Maggio 15, 2026
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Azzi “Nessuna delusione, cambi ct fisiologici, guardiamo avanti”

RICCIONE (ITALPRESS) – La scherma italiana cerca di ripartire e di voltare pagina. Dopo i risultati di Tokyo, la Fis ha deciso di avvicendare i ct delle tre armi sia maschili che femminili (Stefano Cerioni per il fioretto, Luigi Tarantino per la sciabola e Dario Chiadò per la spada al posto di Andrea Cipressa, Giovanni Sirovich e Sandro Cuomo) al fine di dare una scossa all'intero ambiente e ripartire di slancio in vista dei prossimi appuntamenti. "Riparte un nuovo ciclo dopo un quadriennio lungo, di fatto un quinquennio. Si è voltata pagina, si è trattato di un avvicendamento fisiologico dopo tanti anni di conduzione da parte di tecnici che hanno vinto tanto e fatto un percorso importante. Un ricambio che nulla toglie a quanto è stato fatto, ma nelle intenzioni vuole portare una ventata di novità, entusiasmo e voglia per affrontare questo che sarà un quadriennio breve in vista di Parigi" ha detto all'Italpress il presidente della Federscherma Paolo Azzi, impegnato a Riccione con il 57° GPG Trofeo Kinder Joy of Moving all'interno del quale è stata organizzata anche la festa delle medaglie olimpiche e paralimpiche. "Sull'esito di Tokyo non ho mai avuto una visione negativa. Se parliamo di rammarico per il mancato oro nella scherma olimpica, ci sto. Se parliamo di flop francamente no, perchè abbiamo portato a casa cinque medaglie, qualche quarto posto, esordi importanti di atleti che avrebbero potuto essere anche di più senza lo stop causa covid. Sono soddisfatto dell'esito complessivo, siamo la seconda nazione nel medagliere. Dispiace per la medaglia d'oro, ma da qui a parlare di delusione andrei piano" ripete Azzi che guarda già al 2022. "Il punto di arrivo saranno i Mondiali del Cairo nel prossimo luglio. In questo momento non vedo l'ora che riparta la stagione di Coppa del mondo. Abbiamo voglia e bisogno di misurarci, di ragionare su risultati internazionali, di dare ai ragazzi che si allenano obiettivi di gare a breve scadenza, insomma non vediamo l'ora di ritrovare tutto quello che ci è mancato in questo periodo".
(ITALPRESS).

Articolo di Italpress.

McDonald’s con Ghali per raccontare come cambia il Big Mac

MILANO (ITALPRESS) – McDonald's lancia il nuovo modo di preparare i panini, e con l'occasione annuncia una nuova collaborazione con Ghali, uno dei volti italiani testimoni dei valori dello stare insieme, dell'inclusione e della multiculturalità.
Quella con Ghali si inserisce nella scia delle collaborazioni internazionali portate avanti da McDonald's in altri Paesi con artisti come Travis Scott, BTS e J Balvin.
"Da sempre McDonald's è un posto in cui mi sento a casa. Ci andavo da bambino quando mamma riusciva a portarmi e ancora oggi mi capita di andarci con gli amici. L'idea di poter collaborare oggi con quello che è stato un simbolo di divertimento e spensieratezza durante la mia crescita mi rende molto orgoglioso; è un cerchio che si chiude", commenta Ghali.
"Da oggi, inoltre, il Big Mac è ancora più succoso, caldo e buono grazie a un nuovo pane, più caldo, un nuovo modo di cuocere la carne, che la renderà più succosa, e una riduzione del 30% dei tempi di attesa dell'ordine, che porterà sul vassoio del cliente un prodotto ancora più buono – spiega McDonald's in una nota -. Queste innovazioni rappresentano una vera e propria rivoluzione, per consentire la quale l'azienda ha investito oltre 70mila ore di formazione dei dipendenti".
"Oggi annunciamo una novità che rappresenta un vero e proprio punto di svolta nell'offerta di McDonald's, frutto di studi, ricerche e test durati mesi", afferma Dario Baroni, amministratore delegato di McDonald's Italia. "Per raccontarlo non potevamo fare a meno di coinvolgere qualcuno che, come Ghali, da sempre ama i nostri prodotti. Sono certo che, come lui, anche tutti i nostri consumatori noteranno la differenza e ameranno il nuovo Big Mac", prosegue.
La campagna con protagonista Ghali partirà con una prima fase teaser il 13 ottobre sul web e sui social e sarà supportata da una campagna TV on air su tutti i canali, con formati da 30'' e 15'', radio sulle principali emittenti con formati da 20'' e una pianificazione digital con video da 15".
Per festeggiare questa novità, alla fine di ottobre avrà luogo in un ristorante McDonald's uno speciale evento in cui sarà possibile assaggiare il nuovo Big Mac; i dettagli saranno rivelati a breve.
(ITALPRESS).

