Maggio 15, 2026
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UNIVERSITÀ, MANFREDI “IL MIO IMPEGNO È PER I GIOVANI”

ROMA (ITALPRESS) – "Il mio impegno è per i giovani: per gli studenti e per i ricercatori, per garantire migliori condizioni di accesso all'università, più diritto allo studio e più opportunità. L'università oggi è troppo vecchia e ha bisogno di nuove energie. Troppi nostri giovani vanno all'estero, abbiamo la necessità di avere un'università più giovane e più internazionale". Lo ha detto a Sky TG24 il ministro designato dell'Università e della ricerca Gaetano Manfredi. "L'età media dei docenti e dei ricercatori in Italia è tra le più alte in Europa. Dobbiamo garantire l'accesso e in questa maniera – ha aggiunto – daremo opportunità ai ragazzi e daremo più energia alla nostra università, saremo più competitivi e aiuteremo il Paese a crescere. Credo che serva uno sforzo straordinario sull'accesso alla posizione di ricercatore in maniera regolare e in maniera tale che ogni persona meritevole sappia di avere un'opportunità. Il sistema universitario – ha concluso – è un sistema nazionale ed è una grande infrastruttura che unifica il Paese, forma la nuova classe dirigente, aiuta l'economia e sviluppa una coscienza critica dei cittadini, quindi dobbiamo pensare all'università come una grande realtà nazionale con tante specificità, ma senza dimenticare nessuno e aiutando il sistema a crescere in maniera integrata". (ITALPRESS).

Articolo di Italpress.

ROMA, CLOCHARD TROVATO MORTO IN UN PARCHEGGIO

— foto d'archivio — ROMA (ITALPRESS) – Il cadavere di un senzatetto tra i 50 e i 60 anni è stato trovato nel parcheggio di un supermercato a Roma, in via Aspertini. Sul corpo dell'uomo, che non aveva documenti, non sono emersi segni di violenza e l'ipotesi è pertanto che sia morto per cause naturali. Indagano i carabinieri. (ITALPRESS).

Articolo di Italpress.

Valorizzazione del patrimonio immobiliare privato: un business miliardario, ma solo sulla carta

Molti condomini non hanno il denaro per la propria quota di intervento, oppure ce l’hanno ma non ritengono la spesa come una reale opportunità di investimento, perché “stanno già dentro” il proprio immobile e non pensano di poterlo vendere in futuro.

Le recenti rilevazioni di Banca D’Italia (pubblicate a Maggio 2019) hanno svelato che, sul totale della ricchezza delle famiglie e delle società finanziarie italiane a fine 2018, la quota di patrimonio immobiliare delle famiglie era pari al 58%, di cui la maggior parte (88,5%) costituito da abitazioni (il resto immobili non residenziali e i terreni). Questo dato non si discosta molto da quelli dell’Agenzia delle Entrate che, attraverso i servizi catastali, ha confermato che il 76% di circa 75 milioni di unità immobiliari è di proprietà delle persone fisiche.

Si tratta, per lo più, di immobili trasmessi da generazione in generazione, di padre/madre in figlio, e non di patrimoni frutto di scelte di investimento. C’è una fascia di investitori che è ancora attratta dagli immobili come asset class di investimento. Secondo il Wealth Report 2018 di Capgemini, infatti, la clientela private non ha perso il vizio del mattone, ed anzi alimenta un mercato vivace che, però, si scontra con un elevato indice di vetustà degli edifici, provenienti prevalentemente da un accumulo statico di proprietà, caratterizzati da ridotta profittabilità e urgente bisogno di riqualificazione. Sono affetti da questi problemi anche i patrimoni immobiliari di ragguardevoli dimensioni – persino quelli in località di pregio o in contesti turistici – formati da molti immobili inutilizzati, che non rispondono più ai bisogni originari e quindi non soddisfano la nuova domanda immobiliare, profondamente mutata.

