Aprile 21, 2026
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Guerra in Iran, mercati molto reattivi. Il rischio inflazione frena anche la Fed sul taglio dei tassi

Il conflitto in Iran ha accentuato la reattività del mercato agli shock geopolitici e ai rischi inflazionistici a breve termine. Nei prossimi mesi rendimenti azionari guidati dai risultati aziendali.

di Filippo Garbarino, gestore del fondo Lemanik Global Equity Opportunities

La guerra in Iran e l’aumento dei prezzi dell’energia costringono la Fed a maggiore prudenza sul taglio dei tassi, tuttavia il mercato azionario resta promettente, a condizione di puntare su aziende con fondamentali solidi.

Il 2026 si è aperto con una significativa volatilità nei settori azionari e ampie rotazioni tra di essi, in particolare quando i mercati azionari USA hanno messo in discussione i rendimenti futuri degli ingenti investimenti dei principali fornitori di servizi cloud. Tuttavia, l’economia si è dimostrata relativamente resiliente, sostenuta da una robusta domanda dei consumatori e da risultati aziendali solidi. Dal punto di vista macroeconomico, i dati recenti indicano un rallentamento del mercato del lavoro USA con assunzioni e licenziamenti contenuti. Mentre la Fed affronta ora un contesto più complesso: se da un lato le condizioni del mercato del lavoro si sono normalizzate, dall’altro la guerra in Iran e il conseguente aumento dei prezzi dell’energia hanno accresciuto i rischi di aumento dell’inflazione, rendendo il ritmo di ulteriori allentamenti più incerto e probabilmente più prudente rispetto a quanto previsto in precedenza.

Lo scoppio della guerra con l’Iran ha aggiunto un nuovo elemento di incertezza principalmente a causa dell’aumento dei prezzi del petrolio e dei disagi nei traffici marittimi nello Stretto di Hormuz. Nonostante il recente cessate il fuoco abbia ridotto parte della pressione immediata sui mercati energetici, il conflitto ha accentuato la reattività del mercato agli shock geopolitici e ai rischi inflazionistici a breve termine. Ciò premesso, consideriamo comunque l’attuale contesto generalmente favorevole per i mercati azionari. La solidità degli utili societari, unitamente all’attività continua di buyback azionari, dovrebbe continuare a offrire una base di supporto alla performance del mercato nei prossimi mesi, sebbene ci aspettiamo che i rendimenti siano sempre più guidati dai risultati aziendali piuttosto che dall’aumento dei multipli.

In particolare, andranno privilegiate le società più solide da un punto di vista bottom-up dei fondamentali, capaci di offrire ricavi, Ebitda e metriche di redditività (margini, Roic e Roe) migliori del mercato, con basso indebitamento e una qualità degli utili superiore alla media. A livello settoriale, il nostro portafoglio privilegia il settore finanziario, industriale, chimico e dei beni di consumo discrezionali, mentre non abbiamo banche, technology hardware, beni di consumo non discrezionali, farmaceutici, immobiliare, energetici e utilities e siamo sottopesati sul settore tecnologico. Tra le aziende che rispondono ai nostri requisiti di selezione, troviamo HCA, Old Dominion, Hilton e Broadcom.

Contesto favorevole per i mercati azionari Usa: consumi solidi e fiducia delle imprese sulla domanda

Negli Stati Uniti la spesa al consumo resta solida, i dati sulle carte di credito sono stabili e le imprese mostrano fiducia nelle prospettive della domanda. 

di Filippo Garbarino, gestore del fondo azionario Lemanik Global Equity Opportunities

L’incertezza legata al picco dei dazi sembra ormai alle spalle e la solidità degli utili societari, unitamente all’attività continua di buyback azionario, dovrebbe continuare a offrire una base di supporto alla performance del mercato nei prossimi mesi. Consideriamo pertanto l’attuale contesto generalmente favorevole per i mercati azionari.

In novembre, i mercati azionari hanno sofferto per due principali elementi di incertezza: il rendimento futuro degli investimenti nelle infrastrutture legate all’Intelligenza Artificiale e la direzione della politica monetaria Usa. Oggi, il contesto macroeconomico indica un rallentamento dell’economia Usa: gli utili societari comunicati recentemente dalle aziende sono stati resilienti, tuttavia il mercato del lavoro mostra chiari segnali di stagnazione, dovuti a flussi migratori più contenuti, che riducono l’offerta di manodopera, e a una serie di blocchi delle assunzioni da parte delle imprese, mirati a difendere i margini di profitto dalle pressioni sui costi legate ai dazi. Sebbene ciò rappresenti una fase di decelerazione, le condizioni attuali non indicano una recessione imminente.

