Al pari dell’investimento nel vino di pregio, lo Champagne può fare ottenere ottimi rendimenti. Negli ultimi dieci anni l’indice LIV-EX Champagne 50 ha conseguito un rendimento di +170%, superiore a quello del vino di pregio (+143%).
Lo champagne “in quanto tale” (Appellation d’origine controlee – AOC) è un vino spumante che viene prodotto solo nella regione dello Champagne, in Francia (circa 150 km da Parigi). Qualunque spumante, pertanto, non potrà essere chiamato Champagne se non proviene da questa regione, caratterizzata da una temperatura media annuale 10,2°C – al di sotto dei 9,6° l’uva fatica a maturare – e da un clima in cui si alternano gelate invernali ed estati calde e assolate. Queste caratteristiche climatiche sono alla base della stessa esistenza dello Champagne, dal momento che, se la temperatura esterna si abbassa repentinamente mentre i mosti sono ancora in fermentazione, quest’ultima si interrompe e non riesce a trasformare tutti gli zuccheri in alcol, salvo poi riprendere in primavera, quando le temperature ricominciano a salire. E’ proprio in questa fase che l’anidride carbonica si scioglie nel vino e provoca la c.d. “presa di spuma” (le bollicine).

Attualmente, i migliori collezionisti acquistano sia le bottiglie dei marchi affermati (Dom Perignon, Cristal, Krug e Salon), sia quelle dei marchi “emergenti”, come lo champagne Armand De Brignac (noto anche come Ace of Spades), reso famoso più per l’investimento effettuato dal produttore Jay-Z – diventato distributore esclusivo per gli Stati Uniti – che per le sue indiscusse qualità.
Secondo Scott Assemakis, uno dei fondatori di European Fine Wines, gli investitori devono tenere presente che lo Champagne è un investimento alternativo di lungo termine, e l’orizzonte temporale
tipico va dai sei ai dieci anni prima della maturazione. C’è da dire che, a differenza del classico investimento in un marchio di vino affermato – ad esempio un buon Bordeaux d’annata – lo Champagne è stato tradizionalmente visto come qualcosa da bere, e non proprio come un investimento. Ciò significa che l’idea dello Champagne come investimento è recente rispetto all’idea tradizionale di investire nel vino, e che le bottiglie rare in circolazione, in proporzione alla produzione, sono di gran lunga inferiori a quelle che vengono consumate.
Detto questo, oggi alcune delle annate ideali per investire nei migliori marchi di Champagne sono quelle che vanno dai primi alla metà degli anni novanta e, in misura inferiore, quelli prodotti verso la metà del 2000. Per chi vuole iniziare a diversificare nei marchi più affidabili e con somme meno impegnative, invece, il periodo più performante è quello compreso tra il 2014 ed il 2015. Nella gamma di prezzo più bassa si trovano bottiglie del valore di mille euro circa, per poi salire rapidamente alle migliaia superiori. Per esempio, uno dei migliori Champagne è il Krug Clos d’Ambonnay, prodotto nel 1995. Questa bottiglia ha un prezzo di circa 4.000 euro, ma prima di essere imbottigliato era già invecchiato per quindici anni.
Armand de Brignac Brut Gold è lo champagne più venduto di questa etichetta. È composto da un mix equilibrato di Pinot Nero, Pinot Meunier e Chardonnay, e costa circa 6.500 euro.
Dom Pérignon Rosé di David Lynch è prodotto dalla più grande etichetta di champagne in Francia, Moët et Chandon. Questa bottiglia è stata delineata e progettata dal regista di Hollywood David Lynch, ed è stata prodotta in soli 10 esemplari, ognuno al costo di 11.000 euro circa.
Oggi esiste un ampio mercato dello Champagne, dove investitori privati, insieme a collezionisti e case d’aste, possono effettuare i propri scambi. Le autorità francesi regolano la produzione tutelandone l’originalità e la provenienza, limitandone di fatto gli stock disponibili e tenendo alti i prezzi dei marchi più prestigiosi, i quali “comandano” il prezzo e sono in grado di mantenere il loro valore nel corso degli anni.
Queste bottiglie di grande prestigio hanno bisogno di un luogo sicuro per invecchiare, prima di arrivare alla vendita. Lo champagne deve essere conservato a temperature che vanno dai 45 ai 55 gradi Fahrenheit. Deve essere collocato in una stanza buia e non esposto alla luce per ridurre al minimo qualsiasi danno alla luce, e il livello di umidità deve rimanere intorno al settanta percento.
In alternativa alla cantina personale, ci si può servire di magazzini di stoccaggio creati e gestiti appositamente allo scopo di proteggere al meglio il proprio Champagne, grazie agli accurati controlli della climatizzazione umidificazione. Questa soluzione consente all’investitore di non sostenere i costi di una cantina personale, ma non permette di soddisfare l’aspetto “emozionale” dell’investimento, e pertanto essa viene scelta dai veri appassionati solo per la corretta logistica associata ad operazioni di scambio e/o vendita.
