Aprile 17, 2026
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Il Senato dice sì ai consulenti finanziari per i prestiti garantiti dal Fondo di Garanzia

Anasf si era mossa già a Maggio per far rientrare i consulenti finanziari nel novero di coloro che possono usufruire del finanziamento concesso invece ad altre categorie professionali, ma un primo emendamento al Decreto Liquidità era stato ritenuto in prima battuta ammissibile, e successivamente non approvato.

Alla fine il Senato è riuscito a superare la discriminazione che vedeva i consulenti finanziari erroneamente equiparati – quasi per proprietà transitiva – alle grandi aziende del Credito, e pertanto non meritevoli di beneficiare dei finanziamenti garantiti dal Fondo di Garanzia statale.

Nello scorso mese di Giugno, la Legge di Conversione del Decreto Liquidità aveva esteso la platea dei soggetti che possono beneficiare della garanzia del Fondo PMI, inserendo gli agenti di assicurazione, i subagenti di assicurazione e i broker iscritti alla rispettiva sezione del Registro Unico degli Intermediari assicurativi e riassicurativi (RUI). I consulenti finanziari, essendo iscritti anch’essi a tale Registro, avrebbero potuto – e secondo Anasf avrebbero dovuto – essere equiparati al codice attività dei sub-agenti assicurativi iscritti al RUI. Ma anche questa ipotesi era decaduta.

Fiammetta Modena

Per questo motivo, erano stati presentati e pubblicati in Commissione Bilancio, con parere favorevole, due ordini del giorno di potenziale interesse per la categoria. In particolare, il primo faceva riferimento alla sezione K del codice ATECO, che avrebbe consentito l’estensione dei finanziamenti anche ai consulenti finanziari, ed è esattamente ciò che è successo, dal momento che l’Aula del Senato ha approvato, con 148 voti favorevoli, 117 contrari e nessun astenuto, la fiducia chiesta dal Governo sul maxi emendamento interamente sostitutivo del Decreto Agosto, con il quale “Al fine di mitigare gli effetti economici dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 e di favorire l’accesso al credito per far fronte alle esigenze di liquidità dei professionisti nella fase della ripartenza del Paese”, tutte le persone fisiche esercenti attività riconducibili alla sezione K del codice ATECO potranno usufruire dei finanziamenti garantiti da Fondo di Garanzia.  

Grazie al lavoro in Commissione Bilancio della Senatrice Fiammetta Modena e all’attività di sensibilizzazione di Anasf sulle criticità vissute dai consulenti finanziari nei mesi di emergenza sanitaria, il Governo ha accettato la riformulazione dell’emendamento 64.3 che include ora anche i consulenti finanziari tra coloro che possono accedere alle forme di sostegno previsto per altre figure professionali, ed il provvedimento passa ora all’esame della Camera, dove è atteso in aula giovedì 8 per il via libera definitivo, per poi essere convertito in legge entro il 13 ottobre.

Luigi Conte (Anasf)

Si tratta di un grande passo in avanti compiuto dal mondo politico. Anasf ribadiva da mesi la necessità di estendere anche ai consulenti finanziari la possibilità di accedere ai finanziamenti garantiti, al pari di quanto concesso ad altre figure. Ancora una volta, e sempre con più vigore, l’Associazione ha dimostrato di portare avanti le istanze della categoria, a tutela di una professione – quella di consulente finanziario – che oggi più che mai si rivela preziosa nell’accompagnare le famiglie italiane in un percorso di ripresa. Anche per questo abbiamo voluto richiamare l’attenzione del Governo sulle difficoltà che pure hanno colpito i tanti colleghi su tutto il territorio nazionale”, ha commentato il Presidente Anasf Luigi Conte

Fare Presto: Enasarco verrà governato da un agente o un consulente. Chi ci diffama ha paura della verità

Clima infuocato in vista delle elezioni per il rinnovo dell’assemblea dei delegati di Enasarco, previste per il il prossimo 24 Settembre (con termine il 7 Ottobre). Botta e risposta tra opposte fazioni.

Si surriscalda il clima pre-elettorale in casa Enasarco, con le elezioni al via tra una settimana e circa 220.000 iscritti al voto per eleggere la governance di un ente con oltre 80 anni di storia. Gli aventi diritto al voto, dal 24 settembre al 7 ottobre 2020, sono chiamati a votare seguendo diverse modalità. Potranno farlo via PEC oppure tramite il cedolino con QR Code spedito dall’Ente per posta. Si può votare online dal lunedì al venerdì, dalle ore 9 alle ore 18 e il sabato e la domenica dalle ore 9 alle ore 20. 

Negli ultimi giorni, la lista denominata “Fare Presto!” (sostenuta da ANASF, Federagenti, FIARC e Confesercenti) ha diramato due comunicati stampa dai toni eloquenti, che fanno seguito a quelli delle liste che gravitano attorno ad USARCI.

Dal 24 settembre al 7 ottobre la Fondazione gioca una partita cruciale per il suo futuro e per quello dell’intero sistema pensionistico italiano”, affermano a “Fare Presto!”, “…e dopo anni di gestione molto discussa e spesso fonte di scandali giornalistici, l’Ente ha bisogno ORA di essere governato da chi conosce il nostro mestiere: da chi, per intenderci, come noi versa i propri contributi in Enasarco da una vita”.

Tra i punti del programma di “Fare Presto!” , infatti, c’è quello di assegnare la presidenza dell’Ente ad un agente o consulente iscritto alla Fondazione da almeno 10 anni “perché solo chi conosce realmente i sacrifici di queste professioni può davvero rappresentarci e mettere in campo la ripartenza tanto attesa”.

I rappresentanti di Fare Presto puntano soprattutto, oltre che alla trasparenza, anche alla efficienza nella gestione del “tesoretto” della Fondazione; “ Al centro del nostro programma ci sono le competenze: siamo l’unica, tra le liste candidate, ad avere in organico le persone con le skills adeguate per produrre un aumento delle rendite del patrimonio dell’Ente, per raggiungere una pensione  all’altezza delle aspettative”.

Un comunicato proveniente da FIARC (facente parte di “Fare Presto!”) ha rincarato la dose in relazione alle uscite di USARCI. “La coalizione intorno all’Usarci, invece di parlare di programmi, di futuro o di mostrare i risultati che hanno ottenuto governando l’ente da molti anni, preferiscono la bassa polemica, la diffamazione e le false rappresentazioni, perché devono distogliere l’attenzione dal loro fallimento o peggio”.

FIARC rimprovera all’attuale governance di Enasarco di avere “preso in giro gli iscritti”, soprattutto mediante gli annunci sui supporti economici che, a dire di FIARC, sono stati deludenti e, pertanto, devono essere in tutti i modi nascosti. “Gli agenti, i consulenti finanziari e i mediatori del credito come le aziende proponenti non devono sapere, ad esempio, che sul FIRR Fnaarc, Uiltucs, Fisascat Cisl, Ugl e Usarci hanno deliberato solo un anticipo del 10 per cento del depositato. Ciò significa che, nella stragrande maggioranza dei casi, solo qualche centinaio di euro e nei casi più fortunati poco più di mille euro saranno erogati in favore dei richiedenti”. 

Inoltre, secondo FIARCFare Presto, la delibera approvata dalla maggioranza prevede che “le anticipazioni saranno erogate nella misura del 10% nel più breve tempo possibile comunque entro il 31.12.2020”. “Se tutto andrà bene, insomma, per l’erogazione di una minima parte del FIRR (che sono poi soldi di noi agenti, che vanno però “liberati” dall’Ente) saranno passati almeno sei mesi (se non di più) dall’inizio dell’emergenza Covid-19. Altro che 450 milioni, si tratta di una presa in giro, come gli annunci sugli aiuti stabiliti dalla dichiarazione dello stato di emergenza Covid- 19, che dopo oltre 5 mesi dalla prima delibera (aprile 2020), e a fronte degli oltre 200.000 agenti iscritti, sono stati erogati a pochissimi di loro, e più esattamente:  12 domande per decesso Covid-19 per un totale di 96.000 euro, 173 domande per  contagio da Covid- 19, per un totale di 173.000 euro, e 1786 domande per calo provvigioni, per un totale di 1.786.000 euro”.

