Luglio 30, 2026
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In primo piano

Mercato immobiliare vivace per il comparto commerciale. Tiene ancora il negozio di vicinato

Gli Italiani hanno il desiderio di acquistare nei negozi e di tornare allo shopping fisico da cui trarre emozioni e benessere. Pertanto la tendenza dei consumatori sarà quella di combinare canali fisici e online.

In base ai dati sulle compravendite commerciali diramati dall’Agenzia delle Entrate elaborati da Tecnocasa, i primi nove mesi del 2021 hanno visto un aumento del 47,3% delle transazioni rispetto al 2020 e del 15,5% rispetto al 2019. Significativo che, in molte grandi città, le compravendite siano in aumento anche rispetto al 2019, periodo pre-pandemia, a testimonianza di un mercato vivace. Fanno eccezione Bologna, Firenze e Milano dove ancora non si sono recuperati i volumi del 2019.

Relativamente al mercato dei negozi, i prezzi e i canoni sono ancora in ribasso nel 2021 e, dopo le difficoltà importanti che il mercato ha registrato durante il lockdown, sembrano esserci ora spiragli di ripresa. Le informazioni congiunturali più recenti segnalano un’ulteriore forte espansione dei consumi, favorita dall’allentamento delle restrizioni (associato ai progressi nella campagna di vaccinazione). Infatti, il clima di fiducia delle famiglie è a livelli elevati, e gli ultimi dati sui consumi diffusi da Censis e Confimprese fanno ben sperare: sono 4,5 milioni gli Italiani pronti a spendere, più di quanto facessero nel periodo pre-Covid, e nel 2021 i consumi si sono ripresi del 14,2% rispetto al 2020, invertendo così la tendenza registrata nella prima parte dell’anno.

È importante sottolineare che, da molte indagini, risulta che gli Italiani hanno il desiderio di acquistare nei negozi e di tornare allo shopping fisico da cui trarre emozioni e benessere: perciò la tendenza sarà quella di procedere ad una combinazione di canali fisici e online. La ristorazione, particolarmente colpita, anche in seguito al forte ridimensionamento dei flussi turistici, è in parte sopravvissuta grazie al delivery e alla possibilità, nei mesi estivi, di occupare le aree esterne. Nelle top location si sono liberati spazi, e questo sta spingendo le operazioni di riposizionamento, reso possibile dal fatto che si ricorre sempre meno al pagamento delle key money e che, in molti casi, sono stati rinegoziati i canoni di locazione. Quando la rinegoziazione non è stata possibile, le attività che non necessitano di visibilità si sono spostate dal centro verso la periferia per pagare canoni più contenuti.

Si conferma la tenuta del negozio di vicinato, in particolare nelle zone più periferiche dove aprono ancora minimarket. Le catene della distribuzione organizzata continuano a cercare spazi da destinare all’apertura di supermercati di prossimità, anche in zone centrali. Maggiori difficoltà per le posizioni di minor passaggio occupate da attività che ricorrono esclusivamente all’e-commerce e da chi eroga servizi a persone e imprese (è il caso dell’ufficio su strada). C’è interesse da parte degli investitori, che restano prudenti, alla ricerca di immobili spesso già locati da tempo ad inquilini affidabili e con rendimenti che possono superare anche il 10% annuo lordo, soprattutto per le posizioni più periferiche e rischiose.

Quasi la metà di chi ha acquistato un negozio lo ha fatto con finalità di investimento. Anche in questo caso il ribasso dei prezzi che ha interessato questo asset immobiliare ha incentivato l’acquisto: negli ultimi dieci anni i valori sono diminuiti del 38% nelle vie di passaggio e del 42,5% nelle vie non di passaggio, i canoni di locazione hanno registrato una contrazione del 36% sulle vie non di passaggio e del 37,8% nelle vie di passaggio. Il taglio più scelto dei locali commerciali in base all’ampiezza non supera i 100 mq sia per quanto riguarda l’acquisto che per la locazione.

Lemanik: gestibile un rialzo dei tassi di 50 punti base in Europa

Il 2022 sarà ancora rialzista per l’azionario europeo, nonostante la maggiore volatilità. Portafogli da riposizionare sui titoli value come finanziari e materie prime.

“La Bce seguirà la Fed e aumenterà i tassi di interesse. Tuttavia un incremento di 50 punti base nel 2022, come si attende il mercato, è ampiamente gestibile attraverso rotazioni settoriali e aggiustamenti di portafoglio che consentano di cavalcare un mercato ancora decisamente rialzista nel 2022”. È l’opinione espressa da Andrea Scauri, gestore azionario Italia ed Europa di Lemanik, intervistato da Class Cnbc. 

Dopo aver tenuto una linea molto ferma fino a non più tardi di due settimane fa, con un atteggiamento molto accomodante che si leggeva nelle parole di Christine Lagarde, nella riunione del 3 febbraio la Bce ha capitolato ­– spiega Scauri – lasciando intendere un possibile rialzo dei tassi di interesse, che il mercato ha già prezzato in almeno 50 punti base nel corso del 2022. Alla base, probabilmente, c’è stata una spinta da parte dei paesi nordici ad abbandonare l’atteggiamento ultra-espansivo tenuto finora dalla Bce. In ogni caso, in un contesto di crescita come quello attuale, con le società che stanno riportando utili molto forti per il 2021, un aumento dei tassi di questa entità è assolutamente controllabile da parte del mercato azionario europeo, che può ancora contare su stimoli fiscali importanti, legati alla messa a terra del Recovery fund. Mentre, al contrario, gli Usa hanno già beneficiato degli importanti incentivi fiscali generati negli ultimi due anni.

