Luglio 30, 2026
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Azioni, Bond & Valute

Il Coronavirus cambia i trend del mercato azionario USA. Dalla cannabis alla Health Defence

La combinazione tra effetti del Covid19 e invecchiamento della popolazione rischia di diventare una “tempesta perfetta” in tutti i paesi avanzati in cui si ritrovano queste caratteristiche demografiche. La pandemia ha reso familiari i nuovi sistemi di difesa della salute da poter utilizzare comodamente anche a casa propria.

Negli Stati Uniti, la pandemia di Covid19 ha finito con il creare un equilibrio surreale tra paura del contagio e paura di perdere il benessere economico, unico vero faro che guida la vita degli americani in moltissime dinamiche sociali. Infatti, mentre i nuovi casi di Coronavirus continuano a salire al ritmo anche di 50.000 al giorno, il business non si è mai fermato davvero nel mondo. In USA, in particolare, tutto ciò ha finito con il plasmare negativamente il comportamento dei cittadini anche per l’atteggiamento bonario delle istituzioni verso una “nuova normalità” fatta di continuità produttiva all’interno di un contesto in cui l’incolumità non è assicurata.

E così, dopo un record di numeri di infezione, ora gli Stati Uniti contano 2,9 milioni di casi confermati, ed i centri per il controllo e la prevenzione delle malattie stimano che in realtà potrebbero esserci quasi 30 milioni di casi. I funzionari statali stanno ora rispondendo all’aumento delle infezioni, arrestando o invertendo i piani di riapertura delle attività. Il governatore della Carolina del Nord, per esempio, ha reso obbligatoria la mascherina anche in pubblico, mentre la Florida sta nuovamente chiudendo i suoi bar per cercare di rallentare la diffusione del contagio.

Anche le aziende stanno rispondendo. Apple (NASDAQ: AAPL) continua a chiudere le sue sedi di vendita al dettaglio negli stati più colpiti; Disney (NYSE: DIS) ha sospeso i suoi piani per riaprire la Disneyland della California, e Delta Air Lines (NYSE: DAL) ha finalmente introdotto l’obbligo della mascherina a bordo, pena l’espulsione dal volo.

Steve Goldstein

Con un vaccino ancora molto lontano dall’essere commercializzato, chi desidera la continuazione del “toro” di borsa interrotto bruscamente a fine Febbraio dovrà affrontare molte sfide per riportare il calendario indietro di quattro mesi. Secondo Steve Goldstein (MarketWatch), tutti sono “diventati” epidemiologi grazie al “romanzo Coronavirus”. E così gli analisti di Wall Street stanno modellando a piacimento i numeri delle infezioni, spesso improvvisando previsioni sull’impatto che la pandemia avrà sull’economia e sulle famiglie, mentre gli americani stanno ancora lottando per bilanciare i protocolli di distanziamento sociale con una certa brama di vita “normale”.

Christopher Woods

In ogni caso, l’aumento dei contagiati ha riportato la paura sul mercato. Gli analisti sono tornati a lavorare da casa, mentre le teorie più differenti continuano a diffondersi da un giorno all’altro. Secondo Christopher Wood, responsabile delle strategie azionarie globali di Jefferies, il picco nei casi è forse un segno che il virus sta perdendo forza. Le sue prove? Il virus si sta diffondendo al di fuori delle città affollate, sta iniziando a colpire principalmente i giovani e il tasso di mortalità sembra diminuire, come è successo con il virus SARS. Wood sostiene che una seconda ondata d’urto sui contagi (e sul mercato azionario) non sia affatto probabile, perché i funzionari del governo USA lavoreranno insieme alle aziende per prevenire ulteriori blocchi a livello nazionale e mantenere così l’economia in funzione anche durante l’estate, e cioè nel periodo tradizionalmente più esposto a fasi di elevata volatilità dei mercati.

