Giugno 10, 2026
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Deutsche Bank: il 2022 anno di transizione. Dieci temi “caldi”, sull’onda del cambiamento

Nel 2022 l’inflazione e le banche centrali saranno al centro dell’attenzione, in un anno in cui la politica della BCE inizierà a cambiare marcia, e le altre banche centrali inizieranno a seguire la linea della Fed sull’inasprimento.

di Christian Nolting

Nel 2022 ci saranno molti cambiamenti rispetto al regime in corso, soprattutto in termini di inflazione, clima, geopolitica e tecnologia. Tutto questo creerà un ambiente in cui dovrebbe essere evitato il compiacimento intorno a qualsiasi scenario “di base”. La pandemia, infatti, ci ha già dimostrato che le soluzioni complete e rapide a problemi complessi sono rare, per cui dovremmo considerare il 2022 come un anno di transizione, che consentirà agli investitori di posizionare i portafogli in vista delle sfide future.

Christian Nolting

Del resto, la ripresa economica dai minimi di metà 2020 non è mai stata del tutto semplice, ed ha richiesto alti livelli di sostegno alla politica monetaria e fiscale. Il mondo è cambiato negli ultimi due anni, e molte economie stanno ancora lottando per riadattarsi. Gli alti tassi di inflazione sono un sintomo importante di questo processo di riaggiustamento, e riflettono in larga misura un disallineamento tra la ripresa della domanda e dell’offerta, come è possibile vedere nell’interruzione della produzione globale e delle catene di approvvigionamento (ma anche nei mercati del lavoro). Tuttavia la correzione di tali discrepanze non fermerà il processo di cambiamento, poichè l’economia mondiale è un luogo dinamico.

Parafrasando ciò che si suppone abbia detto l’antico filosofo greco Eraclito, è impossibile entrare due volte nello stesso fiume. Il fiume è diverso e anche tu come persona sei diverso. Il “fiume” dell’inflazione cambia sempre con driver diversi; allo stesso modo stanno cambiando anche le aspettative di inflazione.

Il cambiamento comporta che un’efficace gestione del rischio deve essere integrata da considerazioni a lungo termine sugli obiettivi e sulla composizione del portafoglio: è necessario pensare in modo strutturale, piuttosto che reattivo, e rifarsi ad alcune componenti essenziali in questa ottica. Innanzitutto, questo è un momento importante per concentrarsi sull’asset allocation strategica, dal momento che l’utilizzo del market timing attorno a processi di cambiamento così complessi non sarà sufficiente: un’efficace allocazione strategica degli asset probabilmente si dimostrerà una fonte molto più efficace e affidabile di rendimenti a lungo termine.

Questo potrebbe anche essere un ambiente di investimento meno stabile di quanto sembri a prima vista. Infatti, la “repressione finanziaria” (tassi di interesse reali artificialmente bassi o negativi) è chiaramente destinata a durare per qualche tempo a venire, ma al punto in cui ci troviamo anche variazioni relativamente piccole dei tassi di interesse possono avere importanti effetti diretti e indiretti sulle classi di attività. Inoltre, non dovremmo presumere che un’allocazione di attività molto tradizionale (ad esempio la classica allocazione di azioni/obbligazioni 60/40) funzionerà bene, e saranno necessari approcci più sofisticati. In particolare, le questioni ambientali ed ESG in senso più ampio (inclusi gli aspetti sociali e di governance) diventeranno ancora più importanti per i portafogli.

Le questioni ambientali sono ora saldamente al centro della scena politica globale, e le implicazioni per gli investitori vanno ben oltre i tassi di inflazione più elevati: il passaggio a un’economia a emissioni zero creerà anche molte opportunità interessanti. Il 2022 dovrebbe essere visto come un anno di transizione poiché l’ambiente economico e di investimento globale si evolve alla ricerca di una nuova realtà. Agire ora sull’asset allocation strategica e sui fattori ESG nei portafogli dovrebbe aiutare a catturare questo processo di cambiamento. Dieci sono i temi per il 2022.

Politica: condividere i dolori – La competizione per il commercio e le risorse naturali continua con questioni ambientali e anche la ridistribuzione delle risorse all’interno delle economie importanti.
Economia: tema caldo – I forti tassi di crescita nel 2021 probabilmente saranno seguiti solo da una leggera moderazione nel 2022. Ma questa sarà una ripresa sottilmente differenziata, con implicazioni per diverse classi di attività.
Asia: l’occhio della tigre – Il dinamismo economico della regione creerà un entusiasmante 2022 dopo un difficile 2021. È probabile che la stabilizzazione economica cinese trarrà vantaggio da molte risorse regionali e la crescita indiana dovrebbe essere forte.

