Maggio 30, 2026
Home Posts tagged vaccini

Borse, la variante Omicron determinerà un crollo dei mercati?

Il “venerdì nero” della scorsa settimana non è certo il primo episodio di questo tipo accaduto nei mercati azionari dall’inizio della pandemia, ed il pesante storno appare legato all’azione dei ribassisti e a prudenti prese di beneficio. Il destino ancora in mano alle banche centrali.

Di Massimo Bonaventura

La scoperta della variante Omicron e dei suoi possibili effetti sulla diffusione del contagio hanno dominato la giornata di venerdì 26 Novembre. Tutte le maggiori borse sono crollate: Milano ha perso il 4,6%, Madrid il 5%, Parigi il 4,7% e Londra il 3,6%. In mattinata erano già scese pesantemente le borse asiatiche, e la settimana ha chiuso il fuso orario borsistico con il forte calo della borsa americana. E’ crollato pesantemente il prezzo del petrolio (mediamente -10%), le società produttrici di aeroplani (Airbus e Boeing) e naturalmente le compagnie aeree. Viceversa, i titoli delle aziende del comparto tecnologico/informatico, che potrebbero trarre benefici da nuovi lockdown, sono cresciute (come Zoom, per esempio).

Tutto secondo copione, in fondo, come già accaduto in occasione della precedente “variante Delta” e come probabilmente accadrà ogni volta che ne sarà scoperta una nuova e capace di far danni, poiché questo virus si comporta come una normale influenza che varia le proprie capacità di contagio ogni anno, mutando continuamente.  In particolare, hanno risentito del crollo i settori più sensibili alle eventuali restrizioni (viaggi, banche e auto), ma in realtà i dati a disposizione su Omicron sono davvero scarsi al momento, e ci vorranno parecchi giorni per avere valutazioni scientifiche più affidabili. Tuttavia l’aumento dei contagi nella regione di provenienza (Gauteng, Sud Africa) giustifica pienamente questi timori.

Pertanto, è corretto pensare che l’economia mondiale si possa fermare a causa di questa variante, come nel 2020, e che di conseguenza i mercati azionari possano stornare pesantemente? La risposta a queste domande è duplice e contraria, nel senso che difficilmente la produzione e (soprattutto) la distribuzione delle merci potranno nuovamente rallentare il proprio corso, ma lo storno delle borse potrebbe esserci, e non certo per via della variante Omicron, o soltanto per essa. Infatti, i media non avevano ancora finito di martellare gli utenti con la notizia della variante virale, quando già cominciavano ad essere diffuse le notizie che, in tutta probabilità, riporteranno la calma nel giro di qualche giorno: per “aggiornare” i vaccini in relazione ad Omicron ci vorranno al massimo tre mesi, per cui l’industria e la distribuzione non si fermeranno, poiché semplicemente non ce ne sarebbe il tempo.

Per tutti, aziende a persone, sarà sufficiente osservare più rigidamente le regole di distanziamento sociale sia in famiglia che nei luoghi di lavoro, e probabilmente la diffusione della variante spingerà i governi ad imporre – in modo diretto oppure, come in Italia, con modalità di “persuasione indiretta” – la vaccinazione a bambini e studenti, la cui percentuale di contagi preoccupa come nel 2020 e la cui messa in sicurezza adesso appare necessaria per scongiurare gli effetti più gravi del contagio e il raggiungimento di un livello di occupazione delle strutture ospedaliere tale da imporre nuove pesanti restrizioni. Tutto ciò, ovviamente, qualora non venga scoperto che la variante Omicron non sia capace di ridurre i vaccini come un colabrodo.

E i mercati azionari, quali sviluppi si possono prevedere? A tal proposito, c’è da dire che la maggior parte degli analisti era concorde nell’affermare che la risalita dei nuovi casi in Europa avrebbe potuto rallentare la ripresa economica, ma si trattava comunque di una sorta di “atto dovuto previsionale” che, nel periodo invernale di ogni pandemia, ci sta sempre bene come il prezzemolo. Della serie “io intanto lo dico, così potrò sempre sostenere di averlo previsto”. Invece, nonostante il peggioramento della situazione sanitaria in Europa, “gli indicatori economici di breve periodo continuano a essere nel complesso favorevoli” (Ignazio Visco, Governatore Banca D’Italia).