Infine, secondo FIARCnel CdA della Fondazione non hanno neanche preso in considerazione la proposta del nostro Presidente Marcianò di avviare una riflessione unitaria affinché si individuassero le giuste correzioni alle scelte adottate dalla maggioranza, che sono risultate insoddisfacenti oltre che tardive.

Perché in un periodo di crisi economica e sanitaria così pesante, invece di pensare alle loro poltrone rinviando le elezioni, era urgente una Fondazione che fosse in grado di essere nella pienezza dei poteri deliberativi, e non in prorogatio”.

Enasarco, “Fare Presto!”: più giovani per stabilizzare iscritti, e una commissione per fare luce sul passato

Due comunicati stampa della lista “Fare Presto!” (Anasf, Federagenti, Fiarc e Confesercenti) in vista del rinnovo delle cariche in seno all’Assemblea del Delegati di Enasarco e, successivamente, della nomina dei 15 membri del CdA che governeranno l’Ente fino al 2024.

Mancano poco più di due settimane all’avvio della tornata elettorale che dal 24 settembre al  7 ottobre prossimi porterà al rinnovo delle cariche in seno all’Assemblea del Delegati di Enasarco e, successivamente, alla nomina dei 15 membri del CdA che poi governeranno l’Ente per il prossimo quadriennio. Un  quadriennio che “se la guida verrà affidata a noi, sarà di rilancio e ripresa, nonché di piena sostenibilità e totale trasparenza” dicono i rappresentanti della lista unitaria “Fare Presto!”, sostenuta da Anasf, Federagenti, Fiarc  e Confesercenti.

Alfonsino Mei (Fare Presto)

Negli ultimi 10 anni, Enasarco ha registrato una perdita media di 5.000 iscritti l’anno “e questa rotta va assolutamente invertita: serve una ripartenza. Per questo tra i primi punti del nostro programma ci sono i giovani, che intendiamo coinvolgere con un progetto-lavoro i cui benefici cadranno su tutto il sistema Paese“. Tra i progetti della lista “Fare Presto!”, i giovani ricoprono un ruolo centrale: “L’Ente registra un calo di iscritti, mediamente, di 5mila unità l’anno: un dato allarmante, figlio di scarsa strategia da parte delle gestioni passate e di poco dialogo con le istituzioni: questo non deve più accadere. Dobbiamo, a questo riguardo, avere molta attenzione per i nuovi iscritti che devono essere ‘inclusi’ nella nostra professione e non rischiare di disamorarli dopo pochi anni. Questo è successo in passato, proprio per l’incapacità di attuare una politica di avvicinamento alla professione: deve essere ben chiaro non può esserci nessuna Enasarco del domani senza i giovani agenti di oggi“. Tra i progetti a tema “giovani” che “Fare Presto!” promette di mettere in campo, “quello di portare Enasarco nelle scuole, di dare il via a una campagna di informazione mirata, di consentire l’acquisizione gratuita dell’abilitazione, garantendo un tutoraggio attento e, non in ultimo, di coinvolgere le mandanti: “perché agenti e mandanti hanno l’uno bisogno dell’altro“. Per la lista unitaria è necessario aiutare i giovani a intraprendere una professione che può tornare ad essere il lavoro più bello del mondo.

Tra gli altri punti in agenda della lista unitaria “Fare Presto!”: l’aumento delle rendite dal patrimonio, la diminuzione dei costi di gestione, la diminuzione delle spese legate a consulenze esterne in carico alla Fondazione e l’efficientamento dei servizi rivolti alla categoria. 

Enasarco deve rispondere ai bisogni degli iscritti e lavorare a vere misure di sostegno in favore delle categorie rappresentate, con un’idea chiara di futuro”, affermano a “Fare Presto”. “In passato sono state fatte alcune scelte discutibili; per questo, se e quando saremo eletti, costituiremo una Commissione Consiliare per fare luce, a esempio, sulla vendita degli immobili Enasarco e sulle consulenze affidate all’esterno“, aggiungono.

E’ nostro convincimento – si aggiunge nella seconda delle due note – fare una verifica di tutte le scelte compiute in passato: non solo per capire gli errori commessi ed evitare che possano essere perpetrati, ma anche per salvaguardare il patrimonio dell’Ente che, ricordiamolo, è proprio degli iscritti ed è degli iscritti che dobbiamo fare gli interessi. Prevediamo, inoltre, l’attivazione di uno sportello reclami per i contribuenti della Cassa”.

 

DL Agosto, Anasf: i consulenti finanziari abbiano accesso a finanziamenti

I consulenti finanziari devono poter accedere ai finanziamenti bancari garantiti dal Fondo Centrale di Garanzia, così come previsto dal Dl Liquidità. A tal fine, stiamo presentando un emendamento al Dl Agosto che consenta anche alla nostra categoria che, nello specifico conta più di 52.000 professionisti, di aver accesso a tale beneficio. Siamo stati danneggiati anche noi dall’emergenza Covid-19“.

Così in una nota congiunta Luigi Conte, Presidente Anasf e Alfonsino Mei, Consulente finanziario membro del CdA Enasarco e leader della Lista unitaria “Fare Presto!” che concorre al rinnovo delle cariche della Fondazione, in agenda dal 24 settembre al 7 ottobre 2020 prossimi. “Siamo persone fisiche – prosegue la nota Anasf – e affianchiamo le famiglie italiane nel progettare il loro futuro: non possiamo essere equiparati dalla normativa alle grandi imprese bancarie e assicurative. Ci auguriamo che il legislatore soddisfi le nostre aspettative, anche per premiare l’impegno e la dedizione che profondiamo nell’attività quotidiana“, conclude la nota. 

Luigi Conte (Anasf)

Ricordiamo che Il DL “Liquidità”, convertito in Legge 5 giugno 2020 n. 40, ha potenziato il Fondo di garanzia per fare fronte alle esigenze immediate di liquidità delle imprese e dei professionisti che stanno affrontando le conseguenze dell’epidemia da COVID-19. Le procedure di accesso sono state semplificate, le coperture della garanzia incrementate e la platea dei beneficiari ampliata. 

Imprese e professionisti che vogliono ottenere la garanzia del Fondo, devono rivolgersi a banche e confidi che effettueranno la domanda. Su piccoli prestiti fino a 30 mila euro l’intervento del Fondo copre il 100% dei finanziamenti con durata massima di 10 anni senza che venga effettuata, ai fini della concessione della garanzia, la valutazione del merito di credito. La garanzia è concessa automaticamente e il prestito può essere erogato dalla banca senza attendere la risposta del Fondo

Alfonsino Mei (Anasf)

Fermo restando l’importo massimo di 30 mila euro, il finanziamento non può superare il 25% dei ricavi o il doppio della spesa salariale annua dell’ultimo esercizio utile. E’ stata ampliata, inoltre, la platea dei beneficiari: alle PMI e alle persone fisiche esercenti attività di impresa, arti o professioni, si sono aggiunti broker, agenti e subagenti di assicurazione, nonché enti del Terzo settore, che esercitano l’attività di impresa o commerciale, anche in via non esclusiva o prevalente o finalizzata all’autofinanziamento.

Le banche dichiarano di puntare alla Consulenza Patrimoniale, ma non la vogliono

Chi sta remando contro l’affermazione della Consulenza Patrimoniale? Al netto degli incolpevoli consulenti finanziari, praticamente tutto il resto del sistema. Le organizzazioni di categoria si sveglino dal lungo sonno e facciano finalmente qualcosa di lungimirante per restituire agli iscritti la visione del futuro. 

Di Alessio Cardinale*

Ogni tanto, grazie allo spirito di iniziativa di un consulente finanziario allarmato per il proprio futuro, veniamo a sapere cosa succede nelle reti di consulenza quando il famigerato parametro del portafoglio medio prende il sopravvento nelle politiche aziendali delle banche reti, e mette sotto pressione i professionisti che si trovano sotto ad una certa soglia di patrimonio amministrato, giudicata insufficiente – chissà perché – a rappresentare l’immagine di un gruppo di fronte ai clienti.   

