Aprile 20, 2026

L’Illusione Monetaria in Italia. Dagli inganni dell’Euro alle manipolazioni della moneta elettronica

La “trappola” monetaria dell’Euro non è frutto del caso. Dalla moneta unica alla diffusione del denaro virtuale, gli italiani sono stati manipolati da un processo di illusione percettiva.

Articolo di Alessio Cardinale*

Vi siete mai chiesti perché l’Unione Europea non ha mai fabbricato le banconote di 1 e 2 euro, e perché quelle da 5 euro sono di taglio così piccolo?
Questa domanda, che in tanti si sono posti all’indomani dell’entrata in vigore della moneta unica, è ormai andata in disuso. Del resto, siamo talmente assuefatti all’euro che la questione ha perso ogni interesse.
Però, se vi dicessero che la decisione dell’U.E. di non stampare le banconote di uno e due euro, e di produrre quella da 5 euro in piccole dimensioni, ha avuto un ruolo fondamentale nel generare l’inflazione annuale a due cifre nel decennio 2002-2011, ci credereste?
Per rispondere, è meglio tornare un pò indietro nel tempo, ed immaginare di rivivere il fatidico 1 gennaio 2002, giorno di entrata in circolazione della nuova moneta. Anzi, andiamo ancora a ritroso di 48 ore, e cerchiamo di ricordare la nostra giornata-tipo di quel tempo.
Ci si preparava al Capodanno, e si andava in centro a fare acquisti con i primi saldi. Il “facilitatore di parcheggio” (posteggiatore abusivo) ci chiedeva la solita “millelire per il caffè”, mentre l’addetto all’ istant car glass washing (lava-vetri), di nazionalità albanese (oggi tornato a Tirana, grazie allo straordinario sviluppo economico di quel paese ed al nostro tracollo nella hit parade dei paesi più sviluppati), stava in agguato al semaforo e si accontentava anche della moneta da 500 lire, da afferrare al volo dopo i 15 secondi netti del lavaggio lunotto anteriore.
Dopo un bel giro di vetrine, ci guadagnavamo una sosta-caffè con 900 lire alla cassa del bar; poi via a scegliere una buona pizzeria per passare la serata. Io prendevo, come sempre, la mia margherita, e la pagavo 6.000 lire. Ovunque, per le strade, atmosfera tardo-natalizia, e l’augurio di buona fine d’anno pronto ad ogni incontro (con annesso sorriso d’occasione).
Dopo appena 48 ore, in uno scenario di città deserte che stanno ancora smaltendo la sbornia di San Silvestro, ha inizio la più grande truffa finanziaria della storia dell’umanità. All’improvviso, ci ritroviamo ad avere in mano carta moneta solo a partire da 5 euro (cioè circa 10.000 lire) e di piccole dimensioni. Anche la banconota da 10 euro è piccolina, ma ciò che colpisce è la cascata di monete: quella da 2 euro addirittura uguale a quella da 500 lire (ma dal valore di circa 4000, cioè otto volte superiore), e quella da 1 euro, ossia circa 2.000 lire, diventata immediatamente l’unità di misura nazionale della mancia a posteggiatori e lavavetri.
In verità, il nuovo conio circolava già da un po’, ma finchè si poteva usare anche quello vecchio il trucco dell’euro non poteva funzionare. Affinchè il “delitto” fosse perfetto, serviva far sparire definitivamente le vecchie banconote, e così accadde in breve tempo a partire da quel ventoso primo dell’anno del 2002.
Questa raffinata (e dolosa) manovra di scambio banconote-monete metalliche ha avuto un effetto immediato a livello percettivo perchè, cambiando il tipo di materia di cui sono fatti i mezzi di pagamento, si è attribuito a quel taglio di denaro (ed al valore che esso rappresenta) un valore intrinseco inferiore a quello che, soltanto due giorni prima, avevano le banconote in lire. Questo lo hanno capito anche gli strateghi di tante aziende senza scrupoli, quelle che stanno in cima alla catena di distribuzione, le quali hanno immediatamente cominciato ad imporre prezzi alla fonte più alti. Gli aumenti avvenivano con cadenza bimestrale, e si scaricavano ad ogni passaggio su tutti gli anelli della catena, come l’IVA, fino a colpire i consumatori finali (cioè noi). Il tutto avveniva senza controlli, e l’ISTAT taroccava allegramente i dati dell’inflazione modificando il paniere dei beni con prodotti che non avevano nulla in comune con quelli che compongono l’indice della c.d. Inflazione Percepita (ossia di quella che riguarda i beni di maggior consumo, dal pane alla frutta alla RC auto).
