Giugno 24, 2026
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Silenti e arrabbiati, il ritorno. Lucaselli: quello di Enasarco un emblema di ingiustizia sociale

La pandemia ha solo rinviato la soluzione delle incongruenze e contraddizioni ai danni degli agenti di commercio che non riescono a maturare venti anni di contribuzione, perdendo o impoverendo il valore dei contributi versati e le relative prestazioni pensionistiche.

“Mentre le istituzioni di Governo si stanno prodigando per racimolare risorse pubbliche e “aggiornare” il sistema pensionistico degli italiani, le loro stesse azioni si rivelano discriminatorie e incostituzionali, essendo rivolte soltanto ai lavoratori che rientrano nella previdenza pubblica INPS e abbandonando tutti quegli altri che fanno parte dei sistemi di previdenza privata ex D. lgs 509/1994. Per i secondi, infatti, le sorti della propria pensione rimangono appese agli ipotetici risultati dei grandi investitori, e non ad un welfare sociale solidaristico in cui la certezza del trattamento pensionistico sia garantita sia in base ai due parametri dell’età pensionabile e degli anni di contribuzione”. Così Cosimo Lucaselli, responsabile del dipartimento Silenti Enasarco di Federcontribuenti.

“La prova di questa aperta discriminazione – afferma Lucaselli – è data dal sistema pensionistico integrativo Enasarco, che negli anni ha portato in pensione solo il 15% degli iscritti e ha trasformato in “silenti” il rimanente 85% che ha versato complessivamente 9,25 miliardi di euro di contributi. Come possiamo definire questa incredibile incongruenza se non come una discriminazione sociale ed economica tra le più gravi oggi in Italia?”. “È discriminatorio – prosegue Lucaselli – non ricevere le attenzioni del Governo su un tema così importante e annoso, e ciò conferma che in Italia esiste un modo “tutto italiano” di interpretare la previdenza, portandola fuori da ogni regola di ragionevolezza  e di equità sociale, se solo fa comodo a certe fasce elitarie del mondo del lavoro”.

Effettivamente, è impossibile non riconoscere che quello degli agenti silenti di Enasarco è un problema volutamente non affrontato, che annovera presso di sé casi eclatanti di agenti che, pur avendo versato contributi per 50-60.000 euro, non si vedono riconosciuti un euro di pensione. Si tratta di una anomalia di rango costituzionale, poiché colpisce lavoratori chiamati a versare obbligatoriamente contributi integrativi che non potranno usare se non a condizioni-capestro che qualunque giudice, in altri ambiti della giustizia civile, dichiarerebbe vessatorie e nulle all’origine. ”Quella di Enasarco, è diventata un emblema di cattiva giustizia sociale e di incostituzionalità – aggiunge Lucaselli – e se Enasarco e i ministeri vigilanti avessero applicato negli anni il principio di ragionevolezza previsto dal Legislatore nella legge 613/1966, all’art. 29, oppure quanto previsto dagli articoli 1,3 e 11 del decreto legge 252/2005, non si sarebbero accumulati 692.000 posizioni di agenti silenti”.

Come occorre affrontare il problema in futuro? “Abbiamo avviato già da tempo – aggiunge ancora Lucaselli – una serie di incontri istituzionali, cosa mai accaduta sino ad oggi, per dare sbocco ad una soluzione positiva per i contributi silenti Enasarco, per cercare di abbattere la barriera di disinteresse manifestato sia dai sindacati di categoria che, naturalmente, della stessa Enasarco, la quale dovrebbe essere riconoscente verso i silenti che, con i propri versamenti, hanno contribuito concretamente a garantire le prestazioni assistenziali e pensionistiche agli altri agenti, nonché stipendi e trattamenti economici di tutto rilievo ai vertici della Fondazione in tutti questi anni. È arrivato il momento di dire basta a questo scandalo”.