Inoltre, la spesa per consumi resta solida, i dati sulle carte di credito continuano a mostrare un’attività stabile e i management aziendali non hanno rivisto al ribasso gli investimenti, a conferma della fiducia delle imprese nelle prospettive della domanda. La Fed si trova in una fase di allentamento monetario e il ritmo dei tagli dei tassi potrebbe accelerare se le condizioni del mercato del lavoro dovessero indebolirsi ulteriormente. Persistono però due aree di debolezza strutturale: il settore manifatturiero, che rimane in territorio di contrazione, come evidenziato dall’indice Ism, e il mercato immobiliare, che continua a essere frenato dai tassi ipotecari elevati e dagli ostacoli legati all’accessibilità economica delle abitazioni.

Filippo Garbarino

A novembre, il fondo Lemanik Global Equity Opportunities ha aperto posizioni in Stryker e AJ Gallagher e ha venduto la posizione in Waste Connections. Nel mese, l’indice Bloomberg Developed Markets (in EUR) è diminuito dello 0,3%. Il Fondo ha sovraperformato rispetto al suo benchmark, registrando un aumento dello 0,5%. I principali titoli sovraperformanti sono stati HCA, Hilton e Alphabet, mentre i principali titoli sottoperformanti sono stati Microsoft, Nvidia e Amazon. Il portafoglio del Fondo sta attualmente trattando in linea con il mercato in termini valutativi sulla base del Free Cash Flow Yield (ossia di quel parametro che la capacità delle aziende di generare liquidità per la creazione di valore, come dividendi, riacquisti di azioni proprie o riduzione del debito, aiutando gli investitori a individuare azioni sottovalutate con rendimenti elevati, ndr). Tuttavia, le società in portafoglio sono più solide del mercato da un punto di vista bottom-up dei fondamentali.

Le società in portafoglio stanno aumentando i loro ricavi e EBITDA più rapidamente del mercato ed hanno metriche di redditività migliori (margini, ROIC e ROE). Inoltre, le società in portafoglio hanno un indebitamento più basso ed una più elevata qualità degli utili comparata alle medie di mercato. La maggior solidità delle aziende presenti in portafoglio dovrebbe garantire il sorpasso del benchmark sotto una pluralità di scenari di mercato. A livello settoriale, il portafoglio non ha banche, technology hardware, beni di consumo non discrezionali, farmaceutici, immobiliare, energetici e utilities. Il portafoglio è sovrappeso sul settore finanziario, industriale, chimico e beni di consumo discrezionali. Il settore tecnologico è invece sottopesato.

Momento positivo per i mercati azionari: il picco di incertezza sui dazi è ormai alle spalle

I punti deboli a livello statunitense sono il settore manifatturiero e il mercato immobiliare. In portafoglio aperta una nuova posizione in Meta Platforms e ceduta quella in Home Depot.

di Filippo Garbarino, gestore del fondo Lemanik Global Equity Opportunities di Lemanik

L’attuale contesto sembra moderatamente positivo per i mercati azionari. Infatti, il picco di incertezza sui dazi pare essere ormai alle spalle e il flusso di notizie relative ai dazi dovrebbe migliorare nelle prossime settimane, durante le quali verranno firmati accordi commerciali con alcuni dei principali partner commerciali, riducendo significativamente l’attuale aliquota tariffaria mista.

A maggio, i mercati azionari globali hanno registrato un rimbalzo, sostenuti dalla de-escalation della guerra tariffaria tra Stati Uniti e Cina. I dazi generalmente aumentano l’inflazione e riducono la crescita economica reale. Sebbene l’economia statunitense stia rallentando, non prevediamo una recessione tecnica nel breve termine. Le recenti pubblicazioni degli utili aziendali e le previsioni aggiornate per il 2025 sono state incoraggianti. I dati sulle carte di credito mostrano una notevole resilienza della spesa al consumo da inizio anno (compresi aprile e maggio) e la recente correzione dei prezzi del petrolio è positiva per le vendite al dettaglio. Inoltre, i piani di spesa in conto capitale per il 2025 non hanno subito tagli significativi da parte delle aziende statunitensi, a dimostrazione di una forte fiducia nelle loro performance aziendali e nell’economia.

