Aprile 22, 2026
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Elezioni Enasarco, intervista a Valerio Giunta. “Un albero che cade fa più rumore di una foresta che cresce”

Gli agenti di commercio ed i consulenti finanziari hanno una grande responsabilità, quella di portare una mentalità nuova in ogni azienda e avventura imprenditoriale. Fondamentale, per il futuro, realizzare un centro studi universitario per agenti di commercio e per consulenti finanziari, allo scopo di far conoscere la bellezza di queste professioni e dar loro dignità accademica.

Prosegue il ciclo di interviste di Patrimoni&Finanza sulle vicende di Enasarco, la cassa di previdenza privata degli agenti di commercio e dei consulenti finanziari che, da qualche mese, è al centro di durissime polemiche per via del lungo rinvio, da parte della maggioranza del CdA, delle elezioni inizialmente fissate per il 17 Aprile.

Valerio Giunta, imprenditore riminese attivo nel settore della selezione di agenti di commercio e consulenti finanziari, è candidato nella lista “Consulenti finanziari uniti in Enasarco” alle prossime elezioni (24 Settembre – 7 Ottobre 2020) per il rinnovo dell’Assemblea dei delegati della Cassa di previdenza.

Lo abbiamo intervistato.

Un imprenditore in cima ad una lista di candidati consulenti finanziari alle elezioni di Settembre in Enasarco: come è nata questa apparente “invasione di campo”?

La mia storia professionale, da ormai 30 anni, ruota nell’ambito delle risorse umane: prima nel mondo cooperativo e poi nelle agenzie per il lavoro. Da 10 anni ho una mia azienda (Start Up Italia Srl), specializzata nel mondo del personale di vendita e nel settore delle reti di consulenza finanziaria. In un lavoro delicato, come quello della ricerca e selezione del personale, occorre una certificazione che il lavoro sia svolto bene e senza arrecare danni all’elemento debole della triangolazione agenzia-azienda-candidato, che è appunto il candidato. Per questa ragione, ho aperto dal 2011 diversi gruppi social (“AAAgents e ”Consulenti Bancari e finanziari”, con rispettivamente 46 mila e 17 mila aderenti su Linkedin) e, all’inizio della pandemia, ho realizzato delle videoconferenze dedicate agli agenti e ai consulenti finanziari, denominate “S.O.S. Agenti”. Da qui i punti di contatto con il mondo dei consulenti finanziari che, come del resto gli agenti di commercio, sono un elemento fondamentale per rilanciare l’economia italiana.

Come nasce, invece, il suo interesse a partecipare in prima persona, candidandosi, alla vita di Enasarco?

Innanzitutto , nello svolgimento del mio lavoro ho sempre seguito il principio dell’attenzione concreta per chi svolge un lavoro di natura commerciale, e mi sono spesso accostato a varie formazioni sindacali attive nella tutela dei lavoratori autonomi, cercando di trasferire nella mia attività il meglio delle loro esperienze consolidate. Inoltre, formalmente Startup Italia è anche una società di rappresentanza con diritto di voto per la componente agenti in Enasarco. In quest’ambito, ma in un secondo momento, ho conosciuto USARCI, dopo non aver trovato uguale apertura nella dirigenza di ANASF, a cui mi ero rivolto in prima battuta. Tuttavia, dato l’attuale cambio dei vertici, mi farebbe piacere incontrare la nuova dirigenza per conoscere la loro disponibilità ad una collaborazione. Mi sono trovato bene con USARCI e non sono mancate collaborazioni anche con FNAARC e con CISL, ma sfortunatamente ho trovato porte chiuse da parte degli organizzatori di Forum Agenti.

Quali sono i suoi punti di contatto con il resto dei candidati? Non teme di essere considerato una sorta di “corpo estraneo” dai suoi potenziali elettori iscritti all’Organismo Unico dei consulenti finanziari?

Lavoro nell’interesse della categoria da almeno 8 anni, in maniera piuttosto visibile, ed il primo obiettivo è dare priorità ai consulenti per migliorare la loro posizione lavorativa. Tramite la mia azienda ritengo di aver migliorato la posizione di tantissimi colleghi, e di recente ho avviato una proficua collaborazione con un’importante scuola di formazione per mettere in piedi il primo percorso di formazione per giovani consulenti finanziari, anche con il supporto di Istituzioni e sindacati. Ho partecipato allo sviluppo e al lancio del primo corso universitario per agenti di commercio e consulenti finanziari, che ha dato la possibilità a tanti professionisti affermati di potersi laureare anche in età avanzata.

In tema di elezioni, il rinvio sine die aveva suscitato polemiche durissime, così come la decisione della maggioranza e della presidenza di rivolgersi al TAR per chiedere una sospensiva dopo aver ricevuto una diffida da parte dei ministeri vigilanti. Qual è la sua sensazione generale sulla faccenda?

La mia sensazione è che potrebbe esserci in atto un tentativo di scalata per mettere le mani sul patrimonio di Enasarco. Infatti, i messaggi populisti che arrivano dalle liste in opposizione all’attuale maggioranza non fanno altro che accrescere il malessere che al momento vive la categoria, di fatto “avvelenando il pozzo” della conversazione elettorale, che al contrario dovrebbe essere costruttiva e non distruttiva. Non vorrei che tali soggetti stiano conducendo solo una guerra di potere, mossi dalla preoccupazione di prendere in mano la gestione dei risparmi della categoria, e non da quella di concentrarsi per sbloccare le risorse da destinare alla stessa. Peraltro, Enasarco è un ente previdenziale e non è delegato a rilasciare fondi fuori dai parametri di bilancio, come anche previsto dalle regole dei ministeri vigilanti. Quindi certe polemiche mi sono sembrate strumentali, e non rispecchiano in alcun modo la reale natura dell’ente. Per onestà intellettuale, vorrei ricordare che chi spingeva per fare elezioni subito è responsabile dei rapporti istituzionali di una importante banca di investimenti, e quindi, in linea del tutto teorica, nel momento in cui si dovrà decidere a chi affidare la gestione delle disponibilità liquide della Cassa (più di 7 miliardi), costui si potrebbe trovare in una palese situazione di conflitto di interesse. Il mio non è un attacco personale, ma una doverosa precisazione, nell’interesse degli iscritti, su potenziali rischi che meritano attenzione.

Perché, secondo lei, la circostanza del ricorso al TAR e del successivo rigetto non era stata comunicata agli altri delegati e consiglieri nè in occasione dell’Assemblea dei delegati del 30 Giugno scorso, né immediatamente dopo?

Il TAR ha sospeso l’efficacia dell’intimazione ministeriale al CdA. Io credo nella legittimità delle istituzioni e credo che debbano essere le persone preposte a giudicare a dirci chi ha sbagliato e chi ha operato legittimamente. Ciò che mi domando, onestamente, è perché alcuni giornali abbiano interesse a far uscire articoli che anticipano pretestuosamente decisioni giudiziarie che poi alcuni candidati, in fretta e furia, condividono ovunque sul web, come in una sorta di schema che alimenta la diffusione di informazioni parziali. Questo, ripeto, è un danno innanzitutto per la categoria. Il resto lo devono giudicare i giudici, non altri.

