Febbraio 14, 2026
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PMI, frena l’ottimismo sulla crescita economica. Grant Thornton: ripensare i modelli organizzativi

Secondo Grant Thornton, l’incertezza economica è il principale vincolo alla crescita delle PMI globali. Nonostante questo, il 60% delle imprese del mid-market si aspetta un aumento della redditività.

Secondo l’ultimo International Business Report (IBR) di Grant Thornton, elaborato a livello globale sui dirigenti di oltre 2.500 imprese del mid-market, nel secondo semestre del 2023 si assiste ad un calo dell’ottimismo da parte delle aziende globali, dal 67% al 65% (-2% rispetto al primo semestre 2023), con un decremento più netto in Europa, dove l’indice di fiducia economica si abbassa dal 56% al 51% (-5%), e in Italia, in discesa dal 46% al 43% (-3%). A destare preoccupazione sono le prospettive economiche incerte a causa delle tensioni geopolitiche e delle condizioni finanziarie restrittive per famiglie e imprese.

E così, nonostante il leggero calo (-1% rispetto al 1° semestre 2023), l’incertezza economica rimane ancora il vincolo più frequentemente riportato a livello globale (57%), in Europa (47% vs 49%) e in Italia, dove il dato resta stabile al 55%. A seguire, i principali ostacoli alla crescita vengono individuati nei costi del lavoro (51%) e dell’energia (52%) e dalla disponibilità di forza lavoro qualificata (50%), sebbene tutti i dati mostrino un evidente miglioramento che, seppur in modo marginale, riflette la minore preoccupazione delle aziende rispetto al semestre precedente. A questo quadro di incertezza si contrappone un numero significativo di aziende che si aspetta un aumento della redditività (in crescita dal 59% al 60%) per il prossimo anno, attribuibile principalmente al fatto che l’inflazione è stata messa sotto controllo. Una tendenza contraria mostra l’indice in Europa in lieve discesa, dal 45% al 42%, così come in Italia, dal 43% al 42%.

Il miglioramento atteso sulla profittabilità è ulteriormente rafforzato dal fatto che un numero inferiore di aziende (nel mondo dal 55% al 50%; in Europa dal 50% al 47%; in Italia dal 45% al 34%) prevede di aumentare i prezzi di vendita nei prossimi dodici mesi. Tuttavia, ad una crescita attesa della redditività si accompagna una contrazione del numero di aziende che prevede un aumento dei ricavi per il prossimo anno, che scende dal 60% al 59%. L’indice è in leggero peggioramento anche in Italia, passando dal 56% al 54% e in Europa, dove scende al 53% dal 54%.

Nonostante più della metà delle aziende globali preveda un aumento della redditività, il segmento del mid-market si mostra nel complesso in difficoltà, trovandosi a fronteggiare le molteplici sfide poste dall’economia globale. Questa incertezza trova riscontro anche nell’esiguo aumento (+1%) del numero di imprese che prevede di assumere personale nel corso di quest’anno, che passa dal 50% al 51%. In Europa le aspettative di assunzione calano dal 41% al 39%, ma il pessimismo è più marcato in Italia, con una diminuzione di ben 10 punti percentuali (dal 43% al 33%). Resta stabile invece (83%) il numero delle aziende che prevede un possibile aumento dei salari, mentre le imprese italiane si mostrano più fiduciose (in leggera ascesa dal 67% al 69%), seguite da quelle europee (dal 78% al 79%).

Prospettive poco promettenti anche per il commercio internazionale, probabilmente a causa del diffuso sentiment di sfiducia verso scenari geopolitici incerti. Le aspettative di espansione sui mercati esteri mostrano infatti un andamento in frenata, con il 43% delle aziende ottimiste su una crescita dell’export (47% nella prima metà del 2023); una tendenza analoga si riscontra in Italia e in Europa, che vedono entrambe un decremento dal 37% al 35%. Questo fenomeno è principalmente imputabile alla flessione (40% contro il 43% del primo semestre 2023) del numero di aziende che prevede di aumentare il numero di Paesi verso i quali esportare, a cui si accompagna un calo (42% vs 44%) delle aziende che prevedono di aumentare i ricavi connessi alle esportazioni. Le imprese si mostrano meno fiduciose anche in merito al ricorso a fornitori sui mercati esteri, che dovrebbe crescere secondo il 34% del campione (37% nei primi sei mesi dell’anno).

Guardando agli investimenti, restano al primo posto quelli destinati alla Tecnologia, con il 61% delle aziende a livello globale che prevede un aumento nei prossimi 12 mesi (stabile sul primo semestre 2023); in Europa il dato scende al 46% (50% nei primi sei mesi dell’anno) ed è in flessione anche in Italia (47% vs 52%). Per quanto riguarda gli altri settori si assiste ad un calo generalizzato delle aziende che prevedono di accrescere gli investimenti in competenze del personale (56% vs 57%), in ricerca e sviluppo (52% vs 54%) e nelle costruzioni (36% vs 38%). Alessandro Dragonetti (nella foto), Managing Partner & Head of Tax di Bernoni Grant Thornton, commenta “l’indice di fiducia delle nostre imprese ha registrato un calo generalizzato, che si inserisce nel più ampio quadro di incertezza sulle previsioni economiche internazionali, a causa dell’inasprimento dei conflitti geopolitici e del persistere delle politiche monetarie restrittive. Di contro, le aziende si mostrano fiduciose sulla buona tenuta della redditività nel prossimo anno, che dipenderà in gran parte da come sapranno rispondere alle sfide del contesto economico nel quale si troveranno ad operare. Questo processo dovrà necessariamente passare dal ripensamento dei modelli organizzativi, l’automazione dei processi, il potenziamento delle competenze e, non ultima, una maggiore spinta agli investimenti, ivi inclusi quelli nel capitale umano”.

Aziende e benessere dei dipendenti: boom per il mercato dei servizi payroll in outsourcing

Il mercato dei servizi payroll sta vivendo una fase di grande crescita prospettica  (+47% entro il 2030). Tra IA e Big Data, ecco i trend che stanno rivoluzionando il settore.

Continua la crescita del mercato dei servizi di payroll in outsourcing: se lo scorso anno il valore del settore a livello globale ha superato i 25,3 miliardi di dollari, entro il 2030 toccherà i 37,3 miliardi. Un servizio fondamentale per le aziende, che troppo spesso non affidano il processo di elaborazione delle buste paga ad un partner esperto, incorrendo spesso in errori davvero “salati”: il 20% di queste, infatti, contiene inesattezze, causando perdite importanti.