E’ ciò che ha segnalato di recente il magazine Bluerating, riportando i passaggi più importanti della lettera aperta di un consulente di Sanpaolo Invest, rete del gruppo Fideuram ISPB. “….Ci giungono voci che l’attuale dirigenza stia puntando il dito contro quei professionisti che oggi sono sotto un minimo di portafoglio (si dice 10 milioni) invitandoli ad abbandonare la professione, persone che hanno famiglia, persone che hanno regalato 20/30 anni, che sono state sempre fedeli a un marchio, a un nome e che oggi si vedono tradite nella loro stessa fedeltà”.

Bluerating non è nuova a queste iniziative di informazione proveniente “dal basso” – io stesso, prima di affiancare la passione per l’informazione alla professione di consulente finanziario, sono stato “ospitato” nel 2018 presso la loro testata – ed ha approfondito la questione, contattando le principali realtà del settore, molte delle quali non hanno ritenuto di dover rispondere sul tema degli standard minimi di consistenza di portafoglio che i consulenti sono costretti ad inseguire per potere svolgere l’attività presso la loro società mandante.

La cosa non ci sorprende: il problema della soglia minima di portafoglio esiste ancora, eccome. E a poco valgono le dichiarazioni di quelle società mandanti che, invece, hanno risposto di “esserne uscite”, e di avere abbracciato concretamente il modello della Consulenza Patrimoniale.

Spieghiamo il perché.

In un contesto produttivo come il nostro, occuparsi soltanto dei valori mobiliari delle famiglie vuol dire lasciare ad altri professionisti l’indotto economico derivante dalla consulenza sulle proprietà immobiliari, sulle quote societarie, sui preziosi, sulle opere d’arte e, più in generale, su tutto quanto costituisce “valore” (anche immateriale, come i valori espressi dalla storia familiare attraverso le generazioni) per una famiglia-cliente. Sorprende, pertanto, come le banche reti adottino ancora un criterio di valutazione delle risorse umane basato, appunto, sul portafoglio medio, continuando a concentrarsi sull’aumento della raccolta gestita pro capite come parametro principale per assicurarsi la permanenza nel mercato del Risparmio.

Come possa essere indicativo quel parametro di merito professionale, all’interno di uno scenario come quello descritto prima (e accettato, a parole, da tutte le banche), è un mistero misterioso. Tanto più che l’equilibrio economico di un consulente, ancora oggi, è basato squisitamente sul binomio management fee-assicurazioni, ponendo così un limite qualitativo invalicabile nella relazione con la clientela che invece vuole molto di più, e lo trova presso altre categorie di professionisti.

I contratti di consulenza, poi, riguardano quasi esclusivamente i valori mobiliari e la c.d. protezione (ossia gli strumenti assicurativi), e non prevedono alcuna attivazione del consulente sulla ricchezza immobiliare, su quella umana, sulla pianificazione successoria, tanto per citare alcuni esempi; in più, tali contratti sono distribuiti attraverso la forma tecnico-giuridica di consulenzanon autonoma”, lasciando fuori una parte consistente del patrimonio di ogni famiglia: case, aziende, gioielli, arte ed altro ancora.

La scellerata policy del portafoglio medio, poi, sta contribuendo a fare precipitare nel baratro dell’auto-estinzione l’intera categoria: più si alza l’asticella del patrimonio minimo per consulente, più professionisti “sotto soglia” vengono accompagnati all’uscita dalla professione e più aumenta l’età media dei professionisti (oggi ben oltre i 56 anni).

Questo è il sistema – solo apparentemente suicida, ma probabilmente utile a chi lo sta alimentando – che genera la grandissima contraddizione tra i principi dichiarati dalle banche reti sul grande valore prospettico della Consulenza Patrimoniale ed il dato di realtà. E sono in pochi, ormai, che ritengono questo sistema come “frutto del caso”, e non di una preciso disegno.

La prova di tutto ciò risiede nell’impossibilità, per i 33.000 consulenti sotto mandato, di poter erogare alla clientela diffusa – e quindi anche a quella non ricompresa nel proprio portafoglio – la c.d. consulenza autonoma o indipendente”, e cioè quel particolare contratto di consulenza che consentirebbe a qualunque professionista della finanza di poter esprimere la propria professionalità sul patrimonio “non mobiliare” di un cliente senza che questa venga legata necessariamente alla distribuzione degli strumenti finanziari della società mandante. Consulenza pura, insomma, sull’intero patrimonio, all’interno del quale la ricchezza mobiliare è solo una delle componenti.

Il professionista, insomma, deve poter beneficiare di un riconoscimento economico derivante dalla consulenza sul patrimonio per poter essere definito “consulente patrimoniale”. Diversamente, rimane un consulente finanziario che dà al cliente consigli gratuiti in materia, per esempio, di successioni, di immobili, arte e preziosi nella speranza, così, di poter ricevere le masse finanziarie detenute dal cliente presso le altre banche. E per riuscire a farlo deve anche poter entrare nelle grazie del  suo avvocato, del suo commercialista e del suo notaio di fiducia.

Al momento, non esiste nessuna politica di marketing operativo e/o di servizio rivolta a questa tipologia di consulenza, né le banche reti stanno dotando i propri consulenti finanziari di strumenti propedeutici al verificarsi di questa eventualità. Eppure, è esattamente ciò che manca, così come mancano i programmi (seri) di formazione in tema di Consulenza Patrimoniale, e quei pochi esistenti sono semplici appendici alla formazione in materia finanziaria, ancora troppo blandi e limitati a 2-3 ore annuali (quando va bene).

Se realmente ci si vuole vantare di promuovere la Consulenza Patrimoniale senza passare come una sorta di moderno Giano Bifronte, bisogna farsi pagare adeguatamente l’esercizio di queste specifiche competenze, e retribuire altrettanto adeguatamente i consulenti finanziari, gli unici in grado di attivare con completezza questo servizio. Pertanto, le società mandanti devono aggiornare – ed in fretta – l’offerta dei consulenti, consentendo loro di trovare, attraverso specifici servizi di consulenza mirati anche al resto del patrimonio, una ulteriore fonte di ricavo. Ancora, servirà cambiare anche i parametri di valutazione del portafoglio medio del professionista, ricomprendendo necessariamente anche il patrimonio immobiliare ed il valore degli investimenti alternativi (preziosi, oro, opere d’arte etc) delle famiglie, più le eventuali quote aziendali del cliente-imprenditore. Solo così sarà possibile riconfigurare la professione dell’attuale consulente finanziario, e slegare la sua retribuzione dalla sola gestione della ricchezza mobiliare. Parimenti, occorrerà rivedere tutti i sistemi di rendicontazione della clientela, alla quale erogare necessariamente una secondo livello di consulenza, quello indipendente dagli strumenti finanziari, con il quale il cliente remunera il professionista sulla parte non mobiliare.

In conclusione, c’è ancora molto da fare, ma resta da capire se c’è l’intenzione di farlo. “Sdoganando” il contratto di consulenza indipendente anche per i consulenti non autonomi (quelli indipendenti ci lavorano già da anni) si potrà estendere il concetto di consulenza a tutta la clientela, abbassando una soglia naturale di accesso che oggi è  ancora molto alta. Senza contare che, dalla sua diffusione, deriverebbero sia l’esplosione del “mercato della consulenza”, che oggi è soffocato dalle logiche distributive di prodotto, sia un maggior livello di educazione finanziaria degli utenti, sia infine la necessità di una ulteriore crescita qualitativa dei consulenti non autonomi, i quali dovranno “motivare” la propria parcella attraverso un servizio che dia al cliente vantaggi concreti e visibili. Indubbi benefici anche per gli attuali consulenti autonomi-indipendenti, già attivi da anni nell’erogazione di questo tipo di servizio, i quali troverebbero un mercato nuovo di zecca – quello dei clienti di fascia media o medio-bassa – sul quale esercitare la propria capacità attrattiva. 

Senza questa indispensabile evoluzione di servizio da parte del sistema Banca Rete, la professione del consulente finanziario non autonomo morirà per assenza di sbocchi professionali, e sapremo chi è il colpevole. Tra questi, oltre ad ASSORETI – che pure dovrebbe fare molto, almeno riguardo al tema del ricambio generazionale – anche le organizzazioni di categoria (ANASF in testa) che, sull’argomento, dormono quasi tutte, rischiando di ripetere quei gravissimi errori di valutazione già compiuti in passato, che hanno segnato in modo indelebile il percorso verso lo scenario esistente.

