Maggio 2, 2026
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Inside The Art Side: a Roma si parla di arte, futuro e gestione del patrimonio

Il concetto di patrimonio è molto più ampio di come viene comunemente percepito, e incarna tutte le tendenze sociali che influenzano le scelte degli individui. Il 14 Luglio a Roma un incontro sull’Arte del ciclo Our heritage by Lightsky Consulting”.

Inside The Art Side è il primo appuntamento del ciclo di incontri “Our heritage by Lightsky Consulting” organizzati da Lightsky Consulting Italia, che si terrà il 14 luglio 2022 presso “Spazio Lightsky” a Roma. Our heritage, Cultural, Business, Future è un ciclo di incontri sulla Cultura e la gestione del patrimonio e sul futuro che ci aspetta, e nasce con la visione di indagare tutte quelle tendenze (sociali, ambientali, tecnologiche) che oggi condizionano la ricchezza culturale che siamo chiamati a proteggere e tramandare, e che influenzano le scelte di ognuno. Usando la Cultura come leva strategica, infatti, è possibile generare quelle azioni di confronto e crescita da cui derivino concrete opportunità e, soprattutto, soluzioni flessibili in grado di accrescere e proteggere il proprio patrimonio.

Il patrimonio è quindi un concetto allargato e molto più ampio di quello in base al quale viene comunemente percepito. Esso può essere culturale e/o economico, tangibile o intangibile, e in tutte le sue forme permette di vivere al meglio il presente e di costruire un futuro migliore. Il primo incontro di questo ciclo, denominato “INSIDE THE ART SIDE”, condurrà partecipanti nel mondo dell’Arte, che rispetto ad altre sfumature del patrimonio – quelle maggiormente legate alla disponibilità di denaro o beni altamente fungibili – esprime al massimo livello l’elemento emozionale che caratterizza il settore e le scelte di chi investe “a lunghissimo raggio”. L’Arte, in particolare, “ci rappresenta, ci racconta, è il risultato concreto di tutta l’espressione dei mutamenti umani della nostra storia” – afferma Emiliano Guerra, General Manager EMEALightsky Consulting Italia. “Sta a noi proteggerlo, tutelarlo, per il nostro interesse e per quello delle generazioni future”. “L’artista – prosegue Guerra – è colui che interpreta il mondo e dà forma alla materia attraverso gli strumenti a sua disposizione, scardina i luoghi comuni e ci mostra interpretazioni, possibilità alternative. Il radicale cambiamento che stiamo affrontando – nelle aziende, all’interno degli ecosistemi, nelle strutture, nei modelli, nei comportamenti, nelle interazioni, nella comunicazione, nelle relazioni – ridefinisce tutte le priorità all’interno del mondo private, corporate e di governance, e rende necessari nuovi modelli di business e di relazione. È quindi fondamentale imparare a pensare in modo alternativo, laterale, accedere a nuove visioni. E chi come l’Arte e gli artisti possono essere d’ispirazione?”.

Durante l’evento, tre ospiti d’eccezione – moderati dall’attore e scrittore Vincenzo Bocciarelli – avranno il compito di declinare l’argomento della serata secondo i tre temi core che gli organizzatori hanno voluto sviluppare: Cultura, Business e Futuro. Interverranno: Massimo Rossi Ruben per la Cultura, Curatore e critico d’arte; per il Business Sergio Sorrentino, Senior Strategic Consultant; per il Futuro Francesco Giulio Farachi, Curatore e critico d’arte. INSIDE THE ART SIDE prevede, inoltre, un Inside Event, dal titolo “SNAPSHOTS. Luisa Valeriani. Opere”. Questo “evento dentro l’evento” rafforza il tema della serata, grazie alla nuova mostra personale di Luisa Valeriani, artista romana.

Saranno in esposizione le ultime opere dell’autrice, realizzate durante il biennio 2020/22, che con la sua nuova ricerca ha introdotto la fotografia come mezzo di supporto figurativo nel suo lavoro, con l’aggiunta di elementi materici che consentono una lettura stratificata del suo processo creativo. “Sono sempre stata affascinata dalla forza dei simboli, – dichiara Luisa Valeriani – e credo profondamente nella potenza evocativa della loro immagine. In questo particolare momento di sovrapposizioni e confusioni ed estreme velocità sono alla ricerca di “attimi sospesi”, nuovi simboli timeless, che solitamente catturo mediante uno scatto ottenuto con un semplice smartphone e che trasferisco su diversi supporti che rielaboro attraverso delle successive sovrapposizioni.”