Eppure, secondo il nuovo Rapporto Dati Statistici Notarili, in Italia continua la ripresa del mercato, che nel primo semestre 2019 ha segnato un +5,91% che fa seguito al +10,72% registrato nel primo semestre 2018 rispetto al 2017, mentre i prezzi aumentano solo per le nuove abitazioni. Nel primo semestre 2019 le compravendite di fabbricati sono state 344.249 rispetto alle 325.047 del primo semestre 2018, e l’88,63% dei fabbricati abitativi e’ stata venduto da privati, con un incremento del 4,53% per le prime case e dell’8,68% per le seconde case (dalle imprese costruttrici e’ stato venduto il restante 11,37%, con una crescita del +7,70% per le prime case e +6,12% per le seconde).

Secondo il rapporto DNS, nel primo semestre 2019 l’aumento dei prezzi riguarda solo gli immobili venduti dalle imprese (prezzo medio 200.000 euro rispetto ai 185.288 del 2018), mentre si assiste ad una lieve diminuzione dei prezzi degli immobili venduti dai privati (110.001 euro rispetto ai 113.000 del 2018). La maggior parte degli scambi riguarda immobili che rientrano nella fascia di prezzo tra 0 e 99.999 euro (pari al 43,15% cui corrisponde un +6,51% rispetto al I semestre 2018) e tra 100.000 e 199.999 euro (pari al 38,88% cui corrisponde un aumento del +2,80% rispetto al I semestre 2018).

Relativamente ai mutui, nel primo semestre del 2019 registrano una frenata rispetto alla crescita degli anni precedenti: -0,61% i finanziamenti sui fabbricati e -1,59% i finanziamenti relativi ai terreni edificabili. In calo le surroghe (-25,98%), che ormai sono pari a meno del 10% del totale delle operazioni, e netta prevalenza per  i finanziamenti di importo fino a 150.000 euro (ma con un aumento significativo anche dei mutui di importo compreso tra i 200.000 e i 300.000 euro).

La domanda che gli operatori del settore più tradizionale di sempre si pongono oggi è pressoché unanime: Il settore immobiliare può ancora essere un business?

La risposta è positiva, ma è necessario rivedere le strategie in profondità. In particolare, è imprescindibile intervenire con veri e propri studi di valorizzazione, che partano dal contesto socio-economico territoriale per individuare nuove funzioni immobiliari e, attraverso la riqualificazione, produrre una sorta di “rigenerazione” del patrimonio. Infatti, la crescita del mercato dell’affitto (e soprattutto dell’affitto breve) è stata determinata dall’attenzione degli investitori verso la ricerca diretta di immobili già a reddito, con un buon tasso di rendimento e situati in località primarie e/o turistiche; per molti di loro, però, il problema della vetustà di questi cespiti si è presentato immediatamente. In particolare, tutti coloro che hanno acquistato singole unità all’interno dei grandi condomini costruiti dopo il 1950, in piena speculazione edilizia, si sono trovati a dover gestire interventi di manutenzione straordinaria molto costosi, necessari per il semplice ripristino dei normali livelli di funzionamento e sicurezza degli impianti e degli stessi edifici. Nulla è stato fatto per una vera riqualificazione, anche energetica, di questi caseggiati.

Il vero business, in tal senso, sarebbe quello dei grandi condomini (da 40 appartamenti in sù) i quali, sebbene comportino numerose lungaggini nei processi decisori (assemblee interminabili, ricorsi etc), hanno in sé le migliori chance di rivalutazione delle singole proprietà. La teoria, però, spesso si scontra con la realtà: molti condòmini non hanno il denaro per la propria quota di intervento, oppure ce l’hanno ma non vedono la spesa come una opportunità di investimento, perché in fondo “stanno già dentro” il proprio immobile, e ritengono un aumento del suo valore come ininfluente per la propria vita, non pensando ad una sua vendita a terzi.

Ecco perché il settore, nonostante gli sgravi fiscali interessanti, rimane al palo.