Articolo di Italpress.

Dal Pino “Stato non ha a cuore calcio, daspo a vita ai razzisti”

ROMA (ITALPRESS) – E' una ferita aperta, anche se ancora in tempo per essere guarita. "E' difficile comprendere come uno stato non abbia a cuore settore che ha versato oltre 14 miliardi di contribuzioni". Paolo Dal Pino, presidente della Lega Serie A e vice-presidente vicario della Figc, non nasconde la delusione cocente per il decreto del consiglio dei ministri che ha di fatto 'snobbatò la richiesta di aiuti finanziari al mondo del calcio.
"Abbiamo chiesto provvedimenti a costo zero per società che, a causa della pandemia, sono in perdita di 1,2 miliardi – sottolinea il numero uno della Lega Calcio ai microfoni di 'Radio Anch'io Sport' su Rai RadioUno – Spero si riesca a breve a riparare a questa dimenticanza, altrimenti non è accettabile. Non abbiamo chiesto dei ristori come altri settori, ma la dilazione delle scadenze di sei mesi di contributi del 2021: sono certo che il Parlamento, in sede di conversione del decreto, capirà le nostre ragioni". Per Dal Pino, inoltre, la riduzione dei costi "passa attraverso il financial fair play a livello europeo. Ci sono diverse cose che impediscono lo sviluppo delle società: in questo paese, ad esempio, per costruire uno stadio ci vogliono dieci anni contro i due delle altre nazioni europee". Negli ultimi giorni, il calcio italiano (e non solo) è tornato a fare i conti con il razzismo negli stadi. "Tutto ciò che è razzismo e discriminazione è orribile e non fa parte di noi – prosegue Dal Pino – Non è un problema solo di stadi, dove si vedono casi singoli di personaggi che non dovrebbero più entrarvi. Siamo al lavoro per un protocollo d'intesa per un daspo a vita verso chi si macchia di razzismo non solo in uno stadio, ma in tutti. Mi piacerebbe che nel nostro centro Var di Lissone ci sia una stanza, una respect room, dove la tecnologia ci aiuti a debellare le discriminazioni". E, a proposito di tv, inevitabile un focus sulla qualità delle partite trasmesse da Dazn: "Le nostre strutture hanno fatto tutte le verifiche sulla possibilità di avere il nostro campionato solo sulla rete. Le condizioni c'erano e ci sono. Dazn è responsabile e abbiamo detto che è inaccettabile. Qualcosa di meglio però si è visto nelle ultime domeniche, speriamo che ciò porti all'uso della banda larga in tutto il paese".
(ITALPRESS).

Articolo di Italpress.

Urne aperte per i ballottaggi alle 7, affluenza in calo

ROMA (ITALPRESS) – Si e' fermata al 33,34% l'affluenza nel primo giorno dei ballottaggi nei 65 Comuni chiamati al voto, secondo la rilevazione delle 23 di ieri del Viminale. I seggi hanno riaperto alle 7 e si votera' fino alle ore 15. Subito dopo avverra' lo spoglio delle schede. L'appuntamento elettorale coinvolge circa 5 milioni di elettori. Occhi puntati su Roma, Torino e Trieste, ma anche su altri sette capoluoghi di provincia Varese, Savona, Latina, Benevento, Caserta, Isernia e Cosenza. Alle 23 si è recato alle urne il 33,34% degli italiani contro il 41,65% registrato al primo turno. A Roma la percentuale è stata del 30,92% (contro il 37,64% del primo turno), calo di 5 punti percentuali per le elezioni del sindaco di Torino (dal 38,24% al 32,61%). Crollo di votanti in Campania, che passa dal 42,90% al 35,88%: drastico calo a Caserta (solo il 33,19% dal 54,05%) e a Eboli (36,22% dal 49,78%). La percentuale di votanti più alta si registra in Molise (42,38%). Alle 19 si è recato alle urne il 26,71% degli italiani contro il 33,16% registrato al primo turno. A Roma la percentuale è del 25,32% (contro il 30,13% del primo turno), calo di oltre 5 punti percentuali per le elezioni del sindaco di Torino (dal 31,18% all’ 25,28%). Crollo di votanti in Campania, che passa dal 31,86% al 26,98%: drastico calo a Caserta (solo il 25,82% dal 40,38%) e a Eboli (28,21% dal 38,93%). La percentuale di votanti più alta si registra in Molise (33,23%). L'affluenza alle 12 è stata al 9.73%, mentre al primo turno era stata del 12.18%. Dopo i risultati di 3 e 4 ottobre, quando si è tenuto il primo turno, resta ancora da decidere il futuro di 63 comuni. Si vota in dieci capoluoghi: Roma, Torino, Trieste, Varese, Savona, Latina, Benevento, Caserta, Isernia e Cosenza. I comuni che vanno al voto per il ballottaggio sono distribuiti in 15 regioni a statuto ordinario, oltre al Friuli Venezia Giulia. Domani i seggi riapriranno alle 7 e fino alle 15. (ITALPRESS).