“La fondazione Enasarco – conclude Lucaselli – non si sostituisce al regime obbligatorio dell’INPS, ma si limita a gestire una forma integrativa di tutela complementare a INPS. Tuttavia, essa continua a imporre unilateralmente regolamenti interni che limitano ed estromettono coloro che hanno contribuito anche per decine di migliaia di euro, costringendoli a perdere quanto versato come se Enasarco fosse una cassa di previdenza sostitutiva, e non semplicemente integrativa”. “Non si può nascondere che l’universo Enasarco sia complicato in materia previdenziale, ma bisogna riconoscere che esso è diventato così per mano di chi non ha applicato la sufficiente diligenza nell’interpretare la volontà del Legislatore, nel redigere e nell’approvare i regolamenti interni più rispettosi di tutti i contribuenti alla Cassa. La previdenza integrativa-complementare a quella dell’INPS, per sua stessa natura, deve essere erogata senza vincoli di anni di contribuzione nel momento in cui l’iscritto percepisce la pensione di vecchiaia INPS, come recita il decreto legislativo 252/2005″.

Enasarco, la proposta di legge Durigon non risolve le disparità per i contribuenti “silenti”

Quella di Enasarco è una previdenza integrativa, ed in quanto tale deve essere restituita per legge agli aventi diritto sotto forma di integrazione pensionistica rivalutata nel tempo. Cosimo Lucaselli (Federcontribuenti): “la proposta di legge Durigon non è attuabile”.

Il fenomeno dei contributi c.d. silenti o improduttivi, e cioè versati alle casse previdenziali per un numero di anni inferiore a quello oltre il quale matura il trattamento pensionistico autonomo, genera in decine di migliaia di casi – come vedremo – autentiche ingiustizie e immeritati vantaggi finanziari a chi, quel denaro, lo gestisce nell’interesse di altri contribuenti che, nel loro complesso, diventano così beneficiari di somme che non hanno versato ma che entrano nella riserva tecnica delle loro future pensioni; oppure, come nel caso di Enasarco, contribuiscono al pagamento di prestazioni accessorie (anticipazioni per la casa e l’autoveicolo, borse di studio per i figli, spese funerarie etc).

Si tratta di situazioni profondamente ingiuste, dal momento che quei contributi vengono erogati dal lavoratore allo scopo di ottenere una pensione, e pertanto hanno una finalità ed un interesse legittimo che riceve dal nostro Ordinamento la massima tutela costituzionale; eppure, questo denaro, per i silenti, si perde “obbligatoriamente”: nessuna possibilità di restituzione in caso di mancato raggiungimento – anche per cause del tutto involontarie – della durata minima contributiva, né speranza di godere in tempi brevi (o del tutto) di un assegno complementare al raggiungimento dell’età pensionabile.

Certo, esiste la possibilità del proseguimento volontario anche in assenza di fatturato e di mandato, ma i minimi previsti sono elevati e quasi tutti coloro che si trovano privi di fatturato rimandano, fino ad abbandonare gli intenti in caso di uscita dal mondo del lavoro.

Peraltro, il problema riguarda anche quei contribuenti che non hanno la possibilità di ricorrere agli istituti della ricongiunzione (legge 29/1979 e legge 45/1990) e della totalizzazione (decreto legislativo 2 febbraio 2006, n. 42).

Per agenti di commercio e consulenti finanziari, pertanto, esiste una concreta disparità di trattamento rispetto alle altre casse che, invece, prevedono tutele aggiuntive al raggiungimento di una durata minimo contributiva più equa (generalmente pari a 5 anni). A questo si aggiunge una generale ritrosia, da parte degli enti previdenziali, a fornire i dati sui contributi improduttivi, determinando una mancanza di trasparenza sul loro esatto ammontare, anche di fronte a specifici atti di sindacato ispettivo, ed una certa confusione. Federcontribuenti, per esempio, stima in circa 9 miliardi i contributi improduttivi gestiti negli anni da Enasarco, mentre la Cassa ha dichiarato nel corso del 2020 che il loro ammontare sarebbe di poco superiore ai 2 miliardi.

