Febbraio 14, 2026
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Lemanik: è il momento di un approccio più difensivo sui mercati

Le politiche monetarie restrittive potrebbero influenzare ancora negativamente la crescita economica nei prossimi mesi, per cui aumenterà la pressione sulla Fed affinché riduca i tassi d’interesse reali. 

“Dopo la corsa registrata nei primi due mesi dell’anno, stiamo assumendo una visione più difensiva sui mercati perché vediamo il rischio che le politiche monetarie restrittive continuino a influenzare la crescita economica nei prossimi mesi. Inoltre, la performance del mercato è stata buona e il posizionamento degli investitori è tutt’altro che difensivo“. È l’analisi di Andrea Scauri, gestore azionario Italia di Lemanik.

La volatilità dei mercati è diminuita e l’indice delle materie prime è sceso. Il prezzo del gas in Europa è sceso ulteriormente al livello più basso da giugno 2021 a causa delle temperature più miti, dei dati più deboli sulla produzione industriale in Europa e in Asia e della significativa ripresa della produzione rinnovabile. Il prezzo del petrolio è leggermente aumentato, mentre l’oro è rimasto sostanzialmente stabile. Il debito pubblico statunitense ha raggiunto la cifra record di 34 trilioni di dollari e la spesa per interessi è aumentata bruscamente da 200 a 700 miliardi di dollari all’anno, con una spesa annuale che supera addirittura quella per la difesa. La situazione si complica ulteriormente in un anno elettorale in cui i temi centrali sono l’aumento della spesa fiscale e la riduzione dei tassi di interesse.

A nostro avviso, ciò eserciterà nuove pressioni sulla Fed affinché riduca i tassi d’interesse reali. “A livello settoriale, in questo contesto non stiamo apportando cambiamenti significativi nel nostro portafoglio. Rimaniamo complessivamente sovrappesati sui titoli finanziari e non abbiamo alcuna esposizione sui servizi di pubblica utilità a causa del peggioramento dello scenario dei prezzi dell’energia. Manteniamo il nostro posizionamento nell’energia, un posizionamento selettivo negli industriali e un’esposizione alle infrastrutture“, spiega Scauri. “Sui finanziari abbiamo mantenuto il nostro posizionamento su Banca Monte dei Paschi grazie alla valutazione e all’appeal speculativo. Gli altri nomi sono Intesa e Banco BPM. Unipol, dopo l’operazione di cui sopra, rappresenta ancora una partecipazione core”, continua Scauri. “Nel campo del petrolio abbiamo mantenuto la nostra posizione su Tenaris. Attualmente il nostro posizionamento è focalizzato sui temi legati al cosiddetto “green capex“, con titoli come Danieli e Prysmian che beneficeranno di un ciclo di investimenti a lungo termine nei rispettivi settori. Prysmian beneficerà anche dei grandi piani di investimento per spingere la transizione energetica“.

Lemanik: in Asia tornano interessanti i titoli finanziari

Secondo Marcel Zimmerman, la fine della politica di tolleranza zero sul Covid attirerà nuovi investitori in Cina. La ripresa dell’euro impone cautela sull’esposizione allo yen.

“In Cina, ci aspettiamo che l’apertura dell’economia, dopo la fine della politica di tolleranza zero per il Covid, tornerà ad attirare gli investitori stranieri. Per la regione del Sud-Est asiatico, ci aspettiamo invece un’ulteriore diversificazione della catena di approvvigionamento globale, che si allontanerà sempre più dalla Cina. La regione trarrà vantaggio anche dall’indebolimento del dollaro e dalla stabilità dei tassi d’interesse”. È l’analisi di Marcel Zimmermann, gestore del fondo Lemanik Asian Opportunity.

La situazione economica regionale è rimasta debole durante l’ultimo trimestre 2022 e l’Asian Development Bank ha tagliato le previsioni per il 2022 dello 0,1%, portandole al 4,2%. La Banca ha abbassato anche le previsioni per il 2023 dal 4,9 al 4,6%. L’andamento dei settori nel periodo in esame è stato chiaramente più difensivo: i titoli finanziari, le telecomunicazioni e la sanità hanno sovraperformato, mentre l’energia, le materie prime e la tecnologia hanno perso terreno. I titoli finanziari hanno beneficiato dei margini di crescita dei tassi d’interesse. La Banca del Giappone è intervenuta nuovamente sui mercati valutari per sostenere lo yen, ma la mossa del governatore Kuroda di aumentare il limite di rendimento delle obbligazioni a 10 anni dallo 0,25% allo 0,5% ha colto di sorpresa gli investitori. Lo yen ha registrato un forte rialzo sulla notizia rispetto al dollaro Usa.