Secondo quanto emerge da una recente ricerca realizzata da Research and Markets, entro i prossimi 7 anni si assisterà ad un’importante espansione del settore a livello globale, che passerà dai 25,3 miliardi di dollari del 2022 ai 37,3 del 2030 (+47%), grazie a un tasso di crescita medio annuo composto del 5%. Uno dei fattori trainanti di questo settore è legato al risparmio di tempo e dei costi che l’esternalizzazione del servizio consente, riducendo la necessità di formare personale interno addetto alle paghe e permettendo allo stesso tempo ai team HR di concentrarsi su aree più strategiche per le organizzazioni. “Le aziende hanno necessità di dedicarsi completamente al business aziendale, e in particolar modo gli HR devono essere sempre più attenti al benessere dei dipendenti delle proprie aziende”, dichiara Ivan Moretti, Co-Owner & Board Member di Zeta Service. Spesso infatti le aziende scelgono questi servizi per eliminare l’eccessiva manualità e il dispendio di tempo che queste attività impongono ai dipendenti, riducendone il benessere all’interno dell’azienda. In quest’ottica, l’automazione e l’intelligenza artificiale permetteranno di semplificare e ottimizzare ulteriormente i processi di gestione degli stipendi, supportando il lavoro delle risorse dell’azienda.

Il trend di crescita a livello globale si riflette anche a livello europeo: secondo quanto emerge dalla ricerca realizzata da Allied Market Research in Europa, per esempio, la crescita più rilevante nel mercato del Payroll Outsourcing si è registrata nel 2021, in virtù soprattutto dell’aumentato utilizzo di applicazioni mobili e basate sul cloud, ma anche per via delle normative governative che spingono sempre più aziende ad investire nel cloud computing. Questo mercato sembra essere florido anche in Italia, dove la maggior parte delle imprese si rivolge ad aziende specializzate in paghe ed amministrazione in outsourcing. “L’outsourcing è sempre più richiesto data la crescente riduzione delle competenze all’interno degli uffici del personale e la difficoltà nel reperire nuove risorse, che, vista la poca offerta, diventano sempre più preziose”, spiega ancora Moretti.

Quello del payroll in outsourcing è dunque un servizio davvero necessario per le aziende, considerando anche che spesso la gestione interna può comportare errori e perdite economiche anche abbastanza importanti: si parla in questo caso di “Payroll Leakage”. La nota rivista Forbes US riporta, tra gli errori più frequenti, la classificazione errata dei dipendenti o la mancata conoscenza di nuove normative, che spesso comportano il pagamento di importanti sanzioni. Ancora, il mancato rispetto delle scadenze nel pagamento delle tasse o degli stipendi può rappresentare un problema fiscale ma anche organizzativo, generando il malcontento dei propri dipendenti, esattamente come l’errato calcolo delle retribuzioni. Pertanto, diventa fondamentale l’esternalizzazione dei servizi.

In quest’ottica, i trend che guideranno il mercato del payroll nel futuro saranno diversi. Innanzitutto lo smart working, che è diventato ormai parte integrante del mondo del lavoro ma richiede il mantenimento di un elevato coinvolgimento dei dipendenti per via dell’implicito distanziamento sociale che esso comporta nel luogo di lavoro, rendendo meno attrattive le aziende che lo applicano su larga scala. Un secondo trend è rappresentato dal Partner Unico: le aziende cercano un partner unico per tutta l’area dei servizi HR, quindi un unico interlocutore anche per il payroll. Il controllo sui dati è un altro trend importantissimo, poiché le aziende hanno sempre più bisogno di accesso immediato a dashboard e reportistiche legate ai costi del personale, da condividere con la casa madre. In tal senso, il payroll outsourcing giocherà un ruolo ancora più fondamentale grazie all’intelligenza artificiale e  alla sua capacità di elaborare le analisi predittive dei costi del personale.

Infine, la Digitalizzazione, che grazie all’espandersi del lavoro a distanza sta spingendo sempre più aziende a digitalizzare le comunicazioni, anche quelle legate agli aspetti amministrativi, con i propri dipendenti. Relativamente al rischio di violazione dei dati sensibili – che la digitalizzazione amplifica ineluttabilmente – le aziende si affideranno sempre di più ai partner outsourcing perchè hanno già sistemi di protezioni dati più evoluti e, quindi, più sicuri e meno costosi.

Costi operativi in aumento e profitti in calo per le aziende dell’Est Europa

Secondo un sondaggio di Atradius, in Est Europa le aziende temono un calo dei profitti, nonostante l’aumento delle vendite. Continua la pressione sui costi operativi anche se l’inflazione rallenta.

Possibile calo dei profitti nonostante vendite in aumento: sono questi i principali risultati del sondaggio condotto da Atradius, tra la fine del primo trimestre e la metà del secondo trimestre di quest’anno,  in sette mercati dell’Europa dell’Est – Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Bulgaria, Romania e Turchia – nell’edizione 2023 del “Barometro sui comportamenti di pagamento in Europa dell’Est“. 

Nonostante molte aziende siano fiduciose in merito ad un graduale aumento delle vendite, grazie ad una progressiva ripresa della domanda da parte di consumatori e imprese, vengono espressi forti dubbi in merito ad un incremento dei profitti a causa delle perduranti pressioni sui costi operativi anche se l’inflazione continua a rallentare. In particolare, più della metà (55%) delle aziende intervistate nella regione prevede una crescita delle vendite, mentre solo il 39% si aspetta un aumento della profittabilità nei prossimi mesi. Tale preoccupazione è amplificata dal timore di un inasprimento dei costi di gestione del rischio di credito commerciale, giustificato da un atteso peggioramento dei comportamenti di pagamento dei clienti B2B. Le aziende dell’Europa dell’Est esprimono timori nei confronti di tempi più lunghi di incasso delle fatture, cui si accompagnano maggiori costi relativi a monitorare e gestire tali insoluti. In particolare, secondo gli intervistati, l’aumento dei costi potrebbe compromettere seriamente la loro redditività e rappresentare un ostacolo alle attività commerciali e di sviluppo del business. 

Difficoltà nella gestione dei flussi di cassa è un’altra importante preoccupazione riportata dalle aziende in Europa dell’Est. Il 79% degli intervistati prevede che il tempo medio di incasso delle fatture (DSO) resterà stabile nei prossimi mesi, o migliorerà di poco. Mentre il 21% si aspetta un deterioramento del DSO e possibili pressioni sulla liquidità.  Già in questi mesi, molte aziende intervistate in Europa dell’Est hanno adottato misure per velocizzare i tempi di incasso delle fatture, come dilazioni di pagamento più brevi, oltre a maggiore efficienza nei processi di recupero crediti, per mantenere adeguati livelli di liquidità e a ridurre il ricorso a finanziamenti esterni che avrebbe potuto ulteriormente impattare sulla struttura dei costi. 