Quindi la Bce seguirà la Fed nel ritoccare i tassi di interesse, anche se con un ritmo probabilmente meno forte: bisognerà quindi verificare se la domanda continuerà a essere sostenuta per far crescere gli utili nel 2022. “Alla luce di questa situazione”, prosegue il gestore, “abbiamo venduto tutta la componente industriale growth del nostro portafoglio azionario e ci siamo riposizionati in maniera decisa sulla componente value, che si traduce principalmente in banche, assicurazioni e materie prime, che in un mercato ancora molto volatile dovrebbero vedere una revisione dei multipli, legata alle aspettative di risalita dei tassi di interesse, sovraperformando i titoli growth”. “Ci aspetta una volatilità nettamente più alta rispetto al 2021, ma attraverso le rotazioni settoriali e gli opportuni aggiustamenti di portafoglio è possibile andare a trovare quelle opportunità che potranno beneficiare ancora di un bull market europeo nel 2022”.

Restano due elementi di criticità. Da un lato, il tema geopolitco legato alle tensioni tra Russia e Stati Uniti sull’Ucraina, che in caso di escalation colpirà soprattutto l’Europa, e, dall’altro lato, il possibile ulteriore de-rating dei titoli tecnologici, che, trattando a multipli molto elevati, sono più esposti all’irripidimento della curva dei tassi, come sta avvenendo negli Usa con il Treasury.

Investire comprando casa in spagna. Valencia e Malaga attirano gli investitori

Interessanti i prezzi a Barcellona e Madrid, dove mediamente si può comprare tra i 2.700 e i 3.000 euro al metro quadro, con ottimi prezzi anche in zone centrali. Le città di medie dimensioni, però, hanno rendimenti più elevati e una buona domanda di locazioni.

In base ai dati di Tecnocasa Spagna, nella penisola iberica sono molte le città con un’alta percentuale di acquisti per investimento. “Le città di medie dimensioni (come Malaga e Valencia) hanno rendimenti più elevati con una buona domanda di locazione, risultano perciò molto interessanti per gli investitori. Inoltre, il prezzo di acquisto è inferiore rispetto alle grandi città, come Barcellona e Madrid. A Barcellona, ad esempio, il prezzo delle case è molto elevato e subisce l’eccessiva regolamentazione dei canoni d’affitto da parte delle istituzioni pubbliche” – dichiara Lazaro Cubero, Responsabile Ufficio Studi Tecnocasa Spagna.

Del resto, la recente classifica della CNN ha rimosso Barcellona dall’elenco delle migliori destinazioni in cui viaggiare nel 2022 e ha puntato su Valencia, ossia la capitale mondiale del design nel 2022 e unico rappresentante spagnolo in questa speciale classifica. Inoltre, mentre i prezzi delle abitazioni nell’Unione Europea sono aumentati del 9,1% su base annua nel terzo trimestre del 2021 – si tratta dell’aumento più alto dal 2007, con Repubblica Ceca (22%), Lituania (18,9%), Estonia (17,3%) e Paesi Bassi (16,8%) in testa – gli aumenti più moderati sono stati osservati a Cipro (2,2%), in Italia e, appunto, in Spagna (4,2%), a testimonianza di una certa appetibilità delle quotazioni rispetto al resto d’Europa.

“Per quanto riguarda il comparto prettamente turistico, attualmente si nota una maggiore richiesta di acquisto per investimento o di seconda casa nelle Isole Canarie, nella città di Santa Cruz de Tenerife (che è la zona meno turistica) e in aree dell’Andalusia, soprattutto in graziose località costiere. Dal punto di vista degli immobili turistici, la città di Malaga ha una grande richiesta di case vacanza. Lo stesso fenomeno si registra in città come Fuengirola (15,4%) o Mijas (15%), dove c’è una forte domanda di investimento per le seconde case. A Motril si registra il dato più significativo, infatti il 44,7% della domanda è relativa alle seconde case” prosegue Cubero.

“Nelle zone turistiche, soprattutto in località di mare, troviamo piccoli paesi con buoni prezzi. A Fuengirola (nella foto) o a Motril, il prezzo al metro quadrato è inferiore alla media nazionale, e lontano dai valori delle città come Barcellona e Madrid. Si tratta di località incantevoli vicine alla spiaggia, dotate di luoghi suggestivi, nonostante siano piccoli centri possiedono molti servizi e attività adatte al turismo”. “Se un italiano acquista una casa in Spagna le spese che dovrà sostenere come proprietario dipendono molto da ciascuna comunità autonoma, poiché l’imposta sul passaggio di proprietà può variare a seconda della zona” conclude Lazaro Cubero.

Grant Thornton: cresce il mercato dei primary deals in italia nel 2021

L’Italia con 111 operazioni nel 2021 è tra i Paesi europei con maggiore crescita del Primary Buy-Out (+31% vs 2020), mentre raddoppia il numero di operazioni di Secondary Buy-Out (+100% rispetto al 2020).

Nel 2021 in Italia si è verificata una rilevante crescita delle attività di investimento con particolare riguardo al segmento dei Buy-Out, ossia a quelle operazioni societarie in cui gli investitori professionali diventano parte integrante del business e assumono il ruolo di indirizzo strategico e di supporto allo sviluppo della società (cambiando anche la composizione azionaria). Infatti, nel corso dell’ultimo anno si sono registrate 129 operazioni di Buy-Out, con una crescita del +37% rispetto al 2020, che pesano per ben il 10% sul totale dei deal realizzati in Europa; una percentuale mai così elevata negli ultimi quattro anni. In questo contesto, particolare rilevanza assumono le operazioni di Primary Buy-Out realizzate nel nostro Paese, la cui incidenza nel periodo 2018-2021 è aumentata del 3% (8% nel 2018 vs 11% nel 2021) rispetto al resto dei Paesi europei (in lieve calo, -3%).

È quanto emerge dal report “M&A 2022 Italia mercato di primary deals” realizzato dal network di consulenza internazionale Grant Thornton, che evidenzia come il mercato italiano del Primary Buy-Out stia assumendo una sempre maggiore rilevanza rispetto al contesto europeo.  Per quanto riguarda il private equity, che ha dominato le attività di investimento nel 2020, è stato pari a circa 60 miliardi di euro il totale investito in operazioni di Buy-Out in Europa (180 miliardi se si considera il triennio 2018-2020), mentre in Italia l’ammontare investito si è attestato sui 4,4 miliardi (15 miliardi se si considera il periodo 2018-2020). Il peso degli investimenti in Italia, rispetto alla cornice europea, ha rappresentato quindi il 7% nel 2020.