I due principali fattori che hanno contribuito alla performance trimestrale positiva sono stati l’indebolimento del dollaro Usa, che ha sostenuto il rimbalzo delle azioni dei mercati emergenti, e la riapertura dell’economia cinese. In particolare, i titoli cinesi negoziati a Hong Kong e negli Stati Uniti hanno registrato i maggiori guadagni percentuali dopo che durante il 2022 avevano toccato i minimi storici di valutazione. Tra i mercati emergenti asiatici, l’Indonesia ha registrato una sottoperformance, in quanto gli investitori hanno preso profitto sui Paesi orientati alle risorse e a causa del nuovo codice penale approvato dal governo, che indica una forma di Islam meno tollerante.

I principali eventi geopolitici si sono concentrati in Cina. Il Presidente Xi Jinping ha consolidato il suo potere assoluto durante il 20° Congresso del Partito Comunista Nazionale, ma ha dovuto affrontare grandi tumulti in tutta la Cina contro la sua politica draconiana di “tolleranza zero”. La Cina continua ad aumentare la sua pressione su Taiwan e le intrusioni nello spazio aereo e marittimo di Taiwan hanno raggiunto il livello più alto dal 1949. “In questo contesto generale, l’allocazione settoriale del nostro portafoglio è stata incrementata nei titoli finanziari, dove ci aspettiamo un netto miglioramento dei margini di interesse. Siamo ancora per lo più coperti sull’esposizione allo yen, data la nostra visione positiva sull’euro rispetto alla maggior parte delle valute. Le valutazioni delle azioni regionali restano a nostro avviso interessanti”, conclude Zimmermann (nella foto).

Tassi di interesse, mercato diviso in due fronti. Rendimenti a 10 anni tra il 2% e il 3%

Secondo Alberto Conca di Zest, il tasso di inflazione si è impennato a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia e non ci sono prospettive di rallentamento all’orizzonte. I titoli finanziari rappresentano la “copertura perfetta” per un contesto di tassi in aumento.

“L’attuale situazione pandemica ha portato a una condizione di bassi tassi di interesse e aumento dell’inflazione, quindi il livello futuro dei tassi di interesse dipenderà dalla persistenza dell’inflazione nel tempo. La nostra ipotesi è che, una volta che tutto si sarà normalizzato, il rendimento a 10 anni si assesterà tra il 2% e il 3%, ancora un grande aumento partendo dalla condizione attuale. I portafogli obbligazionari con lunga duration soffriranno questo scenario”. È l’analisi di Alberto Conca, gestore Zest.

Negli ultimi mesi il legame tra crisi energetica globale, inflazione e tassi di interesse è diventato sempre più sfumato. Se guardiamo da vicino, i veri fattori che influenzano gli attuali picchi dei prezzi dell’energia derivano dall’interruzione della logistica globale e dalle dinamiche di approvvigionamento, tutte derivanti dalla situazione di pandemia contingente. I prezzi dell’energia stanno aumentando vertiginosamente soprattutto dalla seconda metà del 2020 e questa impennata porta inevitabilmente a una maggiore inflazione. La vera domanda rimane però se questa condizione dei prezzi persisterà e influenzerà le aspettative di inflazione. La risposta è che dipende: quello che possiamo affermare con un certo grado di fiducia è che i prezzi delle materie prime non continueranno ad aumentare a questo ritmo e quindi l’impatto reale sull’inflazione sarà sempre più mitigato.

“Il tasso di inflazione si è impennato soprattutto a partire dall’inizio del 2021 a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia. Con Germania e Spagna che raggiungono il 4% di inflazione, seguite dagli altri paesi, non ci sono prospettive di rallentamento all’orizzonte”, sottolinea Conca. C’è una correlazione positiva tra l’aumento del prezzo del greggio e l’inflazione. Più precisamente, l’aumento ripido e improvviso del prezzo del greggio fa raddoppiare l’indice dei prezzi al consumo nel breve periodo anche se nel tempo si avrà un ritorno verso la media dei prezzi. Una volta che l’aumento dei prezzi del petrolio avrà trasmesso i suoi effetti attraverso l’economia, si avrà un livello di prezzi più elevato sulle spalle del consumatore. Se i redditi delle famiglie continueranno a crescere non sarà un problema contingente.