Tuttavia, vi sono due punti deboli: il settore manifatturiero, con l’indice ISM ancora in territorio restrittivo; il mercato immobiliare, che rimane stagnante a causa degli elevati tassi dei mutui. Pertanto, nel corso del mese è stata aperta una nuova posizione in Meta Platforms e ceduta quella in Home Depot. A livello settoriale, il portafoglio non include banche, compagnie assicurative o petrolifere. Il portafoglio è sovrappesato nei settori industriale, chimico e dei beni di consumo discrezionali. La tecnologia è sottopesata, senza alcuna esposizione all’hardware. Non vi è inoltre alcuna esposizione a servizi di pubblica utilità, immobiliare e beni di consumo di base, mentre il settore sanitario è leggermente sottopesato.

Azioni, Europa meglio di Stati Uniti. Quanto peserà sui mercati il downgrade di Moody’s sui treasuries?

L’Europa continuerà a performare meglio degli Stati Uniti, mentre il picco di incertezza legato ai dazi sembra essere già passato. I Treasuries e i mercati alla prova del downgrade di Moody’s. 

“Prevediamo che l’Europa continuerà a sovraperformare gli Stati Uniti, sostenuta dall’ampio piano di investimenti annunciato in Germania e dalle valutazioni compresse dei titoli azionari, particolarmente interessanti nello spazio italiano delle mid-small cap, anche grazie al lancio di nuove iniziative istituzionali. Tuttavia, per un rialzo più sostenuto dei mercati globali, sarà necessaria una maggiore chiarezza sulla questione dei dazi e un ritorno a condizioni monetarie più accomodanti da parte della Fed”. È la view di Andrea Scauri, gestore del fondo azionario Lemanik High Growth.

I mercati azionari globali hanno chiuso il mese di aprile sostanzialmente piatti, in un contesto di elevata volatilità. Il 2 aprile ha visto l’introduzione di dazi più severi del previsto: l’aliquota media dei dazi negli Stati Uniti è salita al 30%, equivalente a un aumento delle tasse (ex ante) di quasi 1 trilione di dollari, pari a circa il 3% del Pil – un evento senza precedenti nell’era del dopoguerra. Questa dinamica ha innalzato la probabilità di recessione degli Stati Uniti al 50% dal 10% previsto all’inizio dell’anno, con l’ulteriore rischio di stagflazione. Successivamente, alcuni segnali di distensione commerciale – con l’annuncio di una pausa di 90 giorni sulle tariffe reciproche – hanno favorito un tentativo di stabilizzazione dei mercati, che procede in parallelo con la stagione dei bilanci, destinata a essere un test cruciale per il sentiment degli investitori.

I negoziati sono iniziati, ma richiederanno tempo. Gli Stati Uniti non hanno fretta di ridurre drasticamente le tariffe e il “tasso base” del 10% rappresenta una soglia minima globale al di fuori dell’USMCA. I negoziati potrebbero portare a un allentamento delle tariffe reciproche quando torneranno in vigore a luglio, ma nel frattempo le reazioni dei vari paesi non si sono fatte attendere. In particolare, la Cina (450 miliardi di dollari di esportazioni verso gli Usa) ha reagito in modo aggressivo contro i dazi, il Giappone (150 miliardi di dollari) e la Corea del Sud (130 miliardi di dollari) si sono affrettati ad avviare i negoziati, mentre l’UE (606 miliardi di dollari) ha cercato il dialogo.

Sebbene lo shock da incertezza sia significativo e probabilmente si riverserà gradualmente sull’economia reale, al momento ci sono ancora pochi segnali concreti che le tariffe stiano colpendo duramente l’attività economica. Gli indicatori “hard” sono rimasti relativamente solidi, mentre i “soft data” (indagini e sondaggi) mostrano crescenti segnali di indebolimento, soprattutto nel mercato del lavoro. Il FMI ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita globale (a +2,8% dal +3,3% previsto a gennaio), evidenziando come i dazi rappresentino uno shock negativo sia per l’offerta che per la domanda. Per gli Stati Uniti, la stima del Pil è stata tagliata di 90 punti percentuali a +1,8% con previsioni di inflazione in aumento di quasi un punto percentuale a +3%, mentre per la Cina la stima del Pil 2025 è ora vista al 4% (dal 4,6%).