In particolare, dall’analisi condotta da Grant Thornton emerge che l’Italia, con 111 operazioni di Primary Buy-Out (1.025 il totale complessivo in Europa), si colloca nel 2021 tra i paesi europei con il maggior trend di crescita (+31% rispetto al 2020), risultando seconda solamente al Regno Unito (+59% vs 2020). Ancora migliori le performance del Secondary Buy-Out (vendita di una società da una società di private equity ad un’altra, allo scopo di realizzare liquidità immediata e uscire dall’investimento “primary”), con il numero delle operazioni realizzate in Italia addirittura raddoppiato nel 2021 (si passa da 9 deals nel 2020 a 18), mostrando così una crescita del 100%, superiore a quella riscontrata in tutti gli altri Paesi europei analizzati. L’incidenza delle operazioni di Secondary Buy-Out in Italia rispetto all’Europa invece, è pari al 7%, rimanendo pressoché costante dal 2018.

Nel corso dell’ultimo anno, in Italia, per ogni operazione di Secondary Buy-Out, sono state realizzate 6,2 operazioni di Primary. Operando quindi un confronto tra i volumi del Primary e del Secondary Buy-Out, i risultati dello studio di Grant Thornton confermano per l’Italia una netta prevalenza delle operazioni di Primary (111 complessive contro le 18 del Secondary) che, rispetto al totale delle operazioni realizzate nel mercato domestico, mantengono infatti una posizione predominante, pari all’86%, contro il 14% delle operazioni Secondary.

“È evidente come il mercato italiano del Primary Buy-Out stia assumendo sempre più rilevanza – commenta Sante Maiolica (nella foto), Partner e CEO di Grant Thornton Financial Advisory Services – non solo rispetto a quello del Secondary ma anche e soprattutto rispetto al contesto europeo, laddove in Italia questa tipologia di operazioni rappresenta l’86% del totale realizzato, contro la media europea del 79%. Questo risultato riflette il più generale andamento dell’M&A che per il 2021, come emerso dalle ultime analisi del settore, si è rivelato particolarmente positivo sia in termini di operazioni che di controvalori, avendo segnato un record storico dalla crisi finanziaria del 2008. Le previsioni di crescita attese per il settore, lasciano ben sperare anche per un mercato di primary deals in salute nel 2022 e, perché no, per un suo successivo consolidamento che potrebbe essere favorito dalla spinta data alle aziende dagli interventi economici del 2021 per accelerare i loro processi di crescita per linee esterne”.

Rothschild: dal 2020 al 2022 tre “shock” diversi. Rischi da politiche meno accomodanti

La pandemia è stata un catalizzatore di cambiamenti a cui famiglie e imprese si sono  adattate in ​​un breve periodo di tempo. Il sostegno monetario e fiscale straordinario ha comunque raggiunto un chiaro punto di svolta.

Di Marc-Antoine Collard*

A Gennaio le infezioni giornaliere globali da Covid-19 segnalate hanno raggiunto 2,5 milioni, più del doppio del picco precedente registrato nell’aprile 2021, sebbene le distorsioni nei test e i ritardi nelle segnalazioni durante le festività potrebbero aver gonfiato in qualche modo le statistiche sul virus. Nel frattempo, diversi studi suggeriscono che l’Omicron causa sintomi più lievi, il che comporta un tasso di ospedalizzazione inferiore rispetto alla precedente ondata di variante Delta. Tuttavia, sebbene l’impatto negativo sul PIL sarà probabilmente più attenuato rispetto al 2020 e 2021, la variante Omicron a rapida diffusione sta danneggiando comunque l’attività economica. Infatti, le aziende hanno cercato di adattarsi all’aumento dei nuovi casi di Covid-19, inclusa la pressione sui livelli di personale, e migliaia di cancellazioni di voli hanno fornito esempi delle sfide che le aziende devono affrontare.

I governi stanno ora valutando come mantenere in funzione i servizi critici in un’ondata di assenze del personale. Paesi come gli Stati Uniti ed il Regno Unito hanno ridotto i periodi di isolamento per le persone che risultano positive al Covid-19, senza mostrare sintomi, per prevenire la carenza di lavoratori in aree importanti come gli ospedali. Al contrario, la Cina mantiene la sua politica zero-Covid di eradicazione immediata della trasmissione del virus, che continueranno a pesare sull’economia. È probabile che il recupero venga ritardato a causa dell’impatto del virus, ma non per molto tempo. Infatti, i produttori globali hanno già chiuso il 2021 con condizioni operative favorevoli, poiché il settore continua a raccogliere i frutti della forte domanda interna e internazionale.

I vincoli della catena di approvvigionamento raggiungeranno presto il picco?
Sebbene la maggior parte degli analisti rimanga ottimista riguardo alle prospettive economiche per il 2022, è difficile ignorare l’impatto della pandemia. Ad esempio, la carenza di materiali e le interruzioni della catena di approvvigionamento hanno ostacolato la crescita e causato notevoli pressioni sui prezzi. L’inflazione è aumentata nella maggior parte delle economie poiché le perturbazioni nei mercati dell’energia, dei prodotti alimentari e delle materie prime hanno fatto salire i prezzi. Inoltre, i prezzi elevati dell’energia stanno limitando la produzione di materiali chiave e beni intermedi e le strozzature nelle catene di produzione stanno portando a una carenza più generalizzata di beni.

