotazioni in leggera discesa e scambi più rarefatti dopo una performance decennale da + 110%; invece, a parte il periodo Marzo-Giugno 2020, gli scambi si sono trasferiti verso le aste online – modalità già utilizzata da anni nelle maggiori case d’asta tradizionali, insieme a quella telefonica – e il mercato ha ripreso vigore grazie alle novità più “estreme” rappresentate anche dall’Arte Digitale e dagli NFT (Non Fungible Token).
La crisi di aspettative generata inizialmente dalla pandemia sugli investimenti finanziari e immobiliari, poi, ha destinato un buon flusso di liquidità sull’Arte, così come su altri “beni rifugio” (dall’Oro ai gioielli agli orologi di pregio), e sia il 2021 che questo scorcio di 2022 stanno rivelando un aumento – sia in Italia che all’estero – delle compravendite di opere d’arte e di oggetti da collezione da parte dei privati. Questo è un tratto molto significativo della profonda trasformazione in corso da qualche anno, grazie alla quale il mondo dell’arte, prima riservato ai soli collezionisti, ha progressivamente attratto anche il privato, generando una platea sempre maggiore di soggetti che comprano opere d’arte a scopo di investimento. Infatti, il timore che la sistemazione dei conti pubblici disastrati nei due anni di pandemia debbano avere uno sbocco naturale in una imposta patrimoniale sta spingendo sempre più risparmiatori a destinare parte dei propri risparmi su beni che possano accrescere il proprio valore nel tempo e, soprattutto, possano essere facilmente sottratti all’imposizione fiscale (così come ai creditori).
All’estero, tuttavia, questo mercato esprime valori molto più consistenti. Basta guardare i risultati delle aste tenutesi a maggio a New York da Christie’s e Sotheby’s. Per esempio, le opere del XX e XXI secolo della collezione Macklowe sono state battute complessivamente per 922 milioni di dollari, rendendo questa asta – secondo Sotheby’s – la più preziosa mai venduta in un singolo appuntamento. Oppure, Christie’s ha battuto per 195 milioni di dollari il dipinto “Shot Sage Blue Marilyn” (1964) di Andy Warhol, il prezzo d’asta più alto mai raggiunto per un’opera del XX secolo. Ciò significa che il ruolo di leader di mercato delle case d’asta, aumentato, dalla tecnologia livestream, ha monopolizzato di fatto il mercato dell’Arte, tanto che il numero di visualizzazioni nelle settimane di asta supera abbondantemente i cinque milioni di utenti.
Tuttavia, se gli scambi di opere d’arte di fascia alta sono in piena espansione, i numeri nascondono una progressiva frammentazione del mercato in tre principali segmenti ben distinti tra loro. Il primo è quello delle aste di opere “Blue-chip”, composto da opere di grandi dimensioni di artisti – contemporanei e classici – che hanno fatto la storia dell’Arte nel mondo, dove gli scambi si svolgono con contratti di garanzia (con sconto sul prezzo pre-asta). Il secondo è il segmento che potremmo denominare “aste con paletta”, dove gli scambi vengono effettuati, appunto, alzando la paletta, e dove gli offerenti registrati pagano un extra. Il terzo è rappresentato dall’arte digitale e dei c.d. NFT, che dalle vendite per 82,1 milioni di euro nel 2020, nel 2021 ha raggiunto la cifra record di 17,6 miliardi di euro, con le case d’asta sempre più a caccia di artisti digitali e pronte ad organizzare aste interamente dedicate agli NFT.

Relativamente alle opere “blue-chip”, una recente sentenza di un tribunale federale di New York ha stabilito che le case d’asta non sono più tenute a dichiarare gli accordi di garanzia tra grandi collezionisti, e questo rende la situazione più opaca, scoraggiando gli acquirenti inesperti – quelli “con la paletta” – dall’avvicinarsi alle opere classiche di grandi dimensioni, il cui segmento, nonostante il numero di ultra-ricchi sia aumentato sensibilmente, adesso soffre di un certo calo di domanda. Infatti, secondo Forbes il numero mondiale di individui che possono spendere 200 milioni di dollari per un’opera d’arte è aumentato da 1.209 nel 2011 a 2.755 nel 2021, con una ricchezza complessiva quasi triplicata da 4.500 a 13.100
miliardi di dollari. Eppure, nello stesso periodo le vendite complessive all’asta di opere d’arte di valore elevato sono diminuite da 32,4 miliardi di dollari a 26,3 miliardi, poiché i rendimenti di questi investimenti non sono più a due cifre come una volta, e oggi non superano il 5%, a cui vanno sottratti i costi. Per i miliardari, il paragone con gli investimenti azionari – le azioni dell’S&P 500 hanno avuto un rendimento medio annuo di circa il 14,7% nell’ultimo decennio – diventa impietoso, al netto dell’elemento emozionale e di status che solo un’opera d’arte può dare a chi la possiede.
Un discorso a parte merita l’arte c.d. emergente, verso la quale gli ultra-ricchi più giovani rivolgono sempre di più le proprie attenzioni, spesso con spregio del pericolo di comprare “l’arte sbagliata”. In questo settore, le quotazioni hanno raggiunto un “livello-bolla” di cui temere per il futuro. I 907.200 dollari battuti da Sotheby’s per un’opera astratta del 2019 dell’artista americana Lucy Bull, per esempio, sono pari a più di dieci volte la sua stima pre-asta. Questa fiammata delle quotazioni degli artisti emergenti allontana i collezionisti più avveduti, poichè incoraggia un tipo di mercato “compra e rivendi subito” che, in teoria, crea l’opportunità di realizzare grossi guadagni nel brevissimo periodo, ma scoraggia i collezionisti tradizionali, che acquistano per ottenere un rendimento di lungo periodo che non è solo esclusivamente finanziario.