Pertanto, al momento il pesante storno appare legato all’azione dei ribassisti e a prudenti prese di beneficio, mentre il vero pericolo non sembra tanto la nuova versione del virus ed i suoi possibili effetti sull’economia mondiale (che ha già dimostrato tutta la sua capacità di adattamento), bensì la circostanza che le banche centrali, anziché prolungare saggiamente le politiche espansive – o, meglio, rallentare o sospendere quelle restrittive – possano proseguire come se niente fosse nel loro disegno attuale, e cioè quello di frenare gli stimoli tramite il tapering anche qualora la variante Omicron si manifestasse come potenzialmente distruttiva e costringesse tutti a nuovi lockdown. E se tutto ciò dovesse accadere proprio nel momento in cui la spinta inflazionistica non avesse ancora terminato il suo corso “temporaneo” al rialzo, a quel punto sarebbe persino difficile intravedere la fine della correzione dei mercati azionari.   

Queste ipotesi, però, appaiono poco probabili, poiché anche le banche centrali hanno dimostrato di sapersi adattare rapidamente alle circostanze, e alla BCE basterebbe semplicemente annunciare la possibilità di un futuro potenziamento del PNRR per dare serenità in un colpo solo. “Frugali” permettendo, naturalmente: senza la Merkel, quest’ultima possibilità non è più così scontata.  

Quale futuro per il comparto Biotech? Cosa devono sapere consulenti e investitori prima di investire

Gli investitori dovrebbero prestare molta attenzione alle fasi in cui si trovano i candidati a farmaco di un’azienda biotech, dal momento che i loro titoli in borsa sono estremamente volatili. Infatti, una mancata approvazione dei test clinici in Fase 3 è capace di far scendere il valore dell’azione anche del 50%.

E’ notizia di qualche giorno fa quella del batterio sintetico “analfabeta”, ottenuto nei laboratori britannici del Medical Research Council (e pubblicato sulla rivista Science), inattaccabile dai virus perché non capisce il loro linguaggio e non può aiutarli a replicarsi, costringendoli a soccombere. Questo batterio sintetico apre la strada alla possibilità di ottenere microrganismi, dal patrimonio genetico modificato, da trasformare in fabbriche di farmaci come antivirali, antibiotici o antitumorali, poiché il batterio non sa leggere il codice genetico dei virus e impedisce la loro riproduzione basata sulla capacità delle cellule di leggere tutti i pacchetti di informazione del loro genoma. Di conseguenza, quando il virus entra nella cellula non trova nessun aiuto per replicarsi e l’infezione semplicemente non avviene.

Sulla scorta di tecniche di laboratorio come queste – inconcepibili persino qualche anno fa – alcuni scienziati ritengono che ci troviamo nell'”età dell’oro” della biotecnologia, grazie alla quale oggi è possibile curare e prevenire le malattie, ma anche sviluppare potenziali trattamenti e vaccini. Questo progresso costante, naturalmente, sta anche presentando enormi opportunità per gli investitori, poiché il potenziale di rendimento a lungo termine di molti titoli biotecnologici è molto interessante.

Che cos’è esattamente una azienda biotech? È un’azienda che utilizza organismi viventi (ad esempio batteri o enzimi) per produrre farmaci. Questo uso di organismi viventi differenzia le biotecnologie dalle aziende farmaceutiche, che utilizzano sostanze chimiche per sviluppare nuove molecole per il settore farmaceutico. Oggi è facile associare la biotecnologia all’assistenza sanitaria e alla ricerca di cure per malattie o virus. Tuttavia, il mercato e le sue innovazioni sono più vasti, comprendendo anche le innovazioni che potrebbero consentire alle società di ridurre le malattie, la fame e la dipendenza petrolchimica, trasformando anche il modo in cui la società interagisce con l’ambiente.

Nello sviluppo di nuovi farmaci, le aziende biotech devono osservare almeno quattro passaggi (identificazione della malattia, test preclinici in vitro o su cavie, test clinici e approvazione delle agenzie governativa) prima di arrivare a vendere un farmaco. I test clinici, in particolare, prevedono tre fasi:
– Fase 1: piccoli studi progettati per trovare una dose sicura per il “candidato a farmaco” e determinare come potrebbe colpire gli esseri umani.
– Fase 2: studi che possono includere circa 100 o più pazienti e concentrarsi sulla sicurezza, sugli effetti collaterali a breve termine e sulla determinazione della dose ottimale per il farmaco.
– Fase 3: studi più ampi che possono includere centinaia o addirittura migliaia di pazienti e che si concentrano sull’efficacia con cui un farmaco sperimentale tratta una malattia bersaglio e quanto sia sicuro.