Inoltre, il mercato del lavoro manifesta segni di squilibrio. Ad esempio, negli Stati Uniti 4,5 milioni di americani si sono dimessi dal lavoro a novembre e ha spinto il tasso di dimissioni fino al 3%, il livello più alto da quando i dati sono stati pubblicati per la prima volta nel 2000. A livello globale, i tassi di disoccupazione nella maggior parte dei paesi rimangono al di sopra dei livelli pre-pandemia, e le ore lavorate si sono solo parzialmente riprese. Tuttavia, le imprese di diversi settori hanno difficoltà a reclutare lavoratori, in parte spiegate da una mancata corrispondenza delle competenze. Una carenza di lavoratori in diversi settori riflette anche un calo dei tassi di partecipazione alla forza lavoro in diversi paesi, poiché alcune persone hanno deciso di andare in pensione in anticipo mentre le esigenze di assistenza all’infanzia o i problemi di salute hanno portato altre persone ad uscire dal mercato del lavoro. Infatti, indipendentemente dal fatto che gli equilibri di potere tra capitale e lavoro siano cambiati per sempre, la pandemia avrà innescato molti cambiamenti.

Detto questo, l’indagine Markit sulla produzione industriale di dicembre ha inviato segnali provvisori che i vincoli di fornitura potrebbero aver iniziato a diminuire. Dopo aver raggiunto il massimo storico in ottobre, il sottoindice dei tempi di consegna globali ha indicato una riduzione dei ritardi, ed è ora tornato ai livelli dello scorso maggio. Inoltre, il miglioramento è in linea con il calo delle pressioni sui prezzi, poiché il sottoindice dei prezzi alla produzione è sceso per un secondo mese e, sebbene sia ancora elevato, è ora tornato al livello più basso da aprile.

Rischi derivanti da politiche meno accomodanti
Nel complesso, gli impatti di Omicron – e la possibilità di nuove varianti – sono ancora sconosciuti, ma gli investitori sono ottimisti che i policymaker rimarranno impegnati a contenere eventuali ripercussioni negative sull’economia. Tuttavia, le prospettive di inflazione sono incerte e le banche centrali sono state costrette a inasprire le politiche monetarie di fronte alle dilaganti pressioni sui prezzi. Il rischio è che l’economia globale sia colpita da uno “shock dei tassi” nel 2022, dopo lo “shock inflazionistico” del 2021 e lo “shock di crescita” del 2020. Nel frattempo, la maggior parte delle banche centrali nei paesi emergenti, ma anche alcune economie avanzate come Norvegia e Regno Unito, hanno intrapreso cicli di rialzo dei tassi di interesse in un momento in cui la politica fiscale è sul punto di essere meno stimolante.

Negli Stati Uniti, i tassi sono rimasti al limite inferiore dello zero, ma la Fed ha lanciato un messaggio da falco nelle ultime riunioni, e ha raddoppiato il ritmo del tapering degli acquisti di asset in vista della fine del programma a metà marzo. Inoltre, la previsione mediana per il tasso sui fondi federali ora prevede tre rialzi dei tassi nel 2022, e alcuni membri sono arrivati ​​al punto di sostenere che la riduzione del bilancio potrebbe iniziare subito dopo il rialzo dei tassi, aggiungendo che potrebbe essere appropriato un calo significativo. Questi aggiustamenti riflettono le modifiche alle aspettative economiche della Fed, con in particolare l’inflazione core PCE rivista fino al 2,7% nel 2022, rispetto alla stima precedente del 2,3% e dopo il 4,4% nel 2021. Inoltre, un tasso di disoccupazione in calo è stato visto come una prova che il mercato del lavoro si sta rapidamente avvicinando all’obiettivo di massima occupazione e, di conseguenza, gli operatori di mercato si aspettano che la Fed potrebbe iniziare ad aumentare i tassi già a marzo se l’inflazione dovesse aumentare significativamente.

* Chief Economist & Head of Research di Rothschild
(traduzione fedele dall’inglese a cura della redazione di P&F)

Consulenti finanziari, storie di ordinaria solidarietà. Gaetano Pulvirenti: “se dai, ricevi”

Nelle reti di consulenza finanziaria non mancano gli episodi di concreta solidarietà verso i colleghi colpiti da eventi di una certa gravità. A volte, questi episodi danno vita ad iniziative sociali più ampie e “trasversali”.

Sebbene per molti l’ambiente di lavoro dei consulenti finanziari sia ammantato dalla naturale riservatezza tipica della materia – che nelle aziende operanti nella consulenza d’investimento alla clientela privata è spinta ai massimi livelli di privacy – quello che accade negli uffici degli ex promotori non ha niente di diverso dagli eventi quotidiani di qualunque contesto lavorativo. I colleghi dei vari gruppi, infatti, vivono insieme gran parte della propria giornata e condividono umori, emozioni ed esperienze. Anche quelle più spiacevoli e dolorose, che fanno scattare sentimenti di sincera solidarietà verso il collega che ne è colpito.

A volte, questi eventi danno vita ad iniziative che superano i confini dell’ufficio locale e diventano “trasversali”, facendo intravedere in lontananza un sentimento comune di appartenenza alla categoria dei consulenti finanziari che oggi manca quasi del tutto. Infatti, il clima di competizione tra le reti non ha aiutato, fino ad oggi, a sviluppare una “coscienza etica trasversale” che possa accomunare tutti i professionisti di tutte le reti, senza distinzione di brand, portafoglio medio e anzianità professionale. Ogni rete fa storia a sè, e spesso anche all’interno delle medesime società mandanti – soprattutto quelle con migliaia di professionisti – esistono differenze enormi da una regione all’altra, e ogni gruppo di colleghi, in un certo modo, “si isola” dagli altri salvo trovarsi insieme durante le convention (quando si potevano ancora fare in presenza).

Oggi vi raccontiamo uno di questi episodi, intervistando chi lo ha evidenziato sui social di settore. Gaetano Pulvirenti (nella foto), consulente finanziario siciliano, scrive “….Circa 9 mesi fa un nostro collega è stato colto da ictus, per fortuna non particolarmente grave. Le conseguenze comunque non gli permettevano di svolgere autonomamente l’attività lavorativa. Pertanto, tutti i colleghi hanno dato la disponibilità ad accompagnarlo per le attività lavorative ed extra-lavorative necessarie, organizzando un calendario di reperibilità e dedicando al collega mezza giornata ciascuno per circa due mesi, fino alla sua guarigione. Dopo questa esperienza, abbiamo pensato di costituire un’associazione aperta a tutti “gli uomini di buona volontà”, al fine di donare un po’ del nostro tempo ai più bisognosi. Ed eccoci qui, felici di comunicare la nascita di “Life4Life”. Ciò che ci unisce sono i valori umani, e siamo davvero contenti perché riceveremo molto di più di quello che daremo!”.