Elezioni Enasarco, “Fare Presto” attacca, la maggioranza incassa. Fino a quando?

Enasarco, comunicato stampa della lista unitaria “Fare Presto!”, candidata alla guida della cassa di previdenza privata degli agenti di commercio e dei consulenti finanziari alle prossime elezioni del 24 Settembre.

Dopo pochissimi giorni dalla fissazione della data delle tanto attese elezioni, la campagna elettorale è già entrata a pieno regime in Enasarco. Lo testimoniano i post “vittoriosi” – per la verità un pò esagerati, e per questo pesantemente criticati, anche con qualche insulto, sui social – di alcuni audaci rappresentanti delle liste che hanno sostenuto la tesi del “giusto rinvio”, ma anche le dichiarazioni di “belligeranza elettorale” delle liste che, invece, hanno attaccato la serie di decisioni adottate, con i voti della sola maggioranza, nelle ultime settimane, ed in particolar modo quella del ricorso al TAR.

Su quest’ultimo punto, in particolare, si sono scagliati i rappresentanti della lista “Fare Presto!”, candidata alla guida di Enasarco e sostenuta da ANASF, Federagenti, FIARC e Confesercenti. Già all’indomani dell’ultimo CdA (quello in occasione del quale sono state fissate le elezioni del prossimo 24 Settembre), “Fare Presto” aveva diffuso un comunicato nel quale si affermava che “Anche stavolta l’attuale Governance della Fondazione ha perso l’occasione per rispettare le regole e i propri iscritti – fanno sapere i 5 Consiglieri – e anziché convocare le elezioni per il rinnovo dell’Assemblea dei Delegati nei tempi (31.07.2020) indicati  dai Ministeri che vigilano su Enasarco hanno preferito stabilire una data “motu proprio” che, di fatto, prolunga per altri mesi questa gestione illegittima, come affermato in ben tre lettere dai Dicasteri….Si tratta di comportamenti dilatori che non nascondono arroganza nella gestione dell’Ente, che però non appartiene a questi signori ma agli iscritti….”.

Alfonsino Mei, candidato alla presidenza di Enasarco per la lista “Fare Presto!”

Nella giornata di oggi, la stessa lista ha messo in Rete un altro comunicato, in cui viene rincarata la dose di critiche che, in tutta probabilità, costituiranno il leitmotiv della campagna elettorale delle attuali sigle di opposizione.  “Apprendiamo“, si legge nel comunicato, “che nella giornata di ieri, 23 luglio, diverse sigle che sostengono l’attuale maggioranza del CdA in capo a Enasarco hanno inteso intervenire nel procedimento dinanzi al TAR promosso dal presidente Gianroberto Costa nei confronti del Ministero del Lavoro e del Ministero dell’Economia, che sono i dicasteri vigilanti della Fondazione. Le sigle sono Fnaarc, Ugl, Usarci, Uiltucs e Confartigianato. Tali Sigle appoggiano e sostengono, quindi, l’iniziativa di Costa che, con un atto irrituale senza precedenti,  ha disconosciuto e contestato l’azione dei Ministeri Vigilanti e presentato un ricorso senza informare preventivamente il Consiglio di Amministrazione  e successivamente l’Assemblea dei Delegati, dimostrando così una palese assenza di considerazione nei confronti di chi siede, in Consiglio ed in Assemblea, non per sorteggio o per caso ma perché eletto democraticamente da migliaia di agenti di commercio e consulenti finanziari.”.

Ecco“, aggiunge la nota, “spiace proprio questo: che tali sigle, con il loro sostegno a Costa, abbiano firmato in calce e sposato la condotta di chi, con quell’azione, ha dimostrato di non avere nella corretta considerazione agenti e consulenti, non solo non informandoli di quanto stava facendo ma soprattutto non facendo nulla che consentisse loro di avere realmente aiuti importanti a seguito dell’emergenza sanitaria. A nostro avviso, il sostegno di tali sigle significa, ancora una volta, sostegno di un atteggiamento autoritario ed inefficiente….“. 

Gianroberto Costa

È un peccato”, conclude il comunicato congiunto, “che si consumi una partita basata sulla conservazione delle posizioni e non sui contenuti. Chi ha adito il TAR e chi ora ne sostiene la causa contro i Ministeri – e quindi contro lo Stato e il Governo – sono gli stessi che ad aprile avrebbero dovuto essere sottoposti alla verifica del voto: quello degli iscritti, non il loro. Costoro hanno invece preferito spostare la tornata elettorale con un atto che non ha precedenti ed adducendo come pretesto l’emergenza Covid-19. Peccato però che in Enasarco il voto, da statuto, sia online e che la tutela abbia invece riguardato – come chiaro a chiunque – solo chi ha continuato a occupare una poltrona che avrebbe dovuto lasciare molti mesi prima. Costoro non dicono come le altre Casse (come Enasarco) iscritte all’Adepp abbiano consentito lo svolgimento del voto online per il rinnovo dei propri organismi, in piena pandemia, così come Inarcassa, Enpam ed altre. Solo per Enasarco non si poteva votare, per la pandemia, da casa e dal proprio pc o telefonino. La decisione di queste sigle ha un forte significato e sposa il senso di superiorità di chi ha creduto di ricoprire un incarico per vocazione divina e non per rappresentanza degli iscritti.”.

A prescindere dai toni utilizzati, normalissimi in un clima infuocato come quello che persisterà in Enasarco fino alle elezioni, rimane il mistero di certe decisioni assunte dalla maggioranza nelle ultime settimane, e senza spiegazioni – che non sono mai arrivate, nonostante siano state chieste da più parti – la diffidenza si è fatta largo tra gli aventi diritto al voto, la maggior parte dei quali non ha affatto gradito il rinvio sine die e “sine explicandum” (oggettivamente, la motivazione della pandemia non ha retto moltissimo).

Sarà un “Agosto caldo”. Non ci rimane che stare alla finestra, e raccontare.

Elezioni Enasarco, intervista a Valerio Giunta. “Un albero che cade fa più rumore di una foresta che cresce”

Gli agenti di commercio ed i consulenti finanziari hanno una grande responsabilità, quella di portare una mentalità nuova in ogni azienda e avventura imprenditoriale. Fondamentale, per il futuro, realizzare un centro studi universitario per agenti di commercio e per consulenti finanziari, allo scopo di far conoscere la bellezza di queste professioni e dar loro dignità accademica.

Prosegue il ciclo di interviste di Patrimoni&Finanza sulle vicende di Enasarco, la cassa di previdenza privata degli agenti di commercio e dei consulenti finanziari che, da qualche mese, è al centro di durissime polemiche per via del lungo rinvio, da parte della maggioranza del CdA, delle elezioni inizialmente fissate per il 17 Aprile.

Valerio Giunta, imprenditore riminese attivo nel settore della selezione di agenti di commercio e consulenti finanziari, è candidato nella lista “Consulenti finanziari uniti in Enasarco” alle prossime elezioni (24 Settembre – 7 Ottobre 2020) per il rinnovo dell’Assemblea dei delegati della Cassa di previdenza.

Lo abbiamo intervistato.

Un imprenditore in cima ad una lista di candidati consulenti finanziari alle elezioni di Settembre in Enasarco: come è nata questa apparente “invasione di campo”?

La mia storia professionale, da ormai 30 anni, ruota nell’ambito delle risorse umane: prima nel mondo cooperativo e poi nelle agenzie per il lavoro. Da 10 anni ho una mia azienda (Start Up Italia Srl), specializzata nel mondo del personale di vendita e nel settore delle reti di consulenza finanziaria. In un lavoro delicato, come quello della ricerca e selezione del personale, occorre una certificazione che il lavoro sia svolto bene e senza arrecare danni all’elemento debole della triangolazione agenzia-azienda-candidato, che è appunto il candidato. Per questa ragione, ho aperto dal 2011 diversi gruppi social (“AAAgents e ”Consulenti Bancari e finanziari”, con rispettivamente 46 mila e 17 mila aderenti su Linkedin) e, all’inizio della pandemia, ho realizzato delle videoconferenze dedicate agli agenti e ai consulenti finanziari, denominate “S.O.S. Agenti”. Da qui i punti di contatto con il mondo dei consulenti finanziari che, come del resto gli agenti di commercio, sono un elemento fondamentale per rilanciare l’economia italiana.