Per proteggere la redditività in un tale contesto di inasprimento del rischio di credito, molte aziende dell’Europa dell’Est hanno accresciuto il ricorso agli strumenti di gestione del rischio di credito. Il 49% delle aziende intervistate prevede di proseguire con una gestione del rischio di credito commerciale attraverso risorse interne, approccio questo che da molti è stato ritenuto non idoneo a perseguire una gestione strategica del rischio. Questo spiegherebbe perché circa il 20% in più di aziende rispetto allo scorso anno ha dichiarato di voler prendere in considerazione il ricorso all’assicurazione del credito nei prossimi 12 mesi, per proteggere il business dal rischio insolvenza e liberare al tempo stesso liquidità. 

Thomas Langen, Direttore Regionale di Atradius per la Germania, l’Europa Centrale e Orientale, ha dichiarato: “Nonostante l’inflazione stia rallentando e gli impatti siano stati lievemente mitigati dalla forza delle valute locali dei Paesi dell’Est Europa, la pressione sul contesto economico resta alta. La minaccia di un forte inasprimento dei costi comporterà la riduzione dei margini di profitto e metterà a rischio la redditività delle aziende. In questo clima, la protezione dei crediti commerciali risulta di vitale importanza per le imprese che operano in tutti i settori”. Massimo Mancini (nella foto), Direttore di Atradius per l’Italia ha commentato: “La congiuntura economica attuale resta complessa e piena di sfide per i prossimi mesi. Molte aziende, comprese quelle dell’Europa dell’Est, dovranno affrontare un peggioramento dei comportamenti di pagamento delle aziende loro clienti, e questo avrà ripercussioni significative sui livelli di liquidità necessari ad agevolare operatività e percorsi di crescita. Sono le stesse aziende, pertanto, che riconoscono la necessità di gestire il rischio di credito commerciale attraverso gli strumenti assicurativi specifici che il mercato mette a loro disposizione”.  

Est Europa, il 50% delle aziende teme l’onda lunga delle insolvenze post pandemia

Secondo  un sondaggio di Atradius, in Est Europa il 43% delle fatture viene pagato in ritardo, mentre il 5% viene dichiarato inesigibile. Meglio dell’Europa Occidentale, dove tra ritardi di pagamento e crediti inesigibili si arriva al 63%.

L’onda lunga della pandemia preoccupa le aziende in Est Europa. Nonostante ciò, resta sostanzialmente invariato il valore totale dei crediti inesigibili derivanti da operazioni commerciali a credito tra aziende nella regione. In media, il 43% delle fatture viene pagato in ritardo, mentre il 5% viene dichiarato inesigibile. Meglio di quanto rilevato in Europa occidentale, dove i ritardi di pagamento sono al 53% ed i crediti inesigibili al 10% dal 7% dello scorso anno. Questo, in sintesi, uno dei principali risultati del sondaggio condotto da Atradius, tra gli assicuratori del credito leader a livello mondiale, in sette tra i principali mercati dell’Est Europa (Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Romania, Slovacchia e Turchia).

Il sondaggio, condotto nel terzo trimestre di quest’anno, coinvolge aziende fornitrici dell’Est Europa, attive sia sul mercato domestico che all’export. Dato positivo è il forte clima di fiducia delle aziende a livello generale. Il 73% degli intervistati prevede di crescere l’anno prossimo. Le più ottimiste le aziende in Slovacchia (l’87% di intervistati prevede di crescere) e Repubblica Ceca (84%). Questo clima di fiducia, però, è fortemente condizionato dai timori dell’onda lunga della pandemia (come afferma il 53% degli intervistati) e delle nuove varianti sulle insolvenze, attese al rialzo nel 2022, con impatti sia sui mercati domestici presi in esame in Est Europa, sia nei rapporti commerciali tra aziende fornitrici e aziende clienti all’export.

Thomas Langen, Direttore Regionale Atradius per la Germania, Europa centrale e dell’Est, commenta: “E’ molto importante per le aziende fornitrici operanti in Europa dell’Est, ma soprattutto per quelle operanti sui mercati esteri ed attive nei flussi del commercio internazionale, adottare misure di tutela dei bilanci dal rischio di credito commerciale. Questo prima degli attesi peggioramenti di scenario previsti già nei prossimi mesi del 2022″. 

La cessazione delle varie misure di sostegno governativo e fiscale, varate a seguito della pandemia, potrebbe contribuire a rendere il peggioramento del rischio d’insolvenza, non solo in Europa dell’Est, ancora più significativo. Queste incertezze spingono le aziende ad utilizzare sempre di più le tecnologie digitali nei prossimi mesi (come sostiene il 57% degli intervistati). E-commerce, lavoro da casa, ma anche adattamento ai cambiamenti della domanda dei clienti, alle nuove modalità di funzionamento delle catene di fornitura interessate dagli impatti della pandemia si rivelano le nuove sfide cui dovranno confrontarsi le aziende intervistate in Est Europa e non solo.

I risultati del sondaggio condotto da Atradius nei sette tra i principali mercati dell’Est Europa prendono in esame i comportamenti di pagamento e le modalità di gestione del rischio di credito commerciale anche all’interno di specifici comparti industriali di particolare rilievo in tali mercati. 

Nord America, previsioni di crescita commerciale a più velocità per le aziende

Secondo le indagini condotte per il barometro di Atradius relativamente ai comportamenti di pagamento tra aziende del Nord America, le aziende del Messico sono ottimiste e quelle del Canada pessimiste. Le aziende statunitensi esprimono cauto ottimismo.

Previsioni ottimistiche di crescita del business per oltre l’80% delle aziende intervistate in Messico. Decisamente più pessimiste in tal senso le aziende canadesi (36%), mentre quelle statunitensi si dimostrano caute nell’azzardare previsioni di crescita commerciale nei prossimi mesi. Percezioni diverse tra le aziende del Nord America, a causa del perdurare della pandemia e delle differenti modalità di gestione dell’emergenza pandemica a livello locale. Ad approfondire tali tematiche ci pensa il Barometro Atradius sui comportamenti di pagamento tra aziende a livello internazionale, edizione di luglio 2021 dedicata al Nord America.

Gordon Cessford, direttore regionale Atradius per il Nord America, ha commentato: “Potrebbero essere molte le ragioni alla base di questa differenza di percezione del futuro. Sebbene appartengano ad un ambiente di business con delle specifiche interdipendenze a livello di catene di fornitura, ciascun Paese ha affrontato il contesto pandemico in maniera diversa. In Messico, gli interventi governativi meno restrittivi in tema di contenimento del virus hanno avuto come conseguenza per le aziende il proseguimento degli scambi commerciali senza interruzioni. Per il Canada si può dire il contrario”. Inoltre, il governo centrale del Canada ha implementato una serie di misure fiscali a supporto delle imprese. In Messico, la maggior parte degli interventi di sostegno alle aziende sono derivati da iniziative locali e la loro implementazione è stata disegnata in modo da affrontare le singole peculiarità.