A suo avviso, date le circostanze che si sono venute a creare con l’ultima pronuncia del TAR e con la fissazione della data delle elezioni, è ancora attuale parlare del commissariamento di Enasarco? Se ciò avvenisse, quali sarebbero le conseguenze?

Francamente non credo, anche se è difficile fare previsioni su situazioni così complesse, attorno alle quali orbitano così tanti interessi e stakeholder. Sinceramente mi auguro di no, poiché sarebbe una sconfitta per gli agenti di commercio e per i consulenti finanziari, i quali invece devono essere sensibilizzati a partecipare alla vita dell’Ente ed esercitare il voto, democraticamente, al fine di dotarsi della migliore amministrazione possibile. 

Se dovesse avere successo alle elezioni di Settembre, ritiene di avere i numeri in Assemblea dei delegati per candidarsi al Consiglio di Amministrazione?

Chi si candiderebbe senza la confidence di sapere di poter incidere concretamente sulla vita dell’Ente? A prescindere dal mio risultato personale, le nostre istanze saranno presenti in consiglio di amministrazione, per via indiretta o diretta. Sicuramente noi ci saremo. Mi piacerebbe molto entrare nel consiglio di amministrazione, temo però che, per farlo, mi dovrei dimettere da delegato. Di certo, posso dire che al momento non tengo ad ottenere poltrone.

Qual è lo stile distintivo che intende imprimere in Enasarco, qualora eletto? Quali obiettivi guiderebbero principalmente le sue azioni?

Il mio stile sarebbe improntato alla assoluta trasparenza e alla condivisione democratica di qualunque iniziativa. Così come già avviene nelle aziende, sui gruppi social, nelle video conferenze che gestisco, lascerei spazio a tutti coloro che si vogliono impegnare per il bene della categoria. Gli agenti di commercio ed i consulenti finanziari hanno una grande responsabilità, quella di portare una mentalità nuova in ogni azienda e avventura imprenditoriale. Il mio primo obiettivo è quello di promuovere e realizzare un centro studi universitario per agenti di commercio e per i consulenti finanziari, allo scopo di far conoscere fino in fondo la bellezza di queste professioni e dar loro dignità accademica mediante specifici corsi universitari di specializzazione nell’ambito delle vendite e della consulenza finanziaria. Il valore della professione di venditore, se ben sviluppata tra i giovani, potrebbe rilanciare l’economia del nostro Paese e incrementare l’occupazione anche in ambito femminile, ma tutto ciò andrebbe accompagnato da misure statali favorevoli come la riduzione della pressione fiscale ed i maggiori sgravi per l’auto.

In occasione della tornata elettorale del 2016, gli iscritti che votarono furono poco più di 25.000, pari all’11,34% degli aventi diritto. Secondo lei, le prossime elezioni vedranno un maggiore afflusso, oppure no?

Secondo me vedranno maggiore afflusso, perché la scorsa tornata elettorale è stata la prima volta che gli agenti votavano i propri rappresentanti e non erano a conoscenza di quello che succedeva. Il lockdown ha portato maggiore attenzione alle problematiche di Enasarco, e quindi ritengo che ci sarà maggiore affluenza. 

Sui social, a causa della sospensione delle elezioni e delle mille polemiche che sono scaturite, gli iscritti mostrano oggi una certa diffidenza, mista a rabbia. Che messaggio si sente di mandare a coloro che lanciano critiche durissime un pò a tutti i candidati nei gruppi e nelle pagine dedicate agli agenti?

Penso che abbiano ragione, anche se ritengo non siano stati adeguatamente informati. Fa più rumore un albero che cade, che una foresta che cresce, e con ciò voglio dire che chi fomenta il malessere sui social ha più seguito di chi prova a costruire. Nei gruppi che gestisco personalmente, ho sempre lasciato spazio a tutti, anche ai cosiddetti silenti, che paradossalmente potrebbero essere quelli più “arrabbiati” per una situazione che si trascina da tempo e che deve poter trovare una soluzione. Ho lasciato spazio anche alle tematiche della lista “Fare presto”, ma mi piacerebbe ricevere maggiore reciprocità, perché spero tanto di poter collaborare anche con loro. A chi lancia critiche, vorrei dirgli di approfondire la conoscenza della storia di Enasarco. La nostra Cassa, peraltro, ha un bilancio in attivo, ma molti vorrebbero che fosse assorbita dall’INPS, il quale viceversa non ha un bilancio in attivo e ciò metterebbe in pericolo le pensioni della categoria. Inoltre, il 50% dei contributi maturati in Enasarco sono versati dalle mandanti. A chi è spazientito dagli eventi, direi di avere fiducia in Enasarco come istituzione che supera persino le singole persone che l’amministrano, e sopravvive ad esse.

Silenti Enasarco, una questione di giustizia sociale. Intervista a Cosimo Lucaselli di Federcontribuenti

“…Coloro che oggi governano, quando erano all’opposizione, avevano promosso iniziative parlamentari annunciando interventi rivolti a risolvere il problema dei silenti Enasarco. Poi, quando si sono insediati nelle loro posizioni istituzionali, non hanno tenuto fede agli impegni e si sono resi indisponibili….”.

La questione dei contribuenti Enasarco denominati “silenti” – ossia gli agenti senza più mandato che non sono riusciti ad arrivare ai 20 anni obbligatori di contribuzione, perdendo così sia il diritto alla pensione  che quello ai versamenti effettuati  – tiene sempre più banco, soprattutto adesso che si avvicinano le elezioni per eleggere – non si sa ancora quando, probabilmente entro Settembre – la nuova governance della Cassa di previdenza integrativa di agenti di commercio e consulenti finanziari.

Per esaminare al meglio questo delicato tema, che oggi coinvolge anche la politica nazionale, abbiamo intervistato Cosimo Lucaselli, responsabile rapporti con le istituzioni di Federcontribuenti, organizzazione che ha dedicato risorse ed energie per portare la questione all’attenzione dell’opinione pubblica.

Signor Lucaselli, da quando è stata sollevata per la prima volta, quanto tempo è passato per portare all’attenzione della politica nazionale la questione dei contributi degli agenti c.d. silenti?

Del problema silenti Enasarco la politica ne è ha conoscenza da anni, però mai nessuno ha dato risposte concrete per la risoluzione del sistema discriminatorio che subiscono gli agenti di commercio e i consulenti finanziari. Da circa due anni sono iniziate pressanti iniziative sulla politica. Nel 2018, un ex agente silente di 68 anni che ha versato 17 anni di contribuzione previdenziale a INPS e 17 anni a Enasarco ha iniziato uno sciopero della fame, in quanto, pur avendo versato nel totale 34 anni di contribuzione previdenziale, non si è visto riconoscere da nessuno dei due enti la porzione pensionistica che gli sarebbe spettata in qualsiasi nazione con principi democratici. Nonostante la visibilità anche mediatica della protesta (Rai3 e “l’Aria che Tira” su La 7), e le assicurazioni dell’attuale Ministro del Lavoro, Senatrice Nunzia Catalfo (che all’epoca si era impegnata), la politica ha messo da parte qualunque soluzione del caso, tanto che Federcontribuenti, dal 2019, ha sollecitato interrogazioni parlamentari e lo scorso 11 febbraio è stata ricevuta in audizione presso la Commissione bicamerale di Controllo delle casse Previdenziali, dove abbiamo esposto tutte le criticità della previdenza Enasarco. Anche la missiva inviata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in qualità di garante del rispetto della Costituzione, non ha ricevuto risposta. E quando la politica e le istituzioni che dovrebbero vigilare vengono meno a questi doveri, la democrazia muore. 