Come nasce, invece, il suo interesse a partecipare in prima persona, candidandosi, alla vita di Enasarco?

Innanzitutto , nello svolgimento del mio lavoro ho sempre seguito il principio dell’attenzione concreta per chi svolge un lavoro di natura commerciale, e mi sono spesso accostato a varie formazioni sindacali attive nella tutela dei lavoratori autonomi, cercando di trasferire nella mia attività il meglio delle loro esperienze consolidate. Inoltre, formalmente Startup Italia è anche una società di rappresentanza con diritto di voto per la componente agenti in Enasarco. In quest’ambito, ma in un secondo momento, ho conosciuto USARCI, dopo non aver trovato uguale apertura nella dirigenza di ANASF, a cui mi ero rivolto in prima battuta. Tuttavia, dato l’attuale cambio dei vertici, mi farebbe piacere incontrare la nuova dirigenza per conoscere la loro disponibilità ad una collaborazione. Mi sono trovato bene con USARCI e non sono mancate collaborazioni anche con FNAARC e con CISL, ma sfortunatamente ho trovato porte chiuse da parte degli organizzatori di Forum Agenti.

Quali sono i suoi punti di contatto con il resto dei candidati? Non teme di essere considerato una sorta di “corpo estraneo” dai suoi potenziali elettori iscritti all’Organismo Unico dei consulenti finanziari?

Lavoro nell’interesse della categoria da almeno 8 anni, in maniera piuttosto visibile, ed il primo obiettivo è dare priorità ai consulenti per migliorare la loro posizione lavorativa. Tramite la mia azienda ritengo di aver migliorato la posizione di tantissimi colleghi, e di recente ho avviato una proficua collaborazione con un’importante scuola di formazione per mettere in piedi il primo percorso di formazione per giovani consulenti finanziari, anche con il supporto di Istituzioni e sindacati. Ho partecipato allo sviluppo e al lancio del primo corso universitario per agenti di commercio e consulenti finanziari, che ha dato la possibilità a tanti professionisti affermati di potersi laureare anche in età avanzata.

In tema di elezioni, il rinvio sine die aveva suscitato polemiche durissime, così come la decisione della maggioranza e della presidenza di rivolgersi al TAR per chiedere una sospensiva dopo aver ricevuto una diffida da parte dei ministeri vigilanti. Qual è la sua sensazione generale sulla faccenda?

La mia sensazione è che potrebbe esserci in atto un tentativo di scalata per mettere le mani sul patrimonio di Enasarco. Infatti, i messaggi populisti che arrivano dalle liste in opposizione all’attuale maggioranza non fanno altro che accrescere il malessere che al momento vive la categoria, di fatto “avvelenando il pozzo” della conversazione elettorale, che al contrario dovrebbe essere costruttiva e non distruttiva. Non vorrei che tali soggetti stiano conducendo solo una guerra di potere, mossi dalla preoccupazione di prendere in mano la gestione dei risparmi della categoria, e non da quella di concentrarsi per sbloccare le risorse da destinare alla stessa. Peraltro, Enasarco è un ente previdenziale e non è delegato a rilasciare fondi fuori dai parametri di bilancio, come anche previsto dalle regole dei ministeri vigilanti. Quindi certe polemiche mi sono sembrate strumentali, e non rispecchiano in alcun modo la reale natura dell’ente. Per onestà intellettuale, vorrei ricordare che chi spingeva per fare elezioni subito è responsabile dei rapporti istituzionali di una importante banca di investimenti, e quindi, in linea del tutto teorica, nel momento in cui si dovrà decidere a chi affidare la gestione delle disponibilità liquide della Cassa (più di 7 miliardi), costui si potrebbe trovare in una palese situazione di conflitto di interesse. Il mio non è un attacco personale, ma una doverosa precisazione, nell’interesse degli iscritti, su potenziali rischi che meritano attenzione.

Perché, secondo lei, la circostanza del ricorso al TAR e del successivo rigetto non era stata comunicata agli altri delegati e consiglieri nè in occasione dell’Assemblea dei delegati del 30 Giugno scorso, né immediatamente dopo?

Il TAR ha sospeso l’efficacia dell’intimazione ministeriale al CdA. Io credo nella legittimità delle istituzioni e credo che debbano essere le persone preposte a giudicare a dirci chi ha sbagliato e chi ha operato legittimamente. Ciò che mi domando, onestamente, è perché alcuni giornali abbiano interesse a far uscire articoli che anticipano pretestuosamente decisioni giudiziarie che poi alcuni candidati, in fretta e furia, condividono ovunque sul web, come in una sorta di schema che alimenta la diffusione di informazioni parziali. Questo, ripeto, è un danno innanzitutto per la categoria. Il resto lo devono giudicare i giudici, non altri.

A suo avviso, date le circostanze che si sono venute a creare con l’ultima pronuncia del TAR e con la fissazione della data delle elezioni, è ancora attuale parlare del commissariamento di Enasarco? Se ciò avvenisse, quali sarebbero le conseguenze?

Francamente non credo, anche se è difficile fare previsioni su situazioni così complesse, attorno alle quali orbitano così tanti interessi e stakeholder. Sinceramente mi auguro di no, poiché sarebbe una sconfitta per gli agenti di commercio e per i consulenti finanziari, i quali invece devono essere sensibilizzati a partecipare alla vita dell’Ente ed esercitare il voto, democraticamente, al fine di dotarsi della migliore amministrazione possibile. 

Se dovesse avere successo alle elezioni di Settembre, ritiene di avere i numeri in Assemblea dei delegati per candidarsi al Consiglio di Amministrazione?

Chi si candiderebbe senza la confidence di sapere di poter incidere concretamente sulla vita dell’Ente? A prescindere dal mio risultato personale, le nostre istanze saranno presenti in consiglio di amministrazione, per via indiretta o diretta. Sicuramente noi ci saremo. Mi piacerebbe molto entrare nel consiglio di amministrazione, temo però che, per farlo, mi dovrei dimettere da delegato. Di certo, posso dire che al momento non tengo ad ottenere poltrone.

Qual è lo stile distintivo che intende imprimere in Enasarco, qualora eletto? Quali obiettivi guiderebbero principalmente le sue azioni?

Il mio stile sarebbe improntato alla assoluta trasparenza e alla condivisione democratica di qualunque iniziativa. Così come già avviene nelle aziende, sui gruppi social, nelle video conferenze che gestisco, lascerei spazio a tutti coloro che si vogliono impegnare per il bene della categoria. Gli agenti di commercio ed i consulenti finanziari hanno una grande responsabilità, quella di portare una mentalità nuova in ogni azienda e avventura imprenditoriale. Il mio primo obiettivo è quello di promuovere e realizzare un centro studi universitario per agenti di commercio e per i consulenti finanziari, allo scopo di far conoscere fino in fondo la bellezza di queste professioni e dar loro dignità accademica mediante specifici corsi universitari di specializzazione nell’ambito delle vendite e della consulenza finanziaria. Il valore della professione di venditore, se ben sviluppata tra i giovani, potrebbe rilanciare l’economia del nostro Paese e incrementare l’occupazione anche in ambito femminile, ma tutto ciò andrebbe accompagnato da misure statali favorevoli come la riduzione della pressione fiscale ed i maggiori sgravi per l’auto.

In occasione della tornata elettorale del 2016, gli iscritti che votarono furono poco più di 25.000, pari all’11,34% degli aventi diritto. Secondo lei, le prossime elezioni vedranno un maggiore afflusso, oppure no?

Secondo me vedranno maggiore afflusso, perché la scorsa tornata elettorale è stata la prima volta che gli agenti votavano i propri rappresentanti e non erano a conoscenza di quello che succedeva. Il lockdown ha portato maggiore attenzione alle problematiche di Enasarco, e quindi ritengo che ci sarà maggiore affluenza. 

Sui social, a causa della sospensione delle elezioni e delle mille polemiche che sono scaturite, gli iscritti mostrano oggi una certa diffidenza, mista a rabbia. Che messaggio si sente di mandare a coloro che lanciano critiche durissime un pò a tutti i candidati nei gruppi e nelle pagine dedicate agli agenti?