Andreas Tesch, Chief Market Officer di Atradius, si è concentrato sui diversi impatti che potrebbero aver prodotto le politiche fiscali governative di ciascun Paese. In particolare, ha dichiarato: “Le aziende del Canada e degli Stati Uniti potrebbero andare incontro alla sospensione delle misure di sostegno del governo già nella seconda metà dell’anno. La maggior parte delle previsioni finanziarie mostra, in questa fase, un aumento delle insolvenze aziendali. È verosimile che il pessimismo dichiarato dalle aziende canadesi rifletta le aspettative di un contesto commerciale di rischio elevato”.

Il sondaggio è stato condotto da Atradius nel secondo trimestre del 2021, un anno dopo che l’Organizzazione mondiale della sanità aveva dichiarato il Covid-19 pandemia globale. Oltre a raccogliere opinioni che riflettono la fiducia delle imprese, il sondaggio ha analizzato lo stato di salute delle imprese attraverso alcuni indicatori chiave che rilevano i trend di utilizzo del credito commerciale, i termini di pagamento, il DSO e le modalità di gestione degli impatti delle criticità delle tempistiche di pagamento delle fatture sull’andamento del business. Dai risultati del sondaggio emerge che più della metà del totale delle operazioni commerciali tra imprese, effettuate da fornitori del Nord America è stato effettuato a credito e il 44% delle aziende ha riferito un maggior ricorso all’utilizzo del credito commerciale a seguito della pandemia. Per quanto riguarda i singoli Paesi dell’area c.d. NAFTA (North American Free Trade Agreement), sono gli Stati Uniti a mostrare la percentuale più alta riguardo ai ritardi di pagamento e ai crediti inesigibili.

Nonostante l’ottimismo riferito dalle imprese del Messico, la pandemia si trova in cima alla lista delle preoccupazioni delle imprese di tutta la regione. In particolare, le aziende hanno indicato come principale fonte di preoccupazione l’imprevedibilità legata all’andamento della pandemia e la salvaguardia dei livelli di liquidità. Il Barometro sui comportanti di pagamento tra aziende del Nord America – USMCA 2021 è stato condotto negli Stati Uniti, in Messico e in Canada, e i report possono essere scaricati dal sito web di Atradius all’indirizzo https://group.atradius.com  (sezione Pubblicazioni).

Economia circolare, bilancio della piattaforma europea ManuSquare per il manifatturiero

Il progetto si concentra sulla rivalorizzazione dei sottoprodotti non utilizzati nell’industria manifatturiera, e consente alle aziende di individuare acquirenti per i propri scarti o surplus di produzione riducendo così il numero di rifiuti da conferire in discarica, in un percorso virtuoso di economia circolare.

È durato tre anni il progetto europeo MANUSQUAREManufacturing ecoSystem of Qualified Resources Exchange (www.manusquare.eu) iniziato nel 2018 e finanziato dalla Comunità Europea nell’ambito di Horizon 2020. Un progetto che ha portato all’ideazione e realizzazione della omonima piattaforma digitale, da molti considerata come una concreta opportunità di innovazione e business per le aziende manifatturiere di svariati settori.

Il progetto è supportato da un consorzio di 12 partner provenienti dalla R&S e dall’ambiente industriale, e più in dettaglio:

SUPSIScuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana,
Holonix Srl (Italia),
SINTEF AS (Norvegia),
Innova Srl (Italia), 
– IBM Israel,
– Science and Technology Ltd (Israele),
– INESC-TEC – Instituto de Engenharia de Sistemas e Computadores, Tecnologia e Ciência  (Portogallo),
– PRODUTECH – Associação para as Tecnologias de Produção Sustentável (Portogallo),
– JPM – Automação e Equipamentos Industriais SA (Portogallo),
Innovhub SSI (Italia), 
Sanitars SpA (Italia), 
– Aktiengesellschaft Trudel (Svizzera), 
– CSEM – Centre Suisse d’Électronique et de Microtechnique SA (Svizzera).

Per fare il punto sugli elementi costitutivi che hanno portato alla ideazione e realizzazione della piattaforma MANUSQUARE, sugli strumenti messi in campo dal progetto e sui trend tecnologici – ed anche per illustrare le nuove opportunità di business per le aziende manifatturiere internazionali – lo scorso 23 giugno si è svolto il webinar organizzato dalle aziende del consorzio, che ha visto la partecipazione di relatori provenienti dal mondo dell’industria, della ricerca e delle istituzioni. Durante il webinar, sono stati illustrati i primi risultati del progetto, che a oggi mostra un andamento positivo, e della piattaforma, a cui si sono registrate già circa cento aziende.

Il progetto, fin dall’inizio, si è concentrato sulla rivalorizzazione delle capacità, delle risorse e dei sottoprodotti non utilizzati nell’industria manifatturiera, consentendo alle aziende di individuare acquirenti per i propri scarti o surplus di produzione, e allo stesso tempo riducendo il numero di rifiuti da conferire in discarica, in un percorso virtuoso di economia circolare. Sono stati messi a disposizione delle aziende strumenti ad hoc e servizi utili a consentire l’incontro tra la disponibilità e la domanda delle capacità produttive, delle risorse, delle nuove idee o dei sottoprodotti, con l’obiettivo di creare in modo dinamico delle catene di valore all’interno di un ambiente fidato, supportato da strumenti di ultima generazione come l’intelligenza artificiale e la blockchain.

“Il progetto MANUSQUARE ha raggiunto l’obiettivo di mettere a disposizione dell’industria manifatturiera una piattaforma digitale per sviluppare nuovi business e innovazione – ha dichiarato Alessio Gugliotta, responsabile ICT di Innova, una delle aziende italiane partner del progetto -. “Ovviamente la piattaforma ora deve crescere e maturare per poter attrarre più aziende e offrire sempre più opportunità. La collaborazione con nuovi early adopter sarà quindi fondamentale nei prossimi mesi per continuare il nostro cammino di crescita”. E se il progetto finisce, non finisce l’attività della piattaforma. “Sicuramente i sei mesi successivi alla fine del progetto vedranno un periodo di transizione, in cui noi gestiremo e cercheremo di portare avanti lo sviluppo della piattaforma – ha aggiunto Gugliotta – “Dopo di che l’obiettivo è quello di creare una startup che prenda in gestione la piattaforma“.

Graziano Elegir

“La piattaforma rappresenta un’importante opportunità anche in ambito di economia circolare sia nel settore cartario sia in quello tessile” ha dichiarato a sua volta Graziano Elegir, responsabile R&D area Carta/Tessile di Innovhub – Stazioni Sperimentali per l’Industria, ente di ricerca e altro partner italiano del progetto -. “In particolare, il settore tessile necessita di trovare soluzioni tecnologiche innovative avanzate per la valorizzazione degli scarti post-industriali complessi per superare il basso tasso di riciclo attuale e ridurre l’impatto ambientale. Soluzioni innovative di recupero che dovranno essere necessariamente cercate non solo all’interno della stessa filiera ma anche in filiere alternative, secondo una logica di open loop recycling e di contaminazione con altri settori industriali”.