Relativamente ai rendimenti attesi, lo champagne è un ottimo punto di partenza per i collezionisti che decidono di diversificare nel vino di pregio e nei suoi derivati. La domanda è in crescita, e neanche la pandemia ha frenato l’interesse degli investitori. I Vintage Champagnes, in particolare, hanno visto un aumento medio di circa il 10% annuo dal 2014 ad oggi (come il Krug Brut del ’96) e l’indice Liv-Ex Champagne 50 è molto seguito dai collezionisti (rendimento ultimo anno: +8.36%). Negli ultimi dieci anni, poi, l’indice Champagne 50 ha superato l’indice Liv-ex Fine Wine 1000 in quanto a performance complessiva, conseguendo un +170% rispetto al +143% del vino pregiato.
Lo Champagne offre agli investitori alcuni vantaggi. Il primo è il basso punto di ingresso, dal momento che una bottiglia di pregio vale mediamente3-4 volte meno di un Borgogna d’annata. Con l’obiettivo di diversificare i propri portafogli, gli investitori dei mercati asiatici stanno diventando sempre più interessati ai vini e agli champagne pregiati, e questo fa prevedere un aumento del valore nel medio-lungo termine.
Ultimamente, le case di produzione dello champagne (come Dom Pérignon) hanno iniziato a diffondere le campagne di “pre-release”, ossia la possibilità per gli appassionati di acquistare il proprio champagne un paio di anni prima ancora che venga imbottigliato, spuntando un prezzo inferiore. Si tratta, a ben vedere, di una iniziativa rivolta agli investitori puri, che in tal modo possono assicurarsi – a seconda delle annate, naturalmente – un rendimento maggiore alla media in cambio della fidelizzazione al marchio del produttore.



I dati complessivi dell’ultimo triennio 2017-20 non sono stati positivi. Negli ultimi anni il settore immobiliare ha visto un notevole ribasso dei prezzi. Questo, però, non ha interessato solamente le case, e questa condizione di crisi si è estesa anche ai prezzi relativi all’acquisto dei box auto. Questo trend, quindi, sembra rispecchiare quello che sta accadendo sul mercato delle abitazioni. I dati dell’Agenzia delle Entrate, infatti, segnalano nello stesso arco temporale una diminuzione delle compravendite dei box del 21,3% a livello nazionale e del 24,8% nelle metropoli.
Tra i vantaggi del box, c’è sicuramente una maggiore facilità di gestione rispetto all’abitazione, e gli importi investiti risultano generalmente per tutte le tasche. Quando non servono più per un proprio utilizzo, si affittano a terzi ricavando un reddito variabile a seconda della zona, esattamente come per le abitazioni. In ogni caso, nel caso si trovasse un’interessante opportunità per un acquisto, è bene valutare alcuni elementi utili ad effettuare una scelta ponderata. In tal modo, non solo si acquisirà un bene di valore, ma tale valore nel corso del tempo potrà anche accrescersi considerevolmente. In primis, sarà necessario tenere in considerazione la zona e avviare l’investimento in quelle aree dove le possibilità di parcheggio scarseggiano e nelle quali c’è una presenza più bassa di box rispetto alle abitazioni, come accade per esempio nelle aree centrali o semicentrali delle città più grandi. Invece, sono da escludere quelle zone che hanno recentemente vissuto uno sviluppo urbanistico negli ultimi anni in quanto, sicuramente, saranno presenti un numero di box sufficienti a soddisfare la richiesta e le aree in cui sono stati costruiti oppure introdotti nuovi parcheggi per residenti.
Indicativamente, lo spazio di 5 x 2,4 metri è sufficiente per parcheggiare la macchina e muoversi all’interno del box. I box doppi, capaci cioè di parcheggiare due auto (e non auto più motorino), devono essere di almeno 5 x 4 metri. I box, infatti, si vendono secondo il criterio di posti auto disponibili più che per la loro metratura. Quindi, è molto importante il controllo di persona prima di effettuare l’acquisto, allo scopo di valutare se le dimensioni corrispondono a quelle dichiarate nell’annuncio di vendita.
maggior produzione, le industrie – ivi compresa quella del Risparmio – hanno dato priorità alla difesa dei lavoratori più esperti e “anziani”, sacrificando ancora una volta il lavoro giovanile e interrompendo qualunque piano di investimento sulle nuove risorse. Pertanto, una volta messa in sicurezza l’economia, è indispensabile intervenire adesso con un grande programma di rilancio delle politiche inclusive nei confronti dei giovani; anche nel mondo della Consulenza Finanziaria, che già da anni appare caratterizzato da elementi pericolosamente in contrasto tra loro: chiuso ai giovani e con grandi barriere all’entrata, ma bisognoso di un ricambio generazionale per via della elevata età media – 56 anni circa – che pone seri interrogativi sulla futura sostenibilità di questa fondamentale categoria professionale.