Penso che abbiano ragione, anche se ritengo non siano stati adeguatamente informati. Fa più rumore un albero che cade, che una foresta che cresce, e con ciò voglio dire che chi fomenta il malessere sui social ha più seguito di chi prova a costruire. Nei gruppi che gestisco personalmente, ho sempre lasciato spazio a tutti, anche ai cosiddetti silenti, che paradossalmente potrebbero essere quelli più “arrabbiati” per una situazione che si trascina da tempo e che deve poter trovare una soluzione. Ho lasciato spazio anche alle tematiche della lista “Fare presto”, ma mi piacerebbe ricevere maggiore reciprocità, perché spero tanto di poter collaborare anche con loro. A chi lancia critiche, vorrei dirgli di approfondire la conoscenza della storia di Enasarco. La nostra Cassa, peraltro, ha un bilancio in attivo, ma molti vorrebbero che fosse assorbita dall’INPS, il quale viceversa non ha un bilancio in attivo e ciò metterebbe in pericolo le pensioni della categoria. Inoltre, il 50% dei contributi maturati in Enasarco sono versati dalle mandanti. A chi è spazientito dagli eventi, direi di avere fiducia in Enasarco come istituzione che supera persino le singole persone che l’amministrano, e sopravvive ad esse.

Enasarco, elezioni il 24 Settembre. Ma resta il problema degli atti di straordinaria amministrazione

Nonostante siano state fissate le date delle elezioni (con tre mesi di ritardo), sono molte le perplessità relative alla efficacia degli atti di straordinaria amministrazione che l’attuale CdA dovrebbe confermare, in regime di prorogatio, per risolvere l’urgenza economica in cui versano decine di migliaia di iscritti alla Cassa.

Il consiglio di amministrazione di Enasarco, e cioè l’ente di previdenza integrativa di agenti di commercio e consulenti finanziari, ha approvato oggi pomeriggio, a maggioranza qualificata, la ripresa della procedura elettorale di rinnovo dell’assemblea dei delegati, dopo una “lunga” sospensione deliberata, ufficialmente, a causa dell’emergenza Coronavirus. Le elezioni per il rinnovo dell’assemblea dei delegati. quindi, si svolgeranno nel periodo da giovedì 24 settembre 2020 a mercoledì 7 ottobre 2020, dalle 9 alle 18 nei giorni dal lunedì al venerdì, e dalle ore 9 alle 20 nei giorni di sabato e di domenica.

L’Ente, mediante una nota, fa sapere che “La situazione attuale consente la ripresa del procedimento elettorale”, e che, inoltre, “…gli organi della Fondazione attualmente in carica cesseranno le proprie funzioni all’atto della ricostituzione dei corrispondenti nuovi organi. Fino ad allora il consiglio di amministrazione continuerà a provvedere al meglio per la cura degli interessi di tutti gli iscritti”.

Proprio su questo punto, e cioè sulla possibilità che il CdA di Enasarco possa prendere decisioni che eccedano l’ordinaria amministrazione tipica del regime di prorogatio, è indispensabile approfondire tutti gli aspetti di legittimità, merito ed opportunità che, chiunque si trovasse al posto degli attuali consiglieri di maggioranza, dovrebbe soppesare bene.

Relativamente a questo aspetto, ANASF era intervenuta affermando che il rinvio sine die delle elezioni disposto dalla maggioranza del CdA della Cassa ha determinato l’ingresso nel c.d. regime di prorogatio tipico degli enti pubblici, durante il quale è possibile deliberare soltanto atti di ordinaria amministrazione. Il vertice di Enasarco, nelle scorse settimane, aveva replicato più volte che il consiglio di amministrazione non opera affatto in regime di prorogatio, dal momento che, per essa, vale la proroga “automatica” prevista dall’art. 2385, comma 2, del codice civile, secondo il quale “La cessazione degli amministratori  per scadenza del termine ha effetto dal momento in cui il consiglio di amministrazione e’ stato ricostituito”. Lo prevede anche stesso Statuto di Enasarco, in virtù della personalità giuridica di diritto privato riconosciuta dalla legge.

Problema risolto? Niente affatto. Le problematiche di natura giuridica sono molte, e non chiariscono con la stessa semplicità interpretativa quanto sostenuto dalla maggioranza del CdA e dalla presidenza. Infatti, le casse private dei professionisti sono caratterizzate da un quadro normativo di riferimento molto complesso. La privatizzazione effettuata con il decreto legislativo 30 Giugno 1994, n. 509, e successivamente con il d. lgs. 10 Febbraio 1996, n. 103, ha determinato in capo alle casse di previdenza privata un processo di lenta ma inesorabile “ri-pubblicizzazione”, in considerazione dell’interesse collettivo che esse perseguono. Le casse, in buona sostanza, sebbene siano state privatizzate continuano a perseguire finalità di pubblico interesse, e costituiscono un elemento fondamentale del sistema previdenziale obbligatorio, sul quale lo Stato continua ad esercitare la vigilanza.

C’è da dire che le casse, sebbene svolgano una funzione pubblica, hanno personalità giuridica di diritto privato e una gestione di natura privatistica, godendo di autonomia gestionale, organizzativa e contabile (d.lgs. 509/1994). Negli anni, però, l’insieme di norme che si andava delineando ha determinato una profonda riduzione dell’autonomia gestionale, per via dell’introduzione del SEC 95 (Sistema Europeo dei Conti nazionali e regionali, uno schema contabile utilizzato nella contabilità nazionale) e della conseguente qualificazione delle casse di previdenza privata come organismi di diritto pubblico e,  dal punto di vista della finanza pubblica, come “amministrazione pubblica“.

E così, quella separazione tra previdenza pubblica e previdenza privata avvenuta sulla base della delega contenuta nella legge 24 dicembre 1993, n. 537 (“Interventi correttivi di finanza pubblica”) ha perso man mano la sua evidenza, e alcune norme di finanza pubblica sono intervenute direttamente sul funzionamento delle casse di previdenza, al fine di salvaguardare alcune funzioni. Per esempio, con l’art. 10 bis del Decreto-legge 28 giugno 2013, n. 76, si è data alle casse di previdenza la possibilità di attivare interventi di promozione e sostegno al reddito dei professionisti e interventi di assistenza in favore degli iscritti. Ancora, con il Decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, si è previsto per le casse di previdenza l’adozione di misure volte ad assicurare l’equilibrio tra entrate contributive e spesa per prestazioni pensionistiche, secondo bilanci tecnici riferiti ad un arco temporale di cinquanta anni.

Si è trattato di una sorta di “stress test“, che ha portato all’innalzamento delle aliquote, all’introduzione del contributivo pro rata, all’innalzamento dell’età pensionabile e alla introduzione dei contributi di solidarietà. 

Pertanto, i numerosi e ripetuti interventi del Legislatore, che hanno sottoposto le casse a numerose forme di controllo e vigilanza senza eguali nel nostro ordinamento (inserimento delle casse all’interno dell’elenco delle amministrazioni pubbliche annualmente pubblicato dall’ISTAT – Reg.to Comunitario n. 2223/96 – par. 2.68 e 2.69), porterebbe alla conclusione che i singoli enti, indipendentemente dalla loro peculiare natura giuridica (pubblica o privata), sono considerati amministrazioni pubbliche dal punto di vista finanziario. Facendo propria questa conclusione – per nulla campata in aria, ed anzi piuttosto attendibile – Enasarco si troverebbe nel regime di prorogatio del tutto simile a quello degli enti pubblici propriamente detti, quanto meno in relazione agli atti che riguardano tutti gli aspetti finanziari della Cassa, ivi comprese le erogazioni straordinarie e l’anticipazione del FIRR.

In tal senso, allungare i tempi delle elezioni al prossimo autunno, non sembra essere stata una decisione a tutela degli iscritti, soprattutto di quelli che versano in gravi condizioni economiche a causa del lungo lockdown, e che oggi avrebbero bisogno di ricevere rapidamente aiuti straordinari. La sensazione, però, è che in campagna elettorale, quello degli aiuti sarà un argomento scottante: in assenza di una espressa autorizzazione dei ministeri, nessuno muoverà un dito, con buona pace delle aspettative degli agenti, anche in termini di rapidità. Se i dicasteri non si pronunceranno, gli atti di straordinaria amministrazione eventualmente effettuati – ed in particolare quelli relativi agli aiuti economici agli iscritti – potrebbero essere considerati non validi, e gli attuali consiglieri potrebbero guardarsi bene dal confermarli.

