Maggio 16, 2026
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Investimenti tematici e megatrend, i nuovi mantra dell’investimento di lungo periodo

I megatrend non individuano semplicemente alcune specifiche aree che potrebbero svilupparsi grazie a determinate circostanze microeconomiche, bensì vere e proprie tendenze macroeconomiche che hanno maggiori probabilità di successo non nel breve, ma nel lungo e lunghissimo periodo.

Nel mondo di oggi, il concetto di Megatrend viene inteso semplicisticamente come l’insieme di nuove tecnologie del futuro, come la robotica o i veicoli elettrici, oppure una somma di soluzioni legate al problema del dissesto climatico, come quelle che sfruttano l’energia solare. Più recentemente, anche l’impennata nelle vendite online è stata interpretata come un possibile megatrend trainato dalla pandemia globale, ma chi si è limitato a questa analisi piuttosto superficiale ha confuso spesso gli effetti con le cause. Infatti, i megatrend non individuano semplicemente alcune specifiche aree industriali che potrebbero svilupparsi grazie a determinate circostanze microeconomiche, bensì vere e proprie tendenze macroeconomiche che hanno maggiori probabilità di contenere tale potenziale di successo non nel breve, ma nel lungo (e lunghissimo) periodo.

Allo stesso modo, nella Finanza, il passaggio dall’analisi dei possibili trend globali all’individuazione di strumenti di investimento idonei ad esprimere la loro potenzialità non è affatto breve, e ciò che costituisce oggi l’offerta agli investitori è il risultato di una evoluzione di prodotto che ha richiesto anni di progettazione prima di coniare la classe di strumenti idonei a soddisfare la domanda di mercato. Con i c.d. investimenti tematici, per esempio, le società di gestione cercano di allineare i fattori macro necessari a definire un particolare megatrend con le loro strategie di investimento. In tal senso, potremmo dire che questa classe di prodotti è la “traduzione” del concetto di megatrend in termini di offerta finanziaria, poiché per sua natura l’investimento tematico si deve concentrare su ampi temi macroeconomici per essere tale.

Storicamente, l’investimento ha coinvolto metodologie di ricerca che hanno invariabilmente suddiviso le opportunità lungo linee geografiche (paesi, regioni, aree continentali), classi di attività e caratteristiche dei singoli titoli. Ma negli ultimi 30 anni il nuovo concetto di investimento tematico ha guadagnato sempre più terreno tra le migliori opportunità di investimento su un orizzonte a lungo termine, permettendo agli investitori di capitalizzare le tendenze future a livello macro che fioriranno nei prossimi anni o decenni. Di più, tale modalità di intendere gli investimenti ha determinato la nascita dell’investitore tematico, che grazie ad una larga esposizione nelle attività coinvolte in tali temi riesce a battere regolarmente la performance dei benchmark di mercato a lungo termine.

In genere, i megatrend-investors si concentrano sulle opportunità azionarie, anche se recenti evidenze suggeriscono che l’investimento tematico stia diventando sempre più una strategia multi-asset. Inoltre, essi tendono a ignorare i confini geografici, concentrandosi invece sulla ricerca di società e asset a livello globale che possono trarre vantaggio dalle mutevoli condizioni di mercato, concentrandosi così sull’obiettivo finale.

Alcuni dei temi di maggior successo del passato includono Internet, smartphone, televisione e computer. Per ognuna di queste tecnologie all’inizio l’interesse è cresciuto lentamente, per poi accelerare man mano che la tecnologia è diventata ampiamente accettata, continuando a crescere a un ritmo costante fino a quando gli ultimi utenti salgono a bordo e l’intero mercato viene saturato. Gli esempi odierni di temi popolari, invece, includono le tecnologie dirompenti della Quarta Rivoluzione Industriale, come l’intelligenza artificiale, l’apprendimento automatico, la robotica, la blockchain e l’analisi dei dati, ma anche le opportunità di investimento legate al concetto di sostenibilità, come l’energia pulita e i green bond, stanno suscitando molto interesse tra gli investitori tematici.