A che punto è oggi il dibattito sul recupero di funzionalità economica dei contributi?

Siamo ancora ad un punto morto. La politica è assente e sembra che non essere interessata al problema dei 9,2 miliardi di debito accumulati con i versamenti senza ritorno dei 692.000 silenti Enasarco. Personalmente, ho contattato più volte l’attuale Ministro del Lavoro Senatrice Nunzia Catalfo, che, almeno a parole, si è resa disponibile al dialogo per la risoluzione del caso, salvo poi essere sempre assente agli incontri in cui ci si dovrebbe confrontare a causa di impegni dell’ultimo momento. Eppure L’attuale Ministro del Lavoro, ed il suo collega di partito Senatore Sergio Puglia, Presidente della Commissione di Vigilanza delle Casse Professionali, quando erano all’opposizione, hanno promosso iniziative parlamentari annunciando interventi rivolti a risolvere il problema dei silenti Enasarco. Però, da quando si sono insediati nelle loro posizioni istituzionali, non hanno tenuto fede agli impegni e si sono resi di fatto indisponibili ad affrontare e risolvere il problema.   

Secondo lei, chi potrebbe avere interesse a remare contro la soluzione del problema?

Ho un pensiero da esprimere in tal senso; da ciò che si legge, e a giudicare da alcune vicende “milionarie” che ruotano intorno alla Fondazione Enasarco, sembra che in molti siano impegnati in una corsa per gestire il patrimonio dell’Ente. Io penso che ci siano gruppi di potere che non vogliono consentire un intervento finalizzato a verificare la reale condizione della Cassa, limitando persino la vigilanza politica che avrebbe l’obbligo istituzionale e costituzionale di intervenire.

Il Governo, tramite il sottosegretario al Welfare Di Piazza, ha dichiarato apertura verso una soluzione legislativa del problema. Quale tipo di soluzione potrebbe essere utile alle rivendicazioni dei c.d. silenti, senza pregiudicare l’equilibrio finanziario di Enasarco nel lungo periodo?

Innanzitutto bisogna precisare che la previdenza Enasarco è una previdenza integrativa, ed in quanto tale non può essere soggetta ad equilibrio finanziario dovendo essere restituita per legge agli aventi diritto come integrazione pensionistica rivalutata nel tempo, come previsto dagli articoli 20 e 21 della Legge 613 del 1966. Detto questo, il problema dell’equilibrio finanziario va ricercato nella cattiva gestione dell’Ente, che a mio avviso deve essere immediatamente commissariato. Lo Stato, inoltre, deve farsi carico del problema, come previsto dall’art.28 della Costituzione, che non può essere scaricato su chi ha versato i contributi integrativi – peraltro obbligatori – con grandi sacrifici. I soli silenti hanno versato nelle casse dell’Ente circa 9,2 miliardi di euro che, se fossero stati gestiti in maniera oculata, avrebbero fruttato nel tempo almeno altri 5 miliardi. Qualcuno dovrà pur fornire una spiegazione su questo. Secondo le nostre stime, servirebbero circa 55 milioni l’anno per mettere a regime l’integrazione pensionistica secondo quando previsto dall’art. 21 della Legge 613. Più volte abbiamo chiesto, come associazione di contribuenti, di sederci intorno ad un tavolo di concertazione per dimostrare con dati alla mano che è possibile risolvere il problema. Purtroppo manca la volontà politica

Il presidente di Enasarco Gianroberto Costa, nel 2019, ha affermato che il fenomeno dei silenti sarebbe connesso alla peculiarità della professione svolta e al possibile verificarsi di periodi di inattività degli agenti, e che tutto ciò non consentirebbe di agire in contrasto con i principi di solidarietà e sostenibilità a tutela di tutta la categoria. Lei come risponderebbe oggi a queste osservazioni?

La discontinuità dell’attività dell’agente non implica il diritto al riconoscimento dell’integrazione pensionistica, perché all’agente deve essere riconosciuta l’integrazione pensionistica in base ai contributi versati. Il principio solidaristico non può essere applicato alla previdenza integrativa! Quel principio andava bene prima che entrasse il vigore la Legge 613 del 1966, perché gli agenti fino ad allora erano sprovvisti di tale tutela. L’attuale normativa (L. 537/1993, DL 509/1994, art.1 c. 36 lett. a), prevede la fusione con enti con finalità analoghe o complementari. Applicando tale principio verrebbe superato quello prettamente solidaristico dell’Ente, rendendo possibile il principio alla base della pensione integrativa.

Entrando nel merito della contribuzione degli agenti di commercio, come giudica la pressione contributiva complessiva di questa categoria di lavoratori?

Nel sistema previdenziale degli agenti di commercio e dei consulenti finanziari è rinvenibile il più alto costo del contributo previdenziale, rispetto a qualsiasi altro lavoratore del commercio, senza che ad esso siano equiparate le stesse condizioni di welfare. Infatti, i contributi previdenziali obbligatori, da versare alla fondazione Enasarco, sono calcolati con aliquota del 17%, da applicare sul totale delle somme percepite dall’agente a titolo provvigioni lorde (e non al netto dei costi); a questi si aggiungono i contributi INPS, e a causa di questo cumulo agenti e consulenti versano in previdenza circa il 48% del proprio reddito lordo, rispetto al 37% del lavoratore dipendente del commercio. E’ vero che, per quanto riguarda i contributi Enasarco, solo l’8,50% è a suo carico (il rimanente 8,50% a carico della casa mandante), ma la pressione contributiva è comunque elevatissima. E così l’agente o consulente, pur versando il 10% in più rispetto al lavoratore dipendente del commercio, non riceve lo stesso livello di welfare: nessun mese di ferie retribuito, nessuna convalescenza per malattia retribuita, nessuna convalescenza da infortunio retribuito, nessun assegno familiare, nessuna indennità di disoccupazione in caso di perdita di mandato. Ciò riassume con grande evidenza una gravissima ingiustizia sociale.

A che punto si trova la battaglia per consentire il cumulo tra i contributi Enasarco e quelli INPS? Esiste un margine perché si avveri questa possibilità?

La parola cumulo nella previdenza Enasarco è un termine errato. Su questo termine si è creata una confusione sia a livello giurisprudenziale che nella formazione dei regolamenti interni Enasarco. Nel caso della previdenza integrativa degli agenti, è inequivocabile la volontà del legislatore (artt. 20-21-29 della Legge 613 del 1966) di come la previdenza Enasarco sia una previdenza integrativa, ed il termine “integrazione” indica, appunto, qualcosa da integrare ad un qualcosa che è incompleto. Se poi questa integrazione è anche obbligatoria, non poterne godere se non hai versato per almeno 20 anni diventa inaccettabile per la categoria contributiva più fragile, composta da persone che, una volta raggiunta la soglia di anzianità, saranno svantaggiate economicamente proprio nel momento in cui c’è più bisogno, dopo una vita di fatiche.