Articolo di Italpress.

Green Pass, Toti “Giusto manifestare, no bloccare chi vuole lavorare”

GENOVA (ITALPRESS) – "Ho parlato con il Ministro dell'Interno, con il prefetto e il questore di Genova oggi. Il punto è che le proteste sono assolutamente legittime, ma la maggioranza del Paese si è espressa chiaramente a favore di un'Italia che riparte. E non sarebbe tollerabile allora che i porti diventassero la frontiera ostaggio di una frangia estrema. Ancora di più di fronte all'atteggiamento responsabile dei sindacati e della maggior parte dei lavoratori. Un conto è far sentire la propria voce, manifestare. Un altro è bloccare chi vuol lavorare". Così il presidente della Liguria e cofondatore di Coraggio Italia, Giovanni Toti in un'intervista al Secolo XIX, parlando del cosiddetto "G-Day". "Diciamo che 1'85% degli over 12 è vaccinato. Altre migliaia di persone che non sono d'accordo comunque vanno a farsi il tampone. Poi ci sono poche centinaia di persone che pensano di tenere in scacco il Paese. Milioni di persone hanno fatto il loro dovere per scacciare la pandemia, per fare ripartire un Paese che fa il più 6% di Pil. E poi c'è chi vorrebbe tornare all'epoca delle chiusure di tutto o chi vuole gli scontri di piazza. Io sono d'accordo sull'evitare la tensione, ma non se si blocca il porto di Genova o si blocca la Liguria". (ITALPRESS).

Articolo di Italpress.

Nuova maggioranza in Enasarco. Sarà in grado di governare senza ostacoli?

La governance di Enasarco dovrebbe deliberare immediatamente su un programma di investimenti che fermi l’emorragia di agenti e assicuri la sostenibilità finanziaria della Cassa. La nuova maggioranza sarà nelle condizioni di farlo?

Di nuovo aria pesante in casa Enasarco. Il 14 ottobre scorso il tribunale civile di Roma, infatti, ha accolto il ricorso d’urgenza presentato dalla lista “Fare Presto” (espressione di Anasf e altre associazioni), sospendendo l’efficacia dell’ultima decisione della commissione elettorale, nominata dal vecchio consiglio d’amministrazione di Enasarco, che aveva nominato due consiglieri dello schieramento a sostegno del presidente Marzolla ed un solo consigliere della medesima lista Fare Presto.

Adesso, con la decisione del tribunale di Roma che “ordina l’immediata sospensione della esecuzione della decisione assunta dalla commissione elettorale del 4 agosto 2021 ovvero della deliberazione assunta il 23 dicembre 2020 nella parte in cui la stessa è stata assunta dalla commissione elettorale”, il destino della Cassa di previdenza di agenti di commercio e consulenti finanziari viene di fatto consegnato alla lista Fare Presto e, in particolare, ad Alfonsino Mei (in quota Anasf), che dovrebbe assumere la presidenza della fondazione al posto di Antonello Marzolla. La decisione del tribunale, inoltre, ha effetto immediato, ma la vicenda non finirà qui: è già stato fissato il giudizio di merito per gli inizi del 2022, e questo fa prevedere altri colpi di scena.