Più recentemente, per via dei noti motivi, gli investitori hanno rivolto la loro attenzione all’assistenza sanitaria, data la crisi globale scatenata dal coronavirus, ma questo è solo una piccola parte dell’insieme. Infatti, gli indici tematici si sono evoluti nel tempo raggruppando in tre distinti sotto-temi i megatrend, i temi macroeconomici e quelli microeconomici. I primi individuano le tendenze strutturali che potrebbero avere impatti a lungo termine sulla crescita in un mondo in rapida trasformazione, come la mobilità futura, la tecnologia, l’economia digitale, le città intelligenti e il ricambio generazionale (da patrimonials o babyboomers ai millennial). I secondi si rifanno alle tendenze che incidono sul contesto macroeconomico, come l’aumento dei tassi, l’inflazione, la crescita della classe media, i mercati emergenti e i modelli commerciali globali. Infine, i terzi individuano le tendenze che emergono a livello aziendale, come la struttura manageriale e le metriche di tipo ESG (ambientale, sociale e di governance). Inoltre, come ci ha insegnato la pandemia di Coronavirus, l’investimento tematico oggi può essere suddiviso e classificato tra temi ciclici, che sono sensibili ai cicli economici e congiunturali, e temi strutturali, che sono influenzati dai cambiamenti improvvisi e “violenti” nelle strutture industriali. I primi si verificano a intervalli piuttosto regolari a breve o medio termine in base ai cambiamenti nel ciclo economico, i secondi si verificano come cambiamenti “una tantum” che agiscono nel lungo termine e sono guidati da “forze potenti” come eventi naturali globali o tecnologie dirompenti che cambiano definitivamente il comportamento dei consumatori.

Pertanto, è naturale che gli investitori tematici siano interessati maggiormente ai temi strutturali, poiché saranno meno influenzati da fattori ciclici di breve termine. Non a caso gli investimenti tematici hanno guadagnato una popolarità significativa dall’inizio della pandemia, e mentre i flussi dei fondi azionari non tematici (o tradizionali) sono scesi nel gradimento degli investitori, il sotto-settore azionario tematico ha continuato a registrare flussi positivi.

 

Liberamente tratto da https://internationalbanker.com/brokerage/the-rise-and-rise-of-thematic-investing/

Piazza Affari sorpresa d’Europa? Il minore rischio paese alla base del suo maggiore appeal

Secondo Andrea Scauri di Lemanik, cresce l’attrattiva dell’Italia per gli investitori grazie al miglioramento del profilo di rischio e all’arrivo dei fondi del Next Generation Ue. Danieli, Unicredit, Banco Bpm e Pirelli tra i titoli che offrono valutazioni contenute e profili di crescita visibili.

“Per l’Italia, i fondi della Next Generation Ue rappresentano un’opportunità unica per lo sviluppo, gli investimenti e le riforme e possono fornire la possibilità di accelerare la crescita sostenibile, rimuovendo gli ostacoli che hanno frenato la ripresa del paese negli ultimi decenni. Continuiamo a credere che il mercato italiano possa rappresentare la sorpresa tra i mercati europei”. È la posizione di Andrea Scauri, gestore del fondo Lemanik High Growth che, in maggio, ha registrato una performance positiva di +5,58%.

I mercati azionari italiani hanno sovraperformato i principali indici, soprattutto grazie ai titoli finanziari. L’attrattiva dell’Italia per gli investitori sta crescendo, grazie al suo profilo di rischio drasticamente migliorato e perché è tra i principali beneficiari dei fondi Ue, che potrebbero portare nuovi capitali verso l’Italia e l’Europa, per monetizzare il debito e, se necessario, utilizzare altre misure di politica monetaria a disposizione dopo il periodo di consolidamento avvenuto durante il mese di maggio, quando un miglioramento continuo dei dati macro e risultati trimestrali complessivamente superiori alle stime hanno compensato il tono leggermente meno accomodante emerso dalla Fed e i timori di inflazione. Il rischio d’inflazione resta gestibile per i mercati e il nostro scenario di base prevede un’inflazione più elevata nei prossimi anni, ma guidata da una crescita economica più stabile – continua Scauri.