In tempi tumultuosi, come la seconda crisi petrolifera del 1979, la relazione logaritmica tra rendimenti Usa a 10 anni e il tasso di inflazione Usa viene meno, anche se si normalizza nel tempo lasciando tornare i valori medi sulla curva. Anche l’attuale situazione pandemica ha orientato la relazione fuori dalla curva sottolineando una condizione di bassi tassi di interesse e aumento dell’inflazione. Intanto le economie dell’Ocse si stanno espandendo contemporaneamente, superando la contrazione derivante dalla pandemia. Ciò dovrebbe implicare che i value sovraperformeranno, ma il settore manifatturiero sta perdendo slancio favorendo i growth.

“Possiamo affermare che il mercato è attualmente diviso in due fronti opposti in relazione ai tassi di interesse”, conclude Conca (nella foto). “Da un lato abbiamo i titoli ad alta crescita che sono correlati negativamente con i rendimenti a 10 anni, cioè i loro prezzi scendono quando i tassi di interesse salgono, e dall’altro abbiamo settori finanziari come le banche che sono correlati positivamente con i tassi, vendendo a sconto rispetto al mercato. I titoli finanziari rappresentano quindi la “copertura perfetta” per un contesto di tassi in aumento, data la correlazione positiva con i tassi di interesse”.

Accelerazione economica e inflazione sotto controllo premiano i subordinati bancari

Secondo Alessandro Cameroni (Lemanik), l’accelerazione economica e l’inflazione sotto controllo potrebbero premiare i titoli subordinati con emittente bancario. Bilanci delle banche in miglioramento e pronti a gestire l’aumento dei crediti deteriorati.

“Lo scenario di ripresa in rafforzamento ha fra i maggiori beneficiari i titoli finanziari subordinati, strettamente legati all’evoluzione macroeconomica. L’irripidimento delle curve avvantaggia la reddititività”: è l’analisi di Alessandro Cameroni, gestore del fondo Lemanik Selected Bond.  “Il rapido sell-off dei governativi riflette il miglioramento delle previsioni macroeconomiche e delle aspettative inflazionistiche. Accelerazione economica, ritorno dell’inflazione e politiche espansive da parte delle banche centrali sono i fattori chiave in questa fase per il premio al rischio e sono tutti favorevoli per il credito a spread, mentre soffrono le componenti a basso rendimento”.

Per tutta la durata della crisi, i titoli finanziari sono stati oggetto di eccessivo pessimismo, legato sia alla qualità dei bilanci sia ai timori che il regolatore presentasse il conto alle banche. Le banche, al contrario, si stanno rivelando parte attiva della soluzione, grazie a solidi livelli di capitale, agli allentamenti regolamentari e allo scudo di moratorie e aiuti di Stato. La capacità di resistenza è stata elevata in ogni fase della crisi e sia gli stress test sia le ultime trimestrali hanno certificato un quadro ben più roseo delle aspettative, con qualità dei bilanci in miglioramento e la conseguente capacità di gestire un aumento dei crediti deteriorati. 

Il premio al rischio è ancora molto generoso sul rischio di estensione, quando è ormai evidente che la maggior parte degli emittenti privilegiano un atteggiamento market-friendly, come riscontrato anche nelle fasi più difficili di marzo 2020. La solidità del capitale progredisce con la qualità del business e del suo ri-orientamento. In diversi casi procede spedita, puntando a riorganizzarsi sulle attività a maggiore redditività.

A sostegno dell’appetito per il rischio, si aggiungono i temi specifici, come l’accelerazione attesa sull’M&A a livello domestico, per accrescere l’efficienza del sistema sfruttando le agevolazioni concesse dal regolatore sui livelli di capitale necessari.

Alessandro Cameroni

“Le valutazioni rischio/rendimento dei subordinati finanziari sono attraenti in particolare sulle componenti a maggior subordinazione”, aggiunge ancora Cameroni: “gli Additional Tier1 in euro non hanno ancora chiuso gli spread pre-Covid e sono in grado di assorbire un ulteriore balzo dei governativi, il carry elevato offre uno sfogo di qualità all’ampia liquidità in circolazione”.

“Specifiche opportunità – conclude Cameroni – sussistono ancora sui subordinati di vecchia generazione, quelli emessi prima del 2013, ma sono legate a tematiche normative ormai quasi definite e che esulano  dalle oscillazioni di mercato”.