Luglio 23, 2026
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Andrea Scauri: view positiva sull’equity, ma resta la fragilità nel breve termine

Lemanik aumenta l’esposizione verso alcune small-mid cap che hanno sofferto di un sell-off generalizzato. Le aspettative di uno slancio positivo in seguito alla riapertura della Cina spingono il settore del lusso.

“L’approccio molto cauto degli investitori, le valutazioni di mercato che già prezzano un marcato rallentamento dell’economia e la convinzione che le banche centrali non vogliano innescare una recessione (e siano quindi pronte a intervenire nuovamente per contenere l’aumento dei tassi se la situazione lo richiede), ci portano a confermare la nostra view costruttiva sull’equity. Tuttavia, nel breve termine i mercati rimangono fragili e lo scenario macro è altamente incerto a causa del conflitto”. È l’analisi di Andrea Scauri, gestore azionario Italia di Lemanik.

La performance dei mercati azionari globali è stata complessivamente piatta a maggio grazie a un rimbalzo negli ultimi giorni del mese guidato principalmente da una situazione di ipervenduto e dalle speranze che la Fed possa sostenere i mercati, nonché dalle aspettative di nuove potenziali misure di sostegno all’economia in Cina e dalla riapertura di Shanghai. Invece, sia in Europa che negli Stati Uniti i risultati trimestrali hanno mostrato nel complesso una tenuta inaspettata, mentre alcuni indicatori macro segnalano un rallentamento della crescita. In Europa, il Pmi dei nuovi ordini è sceso a 53 punti a maggio dai 55 del mese precedente, dove i principali venti contrari sono ancora il conflitto Russia-Ucraina e gli alti prezzi dell’energia.

Anche la crescita negli Stati Uniti presenterà alcune sfide importanti nei prossimi mesi, e sarà necessario monitorare attentamente l’impatto sui consumi di una crescita dei salari reali fortemente negativa e di un aumento dei tassi ipotecari (il tasso medio è salito al 5,3% durante il mese, prima di tornare al 5,1%). L’eccesso di risparmio delle famiglie, in parte accumulato durante la pandemia, è riuscito finora a resistere alle pressioni inflazionistiche e rimane consistente. Tuttavia, con i tassi di risparmio che continuano a diminuire (circa il 4,5% negli Stati Uniti, ovvero il 3% in meno rispetto ai livelli pre-pandemia) e i livelli di ricchezza che si riducono a causa del rallentamento dei mercati finanziari e immobiliari, il rischio reale è che i consumi subiscano un colpo se la pressione inflazionistica non si raffredda in tempi relativamente brevi.

“In questo contesto, abbiamo apportato alcune modifiche alla nostra selezione di titoli, ricominciando a raccogliere alcuni nomi di small-mid cap che hanno sofferto di un sell-off generalizzato”, spiega Scauri. “Abbiamo ridotto l’esposizione su Atlantia e aumentato quella a società a piccola/media capitalizzazione come Cherry in Germania, Last Minute Group, Autogrill, Media For Europe. Il nostro posizionamento sulle banche è stato incrementato, con la partecipazione in Deutsche Bank, che consideriamo una storia di ristrutturazione con un enorme upside, insieme a Commerzbank. Abbiamo mantenuto Mediobanca, vista l’ampia sottoperformance rispetto alla sua principale partecipazione in Generali, e abbiamo aggiunto Banco BPM. Abbiamo eliminato le nostre partecipazioni in Tenaris, beneficiando dell’ampio movimento sul petrolio, aumentando al contempo la nostra partecipazione nel settore della difesa (Thales) e mantenendo la nostra esposizione al business della cybersecurity. Infine, abbiamo assunto una nuova posizione nel settore del lusso (LVMH) grazie alla valutazione a buon mercato e alle aspettative di uno slancio positivo in seguito alla riapertura della Cina”.

Cresce il profilo di rischio per l’Europa: azioni meglio delle obbligazioni

Secondo Andrea Scauri (Lemanik), il conflitto russo-ucraino frenerà la crescita economica globale nel breve termine, ma non dovrebbe compromettere il ciclo economico espansivo. Le azioni sono ancora preferibili alle obbligazioni.