La view positiva sui mercati azionari si basa sul fatto che i tassi d’interesse reali non varieranno molto nei prossimi trimestri e rimarranno negativi, dato che le banche centrali cercheranno a ogni costo di evitare un rapido aumento del costo del denaro. Dopo una forte performance del mercato fino a questo punto del 2021, nel breve termine ci potrà essere un consolidamento che potrebbe durare qualche settimana o mese, prima di iniziare a vedere una nuova accelerazione guidata dai titoli e settori che beneficiano del reflation trade. Le stime per il 2021 e gli anni successivi restano costruttive, con l’accelerazione della crescita nei prossimi trimestri, l’impatto dei fondi Next Generation Ue in arrivo e una politica fiscale e monetaria ancora espansiva.

“In questo contesto, il nostro posizionamento di portafoglio è molto selettivo ed è incentrato su valutazioni relativamente basse e profili di crescita visibili”, conclude Scauri: “è il caso di Danieli, che combina crescita, multipli economici e tendenze a lungo termine legate alla decarbonizzazione dell’industria dell’acciaio. Abbiamo ulteriormente aumentato la nostra esposizione al settore finanziario, aumentando la partecipazione in Unicredit e aggiungendo una nuova posizione su Banco Bpm. Tra gli industriali, abbiamo costruito una nuova posizione su Pirelli, sulla base dell’aspettativa di un miglior prezzo/mix e di un aumento dei volumi, più che compensando l’aumento delle materie prime”.

Asset allocation tra azioni e bond, ad ogni età il suo portafoglio. Siamo in una bolla obbligazionaria?

L’analisi della migliore allocazione delle risorse può essere svolta tenendo in forte attenzione le caratteristiche comportamentali tipiche di ogni specifica fascia di età. Il timore di trovarci oggi dentro una vera e propria bolla obbligazionaria è elevata.

Dal 2009, ossia all’indomani della gravissima crisi dei mutui subprime, sia l’S&P 500 che il mercato obbligazionario – quest’ultimo con i suoi distinguo tra governativi ed emergenti – hanno registrato buoni risultati. Eppure, non è semplice comprendere quale possa essere in dettaglio la migliore asset allocation possibile tra azioni e obbligazioni, e soprattutto se esiste una correlazione tra le relative percentuali di distribuzione e la fascia di età degli investitori.

Enunciata così, la questione potrebbe sembrare piuttosto semplicistica, dal momento che una buona asset allocation non può prescindere dagli obiettivi finanziari e dalla propensione al rischio di ognuno di noi, ed è innegabile che esistano persone giovanissime ma molto prudenti (moltissimi millennials lo sono, per esempio) e persone meno giovani, come molti babyboomers, che hanno una propensione al rischio piuttosto elevata. In linea di principio, però, la tolleranza al rischio dovrebbe essere piuttosto alta per un ventenne o trentenne, poiché ha tutto il tempo per recuperare eventuali perdite e più entusiasmo ed energia per lavorare. Andando avanti con l’età, la tolleranza al rischio tende a svanire, ma non per tutti e, soprattutto, non sempre. Il contesto storico di oggi, per esempio, è caratterizzato da tassi molto bassi, liquidità improduttiva e, per non farci mancare nulla, una pandemia globale di cui non si vede ancora la fine (nonostante le vaccinazioni), ma solo una probabile attenuazione. In un contesto del genere, chi va alla ricerca di rendimento deve forzare la propria indole di investitore prudente, oppure acquisire consapevolezza del funzionamento dei mercati e degli strumenti finanziari, in modo tale da avere maggiore dimestichezza con i comparti azionari.