Dal 2024 sarà operativa la possibilità, per i silenti, di poter ottenere la c.d. Rendita Contributiva, su cui si è scatenata una polemica in relazione alla sua effettiva consistenza economica. Può spiegarci come funziona, e quali sarebbero i punti discutibili di questo strumento? 

Con questa norma si è voluto adeguare la previdenza integrativa Enasarco agli altri sistemi di previdenza complementare, ma per non smentirsi, gli economisti interni alla Cassa hanno partorito una norma che nulla ha a che vedere con la finalità previdenziale vera e propria. Infatti, lo strumento della Rendita Contributiva prevede, a partire dal 2024, che un agente con 65 anni di età e 5 anni di contribuzione matura una rendita contributiva che gli verrà erogata integralmente solo a partire dall’87mo anno di età. Se la vuole prima, verrà penalizzato con un 38% in meno il primo anno, con il 36% in meno il secondo e così via. E’ chiaro che la maggior parte di essi sceglierà di prenderla in anticipo, sopportando la penalizzazione massima o giù di lì. E’ o non è una presa in giro?

A breve in Enasarco si svolgeranno le elezioni, a lungo rinviate e fonte di attriti fortissimi sia tra i vertici della Cassa ed i ministeri, sia tra le liste in campo. Chi sono i vostri referenti tra i candidati, se ce ne sono?

Inizio dal secondo punto della domanda: noi avremmo dei referenti, ma non sono presenti nelle liste. I nostri veri referenti potrebbero essere solo dei commissari di alto profilo morale, non legati politicamente a nessuno, con il compito di traghettare la previdenza Enasarco in un fondo complementare da istituire presso l’INPS. Infatti, Enasarco è un Ente di previdenziale che, su circa 814.000 iscritti, genera solo il 15% di contribuenti in previdenza e l’85% in contribuenti silenti. E’ chiaro che qualcosa che non va. Questo è il motivo per cui noi chiediamo da tempo il commissariamento dell’ente, e non le elezioni. In una vostra intervista, Alfonsino Mei ha dichiarato che l’Ente perde 5000 iscritti all’anno; ciò non è esatto: l’Ente ne perde 22.000 all’anno, come riportato nei bilanci tecnici del 2014-2017, e con questi numeri c’è la seria preoccupazione che Enasarco, tra 10 anni, possa estinguersi se non interviene lo Stato, in primis con un commissariamento.

Enasarco, i “silenti” valgono almeno 5 miliardi. Una bomba ad orologeria per chi vincerà le elezioni

Come sono stati spesi, negli anni, i contributi degli agenti c.d. silenti, e chi ne ha beneficiato? Senza i loro versamenti, la Cassa sarebbe stata ugualmente in equilibrio finanziario? Si tratta di domande rimaste fino ad oggi senza risposta, ma la loro “consistenza” rende l’idea di quanto sarà impegnativo, per la politica nazionale e per futura maggioranza, disinnescare questo ordigno ancora inesploso.

Per molti, quella dei c.d. agenti (o ex agenti) “silenti” di Enasarcoagenti senza più mandato che non sono riusciti ad arrivare ai 20 anni obbligatori di contribuzione, perdendo così sia il diritto alla pensione che i versamenti effettuati  – è una profonda ingiustizia sociale, che alcune organizzazioni (Federcontribuenti, in particolare, con Cosimo Lucaselli del dipartimento Enasarco della Federazione) hanno portato all’attenzione della politica nazionale. Infatti, secondo Lucaselli “….i bilanci tecnici, fin da quelli del triennio 2014-2017, ci dicono che i “silenti” oggi ammonterebbero a circa 690.000, ed il tesoro raccolto fino ad oggi da Enasarco ammonterebbe, secondo le medesime stime, a circa 9,2 miliardi di euro…“. Scorrendo i post dei vari gruppi social dedicati al tema, è evidente che i silenti – tra i quali c’è anche chi si è visto accantonare a fondo perduto decine di migliaia di euro –  non intendono rinunciarvi, anche a costo di organizzarsi e promuovere ulteriori iniziative unitarie.

Cosimo Lucaselli

A causa della regola dei 20 anni di contribuzione minima, pertanto, un vero e proprio fiume di denaro è confluito nella Cassa durante gli ultimi decenni, costituendo una dotazione finanziaria che oggi stride rumorosamente con alcuni dati relativi al patrimonio ed alle modalità di contribuzione. Uno fra tutti: la consistenza patrimoniale complessiva di Enasarco, che è pari a circa 8 miliardi (a fronte dei 9,2 miliardi rivendicati dai “silenti”).

Pertanto, dov’è finito questo fiume di denaro? Come è stato speso negli anni, e chi ne ha beneficiato? Senza i versamenti dei silenti, la Cassa sarebbe stata ugualmente in equilibrio finanziario? Fino a che punto è giuridicamente sostenibile che dei contribuenti versino delle somme destinate ad alimentare prestazioni previdenziali di cui sarebbero i beneficiari, e poi debbano accettare passivamente di perdere il denaro accantonato?

Si tratta di domande rimaste fino ad oggi senza risposta, ma la loro “consistenza” rende l’idea di quanto sarà impegnativo, per la futura maggioranza, disinnescare questo ordigno ancora inesploso, trovando una soluzione onorevole ed efficace che non può non includere l’intervento della politica nazionale. Anzi, sarà bene rimettere una questione così spinosa interamente nelle mani del Parlamento e del Governo, gli unici che possono intervenire laddove la matematica non lo consente più.

Il dibattito, mai sopito in realtà, ha ripreso vigore agli inizi del 2019, ed oggi rappresenta una mina vagante per chiunque otterrà, nelle prossime settimane, la maggioranza in consiglio di amministrazione di Enasarco, allorquando le tanto sospirate elezioni avranno finalmente luogo. I c.d. silenti, infatti, si stanno organizzando per mettere in atto alcune iniziative di protesta pubblica già da Settembre.

Secondo Federcontribuenti, Enasarco è una cassa di previdenza piuttosto cara (agli stessi livelli dell’INPS, se non di più) ma i riconoscimenti contributivi che riserva ai suoi iscritti sono stranamente più bassi. Infatti, i contributi previdenziali che agenti e rappresentanti versano obbligatoriamente alla Fondazione sono calcolati sulla base di un’aliquota del 17% (il 14% per i versamenti previdenziali, il 3% per il fondo di solidarietà) da applicare sul totale dei ricavi lordi, e non sui ricavi al netto dei costi dell’attività (imponibile netto, come accade con i contributi INPS). Ciò determina, in valore relativo, un gravame maggiore del contributo derivante dall’applicazione dell’aliquota del 17% che, una volta detratti i costi, pesa fino al 23% sull’imponibile netto.   

Per chiarire quest’ultimo aspetto, prendiamo l’esempio di un agente di commercio plurimandatario con ricavi lordi pari a 40.000,00 euro, in favore del quale verrà versato il contributo Enasarco massimo previsto pari a 6.445,21 (sul massimale di 37.913,00 euro). Se l’agente ha sostenuto costi dell’attività (autoveicolo, carburante, ufficio etc) pari al 30% del monte ricavi, il suo imponibile netto sarà pari ad euro 28.000,00 [40.000,00 – (40.000,00 x 30%=12.000,00)], ma il “peso” del contributo Enasarco di euro 6.445,21 sarà pari al 23% circa (6.445,21 : 28.000,00= 0,2301), e non al 17%.