Negli Stati Uniti, dopo un -19% dai massimi, accompagnato da livelli di volatilità (VIX) simili a quelli della crisi del Covid e della crisi finanziaria del 2008, i principali indici hanno recuperato circa il 10% nelle ultime settimane. Secondo Andrea Scauri, “in tempi in cui è difficile aggiungere rischio, è spesso dove il rischio deve essere aggiunto. In Europa, la narrativa fiscale tedesca diventa ancora più importante rispetto a prima del sell-off, anche in una prospettiva azionaria globale. I titoli preferiti dell’anno in corso, meno esposti ai dazi, come i titoli della difesa o quelli legati alla Germania, offrono ora un punto di ingresso molto più interessante rispetto alle settimane precedenti. Infine, sottolineiamo la nostra non esposizione al settore petrolifero. La recente intenzione dell’OPEC+ di aumentare ulteriormente la produzione ha messo a rischio la remunerazione delle compagnie petrolifere integrate e gli investimenti delle società di servizi petroliferi“.

Su questi scenari, però, potrebbe pesare nel breve periodo il downgrade di Moody’s sui titoli del Tesoro USA. La società di rating Moody’s, infatti, ha abbassato il rating degli Stati Uniti da “AAA” ad “Aa1” per via della preoccupazione per la capacità del governo di ripagare il proprio debito. Il tempismo della decisione, a pochi mesi dall’insediamento di Trump alla presidenza degli Stati Uniti, è quanto meno sospetto, poichè Moody’s aveva già avvertito nel 2023 che il rating tripla A degli Stati Uniti era a rischio, ma non aveva deciso di effettuare il taglio. Adesso, Moody’s ha accompagnato la decisione osservando che “le amministrazioni statunitensi non sono riuscite a invertire la tendenza al rialzo dei deficit e dei costi degli interessi”, in ciò facendo aperto riferimento anche alla precedente amministrazione Biden, generosamente “graziata” dall’agenzia che aveva mantenuto un rating creditizio perfetto per gli Stati Uniti fin dal 1917. Il declassamento, peraltro, è avvenuto lo stesso giorno in cui la legge di bilancio proposta da Trump ha subito una battuta d’arresto al Congresso, con il voto contrario di alcuni repubblicani.

Tutto questo è un problema? Lo vedremo alla riapertura dei mercati e durante tutta la settimana, per i quali le agenzie di rating hanno un impatto di solito contenuto. Infatti, se qualche fondo è impegnato negli investimenti di bond solo dei tripla A, molti altri diversificano su quelli appena sopra il livello junk, ovvero spazzatura: E gli Stati Uniti sono parecchio sopra quel livello. Inoltre, il debito pubblico degli Stati Uniti è tutt’altro che inaffidabile, e rimane molto in alto nella speciale classifica dei debiti pubblici, avendo per classificazione Moody’s “Credity quality eccellente, con un rischio soltanto marginalmente maggiore rispetto al rating Aaa”. Ancora, i mercati hanno ampiamente scontato un peggioramento della qualità del debito USA, dato che le altre due grandi agenzie di rating avevano cominciato a declassare gli USA già nel 2013.

Pertanto, qualunque reazione speculativa sarà piuttosto contenuta, e certamente non potrà mandare su più di tanto i rendimenti delle obbligazioni USA che si trovano già a livelli piuttosto alti. La fase più critica rispetto ai dazi, inoltre, pare essere superata. Sul tema, Filippo Garbarino (gestore del fondo Lemanik Global Equity Opportunities) sostiene che “generalmente, i dazi aumentano l’inflazione e riducono la crescita economica reale; anche se l’economia Usa è in fase di rallentamento, non ci aspettiamo una recessione tecnica nel breve termine”. I recenti utili aziendali Usa relativi al primo trimestre e le stime dei risultati economici del 2025 sono stati incoraggianti. I dati comunicati da Visa e Mastercard mostrano una notevole resilienza della spesa dei consumatori da inizio anno a oggi e la recente correzione del prezzo del petrolio è positiva per le vendite al dettaglio. Inoltre, gli investimenti previsti per il 2025 non sono stati materialmente rivisti al ribasso dalle aziende Usa, segnale di grande fiducia nella performance del loro business e dell’economia.

Tuttavia, permangono due punti deboli. Il settore manifatturiero, con l’indice ISM che indica ancora una fase di contrazione. Il mercato immobiliare, che rimane stagnante a causa degli elevati tassi sui mutui. “Riteniamo che il minimo dell’S&P 500 in area 4800-4850, raggiunto a inizio aprile, non venga violato”, continua Garbarino. “Ci aspettiamo infatti che il picco di incertezza legato ai dazi sia già passato, dato che il flusso di notizie relativo dovrebbe migliorare nelle prossime settimane. A breve saranno siglati accordi commerciali con alcuni dei partner commerciali principali come Giappone, India e Sud Corea, riducendo significativamente il livello medio dei dazi. Altri indicatori che ci fanno ritenere che il minimo di mercato possa resistere sono il VIX (indice della volatilità), che ha toccato 60 in aprile, così come gli indici di fiducia dei consumatori/investitori che segnalavano un forte pessimismo e che dovrebbero migliorare nei prossimi mesi, supportando i mercati azionari”.