In concreto, in uno scenario di tassi bassissimi, l’analisi della migliore allocazione delle risorse potrebbe essere svolta tenendo in forte attenzione il segmento azionario in relazione alle caratteristiche comportamentali tipiche di ogni specifica fascia di età, come nella tabella a fianco (in alto, per la versione mobile) o, molto più in sintesi, nella classificazione che segue.

Età 0-25: non c’è quasi nulla da perdere, il potenziale di guadagno è basso e le energie personali sono ai massimi livelli. In pochi cominciano a risparmiare in questa fascia d’età (anche chi potrebbe permettersi di farlo), ma chi ci riesce dovrebbe investire tutto nei mercati azionari.
Età 26 – 40: gli appartenenti a questa fascia d’età sono in maggioranza millennials, ed ha ancora molta energia e potenziale di guadagno, ma deve iniziare a pensare anche agli altri e, di conseguenza, ad acquisti di grandi dimensioni (matrimonio, casa, autoveicolo) che attireranno in modo significativo le risorse disponibili. L’attenzione all’investimento immobiliare è forte, e questo comporta anche un certo livello di indebitamento sostenibile (mutuo per acquisto casa).
Età 41 – 60: sono gli anni migliori per realizzare guadagni elevati e risparmiare per investire anche in modo aggressivo. Tutti quei grafici degli obiettivi patrimoniali che da giovani sono stati disprezzati ora cominciano a ricevere attenzione e interesse, al pari del rendimento. Allo stesso tempo, aumentano le spese familiari (università dei figli, per esempio) e non è detto che si riesca a mettere da parte risorse sufficienti per gli obiettivi di lungo periodo.
Età da 61 in poi: è l’età dell’indipendenza finanziaria, o almeno così dovrebbe essere per tutti. L’obiettivo principale è la protezione del patrimonio per garantire il passaggio generazionale, e si da alla crescita del capitale sempre minore importanza.

Sul tema dell’asset allocation, comunque, dominano la scena due domande che vanno bene sia per il consulente finanziario sia per lo stesso investitore, nel senso che quest’ultimo può tranquillamente porle a sé stesso prima di lanciarsi e determinare la migliore allocazione degli asset di azioni e obbligazioni. In questo periodo, una di queste domande è “perché sia ​​le azioni che le obbligazioni sono quasi a livelli record?”, seguita dal suo corollario “investendo adesso, con quotazioni oggettivamente alte, rischio di arretrare e poi essere costretto a recuperare?”. Riguardo alla prima domanda, lo S&P 500 è vicino a un massimo storico perché anche gli utili aziendali sono vicini ai massimi storici, ed il multiplo di valutazione P/E inizia lentamente ad aumentare anche per l’S&P 500 per via della fiducia negli utili aziendali e della certezza della loro crescita. La media storica e il multiplo S&P 500 P/E mediano è di circa 15X (prezzo dell’azione pari a 15 volte gli utili). Quello di oggi è pari a 33X, per cui le azioni sono molto costose, ma non ancora così scandalosamente costose come nel 2001 e nel 2009. Il mercato obbligazionario, invece, è vicino ai massimi storici perché anche l’inflazione è costantemente ai minimi storici. Il rendimento dei titoli americani a 10 anni è diminuito dal fantasmagorico 15,8% del 1980 al 1,45% di oggi, e il decennale europeo per eccellenza (il Bund tedesco) è negativo (-0,20%, quello italiano è a + 0,87%). Sembrerebbe una situazione densa di possibili catastrofi, eppure la bassa inflazione e i bassi tassi di interesse sembrano essere qui per restare ancora qualche anno.

