Giugno 7, 2026
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Lemanik: è il momento di un approccio più difensivo sui mercati

Le politiche monetarie restrittive potrebbero influenzare ancora negativamente la crescita economica nei prossimi mesi, per cui aumenterà la pressione sulla Fed affinché riduca i tassi d’interesse reali. 

“Dopo la corsa registrata nei primi due mesi dell’anno, stiamo assumendo una visione più difensiva sui mercati perché vediamo il rischio che le politiche monetarie restrittive continuino a influenzare la crescita economica nei prossimi mesi. Inoltre, la performance del mercato è stata buona e il posizionamento degli investitori è tutt’altro che difensivo“. È l’analisi di Andrea Scauri, gestore azionario Italia di Lemanik.

La volatilità dei mercati è diminuita e l’indice delle materie prime è sceso. Il prezzo del gas in Europa è sceso ulteriormente al livello più basso da giugno 2021 a causa delle temperature più miti, dei dati più deboli sulla produzione industriale in Europa e in Asia e della significativa ripresa della produzione rinnovabile. Il prezzo del petrolio è leggermente aumentato, mentre l’oro è rimasto sostanzialmente stabile. Il debito pubblico statunitense ha raggiunto la cifra record di 34 trilioni di dollari e la spesa per interessi è aumentata bruscamente da 200 a 700 miliardi di dollari all’anno, con una spesa annuale che supera addirittura quella per la difesa. La situazione si complica ulteriormente in un anno elettorale in cui i temi centrali sono l’aumento della spesa fiscale e la riduzione dei tassi di interesse.

A nostro avviso, ciò eserciterà nuove pressioni sulla Fed affinché riduca i tassi d’interesse reali. “A livello settoriale, in questo contesto non stiamo apportando cambiamenti significativi nel nostro portafoglio. Rimaniamo complessivamente sovrappesati sui titoli finanziari e non abbiamo alcuna esposizione sui servizi di pubblica utilità a causa del peggioramento dello scenario dei prezzi dell’energia. Manteniamo il nostro posizionamento nell’energia, un posizionamento selettivo negli industriali e un’esposizione alle infrastrutture“, spiega Scauri. “Sui finanziari abbiamo mantenuto il nostro posizionamento su Banca Monte dei Paschi grazie alla valutazione e all’appeal speculativo. Gli altri nomi sono Intesa e Banco BPM. Unipol, dopo l’operazione di cui sopra, rappresenta ancora una partecipazione core”, continua Scauri. “Nel campo del petrolio abbiamo mantenuto la nostra posizione su Tenaris. Attualmente il nostro posizionamento è focalizzato sui temi legati al cosiddetto “green capex“, con titoli come Danieli e Prysmian che beneficeranno di un ciclo di investimenti a lungo termine nei rispettivi settori. Prysmian beneficerà anche dei grandi piani di investimento per spingere la transizione energetica“.

Mercati: rendimenti a due cifre nel 2024, ma con più alta volatilità

La recessione nel 2024 sarà modesta, seguita da una forte ripresa alla fine del 2024 e nel 2025. Riteniamo che ci possano essere opportunità di investimento nelle small cap italiane.

di Andrea Scauri, gestore azionario Italia di Lemanik

Prevediamo che il 2024 si concluderà con solidi rendimenti a due cifre, seppur inferiori a quelli del 2023, sia per gli indici statunitensi sia per quelli europei. Vediamo che l’indice europeo raggiungerà livelli intorno a 4900/5100 verso la fine del 2024, con guadagni nell’ordine del 10-15%. In un contesto di più alta volatilità rispetto al 2023, nel mezzo assisteremo a battute d’arresto, anche importanti e probabilmente piuttosto profonde, con cadute che potrebbero toccare il -10%”. 

Il 2024 è un anno di elezioni non solo negli Stati Uniti, ma anche in molti altri paesi. Le elezioni statunitensi saranno l’elemento più importante dell’anno e questo ciclo elettorale presidenziale statunitense condizionerà anche le prospettive dei mercati azionari statunitensi e globali. Con l’anno pre-elettorale ormai alle spalle e con gli importanti guadagni previsti, tipici dell’anno migliore del ciclo quadriennale, il secondo anno migliore è quello delle elezioni. L’S&P guadagna in media il 17% negli anni pre-elettorali e il 7% negli anni elettorali. Ma la differenza principale che definisce la performance dell’anno elettorale si ha quando si guarda al tipo di anno elettorale che stiamo affrontando: quando si tratta della fine del primo mandato di un nuovo presidente, i rendimenti sono molto più elevati rispetto a un anno elettorale alla fine di un secondo mandato.

Al di là di questo, vi sono molti altri dati e statistiche che mostrano una chiara probabilità di ottenere un rendimento a due cifre nel 2024. Gli anni successivi a un mercato orso come quello che abbiamo visto nel 2022 non sono normalmente seguiti da un unico anno di forte rialzo. In passato questi mercati orso sono sempre stati seguiti da due o più anni di rialzo, con guadagni medi del 35% nel primo anno (S&P finora non all’altezza nel 2023) e rendimenti del 14% nel secondo anno dopo la fine di un mercato orso. Il momentum si è già orientato verso una direzione di rialzo molto forte, indicando anche di aspettarsi rendimenti decenti a 12 mesi in vista del quarto trimestre 2024. Il 2024 non sarà però una strada a senso unico. Riteniamo che i ribassi nel corso dell’anno saranno più netti e intensi rispetto a quanto visto nel 2023, soprattutto perché la stagionalità degli anni pre-elettorali, come il 2023, è stata migliore di quella degli anni elettorali.

