Secondo Grant Thornton, l’incertezza economica è il principale vincolo alla crescita delle PMI globali. Nonostante questo, il 60% delle imprese del mid-market si aspetta un aumento della redditività.
Secondo l’ultimo International Business Report (IBR) di Grant Thornton, elaborato a livello globale sui dirigenti di oltre 2.500 imprese del mid-market, nel secondo semestre del 2023 si assiste ad un calo dell’ottimismo da parte delle aziende globali, dal 67% al 65% (-2% rispetto al primo semestre 2023), con un decremento più netto in Europa, dove l’indice di fiducia economica si abbassa dal 56% al 51% (-5%), e in Italia, in discesa dal 46% al 43% (-3%). A destare preoccupazione sono le prospettive economiche incerte a causa delle tensioni geopolitiche e delle condizioni finanziarie restrittive per famiglie e imprese.
E così, nonostante il leggero calo (-1% rispetto al 1° semestre 2023), l’incertezza economica rimane ancora il vincolo più frequentemente riportato a livello globale (57%), in Europa (47% vs 49%) e in Italia, dove il dato resta stabile al 55%. A seguire, i principali ostacoli alla crescita vengono individuati nei costi del lavoro (51%) e dell’energia (52%) e dalla disponibilità di forza lavoro qualificata (50%), sebbene tutti i dati mostrino un evidente miglioramento che, seppur in modo marginale, riflette la minore preoccupazione delle aziende rispetto al semestre precedente. A questo quadro di incertezza si contrappone un numero significativo di aziende che si aspetta un aumento della redditività (in crescita dal 59% al 60%) per il prossimo anno, attribuibile principalmente al fatto che l’inflazione è stata messa sotto controllo. Una tendenza contraria mostra l’indice in Europa in lieve discesa, dal 45% al 42%, così come in Italia, dal 43% al 42%.
Il miglioramento atteso sulla profittabilità è ulteriormente rafforzato dal fatto che un numero inferiore di aziende (nel mondo dal 55% al 50%; in Europa dal 50% al 47%; in Italia dal 45% al 34%) prevede di aumentare i prezzi di vendita nei prossimi dodici mesi. Tuttavia, ad una crescita attesa della redditività si accompagna una contrazione del numero di aziende che prevede un aumento dei ricavi per il prossimo anno, che scende dal 60% al 59%. L’indice è in leggero peggioramento anche in Italia, passando dal 56% al 54% e in Europa, dove scende al 53% dal 54%.
Nonostante più della metà delle aziende globali preveda un aumento della redditività, il segmento del mid-market si mostra nel complesso in difficoltà, trovandosi a fronteggiare le molteplici sfide poste dall’economia globale. Questa incertezza trova riscontro anche nell’esiguo aumento (+1%) del numero di imprese che prevede di assumere personale nel corso di quest’anno, che passa dal 50% al 51%. In Europa le aspettative di assunzione calano dal 41% al 39%, ma il pessimismo è più marcato in Italia, con una diminuzione di ben 10 punti percentuali (dal 43% al 33%). Resta stabile invece (83%) il numero delle aziende che prevede un possibile aumento dei salari, mentre le imprese italiane si mostrano più fiduciose (in leggera ascesa dal 67% al 69%), seguite da quelle europee (dal 78% al 79%).

Prospettive poco promettenti anche per il commercio internazionale, probabilmente a causa del diffuso sentiment di sfiducia verso scenari geopolitici incerti. Le aspettative di espansione sui mercati esteri mostrano infatti un andamento in frenata, con il 43% delle aziende ottimiste su una crescita dell’export (47% nella prima metà del 2023); una tendenza analoga si riscontra in Italia e in Europa, che vedono entrambe un decremento dal 37% al 35%. Questo fenomeno è principalmente imputabile alla flessione (40% contro il 43% del primo semestre 2023) del numero di aziende che prevede di aumentare il numero di Paesi verso i quali esportare, a cui si accompagna un calo (42% vs 44%) delle aziende che prevedono di aumentare i ricavi connessi alle esportazioni. Le imprese si mostrano meno fiduciose anche in merito al ricorso a fornitori sui mercati esteri, che dovrebbe crescere secondo il 34% del campione (37% nei primi sei mesi dell’anno).