Innanzitutto, come sta il collega colpito dall’ictus?
Per fortuna il collega si è totalmente ristabilito.

Nel comune sentire della gente, chi esercita una professione non dovrebbe provare sentimenti ed emozioni verso gli altri. Eppure nell’ambiente dei consulenti finanziari non sono rari i momenti di autentica solidarietà…
Il nostro è un gruppo molto affiatato e ci è sembrato assolutamente naturale metterci a disposizione di un collega in difficoltà. Tante volte negli ambienti di lavoro si usa la frase “siamo una famiglia“. Non nascondo che quando lo sento dire spesso lo trovo fuori luogo, perché spesso nasconde un’ipocrisia di fondo. Nel nostro caso, invece, posso dire con forza che “siamo una famiglia“, perché ne abbiamo fatto l’esperienza tipica allorquando ci siamo stretti e abbracciati soprattutto quando uno dei componenti è stato in difficoltà, come di recente. Pertanto, non riteniamo di aver fatto qualcosa di eccezionale, ed anzi penso che le emozioni debbano assolutamente far parte della nostra quotidianità. Sentirsi squadra, famiglia, sentirne il calore e la protezione non può che farci vivere meglio la nostra professione e, di conseguenza, la nostra vita. Credo nelle emozioni condivise.

Com’è nata l’idea di far evolvere la vostra esperienza locale, creando addirittura un’associazione e mettendovi in gioco in una vera iniziativa di volontariato?
Dopo due mesi di sostegno al collega ci siamo guardati negli occhi ed abbiamo compreso tutti insieme che sicuramente avevamo ricevuto da quella esperienza più di quello che avevamo dato. Inoltre se eravamo riusciti a dedicare uno spazio alla solidarietà vuol dire che con la giusta organizzazione potevamo continuare ancora a farlo. Pertanto abbiamo pensato di dare un seguito a quella esperienza costituendo un’associazione senza scopo di lucro, che abbiamo denominato “Life4life”.

Gestire un’associazione senza scopo di lucro è un compito impegnativo e richiede del tempo. Che tipo di organizzazione vi siete dati per gestire l’impegno?
Life4Life è una sorta di banca del tempo della solidarietà, dove ognuno mette a disposizione una parte del proprio tempo (che sia quotidiano, settimanale, quindicinale o mensile non importa) a disposizione del prossimo. Nella nostra vita professionale ci occupiamo delle esigenze di privati e imprese, per cui ognuno di noi ha poco tempo per occuparsi di solidarietà concreta verso i più bisognosi. Insieme, però, vediamo in questa associazione la possibilità di “chiudere un cerchio”, occupandoci di vicende umane che altrimenti non potremmo mai conoscere.

Avete già programmato dei progetti di solidarietà specifici da attuare nel 2022? Se sì, in quale settore? 
Abbiamo incontrato la Caritas di Catania e siamo in attesa di partecipare al corso che ci permetterà d’inserirci nelle attività di volontariato in corso. Pensiamo in una prima fase di partecipare alla mensa dei bisognosi che distribuisce quotidianamente circa 700 pasti.

Avete pensato di aprire l’associazione anche ai colleghi di altre reti, e rendere Life4life una iniziativa “trasversale”?
Al momento l’associazione è costituita da alcuni consulenti della Rete Bnl BNP Paribas, ma da subito vorremmo coinvolgere anche i nostri clienti e i consulenti di altre reti sensibili a queste problematiche. Quella che è nata è un’associazione “trasversale”, dove ognuno possa ritrovarsi perché, citando San Francesco d’Assisi, “è dando che si riceve“.

Arte digitale e mercato degli NFT, una crescita da capogiro

Dalle vendite per 12,1 milioni di euro nel 2020, l’anno scorso il mercato degli NFT ha raggiunto la cifra record di 9,4 miliardi di euro solo nel terzo trimestre. Le case d’asta sempre più a caccia di artisti digitali e pronte ad organizzare aste interamente dedicate agli NFT.

Di Alessio Cardinale

Da quando a marzo del 2021 “Everydays – The First 5000 Days”, opera interamente digitale dell’artista americano che si fa chiamare Beeple, è stata battuta al prezzo record di 69 milioni dollari da Christie’s, la storia dell’arte digitale ha segnato un punto di svolta irreversibile, proiettando il mercato delle opere d’arte “non fungible token” (NFT) verso vette difficilmente ipotizzabili anche due soli anni prima. Poche settimane dopo, Jack Dorsey (cofondatore di Twitter) ha ceduto il suo primo tweet per $ 2,9 milioni. Sono bastate queste due operazioni perché le opere d’arte digitale, la cui autenticità è garantita da un NFT, venissero lanciate all’attenzione di galleristi e artisti emergenti, suscitando anche forte curiosità nel mercato di sbocco degli investitori.

Cos’è un NFT? Si tratta di un certificato crittografato registrato su tecnologia blockchain; più in dettaglio uno strumento NFT è una riga di codice incorporata in un singolo oggetto elettronico che garantisce la proprietà dell’opera. A differenza di un Bitcoin, per esempio, che è intercambiabile come ogni moneta di scambio, un NFT non è, appunto, “fungibile”, poiché unico e irripetibile: è possibile scambiare una moneta (o un Bitcoin) con un altra, ma ciò non può avvenire con gli oggetti non fungibili come un’opera d’arte o un terreno edificabile, la cui proprietà può essere documentata con atti o certificati notarili. Pertanto, un NFT dimostra la prova di possesso di un’opera digitale, ed è proprio quello che mancava sia agli artisti digitali per assicurare agli investitori l’unicità e autenticità delle proprie opere, sia al mercato.