I tassi di interesse negativi, peraltro, spingono all’acquisto o alla ristrutturazione di immobili ad alto rendimento (quelli vicino le università o in località fortemente turistiche) anche coloro che non lo avevano mai preso in considerazione, perché timorosi delle variabili tipiche (tassazione, rischio di manutenzione straordinaria, rischio di insoluti e contenzioso etc) di chi possiede case da mettere a reddito. Questo ha permesso la nascita di nuovi imprenditori dell’immobiliare – ancora pochi, per la verità – che, in tutta evidenza, hanno soddisfatto entrambi i requisiti richiesti oggi dal settore: riqualificazione e redditività. Il mercato ne trarrà beneficio, ma solo se il loro esempio verrà seguito da un numero sempre maggiore di grandi pluri-proprietari, rimasti ancorati alle locazioni tradizionali e non ancora convertiti all’affitto breve.

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Buona lettura !

 

IL 5 GENNAIO TORNANO LE DOMENICHE GRATUITE NEI MUSEI

ROMA (ITALPRESS) – Il 2020 si apre all'insegna dell'arte con un lungo fine settimana inaugurato dalla #domenicalmuseo il 5 gennaio con l'ingresso gratuito in tutti i musei e i parchi archeologici dello Stato e dei tanti comuni che aderiscono all'iniziativa. L'elenco degli istituti coinvolti è visibile su www.beniculturali.it/domenicalmuseo. Lunedì 6 gennaio si terrà poi l'apertura straordinaria dei luoghi della cultura statali in occasione dell'Epifania, con i consueti orari e tariffe. Per la prima domenica gratuita del nuovo anno, la campagna digitale del MiBACT sarà dedicata alla seconda edizione di Fumetti nei Musei in mostra gratuitamente per il periodo delle festività all'Istituto della Grafica di Roma, mentre una calza speciale, scelta tra le opere conservate nel museo della pubblicità Salce di Treviso, segnerà sui social l'apertura straordinaria dei musei nel giorno della befana. (ITALPRESS).

Articolo di Italpress.

ROMA, AL SAN CAMILLO ASPORTATO UN TUMORE DI 4 KG A UNA DONNA DI 100 ANNI

ROMA (ITALPRESS) – Un tumore di 4 chili nella zona testa-collo è stato asportato dai medici del San Camillo di Roma a una donna di 100 anni della provincia di Latina. "Voglio rivolgere un sentito ringraziamento ai medici e professionisti dell'equipe dell'ospedale romano San Camillo che nei giorni scorsi ha effettuato una operazione record su una donna di 100 anni che da circa 5 anni lottava con questo male – dice in una nota l'assessore alla Sanità e l'Integrazione sociosanitaria della Regione Lazio, Alessio D'Amato -. L'operazione durata tre ore in anestesia totale ha permesso di asportare una massa tumorale di 4 chili nella zona testa-collo. Un grande augurio di pronta guarigione va a 'nonna Virginia' di Cori nella provincia di Latina che ha saputo affrontare questa sfida con coraggio e determinazione". (ITALPRESS).

Articolo di Italpress.

“IL RE LEONE” PRIMO AL BOX OFFICE NEL 2019

ROMA (ITALPRESS) – In Italia nel 2019 i cinema hanno registrato un incasso complessivo di oltre 630 milioni per un numero di presenze pari a circa 97 milioni di biglietti venduti. Lo riferisce Cinetel. Si tratta, rispetto al 2018, di un incremento di più del 14% degli incassi e di più del 13% delle presenze e, più in generale, del migliore risultato dell'ultimo triennio. Per quanto riguarda le produzioni italiane, incluse le co-produzioni, si evidenzia un incasso di oltre 130 milioni per un numero di presenze pari a più di 20 milioni di ingressi ed una quota sul totale del 21% circa. Si tratta di un dato, in termini di valore assoluto, che migliora il risultato del 2018 il quale era a sua volta superiore all'anno 2017 di quasi il 24%. I tre film che hanno registrato il migliore risultato di incasso al box office sono: "Il Re Leone" (37.5 milioni d'incasso), "Avengers: Endgame" (30.2 milioni) e "Joker" (29.3 milioni d'incasso). (ITALPRESS).

Articolo di Italpress.