Atradius: in Asia ritardi di pagamento sul 50% delle fatture nella catena produttiva e distributiva

Il sondaggio condotto da Atradius sui comportamenti di pagamento tra aziende nei principali mercati asiatici mostra molte aziende in sofferenza per i ritardi nei pagamenti, ma ci sono attese di miglioramento.

Amsterdam/Roma, 16 giugno 2021 – Secondo i risultati emersi dal sondaggioBarometro sui comportamenti di pagamento in Asia – giugno 2021” condotto da Atradius, in Asia il 50% delle fatture tra aziende attive nella catena produttiva e distributiva (B2B) viene pagato in ritardo. Molte delle aziende intervistate hanno riferito di aver sofferto gli effetti della recessione economica provocata dalla pandemia Covid-19. Circa il 40% degli intervistati è pessimista sulle previsioni riguardanti i giorni medi di incasso (Days Sales OutstandingDSO) e il 25% è preoccupato per la tenuta dei livelli di liquidità mentre la pandemia continua farsi strada nel continente.

Complessivamente, il 40% delle aziende in Asia ha registrato un aumento dei ritardi di pagamento dai clienti B2B nell’ultimo anno, seppur con delle diversità dovute alle peculiarità dei numerosi mercati presenti in un continente così vasto. Il 48% in media degli intervistati (in Indonesia il tasso più alto, al 60%) ha riferito la necessità di adottare alcune misure correttive per contenere gli impatti delle insolvenze sul proprio business, in particolare viene menzionato il ritardo a loro volta nei pagamenti ai propri fornitori (riferito in media dal 40% degli intervistati, con gli Emirati Arabi Uniti al 47%, il livello più alto).

Il dato di quanti siano stati costretti a ricorrere a ricorrere ad ulteriori finanziamenti esterni per poter pagare i propri creditori (31% degli intervistati, con Hong Kong al 37%) potrebbe spiegare quel 25% di aziende asiatiche (Singapore al 32%) che ha espresso preoccupazione sul mantenimento di flussi di cassa adeguati per i prossimi mesi. Nonostante il clima di incertezza, i risultati del sondaggio evidenziano però un sentiment di fiducia da parte delle imprese, motivato dall’anticipazione del trend di ripresa delle economie locali, che dipende a sua volta dallo sviluppo della campagna vaccinale portata avanti dai singoli Paesi per contrastare la pandemia.

Andreas Tesch

Andreas Tesch, Chief Market Officer di Atradius, ha commentato: “Il sondaggio annuale di Atradius analizza lo stato dei mercati di tutto il mondo. Tendenze quali l’aumento anno su anno del DSO possono rappresentare la campanella di allarme che anticipa le condizioni sotto pressione di un determinato settore. Sebbene l’economia mondiale sembri destinata a riprendersi nel 2021, permangono alcuni rischi strutturali. La recente risalita dei casi di Covid-19 in molte zone dell’Asia potrebbe rivelarsi una concreta minaccia per la ripresa economica a breve termine nella regione. Pertanto, è ancora piuttosto azzardato offrire una previsione certa sui futuri sviluppi economici e commerciali dei principali paesi asiatici. Ci sono comunque dei segnali positivi di attese ottimistiche per i prossimi mesi”.

Eric den Boogert

Eric den Boogert, Managing Director di Atradius per l’Asia, ha aggiunto: “Il sentiment generalmente ottimista delle imprese e l’anticipazione sul maggiore utilizzo del credito commerciale, sono segnali di fiducia delle imprese verso la capacità dei governi di ridurre al minimo l’impatto della crisi pandemica sull’economia. Ciò detto, non ci aspettiamo che il trend di ritardo nei pagamenti migliori rapidamente e restano valide le preoccupazioni delle aziende su un ulteriore deterioramento del DSO. I processi aziendali di gestione del credito saranno messi alla prova e solo le aziende che adotteranno un approccio olistico e flessibile alla gestione del credito avranno gli strumenti necessari per affrontare al meglio il periodo di incertezza”.

L’ultima edizione del Barometro Atradius sui comportamenti di pagamento in Asia è stata condotta nel secondo trimestre del 2021, un anno dopo che l’Organizzazione mondiale della sanità aveva dichiarato il Covid-19 pandemia globale. I mercati sottoposti al sondaggio sono Cina continentale, Hong Kong, Indonesia, Singapore, Taiwan e gli Emirati Arabi Uniti. I report possono essere scaricati dal sito web di Atradius (sezione Pubblicazioni).

Oscar Di Montigny: gli innovatori sono generatori di gratitudine. Lo scrittore interviene su AAAgents Live

Se nel mondo si aggrava la crisi di fiducia nelle istituzioni e nei media, cresce invece quella nelle aziende, che sempre più sono ritenute dei punti di riferimento anche come fonte accreditata di informazioni e capacità di guidare verso la ripresa.

Se il mondo del business non è solo il settore che attrae più fiducia, è l’unico che con il 61% a livello globale, gode di “trust” grazie alla maggiore attenzione con cui ha trattato temi essenziali quali la sostenibilità, la collettività e l’etica. Per questo, mentre aspettiamo che il mondo della politica e quello dell’informazione si adeguino convertendosi a questa necessità di rinnovarsi nelle forme e nei messaggi, dobbiamo ripensare alla responsabilità che in tal senso le aziende del nostro presente si ritrovano a dover gestire.

È necessario quindi che sappiano cogliere l’importanza del compito storico, per assolvere il quale serve saper agire nella società civile come un modello di cambiamento virtuoso, operando per una nuova etica fatta anche di pratiche e idee che promuovano lo sviluppo degli esseri umani e dell’insieme di cui tutti facciamo parte, e che sarà premiato dalla gratitudine.

Questi gli abstract dai quali nasce l’intervista di venerdì 12 Marzo, alle 18:00, a Oscar Di Montigny, Chief Innovation, Sustainability & Value Strategy Officer di Banca Mediolanum e Amministratore Delegato di Mediolanum Comunicazione, in occasione della 50° puntata di AAAgents Live (qui il link per partecipare), un appuntamento gratuito per i professionisti della vendita.

