Aprile 21, 2026
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Investimenti alternativi post Covid. Whisky “Rare” sempre più su, vino pregiato tiene le quotazioni

C’è molta attenzione su due dei pilastri del Luxury Index Investment di Knight Frank, Whisky Rare (anche in botti) e Vino Pregiato. Il primo proviene da un apprezzamento del 560% in 10 anni, il secondo del 120%. Nonostante il Covid, la loro domanda è sempre elevata, e non accenna a diminuire.

In un momento in cui i numeri del contagio sembrano aver rialzato la testa, parlare di “post Covid” sembra quasi affrettato. In realtà, la convivenza con la pandemia, impensabile fino a qualche mese fa, ci spinge a pensare che il ricorso ad un “total lockdown”, come quello di Marzo e Aprile, sia altamente improbabile. E’ possibile, in linea teorica, che si procederà ad una eventuale chiusura selezionata di contesti – sociali e/o produttivi – ritenuti ad alta pericolosità, e non ad un blocco indiscriminato e generalizzato, non più adeguato per via dei mutati costumi della popolazione mondiale, resa più responsabile e auto-disciplinata dall’esperienza fatta fino ad oggi.

All’interno di questo scenario, pertanto, la possibilità di tracciare normali previsioni di mercato in base alle mutate circostanze – fino a Maggio, di fatto, non c’era neanche la possibilità di effettuarle, le previsioni – diventa possibile per tutti gli aspetti dell’economia e per tutti i mercati.

In particolare, il mercato degli investimenti alternativi (alternative investment) ha tenuto bene alla prova della pandemia, pur subendo periodi di iniziale blocco della distribuzione. L’industria del vino, per esempio, durante il lockdown ha continuato a lavorare sul campo e sulla vinificazione, ed ora le porte delle cantine cominciano ad aprirsi ai visitatori, mentre i produttori hanno già pianificato la prossima vendemmia.

Dopo i primi due trimestri del 2020, oggi è possibile stimare con esattezza l’impatto del Covid sul mercato del vino, nonché fare previsioni per il resto del 2020. I produttori stanno ancora sperimentando un cambiamento nei canali di vendita, e ciò continuerà per tutto il resto dell’anno. Finora, il retail (in volume) e il canale online (in percentuale) sono i vincitori assoluti, con un miglioramento delle performance, mentre l’on-trade sta ancora cercando di riprendersi dal lungo periodo di chiusura di bar e ristoranti.

Diversi produttori di vino pregiato non hanno subito cali vistosi sul mercato dell’export, e le vendite sono rimaste stabili durante la chiusura, con lievi diminuzioni. Certamente, i distributori hanno dovuto trovare soluzioni creative per mantenere i contatti con importatori e opinion leader, ma gli strumenti online (come le videochiamate) hanno aiutato la gestione  dei rapporti anche con i più importanti collezionisti e con le case d’asta, rendendo tutto più agevole.

Relativamente al comportamento degli investitori, il canale delle aste online è diventato quello principale, ed ha permesso di non interrompere mai la continuità del mercato. Del resto, il circuito delle aste online era già sviluppato nel settore del c.d. passion investment, per cui le case d’asta più conosciute hanno semplicemente adeguato le modalità dell’offerta, risparmiando anche sui costi generali di organizzazione.
Pertanto, come cambierà – se cambierà – il mercato del vino pregiato dopo il 2020?
La domanda più importante (per il 2020 e probabilmente anche per il 2021) è se il canale delle aste “face to face” potrà riprendersi. Il fascino dei battitori d’asta, infatti, rimane oggi, per chi frequenta questi contesti, una perdita notevole, tanto essi sono intrisi di storia e tradizione (un po’ come il mercato azionario “alle grida” di una volta, prima che diventasse telematico). Questa mancanza, peraltro, si rifletterà certamente sulle nuove produzioni di vino pregiato, per le quali si prevede una riduzione delle produzioni di annata del 10-20% (alcune denominazioni di origine abbasseranno le rese).

In definitiva, l’incertezza economica di fine 2019 e la pandemia si sono combinati creando una tempesta perfetta per molti settori dell’Economia, ma non per quello del vino. Così, per esempio, mentre il top del mercato della Borgogna ha raggiunto nuovi picchi all’inizio dell’anno prima di diminuire, i vini Borgogna di livello inferiore hanno goduto di una domanda relativamente forte, aumentando del 6% –8%. Anche il track record storico dei vini pregiati è confortante. Nonostante tutto, infatti, il The Knight Frank Fine Wine Icons Index è aumentato del 120% nell’ultimo decennio.

Un altro pilastro degli alternative investment è quello del Rare Whisky. In termini di crescita del valore, il significativo eccesso di offerta riscontrato nel 2019 e l’indebolimento del leader di mercato, The Macallan, avevano determinato un calo del 2,67% dell’indice Knight Frank di settore nel primo semestre dello scorso anno. La seconda metà del 2019, però, era andata molto meglio, e l’Indice aveva chiuso l’anno in rialzo del 5%. L’epidemia di Coronavirus, e il conseguente crollo dei mercati azionari globali, hanno portato molti investitori e azionisti a subire ripercussioni significative con il crollo dei valori degli investimenti, portandoli a guardare altrove per proteggere la propria ricchezza.