CAPODANNO, PER IL CENONE SI SPENDERANNO 94 EURO A FAMIGLIA

Per il cenone di fine anno saranno destinati alla tavola in media 94 euro a famiglia, con un aumento del 14% rispetto allo scorso anno. E' quanto emerge da una indagine Coldiretti/Ixe' in vista del Capodanno per il quale si prevede che più di sette italiani su dieci (71%) consumeranno il cenone di fine anno nelle case, proprie o di parenti e amici, mentre gli altri si divideranno tra ristoranti, trattorie, pizzerie, pub e agriturismi, per una media complessiva a tavolata di 9 persone. "Lo spumante – sottolinea la Coldiretti – si conferma prodotto immancabile per nove italiani su dieci (91%), ma è sorprendentemente seguito a ruota dalle lenticchie presenti nell'82% dei menu, forse anche perché chiamate a portar fortuna, secondo antiche credenze". (ITALPRESS).

Articolo di Italpress.

INCIDENTI STRADALI IN LIEVE CALO NEL 2019, 1566 MORTI

Il 2019 ha fatto registrare un andamento sostanzialmente stabile degli incidenti stradali rilevati da Polizia Stradale e Arma dei carabinieri. Il numero complessivo degli incidenti (70.801) è in lieve diminuzione rispetto allo stesso periodo del 2018 (-1,3%), mentre i sinistri con esito mortale (1.430) sono pressoché invariati (8 meno dello scorso anno, -0,6%). Si riduce più sensibilmente – del 2,9% – il numero delle vittime (1.566, meno 46), e questo anche perché nel dato del 2018 sono comprese le 43 vittime del crollo del viadotto sul Polcevera. Viabilità autostradale e ordinaria, tuttavia, hanno espresso andamenti opposti, sia pure con valori modesti: mentre sulla viabilità ordinaria si sono verificati 15 incidenti mortali e 15 vittime in meno rispetto al 2018 (-1%), in autostrada i sinistri mortali sono stati 7 in più (+3,1%), mentre per le vittime – 31 in meno – vale quanto già detto relativamente all'evento di Genova. Dal 1° gennaio al 15 dicembre 2019 Polizia Stradale ed Arma dei carabinieri hanno effettuato 3.859.538 pattuglie di vigilanza stradale e contestato 2.376.484 infrazioni al Codice della strada. Le violazioni accertate per eccesso di velocità sono state 685.778, ritirate 61.322 patenti di guida e 74.087 carte di circolazione. I punti patente decurtati sono 3.581.140. I conducenti controllati con etilometri e precursori sono stati 1.264.314, di cui 23.800 sanzionati per guida in stato di ebbrezza (+2,2% rispetto al 2018), mentre quelli denunciati per guida sotto l'effetto di sostanze stupefacenti sono stati 2.156 (-6,7%). (ITALPRESS).

Articolo di Italpress.

PROVENZANO “100 MILIARDI PER IL SUD”

ROMA (ITALPRESS) – Il piano per il Sud "sarà decennale, oltre 100 miliardi con fondi Ue". Lo dice, in un'intervista a Repubblica, il ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, che aggiunge: "I primi tre anni realizzeremo le novità della legge di Bilancio. Negli altri sette attueremo meglio la programmazione europea. I soldi ci sono, ma bisogna metterli a terra e capire cosa farci". "Il Sud – aggiunge – non è una terra dimenticata, ma la vera emergenza nazionale. Ecco perché in manovra abbiamo trasformato il principio teorico del 34% in norma di legge valida ex ante, non come controllo a posteriori. D'ora in poi un terzo di tutti gli investimenti nazionali andrà al Sud, in proporzione alla sua popolazione". Per quanto riguarda il reddito di cittadinanza afferma: "Quanti lo vogliono cancellare probabilmente non hanno mai parlato con chi mette insieme pranzo e cena grazie a quel sostegno. Ma la misura va profondamente rivista per correggerne le storture, coinvolgendo gli attori sociali, come l'Alleanza per la povertà, separando gli obiettivi di contrasto alla povertà e attivazione al lavoro. Il reddito da solo però non crea posti. Per quello servono gli investimenti". (ITALPRESS).

Articolo di Italpress.