Di Montigny ha recentemente pubblicato con Mondadori il libro “Gratitudine, la rivoluzione necessaria”, ma la sua carriera di scrittore e divulgatore è lunga già quasi venti anni. Nel 2009 ha ideato, fondato e gestito Mediolanum Corporate University, istituto educativo al servizio della Community Mediolanum. E’ stato Chief Marketing Communication Officer del Gruppo Mediolanum dal 2000 al 2018, ed oggi vanta una forte esperienza nei Mega trends e nei Grandi Scenari. Negli anni, inoltre, ha formato un proprio stile nell’Innovative Marketing, nella Comunicazione Relazionale e nella Corporate Education, organizzando eventi nazionali e internazionali nei quali conduce l’audience – pubblica o aziendale – attraverso l’individuazione di nuove possibili chiavi di lettura degli eventi, offrendo prospettive complementari e funzionali ad affrontare le sfide del futuro. 

A proposito della Gratitudine, Di Montigny afferma che “Abbiamo bisogno di innovatori consapevoli: veri e propri generatori di gratitudine. Provare gratitudine e suscitarla negli altri sarà la via per costruire nuovi, rivoluzionari modelli sociali, culturali e di business. La gratitudine è l’essenza della coopetition: integrazione tra competizione e cooperazione. È l’anima dell’Innovability: legando indissolubilmente innovazione e sostenibilità. È l’elemento fondante dell’Economia Sferica, il principio da cui tutto si genera e il destino a cui tutto tende; ed è ciò che fa dell’amore per gli altri esseri umani e per il pianeta l’atto economico per eccellenza”. 

Secondo Valerio Giunta, CEO di Startup Italia Srl ed organizzatore di AAAgents Live, “Oggi l’economia deve essere interpretata attraverso una visione di più ampio respiro rispetto ai semplici dati del business a breve termine, e capire l’incidenza che ha la visione umano-centrica del lavoro, della produzione e delle relazioni industriali, sia nazionali che internazionali”. “Il mondo sta cambiando ad una velocità impressionante – aggiunge Giunta – così come stanno cambiando gli stili di vita e di lavoro e le regole dell’economia, dirette sempre di più verso la valorizzazione del rapporto privilegiato tra uomo e ambiente. In un simile contesto, è necessario che la tecnologia sia al servizio della libertà dell’uomo, e non il contrario”. “Interpretando il pensiero di Di Montigny – afferma Valerio Giunta – l’economia ed i processi produttivi non possono più essere analizzati come elementi ininfluenti sulla salute del pianeta Terra, e la ricerca del vantaggio personale dovrà avvenire solo dopo che si sia raggiunto un certo livello di vantaggi per la collettività”.

“E’ particolarmente utile – conclude Giunta – ascoltare le riflessioni di Oscar Di Montigny, perché noi italiani abbiamo, più di tutti gli altri popoli europei ed extra-europei, una percezione distorta di ciò che sta succedendo nel mondo, e ciò porta ad effettuare scelte sbagliate. Occorre, pertanto, avere la giusta distanza rispetto agli avvenimenti che oggi più di prima si susseguono ad una velocità impressionante”.

Torna l’ottimismo nelle aziende, ma ancora prudenza sulle aspettative di ricavi e profitti

Secondo Grant Thornton, la seconda metà dell’anno si apre ad un rinato ottimismo (+14%) con il 57% delle imprese fiduciose sulla ripresa economica per i prossimi 12 mesi. Ancora caute le previsioni sui ricavi e la redditività a causa di condizioni di finanziamento deboli e carenza di ordini.

Dopo il forte calo dell’ottimismo registrato nei primi sei mesi del 2020, torna a crescere l’ottimismo economico nella seconda metà dell’anno (+14% rispetto 1° semestre 2020), con il 57% delle imprese fiduciose sulla ripresa economica per i prossimi 12 mesi. Seguono il trend globale l’Italia, che registra un +10%, con il 33% delle imprese positive riguardo l’andamento dell’economia, e l’Europa, dove l’ottimismo cresce del +7% pur restando ancora significativamente sotto la media del 2019 (47%), con solo il 36% di imprese positive.

Questo, in sintesi, il quadro che emerge dall’ultima edizione dell’International Business Report (IBR) del network di consulenza internazionale Grant Thornton, ricerca effettuata a livello globale sui dirigenti di circa 10.000 imprese del mid-market presenti in 29 Stati.

Si tratta di un clima di rinnovata fiducia, che l’analisi Grant Thornton attribuisce soprattutto ad un miglioramento considerevole delle aspettative di investimento e di esportazione. Più di un terzo delle imprese prevede di far crescere le proprie esportazioni nei prossimi 12 mesi (+34% contro il +25% del 1° semestre 2020), un segnale di positività che si riflette in un numero maggiore di imprese che hanno pianificato di incrementare i propri ricavi dai mercati internazionali. Degna di nota è la performance italiana, con la percentuale di imprese ottimistiche sulle esportazioni raddoppiata rispetto al 1° semestre 2020, (32% vs 16%); resta invece più moderato il dato europeo (24% vs 19%).

L’indice di ritorno all’ottimismo risiede anche nelle aspettative di sviluppo degli investimenti, di cui i più significativi riguardano quelli nelle costruzioni (+32%), in impianti e macchinari (+38%) e nell’incremento del personale qualificato (+45%). Tuttavia, a causa degli effetti devastanti della prima e seconda ondata della pandemia, permangono delle criticità con cui le aziende si trovano a dover fare i conti, per cui si rileva ancora una certa prudenza soprattutto riguardo alle aspettative sui ricavi e i profitti. Di conseguenza, sebbene il 45% delle aziende prevede nei prossimi 12 mesi un aumento dei propri ricavi (+11 punti percentuali sul primo semestre), il dato rimane al di sotto dei livelli pre-Covid del 2019 (caratterizzato da un valore medio superiore al 50%).

Guardando alla redditività, si allarga considerevolmente il numero di imprese che ne stima una crescita per il 2021, passando dal 32% al 44% del secondo semestre 2020, ma anche in questo caso la percentuale di crescita resta inferiore alla media storica. In Europa, la percezione sulla redditività si mostra piuttosto debole rispetto alla media globale, con solo il 29% delle aziende positive. Anche per l’Italia il dato è analogo (28%).

A destare maggiore preoccupazione è il peso dell’incertezza economica sullo sviluppo del business. Tra i fattori percepiti come di maggior impedimento alla ripresa vi è la carenza di ordini, identificata come vincolo al business dal 52% delle imprese (55% nel 1° semestre 2020). Il calo di soli tre punti percentuali rispetto al 1° semestre dà in parte giustificazione alle previsioni ancora così deboli sui ricavi, a dispetto di un balzo molto forte dell’ottimismo.

La criticità delle condizioni di finanziamento resta un problema per il 46% delle aziende, che la ritiene un vincolo, in modo del tutto invariato rispetto alla prima metà dell’anno. Un ulteriore ostacolo è rappresentato dai costi del lavoro, dichiarati anch’essi come vincolo dal 50% delle imprese (49% nella prima metà dell’anno).