Al di là dei toni aspri con cui lo scorso 24 Settembre “Fare Presto” stigmatizzava la decisione della Commissione elettorale, c’è da dire che lo stesso Ministero del Lavoro aveva richiesto ad Enasarco di individuare una soluzione proporzionata al peso elettorale emerso dal voto, ed era evidente che Fare Presto, con il 51% dei voti ottenuti nel corso dell’ultima elezione, avrebbe legittimamente aspirato ad una diversa composizione del CdA e, di conseguenza, alla presidenza.

Forse, vista la situazione di stallo che si era venuta a creare a seguito delle innumerevoli iniziative giudiziarie promosse dalla lista Fare Presto, molti avevano cominciato a chiedere nuove elezioni, ed in considerazione delle circostanze questa soluzione sarebbe stata la migliore. Infatti, chi assicura adesso che Fare Presto potrà governare senza ostacoli di natura giuridica che, nel frattempo, la coalizione facente capo al presidente Marzolla potrebbe – altrettanto legittimamente – incardinare? Inoltre, il giudizio di merito che si aprirà ad inizio 2022 potrebbe “scombinare” nuovamente le carte, e bloccare l’operatività piena della Cassa?

Qualunque sia la risposta a queste domande, sono tanti gli iscritti ad Enasarco delusi da questo lungo periodo di polemiche interne, e molti vengono da un periodo di difficoltà economiche che ha esasperato sia gli animi che il giudizio sulla governance della Cassa. Viste le circostanze, ci si augura che la nuova maggioranza, oltre a poter governare al massimo delle possibilità, possa aprire un tavolo di mediazione con la ex maggioranza appena detronizzata per decidere plebiscitariamente sulle misure urgenti e concrete e lanciare così un segnale di nuovo impegno agli iscritti e ai ministeri, che sulla possibilità di un commissariamento sono andati molto vicini anche in questa occasione.

Sullo sfondo, parecchie migliaia di agenti hanno interrotto l’attività negli ultimi anni, e la pandemia ha amplificato un fenomeno che già esisteva. Il problema è di una gravità percettibile, sia per gli agenti di commercio che (in misura minore) per i consulenti finanziari, pertanto la Cassa dovrebbe deliberare immediatamente su un programma di investimenti che fermi l’emorragia di agenti e assicuri la sostenibilità finanziaria della Cassa insieme al passaggio generazionale.

Fare Presto sarà nelle condizioni di farlo?

Crowdfunding immobiliare, previsioni di crescita impressionanti

Secondo le previsioni, il mercato del crowdfunding immobiliare crescerà ad un tasso stratosferico del 33,4% l’anno da qui al 2028. Il settore in Europa vale già 7 miliardi di euro, nel 2028 arriverà a 94 miliardi.

Dopo un lungo periodo di gestazione e di deregulation, anche il mercato immobiliare europeo ha finalmente il suo settore “alternative investment”. Infatti, le tutele previste dai nuovi regolamenti dell’UE sul Crowdfunding, che entreranno in vigore il prossimo mese di Novembre, assicureranno un elevato livello di legittimità sia al settore immobiliare che alle piattaforme di investimento, attirando finalmente l’attenzione degli investitori retail che faranno confluire liquidità sul mercato attivando un ciclo di crescita forsennato. Infatti, secondo le previsioni il mercato globale del Crowdfunding Immobiliare crescerà ad un tasso “stellare” del 33,4% l’anno da qui al 2028, ed il valore complessivo in Europa passerà dagli attuali 7 miliardi di euro del 2021 (erano 5 miliardi nel 2020) ai 94 miliardi del 2028.

Il nuovo regolamento UE, del resto, nasce per rafforzare un mercato ancora per pochi e diffuso in modo irregolare nell’Unione, ampliando in modo esponenziale il mercato potenziale e consentendo l’acquisizione di nuove opportunità economiche per tutti gli attori. La necessaria due diligence prevista dai regolamenti per le piattaforme, in particolare, restituirà sicurezza ai investitori nelle loro decisioni di investimento, poiché i requisiti di idoneità e appropriatezza, da verificare preliminarmente, garantiranno il rispetto del migliore interesse dei clienti in ogni momento. Inoltre, il regolamento europeo prevede requisiti specifici per gli operatori del mercato e una loro severa selezione, per cui ci saranno meno partecipanti ma opportunità di investimento più sicure.