Guardando agli investimenti, restano al primo posto quelli destinati alla Tecnologia, con il 61% delle aziende a livello globale che prevede un aumento nei prossimi 12 mesi (stabile sul primo semestre 2023); in Europa il dato scende al 46% (50% nei primi sei mesi dell’anno) ed è in flessione anche in Italia (47% vs 52%). Per quanto riguarda gli altri settori si assiste ad un calo generalizzato delle aziende che prevedono di accrescere gli investimenti in competenze del personale (56% vs 57%), in ricerca e sviluppo (52% vs 54%) e nelle costruzioni (36% vs 38%). Alessandro Dragonetti (nella foto), Managing Partner & Head
of Tax di Bernoni Grant Thornton, commenta “l’indice di fiducia delle nostre imprese ha registrato un calo generalizzato, che si inserisce nel più ampio quadro di incertezza sulle previsioni economiche internazionali, a causa dell’inasprimento dei conflitti geopolitici e del persistere delle politiche monetarie restrittive. Di contro, le aziende si mostrano fiduciose sulla buona tenuta della redditività nel prossimo anno, che dipenderà in gran parte da come sapranno rispondere alle sfide del contesto economico nel quale si troveranno ad operare. Questo processo dovrà necessariamente passare dal ripensamento dei modelli organizzativi, l’automazione dei processi, il potenziamento delle competenze e, non ultima, una maggiore spinta agli investimenti, ivi inclusi quelli nel capitale umano”.



Secondo quanto emerge da una recente ricerca realizzata da Research and Markets, entro i prossimi 7 anni si assisterà ad un’importante espansione del settore a livello globale, che passerà dai 25,3 miliardi di dollari del 2022 ai 37,3 del 2030 (+47%), grazie a un tasso di crescita medio annuo composto del 5%. Uno dei fattori trainanti di questo settore è legato al risparmio di tempo e dei costi che l’esternalizzazione del servizio consente, riducendo la necessità di formare personale interno addetto alle paghe e permettendo allo stesso tempo ai team HR di concentrarsi su aree più strategiche per le organizzazioni. “Le aziende hanno necessità di dedicarsi completamente
al business aziendale, e in particolar modo gli HR devono essere sempre più attenti al benessere dei dipendenti delle proprie aziende”, dichiara Ivan Moretti, Co-Owner & Board Member di Zeta Service. Spesso infatti le aziende scelgono questi servizi per eliminare l’eccessiva manualità e il dispendio di tempo che queste attività impongono ai dipendenti, riducendone il benessere all’interno dell’azienda. In quest’ottica, l’automazione e l’intelligenza artificiale permetteranno di semplificare e ottimizzare ulteriormente i processi di gestione degli stipendi, supportando il lavoro delle risorse dell’azienda.
Il trend di crescita a livello globale si riflette anche a livello europeo: secondo quanto emerge dalla ricerca realizzata da Allied Market Research in Europa, per esempio, la crescita più rilevante nel mercato del Payroll Outsourcing si è registrata nel 2021, in virtù soprattutto dell’aumentato utilizzo di applicazioni mobili e basate sul cloud, ma anche per via delle normative governative che spingono sempre più aziende ad investire nel cloud computing. Questo mercato sembra essere florido anche in Italia, dove la maggior parte delle imprese si rivolge ad aziende specializzate in paghe ed amministrazione in outsourcing. “L’outsourcing è sempre più richiesto data la crescente riduzione delle competenze all’interno degli uffici del personale e la difficoltà nel reperire nuove risorse, che, vista la poca offerta, diventano sempre più preziose”, spiega ancora Moretti.
Quello del payroll in outsourcing è dunque un servizio davvero necessario per le aziende, considerando anche che spesso la gestione interna può comportare errori e perdite economiche anche abbastanza importanti: si parla in questo caso di “Payroll Leakage”. La nota rivista Forbes US riporta, tra gli errori più frequenti, la classificazione errata dei dipendenti o la mancata conoscenza di nuove normative, che spesso comportano il pagamento di importanti sanzioni. Ancora, il mancato rispetto delle scadenze nel pagamento delle tasse o degli stipendi può rappresentare un problema fiscale ma anche organizzativo, generando il malcontento dei propri dipendenti, esattamente come l’errato calcolo delle retribuzioni. Pertanto, diventa fondamentale l’esternalizzazione dei servizi.