Nel particolare mondo delle auto d’epoca, il marchio Alfa Romeo è da sempre molto apprezzato, e di recente è stato protagonista di alcune aste che si sono svolte durante i mesi di Ottobre e Novembre presso le case Silverstone Auction e RM Sotheby’s e che hanno fatto registrare aggiudicazioni importanti, sia per la rarità dei modelli, sia relativamente al prezzo realizzato. Ecco alcuni modelli messi all’asta online e passati di mano.
Pur essendo stata parzialmente restaurata, richiedeva un completamento, che è avvenuto grazie a Richard Hodson di RH Classics (Twyford, Leicestershire), che l’ha portata nel Regno Unito ed ha effettuato una ricostruzione completa del motore, inclusa la sostituzione dei carburatori, garantendo che tutte le parti fornite fossero originali per preservare l’integrità del veicolo.
lega di alluminio Tipo 33 modificata, V-8 a doppia camma con lubrificazione a carter secco. Tale versione fu chiamata “Montreal”, e fu prodotta in 3.925 esemplari tra il 1971 e il 1975, di cui forse 100 sono arrivati negli Stati Uniti.
Questa splendida vettura sembra essere stata sviluppata in gran parte sulla falsariga del prototipo Alfa Romeo 2000 Sportiva costruito dall’Alfa Romeo nei primi anni ‘50, con spunti stilistici da altre notevoli vetture Gran Turismo italiane degli anni ’50 e ’60. Il telaio è costituito da tubi in acciaio di diametro variabile con sezioni inscatolate, a cui sono fissati tutti gli accessori meccanici. La carrozzeria è stata realizzata secondo il metodo brevettato Touring Superleggera (Maserati 3500GT, Aston Martin DB Series), e il motore è il classico quattro cilindri 1900 bialbero a camme Alfa Romeo derivato dalla 6C. Il suo motore, abbinato alla struttura leggera, rende questa vettura particolarmente sportiva, ed il cambio a 5 marce lo rende adatto ad affrontare le strade tortuose in stile Targa Florio.
storia. I tre esemplari unici “1953 Alfa Romeo B.A.T. 5” (Telaio n. AR1900 01396), “1954 Alfa Romeo B.A.T. 7” (Telaio n. AR1900C 01485) e “1955 Alfa Romeo B.A.T. 9d” (Telaio n. AR1900 01600) furono progettati dalla Carrozzeria Bertone con il design di Franco Scaglione.
esplorare le loro idee più innovative, reinventando il concetto stesso di automobile e rimanendo “attuali” anche dopo sessanta anni di produzione industriale e di nuovo design, come la serie Alfa Romeo Berlina Aerodinamica Tecnica di Franco Scaglione (B.A.T.).
L’incertezza sulla Brexit, aggravata dalle tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti, ha minato la fiducia nel mercato dell’arte durante il 2019. Tuttavia, ciò è stato compensato in una certa misura dalle crescenti vendite online, che oggi sono più inclusive rispetto alle generazioni più giovani desiderose di collezionare anche opere meno impegnative economicamente. L’indice globale del mercato, che tiene traccia del valore delle loro opere vendute all’asta in tutto il mondo, è aumentato del 134% nel decennio 2010-2020, ma è cresciuto solo del 4.3% negli ultimi 12 mesi, mentre nel primo semestre del 2020 è cresciuto dell’1.8%.
Il famoso gallerista David Zwirner afferma che il 2020 potrebbe essere uno dei grandi anni per il collezionismo. Lei che ne pensa?

Interessante la storia di quest’auto, e come sia giunta fino ai giorni nostri. Nel 1968 la Ford prestò alla casa di produzione Warner Bros due esemplari di Ford Mustang GT di colore verde, con sospensioni modificate e con un motore da 330 cavalli abbinato al cambio manuale a 4 marce. L’auto venduta all’asta è quella guidata personalmente da McQueen, mentre il secondo modello si trova in Messico (nella città di Baja, al confine con la California), in cattive condizioni, di proprietà di un privato che per ora ha deciso di non venderla. Dopo la fine delle riprese la Mustang GT fu acquistata da Robert Ross, dipendente della Warner Bros, che la vendette nel 1970 al detective Frank Marranca. Nel 1974, infine, lo stesso Marranca la cedette a Robert Kiernan per 3.500 dollari. Di quella vettura non si seppe più nulla fino al 2014, quando Sean Kiernan (figlio di Robert) fece sapere alla Ford di essere in possesso di quella storica auto, perfettamente riparata dopo aver rotto la frizione nel 1980. Da quel momento Sean Kiernan ha iniziato a esporre la vettura in manifestazioni dedicate alle auto d’epoca, allo scopo di far salire il valore e le aspettative di vendita, fino a quando non è stata messa all’asta e venduta ad un prezzo che, per quanto rappresenti il record di questo modello, pare abbia deluso il giovane Sean (le sue attese erano per una cifra vicina a 5 milioni di dollari).
una Chevrolet Corvette Grand Sport Coupe del 1996, agli 80 mila dollari per una BMW 3.0 CS del 1974 e ai 100 mila dollari per una Chamlers Model 24 Touring del 1914. Tra le rarità, una Delorean del 1982, vettura resa celebre dal film Ritorno al Futuro.