Gianroberto Costa

Negli ultimi anni, il dibattito si è concentrato anche sulla proposta di ricongiungere la contribuzione Enasarco con quella INPS, ma l’obbligo ex lege della doppia contribuzione per gli agenti non ha consentito, fino ad oggi, di poter attuare questo percorso. Peraltro, i vertici della stessa Enasarco, in risposta alle richieste di Federcontribuenti sulla riduzione del periodo minimo di contribuzione, replicavano con un sibillino “….Non riteniamo di dover commentare la proposta di riduzione da 20 a 5 anni dei minimi contributivi per l’ottenimento della pensione….”, mentre sulla questione dei c.d. silenti il presidente Gianroberto Costa, nel 2019, comunicava al magazine Bluerating che “….il fenomeno dei silenti è connesso, più che alle pratiche di evasione contributiva, alla peculiarità della professione svolta e, in particolare, al possibile verificarsi di periodi di inattività degli agenti. Non siamo indifferenti rispetto alle questioni sollevate da questi contribuenti ma non possiamo agire in contrasto con i principi di solidarietà e sostenibilità, a tutela di tutta la categoria”.

Un muro invalicabile, pertanto, che però sembra aver rafforzato la determinazione con la quale i silenti hanno intenzione di chiedere “il conto” sull’utilizzo di quella massa enorme di denaro. Nel frattempo, si moltiplicano le iniziative parlamentari sull’argomento. L’ultima è una interrogazione parlamentare sollevata presso la Commissione Lavoro della Camera dei Deputati (5-03746) di Walter Rizzetto (FdI), in risposta alla quale l’esecutivo ha dichiarato di voler aprire ad una soluzione legislativa per risolvere la questione dei contributi silenti.

Dal punto di vista tecnico-legislativo, Enasarco è un ente previdenziale che eroga prestazioni integrative, ma il periodo minimo di 20 anni rende impossibile sia utilizzare quanto versato prima di questo periodo nè tramite la ricongiunzione dei contributi nell’INPS, sia ricorrere al nuovo istituto del cumulo dei periodi assicurativi di cui alla legge 228/2012 (come modificata dalla legge 232/2016). L’unica alternativa, per gli iscritti, rimane la famigerata prosecuzione volontaria, che ha un senso solo per chi ha già versato almeno 10-15 anni di contributi; altra alternativa è quella di attendere la rendita contributiva, che però sarà disponibile solo dal 2024.

Con la sua interrogazione, l’on. Rizzetto aveva chiesto uno specifico intervento volto a consentire il cumulo della contribuzione Enasarco con quella versata nell’INPS per permettere la maturazione di un maggior importo di pensione, ma il sottosegretario al welfare, on. Stanislao Di Piazza, ha osservato che “…un intervento normativo in tal senso, sebbene auspicabile, comporterebbe profili di onerosità per la Fondazione in quanto avrebbe impatti finanziari rilevanti sull’equilibrio di lungo periodo…”.

In poche parole, se Enasarco verrà costretta ad assumere un impegno finanziario di lungo periodo a beneficio dei silenti – magari con l’esclusione dell’insieme “sacrificabile” di contribuenti che non avevano raggiunto neanche 5 anni di contribuzione – dovrà reperire mezzi freschi pari ad almeno 5 miliardi, sennò rischia di implodere, portando con sé nell’abisso le aspettative di pensione integrativa di 220.000 tra agenti, rappresentanti e consulenti finanziari. In alternativa, la Cassa dovrebbe ritoccare al ribasso le prestazioni previdenziali e/o eliminare quasi del tutto quelle assistenziali ed accessorie.

Una bomba ad orologeria, insomma, che presto cadrà nelle mani della futura maggioranza.

Enasarco, altro passo falso del Presidente. Il TAR rigetta, probabile il commissariamento

Senza fine, ormai, i colpi di scena in casa Enasarco. Ecco i dettagli di quella che sembra essere una “strategia suicida” dell’attuale maggioranza, cui va rimproverato un atteggiamento che soltanto i suoi componenti (e soprattutto il presidente Costa) potrebbero spiegare. L’ipotesi di un commissariamento ad acta adesso si fa più concreta.

Ennesimo colpo di teatro nella vicenda Enasarco, l’Ente di assistenza per agenti e rappresentanti di commercio (e dei consulenti finanziari). Dopo gli inviti (e in ultimo la diffida) dei vigilanti Ministeri di Lavoro ed Economia a ripristinare le procedure per il regolare svolgimento delle elezioni online  e le conseguenti indagini della Corte dei Conti, il TAR del Lazio, con apposito decreto, ha rigettato la richiesta di sospensiva del ricorso a suo tempo presentato in maniera irrituale e unilateralmente  dal presidente pro-tempore della Fondazione, Gianroberto Costa, in contrapposizione ai rilievi dei due dicasteri.  Un rigetto, quello del Tribunale Amministrativo, del quale Costa era venuto a conoscenza già dal 29 giugno u.s. e del quale non aveva creduto opportuno informare né l’Assemblea, né tantomeno il  CdA, esponendo colpevolmente entrambi gli Organi ai conseguenti danni erariali rinvenienti dalle delibere adottate.

Infatti nelle molteplici note inviate dai Ministeri e in quella della Corte dei Conti, si fa riferimento all’illegittimità degli atti straordinari assunti nell’attuale regime di prorogatio e  votati inopinatamente e inconsapevolmente sia dalla maggioranza dell’Assemblea dei Delegati sia da quelle del CdA.

La vicenda. Il voto online per il rinnovo delle cariche in Fondazione, in agenda per il 17-30 aprile 2020, a pochi giorni dal suo svolgimento viene rinviato “sine die” con una delibera votata a maggioranza dal presidente della Fondazione e da 10 dei 15 consiglieri in carica. Quella decisione viene contestata a più riprese dalle opposizioni e dai vigilanti ministeri di Lavoro ed Economia, che in questi mesi inviano a Enasarco più note (e in ultimo una diffida) per riattivare immediatamente le procedure del voto.

Il 25 giugno il presidente di Enasarco, Gianroberto Costa, senza informare né il CdA dell’Ente né l’Assemblea dei Delegati, decide di ricorrere al TAR contro i due ministeri vigilanti. Il 29 giugno il TAR rigetta con decreto  la sospensiva del ricorso richiesta dai legali di Costa;  il rigetto dà quindi il via agli adempimenti di quanto rilevato dai ministeri vigilanti e, finalmente, allo svolgimento delle agognate elezioni. Va segnalato però che, in occasione della riunione dell’Assemblea dei Delegati, Costa non comunica ai presenti, né il ricorso al TAR presentato unilateralmente 5 giorni prima, né tantomeno il decreto del Tribunale che rigettava la richiesta di sospensiva, mettendo così i delegati a rischio di danno erariale. Tale colpevole atteggiamento del presidente veniva reiterato anche nei confronti del CdA,  quando il Costa si limitava a comunicare solo la data del giudizio, ma non il rigetto della sospensiva.