In questo contesto, il caso degli iscritti alla Fondazione Enasarco – ente che gestisce le pensioni integrative obbligatorie a favore degli agenti di commercio e consulenti finanziari è emblematico, anche perché coinvolge circa 218.000 contribuenti attivi, 122.000 pensionati e un esercito di quasi 700.000 contribuenti silenti (secondo i dati forniti da Federcontribuenti). All’interno di questo grande calderone, esistono numerosissimi agenti che hanno contribuito anche per 18 anni – rispetto al minimo previsto di 20 – per ottenere una pensione complementare che non è mai arrivata, e non arriverà mai, nemmeno parzialmente. Secondo Cosimo Lucaselli, responsabile rapporti con il Parlamento di Federcontribuenti, l’ammontare di contributi improduttivi nelle casse della Fondazione sarebbe pari a circa 9 miliardi. “La previdenza Enasarco – afferma Lucaselli – è una previdenza integrativa, ed in quanto tale non può essere soggetta ad equilibrio finanziario, dovendo essere restituita per legge agli aventi diritto come integrazione pensionistica rivalutata nel tempo, come previsto dall’art. 29 della legge 613 del 1966. Detto questo, il problema dell’equilibrio finanziario va ricercato in altre cause di gestione dell’Ente”.

Cosimo Lucaselli

C’è da dire che il Legislatore ha espresso la volontà di trasformare la previdenza Enasarco in previdenza integrativa o complementare a quella INPS, ed Enasarco gestisce la previdenza integrativa “per conto dell’INPS”, come da convenzione prevista dall’art.29 della citata legge 613/1966. “Di conseguenza – aggiunge LucaselliEnasarco ha il compito di erogare una integrazione pensionistica nel momento in cui l’agente di commercio o il consulente finanziario acquisisce il diritto alla pensione erogata da INPS. Questa chiarissima volontà del Legislatore, negli anni successivi al 1966, è stata letteralmente stravolta per mezzo di decreti legislativi e leggi che hanno prodotto interpretazioni capovolte della previdenza Enasarco e che risultano discriminatori, incostituzionali e illegittime, soprattutto nelle parti in cui si obbliga ad una doppia contribuzione previdenziale e si impone l’obbligatorietà della quota 92”.

Claudio Durigon

Le osservazioni di Federcontribuenti sembrano avere solido fondamento. “Nei sistemi democratici – afferma Lucaselli – le previdenze integrative o complementari non possono essere obbligate per legge, nè tantomeno essere soggette ad un numero minimo così elevato di anni di contribuzione, come nel caso di Enasarco. Per questo motivo, la proposta di legge n. 2855 del 11/01/2021, che come primo firmatario l’On. Claudio Durigon, non è attuabile nei punti in cui tratta la previdenza Enasarco, perché non risolve affatto quelle interpretazioni che negli anni hanno causato gravi ingiustizie agli iscritti all’Ente. Sarebbe stato risolutivo, invece, che Durigon richiamasse la competenza sui contributi Enasarco al Decreto Legislativo n.252 del 5 dicembre 2005, il quale disciplina le previdenze integrative-complementari. Le istituzioni si sono colpevolmente “dimenticate” di far confluire in quella legge la previdenza integrativa degli agenti di commercio e consulenti finanziari”.

Secondo Federcontribuenti, basterebbero 50 milioni l’anno per mettere a regime i diritti previdenziali dei silenti, e questo la dice lunga sul fatto che manchi la volontà politica, non certo la copertura finanziaria.

Su tutto, e a superamento di qualunque sfumatura interpretativa del diritto, c’è un principio elementare di realtà che merita una disciplina più equa e che nessuno può contrastare con le parole: la natura obbligatoria della contribuzione Enasarco non può negare l’esistenza del denaro versato dagli agenti poi diventati silenti, e soprattutto non può negare che tale contribuzione sia finita nella disponibilità concreta di Enasarco, che ne ha fatto uso. Permanendo l’asticella della contribuzione obbligatoria ad una durata minima di venti anni, è come se questo fiume di denaro sia sparito con un “colpo di magia”: c’è, eppure non c’è (e poi non c’è più).

C’è una enorme fossa giuridica nel sistema pensionistico degli agenti di commercio e dei consulenti finanziari, ed i silenti ci nuotano dentro, senza vedere un possibile approdo e senza ricevere soccorsi dalla riva.