Dopo l’enorme sconvolgimento sul mercato del lavoro provocato dalla pandemia di Covid-19 nei primi mesi del 2020, torna a salire il numero delle aziende che prevede di assumere nuovo personale nel prossimo anno, passando dal 28% del primo semestre dell’anno al 38% del secondo semestre, il che dimostra come le imprese siano tornate a guardare avanti ad un futuro più promettente. L’ottimismo traspare anche dai risultati dell’Italia (dal 21% al 26%) e dell’Unione Europea che mostra una tendenza molto simile a quella italiana (dal 20% al 26%). Sull’aumento dei salari, lascia ben sperare una crescita non indifferente delle imprese che, a livello globale, prevedono di aumentare lo stipendio dei propri dipendenti nel prossimo anno, salendo dal 61% del 1° semestre al 72% del 2° semestre 2020.

Nella seconda parte dell’anno, continuano ad aumentare le imprese che hanno intrapreso, o iniziato a pianificare, misure strategiche in risposta alla pandemia. Su scala mondiale, il 39% delle aziende ha incrementato l’utilizzo della tecnologia nella propria organizzazione e ad ha aumentato le misure di sicurezza interne all’azienda. Circa il 34% ha intrapreso una pianificazione delle risorse necessarie per il rilancio e il 31% ha iniziato a identificare i prodotti/servizi, clienti e mercati target su cui focalizzarsi in vista dei piani di investimento futuri. La crisi da Covid-19 ha inoltre sensibilizzato le imprese sulla necessità di saper affrontare le nuove sfide per il mantenimento della leadership aziendale (circa il 18% delle imprese italiane, 27% europee e 29% globali) e ha messo in luce la necessità di sapersi adattare al cambiamento delle abitudini dei consumatori o delle dinamiche competitive del mercato.

Alessandro Dragonetti

L’implementazione delle misure di sicurezza sul posto del lavoro e l’adeguamento ai nuovi protocolli normativi anti-contagio, insieme all’utilizzo della tecnologia, restano tra le azioni prioritarie in vista del rilancio dell’attività riferiti dalla percentuale più alta delle imprese, pari a circa il 39%. “L’ultima edizione dell’IBR Grant Thornton – commenta Alessandro Dragonetti, Managing Partner & Head of Tax di Bernoni Grant Thornton – mette in luce una rinata fiducia delle imprese che, nella seconda parte dell’anno, sono tornate ad essere ottimiste, seppur con un atteggiamento ancora cauto, verso il possibile ricrearsi di quelle condizioni favorevoli al rilancio del business, con un nuovo slancio verso i mercati internazionali. Permangono però ancora alcune criticità, come le preoccupazioni sull’adeguamento alle ultime normative e gli ostacoli burocratici nella gestione delle procedure anti-contagio, oltre ad importanti debolezze strutturali come si evince dai margini di sviluppo ancora deboli sui ricavi e sulla redditività.

Boston Consulting: la vita media delle aziende S&P500 scenderà ancora. Colpa dell’Innovazione

Boston Consulting Group (BCG) ha stilato la lista delle società più innovative del 2020. Secondo questo studio, soltanto un quarto delle grandi aziende mondiali non sta “camminando” sulla strada dell’Innovazione. Nella speciale classifica, marchi molto noti e, fra questi, anche alcune “sorprese”.

Con l’esplosione della pandemia, il mondo delle grandi aziende sta attraversando, da un punto di vista storico-industriale, un periodo durissimo, e sopravvivere sul mercato sta diventando sempre più difficile. Però, la crisi scatenata dal Covid non è la causa principale del profondo cambiamento strutturale cui stiamo assistendo, ma solo un (pesante) elemento in più, che conferma e accelera una tendenza già in atto da molti anni.

Infatti, la durata media della vita delle società continua a diminuire. Secondo una ricerca statunitense (condotta da Innosight), la durata media di 33 anni rilevata tra le imprese facenti parte del paniere di S&P 500 nel 1964 si è ridotta a 24 anni nel 2018, e lo stesso studio prevede che entro il 2027 la durata media scenderà a soli 12 anni. Inoltre, i dati di borsa rivelano come stia aumentando il divario tra aziende concentrate sull’Innovazione e quelle in ritardo: le prime, alla prova della pandemia, hanno accresciuto ulteriormente il proprio valore al punto che il differenziale di capitalizzazione rispetto alle seconde, dal 2015 ad oggi, ha superato il 90%, quasi raddoppiando però in meno di un anno (da gennaio 2020), ossia dall’inizio dell’emergenza sanitaria.

Cosa è accaduto, per arrivare a tanto? Non si tratta, in realtà, di una “morte” definitiva delle aziende, ma molto più spesso di una loro trasformazione radicale a seguito dell’Innovazione, che trasforma le imprese di tutto il mondo con grande rapidità. Al resto, poi, ci pensano le operazioni di M&A, in seguito alle quali molti marchi mutano o, altrettanto gradualmente, spariscono per fare posto a quelli nuovi.

Nell’odierna economia “frenetica”, le aziende devono rimanere competitive per prosperare, e per vincere la concorrenza e rimanere rilevanti sul mercato esse devono innovare per sopravvivere. Non è un segreto, infatti, che la tecnologia abbia rivoluzionato il modo in cui lavora la maggior parte delle industrie. Per vincere nell’Innovazione, le aziende devono eliminare i confini dei loro team, ed essere sempre ricettive rispetto al lavoro di squadra ed alle nuove idee. In tal senso, Boston Consulting Group (BCG) e l’azienda americana Valuer hanno elaborato un metodo di classificazione delle aziende più innovative al mondo, ed hanno stilato la lista delle società più innovative del 2020. Secondo questo studio, soltanto un quarto delle grandi aziende mondiali non sta “camminando” sulla strada della strategia innovativa. Nella speciale classifica, marchi molto noti e, fra questi, anche alcune “sorprese”.

APPLE – Fondata 44 anni fa, Apple è l’azienda più valorizzata al mondo. Il gigante della tecnologia ha costruito la sua posizione su un’eredità di invenzioni che hanno trasformato la vita quotidiana delle persone. Dalla posizione di leader nella rivoluzione dei personal computer nel secolo scorso al recente boom degli smartphone, Apple ha creato alcuni dei dispositivi tecnologici più venduti. Inoltre, ha aperto le porte a nuovi mercati e innovazioni ed è diventata il ​​simbolo degli stili di vita moderni. Quest’anno le sue azioni sono aumentate di oltre il 44%, e secondo gli ultimi dati, il mondo ha oltre 1,5 miliardi di dispositivi Apple attivi.

ALFABETH – Fondata solo nel 2015, Alphabet è stata creata dai co-fondatori di Google Larry Page e Sergey Brin per supportare le proprietà web di Google. Larry Page si riferisce ad Alphabet come a una “raccolta di aziende”, dove la più grande è Google, e spiega che il modello dell’azienda è quello di avere un CEO forte per ogni azienda, con lui e Brin che li consigliano quando necessario.