“Il nostro scenario di base è che il conflitto russo-ucraino frenerà la crescita economica globale nel breve termine e manterrà l’inflazione alta per molti mesi, ma se si concluderà rapidamente e verrà evitata un’escalation militare non crediamo che comprometterà il ciclo economico espansivo. Partiamo quindi dal presupposto che una recessione sarà evitata, anche se il profilo di rischio continua ad aumentare, soprattutto per l’Europa, data la sua maggiore sensibilità alle pressioni inflazionistiche”. È la view di Andrea Scauri, gestore azionario Italia di Lemanik.

I mercati azionari globali sono stati negativi in aprile sui timori di un forte rallentamento della crescita economica globale alimentato dall’aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime, dal conflitto russo-ucraino e da nuovi blocchi in Cina (con conseguenti ripercussioni sulle catene di approvvigionamento). Tuttavia, il vento contrario più forte continua a essere il cambiamento della politica monetaria globale (meno accomodante) guidato dalla Fed. Il peggioramento delle condizioni di mercato si è riflesso anche in un drastico calo dell’attività sul mercato primario: in Europa, le emissioni obbligazionarie nell’ultimo mese sono diminuite di circa il 40% rispetto allo stesso periodo del 2021. Inoltre, in termini di rifinanziamento del debito, il costo marginale è aumentato al di sopra del costo medio dei titoli Ue investment grade.

Segni di stress stanno anche aumentando sul mercato dei mutui Usa: il tasso di interesse medio su un mutuo a tasso fisso a 30 anni è salito al 5,1%, il livello più alto dall’aprile 2010. L’impennata dei tassi di interesse ha poi portato a un calo della domanda. Tuttavia il rapporto di servizio del debito delle famiglie (rapporto tra le rate del mutuo e il debito al consumo e il reddito disponibile delle famiglie) era molto basso prima della pandemia, ed è sceso ulteriormente durante la pandemia grazie alle agevolazioni/incentivi fiscali. Inoltre la quantità di prestiti a tasso variabile è relativamente limitata. “La situazione merita comunque molta attenzione data la stretta correlazione con i mercati azionari”, spiega Scauri. “Siamo in una fase in cui il paradigma sta cambiando per le banche centrali, oltre a una situazione geopolitica molto complessa (tensione crescente tra Stati Uniti e Cina, oltre al conflitto russo-ucraino), e questo aumenta il rischio di un deterioramento delle prospettive”.

Per le banche centrali è diventato fondamentale combattere l’inflazione, e i mercati finanziari stanno già prezzando forti rialzi dei tassi di interesse, un elemento potenzialmente di sostegno: per quanto riguarda la Fed, le aspettative sono per tre rialzi dei tassi di interesse di 50 punti base nelle riunioni di maggio, giugno e luglio da parte del Fomc (Federal Open Market Committee) . È probabile che le banche centrali vogliano evitare di interrompere la rinnovata crescita economica ottenuta con l’allentamento della pandemia e che la politica prenderà probabilmente una piega accomodante (dovish), attraverso il controllo della curva dei rendimenti o l’equivalente di una nuova iniezione di liquidità. “In questo contesto, riteniamo che i mercati stiano già prezzando un netto rallentamento economico, che il posizionamento sia già estremamente prudente e che le azioni siano ancora preferibili alle obbligazioni e siano la migliore copertura dell’inflazione nel lungo termine”, aggiunge Scauri.

“Nello specifico – conclude Scauri – abbiamo mantenuto in portafoglio le nostre posizioni su Atlantia e Danieli. La partecipazione in Tenaris è stata diminuita, beneficiando del grande movimento sul petrolio. Abbiamo poi mantenuto la nostra partecipazione nel settore della difesa (Leonardo), aumentando al contempo la nostra esposizione sul business della cybersecurity e ricostruendo il nostro posizionamento sul settore delle utilities, in particolare quelle esposte al business delle rinnovabili (Prysmian, Alerion, Enel). Infine, abbiamo aggiunto in portafoglio i titoli “inflation linked“, cioè Inwit e RayWay”.

 

Lemanik: gestibile un rialzo dei tassi di 50 punti base in Europa

Il 2022 sarà ancora rialzista per l’azionario europeo, nonostante la maggiore volatilità. Portafogli da riposizionare sui titoli value come finanziari e materie prime.