S&P500: spazio per un rialzo moderato nel 2025, nonostante i multipli non economici

L’agenda Trump porterà nel medio termine a uno scenario di maggiore inflazione, tassi di interesse più alti e rafforzamento del dollaro, ma nel 2025 è possibile un rialzo moderato dell’indice azionario.

di Filippo Garbarino, gestore del fondo Lemanik Global Equity Opportunities

L’S&P 500 quota a un multiplo di 22x gli utili del prossimo anno e l’S&P 500 Equalweight è più economico, approssimativamente a 18x. Tali livelli di valutazione non sono economici. Tuttavia, riteniamo che utili societari in crescita e tassi di interesse più bassi porteranno a un rialzo moderato delle azioni durante i prossimi 12 mesi. L’agenda della nuova amministrazione repubblicana degli Stati Uniti è molto simile a quella del 2016 e si basa sull’abbassamento delle imposte (societarie e personali), sull’aumento dei dazi, sul controllo dell’immigrazione e sulla deregolamentazione. Nel medio termine, queste politiche porteranno in aggregato a uno scenario di maggiore inflazione, tassi di interesse più alti e rafforzamento del dollaro.

I dati recenti evidenziano che le banche centrali hanno fatto significativi progressi nella guerra contro l’inflazione. L’indice dei prezzi al consumo Usa si è normalizzato, da un livello massimo del 9.1% all’attuale 2.9%. Il mercato del lavoro si sta ribilanciando, con il tasso di disoccupazione Usa attualmente sopra il 4% dopo aver raggiunto un minimo del 3.4% nel 2023. Pertanto, la Federal Reserve ha iniziato il suo ciclo di riduzione dei tassi e ci si aspetta un’ulteriore riduzione dei tassi di 50bps nel 2025. L’economia Usa rimane in fase di espansione. Tuttavia, ci sono alcuni punti deboli nell’economia globale che devono essere monitorati da vicino. I prezzi alti dei beni e dei servizi stanno mettendo pressione ai consumatori e vi è stato un periodo prolungato di contrazione degli indici del settore manifatturiero.

Nel frattempo, l’economia cinese e quella europea sono in stagnazione. Il mercato immobiliare è ancora debole a causa degli alti tassi di interesse sui mutui. Tali punti di debolezza hanno contribuito al processo di normalizzazione dell’inflazione. Durante il mese di gennaio il fondo Lemanik Global Equity Opportunities ha venduto le posizioni su Lvmh e Msci ed ha aperto una nuova posizione su Hilton. A livello settoriale, il portafoglio non ha banche e petroliferi, settori considerati troppo rischiosi. Il portafoglio è sovrappeso sul settore industriale, chimico e beni di consumo discrezionali. I tecnologici sono sottopesati e non vi è esposizione sul settore hardware. Non vi è esposizione su utilities, immobiliare e beni di consumo non discrezionali.

La vittoria di Trump rafforza dollaro e tassi di interesse

I tassi di interesse torneranno a salire, spinti dall’aumento dei dazi e dal taglio delle imposte. A livello settoriale, in portafoglio focus sul settore finanziario, industriale, chimico e beni di consumo.

di Filippo Garbarino, gestore del fondo Lemanik Global Equity Opportunities

La vittoria di Donald Trump ha due effetti principali. Il primo effetto è legato a un’aggressiva politica di aumento dei dazi, destinata a far crescere l’inflazione. Maggiore inflazione si tradurrà in tassi di interesse più alti, pressione sulle obbligazioni a medio-lunga scadenza e un dollaro più alto. Il secondo effetto è invece legato alla politica fiscale. È probabile che il partito repubblicano tagli ulteriormente le imposte, sia aziendali che personali. Ciò si tradurrà in un deficit governativo più elevato ma anche in un impulso positivo ai consumi e utili aziendali in crescita. Anche la politica fiscale pertanto dovrebbe far salire i tassi di interesse, con conseguente impatto negativo sulle obbligazioni e positivo sul dollaro.