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Il TAR si esprimerà in maniera definitiva il 4 agosto, ma non è però detto che nel frattempo Enasarco non venga commissariata ad acta per lo svolgimento delle regolari legittime consultazioni elettorali, con apposito decreto ministeriale, stante l’attuale condizione di anarchia con gli Organi dirigenti che continuano ad essere arroccati sulle loro posizioni  di privilegio, con atteggiamenti dilatori e addirittura di ammutinamento nei confronti dei ministeri vigilanti.

Fonte: Metro News

Consulenti e agenti, 11.500 firme alla Morani per aumentare la deducibilità del costo auto

Per agenti di commercio e consulenti finanziari l limite di deducibilità del costo del mezzo strumentale all’attività è bloccato da oltre venti anni. Una petizione di Radioagenti.it portata al Sottosegretario Alessia Morani.

Alcuni dei rappresentanti della lista “Fare Presto!” (coalizione unitaria sostenuta da Anasf, Federagenti, Fiarc e Confesercenti alle prossime elezioni di Enasarco) è stata ricevuta lo scorso 8 Luglio al Ministero dello Sviluppo Economico dal Sottosegretario Alessia Morani, per discutere il progetto relativo all’aumento della soglia di deducibilità del costo dell’auto.

Nelle settimane antecedenti al lockdown, infatti, una petizione promossa da RadioAgenti.it aveva raggiunto in pochi giorni 11.517 firme, e ieri è stata portata all’attenzione del Sottosegretario Morani.

La delegazione composta da Fabio D’Onofrio (coordinatore nazionale Fiarc-Confesercenti), Luca Gaburro (segretario generale Federagenti), Alfonsino Mei (consigliere nazionale Anasf), Davide Ricci (Ceo RadioAgenti.it) ha rappresentato al Sottosegretario Morani la necessità di variare il limite di deducibilità attualmente in vigore dell’80% di 25.822,84 euro (bloccato da oltre 20 anni), portandolo almeno all’80% di 50.000,00 euro per gli agenti di commercio e gli intermediari finanziari. “Si tratta di professionisti che percorrono mediamente 50.000 km/anno sulle strade e autostrade italiane, e hanno quindi la necessità di viaggiare su auto che garantiscano elevati standard di sicurezza e che siano in grado di trasportare campionari, talvolta voluminosi e/o pesanti: un’esigenza, non un vezzo per lavoratori che sono il cuore propulsivo del Paese”.

Queste firme, raccolte in pochi giorni, sono segno della grande attenzione sul problema e dovevano essere portate “di persona” al Ministero subito dopo, ma a causa dell’emergenza Coronavirus non era stato ancora possibile farlo”, concludono i rappresentanti della lista.

L’attuale Esecutivo – ha detto il Sottosegretario Moranista mettendo in campo una serie di interventi per incentivare il mercato automobilistico, soprattutto quello nostrano. La proposta di “Fare Presto!” ha il pregio di andare sempre in questa direzione introducendo agevolazioni fiscali per categorie, come quelle degli agenti di commercio e dei consulenti finanziari, duramente colpite dall’emergenza epidemiologica. Lavoratori che hanno visto una forte contrazione dei propri guadagni e che non possono usufruire di cassa integrazione o altri ammortizzatori sociali e che pertanto vanno tutelati in modo diverso, anche attraverso leve fiscali. L’impegno da parte mia sarà quello di  portare questa richiesta all’attenzione delle Istituzioni competenti e tenere un filo diretto con i promotori di questa importante iniziativa”.

Enasarco in ostaggio della maggioranza. I ministeri impongono elezioni, il vertice ricorre al TAR

Difficile non interpretare negativamente l’ultima decisione del vertice di Enasarco, sempre più determinato a non fissare le elezioni nonostante il diktat dei ministeri vigilanti. Ma è altrettanto difficile non riconoscere, in questa strategia solo apparentemente suicida, un intento che Patrimoni&Finanza afferma già da tempo: chi comanda in Enasarco vuole arrivare al commissariamento.

Non erano neanche trascorse 24 ore dalla fine dell’assemblea dei delegati, quando una nuova “sorpresa” è venuta fuori dal vertice Enasarco, che ormai pare abbia eretto le barricate pur di non indire regolari elezioni. Infatti, durante il CdA della Fondazione svoltosi il 1 luglio, “Presidenza e maggioranza hanno reso noto di aver impugnato davanti al TAR l’invito dei Vigilanti Ministeri di Lavoro ed Economia a completare l’intera tornata elettorale per il rinnovo dell’Assemblea dei Delegati entro il 10 agosto 2020...”.

In sintesi, in occasione dell’assemblea la maggioranza – nonostante specifiche domande “fuori o.d.g.” di alcuni consiglieri dell’opposizione – si sarebbe guardata bene dal comunicare un fatto così importante per tutti gli iscritti, e così, secondo i 5 consiglieri del CdA della Fondazione Luca Gaburro (Federagenti), Antonino Marcianò (Fiarc), Alfonsino Mei (Anasf), Davide Ricci (Federagenti) e Gianni Guido Triolo (Confesercenti), il vertice di Enasarco sarebbe andato contro gli stessi Ministeri, in un atto di arroganza e superbia, senza informare preventivamente il CdA; il tutto in danno dell’Istituzione che governano e degli iscritti che rappresentano“.

Solo ieri“, proseguono i consiglieri di “Fare Presto!”, “è spuntata fuori, con un clamoroso ritardo di ben 15 giorni, la lettera del Ministero che invitava l’Ente a dare corso immediato allo svolgimento delle elezioni e vietava di fatto qualsiasi atto o delibera che superasse i confini dell’ordinaria amministrazione. Ciò significa che tutti gli atti di non ordinaria amministrazione che sono stati adottati nell’Assemblea conclusasi il 30 giugno u.s. sarebbero inficiati da nullità. E ancora più colpevolmente i vertici di Enasarco hanno taciuto il contenuto della lettera del Ministero, oltre che al CdA, anche ai 60 delegati che a tale assise assembleare hanno partecipato, votando inconsapevolmente gli argomenti posti all’ordine del giorno”.

La lista “Fare Presto“, inoltre, denuncia che “il vertice rimane arroccato pericolosamente sulla poltrona  più alta della Fondazione Enasarco, sordo alle istanze delle minoranze che fino a prova contraria rappresentano decine di migliaia di iscritti, sconfessando gli inviti dei Ministeri Vigilanti, assumendosi personalmente ogni responsabilità – unitamente ai consiglieri di maggioranza del CdA – decidendo di adire il TAR, senza avere un preventivo mandato esplicito del Consiglio d’Amministrazione; e non per tutelare gli agenti ma, al contrario, per non andare immediatamente al voto e rimanere in regime di prorogatio. Un’azione da stigmatizzare in toto, che rappresenta un’offesa per chi in Enasarco ripone fiducia e versa i contributi per il proprio Fondo Pensionistico. E lo sta facendo in un momento storico in cui agenti di commercio e consulenti finanziari ci chiedono un aiuto vero e concreto, perché alle prese con i danni economici, sociali e sanitari determinati dall’Emergenza Covid-19”. E di tale arbitraria iniziativa “non sono stati informati neanche i delegati assembleari che hanno votato il 30 giugno scorso e che ora si trovano nella non invidiabile posizione di poter essere oggetto di attenzione, unitamente al vertice Enasarco e agli altri organi della Fondazione, per gli ingenti ed eventuali danni erariali causati dal comportamento arrogante e presuntuoso del  vertice”.