Il problema, pertanto, rimane, e probabilmente segnerà i tempi – se non le stesse decisioni in merito – di erogazione degli aiuti, che già vanno avanti con il “contagocce”.

Elezioni Enasarco, il TAR le rimette in stallo. Aiuti economici straordinari sempre più lontani

Il TAR si pronuncia favorevolmente sulla richiesta di sospensiva cautelare presentata dai vertici di Enasarco e relativa allo svolgimento delle elezioni entro Luglio. Elezioni probabilmente a cavallo tra Settembre e Ottobre, ma rimane il fatto che la governance della Cassa, nei fatti, non ha saputo esprimere la sua funzione di mutuo soccorso nel momento più buio della vita dei propri iscritti. Sui social (e non solo) montano le proteste della base.

Le novità in casa Enasarco ormai non si contano più, ed è persino difficile riuscire a stare dietro alle notizie che si susseguono giorno per giorno. Contestualmente, la base elettorale degli iscritti alla Cassa comincia a mostrare evidenti segni di esasperazione, espressa sui social ma anche a mezzo di iniziative di protesta in piazza programmate per l’autunno (come quella dei c.d. silenti).

Per meglio comprendere gli sviluppi più recenti – davvero ingarbugliati – bisogna seguire a ritroso un percorso fatto di decisioni, diffide e ricorsi in cui sono entrati, a vario titolo, anche diversi organismi istituzionali e ministeri della Repubblica. In estrema sintesi, lo scorso 15 Giugno, dopo una lunga querelle nata sulla  scorta della decisione di Enasarco di sospendere e rinviare le elezioni previste per lo scorso 17-30 Aprile, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali aveva intimato alla fondazione Enasarco di avviare a Luglio le elezioni per il rinnovo degli organi associativi, e di completarle entro il 10 agosto.  

Enasarco impugnava la missiva dei ministeri e si rivolgeva al TAR, chiedendo, in attesa del giudizio di merito previsto per il 4 agosto, la sospensiva del provvedimento proprio sui tempi di svolgimento delle elezioni che erano stati imposti dai ministeri vigilanti (l’ultimo diktat era per il 31 Luglio). Il TAR del Lazio ha accolto cautelativamente la richiesta di sospensiva, riconoscendo che l’ingiunzione ministeriale avrebbe potuto determinare ricorsi e possibili danni erariali, ma rimane ferma la data del 4 Agosto per la trattazione collegiale dell’udienza di merito.

Nel frattempo, il vertice di Enasarco ha già convocato per il 21 luglio un consiglio di amministrazione straordinario per discutere la ripresa dell’iter elettorale, “disarmando” così i ministeri e, probabilmente, la loro volontà di commissariare la Cassa. Ma per quanto adesso i vigilanti siano quasi costretti ad attendere lo sviluppo degli eventi, sussistono ragioni di estrema gravità (e opportunità) che dovrebbero indirizzare la maggioranza di Enasarco a non fissare una data troppo al di là nel tempo. Infatti, pare che le date di indizione delle elezioni per il rinnovo delle cariche nell’Assemblea dei Delegati potrebbero essere quelle comprese tra il 24 settembre e il 7 ottobre 2020, e questo– per ragioni di opportunità – significherebbe procrastinare di altri tre mesi la possibilità di emanare ulteriori atti di natura non ordinaria come quelli relativi agli aiuti economici straordinari per gli iscritti, che in regime di prorogatio – sebbene, come vedremo, i vertici di Enasarco abbiano una opinione opposta sull’argomento – è più prudente non adottare per non incorrere in una eventuale responsabilità erariale.

In particolare, ci si chiede che fine farà l’anticipazione sul FIRR (che P&F è stata la prima a sollecitare già a Marzo, quando non ne parlava nessuno), strumento economico di emergenza e di grande efficacia che si sarebbe dovuto adottare già almeno tre mesi fa. Sul tema, ANASF è intervenuta di recente affermando che il rinvio sine die delle elezioni disposto dalla maggioranza di Enasarco ha determinato il c.d. regime di prorogatio, durante il quale è possibile deliberare soltanto atti di ordinaria amministrazione. Pertanto, la stessa decisione di concedere l’anticipazione sul FIRR agli agenti in difficoltà economica post Covid – per la quale la coalizione a cui ANASF aderisce ha espresso voto contrario – è un atto di straordinaria amministrazione che l’Ente non avrebbe dovuto adottare; tanto è vero che, per essere pienamente operativo, è stato necessario sottoporlo all’approvazione dei ministeri competenti (che hanno già espresso formalmente all’Ente l’illegittimità degli atti deliberati). 

L’accusa ulteriore, neanche tanto velata, è che la tardiva delibera sul FIRR votata dalla maggioranza sia stata una mossa di natura squisitamente politico-elettorale, che peraltro prevede solo l’anticipo del 10% del Fondo Indennità Risoluzione Rapporto, operativa peraltro tra qualche mese (Dicembre o giù di lì). Inoltre, l’erogazione del restante 20% avverrebbe il prossimo anno, e solo a seguito di una valutazione di sostenibilità economica e finanziaria della Cassa e di apposite delibere.

A queste dichiarazioni di ANASF, il vertice di Enasarco replicava che il consiglio di amministrazione non opera affatto in regime di prorogatio, dal momento che, per essa, vale la proroga ai sensi dell’art. 2385, comma 2, del Codice Civile (“La cessazione degli amministratori per scadenza del termine ha effetto dal momento in cui il consiglio di amministrazione e’ stato ricostituito”), prevista espressamente nello Statuto in virtù della personalità giuridica di diritto privato riconosciuta dalla legge. Pertanto, ad Enasarco non si applicherebbe il regime della prorogatio degli enti pubblici, per i quali durante quel periodo è possibile compiere solo gli atti di ordinaria amministrazione.

Al di là delle diatribe tra opposte fazioni, una cosa è certa per tutti: la Governance della Cassa non ha saputo esprimere, in un momento gravissimo per i suoi iscritti, la sua funzione di “mutuo soccorso” per la quale, in un tempo lontano, è nata e si è sviluppata a tutela di una vasta categoria di lavoratori. Relativamente all’anticipazione del FIRR, le circostanze gravissime in cui ci si trovava non avrebbero dovuto lasciare alcuno spazio alle polemiche o alle paure (di future azioni di responsabilità, probabilmente), ma solo ai fatti.

E’ mancato il coraggio, e persino lo Stato, che non ha mai brillato in efficienza, ha superato di slancio il carrozzone Enasarco nell’erogazione di aiuti straordinari. Questo avrà un peso in occasione della prossima tornata elettorale, che al momento appare segnata da un inevitabile cambio di regia.

Enasarco, parla Alfonsino Mei. “Comportamento inspiegabile ed irresponsabile della maggioranza”

P&F intervista Alfonsino Mei, candidato alla presidenza di Enasarco per la lista “Fare Presto!”: “….Il ricorso al Tribunale Amministrativo è stato presentato con l’intento di allungare i tempi di una decisione e per prolungare quanto più possibile gli incarichi e le influenze connesse…”.

In questa estate dominata dalle conseguenze sociali ed economiche della pandemia, le vicende di casa Enasarco si sono ritagliate uno spazio notevole – in negativo, purtroppo – nel panorama delle casse di previdenza. Dalla decisione della maggioranza di rinviare sine die le elezioni, e fino ad oggi, alle polemiche di quanti chiedevano di ripristinare il processo democratico delle elezioni è seguita una serie di colpi di scena e di passi falsi della Presidenza che oggi fanno temere, quale logico risultato, il commissariamento (previsione che P&F aveva già fatto in tempi non sospetti).