Un altro vantaggio degli NFT è quello di permettere agli artisti di conservare il copyright dell’opera, continuando a percepire entrate economiche grazie alle royalties incassate ogni qual volta l’opera d’arte viene venduta, all’atto di ogni passaggio di mano. Oggettivamente, questo elemento di grande novità è impossibile da attuare con l’arte tradizionale, e fa degli NFT una opportunità assoluta per le case d’asta, che includono nei loro cataloghi sempre più artisti digitali e organizzano aste interamente dedicate agli NFT. E così, dopo la crescita vertiginosa del 2021 (9,4 miliardi di euro, dato ancora da aggiornare in aumento), adesso anche numerosi artisti tradizionali sperimentano la propria arte con gli NFT, che vengono acquistate perfino da importanti musei (come l’Ermitage e gli Uffizi, per esempio). A questi si aggiungono le gallerie che si sono lanciate nell’investimento primario nella Crypto Art, che assicura margini elevatissimi ma a fronte di un livello di rischio molto più elevato.

Sebbene il contenuto tecnologico-digitale abbia permesso lo sviluppo di questo strumento, le dinamiche di mercato sono esattamente le stesse di quelle dell’arte tradizionale. Pertanto, per stabilire il valore di un’opera digitale ciò che conta è il contenuto artistico dell’opera, la sensibilità dell’artista nel descrivere e sintetizzare emozioni attraverso l’uso della qualità tecnica. Il resto, come in ogni opera d’arte, lo fa anche il posizionamento del lavoro all’interno del contesto della storia dell’arte (in questo caso dell’arte digitale) e il consenso dell’ambiente artistico, composto da altri artisti, galleristi, collezionisti e case d’aste. A differenze delle opere tradizionali, però, nel caso dell’arte digitale molti artisti possono usare direttamente gli NFT – che sono strumenti accessibili e commercialmente “democratici” – per vendere in sicurezza e autonomia il proprio lavoro, senza la presenza di intermediari e gallerie, aumentando il margine di utile personale o posizionandosi in una fascia di prezzo che assicuri maggiore attrattività per gli investitori.

Tuttavia, proprio questa caratteristica ha fatto sì che artisti e galleristi non esperti del mondo digitale abbiano cominciato a comprare NFT senza avere l’esperienza adatta a valutare una forma d’arte così nuova, e gli investitori che si sono avvicinati senza la sufficiente razionalità, spinti esclusivamente dall’euforia, hanno iniziato a comprare seguendo le case d’aste e le gallerie nel momento in cui queste hanno messo in vendita i loro NFT, scambiandolo per un segnale d’acquisto “a qualunque costo”. Non appena si sono aggiunti i collezionisti – anche loro in vena di comprare senza raziocinio – i prezzi degli NFT sono schizzati alle stelle senza apparente giustificazione, in completa analogia con il primo periodo delle azioni “dotcom”, che tra il 1997 ed il 2000 alimentarono la bolla finanziaria della c.d. New Economy.  Infatti, le vendite di NFT sono passate da 12,1 milioni di euro del 2020 alla cifra record di 9,4 miliardi di euro solo nel terzo trimestre 2020. 

Per diventare dei veri e propri status symbol, gli NFT devono poter essere mostrati (senza la sua esposizione al pubblico, nessuno status symbol diviene veramente tale). Grazie alla nuova tecnologia di Samsung, chiamata NFT Aggregation Platform, i possessori delle Smart Tv dell’omonima azienda coreana potranno aggiungere le opere digitali alla collezione personale che farà da sfondo ai televisori quando non vengono utilizzati, oppure dedicare le proprie Smart Tv esclusivamente alla loro esposizione a parete (non solo come un semplice screen saver), trasformandosi in un quadro scorrevole che mostra le opere d’arte non fungible token possedute.  Si può scegliere anche la cornice digitale tra una serie di opzioni, per la cronaca.

Box e posti auto, valori e scambi in recupero. Residenziale, rendimenti al 7.8%

Nella maggioranza dei casi chi acquista un box lo fa per utilizzarlo, ma c’è comunque una discreta percentuale che lo acquista per metterlo a reddito, vista la maggiore facilità di gestione dell’immobile e i rendimenti interessanti.

La ripresa del mercato immobiliare, sia di prezzi sia di volumi delle case, fa sentire i suoi effetti anche sul segmento dei box e posti auto. Nel 2021, infatti, secondo le analisi condotte dall’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, i prezzi dei box nelle grandi città sono cresciuti dello 0,5% mentre quello dei posti auto sono rimasti stabili. Allo stesso modo le compravendite, aggiornate dall’Agenzia delle Entrate ai primi nove mesi del 2021, evidenziano un recupero degli scambi dei box del 41,9% a livello nazionale e del 39% per le grandi città; l’aumento si conferma anche se si effettua il confronto con i primi nove mesi del 2019, anno non interessato dalla pandemia.

Nel 2021 il 73% delle operazioni ha riguardato la compravendita e il 27% la locazione di box. Il dato sulle transazioni immobiliari è in crescita e questo ha trascinato anche i box. anche questa tipologia. Rispetto allo stesso periodo del 2020 c’è un incremento del 4,8%. Nella maggioranza dei casi chi acquista un box lo fa per utilizzarlo, ma c’è comunque una discreta percentuale che lo acquista per metterlo a reddito (44,1%) vista la maggiore facilità di gestione dell’immobile e i rendimenti interessanti, che però restano i più bassi per gli investitori, anche se è il prodotto immobiliare con la crescita maggiore anno su anno. In questo caso sono Roma e Firenze a offrire le migliori prospettive di rendimento, la prima con un 6,8%, la seconda con il 6,6%. Milano e Palermo, si fermano al 6%, mentre Bologna (5,4%) e Catania (5,3%) precedono Napoli (4,7%) fanalino di coda della graduatoria dei ritorni per quanto riguarda i box auto.  Anche in questo caso, comunque, il ritorno sarebbe ben più alto di quello dei Btp a 10 anni.