Ebbene, un candidato a farmaco deve superare con successo ogni fase per passare alla successiva. Solo una volta che un farmaco ha completato con successo uno studio di Fase 3, dimostrando sicurezza ed efficacia nel trattamento della condizione target, l’azienda biotech potrà richiedere l’approvazione normativa utilizzando i dati clinici dello studio. Negli Stati Uniti, per esempio, la FDA sovrintende alle approvazioni per i nuovi farmaci. Gli investitori, pertanto, dovrebbero prestare molta attenzione alle fasi in cui si trovano i candidati a farmaco di un’azienda biotech, dal momento che i loro titoli in borsa sono estremamente volatili. Di solito, più avanzata è la fase, minore è il rischio, ma una mancata approvazione dei test clinici in Fase 3 (con rinvio, non si tratta di una bocciatura definitiva da parte delle agenzie) è capace di far scendere il valore dell’azione anche del 60-70% in un breve lasso di tempo. Inoltre, prima di investire è importante considerare il potenziale picco di vendite annuali di un candidato a farmaco, ossia il livello più alto di vendite all’anno previsto dagli analisti. Più alto è, maggiori saranno le opportunità di guadagno dall’investimento.

Naturalmente, qualunque valutazione deve partire sul c.d. portfolio: un’azienda biotech con più farmaci sperimentali nella sua pipeline (è il termine usato per riferirsi a tutti i farmaci di un’azienda che sono in fase di sviluppo) tenderà ad avere meno rischi di una biotech con solo uno o pochissimi farmaci candidati. Infatti, il portfolio incide molto sulla posizione finanziaria dell’azienda, dal momento che la maggior parte delle biotech non raggiunge la redditività finché non lancia con successo uno o più farmaci sul mercato, e ciò implica la valutazione di un investimento su un’azienda con fondamentali economici che, in altri settori, farebbero fuggire qualunque investitore. Sopperiranno, in questo caso, i dati sulla liquidità disponibile dei suoi maggiori azionisti, sebbene si tratti di un indicatore indiretto e molte biotech, nel corso della loro vita iniziale, emettono spesso nuove azioni per aumentare la liquidità necessaria, il che riduce il valore delle azioni esistenti.

Alcune biotech, però, ricevono denaro anche attraverso partnership con grandi case farmaceutiche, nonchè sovvenzioni da agenzie governative e organizzazioni senza scopo di lucro. Prima dell’esplosione della pandemia, aziende come Moderna (NASDAQ: MRNA) o BioNTech (NASDAQ: BNTX) erano probabilmente sconosciute a tutti, ed hanno raggiunto la notorietà grazie alle partnership sviluppate con aziende più note (come Pfizer) grazie alla necessità di sviluppare e produrre i vaccini che oggi usiamo per il COVID-19.

Secondo un recente rapporto di Acumen Research and Consulting, si prevede che il mercato globale delle biotecnologie crescerà di circa il 15,5% dal 2020 al 2027, e raggiungerà un valore di mercato di oltre 850,5 miliardi di USD entro il 2027. C’è poi un nuovo rapporto del National Intelligence Council (NIC) degli Stati Uniti che indica che la biotecnologia potrebbe potenzialmente rappresentare circa il 20% dell’economia globale entro il 2040, con l’agricoltura e la produzione come alcuni dei suoi principali motori e con l’espansione delle applicazioni sanitarie. Questa crescita porterà molte opportunità agli investitori che si informano bene su ciò su cui ciascuna biotech sta lavorando e, soprattutto, su come stanno procedendo la loro ricerca e sviluppo. Infatti, le previsioni sul dato globale al 2027 non specificano quali saranno le aziende che non riusciranno a superare i test clinici e, di conseguenza, determineranno il fallimento dell’investimento.

In definitiva, l’investimento in titoli azionari biotech richiede una buona dose di saggezza (diversificazione estrema) ma anche il dovere di aggiornare costantemente le proprie informazioni, poiché può passare molto tempo tra ricerca e sviluppo della pipeline di potenziali trattamenti. È un gioco di attesa, che potrebbe portare fortuna solo agli investitori che sanno cosa aspettarsi negli anni a venire.

Atradius: riparte l’economia globale nel 2021, ma gli scenari rimangono incerti

Lo sviluppo dei vaccini e le politiche di sostegno fiscale dei governi lasciano ben sperare per una ripresa dell’economia, che dovrebbe riacquistare slancio nel 2021, ma molto dipenderà dall’efficacia della vaccinazione e dall’assenza di nuove ondate di contagio.