Per Info e contatti: LinkedIn: https://www.linkedin.com/company/lightsky-consulting
Web: https://www.lightskyconsulting.com/

I risparmiatori ignoranti e la “delega emozionale”. Cultura ed educazione finanziaria non sono la stessa cosa

La manipolazione emotiva dei clienti sembra essere una delle cause principali della presenza di eccessiva liquidità nei conti correnti, intesa come un meccanismo di autodifesa “non cosciente” dalla malizia dell’industria del Risparmio, che è alla continua ricerca di margini.

Di Maurizio Nicosia*

Con Lorenzo ci conosciamo da oltre 30 anni, avendo lui sposato la più cara amica di mia moglie. Abitiamo in due regioni diverse, ma ogni estate troviamo il tempo per incontrarci. Lui è un affermato funzionario commerciale di una grossa azienda, ed è sempre oculato nella gestione delle sue risorse finanziarie. E’ laureato in economia, ha una buona conoscenza degli strumenti finanziari e sa bene quale è il mio lavoro. Ogni tanto abbiamo parlato del mondo della finanza, ma mai in modo approfondito, poiché egli è uno storico ed orgoglioso rappresentante dei BOT people, e non c’è dialogo sul tema.

La sua insoddisfazione nel modo in cui sono gestiti i suoi risparmi in banca è cresciuta costantemente in modo direttamente proporzionale alla riduzione dei tassi di interesse, e questo ha determinato crescenti richieste di approfondimento sui prodotti finanziari “non BOT” finchè, vinto dal tragico orfanage del tasso di interesse,  mi ha chiesto di analizzare i suoi investimenti. Dando una occhiata al suo portafoglio, il suo sport preferito è rimasto quello di annegare nella liquidità. Fatto 100 il suo patrimonio, 40 sono abbandonati alla deriva sul conto corrente, e 60 sono investiti in attività alla ricerca disperata del tasso perduto. “Maurizio, ho visto che con quel deposito oggi ricavo l’1,10% annuo lordo, netto imposte diventa lo 0,614%. Ma come posso fare? I fondi che ho sottoscritto negli anni non mi hanno mai dato riscontro, le azioni nel 2000 ti ricordi che fine hanno fatto…. i titoli di stato non rendono più, forse questi certificates che mi propongono possono darmi un ritorno, che ne dici?”.

Ometto le risposte, che qualunque pianificatore patrimoniale potrà facilmente immaginare. Però, rispetto alla sua storia, faccio una riflessione: la “cultura finanziaria” non è “educazione finanziaria”, nel senso che nell’educazione finanziaria è certamente compresa la cultura, ma la semplice conoscenza degli strumenti e dei rischi legati agli stessi non definisce affatto l’educazione finanziaria. Per arrivare a questa, infatti, serve collegare l’universo dei singoli investimenti a degli obiettivi di spesa programmati all’interno di un orizzonte temporale, ed è questo collegamento – così assente nella mente di quasi tutte le famiglie italiane – che rende un investitorefinanziariamente educato”.

Che la responsabilità di questo stato di cose risieda nella scarsa attitudine dei risparmiatori a gestire le proprie emozioni nella scelta degli strumenti finanziari è un dato di fatto; ma è anche vero che costoro effettuano una vera e propria “delega emozionale”, in materia finanziaria, a quegli interlocutori che, con la finanza, vivono e prosperano operando in regime di conflitto di interessi, alla continua ricerca di margini.

E’ questa l’origine della perdita di fiducia subita dalle “cattedrali bancarie”, che fino agli anni 80 venivano percepite come qualcosa di sacro e immutabile, cui rivolgersi per la crescita e della difesa del patrimonio familiare. E così la storia ci rivela che, quando i margini hanno cominciato a scricchiolare – anche per via della riduzione dei tassi, ma non solo – si è acuita la necessità di trovare soluzioni più rapide e dirette, individuate nei “prodottoni finanziari” costruiti spesso con la complicità delle fabbriche interne alle aziende. Un gioco che ha sempre permesso certezze di ritorni economici per gli intermediari, erodendo le risorse delle famiglie.