In particolare, le società all’ingrosso di rare whisky in botti hanno assistito ad un aumento dell’appetito da parte di investitori privati ​​e dei gestori di fondi. Il whisky in botte offre agli investitori l’opportunità di possedere una merce e un asset tangibile che protegga dall’inflazione e dalle incertezze dei mercati finanziari.

Il valore del whisky come investimento è aumentato notevolmente negli ultimi dieci anni, diventando rapidamente una delle opportunità di investimento alternative più popolari, con il whisky rare in cima all’indice Knight Frank Luxury Investment. Secondo l’indice 2020, il valore del whisky è aumentato del 564% solo negli ultimi 10 anni. In confronto, le auto d’epoca sono aumentate di valore del 194%, le opere d’arte del 141% e il vino pregiato del 120%. A differenza del whisky rare, il valore del whisky in botte è legato alla sua età piuttosto che ai mercati, rendendolo attraente per gli investitori che si vogliono posizionare nel lungo periodo.

Nei mercati secondari, la domanda sia per il whisky scozzese che per quello irlandese è aumentata di anno in anno. Per il whisky irlandese, ad esempio, la dimensione del mercato è cresciuta in media del 13% negli ultimi due decenni. Le previsioni dell’IWSR, il benchmark globale per i dati sull’alcol, mostrano che la crescita sia del whisky irlandese che di quello scozzese è destinata a continuare. Tuttavia, solo il 16% dei marchi di whisky possiede le proprie distillerie, il che significa che esse acquistano scorte di whisky maturo da stoccare nelle botti invecchiate a da imbottigliare successivamente, per soddisfare le esigenze dei collezionisti. Come risultato di questo crescente interesse, le più importanti distillerie prevedono aumenti di prezzo fino al 20% nei prossimi mesi.

Pertanto, per gli investitori più esperti sembra essere arrivato il momento di investire nel whisky in botte. Le botti contenenti circa 200 litri di whisky possono essere acquistate direttamente da grossisti, a poco più della metà del prezzo di vendita al dettaglio. Ciò consente di assicurarsi un margine notevole in occasione del successivo invecchiamento e imbottigliamento. A differenza dell’acquisto diretto di bottiglie di rare whisky nella speranza che aumentino di prezzo, acquistare whisky in botte è altamente speculativo, e richiede una conoscenza approfondita dell’asset. Tuttavia, se la selezione della qualità è stata felice, l’investimento offrirà rendimenti annuali considerevoli e aumenti di valore costanti. I rendimenti annuali, infatti, sono compresi tra l’8% e il 54,5%, a seconda della strategia di uscita scelta dall’investitore e del periodo di tempo in cui si acquista e si detiene il whisky.

In definitiva, il principio – piuttosto elementare ma efficace – è che più a lungo si tengono le botti, più rare e preziose esse diventano. Warren Buffet, definito “l’oracolo di Omaha” per la sua abilità nel selezionare e detenere nel lungo periodo titoli azionari di aziende “sicure”, ci ha fatto una fortuna seguendo questo principio.

Vino pregiato, passione senza età. Solo per investitori pazienti e bene organizzati

Investire nel vino comporta anche una necessaria organizzazione di base, che va dal trasporto alla conservazione e alla compravendita.

Bere vino è una tradizione secolare. Una delle prime grandi civiltà occidentali, l’antica Grecia micenea, ha dovuto gran parte del suo successo alla coltivazione e alla creazione del vino. Per gli investitori questo è un investimento senza età, indipendentemente dall’era attuale.

L’investimento nel vino avviene attraverso due metodi diversi. Il primo consiste nell’acquistare e rivendere direttamente singole bottiglie o casse (3, 6, 9 o 12 unità) di un determinato tipo di vino. L’altro metodo è l’acquisto di quote in un pool di investitori, che risulta essere più idoneo per chi non ha sufficiente esperienza nell’investimento diretto.

Scartando i prodotti (anche quelli ottimi, che ci sono) derivanti dalla produzione massiva, per investire bisogna avvicinarsi ai produttori di vini c.d. d’élite, che imbottigliano solo vino pregiato e per questo motivo, con i dovuti distinguo, si possono associare ad un investimento finanziario.

L’Italia è il paese del buon vino per eccellenza, ma il 90% del vino pregiato per gli investimenti viene prodotto nell’area francese di Bordeaux. Alcune annate provenienti da quei rinomati vigneti si vendono a migliaia per una sola bottiglia.