Per quanto riguarda le mosse della Fed, riteniamo che essa abbia abbastanza opzioni per contrastare un eventuale deterioramento del sistema finanziario ma anche dell’assetto fiscale. Il primo passo sarebbe quello di porre fine al quantitative tightening con un taglio dei tassi e, in seguito, con altri interventi. Qualunque cosa ci troveremo ad affrontare l’anno prossimo, abbiamo a disposizione un sacco di munizioni per avere anche un antidoto. Una recessione nel 2024 sarà relativamente modesta, breve e poco profonda, seguita da una forte ripresa alla fine del 2024 e nel 2025. Se così fosse, anche la performance storica dei mercati dopo il primo taglio dei tassi migliorerebbe. I mercati cadono a picco dopo il primo taglio dei tassi solo se si verifica una grave recessione.

L’Europa seguirà molto probabilmente un percorso simile a quello degli Stati Uniti. Il DAX e l’EuroStoxx hanno seguito abbastanza bene la performance dell’S&P nel 2023, con pochi punti percentuali al di sopra o al di sotto dei guadagni dell’S&P nell’anno in corso. È improbabile che questo rapporto cambi molto. Il rapporto tra obbligazioni e azioni è stato di estrema importanza nel 2023. La correlazione tra l’aumento dei rendimenti e il calo dei mercati e viceversa ha avuto un forte impatto sulle variazioni narrative nel corso del 2023. Prevediamo che questa correlazione sarà meno evidente in futuro. Se i dati economici saranno negativi e la recessione si avvicinerà, si avrà ovviamente un obbligazionario rialzista. Ma allo stesso tempo, la valanga di emissioni negli Stati Uniti può innescare una nuova pressione sulle obbligazioni lunghe e sui tassi. Per quanto riguarda l’Italia, merita una menzione il tema delle small cap“. Dopo il trend penalizzante del 2022 e del 2023, riteniamo che ci possano essere opportunità di investimento, in particolare in alcuni titoli SMID italiani che hanno bilanci puliti e vengono scambiati a forti sconti rispetto alla media dei multipli degli ultimi 5/10 anni.

Lemanik: rallentamento e debito faranno scendere i tassi di interesse reali

Il conflitto tra Israele e Hamas ha aggiunto ulteriore complessità sul fronte dell’inflazione e della crescita, sulla quale prevediamo un rallentamento nel resto del 2023 e nella prima metà del 2024.

Di Andrea Scauri*

Il conflitto tra Israele e Hamas ha aggiunto ulteriore complessità sul fronte dell’inflazione e della crescita a un contesto macroeconomico già complesso. Nei prossimi mesi prevediamo un rallentamento della crescita economica, poiché il forte aumento dei tassi d’interesse inizierà ad avere un effetto restrittivo sull’economia. La curva dei rendimenti Usa a 2 e a 10 anni sta iniziando ad appiattirsi, come è tipico quando si avvicina la prospettiva di un rallentamento economico significativo e il mercato inizia a prezzare l’assenza di ulteriori rialzi dei tassi nel breve termine”. 

L’Eurozona ha registrato un ulteriore rallentamento economico, con il Pmi composito sceso a 46,5 punti, rispetto ai 47,2 di settembre e al livello più basso degli ultimi 35 mesi. La componente manifatturiera è rimasta stabile ma in territorio di profonda recessione (a 43 punti), mentre quella dei servizi è scesa a 47,8 punti dai 48,7 di settembre. Anche la Cina ha mostrato segni di rallentamento, con il Pmi manifatturiero sceso a 50,6 punti a settembre, mentre le preoccupazioni per il settore immobiliare sono rimaste elevate.

Sul fronte societario, questo trimestre abbiamo assistito a un aumento dei profit warning, con diverse aziende che hanno segnalato una riduzione dei volumi e/o della domanda, un peggioramento del contesto macroeconomico e pressioni inflazionistiche. In particolare: Worldline (titolo -59%), nel settore dei pagamenti, ha ridotto significativamente le aspettative per il 2023-24 segnalando un rallentamento maggiore del previsto dei consumi discrezionali in Germania e la decisione di interrompere i rapporti con alcuni commercianti online; Electrolux (titolo -14%), nel settore degli elettrodomestici, ha riportato risultati trimestrali ben al di sotto delle aspettative, con una crescita organica dei ricavi del -7,9% rispetto al -5,2% previsto, una domanda che rimane poco promettente. Sanofi (titolo -19%), nel settore farmaceutico, ha rivisto al ribasso le sue previsioni per il 2024 a causa di un aumento degli investimenti previsti in R&S e in parte a causa di un’aliquota fiscale più elevata; Société Generale (titolo -11%), nel settore bancario, ha ridotto la crescita annua dei ricavi prevista per i prossimi 3 anni da almeno il 3% a un intervallo compreso tra lo 0% e il 2%, riducendo anche l’obiettivo di ROTE; Alstom (titolo -38%), gruppo industriale operante nel settore delle infrastrutture ferroviarie, ha ridotto la propria guidance di Fcf per il 2024 di circa 1 miliardo di euro, a causa dell’inatteso aumento delle scorte, dei ritardi nell’esecuzione dei contratti e del rinvio degli ordini.