In quest’ottica, i trend che guideranno il mercato del payroll nel futuro saranno diversi. Innanzitutto lo smart working, che è diventato ormai parte integrante del mondo del lavoro ma richiede il mantenimento di un elevato coinvolgimento dei dipendenti per via dell’implicito distanziamento sociale che esso comporta nel luogo di lavoro, rendendo meno attrattive le aziende che lo applicano su larga scala. Un secondo trend è rappresentato dal Partner Unico: le aziende cercano un partner unico per tutta l’area dei servizi HR, quindi un unico interlocutore anche per il payroll. Il controllo sui dati è un altro trend importantissimo, poiché le aziende hanno sempre più bisogno di accesso immediato a dashboard e reportistiche legate ai costi del personale, da condividere con la casa madre. In tal senso, il payroll outsourcing giocherà un ruolo ancora più fondamentale grazie all’intelligenza artificiale e alla sua capacità di elaborare le analisi predittive dei costi del personale.
Infine, la Digitalizzazione, che grazie all’espandersi del lavoro a distanza sta spingendo sempre più aziende a digitalizzare le comunicazioni, anche quelle legate agli aspetti amministrativi, con i propri dipendenti. Relativamente al rischio di violazione dei dati sensibili – che la digitalizzazione amplifica ineluttabilmente – le aziende si affideranno sempre di più ai partner outsourcing perchè hanno già sistemi di protezioni dati più evoluti e, quindi, più sicuri e meno costosi.
Nonostante molte aziende siano fiduciose in merito ad un graduale aumento delle vendite, grazie ad una progressiva ripresa della domanda da parte di consumatori e imprese, vengono espressi forti dubbi in merito ad un incremento dei profitti a causa delle perduranti pressioni sui costi operativi anche se l’inflazione continua a rallentare. In particolare, più della metà (55%) delle aziende intervistate nella regione prevede una crescita delle vendite, mentre solo il 39% si aspetta un aumento della profittabilità nei prossimi mesi. Tale preoccupazione è amplificata dal timore di un inasprimento dei costi di gestione del rischio di credito commerciale, giustificato da un atteso peggioramento dei comportamenti di pagamento dei clienti B2B. Le aziende dell’Europa dell’Est esprimono timori nei confronti di tempi più lunghi di incasso delle fatture, cui si accompagnano maggiori costi relativi a monitorare e gestire tali insoluti. In particolare, secondo gli intervistati, l’aumento dei costi potrebbe compromettere seriamente la loro redditività e rappresentare un ostacolo alle attività commerciali e di sviluppo del business.
Difficoltà nella gestione dei flussi di cassa è un’altra importante preoccupazione riportata dalle aziende in Europa dell’Est. Il 79% degli intervistati prevede che il tempo medio di incasso delle fatture (DSO) resterà stabile nei prossimi mesi, o migliorerà di poco. Mentre il 21% si aspetta un deterioramento del DSO e possibili pressioni sulla liquidità. Già in questi mesi, molte aziende intervistate in Europa dell’Est hanno adottato misure per velocizzare i tempi di incasso delle fatture, come dilazioni di pagamento più brevi, oltre a maggiore efficienza nei processi di recupero crediti, per mantenere adeguati livelli di liquidità e a ridurre il ricorso a finanziamenti esterni che avrebbe potuto ulteriormente impattare sulla struttura dei costi.
Per proteggere la redditività in un tale contesto di inasprimento del rischio di credito, molte aziende dell’Europa dell’Est hanno accresciuto il ricorso agli strumenti di gestione del rischio di credito. Il 49% delle aziende intervistate prevede di proseguire con una gestione del rischio di credito commerciale attraverso risorse interne, approccio questo che da molti è stato ritenuto non idoneo a perseguire una gestione strategica del rischio. Questo spiegherebbe perché circa il 20% in più di aziende rispetto allo scorso anno ha dichiarato di voler prendere in considerazione il ricorso all’assicurazione del credito nei prossimi 12 mesi, per proteggere il business dal rischio insolvenza e liberare al tempo stesso liquidità.
Thomas Langen, Direttore Regionale di Atradius per la Germania, l’Europa Centrale e Orientale, ha dichiarato: “Nonostante l’inflazione stia rallentando e gli impatti siano stati lievemente mitigati dalla forza delle valute locali dei Paesi dell’Est Europa, la pressione sul contesto economico resta alta. La minaccia di un forte inasprimento dei costi comporterà la riduzione dei margini di profitto e metterà a rischio la redditività delle aziende. In questo clima, la protezione dei crediti commerciali risulta di vitale importanza per le imprese che operano in tutti i settori”. Massimo Mancini (nella foto), Direttore di Atradius per l’Italia ha commentato: “La congiuntura economica attuale resta complessa e piena di sfide per i prossimi mesi. Molte aziende, comprese quelle dell’Europa dell’Est, dovranno affrontare un peggioramento dei comportamenti di pagamento delle aziende loro clienti, e questo avrà ripercussioni significative sui livelli di liquidità necessari ad agevolare operatività e percorsi di crescita. Sono le stesse aziende, pertanto, che riconoscono la necessità di gestire il rischio di credito commerciale attraverso gli strumenti assicurativi specifici che il mercato mette a loro disposizione”. 