“La Bce seguirà la Fed e aumenterà i tassi di interesse. Tuttavia un incremento di 50 punti base nel 2022, come si attende il mercato, è ampiamente gestibile attraverso rotazioni settoriali e aggiustamenti di portafoglio che consentano di cavalcare un mercato ancora decisamente rialzista nel 2022”. È l’opinione espressa da Andrea Scauri, gestore azionario Italia ed Europa di Lemanik, intervistato da Class Cnbc. 

Dopo aver tenuto una linea molto ferma fino a non più tardi di due settimane fa, con un atteggiamento molto accomodante che si leggeva nelle parole di Christine Lagarde, nella riunione del 3 febbraio la Bce ha capitolato ­– spiega Scauri – lasciando intendere un possibile rialzo dei tassi di interesse, che il mercato ha già prezzato in almeno 50 punti base nel corso del 2022. Alla base, probabilmente, c’è stata una spinta da parte dei paesi nordici ad abbandonare l’atteggiamento ultra-espansivo tenuto finora dalla Bce. In ogni caso, in un contesto di crescita come quello attuale, con le società che stanno riportando utili molto forti per il 2021, un aumento dei tassi di questa entità è assolutamente controllabile da parte del mercato azionario europeo, che può ancora contare su stimoli fiscali importanti, legati alla messa a terra del Recovery fund. Mentre, al contrario, gli Usa hanno già beneficiato degli importanti incentivi fiscali generati negli ultimi due anni.

Quindi la Bce seguirà la Fed nel ritoccare i tassi di interesse, anche se con un ritmo probabilmente meno forte: bisognerà quindi verificare se la domanda continuerà a essere sostenuta per far crescere gli utili nel 2022. “Alla luce di questa situazione”, prosegue il gestore, “abbiamo venduto tutta la componente industriale growth del nostro portafoglio azionario e ci siamo riposizionati in maniera decisa sulla componente value, che si traduce principalmente in banche, assicurazioni e materie prime, che in un mercato ancora molto volatile dovrebbero vedere una revisione dei multipli, legata alle aspettative di risalita dei tassi di interesse, sovraperformando i titoli growth”. “Ci aspetta una volatilità nettamente più alta rispetto al 2021, ma attraverso le rotazioni settoriali e gli opportuni aggiustamenti di portafoglio è possibile andare a trovare quelle opportunità che potranno beneficiare ancora di un bull market europeo nel 2022”.

Restano due elementi di criticità. Da un lato, il tema geopolitco legato alle tensioni tra Russia e Stati Uniti sull’Ucraina, che in caso di escalation colpirà soprattutto l’Europa, e, dall’altro lato, il possibile ulteriore de-rating dei titoli tecnologici, che, trattando a multipli molto elevati, sono più esposti all’irripidimento della curva dei tassi, come sta avvenendo negli Usa con il Treasury.

Lemanik: view positiva sui mercati azionari 2022. Nonostante Omicron

Secondo Andrea Scauri, l’Italia ha riacquistato il suo appeal di investimento e il suo profilo di rischio è drasticamente migliorato grazie a Draghi. Le posizioni principali in portafoglio tra i nomi europei sono Vivoryon, Euronext, The Naga Group, Danieli, Atlantia.

“Nonostante i timori legati alla variante Omicron, continuiamo a confermare la nostra visione positiva sui mercati azionari. Per il 2022 ci aspettiamo che la politica fiscale rimanga accomodante, con il lancio del piano per le infrastrutture negli Stati Uniti e l’implementazione del Recovery Fund nell’Ue. L’Italia ha riacquistato il suo appeal di investimento e il suo profilo di rischio è drasticamente migliorato grazie a Draghi”. È la view di Andrea Scauri, gestore del fondo Lemanik European Special Situation.

I timori e l’incertezza sulla pericolosità della nuova variante sudafricana Omicron hanno causato un calo dei mercati azionari. I settori più colpiti sono stati quello dei viaggi, seguito dal petrolio, dalle banche e dall’automotive, mentre hanno tenuto bene i farmaceutici e le utilities. La volatilità dei mercati ha avuto un’impennata, con il VIX salito del 55% a 25 e le materie prime in calo, in particolare il petrolio per le preoccupazioni che la domanda di greggio possa diminuire con il rallentamento della ripresa a causa di una recrudescenza del virus. “Se i casi dovessero aumentare rapidamente a causa della nuova variante, la volatilità dei mercati rimarrà alta nelle prossime settimane per i timori di potenziali nuovi blocchi”, sottolinea Scauri. “Anche se ci aspettiamo che i casi aumentino a breve termine, crediamo che saranno gestiti da un’accelerazione nel roll-out della terza dose del vaccino, lo sviluppo di una nuova versione del vaccino efficace contro le nuove varianti e un’approvazione più rapida delle pillole anti-Covid che hanno dimostrato un’efficacia promettente nel prevenire sintomi gravi e ricoveri”.

