Maggio 2, 2026
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Mutui, tassi in crescita in tutto il mondo. Italia: andamento delle consistenze al I trimestre 2022

In Italia i mutui a tasso variabile sono ancora convenienti in Europa, ma quelli a tasso fisso sono tra i più alti nella Ue. Kìron: prosegue la crescita dei mutui attivi circolanti.

Dall’indagine condotta da Mutui.it e Facile.it sull’andamento degli indici registrati online in 12 paesi a inizio settembre (su un ipotetico finanziamento di 120.000 euro in 20 anni per un immobile del valore di 180.000 euro) sappiamo che oggi i tassi dei mutui sono tornati a crescere in Italia, e chi si è già avvicinato alle banche ha già provato questa sensazione, soprattutto se aveva già fatto una “puntatina” nel mondo dei mutui alla fine del 2021, ma aveva rinviato.

L’inflazione persistentemente elevata ha costretto le banche centrali ad avviare una politica monetaria restrittiva e ad aumentare i tassi, di conseguenza la domanda si è concentrata sui tassi variabili, che sono tra i più bassi in Europa, sostituendo il tasso fisso che, invece, adesso è intorno al 2,90% – uno dei più alti nella Ue – e solo 11 mesi fa viaggiava allo 0,80%. Pertanto, se dodici mesi fa gli aspiranti mutuatari italiani potevano godere dei tassi fissi più bassi d’Europa, oggi in Italia solo Grecia e Germania fanno peggio di noi, con mutui a tasso fisso che partono, rispettivamente, da 3,20% e 3,12%. Va meglio per Spagna e Portogallo (2% e 2,10%), mentre in Francia i mutuatari possono accedere alle migliori condizioni tra quelle offerte dai Paesi Ue, con tassi fissi che partono da 1,80%.

Tuttavia, dal momento che l’analisi in questione ha rilevato i TAN (tasso Annuo Nominale) e non i TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale), ossia i tassi comprensivi di tutti i caricamenti previsti da un contratto di mutuo – tra le altre: perizia, polizze assicurative, istruttoria, costi di incasso rata – nessuno si sorprenderà se i tassi fissi “finiti” effettivamente applicati superano regolarmente il 4%. Invece, relativamente al tasso variabile nessun paese tra quelli analizzati offre meno dell’Italia, i cui tassi (sempre i TAN) partono dall’1,32%, mentre sono pari all’1,87% in Portogallo, al 2% in Svizzera e al 2,34% nel Regno Unito, a puro titolo di esempio.

Anche fuori dall’Europa c’è una crescita generalizzata dei tassi sui mutui. Negli Stati Uniti, per esempio, i TAN offerti per un mutuo a tasso fisso partono da un abbondante 5,25% contro le proposte comprese tra il 2,25% e il 3,12% del 2021. In Australia  i tassi fissi partono dal 4,59% (meno del 2% lo scorso anno) mentre in Brasile un mutuo a tasso fisso viene indicizzato a partire dal 9%.

Kìron Partner SpA, società di mediazione creditizia del Gruppo Tecnocasa, ha analizzato i dati di Banca d’Italia relativi allo stock di mutui in essere concessi alle famiglie italiane per l’acquisto dell’abitazione.

Nei primi tre mesi del 2022 si è registrato lo stock di mutui in essere più alto di sempre, pari a 363.437 milioni di euro. Il passo con il quale crescono le consistenze è in linea con quanto rilevato nelle precedenti rilevazioni: +5,7% su base annua (+1,14% su base trimestrale).

Alla luce dei tassi di mercato coi quali sono stati collocati i finanziamenti durante gli ultimi quattro anni, lo stock dei mutui circolanti è in buona parte composta da finanziamenti a tasso fisso, il che presuppone un minor rischio sia in capo alle famiglie che in capo agli istituti eroganti. La tendenza sembra però volta a terminare con i prossimi mesi, in quanto il repentino innalzamento dei tassi di interesse registrato negli ultimi mesi sembra aver spostato la scelta della tipologia di tasso sui prodotti più convenienti ma anche più rischiosi come per esempio il tasso variabile. La crescita delle consistenze, in corso da settembre 2015, molto probabilmente proseguirà anche in virtù della maggiore incidenza dei nuovi contratti erogati rispetto alle operazioni di sostituzione e surroga. Nel primo trimestre 2022 hanno rappresentato rispettivamente il 93,7% le operazioni di acquisto e il 6,3% le operazioni di sostituzione e surroga.