Relativamente alla seconda domanda (“investendo adesso, con quotazioni oggettivamente alte, rischio di arretrare e poi essere costretto a recuperare?”), rispondere non è facile, per cui è meglio trattare i due macro-asset (azionario e obbligazionario) separatamente, cominciando dal parlare di cosa accadrà al mercato azionario, quale sarà il suo futuro. Onestamente, oggi nessuno sa per certo cosa c’è dopo la pandemia, ammesso che finisca presto. Graficamente, l’indice S&P 500 manifesta una tendenza a lungo termine al rialzo e verso destra, ma esistono cicli di “mercato bear” (mercatoorso”, in discesa) che si succedono all’incirca ogni 10 anni. Questo significa che, ad esempio, se avessimo investito il denaro nella parte superiore del mercato (cioè nel 2000), ci sarebbero voluti 10 anni prima di recuperare l’investimento, nell’ipotesi di resistere senza fare cambiamenti inopportuni nell’asset allocation; ma se avessimo comprato al minimo nel 2009, oggi avremmo un rialzo del 250% e oltre. Pertanto, dal momento che è estremamente difficile cronometrare il mercato ed individuare punti di svolta all’interno di un arco temporale così ampio e irregolare, è una buona idea seguire una strategia di costo medio coerente per tutta la vita, in modo da coprirci anche dai grandi sentimenti (ed eventi) di paura come la pandemia iniziata nel 2020, che ha causato una correzione temporanea dello S&P 500 del 32% (per poi tornare ai massimi storici nel giro di 14 mesi).

Riguardo al mercato delle obbligazioni, esso si comporta in modo diverso da quello delle azioni. Dai minimi del 2009, per esempio, l’indice obbligazionario aggregato Barclays è cresciuto solo del 25% circa, e dato che siamo vicini ai massimi storici per effetto del Quantitative Easing – che non è eterno per definizione – e l’inflazione fa capolino per via della ripresa generalizzata delle economie mondiali, la paura di perdere terreno con i bond fa spostare gli investimenti verso le azioni. In sintesi, il timore di trovarci in una vera e propria bolla obbligazionaria è tanta. La sensazione di paura è testimoniata anche dal rendimento del dividendo per entrambe le classi di attività: quello dello S&P 500 è superiore al rendimento da dividendo dell’indice obbligazionario aggregato Barclays, e quando ciò si verifica vuol dire che c’è una tendenza al flusso di denaro verso le azioni, dato che il costo opportunità di investire in obbligazioni è basso.

Per determinare la migliore asset allocation tra azioni e obbligazioni in base all’età, è inoltre necessario acquisire una buona conoscenza dell’inflazione e del suo potere di influenzare gli scambi azionari. L’inflazione, infatti, aiuta a far crescere gli utili aziendali, e più crescono gli utili aziendali, più in alto andrà il mercato azionario se i multipli di valutazione rimangono gli stessi; più forti sono le aspettative di crescita degli utili, più il mercato azionario tende a salire e le valutazioni ad espandersi. Inoltre, se prendiamo in esame il lunghissimo periodo (dal 1926 ad oggi), il rendimento totale annualizzato per un portafoglio composto esclusivamente da titoli dell’indice S&P 500 è stato di circa il 10%, mentre il tasso di inflazione medio per lo stesso periodo è stato del 2,93%, generando un tasso di rendimento reale delle azioni superiore al 7%. Nello stesso periodo, il rendimento medio annuo dei titoli di stato investment grade è stato del 5,72%, determinando un tasso di rendimento reale delle obbligazioni del  2,79%.

Ciò dimostra inequivocabilmente che per battere l’inflazione con il margine più ampio possibile, senza correre rischi particolari, bisogna favorire le azioni rispetto alle obbligazioni, e se teniamo entrambe le cose è solo perché non conosciamo il futuro e veniamo travolti dall’incertezza.