Continuiamo a prevedere che i tassi di interesse reali scenderanno nei prossimi mesi in risposta all’indebolimento del contesto macroeconomico e all’aumento del debito pubblico, con un leggero ampliamento degli spread creditizi. Sul fronte delle imprese, prevediamo un ulteriore rallentamento della crescita nel resto del 2023 e nella prima metà del 2024, in quanto i volumi rimangono sotto pressione, l’effetto positivo dei prezzi si attenua e i portafogli ordini si normalizzano. Anche le aziende che hanno necessità di rifinanziamenti significativi nel 2024 e nel 2025 dovranno essere monitorate attentamente, poiché le spese per interessi aumenteranno.

In questo scenario, in portafoglio continuiamo a preferire la qualità ai ciclici. Sui finanziari abbiamo concentrato il nostro posizionamento su due banche (Banco BPM e Banca Monte dei Paschi) sulla base della valutazione e dell’interesse speculativo, mentre abbiamo chiuso il nostro posizionamento su Mediobanca. Sebbene il piano industriale annunciato sia solido, la performance del titolo dovrebbe essere stata favorita dalle recenti speculazioni sulla prossima nomina del consiglio di amministrazione. Sul petrolio, abbiamo mantenuto la nostra posizione su Tenaris, così come la nostra partecipazione in Saipem. Il nostro posizionamento si concentra poi sui temi legati al cosiddetto “green capex“, con titoli come Danieli e Prysmian, che beneficeranno di un ciclo di investimenti a lungo termine nei rispettivi settori.

*Gestore azionario Italia di Lemanik

Italia, rischio di rallentamento della crescita nel 2024

Nei prossimi mesi possibile un calo dei tassi alla luce del deterioramento del contesto macro e un leggero allargamento degli spread creditizi. In portafoglio titoli finanziari e sottopeso dei titoli dei consumi e ciclici.
 
“L’Italia ha mostrato un’ottima ripresa post-Covid, superiore a quella di altri paesi europei, con un rafforzamento del sistema bancario. Tuttavia, i principali rischi che osserviamo sono legati alla crescita nel 2024, che continua a mostrare una tendenza al ribasso”. È l’analisi di Andrea Scauri, gestore azionario Italia di Lemanik.

Il mese di settembre i banchieri centrali dei paesi sviluppati hanno segnalato una pausa nella politica dei tassi d’interesse, ma il messaggio di “tassi più alti più a lungo” ha preoccupato i mercati. Come previsto, la Fed ha mantenuto i tassi invariati al 5,25%-5,5%. Il linguaggio relativo alle indicazioni future è rimasto invariato, lasciando aperta la possibilità di ulteriori rialzi dei tassi, ma senza un impegno deciso ad aumentarli ulteriormente. Le aspettative del mercato puntano a una pausa nella prossima riunione di novembre, a un picco dei tassi d’interesse Usa intorno al 5,5% (dall’attuale 5,25-5,5%) e a un taglio dei tassi di 90 pb entro la fine del 2024. Per quanto riguarda l’Europa, invece, la Bce ha aumentato i tassi di riferimento di 25 pb portando il tasso di deposito al 4%. Il mercato, ancora una volta, prevede una pausa alla prossima riunione, con un picco dei tassi al 4% e un taglio di 40 pb entro la fine del 2024.

In Italia, il Consiglio dei Ministri ha approvato la NADEF, che come previsto ha visto una revisione al ribasso delle stime di crescita del Pil a +0,8% nel 2023 dal +1% previsto in aprile (consensus +0,8%), e a +1,2% (+1% nel quadro tendenziale) nel 2024 da +1,5%. Il deficit/Pil è atteso al 4,3% nel 2024 (dal 3,6% tendenziale) dopo un 2023 che chiuderà al 5,3% (dal 4,5% precedente) per effetto della contabilizzazione del Superbonus, che pesa per oltre 20 miliardi di euro o circa un punto di Pil in più rispetto a quanto previsto ad aprile. Il livello del deficit dovrebbe rimanere al di sopra del 3% fino al 2025. Nelle intenzioni del governo, la dimensione (lorda) della Legge di Bilancio sarà contenuta, leggermente superiore ai 20 miliardi di euro secondo le indiscrezioni di stampa, con quasi due terzi finanziati dal deficit, oltre a un taglio della spesa di 2 miliardi di euro. Il debito/Pil si attesterà al 140,1% nel 2024, un solo decimale sotto il 140,2% del 2023. Nel nuovo quadro, il debito/Pil è visto atterrare al 139,6% nel 2026, con una crescita a +1,4% nel 2025 e con privatizzazioni “di un punto di Pil nell’orizzonte pluriennale”.

Secondo il governo, il quadro programmatico è in linea con le raccomandazioni del Consiglio europeo e con il futuro assetto delle regole fiscali dell’Ue. In questo contesto, il rendimento dell’Italia a 10 anni ha raggiunto il livello più alto dell’anno al 4,8%, con lo spread BTP-Bund a 191 pb da 164 pb all’inizio del mese. Nonostante l’Italia abbia mostrato un’ottima ripresa post-Covid, la crescita nel 2024 continua a mostrare una tendenza al ribasso a causa dei segnali di indebolimento del ciclo macroeconomico e dell’aumento dell’offerta di titoli sul mercato. Nei prossimi mesi ci aspettiamo un calo dei tassi alla luce del deterioramento del contesto macro e un leggero allargamento degli spread creditizi, che finora sono rimasti relativamente sotto controllo”, conclude Scauri. “In questo contesto manteniamo il nostro posizionamento, ossia una selezione di titoli finanziari e un sostanziale sottopeso dei titoli dei consumi e ciclici. Un potenziale taglio dei tassi è positivo per le valutazioni azionarie nel lungo periodo, ma la portata del rallentamento del ciclo economico dovrà essere valutata nei prossimi mesi”.