Al di là del semplice racconto dei fatti, e del giudizio storico che verrà dato su chi ha permesso un tale inganno collettivo (sono ancora tutti a piede libero, ed alcuni di loro vengono anche intervistati sul futuro dell’Unione….), ciò che abbiamo appena descritto serve a comprendere come la mente umana, all’interno di un contesto sociale allargato, possa subire un processo di illusione percettiva che, come vedremo, può avere diverse sfumature. Nel caso dell’euro, poi, l’illusione è stata indotta dalle stesse autorità centrali, e cioè da chi in realtà avrebbe dovuto proteggerci con estrema attenzione dagli effetti collaterali causati dall’introduzione della nuova moneta e dai suoi nuovi formati. Il risultato è che oggi un caffè al banco del bar costa 90 centesimi (1.750 lire, + 95.0%), e la mia adorata pizza margherita 6,5 euro (circa 13.000 lire, + 120.0%).
Non è teoria del complotto, ma storia; e tutti noi l’abbiamo vissuta sulla nostra pelle. Ma com’è potuto accadere tutto questo?
Semplice, siamo stati vittime inconsapevoli di una illusione monetaria indotta: la percezione visiva di un “impoverimento” della moneta di taglio più basso (1, 2 e 5 euro, ma anche 10), e cioè di quella a maggior frequenza di utilizzo per la spesa quotidiana, ha giustificato la rapida corsa al raddoppio dei prezzi guidata dalle grandi compagnie (e dalla criminalità organizzata, che impone ancora oggi il prezzo di molti prodotti freschi), anche per via dello scandaloso rapporto di cambio (1 euro = 1.936,27 lire) che di fatto moltiplicava per due la “base social-monetaria” italiana delle vecchie mille lire, e spingeva gli italiani ad accettare il raddoppio della spesa per quei piccoli servizi che fino a qualche settimana prima costavano esattamente la metà.
Prima dell’1 Gennaio 2002, in Italia, il denaro di modico valore era quello di metallo, mentre alle banconote fruscianti veniva attribuito un valore intrinseco e sociale più elevato. Sostituire le seconde con le prime (nei tagli più usati) ha dato a tutti la sensazione di avere denaro da dar via con più facilità, perché, appunto, “erano soltanto monetine”. La banconota da 5 euro, poi, ha le stesse dimensioni delle banconote da 500 lire diffuse fino a qualche anno prima del 2002, quasi a volerci suggerire l’ineluttabilità del futuro aumento dei prezzi connesso al diventare cittadini d’Europa.
Ecco servita, quindi, l’illusione monetaria del secolo (altro che Houdini): hai tante monete in tasca, molte di più di quante non ne avevi prima, per cui le spendi. La BCE, infatti, nel 2002 ha messo in circolo una quantità impressionante di monete da 1 e 2 euro, allo scopo di sollecitarne maggiormente l’utilizzo. Addirittura – se ricordate bene – trattandosi di una novità assoluta per gli italiani, all’inizio ne hanno messe in circolo poche, creando artificiosamente il “bisogno” di monete da 1 e 2 euro nuove di zecca (è marketing anche questo). Poi la vera inondazione, ma così facendo la banca Centrale ha stimolato a dismisura i consumi di beni e servizi (caffè, cappuccino e cornetto, colazioni e merende etc) che potevano essere comprati con le monete di quel taglio e che hanno una cospicua presenza all’interno di un ipotetico paniere dell’inflazione percepita.