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I 5 consiglieri fanno infine sapere che “in CdA il Presidente ci ha informato sull’arrivo, proprio ieri, di un’ulteriore missiva dei Ministeri vigilanti, che tuttavia ancora non ci è stata fornita come consiglieri, mentre stamattina sul quotidiano “Libero” abbiamo letto della volontà della Corte dei Conti di Commissariare “ad acta” Enasarco. Una cosa è certa: l’Ente va liberato perché è in ostaggio“.

Il risultato finale, secondo “Fare Presto” è “l’ennesima presa in giro di agenti e consulenti finanziari i quali sarebbero destinatari non solo di aiuti economici irrisori ma addirittura di aiuti che non si verificheranno in quanto contenuti in delibere di cui i Ministeri vigilanti avevano già anticipato la loro nullità allo stesso Presidente e alla maggioranza del CdA in numerose note“.

Difficile non interpretare negativamente l’ultima decisione del vertice di Enasarco, sempre più determinato a non fissare le elezioni nonostante il diktat dei ministeri vigilanti. Ma è altrettanto difficile non riconoscere, in questa strategia solo apparentemente suicida, un intento che Patrimoni&Finanza evidenzia già da tempo: chi comanda (ancora per poco) in Enasarco vuole arrivare al commissariamento. Più precisamente, un atteggiamento così “esagerato”, teso esclusivamente a procrastinare nel tempo qualunque ipotesi di elezioni, non può che puntare ai tempi lunghi che la Politica ed il Governo, ancora impegnati a risolvere le emergenze economiche e sociali dettate dal Covid-19, hanno necessità di osservare prima di scalzare l’attuale vertice dalla poltrona a cui sembra incollato.

Ove così non fosse, tutti gli iscritti sarebbero indotti a fare cattivi pensieri.

“Nei comportamenti umani, niente accade per caso” è la sintesi del più famoso detto “cui prodest” (trad. “chi trae vantaggio?”) di classica memoria, con il quale è possibile risolvere anche i più strani fatti e/o comportamenti in apparenza incomprensibili.

Pertanto “chi trae vantaggio” da questa tattica suicida? Probabilmente i componenti dello stesso vertice, per motivi che presto verranno chiariti o, con l’intervento delle Istituzioni, saranno essi stessi costretti a chiarire.  

Speciale Enasarco. Dal rinvio delle elezioni di Aprile 2020 all’assemblea del 30 Giugno

Quello delle mancate elezioni di Enasarco – formalmente per via dell’emergenza Covid19 – è diventato ormai un “caso” tra gli oltre 220.000 agenti e rappresentanti (tra i quali circa 33.000 consulenti finanziari). Attraverso la lettura degli articoli pubblicati da Marzo ad oggi, riassumiamo la vicenda a beneficio dei moltissimi lettori interessati.

 

Enasarco, ok a bilancio ma cresce l’area degli scontenti. Stangata Corte dei Conti sulle elezioni

Nulla di fatto, in occasione dell’assemblea dei delegati Enasarco, relativamente alle elezioni. Nonostante l’argomento, contro ogni logica, non fosse neanche all’ordine del giorno, nessuna data nè periodo dell’anno sono stati indicati dal presidente e dalla maggioranza. Bilancio approvato, ma la sfera di chi non apprezza la gestione sembra essersi allargata. LEGGI

Caso Enasarco, i delegati della maggioranza replicano duramente alla nota dell’opposizione

In Enasarco si accende lo scontro tra opposizione e maggioranza, riunite in settimana in occasione dell’Assemblea dei delegati. Tra note incrociate ed accuse reciproche, entrambe le fazioni scrivono ai ministeri vigilanti, soltanto dai quali, ormai, pare poter scaturire una soluzione condivisa al rinvio sine die delle elezioni. LEGGI

Enasarco, maggioranza spinge il voto su atti illegittimi. Domina la paura di un aumento degli elettori

Qual è la paura più grande dei 10 consiglieri di maggioranza di Enasarco e dei loro delegati? Le loro reazioni alle numerose istanze di ripristino del “giovane” meccanismo democratico elettorale della Cassa lo dicono apertamente: bocche cucite, e reazioni scomposte sui social. Intanto, 16 delegati sollecitano i ministeri ad intervenire. LEGGI

Patrimonio Enasarco, la maggioranza non molla la presa. Chi è in buona fede non teme le elezioni

Per chi governa, le elezioni non dovrebbero fare paura, bensì incoraggiare la partecipazione, ed essere un traguardo prima del quale poter confermare la bontà del proprio operato e mettere a tacere critiche e rilievi. Pertanto, cosa ha da temere l’attuale maggioranza del Consiglio di Amministrazione di Enasarco? LEGGI

Enasarco si pronuncia sull’anticipo del FIRR, ma delibera una sola tranche su tre. Un inutile contentino

L’unica certezza è il primo intervento, pari ad un massimo di 170 milioni, che non riuscirà a lenire i danni vissuti dagli iscritti a causa della pandemia di Coronavirus. Sui rimanenti 340 milioni si dovranno attendere altre delibere, che allungheranno i tempi ed il disagio dei beneficiari. Pertanto, conviene che nessuno canti vittoria o si attribuisca meriti speciali che, in considerazione del tempo già trascorso finora, si fa fatica a vedere.  LEGGI

Marucci su Enasarco, non rinviare le elezioni è solo una sterile posizione di potere

“Una sterile quanto contraddittoria posizione espressa da alcune sigle minoritarie che non comprendono realmente la situazione reale degli agenti  iscritti alla Fondazione. In tali irresponsabili comportamenti si intravedono azioni da dementia praecox“. Così Manlio Marucci, segretario di Federpromm e delegato dell’Assemblea, sulla richiesta di non rinviare le elezioni della Enasarco del prossimo 17 Aprile. LEGGI

Emergenza Covid-19, bonus 600 euro anche per i consulenti finanziari. Enasarco si smarca

Federpromm:  il chiarimento della sottosegretaria Guerra è avvenuto a seguito della nostra lettera, inviata al Governo, per chiedere certezze sulla estensione del provvedimento di sostegno anche agli operatori del mercato finanziario, creditizio ed assicurativo. LEGGI

 

 

Il progetto “Finanza Elementare” di P&F. La scuola veicolo di trasmissione delle conoscenze

A distanza di tre anni dall’entrata in vigore della legge 15/2017, il livello di educazione finanziaria degli italiani risulta essere ancora tra i più bassi al mondo, e questo non aiuta certamente le future generazioni, al pari dei genitori, a maturare scelte più consapevoli in materia di investimenti finanziari o di gestione degli obiettivi.

Con la legge del 17 febbraio 2017, n. 15 (“Disposizioni urgenti per la tutela del risparmio nel settore creditizio“), in Italia si era finalmente cominciato a porre le basi per una campagna nazionale di sensibilizzazione verso i benefici dell’Educazione Finanziaria. La norma, infatti, pone particolare attenzione al ruolo delle scuole, e non v’è dubbio che il contesto scolastico è sempre stato un canale privilegiato per veicolare conoscenze e competenze in ogni materia dello scibile, e per favorire anche la trasmissione di sapere all’interno dello stesso nucleo familiare.