In frangenti come questo, il mercato azionario deve necessariamente individuare nuovi spunti. A parte il segmento tecnologico, trainato fortemente dalle fasi di lockdown, gli analisti sono adesso alla ricerca di soluzioni anche “esotiche” nel proprio genere, pur di assicurarsi un margine. I titoli azionari delle aziende che lavorano la Cannabis, per esempio, sono passati dal volare in alto a schiantarsi al suolo, anche perché gli investitori non erano più disposti a sostenere gli stock di marijuana quando l’economia ha iniziato a soffrire. Sfortunatamente, questo ha significato che anche alcuni dei nomi più forti nel mondo della cannabis sono stati decimati, anche perché il processo di legalizzazione degli Stati Uniti rimane ancora a metà del guado e i coltivatori legali lottano duramente con quelli del mercato illegale. In aiuto della produzione, alcuni scienziati hanno diffuso diversi studi secondo i quali la cannabis – o almeno alcune proteine ​​ricche di CBD – possano aiutare a curare il Covid-19, ma non esistono riscontri autorevoli in tal senso. In più, il calo della spesa dei consumatori e l’aumento della disoccupazione stanno danneggiando parecchio il settore, ma c’è ancora speranza, almeno per le aziende più forti, le quali hanno già iniziato a rimbalzare verso l’alto dopo che gli investitori avevano superato le loro reazioni eccessivamente emotive del mese di Marzo.

Sulla scorta di questa tendenza, diversi analisti (InvestorPlace, per esempio) stanno raccomandando l’investimento in alcune società attive nel comparto della Cannabis che si ritiene possano trarre maggiori benefici dal contesto attuale e futuro, nonostante il Covid.

Per tutto il resto, il Coronavirus sta causando il caos sull’intera economia, ma è sicuro che, nel comportamento dei consumatori, l’abitudine alla ricerca su Internet e ai social media sopravvivranno alla pandemia. Pertanto, questa realtà finirà con il creare un forte catalizzatore non solo per le Big Companies, ma anche per le aziende tecnologiche catalogabili oggi tra le “micro” e le “small cap”, ossia tra quelle a bassa capitalizzazione. Le Small cap, in particolare, sono attività più cicliche e meno diversificate, e quindi vanno bene quando il ciclo economico si riprende. Tra le più promettenti, i migliori analisti consigliano BWX Technologies (NYSE: BWXT), eHealth (NASDAQ: EHTH), TreeHouse Foods (NYSE: THS) e United Therapeutics (NASDAQ: UTHR).

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Per quanto riguarda il segmento dell’assistenza sanitaria, la sua “consumerizzazione” pare determinerà le migliori opportunità di investimento del settore. Ma cosa significa esattamente “consumerizzare” l’assistenza sanitaria? Secondo UBS, sulla scia del nuovo Coronavirus, le persone hanno iniziato a rivendicare un maggiore controllo sulla propria salute attraverso la ricerca e la difesa, anche presso la propria abitazione. La pandemia ha reso familiare a tutti la mascherina N95, i dispositivi di protezione individuale, i ventilatori e ogni sorta di nuovi sistemi di difesa della salute da poter utilizzare comodamente a casa propria.

La combinazione tra effetti del Covid19 e invecchiamento della popolazione – come è accaduto nel Nord Italia – rischia di diventare una “tempesta perfetta” in tutti i paesi “avanzati” in cui si ritrovano queste caratteristiche demografiche. La conseguenza è che le generazioni di consumatori più giovani vorranno possedere, ovunque si trovino, dei sistemi personali di difesa della salute (HHD, Home Health Defence), e questo profondo cambiamento nello stile di vita aprirà un mercato stimato in almeno 600 miliardi di USD nel solo continente americano.

Borse mondiali appese alle sorti del vaccino, Cina al centro dei portafogli di investimento

Lo scontro tra Cina e USA ha un non so che di grottesco. Dalla prima, infatti, è partita la pandemia, e gli USA sono la nazione con il maggior numero di contagi e di morti. Eppure le rispettive borse stanno andando meglio di tutte le altre.

A livello mondiale, la pandemia non accenna ad invertire la curva verso il basso, e se in Europa la situazione sta migliorando (al netto del Regno Unito, dove il picco del contagio sembra appena raggiunto), negli Stati Uniti e nell’America del Sud – Brasile, soprattutto – il Covid19 sembra inarrestabile. Nel frattempo, i dati provenienti dal continente africano sembrano incoraggianti, ma in realtà in quei paesi non esistono statistiche affidabili per via del sistema sanitario molto carente.