Premio Ischia 2021, Viola e Colaccino vincitori del ‘Comunicatorè

ISCHIA (NAPOLI) (ITALPRESS) – Mario Viola e Davide Colaccino sono i vincitori del Premio Comunicatore, la sezione dedicata ai protagonisti della comunicazione istituzionale, aziendale e sociale della quarantaduesima edizione del Premio Ischia Internazionale di Giornalismo.
Lo ha deciso la giuria del Premio Comunicatore presieduta da Gerardo Capozza (segretario Generale ACI) e composta da Leonardo Bartoletti (amministratore di Headline srl), Antonella Dragotto (direttore – consulente comunicazione, media e relazioni esterne IVASS e portavoce del Ministro per l'Economia), Tiziana Flaviani (responsabile della Funzione Comunicazione del Gruppo Acea), Ludovico Fois (responsabile Relazioni Esterne ed Affari Istituzionali ACI), Carlo Gambalonga (giornalista), Massimiliano Paolucci (direttore Relazioni Esterne, Affari Istituzionali e Sostenibilità di Terna), Stefano Porro (direttore Relazioni Esterne e Affari Istituzionali di Atlantia spa), Valeria Speroni Cardi (head of Corporate Press & Media Relations di Menarini Group), Luciano Tancredi (direttore Public Affairs e Communications di Finso – Gruppo Fincantieri) e Fernando Vacarini (responsabile Media Relations, Corporate Reputation and Digital PR di Corporate Unipol) riunitasi la scorsa settimana a Roma.
Mario Viola è direttore delle Relazioni esterne e Cerimoniale del Dipartimento di Pubblica Sicurezza ad autore delle campagne di comunicazione e sensibilizzazione della Polizia di Stato nella difficile stagione della pandemia, che hanno saputo trasmettere la vicinanza dello Stato ai cittadini in momenti di difficoltà e di disorientamento, come evidenziato dal presidente Mattarella nel discorso pronunciato in occasione della ricorrenza del 169° Anniversario della Fondazione della Polizia di Stato e come confermato dal favore degli italiani nei confronti della Polizia evidenziato del sondaggio Eurispes del 33esimo Rapporto Italia 2021.
Davide Colaccino è Direttore degli Affari istituzionali, Comunicazione e Sostenibilità di Cassa Depositi e Prestiti; grazie al suo impegno e attraverso una nuova strategia di comunicazione l'istituto è divenuto sempre più aperto ai media e alle istituzioni a partire dalla progettazione e dall'implementazione di nuovi asset di comunicazione, con la creazione di una nuova brand identity fino all'organizzazione di eventi su tutto il territorio nazionale, con un focus sulle celebrazioni del 170° anno di attività di CDP e della sua storia legata alla crescita dell'Italia.
L'edizione 2021 del Premio si terrà il 3 e 4 settembre prossimi ad Ischia, isola certificata covid free; la manifestazione è organizzata dalla Fondazione Giuseppe Valentino con il sostegno della Regione Campania, dell'Istituto per il Credito Sportivo, dell'Aci (Automobile Club d'Italia), del Gruppo Unipol, del Menarini Group e con la collaborazione di Terna, ACEA, Free To X Spa e DataStampa.
(ITALPRESS).

Articolo di Italpress.

Mancini “Vogliamo chiudere il girone in testa”

ROMA (ITALPRESS) – "Dobbiamo continuare a giocare come abbiamo sempre fatto, essendo offensivi e facendo le cose al meglio. E' una gara importante, vogliamo chiudere il girone in testa. Sappiamo che sarà ancora più difficile perchè giocheremo alle 18 e farà ancora più caldo". Così il ct della Nazionale, Roberto Mancini, ai microfoni di Sky Sport, alla vigilia dell'ultima sfida del girone A di Euro2020 contro il Galles. Nell'undici azzurro, già qualificato per gli ottavi, ci sarà certamente qualche cambio: "Sarà la terza partita in dieci giorni, le prime sono state particolarmente dispendiose e c'è qualche giocatore stanco – sottolinea il mister dell'Italia – Questa, probabilmente, è l'unica gara in cui possiamo fare qualche cambio, perchè poi le altre saranno decisive. Ma sappiamo che il risultato non cambierà". Tanta attesa per Verratti e Chiesa: "Chiaramente Marco non ha la condizione fisica di chi ha sempre giocato, ma sopperisce con straordinarie qualità tecniche. Sicuramente giocherà, vediamo se dall'inizio o subentrando. Federico può giocare in tutti i ruoli d'attacco, non da centravanti ma sicuramente anche da punta esterna – conclude il 'Manciò – che è la sua posizione naturale".
(ITALPRESS).