Il rendimento lordo dato dall’acquisto di una casa per metterla sul mercato degli affitti è salito al 7,8% nell’ultimo anno. Nel quarto e ultimo trimestre del 2020, il rendimento offerto era stato del 7,5%.

È quanto emerso dall’ultimo studio condotto da Idealista, portale immobiliare che mette in relazione i prezzi di vendita e di locazione dei diversi prodotti immobiliari per calcolare la loro redditività lorda. Secondo lo studio i locali commerciali (negozi) si confermano il prodotto immobiliare più profittevole, con rendimento dell’11,6% (come 12 mesi fa). Alle loro spalle crescono gli uffici, che stanno vivendo una profonda trasformazione per via della pandemia, e vedono salire i loro rendimenti fino al 9,2%, mentre i box arrivano a toccare il rendimento record di 7,2% a fronte di un rendimento dei Btp 10 anni che risale oltre l’1%. Tra i capoluoghi italiani, Taranto e Siracusa diventano i più redditizi, con un indice di rendimento pari all’11,6%. Seguono Biella (10,6%), Ragusa (9,7%) e Trapani (9%). Dall’altro lato, i rendimenti più bassi d’Italia spettano ai proprietari di case in affitto a Siena (3,1%), Salerno (3,2%) e Venezia (4,1%). A Roma la redditività lorda sale al 4,6%, mentre Milano si attesta al 5,6%.

Le “analisi con intervista” di P&F e Startup Fixing: GP2 Srl

GP2 Srl è una startup che opera nel settore delle infrastrutture e sviluppa soluzioni avanzate per la loro sicurezza e controllo. Il mercato di riferimento in Italia è molto ampio: più di 1,5 milioni di ponti, la cui sicurezza è tutta da verificare.

Intervista di Carlo Mauri e Alberto Villa

In occasione dell’investimento in una startup, gli investitori sono chiamati a valutare positivamente, in un’ottica fortemente speculativa, il business plan di una nuova azienda e ad investire su di essa, diventando così soci (Equity Crowdfunding), oppure prestando del denaro ai soci promotori, ad un tasso di interesse molto conveniente, diventando così dei finanziatori (Lending Crowdfunding). Entrambe le possibilità, in ogni caso, comportano una informazione finanziaria puntuale e prudente che i fondatori devono fornire agli investitori, cui va riservata la più ampia tutela allorquando si avvicinano alle piattaforme di Crowdfunding, dove il taglio medio dell’investimento è abbastanza accessibile a tutti e dove si può reperire una documentazione che generalmente dà molta enfasi alla potenziale crescita prospettica del valore dell’azienda. Con il modello di analisi e valutazione denominato “Startup Fixing”, gli investitori hanno uno strumento con cui effettuare delle comparazioni tra le varie proposte di Crowdfunding presenti nelle piattaforme autorizzate, e individuare il livello di credibilità del modello di business prospettato dai promotori di una startup.

L’azienda GP2 Srl è una startup che opera nel settore delle infrastrutture sviluppando soluzioni avanzate e tecnologiche per la loro sicurezza e controllo. Le infrastrutture, in Italia, oggi vivono un congenito stato di ammaloramento, aggravato dalla mancanza di un sistema di controllo adeguato e disciplinato a tutti i livelli e durante tutto l’arco di vita dell’infrastruttura. Infatti, il pericolo di crolli e danneggiamenti di infrastrutture, anche non necessariamente complesse, è confermato da gravi eventi che hanno segnato la storia di persone, luoghi e città, e comporta rischi diretti agli utenti che ne usufruiscono. In questo ambito nasce GP2, che ha come core business quello di ricercare, progettare e sviluppare processi, sistemi e impianti finalizzati all’identificazione, alla classificazione e, soprattutto, al monitoraggio della sicurezza di infrastrutture quali ponti, gallerie, immobili e strutture di protezione, tramite l’impiego delle più moderne tecnologie digitali.

Il mercato di riferimento, in Italia, è molto ampio, dal momento che nel nostro territorio nazionale esistono più di 1,5 milioni di ponti, solo per fare un esempio. Oltre a questo, il modello di valutazione Startup Fixing (vedi schede tecniche nelle foto sotto) individua un buon livello di credibilità generale del business plan e attribuisce all’azienda un rating sintetico di 4 stelle su 5, in quanto il rapporto tra rischio specifico e rischio generale del settore è pari a 9,9, sensibilmente superiore al benchmark di riferimento, previsto per le aziende in fase di startup, pari a 4. Anche il rendimento teorico*, ricavato dal modello in base alle informazioni fornite dall’azienda, è superiore alle aspettative di settore.

P&F ha intervistato l’ing. Paride Gregorini, responsabile R&D e della area commerciale di GP2.

Qual è l’organigramma attuale di GP2?
Oggi in azienda sono presenti tre funzioni principali, più alcune risorse in outsourcing. L’ing. Gianni Peluchetti è amministratore e direttore tecnico responsabile dello sviluppo dei sistemi e dei progetti, mentre il sottoscritto (ing. Paride Gregorini, ndr) è responsabile della ricerca e sviluppo e della area commerciale e sistema qualità. Poi è presente una segreteria amministrativa (funzione sviluppata dalla società partecipante SISPA Quality), e alcuni tecnici ed organizzazioni esterne per attività specifiche quali sviluppo software prove in campo e di laboratorio, etc.

Chi tra i fondatori ha avuto il ruolo di primo impulso?
L’ideazione del progetto ha preso parte dalle competenze dell’ing. Peluchetti in campo tecnico del monitoraggio delle infrastrutture, e me per quanto riguarda le competenze in campo organizzativo-gestionale.