Con il nuovo schema europeo, le piattaforme di crowdfunding immobiliare potranno collaborare con i c.d. sviluppatori e con le società di costruzioni di tutta Europa per progetti di importo non superiore a 5 milioni di euro, ed è prevedibile che, con l’aumentare della popolarità presso gli investitori, aumenterà anche la qualità media delle stesse piattaforme, che dovranno gestire la crescita vertiginosa dei flussi di liquidità e, contestualmente, ampliare l’offerta complessiva e assicurare una gamma di progetti immobiliari in grado di soddisfare le esigenze di quanti si avvicineranno al mercato. Inoltre, i costi previsti per gli operatori dalle nuove normative UE spingeranno diverse aziende già operative verso forme di collaborazione o aggregazione che permetteranno di reggere l’urto dei maggiori costi e, soprattutto, di combinare le conoscenze specifiche dei vari territori e i punti di forza di ciascuno, portando il mercato a fare un salto di qualità.  

Sinteticamente, i modelli di investimento consentiti dal Crowdfunding Immobiliare possono essere di due tipi, quello dell’ “Equity” e quello del “Lending”. Nel primo caso, l’investimento viene effettuato in quote della società di costruzione che ha avviato un dato progetto, e il rendimento sarà dato dalla differenza tra prezzo di vendita finale dell’immobile e il capitale investito; nel secondo caso il rendimento dell’investimento si ricava dal tasso d’interesse pattuito con l’azienda che raccoglie i fondi (c.d. sviluppatore) e, in questo modello, l’oggetto dell’operazione non è l’impresa di costruzione ma il prestito che viene erogato ad essa dall’investitore, sebbene in alcuni casi il regolamento del Lending può prevedere un’extra rendimento commisurato al prezzo di vendita degli immobili facenti parte del progetto.

In pratica, il modello dell’Equity è simile ad un investimento di tipo azionario, e quello del Lending è assimilabile ad un investimento obbligazionario, e tutte le piattaforme italiane di Equity sono autorizzate e vigilate dalla Consob.

In termini di protezione della quota di patrimonio investito in Equity o Lending Crowdfunding, questo tipo di investimento offre comunque all’investitore la possibilità di rivalersi sull’asset sottostante nel caso in cui il costruttore non riuscisse a terminare le opere previste nel progetto. Inoltre, la tassazione del Real Estate Crowdfunding è differente a seconda che si investa in piattaforme italiane autorizzate da banca d’Italia oppure in quelle che non hanno tale autorizzazione: nel primo caso i rendimenti sono tassati al 26% e ed il versamento dell’imposta è effettuata dalla piattaforma in qualità di sostituto, nel secondo caso i proventi devono essere dichiarati nel modello unico e verranno tassati ad aliquota marginale. Secondo Pietro Bisconti, founder dello studio Bisconti Avvocati, “con l’entrata in vigore del Regolamento UE 2020/1503 c’è da attendersi nel nostro Paese una forte crescita del Lending Crowdfunding nel settore Real Estate, che avverrà attraverso tre importanti direttive di mercato. La prima è quella dell’aumento del numero di piattaforme di Lending dedicate specificamente al Real Estate; la seconda è quella dettata dall’accesso al Lending per qualunque persona fisica o giuridica che agisca per finalità di tipo commerciale o professionale; la terza riguarda la concreta possibilità che il Lending Crowdfunding consenta ai proprietari di immobili, sia residenziali che commerciali, di avviare progetti di valorizzazione del patrimonio immobiliare reperendo le risorse finanziarie per ristrutturare e poi mettere a reddito o rivendere”.

C’è da dire che il mercato immobiliare europeo del Crowdfunding ha già evidenziato un tasso di sviluppo incoraggiante, sebbene ci si trovi ancora vicini al “punto zero” di una ideale rappresentazione grafica in ascissa e ordinata. Alcuni paesi dell’Europa orientale, come l’Estonia, la Moldova e la Lettonia stanno attirando gli interessi degli investitori e mostrano di avere un grande potenziale per via della concorrenza quasi inesistente, e non appena le piattaforme di Crowdfunding e Crowdlending inizieranno a diversificare il proprio portafoglio e a collaborare tra loro, questo tipo di mercato immobiliare alternativo sarà pronto a diventare una delle principali fonti di raccolta di capitali.