delle loro priorità, lo studio del profilo dell’investitore e, solo alla fine, l’accordo sul piano di investimenti. “In sintesi – prosegue Valerio Giunta – il consulente deve essere persuaso che solo attraverso il bene del cliente arriva il risultato: magari non è immediato, ma certamente sarà duraturo. Inoltre, è evidente che senza la fase di instaurazione e gestione del contatto, che richiede una formazione specifica, il consulente non sarà in grado di lavorare e di esprimere la propria competenza a qualcuno, perché nessuno lo andrà a cercare spontaneamente. Va da sé, quindi, che la prima cosa da fare sia investire sulla formazione dei giovani alla “vendita qualificata”, per distinguerla da quella c.d. Push”.
Sono cifre da sogno, che dimostrano come il trend di mercato sia in continua crescita anche tra gli investitori che desiderano diversificare i propri asset. Lo stesso entusiasmo – ed anzi, ben maggiore – si è manifestato nelle aste milionarie dedicate al mondo dei rare whisky. Anche qui, valutazioni da capogiro, come quella raggiunta dalla collezione di 3.900 bottiglie di rare whisky di Richard Gooding.
60 anni (solo 12 bottiglie realizzate), contenente whisky distillato nel 1926 e imbottigliato solo nel 1986 da Macallan in 24 bottiglie, dodici delle quali decorate con un’etichetta creata dall’artista famoso per aver realizzato la copertina dell’album “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” dei Beatles (le altre 12 decorate da Peter Blake).

Un altro accorgimento utilissimo è quello di annotare il livello di liquido nella bottiglia perché, se questo dovesse scendere troppo, significa che è in corso l’evaporazione del whisky che così si ridimensiona drasticamente nel suo valore. L’umidità, invece, aggredisce l’etichetta che è un elemento prezioso della bottiglia di rare, soprattutto in vista di una possibile asta.
– tenere le bottiglie al buio,
una volta. Infatti, negli ultimi 8 anni (dati ISTAT) il valore delle case è calato mediamente di oltre il 15%, e quello delle vecchie abitazioni è calato del 22,1%. Secondo il rapporto annuale del notariato, il valore medio delle compravendite è passato da 148mila a 126mila euro nel 2019, e la tendenza è ancora in corso in tutto il 2020. Inoltre, negli ultimi cinque anni il mercato delle aste immobiliari è stato letteralmente inondato da un surplus di offerta (+23%, in forte aumento rispetto al quinquennio precedente) e le compravendite ordinarie, che sono un indice molto rappresentativo dello stato di salute economica di un paese, sono diminuite notevolmente (sebbene nel dopo Covid si prevede una “ripresina”).
Pertanto, è perfettamente inutile aggrapparsi al vecchio adagio “le case si rivalutano sempre”, perché la c.d. crisi del mattone non accenna a fermarsi dal 2008, e pertanto bisogna prendere coscienza che si tratta di un fenomeno strutturale, soprattutto in Italia dove le varie congiunture economiche dei decenni passati hanno favorito una proprietà immobiliare diffusa in tutte le famiglie.
Tutto questo, gli investitori grandi e piccoli, ormai lo sanno, e si orientano su immobili di piccola quadratura da destinare al mercato degli affitti, che secondo i dati sta destando un interesse sempre maggiore anno dopo anno, grazie anche alla domanda dei millennials, degli studenti fuori sede e dei lavoratori immigrati che non hanno la possibilità di ottenere un finanziamento bancario.
In definitiva, si tratta di uno spostamento delle abitudini abitative delle future generazioni, a cominciare dalla c.d. Generazione Zeta (gli attuali ventenni, più o meno), che preferiranno affittare la propria abitazione, cambiandola spesso a seconda delle mutate condizioni di reddito, oppure comprare case di piccola quadratura, in netto contrasto con le abitudini dei c.d. patrimonials (chiamati anche babyboomers, gli attuali 55-65enni), che preferivano case di ampia quadratura. Pertanto, vendere gli immobili oggi potrebbe essere un’arma a doppio taglio: si rischia di svendere (le quotazioni sono più basse del 30% rispetto a 5-6 anni fa, con la sola eccezione di Milano città) e non avere più fonti di reddito dagli affitti.
Naturalmente, è solo un modo di vedere la soluzione, e potrebbe essere suscettibile di modifiche e/o miglioramenti della strategia; ma rimanere inattivi, in attesa degli eventi, potrebbe essere dannoso per qualunque proprietario di immobili messi a reddito.