L’incertezza del contesto attuale ha portato a qualche acquisto di obbligazioni, a un calo dei rendimenti e ad acquisti di oro beneficiando anche del calo dei tassi nominali Usa e nonostante un dollaro forte. La paura di una nuova e più grave variante potrebbe portare le banche centrali a rimandare i loro programmi di tapering e di aumento dei tassi di interesse, almeno fino a quando non saranno disponibili informazioni sufficienti sul pericolo del nuovo virus.

I principali rischi legati a: un aumento significativo dei casi di Covid-19 e dei tassi di ospedalizzazione, nuove chiusure prolungate che comportano un netto rallentamento dell’economia; una riduzione troppo rapida della liquidità da parte delle banche centrali; un marcato rallentamento dell’economia cinese (nell’UE, i settori più esposti al mercato cinese sono i beni capitali, l’automotive, i beni di lusso/consumo); un allargamento degli spread ad alto rendimento con un aumento delle insolvenze societarie e/o una pressione sui margini industriali a causa di un aumento troppo rapido del costo delle materie prime e dell’inflazione. “In questo contesto, le posizioni principali tra i nomi europei rimangono Vivoryon, società biotecnologica tedesco-olandese, la francese Euronext e The Naga Group, piattaforma cripto tedesca in rapida crescita”, conclude Scauri (nella foto in basso).

“Abbiamo mantenuto la nostra posizione su Danieli, che combina crescita, multipli economici e tendenze a lungo termine legate alla decarbonizzazione dell’industria dell’acciaio. Tra gli industriali, abbiamo mantenuto la nostra posizione su Atlantia, sulla base di un bilancio molto più pulito dopo la finalizzazione della cessione di ASPI, che ha portato a uno sconto significativo NAV. Il nostro posizionamento sulle banche è sostanzialmente invariato sulla base delle aspettative di aumento dei tassi di interesse. Dopo aver ridotto massicciamente il nostro posizionamento sui settori petrolifero e auto, abbiamo ricostruito la nostra partecipazione su Tenaris e Repsol a seguito della forte correzione avvenuta a fine ottobre/inizio novembre. Evidenziamo infine la nostra partecipazione su Telecom Italia”.

Lemanik punta sull’equity. Scenario favorevole a energia e titoli finanziari

Si prospetta uno scenario di crescita economica robusta, inflazione strutturalmente più alta rispetto al passato anche se in calo rispetto ai livelli attuali e bassi tassi di interesse. L’equity guida la ripresa con i settori delle “riaperture”.

“Nonostante le forti performance di mercato che potrebbero portare a potenziali correzioni minori, a nostro avviso lo scenario generale continua a essere favorevole all’equity. Continuiamo a preferire i titoli e i settori coinvolti nel “reflation trade” e nelle “riaperture”, come energia e finanziari”. È la view di Andrea Scauri, gestore del fondo Lemanik High growth.

I mercati azionari globali hanno continuato a seguire una tendenza al rialzo nel mese di agosto, con l’S&P500 e il Nasdaq che hanno raggiunto nuovi massimi storici. Anche i mercati azionari europei sono stati positivi, mentre gli indici dell’Asia-Pacifico hanno sottoperformato a seguito del recente inasprimento normativo da parte del governo cinese su vari settori e le dichiarazioni del presidente Xi Jinping a favore di una più equa distribuzione del reddito, accennando così al rischio di nuove restrizioni su ulteriori settori o alla possibilità di una maggiore pressione fiscale per i più ricchi. Una stagione dei resoconti particolarmente positiva e i timori che le banche centrali abbandonino troppo in fretta i piani di stimolo hanno più che compensato il rallentamento dello slancio positivo della crescita globale rispetto ai mesi precedenti, causato dalla diffusione della variante Delta e da problemi con varie catene di approvvigionamento.