Inflazione: il rinoceronte nella stanza – Gli aumenti dei prezzi sono un problema serio, sono già dirompenti e contengono una serie di rischi a lungo termine. È improbabile che torniamo a un regime di inflazione ultra-bassa.
Politica monetaria: timori crepuscolari – L’elevata inflazione crea molteplici problemi per le banche centrali e una politica reattiva potrebbe ulteriormente turbare i mercati. La probabile aggressività delle banche centrali non dovrebbe essere sopravvalutata.
Reddito fisso: sabbie mobili – La volatilità indotta dal cambiamento di politica può mettere in discussione il ruolo del reddito fisso nei portafogli. Alcuni mercati saranno ben supportati, ma bisogna essere consapevoli dei rischi.

Azioni: rendimenti realistici – Le prospettive della classe di attività sembrano ancora generalmente positive, ma i rendimenti potrebbero essere inferiori rispetto al 2021. Le rotazioni cicliche e geografiche nel corso del 2022 potrebbero avere un impatto.
Materie prime: crescita del Green – La volatilità dei prezzi delle materie prime potrebbe diminuire man mano che le pressioni sulla riapertura economica si attenuano. Creare le infrastrutture green potrebbe aumentare la domanda di energia e di alcuni prodotti industriali.

Immobiliare: ancora in costruzione – Il settore offre un certo margine per ulteriori guadagni, ma la differenziazione settoriale e geografica è importante. I costi dei materiali e della manodopera possono influire sull’offerta in alcuni mercati.
Forex: la macro contano – Le preoccupazioni per l’inflazione negli Stati Uniti e le probabili risposte politiche hanno fatto salire l’USD. Ma altre politiche e fondamentali macro potrebbero iniziare a lavorare contro la valuta nel 2022.

* Global Chief Investment Officer, Deutsche Bank Private Bank (Dec. 14, 2021)

Educazione finanziaria: l’asset allocation e i confini tra ruolo del risparmiatore e ruolo del consulente

Nessun consulente e nessuna asset allocation possono eliminare l’incertezza sistemica dei mercati. Il risparmiatore, però, beneficia di un insieme di principi certi e inconfutabili di grande supporto nella costruzione del suo portafoglio di investimenti.

Per gli addetti ai lavori, la finanza è un oceano senza confini di teorie da applicare. Ogni gestore di patrimoni si sceglie quelle a lui più vicine per stile e ruolo, ma di certo nessuna conoscenza può eliminare del tutto un elemento incontrollabile come l’incertezza sistemica dei mercati. Il risparmiatore, invece, può permettersi il lusso di esplorare l’”area di certezza” della finanza, e cioè quell’insieme di conoscenze di base – certe e inconfutabili, ma ai più sconosciute – che permettono a qualunque investitore di familiarizzare con la gestione del proprio denaro e di potersi confrontare con qualunque banca o consulente finanziario; soprattutto, di capire se il lavoro di allocazione dei risparmi viene svolto correttamente da chi, successivamente, dovrà lavorare per noi all’interno dell’area dell’incertezza.

La domanda “come posso investire i miei risparmi?“, pertanto, prevede una fase preliminare che partirebbe, in teoria, dal grado di conoscenza di sè stessi. Questo elemento non è delegabile al consulente: egli all’inizio sa molto poco del nuovo cliente che ha di fronte, e le informazioni che riceverà saranno inizialmente poco approfondite. Certo, un bravo consulente “riconoscerà” presto che tipo di investitore ha di fronte, ma avrà bisogno di tempo. Per cui, prima di incontrarlo è bene farsi un paio di domande del tipo “fino a che punto sono disposto a sopportare che i miei risparmi possano decrescere di valore in determinati periodi, pur di avere dei risultati soddisfacenti in futuro?”.