Scauri, Lemanik: La Fed sarà costretta a intervenire sui tassi di interesse

La curva dei rendimenti Usa continua a segnalare un’alta probabilità di recessione imminente, e le valutazioni del mercato italiano riflettono già un significativo rallentamento economico. 

“La Fed sarà costretta a intervenire sui tassi di interesse. L’eccessivo debito pubblico e l’aumento dell’indebitamento pubblico richiederanno tassi d’interesse reali negativi nel medio termine, un elemento positivo per i mercati azionari nel medio termine e in particolare per i titoli di qualità, ma probabilmente dovremo prima passare attraverso una correzione del mercato”. È l’analisi di Andrea Scauri, gestore del fondo Lemanik European Special Situations, che a livello annuale ha registrato una performance positiva del +10,23%.

Nell’ultimo fine settimana di maggio sono stati compiuti progressi nei negoziati per l’innalzamento del tetto del debito statunitense. Tuttavia, sarà necessario attendere la versione finale dell’accordo per comprenderne appieno le implicazioni. Il tetto del debito passerà dagli attuali 31,4 miliardi di dollari a 35 miliardi nel gennaio 2025. La mossa è volta a garantire la stabilità finanziaria del paese e a fargli superare indenne le elezioni presidenziali del prossimo anno. I tassi di interesse sono saliti sulla scia di alcuni commenti da falco dei banchieri centrali, dei verbali del FOMC che mostrano un comitato ancora diviso sulle prossime mosse e di un’inflazione persistente.

Le aspettative sulle future decisioni della Fed in materia di tassi sono cambiate rapidamente: all’inizio del mese, il mercato prevedeva un picco dei tassi Usa al 5,1% e un taglio dei tassi di 75 pb entro gennaio 2024.

Ora non è previsto alcun taglio dei tassi quest’anno e si stima che i tassi raggiungeranno il picco del 5,3%, con un’alta probabilità di rialzo di +25 pb entro luglio.

A nostro avviso, però, la Fed dovrà comunque intervenire sui tassi di interesse. La curva dei rendimenti Usa 10Y-2Y rimane fortemente invertita (-78 pb da -60 pb a inizio mese), continuando così a segnalare un’alta probabilità di recessione imminente. In Europa, il rendimento del bund tedesco è rimasto sostanzialmente invariato al 2,3%, così come il rendimento del titolo decennale italiano al 4,1%, con lo spread BTP-Bund stabile a 181 pb. La Germania è entrata in recessione tecnica, con un calo del Pil dello 0,3% nel 1° trimestre del 2023 rispetto al trimestre precedente, dopo una contrazione dello 0,5% registrata nel 4° trimestre del 2022. “La cautela è ancora necessaria, poiché vediamo ancora uno scenario volatile per il mercato azionario. Non cambiamo quindi la nostra visione sulle azioni, preferendo i titoli di qualità a quelli ciclici”, sottolinea Scauri.

Le valutazioni del mercato italiano, soprattutto se confrontate con quelle di altri mercati internazionali, riflettono già un significativo rallentamento economico. Ciò è particolarmente evidente tra le mid-small cap, che stanno soffrendo ulteriormente a causa della diminuzione della liquidità. Tuttavia, nei prossimi mesi vedremo ancora gli effetti dell’inasprimento del ciclo del credito e della liquidità del mercato (con le importanti scadenze TLTRO a fine giugno, l’accelerazione del quantitative tightening sia nell’Ue che negli Usa e l’aumento delle emissioni di debito pubblico statunitense), nonché il rallentamento dell’economia cinese, che ha in parte sostenuto la crescita globale nel 1° trimestre del 2023. 

“A livello settoriale, le posizioni principali in portafoglio rimangono il Biotech con Vivoryon; il Green capex con Danieli; la Cybersecurity; il Tech, dove abbiamo aumentato il nostro posizionamento sulla base di un’ipotesi di correzione dei tassi di interesse (Shop Apoteke, Delivery Hero)”, conclude Scauri. “Segnaliamo infine le nostre posizioni su Atos, molto penalizzate da problemi specifici della società. Riteniamo che, agli attuali prezzi di mercato, vi sia del valore nascosto in uno scenario di break-up. A livello di finanziari, abbiamo concentrato il nostro posizionamento su tre banche (Santander, Banco BPM e Banca Monte dei Paschi) sulla base della valutazione e dell’appeal speculativo”.

Lemanik: minori rischi per le banche italiane perché più regolamentate

L’eccessivo indebitamento pubblico richiederà tassi d’interesse reali negativi nel medio termine. Probabilmente siamo al culmine delle aspettative di rialzo dei tassi, soprattutto in Europa.

“Marzo è stato un mese particolarmente turbolento per i mercati, soprattutto a seguito della risoluzione della Silicon Valley Bank e della Signature Bank, alla forte riduzione dei depositi registrata dalle banche regionali statunitensi, alla crisi del Credit Suisse e alle preoccupazioni per Deutsche Bank. Non ci aspettiamo però che la crisi del settore bancario che ha colpito le banche regionali statunitensi e Credit Suisse si trasformi in un problema sistemico per le banche europee e italiane”. È l’analisi di Andrea Scauri, gestore del fondo Lemanik High Growth.