I dati recenti evidenziano che le banche centrali hanno vinto la guerra contro l’inflazione. L’indice dei prezzi al consumo Usa si è normalizzato, da un livello massimo del 9.1% all’attuale 2.4%. Il mercato del lavoro si sta ribilanciando, con il tasso di disoccupazione Usa attualmente sopra il 4% dopo aver raggiunto un minimo del 3.4% nel 2023. Pertanto, la Federal Reserve ha iniziato il suo ciclo di riduzione dei tassi con un taglio di 50 punti base in settembre e di altri 25 a novembre. L’economia Usa rimane in fase di espansione. Tuttavia, ci sono alcuni punti deboli nell’economia globale che devono essere monitorati da vicino. I prezzi alti dei beni e dei servizi stanno mettendo pressione ai consumatori e vi è stato un periodo prolungato di contrazione degli indici del settore manifatturiero. L’economia cinese e quella tedesca sono in stagnazione. Il mercato immobiliare è ancora debole a causa degli alti tassi di interesse sui mutui.

Tali punti di debolezza hanno contribuito al processo di normalizzazione dell’inflazione. La Federal Reserve sembra intenzionata a continuare ridurre i tassi nel caso in cui il quadro occupazionale si deteriori o l’inflazione scenda più del previsto. Pertanto, continuiamo a ritenere che lo scenario macroeconomico per i mercati azionari sia relativamente favorevole. L’S&P 500 quota a un multiplo di 23x gli utili del prossimo anno e l’S&P 500 Equalweight è più economico, approssimativamente a 18x. Tali livelli di valutazione non sono economici. Tuttavia, riteniamo che utili societari in crescita porteranno ad un rialzo moderato delle azioni durante i prossimi 12 mesi. A livello settoriale, il portafoglio non ha banche e petroliferi, settori considerati troppo rischiosi. Il portafoglio è sovrappeso sul settore finanziario, industriale, chimico e beni di consumo. I tecnologici sono sottopesati e non vi è esposizione sul settore hardware.

Filippo Garbarino: rialzo moderato dell’azionario nei prossimi 6-12 mesi

Gli utili in crescita prospettano uno scenario favorevole per i mercati azionari. E’ probabile che la Federal Reserve tagli i tassi di almeno 75 punti base durante l’anno in corso iniziando a settembre. 

di Filippo Garbarino, gestore del fondo Lemanik Global Equity Opportunities

L’economia Usa rimane in fase di leggera espansione, l’inflazione è in miglioramento e il mercato del lavoro si sta ribilanciando. Le valutazioni di borsa non sono economiche ma gli utili in crescita porteranno a un rialzo moderato delle azioni durante i prossimi 6-12 mesi.

I recenti dati sull’inflazione evidenziano un netto miglioramento. L’indice dei prezzi al consumo Usa ha notevolmente rallentato (da un massimo del 9.1% al 2.9%). Inoltre, il mercato del lavoro si sta ribilanciando, con il tasso di disoccupazione Usa attualmente sopra il 4% dopo aver raggiunto un minimo del 3.4% nel 2023. Pertanto, è probabile che la Federal Reserve tagli i tassi di almeno 75 punti base durante l’anno in corso iniziando a settembre, con la Bce che si è già mossa interrompendo il tradizionale ciclo di ritardo (rispetto agli USA) degli anni passati.

Tuttavia, ci sono alcuni punti deboli nell’economia globale che devono essere monitorati da vicino. Vi è stato un periodo prolungato di contrazione degli indici del settore manifatturiero. L’economia cinese è in stagnazione senza segnali di ripresa. Il mercato immobiliare è ancora debole a causa degli alti tassi di interesse sui mutui. Tali fattori hanno contribuito ad abbassare l’inflazione. L’S&P 500 quota a un multiplo di 21 volte gli utili del prossimo anno e l’S&P 500 Equalweight è più economico, approssimativamente a 17 volte. Tali livelli di valutazione non sono economici ma gli utili in crescita sostengono il mercato azionario. A livello settoriale, il portafoglio non ha banche e petroliferi, settori considerati troppo rischiosi. Il portafoglio è sovrappeso sul settore finanziario, industriale, chimico e beni di consumo. I tecnologici sono sottopesati e non vi è esposizione sul settore hardware.

Europa: interessanti il mercato francese e tedesco. Probabile taglio dei tassi entro il primo semestre

La qualità dei componenti dell’indice CAC 40 rende appetibile il mercato francese, a pari merito con quello tedesco. Scenario macroeconomico estremamente favorevole.

di Filippo Garbarino, gestore del fondo Lemanik Global Equity Opportunities

Attualmente, lo scenario macroeconomico per i mercati sia azionari che obbligazionari è estremamente favorevole. In particolare, guardando all’Europa, riteniamo molto interessante il mercato francese per la qualità dei componenti del suo indice CAC 40 e quello tedesco grazie al contenimento della crisi energetica. In generale, la recente performance positiva di equity e bond indica come i mercati abbiano già prezzato molti fattori positivi, tra cui inflazione in discesa, tassi di interesse in discesa e utili societari in crescita.