Grazie alla massiccia evoluzione in corso, da qui al 2028 si prevede anche la crescita del livello di internazionalizzazione degli scambi, con un aumento dell’interesse da parte degli investitori transfrontalieri e, di conseguenza, la possibilità per gli operatori di Crowdfunding Immobiliare di lavorare agevolmente con gli sviluppatori in tutto il continente europeo. Su tutto, però, comanderà non la dimensione della piattaforma, bensì la qualità complessiva del progetto, che sarà il fattore decisivo per affermare il Crowdfunding Immobiliare. Per questo motivo, preoccupa la possibilità che le piattaforme non regolamentate possano cercare di offrire rendimenti più elevati rispetto a quelle regolamentate, non subendo alcuna restrizione. Ciò potrebbe creare un’area di mercato speculativo che comunque non dovrebbe impedire alle piattaforme regolamentate di essere più attrattive per via della maggiore affidabilità.

Dal punto di vista dei rendimenti, gli operatori che saranno capaci di sviluppare progetti in autonomia – cioè senza l’ausilio di operatori intermedi – nei mercati in via di sviluppo, assicureranno agli investitori un grande potenziale di crescita del capitale e rendimenti elevati, in grado di aumentare la popolarità del settore e, di conseguenza, l’afflusso di capitali all’interno di un circolo virtuoso. Bisognerà prestare attenzione, però, agli eventuali ostacoli che, lungo il suo cammino, potrebbero individuarsi nel tasso di insuccesso dei progetti. Il superamento della soglia “psicologica” del 2%, infatti, potrebbe avere l’effetto di frenare l’entusiasmo e di rallentare l’afflusso di capitali in previsione di un eventuale inasprimento della regolamentazione da parte delle autorità di mercato.

Chi compra un attico poi ci abita dentro, ma c’è chi investe e ne fa una casa vacanza

Dall’analisi dei dati di Tecnocasa, chi acquista un attico ne fa soprattutto l’abitazione principale, ma sono in aumento coloro che comprano per farci una casa vacanza e ricavarne un reddito, soprattutto nelle grandi città.

Com’è noto, l’attico è un’abitazione all’ultimo piano, nel sottotetto di un edificio, e la sua particolare posizione comporta una serie di vantaggi e svantaggi che dovranno essere necessariamente esaminati prima di lanciarsi in un acquisto.

In estrema sintesi, i vantaggi di abitare in un attico sono la luminosità, il silenzio, il panorama ed il prestigio, tutti benefici che aumentano considerevolmente se l’attico è anche dotato di un terrazzo dove trascorrere le serate estive. Gli svantaggi, di contro, non sono meno importanti: ambiente più freddo degli altri in inverno, e molto caldo in estate, che costringono a maggiori costi di climatizzazione in tutte le stagioni e una spesa notevole per l’isolamento termico; e poi le possibili infiltrazioni d’acqua dal tetto, che spesso interessano gli inquilini dei piani inferiori, con relativo risarcimento del danno da umidità o altro. Il valore di un attico, naturalmente, cambia a seconda della sua quadratura e delle eventuali rifiniture e pertinenze, come qualunque altro appartamento, ma a differenza di questo sconta un “sovrapprezzo” per via della sua tipologia. Inoltre, il valore cambia notevolmente a seconda della città e della zona: un attico a Milano costa mediamente il 22% in più delle altre unità immobiliare (a parità di elementi), e uno a Roma il 20% in più. 

Interessante l’analisi degli scambi su questo segmento di mercato immobiliare. Secondo i dati di Tecnocasa, circa lo 0,7% delle compravendite totali riguarda gli attici. I tagli maggiormente scambiati sono quelli compresi tra 51 e 150 mq, che compongono in totale il 78,2% delle transazioni. A seguire, con il 22,7% delle scelte, ci sono gli attici con ampiezza compresa tra 151 e 200 mq. In crescita la percentuale di acquisti di attici compresi in quest’ultima fascia, che nel 2019 si attestavano al 12,7% e nel 2020 al 19,7%. Anche gli attici risentono quindi della tendenza all’acquisto di tipologie più ampie, trend evidenziato in seguito alla pandemia anche su altre tipologie immobiliari.   