L’inflazione elevata continua a preoccupare le banche centrali, soprattutto in Europa. La Bce ha aumentato il tasso di deposito di 50 punti percentuali, portandolo al 3%, in linea con le indicazioni precedenti, anche se non più pienamente prezzate a seguito delle recenti turbolenze di mercato. La presidente Lagarde ha continuato a sottolineare la necessità di ulteriori rialzi dei tassi, anche se le sue indicazioni sono diventate meno specifiche data la crescente incertezza dovuta alla fragilità dei mercati finanziari e all’inasprimento delle condizioni di credito. Il mercato si aspetta ora un aumento fino al 3,5% entro settembre 2023 nell’Ue, seguito da un leggero calo. Negli Stati Uniti, invece, la Fed ha aumentato i tassi di interesse di 25 pb portandoli al 4,75%-5%, il livello più alto dal 2007, ma ha smorzato notevolmente i messaggi su ulteriori aumenti.

Le aspettative del mercato indicano ora un picco dei tassi d’interesse Usa al 5% (tasso implicito dei Fed Funds 5-5,25%) dal 5,5% all’inizio di marzo, seguito da un taglio al 4,25% nel gennaio 2024. “A seguito dei recenti eventi nel settore bancario, riteniamo che le decisioni di politica monetaria ne saranno inevitabilmente influenzate, soprattutto quelle della Fed”, spiega Scauri. “L’eccessivo debito pubblico e l’aumento dell’indebitamento pubblico richiederanno tassi d’interesse reali negativi nel medio termine, il che è un elemento positivo per i mercati azionari nel medio termine”.

Il mercato azionario ha ancora delle sfide da affrontare e permane il rischio di una forte perdita di slancio della crescita nell’Ue e negli Usa nei prossimi mesi a causa dell’inasprimento monetario in corso, che si trasmette con ritardo all’economia. Al contempo, il settore bancario italiano/Ue appare più forte e meglio capitalizzato rispetto al passato e non emergono rischi di capitale o di liquidità per le banche italiane. Tuttavia, considerando i rapidi rialzi dei tassi di interesse da parte delle banche centrali, è possibile che si verifichino altri rischi “idiosincratici” che potrebbero indurre le banche a inasprire le condizioni di prestito, aumentando così il rischio di un rallentamento dell’economia.

“Probabilmente siamo al culmine delle aspettative di rialzo dei tassi, soprattutto in Europa. Ora inizierà la narrazione del passaggio dal Quantitative Tightening al Q. Easing, con i bilanci delle banche centrali che ricominceranno a funzionare con l’immissione di liquidità nel sistema”, conclude Scauri. “A livello di scelte di portafoglio in termini settoriali, siamo positivi sull’azionario ma vediamo un potenziale forte movimento dai finanziari ai servizi di pubblica utilità e soprattutto ai tecnologici”.

Lemanik: rischio brusca frenata economica a fine anno

Perdita di slancio della crescita Ue-Usa nella seconda metà del 2023 a causa dell’inasprimento monetario in corso. In portafoglio focus su Green Capex, telecomunicazioni e gas.

“A oggi, la probabilità di una recessione nel primo semestre 2023 rimane bassa e lo scenario di un soft landing rimane il più probabile per i mercati. Tuttavia, questo processo di rapido aggiustamento della politica monetaria aumenta il rischio di un brusco rallentamento economico involontario da parte delle banche centrali nel secondo semestre o a inizio 2024, con rischi per gli utili aziendali”. È la view di Andrea Scauri, gestore del fondo Lemanik High Growth.

Le politiche monetarie restrittive potrebbero essere necessarie più a lungo del previsto. In particolare, i dati sul mercato del lavoro negli Stati Uniti sono stati significativamente più forti delle previsioni, così come l’inflazione si è dimostrata più resistente, aumentando di conseguenza la probabilità che la Fed e la Bce siano costrette ad alzare i tassi più di quanto inizialmente scontato dai mercati, con rischi anche per l’economia. Infatti, i dati mostrano che la domanda si sta dimostrando più resistente di fronte all’attuale stretta monetaria e che i persistenti danni all’offerta dovuti alla pandemia stanno limitando la moderazione dell’inflazione.

In effetti, i PMI dell’area dell’euro e degli Stati Uniti hanno continuato il loro rimbalzo a febbraio, rispettivamente a 51 e 49, grazie all’attenuazione dei venti contrari derivanti dalla crisi energetica dell’Ue e al miglioramento del potere d’acquisto dei consumatori dovuto al calo dell’inflazione negli ultimi mesi. Il tasso statunitense di breakeven a 2 anni, che riflette la stima del mercato sull’inflazione a due anni, è salito al 3,1% dal 2,3% di inizio mese, ben al di sopra dell’obiettivo di inflazione della Fed del 2%. Inoltre, le aspettative del mercato indicano ora un picco dei tassi d’interesse statunitensi al 5,4% dal 4,8% di inizio febbraio, seguito da un calo al 5,1% nel gennaio 2024. In Europa, il tasso di deposito della Bce è attualmente al 2,5%, e il mercato prevede un aumento al 3,7% entro settembre 2023. Tassi reali più elevati implicano tassi di sconto più alti per la valutazione delle azioni, che devono essere più che compensati da stime più elevate per portare a prezzi azionari più alti (uno scenario che ci sembra improbabile nel breve termine).