(Comunicato Stampa) Roma, 02 marzo 2021 – L’economia, grazie ai programmi di vaccinazione di massa e agli aiuti fiscali, dovrebbe riprendersi, sebbene rimanga incerta l’efficacia dei vaccini e, per alcuni Paesi, la stabilità degli effetti positivi sul PIL anche per il 2022. Questo lo scenario delineato dall’Economic Outlook, il documento di previsione economica di Atradius, società leader mondiale nell’assicurazione del credito commerciale, recupero crediti e fideiussioni assicurative. L’outlook, sulla scia del PIL mondiale in aumento (+5%) nel 2021, mostra previsioni fiduciose anche per il commercio globale (+7-8% nel 2021).

Sono i paesi emergenti dell’Asia, guidati da Cina e India, a riprendersi più rapidamente, essendo tornati già a fine 2020 ai livelli del 2019; Europa Occidentale e America Latina appaiono invece in ritardo, e si riprenderanno solo nel 2022, mentre USA ed Est Europa si collocano a metà strada e supereranno la crisi entro fine 2021.

Andando più nel dettaglio, le economie avanzate stanno iniziando a riprendersi dalla recessione e dovrebbero registrare una crescita media del PIL del +3.9% nel 2021, dopo un calo del -5% nel 2020 e ancora un punto in meno rispetto al 2019, anche se rimangono alcune incertezze nelle due aree principali. Gli Stati Uniti  dovrebbero cresecre del +4.2% nel 2021 , ma il rischio di un nuovo aumento della disoccupazione e dei contagi riduce al +3,4% la crescita nel 2022; per l’Eurozona la ripresa sarà più lenta, dovendo recuperare il crollo dell’economia nel 2020 (-7,1%), e nonostante la previsione di un aumento del 4.2% nel 2020, dovrà aspettare il 2022 (previsione: +4,9%) per tornare ai livelli pre-pandemici (possibili anche due scenari, vedi tabella sotto).

Nel Regno Unito, a causa soprattutto dell’imposizione di un terzo lockdown nazionale, la ripresa si mostra più lenta e la crescita del +4,5% del 2021 coprirà solo la metà delle perdite del PIL nel 2020 a causa della pandemia (-10,3%), mentre un recupero sostanziale potrebbe arrivare nel 2022 (+6.4%). In Giappone, la forte recessione innescata dalla pandemia nel 2020 (-5,3%), potrebbe essere recuperata grazie alle Olimpiadi estive, che fanno prevedere una prudenziale stima del +2,7% nel 2021 e altrettanto nel 2022.

La crescita economica nei mercati emergenti (Pil a -1.9% nel 2020, +6.3% nel 2021) è peggiorata drasticamente nel 2020 e staziona ancora in una fase critica, seppure con trend differenti tra i diversi Paesi. L’Asia Emergente (Pil a -0.3% nel 2020 e +7.4% nel 2021) si trova nella posizione più alta tra i Paesi che hanno saputo contenere meglio la diffusione del virus, grazie soprattutto alla performance di Cina (Pil a -1.8% nel 2020 e +8.8% nel 2021), con la gestione dei contagi sotto controllo e una forte politica di sostegno monetario, e India (PIL a -7.6% nel 2020 e +10.2% nel 2021), caratterizzata da previsioni più deboli. Viceversa, l’America Latina (Pil a -7.1% nel 2020 e +5.4% nel 2021) si colloca nella posizione più bassa, con le sue economie trainanti, Brasile (Pil a -4.7% nel 2020 e +4.0% nel 2021) e Messico (Pil a -8.7% nel 2020 e +6.1% nel 2021), che mostrano entrambe una performance di crescita ancora debole.

Massimo Mancini

Massimo Mancini, Country Director di Atradius per l’Italia, ha commentato: “Le previsioni sulla ripresa economica nel corso del 2021 restano ancora incerte, a causa dei dubbi sulla diffusione dei vaccini e sul reale controllo dei contagi. In molti mercati, anche fra quelli avanzati, permangono inoltre incognite sull’evoluzione politica dei governi e sulle decisioni che verranno adottate nei rapporti commerciali tra Stati. In questa fase, è ancora fortemente necessaria un’attenzione particolare alla gestione del credito, verso tutti i mercati che si stanno ancora riprendendo dagli effetti devastanti della pandemia”.