Articolo di Italpress.

Mattarella “rivoluzione liberale Gobetti tra radici della Repubblica”

ROMA (ITALPRESS) – "Ricorrono 120 anni dalla nascita di Piero Gobetti, fine intellettuale, scrittore di grande passione civile, democratico intransigente e, per questo, oppositore tenace del fascismo sin dalle origini. La sua auspicata rivoluzione liberale costituisce certamente una delle radici della lotta di Liberazione e quindi della costruzione repubblicana". A dichiararlo è il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
"Gobetti morì in esilio, a Parigi, quando ancora non aveva compiuto 25 anni – ricorda il Capo dello Stato -. Ci ha lasciato testi di straordinario valore, che mostrano la profondità del suo pensiero e una indubbia modernità nella ricerca di basi culturali nuove per il futuro del Paese".
"Forte delle proprie convinzioni – sottolinea Mattarella -, ha criticato le tendenze oligarchiche delle classi dirigenti, sfociate a suo giudizio nelle torsioni autoritarie del fascismo e ha impegnato ogni sua energia per giungere a un incontro tra le idee liberali che professava e le diffuse domande di riscatto sociale dei ceti più deboli. Non piegò mai la testa davanti alle imposizioni del regime, neppure in seguito ad aggressioni squadriste. La sua coerenza, unita a una grande tensione etica, lo ha reso un testimone autorevole della nostra storia nazionale e anche un maestro per generazioni di democratici che lo hanno conosciuto attraverso la sua intensissima attività di saggista, di storico, di giornalista, di editore".
(ITALPRESS).

Articolo di Italpress.

Vaccino, in Italia somministrate 45 milioni di dosi

ROMA (ITALPRESS) – Le dosi di vaccino contro il Covid-19 somministrate in Italia sono 45.022.254, pari al 90,7% del totale di quelle consegnate (49.641.554). Nel dettaglio sono state somministrate 33.692.574 dosi di Pfizer-BioNTech, 4.539.813 di Moderna, 9.667.166 di Vaxzevria-AstraZeneca e 1.742.001 di Janssen. E' quanto risulta dal report online del Commissario straordinario per l'emergenza sanitaria. Gli italiani vaccinati con entrambe le dosi sono 15.286.319, il 28,18% della popolazione over 12.
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Articolo di Italpress.

Covid, Istituto Superiore Sanità “in Italia il ceppo Delta sotto l’1%”