Nell’intento di dare una spiegazione ad un atteggiamento in apparenza “suicida”, Patrimoni&Finanza ha inviato alla Presidenza di Enasarco, nei giorni scorsi, una serie di domande che non hanno ancora ricevuto risposta (ma si rimane fiduciosi). Nel frattempo, abbiamo intervistato Alfonsino Mei, candidato alla Presidenza di Enasarco, nella prossima tornata elettorale, per la coalizione “Fare Presto!”, composta dalle sigle Federagenti, ANASF, FIARC, Confesercenti e ANPIT.

La decisione della maggioranza del CdA di rinviare sine die la tornata elettorale era già stata oggetto di robuste polemiche, anche perché, nel frattempo, le altre casse di previdenza (come Inarcassa, EMPAM, EPAP) avevano regolarmente votato online, come Enasarco nel 2016, in piena pandemia. Adesso qual è lo stato dell’arte, alla luce del ricorso al TAR contro la diffida dei dicasteri vigilanti ad effettuare le elezioni entro il 10 Agosto?

Nonostante gli inviti prima e la diffida poi, che i vigilanti hanno inviato all’Ente, la Governance attuale invece di indire le elezioni online e ripristinare l’immediata legittimità in Enasarco (legittimità non solo delle cariche, ma anche degli atti assunti), ha preferito ricorrere al TAR contro i ministeri e i vigilanti, quindi contro il Governo e lo Stato, e nonostante il Tribunale Amministrativo avesse già comunicato il rigetto lo scorso 29 Giugno, nulla era stato portato all’attenzione del CdA. E’ un atteggiamento che è davvero difficile giustificare e che desta preoccupazione: a oggi, quindi, gli agenti e i consulenti non hanno ancora idea di quando potranno votare. Anche se c’è stata una nuova nota che diffida e emette un termine più stringente al 31.07.2020 la conclusione delle procedure elettorali.

Perché, secondo lei, si sarebbe resa necessaria questa iniziativa così sorprendente e, a parere di molti, diretta in senso contrario proprio allo svolgimento delle elezioni in tempi rapidi?

L’iniziativa ha un intento dilatorio: si ricorre al Tribunale Amministrativo a mio avviso con l’intento di allungare i tempi di una decisione e per prolungare quanto più possibile gli incarichi e le influenze connesse. Così facendo si mantiene però l’Ente in un regime di prorogatio: significa non avere la possibilità giuridica di emettere atti di straordinaria amministrazione, tanto più necessari quando si gestisce, specie in tempi di (e post) Covid-19, un Ente da oltre 220mila iscritti.

Come può spiegarsi, secondo lei, la circostanza che la presidenza di Enasarco non ha ritenuto opportuno comunicare il ricorso al TAR a tutti i delegati di maggioranza ed opposizione, in occasione della assemblea del 30 Giugno?

E’ una bella domanda: a primo impatto le direi semplicemente che non so spiegarmelo. Perché è un’azione veramente inspiegabile. Quello fatto dalla presidenza, andare contro i ministeri, è un atto fortissimo, la cui assunzione ricade però su tutti gli Organi della Fondazione e non averlo comunicato né al CdA né all’Assemblea dei Delegati è, a mio avviso, al di là dell’opportunità, semplicemente inspiegabile e irresponsabile.

A suo parere, date le circostanze, esiste oggi il rischio di un commissariamento di Enasarco? Se sì, quali conseguenze avrebbe per la Cassa e per gli iscritti?

Il rischio c’è ed è concreto. Ma si tratterebbe di un commissariamento “ad acta”, per portare la Fondazione a svolgere in pochissimo tempo quelle libere elezioni che i nostri iscritti si sono faticosamente guadagnati, a partire dal 2016, dopo anni di gestione calata dall’alto.

I risultati di bilancio sembrano confortanti. Nel complesso, però, non sono mancate le lamentele degli iscritti sulla scarsa prontezza e concretezza delle misure economiche urgenti adottate dalla Governance di Enasarco a favore degli agenti in grave difficoltà.  Tutti attendono, in particolare, il momento in cui sarà operativa la procedura per beneficiare dell’anticipazione del FIRR. Visti i tempi non proprio rapidi già osservati in occasione dell’erogazione dei contributi straordinari, intendete dare battaglia per ridurre i tempi per l’anticipazione del FIRR?

Occorre premettere una cosa: quella che l’attuale maggioranza spaccia per una grande vittoria, l’anticipo del FIRR, altro non è che fumo negli occhi per gli agenti. Fermo restando che la Lista unitaria che rappresento, “Fare Presto!”, ha tra i propri punti programmatici l’erogazione dell’anticipo del FIRR su base volontaria, quello che questa maggioranza ha deliberato è solo il 10% dell’anticipo del proprio FIRR per il 2020 e in tempi, come lei ha detto, tutt’altro che rapidi. Per rispondere alla sua domanda, le dico, impegnando uno spettro anche più ampio, che noi ci battiamo esclusivamente per sostenere i diritti dei nostri iscritti: noi siamo agenti e consulenti, non politici; e, con tutto il rispetto per i politici veri, con cui dialogare è necessario e prezioso, le esigenze dei nostri colleghi le conosciamo perché ci confrontiamo con loro ogni giorno.

Anche alla luce dell’avanzo di gestione (233 milioni) conseguito, come giudica la decisione di limitare l’anticipazione del FIRR al solo 10%, e rinviare il rimanente 20% a data da destinarsi?

Come detto poco fa, giudico il provvedimento insufficiente. L’impressione, non solo mia ma di migliaia di iscritti, è che si tratti di una mera operazione di facciata. Agli agenti in difficoltà per i danni sociali ed economici derivati dall’Emergenza Covid-19 serviva qualcosa di più; questo non è stato fatto durante la cosiddetta Fase 1, che l’Italia ha vissuto, né si sta facendo ora, questo perché non si può impegnare la futura governance da delibere di impegni presi da questo CdA in prorogatio : manca, spiace dirlo, un contatto con le realtà che agenti e consulenti vivono nel quotidiano.

In caso di una vittoria elettorale della coalizione di cui è candidato presidente, come pensa di affrontare il futuro della Cassa durante il nuovo mandato, anche in considerazione della progressiva diminuzione di iscritti che puntualmente si verifica anno dopo anno?

Negli ultimi tempi abbiamo, di media, perso 5mila iscritti all’anno: questa emorragia va dapprima tamponata per poi invertire la rotta e attrarre i giovani alla nostra, che è una professione bellissima. Coinvolgeremo i giovani con campagne mirate; intensificheremo i rapporti con le istituzioni per riconoscere tutele, agevolazioni e diritti ai nostri iscritti, spesso schiavi di un rivale oggi fuori concorso, come l’e-commerce. Ci occuperemo dei silenti, che meritano finalmente giustizia; riqualificheremo e valorizzeremo il patrimonio dell’Ente; effettueremo una spending review in relazione a certe spese, penso a esempio a quelle legali, che oggi costituiscono un macigno per le casse della Fondazione: risorse che devono essere destinate agli agenti. Questo e molto altro, con un intento chiaro: mettere persone competenti nei ruoli chiave e non vivere alla giornata, come a molti è parso sia stata fatto in questi anni. 

Esiste la necessità di rilanciare il lavoro autonomo, in tutte le sue forme, dotandolo di incentivi per fermare la fuoriuscita di professionisti, favorire il necessario ricambio generazionale e consolidare la sostenibilità economico-finanziaria di Enasarco? Che ruolo dovrebbero giocare, in tal senso, le società preponenti e lo Stato?

Sì: sono necessità non più rinviabili. Nessuno ha la bacchetta magica, ma noi a questo piano di rilancio della professione e dell’Ente pensiamo da tempo e abbiamo le idee chiare. Con società preponenti e Stato è poi indispensabile avere un rapporto più cementato di quello di questi anni, senza dimenticare che noi abbiamo bisogno di loro e loro hanno bisogno di noi, riscrivendo con il legislatore quella riforma tanto attesa delle casse di previdenza.

Qual è la sua opinione relativamente al corposo numero di delegati che lo statuto di Enasarco assicura alle società preponenti? Lei è tra coloro che ritengono di dover attribuire maggiore influenza agli agenti, cui alla fine sono destinati i servizi assistenziali e previdenziali della Cassa, oppure no?

La mia opinione è che agenti e consulenti devono essere al centro della rappresentatività di Enasarco: Enasarco nasce per loro e la loro voce deve essere la prima a essere ascoltata.