I settori più sensibili ai tassi di interesse in questa fase stanno già mostrando forti rallentamenti: la domanda di mutui negli Stati Uniti sta subendo la più forte contrazione in almeno 30 anni (-57% a/a a febbraio), con i tassi attuali che suggeriscono un ulteriore deterioramento. La curva dei tassi Usa 10Y-2Y rimane fortemente invertita (-87bps da -72bps all’inizio del mese), continuando a segnalare un’alta probabilità di recessione. La nostra conclusione è che nel lungo termine, cioè nella seconda metà del 2023, i rischi sono inclinati verso una maggiore azione delle banche centrali che potrebbe avere un impatto sull’economia e sugli utili societari. Nel breve termine, tuttavia, la partecipazione degli investitori al mercato azionario è ancora sottopesata e quindi vediamo ancora spazio per posizionarci sulle azioni a pieno regime, ma privilegiando i titoli di qualità rispetto a quelli ciclici.

La riapertura della Cina e l’attenuazione delle preoccupazioni legate alla crisi energetica hanno migliorato il quadro a breve termine. Allo stesso modo, riteniamo che l’eccessivo indebitamento pubblico e l’aumento del fabbisogno statale renderanno necessari tassi reali negativi nel medio termine. A più lungo termine, vediamo il rischio di una perdita di slancio della crescita nell’Ue e negli Usa nella seconda metà del 2023, a causa dell’inasprimento monetario in corso (che si trasmette con ritardo all’economia), unito a un mercato che sembra ora prezzare una probabilità troppo bassa di un rallentamento economico.

“In questo contesto, il nostro posizionamento in portafoglio si concentra sui temi legati al cosiddetto green capex, con titoli come Danieli e Prysmian, e telecomunicazione, con titoli come Inwit e Ray Way”, spiega Scauri. “Seguiamo anche il settore del gas. Con la recente carenza di gas dovuta ai mancati flussi dal North Stream 1 e il conseguente potenziale tetto ai prezzi del gas – che possono agire come un divieto anche per il mercato petrolifero russo – potrebbe venire a mancare una grande produzione, favorendo l’attività di perforazione negli Stati Uniti per lo shale oil e lo shale gas. Questo è il motivo per cui Tenaris rimane una partecipazione fondamentale, insieme a Saipem”.

Andrea Scauri: nel 2023 possibili rendimenti a due cifre per i mercati

La prossima recessione non sarà una ripetizione del 2002 e del 2008, ma una normale recessione che le banche centrali sapranno contrastare. Turbolenze finanziarie solo tra il secondo e terzo trimestre 2023.

“La prossima recessione sarà la più anticipata della storia. Le previsioni attuali della maggior parte delle case di investimento sono così cupe come non lo sono state per decenni. Noi però ci aspettiamo un risultato molto migliore per il 2023 rispetto a quello che la maggioranza si aspetta ora. Non sarebbe sorprendente vedere un rendimento a due cifre entro la fine del prossimo anno per la maggior parte dei mercati”. È l’analisi di Andrea Scauri, gestore azionario Italia di Lemanik.

Nel complesso, il 2022 è stato un anno molto negativo per le attività finanziarie in generale. E le previsioni per il 2023 delle case di investimento sono altrettanto scure. Secondo Bloomberg, la previsione media della variazione annuale prevista per lo S&P è negativa per la prima volta da anni, o forse addirittura da sempre. Ciò dimostra che la prevista recessione degli utili è più che prevista, anche se i numeri effettivi da una prospettiva bottom-up non lo riflettono ancora. Gli utili saranno un aspetto negativo, ma non nella misura che molti si aspettano ora.

L’esposizione azionaria complessiva agli Stati Uniti è vicina ai minimi storici. Di recente, dopo l’ultimo rally, si sono registrati piccoli rialzi, ma il quadro generale è ancora nettamente sottotono. Gli acquisti retail negli Stati Uniti continuano a diminuire. Da un punto di vista puramente contrarian, le vendite al dettaglio in corso sono un fattore che giustifica una prospettiva positiva per il prossimo anno. Questa fase di smobilitazione delle vendite al dettaglio era più che attesa dal 2021 e può certamente durare ancora per un po’. Tuttavia, il livello di euforia è stato chiaramente eliminato dal mercato e il sentimento di euforia è ormai superato. Ma non è solo il sentiment e il posizionamento depresso dei retail, ma anche quello degli istituzionali, a lasciare molto spazio alla normalizzazione anche l’anno prossimo. L’allocazione azionaria rispetto a quella obbligazionaria è già ai minimi della crisi e la propensione al rischio è peggiore rispetto al Covid e alla crisi del 2008.

Un’altra ragione principale delle nostre previsioni positive per il 2023 è la storia e la stagionalità. Il 2023 è un anno pre-elettorale. Gli anni pre-elettorali sono generalmente molto rialzisti. La performance media negli anni pre-elettorali è del 16,9% per lo S&P negli ultimi 70 anni. Ma questa statistica diventa ancora più interessante se consideriamo l’anno precedente. Il 2022 non è stato un normale anno di medio termine, ma si è concluso con una perdita consistente per gli indici globali. E quando accade, l’anno successivo risulta ancora più positivo. Dal 1950 ci sono state otto volte in cui l’S&P ha chiuso l’anno di metà mandato con un rendimento negativo. Ogni volta, l’anno successivo alle elezioni si è rivelato positivo, con un rendimento medio del 25%. È inoltre piuttosto raro avere due anni consecutivi di perdite.