Pertanto, la crescita di nuovi casi, in tutti i paesi occidentali, è sotto il 2%, ed in Eurozona sotto l’1%. Questo dovrebbe essere un trend sufficiente a restituire una certa serenità, ma dobbiamo scontare i risultati di alcuni studi, secondo i quali gli individui positivi al Covid19 sono dai 5 a 10 volte quelli ufficiali, e la rimozione dei blocchi alla produzione industriale e alla distribuzione potrebbe portare un nuovo incremento dei contagi che, sicuramente, non avrà le caratteristiche della c.d. fase 1, ma sembra ineluttabile.

Le borse occidentali, pertanto, non ne beneficeranno, e saranno perennemente “appese” alle notizie sul vaccino, rimanendo molto volatili. Ad esempio, sono bastate le perplessità relative ai progressi verso il vaccino di Moderna per buttare giù l’S&P 500, lo scorso 20 Maggio, di circa un punto in pochi minuti. Si è trattato di un movimento perfettamente  proporzionato a quello accaduto una settimana prima, con lo S&P in grande spolvero sulla scia delle notizie positive relative al vaccino del Covid19, su cui si stanno impegnando aziende del calibro di Sanofi, Pfizer e Astrazeneca.

Anche in Cina diverse aziende sono impegnate in sperimentazioni sugli esseri umani – CanSino Biologics ha comunicato di aver iniziato la c.d fase 2 già ad Aprile. Proprio sulla Cina, con la sua capacità di ripresa della produttività nazionale dopo un “lockdown assoluto” – in verità solo di alcune aree, in particolare quella di Whuan – durato meno di due mesi, si stanno concentrando le attenzioni delle case di investimento di tutto il mondo, nonostante pochi giorni fa, con un timing quanto meno infelice, la stessa Cina abbia annunciato l’intenzione di introdurre una legge sulla «sicurezza nazionale» nel territorio semi-autonomo di Hong Kong, facendo temere nuove tensioni e determinando un crollo della borsa locale del 5.6% in una sola giornata.

Al di là di questa questione, però, alcuni elementi di fondo fanno comprendere il perché di questa preferenza verso il mercato azionario cinese, in cui la migliore performance dovuta all’uscita anticipata, rispetto ai paesi occidentali, dalla situazione di lockdown non è quella principale. Infatti, c’è un dato che sorprende, ed è quello relativo al peso della Cina sul PIL mondiale, passato dal 7,2% del 2008 al 15,8% di oggi (più che raddoppiato). A fronte di questa accelerazione così rilevante, però, la presenza delle aziende cinesi negli indici azionari mondiali non ha avuto la medesima velocità di penetrazione, ed esiste quindi un buon margine di crescita; da qui l’interesse delle società di gestione, che vedono uno scenario dove, tra i due attuali contendenti della leadership commerciale nel mondo, USA e Cina, potrebbe prevalere proprio la seconda.

Certo che, a ben vedere, tutto ciò ha un non so che di grottesco. Dalla Cina, infatti, è partita la pandemia e gli USA sono la nazione con il maggior numero di contagi e di morti; eppure le rispettive borse stanno andando meglio di tutte le altre. La circostanza si potrebbe spiegare con il fatto che in Cina l’economia è ripartita prima degli altri ed il contagio è praticamente sparito, mentre gli Stati Uniti hanno messo in campo misure straordinarie talmente imponenti da “imporre” l’ottimismo a Wall Street.  Però, mentre nel caso della Cina si sta andando avanti verso una ripresa strutturale del mercato finanziario, basata sulla produzione industriale e sull’export (ma anche sui consumi interni), negli USA la borsa appare come “drogata” da misure monetarie e fiscali senza precedenti nella storia, alle quali dovranno necessariamente seguire, pena il sorpasso definitivo da parte dei cinesi, i relativi progressi nell’economia reale.

La scommessa è ancora in corso ma, a giudicare dagli altalenanti umori di Trump, la Cina fa proprio paura.