Alphabet separa efficacemente le aziende Google più redditizie (come YouTube) dalle loro iniziative creative più rischiose, come quella dell’auto senza conducente.

AMAZON – E’ una delle aziende che hanno cambiato il mondo. Amazon ha sviluppato un elenco di linee guida e pratiche culturali attraverso sperimentazione, boom e crolli per mantenere in funzione il suo motore di crescita. Le sue migliori pratiche includono il coinvolgimento dei consumatori, l’eliminazione dei rivali uno per uno, l’appiattimento dei mercati aziendali e la trasformazione di un’industria dopo l’altra. L’azienda lo ha fatto con diversi settori, come l’editoria di libri, l’e-commerce, i dispositivi personali, l’infrastruttura cloud, le app sanitarie e molti altri. Nata in un garage di Seattle nel 1994, l’azienda guida le sue innovazioni dall’alto, custodisce le idee come risorse preziose, abbraccia i fallimenti e investe in studenti che aspirano a diventare innovatori.

SAMSUNG – E’ l’azienda leader in TV, tecnologia dello schermo, design dei chip, batterie, smartphone e molti altri settori. Con la sua serie Galaxy, l’azienda ha creato un ricco patrimonio tecnologico e ha influenzato l’esperienza mobile di centinaia di milioni di utenti in tutto il mondo. Samsung si sforza di brevettare le sue innovazioni, perseguendo brevetti in aree che sembravano impossibili. Una delle decisioni più critiche che ha portato l’azienda al successo è stata quella di progettare internamente, invece di assumere designer esterni. Questo ha creato un esercito di designer brillanti che hanno perseguito l’innovazione attraverso tre strumenti: empatia, visualizzazione e sperimentazione.

MICROSOFT – Grazie alla guida del CEO Satya Nadella, Microsoft si è trasformata su molti livelli fino a diventare molto di più dell’azienda che ha rivoluzionato l’uso del PC in passato. Microsoft ha ascoltato il mercato e ha iniziato ad adattarsi. Invece di girare solo intorno a Windows, l’azienda ha iniziato a sviluppare app sofisticate per iOS e Android. Inoltre, ha investito nell’IA (Intelligenza Artificiale) e promosso i bot come parte delle moderne pratiche di programmazione.

JD.com – E’ soprannominata l’Amazon cinese, ed ha iniziato come negozio fisico nel 1998. Oggi, l’azienda ha l’ambizione di diventare il più grande mercato di e-commerce del mondo. Il CEO, presidente e fondatore di JD, Richard Liu, è fiducioso che la sua azienda un giorno sarà completamente guidata da IA e robot, senza la necessità dell’intervento umano. La corsa tra JD e altri giganti rivenditori online come Amazon e Alibaba sta nella creazione dell’infrastruttura di e-commerce del futuro. La società sta lavorando ad un centro di ricerca basato sull’intelligenza artificiale, attraverso la quale sfruttare la tecnologia per creare una soluzione di e-commerce end-to-end che coprirà l’intero processo della catena di fornitura. L’azienda dispone già di magazzini automatizzati, robot che lavorano in oltre 500 magazzini, droni che consegnano prodotti in Cina e pagamenti controllati tramite riconoscimento facciale.

BOSH – Quando si parla di Bosch, la prima cosa che probabilmente viene in mente sono forse gli elettrodomestici di alta qualità o di utensili domestici. Tuttavia, il mercato principale di Bosch inizialmente era la produzione di componenti automobilistici. L’azienda continua il suo percorso in questa direzione, con l’innovazione nel settore automobilistico come uno dei suoi campi di interesse più significativi. 134 anni dopo la sua fondazione, l’azienda conta ora oltre 400.000 dipendenti e ha generato un fatturato di 77,7 miliardi di euro nel 2019. Tuttavia, questo successo non impedisce all’azienda di guardare al futuro e di perseguire una posizione in prima linea nelle innovazioni globali, come nella Realtà Aumentata e nella Realtà Virtuale.

ABB è una multinazionale svizzero-svedese con sede a Zurigo, Svizzera, e Stoccolma, Svezia. L’azienda opera principalmente nei settori della robotica, dell’energia, degli elettrodomestici pesanti e della tecnologia di automazione. ABB è stata inserita nell’elenco globale Fortune 500 da 24 anni ed è stata classificata 342ma nell’elenco Fortune Global 500. ABB ha il suo centro di ricerca e sviluppo fondato nel 2005 in Cina, uno dei sette centri di ricerca con leadership globale che opera nei materiali isolanti, nei robot di produzione di piccoli pezzi, nella tecnologia HVDC ibrida e nell’integrazione dell’energia sostenibile.

NOVARTIS – L’azienda farmaceutica internazionale svizzera Novartis è una delle più grandi società farmaceutiche mondiali, sia per fatturato che per capitalizzazione di mercato. Il CEO Dr. Vasant Narasimhan sta guidando l’azienda da 47,7 miliardi di dollari verso una significativa trasformazione strategica in cui vengono messe in luce piattaforme terapeutiche sofisticate e scienza dei dati. Novartis ha avviato il processo di trasformazione per diventare un’azienda completamente focalizzata sulla medicina, alimentata dalle tecnologie digitali. Il nuovo modello include nuove aree come le terapie geniche e cellulari.

HUAWEI è tra le aziende più innovative al mondo nel 2020, classificandosi al 6 ° posto nell’ultimo elenco di Boston Consulting Group. La posizione è frutto di un balzo di 42 posizioni rispetto allo stesso elenco nel 2019. Huawei era tradizionalmente meglio conosciuta per la fornitura di router e stazioni base in Cina. Tuttavia, la società ha sbalordito il mondo nell’estate del 2016, quando ha rivelato i suoi piani per superare Apple e Samsung e diventare il principale venditore di smartphone durante il periodo successivo.

Da allora le cose sono cambiate molto. Nonostante la pubblicità negativa che l’azienda ha avuto l’anno scorso, derivante dagli attacchi commerciali dell’amministrazione Trump, l’azienda sta recuperando velocemente tutte le posizioni. Gli investimenti della società in ricerca e sviluppo sono stati pari a 131.659 milioni di CNY nel 2019, pari al 15,3% del fatturato complessivo. Negli ultimi dieci anni, Huawei ha investito 4 miliardi di dollari, aprendo la sua strada come pioniere mondiale nelle tecnologie di prossima generazione.

Nell’ultimo decennio, le ambiziose innovazioni tecniche di Huawei hanno consentito all’organizzazione relativamente nuova di funzionare allo stesso livello di Apple, Google, Amazon, Microsoft e Samsung. Inoltre, la società ha già sconfitto Facebook, Alibaba, IBM e Sony in alcuni settori specifici.