Il sondaggio, condotto nel terzo trimestre di quest’anno, coinvolge aziende fornitrici dell’Est Europa, attive sia sul mercato domestico che all’export. Dato positivo è il forte clima di fiducia delle aziende a livello generale. Il 73% degli intervistati prevede di crescere l’anno prossimo. Le più ottimiste le aziende in Slovacchia (l’87% di intervistati prevede di crescere) e Repubblica Ceca (84%). Questo clima di fiducia, però, è fortemente condizionato dai timori dell’
La cessazione delle varie misure di sostegno governativo e fiscale, varate a seguito della pandemia, potrebbe contribuire a rendere il peggioramento del 
Gordon Cessford, direttore regionale Atradius per il Nord America, ha commentato: “Potrebbero essere molte le ragioni alla base di questa differenza di percezione del futuro. Sebbene appartengano ad un ambiente di business con delle specifiche interdipendenze a livello di catene di fornitura, ciascun Paese ha affrontato il contesto pandemico in maniera diversa. In Messico, gli interventi governativi meno restrittivi in tema di contenimento del virus hanno avuto come conseguenza per le aziende il proseguimento degli
Andreas Tesch, Chief Market Officer di Atradius, si è concentrato sui diversi impatti che potrebbero aver prodotto le politiche fiscali governative di ciascun Paese. In particolare, ha dichiarato: “Le aziende del Canada e degli Stati Uniti potrebbero andare incontro alla sospensione delle misure di sostegno del governo già nella seconda metà dell’anno. La maggior parte delle previsioni finanziarie mostra, in questa fase, un
Il sondaggio è stato condotto da Atradius nel secondo trimestre del 2021, un anno dopo che l’Organizzazione mondiale della sanità aveva dichiarato il Covid-19 pandemia globale. Oltre a raccogliere opinioni che riflettono la fiducia delle imprese, il sondaggio ha analizzato lo stato di salute delle imprese attraverso alcuni indicatori chiave che rilevano i trend di utilizzo del
Nonostante l’ottimismo riferito dalle imprese del Messico, la pandemia si trova in cima alla lista delle preoccupazioni delle imprese di tutta la regione. In particolare, le aziende hanno indicato come principale fonte di preoccupazione l’imprevedibilità legata all’andamento della pandemia e la salvaguardia dei livelli di liquidità. Il Barometro sui 
Per fare il punto sugli elementi costitutivi che hanno portato alla ideazione e realizzazione della piattaforma MANUSQUARE, sugli strumenti messi in campo dal progetto e sui trend tecnologici – ed anche per illustrare le nuove opportunità di business per le
Il progetto, fin dall’inizio, si è concentrato sulla rivalorizzazione delle capacità, delle risorse e dei sottoprodotti non utilizzati nell’industria manifatturiera, consentendo alle aziende di individuare acquirenti per i propri scarti o surplus di produzione, e allo stesso tempo riducendo il numero di
“Il progetto MANUSQUARE ha raggiunto l’obiettivo di mettere a disposizione dell’industria manifatturiera una piattaforma digitale per sviluppare nuovi 

Complessivamente, il 40% delle aziende in Asia ha registrato un aumento dei
Il dato di quanti siano stati costretti a ricorrere a ricorrere ad ulteriori finanziamenti esterni per poter pagare i propri creditori (31% degli intervistati, con 


Questi gli abstract dai quali nasce l’intervista di venerdì 12 Marzo, alle 18:00, a Oscar Di Montigny, Chief Innovation, Sustainability & Value Strategy Officer di Banca Mediolanum e Amministratore Delegato di Mediolanum Comunicazione, in occasione della 50° puntata di AAAgents Live (
gestito Mediolanum Corporate University, istituto educativo al servizio della Community Mediolanum. E’ stato Chief Marketing Communication Officer del Gruppo Mediolanum dal 2000 al 2018, ed oggi vanta una forte esperienza nei
Secondo Valerio Giunta, CEO di Startup Italia Srl ed organizzatore di AAAgents Live, “Oggi l’economia deve essere interpretata attraverso una visione di più ampio respiro rispetto ai semplici dati del business a breve termine, e capire l’incidenza che ha la visione umano-centrica del lavoro, della produzione e delle relazioni industriali, sia nazionali che internazionali”. “Il mondo sta cambiando ad una velocità impressionante – aggiunge Giunta – così come stanno cambiando gli stili di vita e di lavoro e le regole dell’economia, dirette sempre di più verso la valorizzazione del rapporto privilegiato tra uomo e ambiente. In un simile contesto, è necessario che la tecnologia sia al servizio della libertà dell’uomo, e non il contrario”. “Interpretando il pensiero di Di Montigny – afferma Valerio Giunta – l’economia ed i processi produttivi non possono più essere analizzati come elementi ininfluenti sulla salute del pianeta Terra, e la ricerca del vantaggio personale dovrà avvenire solo dopo che si sia raggiunto un certo livello di vantaggi per la collettività”.