Nel frattempo il discorso del presidente della Fed Powell al simposio virtuale di Jackson Hole ha confermato i toni generalmente accomodanti. Powell ha confermato che, salvo imprevisti – soprattutto in termini di pandemia – l’obiettivo della Fed è quello di iniziare a ridurre il ritmo degli acquisti di asset quest’anno, ma anche che il tapering non è un preludio a un’imminente stretta sui tassi di interesse. Per quanto riguarda i prossimi passi, una riduzione degli acquisti sembra ancora molto probabile per novembre o dicembre. Il prossimo rapporto ufficiale sul mercato del lavoro sarà fondamentale in questo senso.

Lo scenario  continua comunque a essere quello di una crescita economica sempre robusta, un’inflazione strutturalmente più alta rispetto al passato anche se in calo rispetto ai livelli attuali e tassi di interesse sempre bassi, poiché le banche centrali devono sostenere e finanziare le politiche fiscali aggressive dei governi. I rischi principali sono legati a molte variabili: un’eventuale decisione inattesa da parte delle banche centrali di far salire troppo rapidamente i tassi di interesse a lungo termine mentre l’economia è ancora in ripresa; un marcato allargamento degli spread ad alto rendimento, con un aumento del numero di società in preda all’insolvenza e/o una pressione sui margini operativi a causa di un aumento troppo rapido del costo delle materie prime e dell’inflazione; un ritorno dell’instabilità politica interna.

“In questo contesto, nel nostro portafoglio restiamo selettivi e concentrati su pochi nomi di qualità”, conclude Scauri. “È il caso di Danieli, che combina crescita, multipli a buon mercato e tendenze a lungo termine legate alla decarbonizzazione dell’industria dell’acciaio. Abbiamo aumentato la nostra posizione sulle banche dopo la performance negativa di inizio luglio. Tra gli industriali, abbiamo aumentato la nostra posizione su Atlantia, sulla base di un bilancio molto più pulito dopo la finalizzazione della cessione di Aspi”.

Variante Delta sotto controllo, equity europeo sugli scudi. Italia compresa

Secondo Andrea Scauri di Lemanik, dopo il forte rally dei mercati azionari dall’inizio dell’anno, l’outlook indica qualche incertezza nel breve termine, che però sarà solo temporanea. Danieli, Atlantia e Vivoryon le posizioni più interessanti in portafoglio.

“Nel breve termine ci potrà essere un pò di consolidamento dopo la forte performance dell’anno, prima di una nuova accelerazione guidata da titoli e settori che beneficiano del reflation trade, cioè maggiore crescita combinata con un’inflazione strutturalmente più alta. La nostra visione dei mercati azionari, in particolare dell’Europa, rimane quindi costruttiva”. È l’analisi di Andrea Scauri, gestore del fondo azionario Lemanik European Special Situations, che investe sulle aziende con le migliori opportunità di crescita in Europa con un obiettivo di ritorno assoluto. Il fondo ha registrato una performance positiva del +27% da inizio anno, sovraperformando di circa il 12% il benchmark Eurostoxx (+15%).

L’indice PMI composito statunitense si è attestato a 63,9 in giugno, in calo rispetto al 68,7 di maggio, ma mostrando ancora un tasso di crescita storicamente elevato in termini di produzione del settore privato. Un rallentamento dell’attività è stato registrato sia nel settore manifatturiero che in quello dei servizi, con i produttori ostacolati da significativi ritardi nelle consegne dei fornitori e difficoltà nell’assunzione di personale. Questi dati suggeriscono che la forte accelerazione dello slancio economico globale dai minimi del secondo trimestre 2020 potrebbe essere giunta al termine.  La performance dell’economia statunitense è destinata a rimanere robusta, sostenuta dalle riaperture, dalla forte crescita dei consumi e dai piani di stimolo del governo e stiamo assistendo solo a un rallentamento della crescita. L’accelerazione della crescita in Europa deve ancora iniziare e godrà di un sostegno continuo da parte della Bce.

“Dopo il forte rally dei mercati azionari dall’inizio dell’anno, l’outlook indica qualche incertezza nel breve termine”, sottolinea Scauri. “Le ragioni sono le seguenti: le decisioni di ritardare l’allentamento delle restrizioni a causa della diffusione della variante Delta; i timori di una fine affrettata delle politiche monetarie/fiscali favorevoli e di dichiarazioni meno accomodanti da parte delle banche; i timori di un rallentamento della crescita globale nel breve termine a causa dei vincoli sul lato dell’offerta e dell’aumento dei prezzi. A nostro avviso, si tratta comunque di fattori temporanei”.