Un buon metodo sarebbe quello di parlarne proprio con il consulente finanziario al primissimo incontro, e confrontarsi con lui per evitare scelte inopportune, come quella di essere troppo prudenti anche quando sarebbe possibile superare quei confini che solo la paura fa vedere. In ogni caso, non potendo entrare in questa sede nel merito di aspetti così personali, nel trattare l’argomento diamo per scontato che ognuno investitore sa benissimo fino a che punto si può spingere nel valutare come sostenibile un investimento che non rientri nella categoria “risk free” (senza rischio). Anzi, a tal proposito è bene precisare che l’investimento “privo di rischio” è venuto a mancare da tempo, e probabilmente non è mai esistito. Infatti, nemmeno i “sacri” titoli di stato italiani sono considerati più come sicuri, dal momento che la loro valutazione (rating) è piuttosto bassa.

Ma procediamo con ordine. Gli investimenti – detti anche asset, un termine anglofono con cui si ricomprendono i risparmi, gli immobili, quote aziendali e altri beni di investimento – sono organizzati in classi di attività o categorie, le quali posso essere divise genericamente in base all’orizzontale temporale – breve, medio e lungo periodo – da voi scelto come momento in cui potreste trovarvi nella condizione di dover spendere il denaro accantonato per soddisfare uno o più specifici obiettivi (acquisto casa, studi all’estero dei figli, nuovo autoveicolo etc). Entrando nel dettaglio, però, serve individuare dei criteri meno generici che ci permettano di allocare gli investimenti – ossia progettare una Asset Allocation – in modo più efficace. In tal senso, possiamo rifarci a tre tipi di allocazione:

Asset Allocation Strategica, che segue l’orizzonte temporale,
Asset Allocation Tattica, con la quale adattiamo la prima seguendo le tendenze di mercato a breve periodo,
Asset Allocation Dinamica, che consiste nell’adattare rapidamente il portafoglio a bruschi cambiamenti dei mercati.

Ebbene, mentre il primo tipo di allocazione, quella strategica, è sotto il controllo di chi investe (è l’investitore che decide l’orizzonte temporale e gli obiettivi, non il consulente), gli altri due prevedono necessariamente una delega professionale al consulente. Ecco definiti i confini dei rispettivi ruoli, poichè ogni ruolo prevede delle specifiche responsabilità: quella del risparmiatore di dare le giuste informazioni al consulente, e quella di quest’ultimo di realizzare l’asset allocation adatta.

Anche in finanza, infatti, il tema dei ruoli e delle responsabilità è fondamentale, e non c’è cosa peggiore, per il risparmiatore, di “invadere” il ruolo del consulente finanziario, poiché si finisce col diventare corresponsabili di scelte eventualmente sbagliate. A volte, persino gli unici responsabili.

Il fattore tempo, come avrete visto, è fondamentale, e da solo è in grado di determinare il successo o l’insuccesso della vostra asset allocation. Infatti, rientra nella c.d. “area di certezza” il principio secondo cui il lungo periodo assicuri un maggiore rendimento (Asset Allocation Strategica) e quello che, nei periodi di ribasso dei mercati i nostri investimenti valgono di meno ma è possibile comprare un numero maggiore di titoli a prezzo più basso (Asset Allocation Tattica). Inoltre, è valido il principio per cui, in caso di eventi straordinari – ne stiamo vivendo uno bello tosto da circa un anno e mezzo – è bene adattare rapidamente il portafoglio (Asset Allocation Dinamica).  

In generale, una strategia di lungo termine minimizza le perdite e massimizza il profitto. Anzi, da qualche anno si è fatto strada il concetto secondo cui, nell’attuale congiuntura finanziaria di tassi bassissimi o sotto zero, quella di lungo periodo sia l’unica strategia possibile. Ciò che importa, tronando sui massimi sistemi, è assicurare al vostro portafoglio di essere costruito in base al principio della Diversificazione, spingendovi anche oltre alla semplice gestione del denaro (azioni, obbligazioni, valute etc) fino a valutare gli immobili a reddito e gli investimenti alternativi (preziosi, oro, orologi di lusso, auto d’epoca etc). Infatti, in un mondo come quello della finanza, da sempre un pó refrattario alle regole, ne esistono alcune che nessuno, fino ad oggi, è riuscito a confutare. La prima è che, per qualsiasi strumento di investimento, all’aumento del numero dei titoli/beni in portafoglio il rischio diminuisce; la seconda, che è una conseguenza della prima, è che un portafoglio efficace ed efficiente si definisce tale solo se è diversificato; la terza, a completamento delle prime due, è che un portafoglio diversificato non consente comunque di eliminare totalmente il rischio che una singola categoria di investimento contenuta all’interno del portafoglio possa andare male.