Questo, in sintesi, il quadro che emerge dall’ultima edizione dell’International Business Report (IBR) del network di consulenza internazionale Grant Thornton, ricerca effettuata a livello globale sui dirigenti di circa 10.000 imprese del mid-market presenti in 29 Stati.
A destare maggiore preoccupazione è il peso dell’incertezza economica sullo sviluppo del business. Tra i fattori percepiti come di maggior impedimento alla ripresa vi è la carenza di ordini, identificata come vincolo al business dal 52% delle imprese (55% nel 1° semestre 2020). Il calo di soli tre punti percentuali rispetto al 1° semestre dà in parte giustificazione alle previsioni ancora così deboli sui ricavi, a dispetto di un balzo molto forte dell’ottimismo.

Cosa è accaduto, per arrivare a tanto? Non si tratta, in realtà, di una “morte” definitiva delle aziende, ma molto più spesso di una loro trasformazione radicale a seguito dell’Innovazione, che trasforma le imprese di tutto il mondo con grande rapidità. Al resto, poi, ci pensano le operazioni di M&A, in seguito alle quali molti marchi mutano o, altrettanto gradualmente, spariscono per fare posto a quelli nuovi.
APPLE – Fondata 44 anni fa, Apple è l’azienda più valorizzata al mondo. Il gigante della tecnologia ha costruito la sua posizione su un’eredità di invenzioni che hanno trasformato la vita quotidiana delle persone. Dalla posizione di leader nella rivoluzione dei personal computer nel secolo scorso al recente boom degli smartphone, Apple ha creato alcuni dei dispositivi tecnologici più venduti. Inoltre, ha aperto le porte a nuovi mercati e innovazioni ed è diventata il simbolo degli stili di vita moderni. Quest’anno le sue azioni sono aumentate di oltre il 44%, e secondo gli ultimi dati, il mondo ha oltre 1,5 miliardi di dispositivi Apple attivi.
ALFABETH – Fondata solo nel 2015, Alphabet è stata creata dai co-fondatori di Google Larry Page e Sergey Brin per supportare le proprietà web di Google. Larry Page si riferisce ad Alphabet come a una “raccolta di aziende”, dove la più grande è Google, e spiega che il modello dell’azienda è quello di avere un CEO forte per ogni azienda, con lui e Brin che li consigliano quando necessario.
AMAZON – E’ una delle aziende che hanno cambiato il mondo. Amazon ha sviluppato un elenco di linee guida e pratiche culturali attraverso sperimentazione, boom e crolli per mantenere in funzione il suo motore di crescita. Le sue migliori pratiche includono il coinvolgimento dei consumatori, l’eliminazione dei rivali uno per uno, l’appiattimento dei mercati aziendali e la trasformazione di un’industria dopo l’altra. L’azienda lo ha fatto con diversi settori, come l’editoria di libri, l’e-commerce, i dispositivi personali, l’infrastruttura cloud, le app sanitarie e molti altri. Nata in un garage di Seattle nel 1994, l’azienda guida le sue innovazioni dall’alto, custodisce le idee come risorse preziose, abbraccia i fallimenti e investe in studenti che aspirano a diventare innovatori.
SAMSUNG – E’ l’azienda leader in TV, tecnologia dello schermo, design dei chip, batterie, smartphone e molti altri settori. Con la sua serie Galaxy, l’azienda ha creato un ricco patrimonio tecnologico e ha influenzato l’esperienza mobile di centinaia di milioni di utenti in tutto il mondo. Samsung si sforza di brevettare le sue innovazioni, perseguendo brevetti in aree che sembravano impossibili. Una delle decisioni più critiche che ha portato l’azienda al successo è stata quella di progettare internamente, invece di assumere designer esterni. Questo ha creato un esercito di designer brillanti che hanno perseguito l’innovazione attraverso tre strumenti: empatia, visualizzazione e sperimentazione.