Il vino pregiato, come regola generale, deve partire da 50 euro a bottiglia per essere considerato tale. Una regola (non scritta) di questo particolare mercato è quella secondo cui all’aumentare del prezzo aumenterà anche la domanda di un determinato vino. Questo non ha niente a che vedere con la qualità (che è fuori discussione, per quella categoria di vini!), ma con lo status che il possesso di determinate bottiglie attribuisce al possessore, sia esso cantina o collezionista privato. Inoltre, l’equazione “maggior prezzo=maggior domanda” si realizza grazie ad una circostanza che a molti sfugge: tutto ciò che ha contribuito a produrre un determinato vino non può mai essere replicato. Stiamo parlando di elementi assolutamente non controllabili come le condizioni meteorologiche, l’annata e i metodi di produzione, che in tutta evidenza non possono essere duplicati e aggiungono fascino al tutto.

Investire nel vino comporta anche una necessaria organizzazione di base, che va dal trasporto alla conservazione. Infatti, se si ha l’intenzione di conservare il vino per alcuni anni, è indispensabile assicurarsi di farlo in condizioni ottimali. Ad esempio, una stanza troppo calda accelera il tempo necessario alla maturazione del vino, mentre una eccessivamente fredda causerà la produzione di scaglie di cristallo nel vino, rovinandolo. Pertanto, il posto migliore per conservare il vino è nel seminterrato, o in un armadio buio, ma per un investitore serio che ha spazio sufficiente è meglio acquistare un dispositivo di raffreddamento del vino, in relazione al quale sarà necessario effettuare delle valutazioni energetiche per comprendere l’entità della spesa di elettricità e preventivare con maggior precisione quanto costerà l’investimento complessivo.

Data la natura del tutto simile a quella di un gioiello, il vino costoso è considerato un oggetto prezioso. Una delle prime cose da fare, pertanto, è assicurare la collezione, possibilmente senza franchigie.

Se non si ha lo spazio adatto alla conservazione, esistono diversi magazzini che agiscono in conto terzi, sebbene il loro servizio si aggiunge al costo complessivo dell’investimento.

In relazione alle previsioni di rendimento, ci sono due importanti indicatori da analizzare quando si vuole determinare il valore attuale e previsionale di un vino: la sua scarsità e la sua valutazione. Relativamente alla seconda, in una scala da 1 a 100, i vini che hanno un punteggio superiore a 95 sono considerati pregiati. Prevedere la scarsità, invece, è una cosa più difficile da fare. Un vino imbottigliato in produzione limitata ha alte probabilità di mantenere la sua scarsità, e la ricerca dei prezzi passati sarà utile per prevedere cosa porterà il futuro di una certa annata.

Proprio come le azioni e gli altri investimenti finanziari, esistono indici anche per il vino pregiato. Liv-ex, ad esempio, è una piattaforma di trading online utilizzata da commercianti di vino professionisti, così come Wine Owners, che però è un sito Web indirizzato all’investitore privato. Entrambe le piattaforme sono un ottimo modo per controllare le proprie partecipazioni sotto forma di diversi grafici e diagrammi, in modo simile al funzionamento di un sito web di borsa online.

L’acquisto e la conservazione del vino è solo la prima tappa del viaggio di un investimento nel vino. In media, molti investitori di vino pregiato lo detengono per un minimo di cinque anni, sia per fargli maturare un sapore corposo, sia per alimentare il prestigio attorno ad esso. Un ruolo fondamentale nelle compravendite di vino lo ricoprono le case d’aste, che intermediano gli scambi fisicamente (asta pubblica) o virtualmente (aste online) lucrando una commissione.

Passando ad alcuni esempi di buon investimento in questo settore così alternativo ed emozionale, il Domaine de la Romanee-Conti, comunemente abbreviato in (RDC), è uno dei vini più costosi del mondo e spesso considerato uno dei migliori. Il vino proviene da Cote De Nuits, Francia. Il prezzo medio di una bottiglia è pari a circa 15.000 euro, ed alcune annate si sono avvicinate ai 200.000 per bottiglia. Il Château Mouton Rothschild è un altro vino che proviene dalla regione francese di Bordeaux; una bottiglia del 1945 fu venduta per 114.614 USD alla fine degli anni Novanta.

Questi esempi di successo sono solo alcuni tra i tanti, ma è bene dire che investire nel vino costringe l’investitore ad attendere il lungo periodo per realizzare un buon rendimento, ed il mercato non è liquido come quello dei preziosi o delle opere d’arte. Per evitare il problema della liquidità (possibilità di vendere in qualunque momento), esistono altre opzioni per investire nel vino, e uno di questi è rappresentato dai fondi di investimento. Il Wine Source Fund, per esempio, investe in vino di tutto il mondo e diversifica anche con altri alcolici. Un altro fondo interessante creato alcuni anni fa è The Bottled Asset Fund. Inizialmente è stato lanciato con un investimento di 9 milioni di USD, e nel tempo ha ottenuto rendimenti notevoli, investendo non solo nei vini della regione francese di Bordeaux, ma anche in quelli italiani o della Napa Valley.