ROMA (ITALPRESS) – "Al momento la variante indiana, classificata come Delta, non costituisce un particolare pericolo per l'Italia. A patto di continuare con le attività di tracciamento dei casi e isolamento dei contatti". Così, in un'intervista al Corriere della Sera, Anna Teresa Palamara, da poco nominata a capo del Dipartimento di malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità. Il suo primo cimento è proprio il nuovo ceppo del Sars-CoV-2. Contro la minaccia delle mutazioni virali sta partendo la rete italiana anti-epidemica (Ria), un'unica piattaforma pubblica per la sorveglianza, il sequenziamento, il monitoraggio e la ricerca dedicate a questa emergenza e a quelle che verranno. Uno strumento che include l'iniziale progetto del Consorzio per il sequenziamento, annunciato a gennaio.
"Abbiamo lavorato intensamente – spiega – per mettere a punto col ministero della Salute e la struttura commissariale coordinata dal generale Figliuolo un presidio di contrasto alla pandemia che vuole diventare permanente per scongiurare le prossime emergenze. Sono coinvolti i laboratori di microbiologia presenti sul nostro territorio. E' un network che permetterà di lavorare tutti insieme e di garantire un'azione di sorveglianza equilibrata in tutte le Regioni. Obiettivo principale, individuare precocemente le varianti e arrivare a sequenziare il 5% dei campioni positivi nei periodi ad alta circolazione del virus e il 20% in quelli a bassa circolazione".
"Il Sars-CoV-2 muta in continuazione – aggiunge -. Per il virus è un comportamento normale. Con una rete di monitoraggio sapremo distinguere le varianti pericolose e mettere in campo rapidamente le contromisure in modo da circoscrivere i focolai". Ed in merito alla Delta, dice: "In Italia il numero dei casi è contenuto e circoscritto a focolai che fortunatamente sono tutti legati a positivi asintomatici. Questo fa ben sperare. Attualmente la variante predominante è la alfa, l'inglese, identificata nell'80% dei casi. La Delta è sotto l'1%".
"Anche la Delta mostra una mutazione nel gene della Spike, la proteina che il virus utilizza per legarsi alle cellule umane. E' più contagiosa ma non più aggressiva in quanto a severità della malattia. Le 4 varianti finora emerse hanno mostrato le stesse caratteristiche. Di solito i virus evolvono per adattarsi all'ospite, l'uomo. Il loro obiettivo è sopravvivere senza danneggiarlo. Ma il nostro sistema immunitario non resta a guardare, si adatta al nuovo virus, gli anticorpi si aggiornano per contrastarlo". "Mai sottovalutare questo virus – conclude -. Il vaccino però è una protezione affidabile: due dosi conferiscono una protezione importante, pur infettandosi si evita la malattia severa. Ciò non significa sentirsi autorizzati ad abbassare la guardia. Togliere la mascherina all'aperto può avere un senso in una fase di bassa circolazione epidemica, nei luoghi chiusi però proteggiamoci".
(ITALPRESS).

Articolo di Italpress.

Pari senza reti tra Inghilterra e Scozia a Wembley

LONDRA (INGHILTERRA) (ITALPRESS) – Pari a reti inviolate al Wembley di Londra nel derby britannico tra Inghilterra e Scozia. Nonostante i favori del pronostico fossero tutti dalla parte degli inglesi, i ragazzi del ct Southgate non vanno oltre lo 0-0 contro una Scozia ben organizzata difensivamente e pericolosa nelle poche occasioni offensive. Primo tempo di grande studio tra le due nazionali che concedono poco. La più grande chance è di marca inglese sugli sviluppi di un corner: all'11' Mount la mette in mezzo, Stones anticipa tutti, stacca di testa ma la palla si stampa sul palo. Per il resto tanti sbadigli e un solo sussulto al 30' con la Scozia grazie al tiro al volo di destro di O'Donnell neutralizzato da un grande intervento di Pickford. Partita più viva, invece, nei secondi 45 minuti dove l'Inghilterra alza il pressing e cerca costantemente la via della rete. Prima Mount, al 48', trova una grande risposta di Mashall sul primo palo. Poi sette minuti più tardi Kane pesca James che dal limite calcia di poco alto sopra la traversa. Da corner, però, la Scozia va nuovamente vicina al gol del vantaggio con un mancino di Dykes salvato sulla linea da un intervento tempestivo proprio di James. Tante azioni da una parte e dall'altra sino al 90' che non cambiano il risultato finale. A Wembley finisce, con un pizzico di sorpresa, 0-0. Un pari che sta stretto all'Inghilterra che dovrà giocarsi il primato contro la Repubblica Ceca nella prossima gara. Per la Scozia, invece, è una boccata d'ossigeno in vista dello scontro decisivo contro la Croazia. Nel girone D tutto è ancora aperto a qualsiasi risultato e con l'Inghilterra che non ingrana, tutte le rivali possono ancora sperare.
(ITALPRESS).

Articolo di Italpress.