Maggio 2, 2026
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Zest lancia il primo fondo alternativo che investe sulle SPAC americane

Il fondo disinveste sempre prima della c.d. business combination. Dall’inizio del 2021, 8 IPO su 10 negli USA sono passate per una SPAC.

Zest ha lanciato di recente il primo fondo comune di investimento alternativo focalizzato esclusivamente sulle SPAC (Special Purpose Acquisition Company) quotate sulle borse americane. Il fondo, denominato Zest US Spac Fund, ha l’obiettivo di sfruttare la rivalutazione dei titoli di queste società-veicolo quotate al Nasdaq o al New York Stock Exchange, disinvestendo sistematicamente prima del completamento della “business combination”, cioè la fusione tra la SPAC e la società acquisita, che, per effetto dell’incorporazione, si ritrova automaticamente quotata in Borsa.

«Dall’inizio del 2021, sono passate per una SPAC circa l’80% delle nuove quotazioni negli Stati Uniti, dove oggi si contano 400 SPAC attive, per una capitalizzazione complessiva di circa 125 miliardi di dollari. E altre 69 SPAC sono in fase di registrazione entro la fine del primo semestre, per ulteriori 17 miliardi», spiega Antonio Midolo, ideatore e gestore del fondo Zest US Spac.

Le SPAC sono società che raccolgono capitali tra gli investitori privati e istituzionali al fine di quotarsi in Borsa e, successivamente, individuare un’azienda non quotata da acquisire. In questo modo la società acquisita, una volta fusa con la SPAC attraverso la cosiddetta business combination, si ritrova automaticamente quotata in Borsa, senza passare per il lungo e costoso iter di quotazione o IPO (Initial public offering). Il fondo Zest US Spac si propone come soluzione d’investimento innovativa per la liquidità, mirando, da un lato, a conservare il capitale e, dall’altro, a generare ritorni caratterizzati da bassa volatilità e de-correlazione dai mercati.

La conservazione del capitale è legata al meccanismo di finanziamento delle SPAC: il capitale raccolto è custodito in un conto segregato (escrow account) e viene investito in titoli di Stato Usa a breve termine (3/6 mesi), in quanto non può essere intaccato fino alla business combination. Gli azionisti di ogni SPAC possono chiedere il rimborso dell’intero capitale investito in sede di assemblea generale, una volta che questa è chiamata ad autorizzare la business combination proposta. L’extra rendimento è legato all’ulteriore possibilità, per gli azionisti delle SPAC, di vendere le proprie azioni sul mercato, quando il loro valore supera il valore di rimborso: nel 2020, le SPAC americane in cerca di una società da acquisire hanno offerto rendimenti medi intorno al 4% annui, mentre quelle che hanno annunciato la business combination hanno registrato un apprezzamento superiore al 30% rispetto al prezzo di collocamento delle quote delle SPAC

«L’obiettivo del fondo è quello di diversificare i propri investimenti in un paniere equi-pesato di SPAC quotate, con l’obiettivo di uscire sempre prima della business combination», aggiunge Midolo. «Quando il valore delle posizioni sarà superiore a quello di rimborso, le azioni delle SPAC saranno vendute sul mercato. Mentre in caso di andamento del titolo piatto o negativo, il fondo chiederà il rimborso del capitale investito più gli interessi maturati nel conto segregato».  

Il fondo Zest US Spac non investirà in SPAC europee, ma unicamente in società quotate negli Stati Uniti, dove negli ultimi due anni il 45% delle nuove quotazioni sono passate per una SPAC, a testimonianza dei benefici sostanziali di una quotazione tramite SPAC rispetto alla quotazione tradizionale. Il fondo Zest US Spac è un fondo lussemburghese, qualificato come Raif (Reserved Alternative Investment Fund), destinato esclusivamente, per legge e per natura, a un pubblico di investitori istituzionali e qualificati (i così definiti well-informed investors).

Antonio Midolo

Caratteristiche del fondo:

– Valore della quota (Nav – Net Asset Value) calcolato e pubblicato settimanalmente,
– Fondo denominato in USD, classi (hedged) in EUR e in CHF, 
– Investimento Minimo 125.000 USD/EUR/CHF,
– Commissione di gestione annua pari all’1,2%,
– Commissione di performance dell’15% con “high water mark”, quindi calcolata e realizzata solo al superamento del massimo di un nuovo valore massimo raggiunto.