Nel mese di Febbraio 2024, l’indice MSCI World (in EUR) ha continuato la sua ripresa, aumentando del 4.5%. Il recente rimbalzo azionario è stato trainato da tre fattori: aspettative che le banche centrali taglino i tassi nel corso 2024; ulteriori segnali di un’economia resiliente; buoni risultati trimestrali riportati dalle società Usa, in particolare dal settore tecnologico. L’inflazione negli Usa e in Europa ha subito un notevole rallentamento e sta gradualmente convergendo verso il target del 2%. Pertanto, è estremamente probabile che sia la Federal Reserve che la Bce agiscano sui tassi durante la prima metà dell’anno in corso. L’economia Usa gode di buona salute, come evidenziato dai dati recenti su occupazione, vendite al dettaglio e Pil. Inoltre, si prevede che le società Usa continueranno a riportare utili in crescita.

L’S&P 500 quota a un multiplo di 21 volte gli utili 2024 e l’S&P 500 Equalweight di 17x. Tali livelli di valutazione non sono economici in base alle medie storiche. Le aspettative sono positive ma il mercato le ha già prezzate, almeno parzialmente. Oggi l’indice S&P 500 viene scambiato a un premio del 50% rispetto all’indice Eurostoxx 50. Riteniamo che tale premio possa essere spiegato da una serie di motivi. Quello principale è legato alla composizione degli indici stessi. Il mercato Usa infatti ha un maggior numero di aziende ad alta crescita, con i settori tecnologia e comunicazioni che pesano per circa il 40% rispetto al 20% in Europa. Tali aziende hanno bilanci solidi grazie alla forte generazione di cassa, presentando un rischio finanziario minore rispetto alle aziende europee. Crescita maggiore unita a un rischio finanziario minore si traducono in multipli più elevati per il mercato Usa. La guerra in Ucraina inoltre ha generato uno sconto legato al rischio geopolitico, più alto in Europa rispetto agli Usa.

Guardando all’Europa, riteniamo molto interessante il mercato francese per la qualità dei componenti del suo indice principale CAC 40, che ha aziende come LVMH, Hermes, L’Oreal, Air Liquide, Safran. Pur non appartenendo al settore tecnologico, tali aziende hanno solide prospettive di crescita, ottima generazione di cassa e management eccellenti. Un altro mercato che potrebbe andare bene, anche grazie al contenimento della crisi energetica, è quello tedesco nel quale vi è una importante concentrazione di aziende industriali. A livello settoriale, il portafoglio non ha banche e petroliferi, settori considerati troppo rischiosi. Il portafoglio è sovrappesato sul settore finanziario, industriale e chimico. I settori sanità e beni di consumo sono leggermente sovrappesati mentre i tecnologici sono sottopesati, con nessuna esposizione sul settore hardware.

Mercati, ottimismo per i tassi d’interesse vicini al picco

Secondo Filippo Garbarino, il recente rialzo dei tassi è stato causato da una combinazione di fattori. La tendenza disinflazionistica è in corso e c’è un’alta possibilità che i tassi siano vicini a un picco.

“I tassi di interesse sono vicini al picco e questo crea un contesto positivo per le azioni e le obbligazioni. A livello settoriale in portafoglio non abbiamo banche e petroliferi, settori considerati troppo rischiosi. Il portafoglio è sovrappeso sul settore finanziario, industriale e chimico. Il settore sanità è leggermente sovrappesato mentre i tecnologici sono leggermente sottopesati, con nessuna esposizione sul settore hardware”. Sono le indicazioni di Filippo Garbarino, gestore del fondo Lemanik Global Equity Opportunities