“Non ci sembra che questa sia una ripetizione del 2008 o del 2002”, conclude Scauri. “Si tratta di una normale recessione con un’inflazione molto elevata, che viene contrastata da un’azione decisa delle banche centrali. Tale azione potrebbe creare o meno un incidente finanziario. Probabilmente lo farà e questo sarào il motivo di alcune turbolenze nel secondo/terzo trimestre. Ma questo è normale ed è già successo molte volte in passato e siamo andati avanti. Con i tassi d’interesse ora molto più alti rispetto agli ultimi 10 anni, le banche centrali hanno almeno lo spazio e le munizioni per reagire a qualsiasi evento imprevisto”.

Andrea Scauri: stop ai rialzi delle banche centrali a inizio 2023

La continuazione di questo rally è legata alle aspettative di un cambio di rotta della Fed. Biotech, green capex, cybersecurity, difesa e concessioni, i settori su cui Lemanik punta per il proprio portafoglio.

“L’indebolimento della crescita globale continuerà per i prossimi due-tre trimestri, a causa del peggioramento degli indicatori macro, inasprimento delle condizioni di credito, riduzione della liquidità, crisi energetica nell’Ue. I messaggi delle banche centrali sottolineano che le politiche monetarie restrittive non sono ancora terminate, ma ci sono segnali che indicano una pausa nel ciclo di rialzi nel primo semestre del 2023 e una conseguente stabilizzazione dei costi di finanziamento”. È l’analisi di Andrea Scauri, gestore del fondo Lemanik European Special Situations.

I mercati hanno registrato un forte rimbalzo dall’inizio di ottobre, grazie all’estremo posizionamento ribassista e alla stabilizzazione dei rialzi dei tassi. Dopo il recente rimbalzo, il posizionamento degli investitori è ora meno estremo e invita a una maggiore cautela nel breve termine in assenza di segnali positivi sul fronte macroeconomico. I dati macro continuano a segnalare un deterioramento delle condizioni: negli Stati Uniti, l’indice PMI composito per il settore manifatturiero è sceso da 50,4 a 47,6 a novembre, mentre il settore dei servizi è sceso da 47,8 a 46,1. Soprattutto, i nuovi ordini del settore privato sono scesi al ritmo più veloce da maggio 2020, quando la prima ondata della pandemia Covid-19 ha colpito. In Europa, gli indici PMI sono stati complessivamente leggermente superiori alle attese, ma sono rimasti saldamente al di sotto della soglia dei 50 punti, ovvero la linea di demarcazione tra espansione economica e recessione economica.

Per quanto riguarda i tassi statunitensi, il rendimento del decennale Usa è sceso di -30 pb al 3,75%, così come l’inflazione attesa, scesa di -25 pb al 2,3%. L’inversione della curva dei tassi Usa 10Y-2Y è leggermente aumentata, segnalando così un aumento della probabilità di recessione. In Europa, il rendimento del bund tedesco si è ridotto di -18pb all’1,96%, mentre il rendimento del titolo decennale italiano è sceso di -42 pb al 3,9%, con un restringimento dello spread BTP-Bund. Inoltre, il rallentamento del ritmo dei rialzi dei tassi a breve termine sembra meno evidente grazie alla recente tenuta degli indici dei responsabili degli acquisti e a un’inflazione che si è dimostrata più resistente rispetto agli Stati Uniti. I commenti più recenti della Bce sembravano aprire la porta a un allentamento dei tassi a 50 pb nella riunione del 15 dicembre, anche se il membro del Consiglio direttivo Isabel Schnabel ha rimesso sul tavolo un rialzo di 75 pb. Anche la banca centrale svedese (Riksbank) ha aumentato i tassi di 75 pb la scorsa settimana con una mossa da falco, mentre è già in atto una pausa nelle banche centrali dei paesi CE3 (Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria).

Negli USA, i verbali dell’ultima riunione del Federal Open Market Committee (FOMC) hanno rafforzato le aspettative che il Comitato intenda aumentare i tassi di 50 pb alla riunione del 14 dicembre (da 75 pb alla riunione di novembre). Nel complesso, se da un lato l’attesa riduzione della pressione sui tassi d’interesse è coerente con la stabilità dei multipli di mercato dopo il forte de-rating di inizio anno, dall’altro i fondamentali offrono ancora poco supporto, con una continua scarsa visibilità sull’entità e la durata dell’attuale rallentamento economico. Confermiamo la nostra opinione secondo cui la continuazione di questo rally è legata alle aspettative di un cambio di rotta della Fed.

Nel frattempo, però, l’attenzione deve essere rivolta agli utili societari e alla guidance che si terrà nel febbraio 2023, con i risultati del quarto trimestre. I rischi sono ancora inclinati verso il basso. “In un contesto macro e geopolitico ancora fragile e sulla scia del recente rimbalzo dei mercati azionari, abbiamo modificato parzialmente la nostra asset allocation”, evidenzia Scauri. “Abbiamo ridotto in modo sostanziale il nostro posizionamento sui titoli finanziari; le posizioni chiave del nostro portafoglio si concentrano invece su biotech, con Vivoryon che rimane una delle partecipazioni principali del nostro portafoglio; Green capex: con titoli come Danieli che beneficeranno di un ciclo di investimenti a lungo termine nei rispettivi settori; Difesa, con Thales che è a nostro avviso il nome migliore per sfruttare l’atteso aumento della spesa per investimenti nei paesi europei; Concessioni, con Getlink (Eurotunnel) che è stato ridotto e sostituito da Sacyr; Cybersecurity, un tema chiave in questo scenario”.