 

Le informazioni e le opinioni contenute nel presente articolo non costituiscono un’offerta o una sollecitazione all’investimento, e non costituiscono una raccomandazione o consiglio, o un’offerta, finalizzate all’investimento, e non devono in alcun caso essere interpretate come tali. Prima di ogni investimento, richiedere sempre alla propria banca o al proprio consulente una descrizione dettagliata delle caratteristiche, dei rischi e degli oneri connessi.

La speculazione sui listini Usa può diventare un boomerang. Cribari: valutazioni esagerate

Difesa, sicurezza, tecnologia innovativa, farmaceutica, biotecnologia, nuovo consumo e sostenibilità ambientale i settore più interessanti. Illusorio sperare in una piccola correzione sull’ordine del 5%.

“A livello assoluto si può parlare di valutazioni esagerate solo per i listini americani, mentre quelli di altri paesi restano a livelli più abbordabili. È dunque prevedibile un periodo di sovra-performance delle azioni non americane, quindi dei settori più ciclici e value. Illudersi tuttavia che una presa di profitto sul mercato Usa lasci immuni gli altri listini è irrealistico, anzi è probabile che nella correzione la sovra-performance eventuale venga poi rimangiata”. È l’analisi di Mario Cribari, Partner e responsabile della strategia e ricerca di BlueStar Investment Managers.

Il mercato sta già prezzando la fine di ogni incertezza (pandemica, economica, sociale, degli utili, geopolitica) e guarda solo al mondo perfetto di crescita forte/tassi bassi/nessuna inflazione/debiti sostenibili/valute stabili. Che l’economia nel 2021 tornerà a crescere in maniera robusta è ormai assodato, se non altro per un semplice effetto base, considerando che l’anno scorso abbiamo assistito alla peggiore recessione degli ultimi 80 anni. Le stime di crescita già robuste per l’anno in corso, tuttavia, estrapolano la stessa tendenza anche per il 2022 nonostante l’effetto base meno favorevole e dando per scontato lo scenario ideale di un mondo che torna perfettamente alla normalità.

Molte cose possono andare storte, e per di più nell’equazione non si tiene conto dell’esplosione dei debiti occidentali e delle pericolose dinamiche in atto sul debito americano ed europeo e sul dollaro. Molti inoltre non danno alcun credito alla possibilità di un ritorno dell’inflazione.

“Oggi vi sono alcuni elementi positivi che nascondono anche un’altra faccia della medaglia”, sottolinea Cribari. “A differenza del 2000, la tecnologia non è tutta in bolla, e anzi nel settore troviamo molte delle società dalle prospettive più interessanti. È indubbio però che vi siano sacche speculative assolutamente esagerate, come testimonia la proliferazione delle SPAC (Special Purpose Acquisition Companies) o delle IPO (Offerta pubblica iniziale), molte delle quali esplose nel primo giorno di quotazione”.

Negli Usa, la manipolazione verso il basso dei tassi di interesse ha contribuito a creare un nuovo culto per le azioni. Esistono certamente delle tematiche con interessanti prospettive di crescita di lungo termine, tra cui le più calde riferite ad esempio all’elettrificazione, all’idrogeno, alle energie pulite. Immaginare, però, di poter giustificare ancora i rialzi di questi settori è ambizioso. Le fiammate recenti sui mercati azionari (e non solo) stanno generando quell’andamento esponenziale che in genere non finisce bene. Allo stesso tempo è illusorio sperare in una piccola correzione sull’ordine del 5%, dove si è tutti pronti a rientrare e poi vedere nuovi massimi. Qualunque mini-correzione verrebbe immediatamente comprata, come successo negli ultimi mesi. Ma se avvenisse qualcosa di più serio e di più strutturale, e la negativa dinamica di mercato fosse in grado di bucare al ribasso quel fatidico 5-7%, c’è il rischio di un effetto panico con volatilità in rialzo e smontaggio di posizioni a leva che potrebbe poi fermarsi solo ben oltre quel livello.

Mario Cribari

“In questo contesto è opportuno mantenere un approccio bilanciato tra ciclici e difensivi, con strategie dinamiche di copertura dirette e indirette e con estrema selettività bottom up”, conclude Cribari. “Restiamo investiti in maniera convinta in macro-tematiche di lungo termine quali: la difesa, la sicurezza, la tecnologia innovativa, la farmaceutica e biotecnologia, il nuovo consumo (asiatico ed occidentale), la sostenibilità ambientale, i settori favoriti da tassi bassi, alcuni settori ciclici. Stiamo continuando ad aumentare la componente di real asset che includono materie prime, infrastrutture, oro e miners. Sul fronte valutario, restiamo ben diversificati tra valute risk on e risk off, avendo aumentato queste ultime per rafforzare gli hedge di portafoglio”.