Gli attici si acquistano soprattutto come abitazione principale (84,0%). Bassa la percentuale di compravendite per investimento che si attesta all’8,6%, mentre gli attici adibiti a casa vacanza sono il 7,4% del totale, in notevole aumento rispetto al 2020 e al 2019, quando si attestavano al 4,8% del totale. Il settore della casa vacanza, infatti, si è subito dimostrato estremamente vivace in seguito ai primi lockdown, e questo fermento ha coinvolto anche gli attici acquistati nelle località di mare, montagna o lago, coinvolgendo soprattutto gli under 35, che formano il 29,0% del campione, e a seguire gli under 44 (24,4%). Infine, quelli tra 45 e 54 anni sono il 22,2%.

L’abbassamento dell’età media degli acquirenti di attici sembra essere spinta anche dai bassi tassi sui mutui. Cresce infatti la percentuale di ricorso al mutuo per l’acquisto di un attico: nella prima parte del 2021 ben il 61,6% delle compravendite di queste tipologie è stato realizzato grazie all’accensione di un mutuo. Nel primo semestre del 2019 la quota di mutui si fermava al 45,5% e nel primo semestre del 2020 al 51,7%. A comprare attici sono soprattutto coppie e coppie con figli che in totale compongono il 72,2% degli acquirenti, mentre sono single il 27,8% degli acquirenti. Questi valori sono sostanzialmente invariati rispetto al 2020, mentre rispetto al 2019 cresce la percentuale di coppie e diminuisce la percentuale di acquirenti single.

Tassi di interesse, mercato diviso in due fronti. Rendimenti a 10 anni tra il 2% e il 3%

Secondo Alberto Conca di Zest, il tasso di inflazione si è impennato a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia e non ci sono prospettive di rallentamento all’orizzonte. I titoli finanziari rappresentano la “copertura perfetta” per un contesto di tassi in aumento.

“L’attuale situazione pandemica ha portato a una condizione di bassi tassi di interesse e aumento dell’inflazione, quindi il livello futuro dei tassi di interesse dipenderà dalla persistenza dell’inflazione nel tempo. La nostra ipotesi è che, una volta che tutto si sarà normalizzato, il rendimento a 10 anni si assesterà tra il 2% e il 3%, ancora un grande aumento partendo dalla condizione attuale. I portafogli obbligazionari con lunga duration soffriranno questo scenario”. È l’analisi di Alberto Conca, gestore Zest.

Negli ultimi mesi il legame tra crisi energetica globale, inflazione e tassi di interesse è diventato sempre più sfumato. Se guardiamo da vicino, i veri fattori che influenzano gli attuali picchi dei prezzi dell’energia derivano dall’interruzione della logistica globale e dalle dinamiche di approvvigionamento, tutte derivanti dalla situazione di pandemia contingente. I prezzi dell’energia stanno aumentando vertiginosamente soprattutto dalla seconda metà del 2020 e questa impennata porta inevitabilmente a una maggiore inflazione. La vera domanda rimane però se questa condizione dei prezzi persisterà e influenzerà le aspettative di inflazione. La risposta è che dipende: quello che possiamo affermare con un certo grado di fiducia è che i prezzi delle materie prime non continueranno ad aumentare a questo ritmo e quindi l’impatto reale sull’inflazione sarà sempre più mitigato.

“Il tasso di inflazione si è impennato soprattutto a partire dall’inizio del 2021 a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia. Con Germania e Spagna che raggiungono il 4% di inflazione, seguite dagli altri paesi, non ci sono prospettive di rallentamento all’orizzonte”, sottolinea Conca. C’è una correlazione positiva tra l’aumento del prezzo del greggio e l’inflazione. Più precisamente, l’aumento ripido e improvviso del prezzo del greggio fa raddoppiare l’indice dei prezzi al consumo nel breve periodo anche se nel tempo si avrà un ritorno verso la media dei prezzi. Una volta che l’aumento dei prezzi del petrolio avrà trasmesso i suoi effetti attraverso l’economia, si avrà un livello di prezzi più elevato sulle spalle del consumatore. Se i redditi delle famiglie continueranno a crescere non sarà un problema contingente.

In tempi tumultuosi, come la seconda crisi petrolifera del 1979, la relazione logaritmica tra rendimenti Usa a 10 anni e il tasso di inflazione Usa viene meno, anche se si normalizza nel tempo lasciando tornare i valori medi sulla curva. Anche l’attuale situazione pandemica ha orientato la relazione fuori dalla curva sottolineando una condizione di bassi tassi di interesse e aumento dell’inflazione. Intanto le economie dell’Ocse si stanno espandendo contemporaneamente, superando la contrazione derivante dalla pandemia. Ciò dovrebbe implicare che i value sovraperformeranno, ma il settore manifatturiero sta perdendo slancio favorendo i growth.