Con due dosi di vaccino, la variante Delta rimane sotto controllo e i vaccini si stanno dimostrando efficaci. I tassi reali potrebbero salire ma solo in misura limitata nei prossimi 12-24 mesi, dal momento che le banche centrali devono tenere sotto controllo i tassi di interesse. Infine l’Europa, anche grazie alla Next Generation Eu, ha ancora molto spazio di crescita nei prossimi mesi. L’attrattiva dell’Italia per gli investitori sta crescendo grazie al suo profilo di rischio drasticamente migliorato, e perché è tra i principali beneficiari dei fondi Ue Next Generation (in Italia ribattezzato come PNRR, piano nazionale di ripresa e resilienza), che potrebbero portare nuovi capitali verso l’Italia e l’Europa, per monetizzare il debito e, se necessario, utilizzare altre misure di politica monetaria a disposizione.

“Questo è il motivo del nostro posizionamento importante sul mercato italiano attraverso temi di investimento molto specifici”, conclude Scauri. “È il caso di Danieli, che combina crescita, multipli economici e tendenze a lungo termine legate alla decarbonizzazione dell’industria dell’acciaio. Abbiamo poi costruito una nuova posizione su Atlantia, mentre fra le posizioni core segnaliamo l’ottima performance di Vivoryon, a seguito dell’annuncio di una partnership di commercializzazione e distribuzione del prodotto in via di sviluppo su Alzheimer con uno dei principali player cinesi”.

In Europa c’è molto più valore di quanto si creda. Imprese fiduciose e bassi livelli di scorte

Secondo Andrea Scauri di Lemanik, le azioni value beneficiano delle valutazioni ben al di sotto della media di mercato e del forte sottopeso nei portafogli globali.  

Value ed Europa hanno sotto-performato per anni, ma con l’aspettativa di una crescita economica in sincronia con tassi mai visti negli ultimi decenni e una ripresa dell’inflazione la parte più ciclica dei mercati potrebbe godere di performance molto forti. Il value beneficia delle valutazioni ben al di sotto della media di mercato e del forte sottopeso nei portafogli globali e la leva operativa di queste società rimane piuttosto elevata, consentendo un forte aumento dei profitti qualora i ricavi iniziassero a salire. Probabilmente c’è molto più valore in Europa di quanto si percepisca attualmente”. È l’analisi di Andrea Scauri, gestore azionario Italia di Lemanik.

I mercati azionari europei sono saliti nelle scorse settimane nonostante la lentezza del lancio dei vaccini e nuove restrizioni, ma con l’attività industriale che continua a dipingere un quadro positivo, condizioni finanziarie favorevoli, elevata fiducia delle imprese e livelli di scorte ancora bassi. I mercati asiatici sono stati deboli, mentre i mercati azionari americani hanno registrato performance miste. L’Italia ha sovra-performato, continuando a beneficiare dell’effetto Draghi e del significativo impatto positivo delle misure della Bce, che hanno portato a un’ulteriore riduzione del costo di finanziamento del debito pubblico, arrivato a un nuovo minimo storico. Questo trend è destinato a continuare grazie a una forte riduzione del rischio politico e al pieno sostegno a Draghi da parte dei principali partiti politici per attuare efficacemente il Recovery Fund.

La volatilità dei mercati globali è scesa ulteriormente. Le materie prime hanno corretto leggermente e i tassi d’interesse sono saliti negli Usa, con il rendimento del Treasury a 10 anni che è salito di +31bps all’1,71%, un irripidimento della curva e un aumento del tasso d’inflazione previsto.

“Riteniamo che questo movimento si spieghi, da un lato, con la prospettiva sempre più probabile di una fine della pandemia e, dall’altro, con le consistenti emissioni di debito pubblico, che devono essere monitorate attentamente perché potrebbero portare a una volatilità a breve termine sui mercati, alla luce del significativo deficit statunitense”, sottolinea Scauri. “Continuiamo a credere che la Fed non abbia altra scelta che aumentare gli acquisti di buoni del tesoro, monetizzare il debito e, se necessario, utilizzare altre misure di politica monetaria a sua disposizione”.