Il possibile rally azionario appeso alle decisioni della Fed

Secondo Andrea Scauri, in assenza di un approccio meno aggressivo della Fed l’equity potrebbe scendere. Un punto di svolta della Fed potrebbe portare a una continuazione del rally.

“Ci aspettavamo un rally del mercato “orso” prima della fine dell’anno. Questo rally si è parzialmente concretizzato, a seguito di un territorio di ipervenduto dei mercati azionari. Riteniamo che questo rally abbia ancora gambe, ma dipenderà in larga misura dai messaggi provenienti dalle banche centrali (Fed in primis) che potrebbero portare a una strada accidentata entro la fine dell’anno.”. È l’analisi di Andrea Scauri, gestore del fondo Lemanik European Dividend Preservation.

Dopo che a settembre si è registrata una delle peggiori performance dal lockdown per Covid-19, i mercati azionari hanno rimbalzato durante il mese di ottobre, spinti sia dai recenti interventi della Bce e della Banca del Canada, mostrando un approccio meno aggressivo alla politica monetaria, sia dal calo dei prezzi del gas, accanto a un approccio molto cauto degli investitori. I tassi d’interesse reali sono scesi leggermente, il che ha favorito i mercati. “Riteniamo che l’indebolimento della crescita globale persisterà per i prossimi 2-3 trimestri, con deterioramento degli indicatori macro, condizioni di credito più rigide, riduzione della liquidità e crisi energetica dell’Ue”, sottolinea Scauri. “Pertanto, vediamo ulteriore spazio per una riduzione dei tassi d’interesse reali, o almeno per non aumentarli ulteriormente. Tuttavia, non pensiamo che le banche centrali porranno fine alla lotta contro l’inflazione così presto”.

Finora, la stagione dei bilanci sta ancora mostrando risultati complessivamente solidi (in particolare per le banche e i materiali di base/petrolio), ma ci sono segnali di una compressione dei margini e di un rallentamento della domanda a causa dell’aumento dell’inflazione. In effetti, i titoli delle grandi aziende tecnologiche statunitensi sono stati messi sotto pressione a causa delle prospettive meno ottimistiche per i prossimi mesi, dovute principalmente al rallentamento della domanda e all’aumento dei costi. Microsoft è stata la prima a comunicare i risultati, con una previsione per l’anno fiscale 23 meno ottimistica del previsto, anche per il segmento altamente innovativo del cloud. La guidance di Amazon è stata deludente, a causa di previsioni di crescita inferiori alle attese, considerando il previsto calo dei consumi (anche durante il periodo natalizio) oltre a una prospettiva più debole per il segmento Cloud. Meta ha registrato una performance negativa a causa del calo delle entrate pubblicitarie e dell’aumento dei costi e degli investimenti per il progetto Metaverse, che peseranno sia sul flusso di cassa che sugli utili nel 2023. Le preoccupazioni del mercato si sono rivolte anche a Google/Alphabet, ancora una volta a causa di un rallentamento dei ricavi pubblicitari. Infine, anche Apple è stata debole, così come Intel.

Nel corso del mese sono stati formati due nuovi governi, nel Regno Unito e in Italia, che hanno entrambi presentato piani che danno priorità al riequilibrio delle finanze pubbliche. I rendimenti dei titoli decennali italiani sono scesi di -30 pb al 4,2% (+300 pb da inizio anno), mentre lo spread BTP-Bund si è ridotto di 31 pb a 211 pb. È prevedibile che lo spread BTP-Bund si assesti intorno ai livelli attuali (200-250 pb) in attesa dell’opinione del mercato sulla Legge di Bilancio 2023. Per quanto riguarda i tassi d’interesse statunitensi, il rendimento del Tesoro Usa a 10 anni è salito di +22 pb al 4,05%, meno del previsto aumento dell’inflazione, mentre il tasso dei mutui Usa a 30 anni è salito ancora leggermente al 7,1.

Sebbene da un lato l’attesa riduzione della pressione sui tassi d’interesse sia coerente con la stabilità dei multipli di mercato dopo il forte de-rating di inizio anno, dall’altro i fondamentali offrono ancora poco supporto, con una persistente scarsa visibilità sull’entità e la durata del rallentamento economico in corso.  “In questo contesto, il rally del mercato si è parzialmente concretizzato ma la sua continuazione dipenderà dai messaggi che arrivano dalle banche centrali”, sottolinea Scauri. “A oggi, il consensus sull’Eurostoxx600 indica per il 2023 una crescita degli utili del +3% a/a (dopo la previsione del 20% per il 2022E), con un rapporto prezzo/utili di 11,2x rispetto alla media storica degli ultimi 5 anni di 14,5x. Ci stiamo avvicinando al momento della verità in termini di stime (in particolare per il 2023), in quanto dicembre potrebbe risentire di una domanda natalizia più debole del previsto, oltre al fatto che con i risultati dell’ultimo trimestre le società saranno tenute a fornire un outlook sugli utili per il 2023, con un rischio di capitolazione, che potrebbe fornire un punto di ingresso per le azioni, in particolare se le banche centrali continueranno ad adottare un approccio meno aggressivo. In assenza di un pivot della Fed, l’equity è probabilmente destinato a scendere. Al contrario, un pivot della Fed, o la sua anticipazione, può portare a una continuazione del rally”.