Mutui Italia, andamento delle consistenze nel primo trimestre 2021

Nuovo record per i mutui attivi circolanti che raggiungono la soglia di 343.772 milioni di euro. La maggior parte sono finanziamenti a tasso fisso o variabile con CAP. Per il secondo trimestre nessuna variazione di rilievo.

Secondo i dati di Banca d’Italia relativi allo stock di mutui in essere concessi alle famiglie italiane per l’acquisto dell’abitazione, analizzati da Kìron Partner (Gruppo Tecnocasa), nel primo trimestre del 2021 emerge un trend storico che registra lo stock di mutui in essere più alto di sempre, raggiundo i 343.772 milioni di euro.

A chiusura del 2020 (con più di 339 miliardi di euro) le rilevazioni del quarto trimestre, avevano superato il precedente record, mentre in questo I trimestre 2021 viene fissato un nuovo massimo ai mutui in essere circolanti.

Il passo con il quale crescono le consistenze è in linea con quanto rilevato nelle precedenti rilevazioni: +3,6% su base annua (+1,2% su base trimestrale). Alla luce dei favorevoli tassi di mercato coi quali sono stati collocati i finanziamenti durante l’ultimo triennio, la composizione dello stock è in buona parte composta da finanziamenti a tasso fisso o tasso variabile con CAP, il che presuppone un minor rischio sia in capo alle famiglie che in capo agli istituti eroganti, i quali per il 2021 prevedono uno scenario molto favorevole al proseguimento della crescita del credito alle famiglie per l’acquisto dell’abitazione. Del resto, la crescita è in corso da settembre 2015 e molto probabilmente proseguirà anche in virtù della maggiore incidenza dei nuovi contratti erogati nell’ultimo trimestre, pari all’86,7% del totale, rispetto alle operazioni di sostituzione e surroga ferme al 13,3%.

Secondo il Monthly Outlook di ABI, a Giungo iniziano a risalire i tassi di interesse sui mutui. Infatti, il tasso sui prestiti in euro alle famiglie per l’acquisto di abitazioni è stato pari a 1,44% contro l’1,40% del mese precedente. Il tasso Euribor a tre mesi – che è il parametro di riferimento per i mutui a tasso variabile – a Giugno è ancorato alla media di -0,54%, mentre il parametro di riferimento per i mutui a tasso fisso (tasso interest rate swaps a 10 anni) era allo 0,10% (dal 0,14% di Maggio), e nei primi giorni di Luglio la sua media è scesa allo 0,06%.

Sul totale delle nuove erogazioni di mutui, a Giugno l’87,0% sono mutui a tasso fisso (87,9% il mese precedente), ma il tasso medio ponderato dei prestiti a famiglie e società non finanziarie è risultato del 2,20%, ed il sensibile differenziale tra il costo effettivo del denaro al sistema e l’offerta commerciale riflette la presenza di una domanda piuttosto robusta. Proprio in termini di offerta, però, si registra nel primo trimestre un irrigidimento dei criteri di erogazione da parte delle banche, probabilmente legato ad una maggiore percezione del rischio sistemico e di una ripresa economica che non si è ancora “scaricata” sul reddito delle famiglie che hanno vissuto momenti di grande difficoltà in occasione dell’inizio della pandemia. Ciò nonostante, l’offerta alle famiglie per l’acquisto di abitazioni si è mantenuta invariata, mentre le condizioni di finanziamento alle imprese hanno registrato un moderato allentamento e un diffuso allungamento delle scadenze.

Per il secondo trimestre 2021, non si prevedono cambiamenti nelle politiche di offerta, sia alle famiglie che alle imprese, le quali continuano ad avere la necessità di rifinanziarsi e/o rinegoziare il debito.