Il differente ritmo di vaccinazione si traduce in divergenti prospettive di crescita: da un lato Usa e Uk, che stanno già pianificando le fasi di riapertura delle loro economie, dall’altro l’Europa, in ritardo. A livello fiscale, gli Usa sono stati estremamente aggressivi per la quantità di stimoli approvati. L’Europa ha dato segni di unità con il risultato storico del Recovery Fund, ma la percezione del mercato è che abbia fatto meno rispetto agli Usa.

Il margine di sorpresa del mercato americano resta molto limitato, mentre a livello europeo la percezione del mercato è peggiorata a causa della risposta alla pandemia frammentata e il consenso è rimasto negativo nonostante i dati effettivi siano migliori delle aspettative. Questi aspetti sono evidenti nel Citi Economic Surprise Index (CESI), che misura il livello di sorpresa dei dati rispetto alle aspettative del mercato. I dati macroeconomici americani sono risultati forti ma sono ancora al di sotto delle aspettative del mercato e il CESI americano è in costante diminuzione. Ciò significa che le aspettative sono aumentate al punto che anche i dati più forti vengono percepiti come insoddisfacenti. Al contrario, questa visione è stata opposta in Europa, dove il CESI è in rialzo e si sta nuovamente avvicinando ai massimi visti in precedenza.

“Se le notizie negative si interromperanno e il sentiment diventasse più positivo, potrebbe esserci una sovra-performance sostenuta delle azioni europee”, conclude Scauri.

Lemanik presenta il fondo che punta sui campioni dei listini europei

Lemanik European Special Situations investe su un ristretto numero di aziende europee con forti prospettive di rivalutazione a medio termine. Valore della quota a +17.63% da gennaio 2021 e +40% rispetto ai massimi pre-Covid.

Comunicato stampa – 23 marzo 2021 – Lemanik Asset Management amplia la propria offerta commerciale con il comparto Lemanik European Special Situations, un fondo azionario europeo che si concentra su un ristretto numero di titoli con prospettive di crescita elevate nel medio periodo.

Il fondo, che ha ridisegnato la strategia di investimento a fine 2019 ed è stato affidato al gestore Andrea Scauri, segue un approccio fondamentale con una logica di ritorno assoluto e ha l’obiettivo di individuare aziende con modelli di business e valutazioni tali da poter generare valore superiore agli indici di mercato, indipendentemente dall’approccio value o growth e dalla capitalizzazione di mercato. Come è accaduto con titoli come Westwing Group, società di e-commerce che ha prodotto una plusvalenza del 400%, la biotech Vivoyron Therapeutics (+300%) o i software per i big data di Exasol (+400%).

Il fondo ha registrato una performance del 17.63% dall’inizio del 2021, con un incremento del valore della quota del 40% rispetto ai massimi pre-Covid.

«La selezione dei titoli segue un approccio esclusivamente bottom-up, senza vincoli settoriali o geografici», spiega Scauri, «e la rotazione di portafoglio è molto bassa, perché vogliamo beneficiare in pieno della rivalutazione dei titoli scelti. Ogni posizione viene monitorata e rivista settimanalmente, sia in termini di performance sia attraverso il contatto diretto con il management dell’azienda, per seguire al meglio l’evoluzione del business di riferimento».

Torna l’interesse sui titoli di banche e assicurazioni. Scauri: probabili dividendi dal secondo semestre

Assicurazioni e banche trattano con sconti fino al 25% rispetto ai competitor europei. Draghi attrae i grandi fondi di investimento sul mercato italiano, che è destinato a sovra-performare, mentre le utilities sono a rischio in caso di ritorno dell’inflazione.

 “Finora ci siamo tenuti a distanza dal comparto finanziario, a causa della sua alta volatilità, ma ora che la volatilità è in diminuzione e c’è la prospettiva concreta che assicurazioni e banche possano tornare a pagare dividendi nella seconda metà dell’anno, grazie a maggiori riserve di capitale rispetto al 2020, riteniamo che sia il momento di tornare sui titoli del settore”. È l’analisi di Andrea Scauri, gestore azionario Italia di Lemanik.

Con il nuovo anno abbiamo assistito a un approccio molto più soft del regolatore rispetto al 2020 e questo potrebbe comportare un effetto di re-rating dei multipli sottostanti i titoli finanziari, con la possibilità di un incremento degli utili legato ai minori accantonamenti resi possibili dai vincoli regolatori meno stringenti. Soprattutto nel caso italiano, questo potrebbe essere un elemento molto forte per il 2021, grazie anche alla nomina a premier di Mario Draghi.