“Possiamo affermare che il mercato è attualmente diviso in due fronti opposti in relazione ai tassi di interesse”, conclude Conca (nella foto). “Da un lato abbiamo i titoli ad alta crescita che sono correlati negativamente con i rendimenti a 10 anni, cioè i loro prezzi scendono quando i tassi di interesse salgono, e dall’altro abbiamo settori finanziari come le banche che sono correlati positivamente con i tassi, vendendo a sconto rispetto al mercato. I titoli finanziari rappresentano quindi la “copertura perfetta” per un contesto di tassi in aumento, data la correlazione positiva con i tassi di interesse”.

Il Regno Unito preso alla gola dall’inflazione: un avvertimento per l’Occidente?

Secondo il team di gestione di DNCA Invest, la paura che il potere d’acquisto dei salari sarà schiacciato dall’aumento dei prezzi sta intaccando l’ottimismo dei britannici, alcuni dei quali temono che i costi energetici aumenteranno fino al 60%. A questo si aggiunge il conto della Brexit.

“Meglio prendere il cambiamento per mano prima che ci prenda per la gola” diceva Churchill. Con il rischio che l’inflazione vada fuori controllo, i banchieri centrali dovranno agire al più presto. Tra i primi di questi duellanti della moderna teoria del denaro a dover incrociare le spade con l’aumento dei prezzi c’è Andrew Bailey. Il governatore della Banca d’Inghilterra, che è entrato in carica a marzo al culmine della tempesta pandemica, è originario di Leicester. Oltre ad essere la patria dell’industria tessile e del suo famoso condimento, la città manifatturiera delle Midlands è anche nota per condividere il suo nome con la famosa piazza di Londra che fu uno degli epicentri più iconici dell'”inverno dello scontento” del 1978-79. Il ricordo della “piazza putrida” è forse particolarmente forte nella mente di Bailey, che deve già affrontare il fatto che la fiducia delle famiglie è scesa al livello più basso da febbraio nel suo 17° mese di mandato.

Nonostante una crescita nominale di quasi il 6% nel secondo trimestre e un rialzo dei salari mai visto da qui a 24 anni, la paura che il loro potere d’acquisto sarà schiacciato dall’aumento dei prezzi sta intaccando l’ottimismo dei britannici, alcuni dei quali temono che i loro costi energetici aumenteranno fino al 60%. A questo si aggiunge il conto della Brexit: la carenza di beni e di manodopera nell’industria, nell’artigianato e nei servizi sta paralizzando il paese dalle sue stazioni di servizio ai banchi dei macellai, e peggiorando le interruzioni della catena di approvvigionamento internazionale.

Questo aumento dell’inflazione non è arrivato nel momento migliore. Gravato da un deficit di bilancio e commerciale (rispettivamente 10% e 2% del PIL), il paese si trova in una situazione di dipendenza dai finanziamenti esteri, tanto più che, dopo 17 mesi di sostegno, la BoE smetterà di finanziare direttamente il debito pubblico da dicembre. Tuttavia, troppa inflazione riduce l’attrattiva della zona della sterlina. Gli investitori chiedono quindi un premio di rischio per investire nel Regno Unito. Il rendimento a 10 anni richiesto dal mercato è in aumento, mentre la sterlina ha perso il 6% del suo valore contro il dollaro da maggio. Questa doppia penalità finanziaria porta a un terribile circolo vizioso: più la sterlina cade, più le materie prime importate diventano costose, spingendo in alto i prezzi alla produzione e al consumo

Per fermare questo circolo vizioso e ripristinare la credibilità della BoE e della sua moneta, Bailey dovrà prendere una decisione difficile: aumentare i tassi di interesse prima del previsto e probabilmente più di una volta. In un contesto di rallentamento economico e di inflazione record dei prezzi dei prodotti alimentari e dell’energia, questo cambiamento di politica monetaria potrebbe innescare una recessione alle porte dell’Europa. Tagliare la mano per non perdere il braccio… dall’altra parte della Manica e dell’Atlantico, né Lagarde né Powell possono vantarsi di essere indifferenti al destino britannico. 

Fonte: Newsletter DNCA dell’11 Ottobre 2011 – DNCA Finance, Via Dante, 9 Milano