Il nuovo euro (valore quasi 2.000 lire), quindi, è stato immediatamente assimilato, in quanto a funzione sociale, alle vecchie mille lire, e sappiamo bene che se la base monetaria socialmente riconosciuta raddoppia, prima o poi raddoppia tutto il resto.
Gli americani, che di queste cose sono i massimi esperti, sono stati più intelligenti: la banconota da 1 dollaro non la tocca nessuno fin dalla guerra d’Indipendenza. C’è anche la moneta dello stesso taglio, ma viene messa in circolazione in quantità di gran lunga inferiore alla prima (rapporto 1/10).
I processi di illusione percettiva di cui parliamo avvengono in milionesimi di secondo all’interno delle nostre sinapsi, non sono affatto un processo razionale. Razionale, però, è stato chi ha concepito un simile disegno. Con la medesima razionalità, negli ultimi venti anni i maghi del marketing bancario hanno cominciato a spingere l’uso della moneta virtuale. E qui la cosa si fa ancora più seria.
L’uso del bancomat, delle carte di credito, dei bonifici bancari (soprattutto online) dà a chi li utilizza la sensazione che il pagamento sia, in qualche modo, facilitato. Non abbiamo, cioè, una percezione visiva della moneta che, nei pagamenti in denaro vero, riceviamo dai nostri sensi (vista, tatto, udito). Nei pagamenti virtuali il denaro è semplicemente invisibile, e noi perdiamo quasi del tutto il rapporto con la materia che lo compone; pertanto, siamo spinti a spenderne di più, pur sapendo che non ne abbiamo di più.
La carta di credito, per esempio, per alcuni anni si è retta sulla più grande delle illusioni monetarie. Agli inizi, infatti, essa veniva venduta come uno strumento che consentiva il pagamento dei prodotti acquistati con un differimento di almeno un mese (fino a 45 giorni, se la spesa veniva effettuata dopo il 15 del mese). Il risultato, per molti utilizzatori, era quello di vedersi addebitare somme enormi, spesso superiori al proprio stipendio, a causa dell’illusione di non pagare ciò che si acquistava. Il cervello, infatti, non registra il movimento in uscita come nei pagamenti in denaro, per cui ci si comprava di tutto senza avere la sensazione di aver pagato.
Dal punto di vista sociale, la diffusione della moneta astratta/virtuale ha determinato effetti gravissimi sulle persone, molte delle quali hanno assunto comportamenti finanziariamente illusori e pericolosi (conti costantemente in scoperto, necessità di chiedere fidi, eccesso di indebitamento).
A ben vedere, il denaro vero rende più liberi: se ce l’abbiamo, lo spendiamo; se non ne abbiamo, rinviamo l’acquisto, senza subire le compulsioni indotte dal marketing. Il denaro virtuale, al contrario, ci rende facilmente manipolabili: se non ne abbiamo, una carta di credito ci permette comunque l’acquisto di un bene di cui, nella quasi totalità dei casi, potremmo fare benissimo a meno perché: a) non è urgente, b) è rinviabile e c) è del tutto voluttuario. Pertanto, in relazione alla moneta elettronica, l’inganno consiste nell’illusione indotta di avere una maggiore disponibilità di denaro, e di poter acquistare prodotti oltre i consueti limiti, e che ciò rappresenti una conquista sociale. Invece, è una sconfitta dell’individuo. Come in occasione dell’introduzione della moneta unica, anche l’avvento della moneta elettronica fu preceduto dallo stesso atteggiamento passivo delle Istituzioni: nessuna vigilanza da parte dei controllori, nè “educazione all’uso” in favore degli utenti.
Esiste in Italia una piccola comunità di persone (tutt’altro che povere) che ha smesso di essere dipendente dall’utilizzo della moneta virtuale. Ognuno di loro, ogni mese, ha sempre più soldi nel conto corrente, e nessuno va dallo psicologo.

* Consulente patrimoniale, editore di PATRIMONI&FINANZA

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