I “prodottoni”, nel pieno rispetto della delega emozionale di cui parlavamo prima, sono generalmente di due tipi: quelli che proteggono dalla paura di perdere, e quelli che assecondano l’avidità del guadagno. Il buon padre di famiglia non può assecondare la sua avidità e, poiché non si è mai alleato con il tempo, sceglie i prodottoni del primo tipo. Il “boomer” con figli adulti, con un certo grado di evoluzione, sceglie (soprattutto) i secondi perché gli piace la sensazione di un guadagno fuori misura, da conseguire esclusivamente in un periodo breve (sennò fa presto a rientrare nel primo tipo). Nel frattempo, il frullatore della vendita da banco è sempre in azione, ma la perdita di fiducia genera lunghi periodi di permanenza in conto corrente delle risorse disponibili.

La conclusione, pertanto, sembra essere quella che la manipolazione emotiva dei clienti, che dura ormai da molti anni, è la concausa principale della presenza di tutta questa liquidità sui conti, e questa tendenza del “popolo ignorante” si manifesta come un meccanismo di autodifesa – l’unico possibile, se ci fate caso – contro la malizia dei “prodottoni”.

Mentre faccio queste riflessioni, il mio amico Lorenzo mi chiama al telefono. “….Maurizio, mi propongono questo certificate che dà il 3% per 3 anni con barriera al 40% sul valore di Apple. Mi sembra straordinario…”. “Certamente – gli rispondo – è addirittura strabiliante….”.

* Manager di area di una primaria rete di consulenza finanziaria

Trend abitazioni, Parma vs Venezia. Cultura e fascino a confronto

Mercato immobiliare in fase di rilancio in entrambe le città. Parma confermata come Capitale Italiana della Cultura anche per il 2021 e in netta ripresa, mentre a Venezia le compravendite sono alimentate dalla domanda proveniente da residenti in cerca di miglioramenti abitativi e da stranieri affascinati dalla città.

Non è semplice mettere a confronto due città così diverse, ed è quasi impossibile trovare un comune denominatore – a parte l’italianità – che permetta di immaginare una ipotetica scelta di vita. Il mercato immobiliare, però, riesce a compiere questo “miracolo”, dal momento che le leggi (non scritte) da cui è dominato sono identiche a Parma e Venezia, ed i cambiamenti dettati dalla pandemia hanno determinato, dopo un primo periodo generalizzato di blocco (Marzo-Maggio 2020) delle compravendite, un rilancio del trend immobiliare in entrambe le città, sia pure con i numerosi distinguo derivanti dalle profonde diversità che le caratterizzano.

Con il Decreto “Rilancio”, la città di Parma è stata nominata Capitale Italiana della Cultura anche per il 2021.

Il cammino è iniziato ufficialmente nel febbraio del 2018 con la nomina della città a Capitale Italiana per l’anno 2020 da parte del Ministero dei Beni Culturali e del Turismo. Successivamente l’emergenza sanitaria ha bloccato tutto, eventi compresi, e la città insieme alla Regione ha ottenuto la possibilità di estensione del titolo al 2021.

Con questa nomina, la città di Parma ha l’occasione di rilanciarsi sul fronte culturale e turistico, confermando le sue eccellenze in campo artistico, naturalistico e enogastronomico. Pertanto, diventa interessante analizzare i possibili effetti sull’andamento del mercato immobiliare nella città, monitorando come il territorio stia recuperando dopo il lockdown. Il mercato immobiliare della zona di Montebello e Cittadella, secondo i dati forniti dall’Ufficio Studi Tecnocasa, ha registrato una buona ripresa, con uno spostamento della richiesta sulle tipologie di ampia dimensione, a partire da 120 mq. Infatti, grazie ai mutui convenienti, sia chi acquista per la prima volta, sia chi acquista per migliorare, prova ad assicurarsi i tagli più grandi possibilmente con spazi esterni. Queste ultime tipologie stanno infatti subendo un leggero rialzo dei prezzi.