MICROSOFT – Grazie alla guida del CEO Satya Nadella, Microsoft si è trasformata su molti livelli fino a diventare molto di più dell’azienda che ha rivoluzionato l’uso del PC in passato. Microsoft ha ascoltato il mercato e ha iniziato ad adattarsi. Invece di girare solo intorno a Windows, l’azienda ha iniziato a sviluppare app sofisticate per iOS e Android. Inoltre, ha investito nell’IA (Intelligenza Artificiale) e promosso i bot come parte delle moderne pratiche di programmazione.
JD.com – E’ soprannominata l’Amazon cinese, ed ha iniziato come negozio fisico nel 1998. Oggi, l’azienda ha l’ambizione di diventare il più grande mercato di e-commerce del mondo. Il CEO, presidente e fondatore di JD, Richard Liu, è fiducioso che la sua azienda un giorno sarà completamente guidata da IA e robot, senza la necessità dell’intervento umano. La corsa tra JD e altri giganti rivenditori online come Amazon e Alibaba sta nella creazione dell’infrastruttura di e-commerce del futuro. La società sta lavorando ad un centro di ricerca basato sull’intelligenza artificiale, attraverso la quale sfruttare la tecnologia per creare una soluzione di e-commerce end-to-end che coprirà l’intero processo della catena di fornitura. L’azienda dispone già di magazzini automatizzati, robot che lavorano in oltre 500 magazzini, droni che consegnano prodotti in Cina e pagamenti controllati tramite riconoscimento facciale.
BOSH – Quando si parla di Bosch, la prima cosa che probabilmente viene in mente sono forse gli elettrodomestici di alta qualità o di utensili domestici. Tuttavia, il mercato principale di Bosch inizialmente era la produzione di componenti automobilistici. L’azienda continua il suo percorso in questa direzione, con l’innovazione nel settore automobilistico come uno dei suoi campi di interesse più significativi. 134 anni dopo la sua fondazione, l’azienda conta ora oltre 400.000 dipendenti e ha generato un fatturato di 77,7 miliardi di euro nel 2019. Tuttavia, questo successo non impedisce all’azienda di guardare al futuro e di perseguire una posizione in prima linea nelle innovazioni globali, come nella Realtà Aumentata e nella Realtà Virtuale.
ABB è una multinazionale svizzero-svedese con sede a Zurigo, Svizzera, e Stoccolma, Svezia. L’azienda opera principalmente nei settori della robotica, dell’energia, degli elettrodomestici pesanti e della tecnologia di automazione. ABB è stata inserita nell’elenco globale Fortune 500 da 24 anni ed è stata classificata 342ma nell’elenco Fortune Global 500. ABB ha il suo centro di ricerca e sviluppo fondato nel 2005 in Cina, uno dei sette centri di ricerca con leadership globale che opera nei materiali isolanti, nei robot di produzione di piccoli pezzi, nella tecnologia HVDC ibrida e nell’integrazione dell’energia sostenibile.
NOVARTIS – L’azienda farmaceutica internazionale svizzera Novartis è una delle più grandi società farmaceutiche mondiali, sia per fatturato che per capitalizzazione di mercato. Il CEO Dr. Vasant Narasimhan sta guidando l’azienda da 47,7 miliardi di dollari verso una significativa trasformazione strategica in cui vengono messe in luce piattaforme terapeutiche sofisticate e scienza dei dati. Novartis ha avviato il processo di trasformazione per diventare un’azienda completamente focalizzata sulla medicina, alimentata dalle tecnologie digitali. Il nuovo modello include nuove aree come le terapie geniche e cellulari.
Da allora le cose sono cambiate molto. Nonostante la pubblicità negativa che l’azienda ha avuto l’anno scorso, derivante dagli attacchi commerciali dell’amministrazione Trump, l’azienda sta recuperando velocemente tutte le posizioni. Gli investimenti della società in ricerca e sviluppo sono stati pari a 131.659 milioni di CNY nel 2019, pari al 15,3% del fatturato complessivo. Negli ultimi dieci anni, Huawei ha investito 4 miliardi di dollari, aprendo la sua strada come pioniere mondiale nelle tecnologie di prossima generazione.