Il tasso del bond governativo decennale Usa è aumentato di altri 30bps in ottobre. Tassi più alti aumentano il costo del capitale per le aziende, diminuendone il loro fair value. Un contesto con tassi di interesse in aumento implica quindi multipli più bassi per i mercati azionari. Il rialzo dei tassi di interesse ha quattro cause principali, in ordine di importanza:
1) Inflazione persistente, non ancora tornata ai suoi livelli target. Nella zona Euro, l’ultima rilevazione è del 2.9% mentre negli Stati Uniti è appena sotto al 4%. Il livello target di Bce e Federal Reserve è del 2%. I dati recenti dimostrano quindi che è stato fatto molto progresso, ma la battaglia contro l’inflazione non è stata ancora vinta definitivamente.
2) Resilienza dell’economia Usa (Pil, occupazione e vendite al dettaglio), che probabilmente costringerà la Federal Reserve a mantenere tassi alti ancora a lungo. L’economia Usa infatti non sembra aver risentito della politica restrittiva della Federal Reserve. Il Pil nel terzo trimestre è salito del 4,9% e negli ultimi mesi la creazione media mensile di posti di lavoro si è attestata intorno alle 200.000 unità. Anche la spesa dei consumatori rimane elevata, come hanno dimostrato i recenti risultati trimestrali di Visa e Mastercard. L’economia resiliente non sta aiutando il tentativo della Federal Reserve di calmierare i prezzi.
3) Aspettative di elevati deficit fiscali Usa, che dovranno essere finanziati da emissioni di nuovo debito. I sottoscrittori del nuovo debito dovranno essere ricompensati con tassi più alti, anche in considerazione dell’impennata del rapporto debito/Pil Usa registrata dopo il Covid.
4) Prezzo del petrolio in aumento, che potrebbe generare ulteriore inflazione. Il petrolio infatti rappresenta uno dei principali costi di input per le aziende industriali. Se aumentano i costi di produzione, le aziende li ribalteranno, almeno in parte, sui loro clienti.

“Nel breve periodo (6-12 mesi), la direzione dei mercati azionari sarà determinata principalmente dalla traiettoria dell’inflazione e dei tassi di interesse“, conclude Garbarino. “In generale, i tassi di interesse di mercato raggiungono livelli massimi in concomitanza con l’ultimo aumento della Federal Reserve. Poiché la tendenza disinflazionistica è in corso, con l’inflazione non lontana dal target del 2%, c’è un’alta possibilità che i tassi di interesse siano vicini a un picco. Tali fattori creano un contesto positivo per le azioni e per le obbligazioni“.

Contesto di medio periodo positivo per i mercati azionari e obbligazionari USA

Vista la tendenza disinflazionistica Usa in corso, vi è un’alta possibilità che i tassi di interesse si trovino al picco. Nel contesto attuale in portafoglio puntiamo sul settore finanziario, industriale e chimico.

Di Filippo Garbarino*

Negli USA si conferma la tendenza disinflazionistica in corso, essendo l’inflazione scesa dal 9% al 3% (e quindi non lontana dal target del 2% della Federal Reserve); per cui c’è meno urgenza di ulteriori interventi monetari restrittivi, e vi è un’alta possibilità che sia il Federal Funds Rate che i tassi di interesse di mercato siano vicini ad un picco. Tali fattori contribuiscono a creare un contesto di medio periodo positivo per i mercati azionari e obbligazionari.

La recente volatilità dei mercati (sia azionari che obbligazionari) è stata determinata principalmente dal forte aumento dei tassi di interesse dei bond governativi USA, incrementati di circa 75bps nel corso del terzo trimestre (bond decennale), attestandosi ai livelli più alti degli ultimi 16 anni. La tendenza al rialzo dei tassi ha tre cause: in primis la resilienza dell’economia USA, confermata da Pil in crescita, livelli di occupazione che si mantengono elevati e vendite al dettaglio che denotano ottimismo da parte dei consumatori, fattori che potrebbero costringere la Federal Reserve a mantenere tassi alti per un lungo periodo. In secondo luogo, dal prezzo del petrolio in aumento, che potrebbe generare inflazione. Infine, da aspettative di elevati deficit fiscali Usa, i quali aumenterebbero l’offerta di bond governativi sui mercati.

L’aumento dei tassi di interesse, oltre a causare una correzione dei mercati azionari e obbligazionari, ha anche rafforzato il dollaro USA. Il movimento dei tassi potrebbe però essere alle battute finali, poiché solitamente i tassi di interesse dei bond governativi raggiungono il loro picco in concomitanza con l’ultimo intervento al rialzo della Federal Reserve. E questo potrebbe favorire i mercati azionari e obbligazionari. Durante l’ultimo trimestre, nel fondo abbiamo aperto nuove posizioni in Mettler Toledo (sanità), Rollins (servizi per le imprese) e LVMH (beni di consumo). A livello settoriale, il portafoglio non ha banche e petroliferi, settori considerati troppo rischiosi. Il portafoglio è sovrappeso sul settore finanziario, industriale e chimico. I tecnologici sono leggermente sottopesati, con nessuna esposizione sul settore hardware.

*Filippo Garbarino (nella foto), gestore del fondo Lemanik Global Equity Opportunities