In considerazione del particolare momento storico mondiale, quali sono le strategie che pensate di mettere in atto per farvi conoscere dai big internazionali del settore?
Le strategie per portare GP2 sul mercato sono diverse. Dai contatti diretti con possibili player del settore quali concessionari autostradali, enti ed amministrazioni pubbliche e aziende private, alla presenza sui social (Linkedin in particolare) e sui media, dalle partecipazione ad associazioni (Confindustria Brescia Club delle Startup) per finire al lavoro di intercettazione delle agevolazioni e finanziamenti del piano PNRR che verranno messi in campo sul tema dell’aggiornamento e monitoraggio del parco infrastrutturale nazionale (ponti, gallerie, scuole, edifici, etc.)

In tema di exit strategy, prevedete una possibile IPO in Borsa?
Al momento siamo ancora piuttosto lontani da un progetto di quotazione, che potrebbe essere uno degli obiettivi. Al momento abbiamo in essere una campagna di equity crowdfunding, momentaneamente conclusa sa dopo un primo round non all’altezza delle aspettative, e stiamo comunque valutando possibili partnership con strutture che, oltre ad apportare mezzi finanziari, possano facilitare lo sviluppo tecnico commerciale di GP2.

Avete partecipato a bandi sul tema dell’innovazione?
Il nostro livello di innovazione è stato riconosciuto a livello nazionale, attraverso l’ammissione al bando Brevetti+ di Invitalia (contributo pari a 32.488 €) e al Voucher 3i di Invitalia per la presentazione ed estensione di brevetti (contributo pari a 23.600 €). Abbiamo avuto anche un riconoscimento dalla Regione Lombardia, con la ammissione al bando Brevetti 2021 (contributo pari a 11.360 €) ed al bando Archè 2020 (contributo pari a 51.521,63 €). Siamo stati scelti tra le 80 finaliste, su circa 200 partecipanti, al premio Connext 2021 di Confindustria, e a livello tecnico abbiamo ottenuto un brevetto nazionale del nostro sistema ICES (Infrastructural Control Electronic System). Infine, abbiamo depositato e sono in fase istruttoria altre quattro domande di brevetto, di cui una richiesta di estensione europea.

 

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Enasarco, Alfonsino Mei nuovo presidente

Dopo una diatriba legale durata oltre un anno, Enasarco evita il commissariamento ed elegge un nuovo presidente. La Cassa di agenti di commercio e consulenti finanziari alla prova di un “arretrato gestionale” cui far fronte non senza difficoltà. 

Il Cda di Enasarco ha eletto il nuovo presidente dell’Ente: Alfonsino Mei candidato dalla coalizione guidata da Confesercenti con Anasf, Assopam, Confartigianato, Federagenti e Fiarc. “Questo incarico è per me un onore e un impegno al quale mi dedicherò con grande passione. Vorrei che questa consiliatura diventasse il risultato della più ampia condivisione di idee, suggerimenti e proposte dei vari consiglieri: le nostre diversità e le nostre opinioni, anche se divergenti, saranno solo un punto di forza che ci permetterà di mettere insieme i diversi punti di vista ed affrontare i problemi da diverse angolature“, ha detto il neo presidente Mei. “Il principale dovere cui tutti siamo chiamati, io per primo come presidente, è di dare una risposta concreta ai nostri iscritti, fino a oggi dimenticati, combattendo con ogni mezzo anche le conseguenze nefaste di questa pandemia“, ha aggiunto.

E così, dopo una diatriba legale durata oltre un anno, Enasarco evita il temuto commissariamento ed elegge il nuovo presidente. Del resto, si respirava aria pesante dallo scorso 14 ottobre, allorquando il tribunale civile di Roma aveva accolto il ricorso d’urgenza presentato dalla lista “Fare Presto” (espressione di Anasf e altre associazioni), sospendendo l’efficacia dell’ultima decisione della commissione elettorale, nominata dal vecchio consiglio d’amministrazione di Enasarco, che aveva nominato due consiglieri dello schieramento a sostegno del presidente Marzolla ed un solo consigliere della medesima lista Fare Presto.

In quella occasione, il tribunale di Roma ordinava “…l’immediata sospensione della esecuzione della decisione assunta dalla commissione elettorale del 4 agosto 2021 ovvero della deliberazione assunta il 23 dicembre 2020 nella parte in cui la stessa è stata assunta dalla commissione elettorale”, consegnando di fatto il destino della Cassa di previdenza di agenti di commercio e consulenti finanziari alla lista Fare Presto e, in particolare, ad Alfonsino Mei (in quota Anasf), che oggi assume la presidenza della fondazione al posto di Antonello Marzolla. Al di là dei toni aspri con cui lo la lista “Fare Presto” aveva stigmatizzato la decisione della Commissione elettorale della Cassa, c’è da dire che lo stesso Ministero del Lavoro aveva richiesto ad Enasarco di individuare una soluzione proporzionata al peso elettorale emerso dal voto, ed era evidente che Fare Presto, con il 51% dei voti ottenuti nel corso dell’ultima elezione, aspirava ad una diversa composizione del CdA e, di conseguenza, alla presidenza.

Dopo questo nuovo – e ultimo, si spera – colpo di scena, la Cassa di agenti di commercio e consulenti finanziari si troverà presto messa alla prova alla prova di un “arretrato gestionale” cui far fronte non senza difficoltà. Infatti, sono tanti gli iscritti ad Enasarco delusi da questo lungo periodo di polemiche interne, e molti vengono da un periodo di difficoltà economiche che ha esasperato sia gli animi che il giudizio sulla governance della Cassa. Pertanto, la nuova presidenza e la maggioranza dovranno dare soluzione ai problemi di migliaia di agenti che hanno interrotto l’attività negli ultimi anni, con la pandemia che ha amplificato un fenomeno già esistente. In più, c’è il problema dei c.d. agenti silenti che incombe come un macigno sulla gestione futura, sebbene non si intravede altra soluzione al problema se non l’intervento diretto dello Stato.

Lo stallo, in definitiva, ha creato una situazione piuttosto grave, sia per gli agenti di commercio che (in misura minore) per i consulenti finanziari; pertanto la Cassa dovrebbe deliberare immediatamente su un programma di investimenti che fermi l’emorragia di agenti e assicuri la sostenibilità finanziaria della Cassa insieme al suo passaggio generazionale.