Il governo Draghi, infatti, potrebbe rappresentare un forte catalizzatore per i flussi esteri, riportando il mercato italiano all’interno delle asset allocation dei grandi fondi di investimento. In una prima fase, ne beneficeranno soprattutto le large cap, poiché i flussi arriveranno attraverso futures ed ETF, mentre in una seconda fase, quando la selezione dei titoli si sposterà verso equity stories di qualità meno conosciute, ci sarà più attività su small e mid cap.

“In questo momento il mercato italiano tratta con uno sconto del 10-15 per cento rispetto al mercato europeo e questo fa presupporre una generale sovra-performance dell’Italia in termini di indici”, sottolinea Scauri. “Sui finanziari, il gap aumenta fino al 20-25 per cento”.

Per questo, a livello settoriale, la preferenza va ai titoli assicurativi e bancari. Le banche più piccole hanno un beta più elevato, quindi una possibilità di avere una rivalutazione più importante trattando multipli più contenuti rispetto alle banche più grandi.

Resta poi l’interesse per i titoli ciclici, come il settore auto, che sta tornando a essere investibile, e le materie prime. Mentre per quanto riguarda la componente Esg (Environmental, social e governance), il focus è soprattutto su equity stories interessanti nel settore delle rinnovabili e della transizione ecologica.

“Il settore che ci piace meno in questa fase è quello delle utilities regolamentate”, conclude Scauri, “dal momento che tratta a premi molto elevati, elemento che lo rende vulnerabile in caso di ritorno dell’inflazione”.

 

Andrea Scauri: nel 2021 l’healthcare potrebbe rendere meno dei titoli industriali o finanziari

Per le Big Pharma il vaccino a prezzo di costo comporterà pochi profitti. Le prospettive di ripresa nel 2021 restano positive.

«Se nei primi mesi del 2021 proseguirà la rotazione dei portafogli dai titoli a crescita elevata (growth) a quelli con buoni fondamentali ma sottovalutati (value), il settore dell’healthcare potrebbe sottoperformare in generale il settore più ciclico del mercato, rappresentato ad esempio dagli industriali o dai finanziari», sostiene Andrea Scauri, gestore del fondo Lemanik European Dividend Preservation. «Al contempo, la vittoria dei democratici in Georgia potrebbe mitigare questa rotazione e quindi il settore healthcare potrebbe beneficiare in parte dei temi più vicini all’agenda di Biden».

Pensare che i titoli farmaceutici possano produrre facili guadagni trainati dai vaccini anti Covid19 potrebbe quindi rivelarsi una pericolosa illusione – spiega Scauri – perché nel 2020 il tema del vaccino ha sostenuto soprattutto quei titoli come Biontech o Moderna che avevano il vaccino stesso come core business, con produzione e commercializzazione affidate a terzi. Diverso il discorso per le big pharma come Pfizer, Sanofi o AstraZeneca: in questi casi, la produzione non comporterà profitti se non in maniera molto limitata, perché il prodotto sarà venduto a un prezzo molto vicino a quello di costo. Il beneficio arriverà soprattutto a livello reputazionale, anche perché questi giganti farmaceutici hanno un portafoglio di prodotti molto ampio e la parte di business legata al coronavirus è soltanto una piccola parte dell’intera offerta.

«Allargando l’orizzonte, i vaccini in corso di lancio e la graduale eliminazione delle restrizioni di viaggio nel corso dell’anno potrebbero portare a una normalizzazione della situazione sanitaria e a uno slancio molto positivo degli utili», aggiunge Scauri, «e, nonostante il recente forte rally, le ragioni per rimanere più costruttivi sul mercato restano invariate: la politica monetaria e fiscale continuerà a essere accomodante nei prossimi mesi e le banche centrali difficilmente aumenteranno i tassi d’interesse nel 2021; le valutazioni azionarie sono più appetibili delle obbligazioni; e gli utili nel 2021 potrebbero sorprendere al rialzo e tornare a livelli pre-Covid, considerando che i recuperi sono tipicamente più forti delle recessioni. Del resto, nel rimbalzo post-lockdown abbiamo assistito a un grande appetito dei consumatori, in parte alimentato dai risparmi accumulati durante il blocco».