Inoltre, i programmi didattici di Educazione Finanziaria producono, per mezzo di un processo di comunicazione dal basso verso l’alto, (dai figli ai genitori che, per esempio, li aiutano nei compiti a casa) una maggiore attenzione degli adulti ai temi della Finanza.

Sfortunatamente, a distanza di tre anni dall’entrata in vigore della legge, il livello di Educazione Finanziaria degli italiani risulta essere tra i più bassi al mondo, e questo non aiuta certamente le future generazioni a maturare, a differenza dei genitori, scelte più consapevoli in materia di investimenti finanziari o di gestione degli obiettivi.

Da questi principi nasce il progetto di Family Financial Training denominato FINANZA ELEMENTARE©, pensato da PATRIMONI&FINANZA® per gli studenti della scuola secondaria di secondo grado e per quelli del biennio universitario.

L’obiettivo è fornire ai giovani la conoscenza di base – elementare, appunto – della Finanza, coinvolgendo alunni e scuola in un lavoro di gruppo condiviso anche con i genitori.

Il progetto traccia un percorso di cultura familiare che valorizza il ruolo degli obiettivi e illustra, in maniera semplice, i processi della pianificazione finanziaria e la scelta dei mezzi necessari per raggiungerli. I principi su cui si fonda il progetto sono contenuti nell’e-book gratuito “Dalla Finanza Complicata alla Finanza Elementare, destinato a docenti, genitori, studenti e giovani adulti (per scaricarlo è sufficiente registrarsi qui).

Ogni programma di educazione finanziaria viene concordato con la scuola, e si articola in un numero di moduli variabile, a seconda della disponibilità di tempo dei docenti e dei genitori coinvolti. Il numero minimo è di due moduli di due ore ciascuno, ed i contenuti potranno essere integrati nel curriculum di ogni studente.

I formatori sono professionisti della consulenza patrimoniale (consulenti finanziari, avvocati, notai e commercialisti), regolarmente iscritti agli ordini di appartenenza, a cui PATRIMONI&FINANZA® rilascia un attestato aggiuntivo di idoneità a svolgere l’incarico nell’ambito del progetto.

Se sei uno studente maggiorenne, un docente, un consulente finanziario, un avvocato, un notaio o un commercialista, e vuoi segnalare la tua disponibilità nella tua città, scrivi a info@patrimoniefinanza.com, oppure clicca qui per compilare la scheda di contatto e comunicare l’interesse ad essere messo in contatto con l’Area Formazione di PATRIMONI&FINANZA®.

Tra i consulenti finanziari l’insostenibile leggerezza del manager. Ripartire dai fondamentali

La figura del manager di rete è stata trasformata gradualmente da coach al servizio della crescita umana e professionale del consulente, a figura retorica di problem solver al servizio delle direttive del Brand. Di chi è la colpa?

Articolo di Maurizio Nicosia*

Il 10 giugno di 20 anni fa ricevevo il mio primo incarico manageriale in una rete di consulenza finanziaria. In quel preciso momento storico, il manager era spesso il leader “campione”, quello che si era distinto nell’attività e che quindi poteva trasmettere le sue conoscenza e competenze ai colleghi talentuosi ma meno esperti del gruppo.

Erano gli anni 2000, quelli della bolla di Internet (le famose Dot-com), a cui seguì il crollo delle Torri Gemelle. In quel periodo, si cominciavano a manifestare i primi segnali di inquinamento di un ambiente lavorativo basato sull’attenta costruzione delle relazioni, sulle tecniche di comunicazione, sulla costruzione della trattativa e, per i manager e supervisori di allora, sul coaching ai neoarrivati e ai colleghi più giovani.

Già allora si rimpiangevano i c.d. pionieri della consulenza finanziaria, che mettevano al centro l’organizzazione dell’attività strutturata secondo un metodo ben definito: riunioni, colloqui individuali, affiancamento attivo e passivo, trattativa e obiezioni, role playing (a cui tutti partecipavano volentieri, vincendo anche ataviche timidezze personali). E’ proprio durante quegli anni – dicevo – che quel modello ha cominciato ad essere abbandonato, probabilmente per via della crescita sia degli strumenti di investimento a disposizione che delle dimensioni delle reti. Tutto ciò ha spostato il focus dal consulente al brand, facendo piano piano perdere la consapevolezza e la coscienza del ruolo individuale dei professionisti.

A questo percorso di crescita numerica, purtroppo, è corrisposto un percorso inverso in termini di qualità e attenzione alle risorse umane, in cui la figura manageriale è stata trasformata (dalle reti) da coach al servizio della crescita umana e professionale del consulente, a figura retorica al servizio delle direttive del Brand.

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Chi si occupa della fase di selezione riscontra nei candidati l’idea che la serenità all’interno delle proprie strutture venga raggiunta quando la figura manageriale non entra nel merito. Infatti, è maturata in modo prepotente l’idea che il manager sia un inutile orpello con l’unico vero obiettivo di drenare risorse in misura indiretta dai colleghi che coordina, con l’effetto di vedersi riconosciuto dalla struttura soltanto il ruolo di problem solver.

Il ruolo di guida sembra essere ormai tramontato del tutto, ma questo non sembra essere una colpa né del manager né del consulente. Piuttosto, la responsabilità di tutto ricade nella profonda trasformazione di un settore che oggi sembra aver perso di vista i suoi valori fondanti. Negli anni Ottanta e Novanta il mondo della consulenza finanziaria era in fase embrionale, l’età media era bassa, la voglia di intraprendere e sperimentare tanta, il fascino di costruire le basi di un nuovo mondo professionale fungeva da volano a chi desiderava organizzare la propria attività. In tanti ci provavano, e non molti rimanevano nel mercato, per cui il compito di creare una squadra prevedeva necessariamente generosità ed altruismo, elementi inscindibili dal ruolo di manager di un tempo.

Oggi il settore è maturo, soprattutto in termini di età media, si sono strutturate delle rendite di posizione, la voglia di intraprendere è drasticamente calata e i giovani che si propongono trovano alte barriere all’entrata. In più, le società mandanti utilizzano le strutture manageriali quasi come dei terminali commerciali, scollati dalle reali esigenze professionali dei consulenti. Questo, certamente, è ciò che contribuisce a far credere ad entrambi i soggetti, manager e consulenti, che ciascuno non avrebbe poi così bisogno dell’altro, e che tutto procede per il meglio.

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Il sistema, pertanto, oggi sottovaluta regolarmente l’importanza del ruolo del manager e la sua capacità di essere volano della crescita e della formazione delle risorse umane, tra le quali la creazione del gioco di squadra amplifica – e non poco – il risultato dei singoli.

Serve che tutti i colleghi manager si rialzino e ripartano (sempreché possano permettersi di farlo), perché sono gli unici a possedere l’esperienza per tornare sui c.d. fondamentali della professione, e fare così la differenza all’interno dei gruppi di lavoro, sempre più somiglianti ad una sommatoria di individualità che a squadre affiatate operanti in un ambiente stimolante.

* Area manager di una importante rete di consulenza finanziaria