Meno richiesti i piccoli tagli, monolocali e bilocali. Montebello e Cittadella sono due quartieri residenziali con un’offerta eterogenea, che spazia dalle soluzioni popolari a quelle signorili. I prezzi medi si aggirano intorno a 1800-2000 € al mq. Chi desiderasse delle case a schiera, villette semi-indipendenti e case in corte può cercare nella zona Pastrengo, che registra prezzi medi tra 1800 e 2000 € al mq. Chi volesse comprare tipologie di nuova costruzione può orientarsi verso zona Eurosia, quartiere sorto a partire dal 2015, dove sono in fase di ultimazione altre palazzine. Il nuovo in edilizia convenzionata si vende a 2000 € al mq, mentre per le tipologie nuove in edilizia libera la spesa supera i 3000 € al mq.

In zona Montanara-Centro Contabile, gli investitori continuano a puntare sul mattone più con finalità di ristrutturazione e rivendita che non per mettere a reddito. E’ rimasto invariato il segmento della prima casa, anche se sono aumentate le richieste di chi cerca spazi esterni. In crescita anche gli acquisti di seconde case nelle colline parmensi (Val Taro, Val Ceno).  La zona più richiesta è quella del Centro Contabile, più vicina al centro della città e sorta tra gli anni ’50 ed i primi anni ’70. L’area nei pressi del Campus universitario e della Scuola Europea, detta Parmarotta, è sorta tra gli anni ’80 ed il 2010, e segnala valori medi dell’usato intorno a 2000 € al mq.

Passando al mercato immobiliare veneziano, secondo i dati di Tecnocasa si registra una buona domanda alimentata prevalentemente da persone residenti e da stranieri affascinati dalla città. L’offerta è in aumento anche a causa di molte strutture ricettive immesse sul mercato. A cercare casa in città sono prevalentemente persone che fanno un acquisto di tipo migliorativo, e che sono alla ricerca di uno spazio esterno (balcone o terrazzo anche condominiale). Piace il sestiere di Rialto, considerato il centro della città per la presenza di servizi e uffici amministrativi. Qui un immobile d’epoca costa a partire da 5000 € al mq, e può arrivare anche a 7000-8000 € al mq se gode della vista sul Canal Grande. Piace anche il quartiere Castello (via Garibaldi), che si caratterizza per un’offerta più popolare con prezzi medi di 2500-3000 € al mq. La zona vanta la vicinanza a piazza San Marco, e attira chi ha un budget più contenuto e vuole investire non lontano da uno dei poli più attrattivi della città.

La zona più costosa si conferma piazza San Marco, dove una soluzione da ristrutturare costa mediamente intorno a 6000 € al mq (con punte di 15 mila € al mq per gli immobili di prestigio con affaccio sulla piazza). Chi cerca gli immobili di lusso desidera anche il posto barca privato. Meno richieste e valori in ribasso a causa dell’acqua alta per gli immobili posizionati al piano terra.

Uscendo dalla zona di prestigio, sulla terraferma le zone più richieste sono Carpenedo, Bissuola ed il centro di Mestre. Si tratta di zone limitrofe a piazza Ferretto, considerata il centro economico e commerciale di riferimento della terraferma.      

A Carpenedo (area signorile di Mestre), un usato in ottime condizioni costa intorno a 2500 € al mq. Sono in corso degli interventi di demolizione su vecchi immobili e ricostruzione degli stessi in strutture di piccoli condomini ad alta efficienza energetica, che si acquistano a 3500 € al mq.

Adiacente a Carpenedo si trova il quartiere Bissuola, apprezzato per la presenza di verde e per la vicinanza al centro. Lo sviluppo edilizio del quartiere si è concentrato tra gli anni ’50 e gli anni ’80, ed attualmente un buon usato è valutato intorno a 2000 € al mq.

In questo momento si registra una buona domanda di immobili in affitto, alimentata in parte da lavoratori fuori sede. Per un bilocale si spendono intorno a 600-700 € al mese, con punte di 1000 € al mese per le soluzioni di Rialto.