Se si opta per i turisti, sarebbe opportuno valutare le località di mare, montagna e lago, oltre alle città turistiche, meglio ancora se ben collegate e con un’ampia offerta di servizi (piste ciclabili, centri benessere ecc.). Nelle grandi città meglio puntare alla vicinanza dei siti turistici più importanti o a quartieri ben collegati con questi ultimi.
Se miriamo agli studenti, invece, le zone da prendere in considerazione sono quelle vicine agli atenei, meglio ancora la sede universitaria è raggiungibile a piedi. Altro aspetto da considerare, il cui peso è aumentato soprattutto dopo la pandemia, è la presenza dei servizi (negozi, supermercati, ecc) all’interno dei quartieri.
Le tipologie immobiliari più acquistate con questa finalità sono il bilocale con il 35% delle preferenze, a seguire i trilocali (28,2%). Percentuali abbastanza invariate nel tempo.
Con l’arrivo del Covid, in primavera, gli investitori hanno rallentato, spesso si sono fermati, a causa del crollo dei flussi turistici e della diminuzione di studenti e lavoratori fuori sede complici il c.d. Dad e lo smart working.
Ampliando l’orizzonte temporale a nove mesi, gli acquisti per investimento si sono ripresi e, nelle grandi città, passano da 24,8% al 25%. Sono variazioni decisamente contenute ma che rendono l’idea di come questo target sia più sensibile alla pandemia. Ed è ancora più interessante notare come i cali maggiori di acquisti per investimento nei primi nove mesi dell’anno si siano avuti soprattutto nelle città del Nord Italia dove l’effetto della pandemia è stato più forte. Sarà interessante analizzare i dati che emergeranno a chiusura 2020 e inizi del 2021 per valutare gli effetti della seconda ondata.
Oltre ad azioni e obbligazioni, esistono anche altre forme di investimento di cui possiamo tracciare un bilancio: l’Oro ha guadagnato il 22,27%, il Petrolio ha perso il 20,8% e il Bitcoin è salito di circa il 340%.
Naturalmente, si potrebbe obiettare che “del senno di poi son piene le fosse”, e che in finanza non esistono delle “sliding doors”, intese nel loro concetto di momento topico di una storia, o di un elemento assolutamente imprevedibile che può cambiare la vita di una persona o, nel nostro caso, di un investimento (“cosa sarebbe successo se…“). Questo particolare significato è venuto a crearsi dopo l’uscita nel 1998 del film omonimo con protagonista la bellissima Gwyneth Paltrow, e sebbene quella pellicola racconti la vita della protagonista “come sarebbe potuta essere se…”, nella realtà non esiste niente che ci permetta di tornare sui nostri passi e cambiare il corso degli eventi. Il punto è che i dati sciorinati prima sulle possibili performance realizzate qualora avessimo investito intorno al 20 di Marzo non sono solo delle mere ipotesi, e sono molti i risparmiatori che hanno comprato proprio mentre il terrore e la paura di poter morire segnava le nostre vite di reclusi in casa. Ebbene, quegli investitori sono quelli che hanno ricevuto e accettato i consigli di un Consulente Finanziario, il quale li ha convinti che la cosa giusta da fare fosse il contrario di ciò che generalmente si fa (vendere quando le borse scendono, e comprare quando le borse salgono).
Persino i titoli di stato, acquistati a Marzo, hanno reso il 10-12% senza alcuna fatica, a testimonianza che la costruzione di un portafoglio di investimento è del tutto simile all’acquisto di una casa di nuova costruzione, in occasione del quale il costruttore non può certo impegnarsi a che non ci sia mai un terremoto, ma può assicurare che la casa resisterà ad un eventuale sisma perché edificata osservando tutte le norme edilizie ed anti-sismiche. Per farlo, sarà importante diversificare mettendo al bando i concetti del “gioco in borsa” e dell’investimento fortunato nel breve periodo, e innalzando a priorità assoluta l’impegno di perseguire obiettivi di spesa nel lungo periodo.
la nostra vita e il nostro modo di lavorare.
Il libro è l’occasione per gettare uno sguardo su come sta cambiando il mondo, tra riscaldamento globale, sovrappopolamento, scarsità di risorse, crescente ruolo dell’Est Asiatico nell’economia mondiale, applicazione massiva delle tecnologie digitali, ingresso della robotica e dell’intelligenza artificiale nella società e nel lavoro; tutte tendenze che rappresentano nuove sfide per l’individuo, la società e il pianeta.
Scompariranno le parole “fallimento” e “procedura fallimentare” e verranno sostituite da “liquidazione giudiziale” e “procedura di liquidazione giudiziale“. Tuttavia, al di là dei tecnicismi legali, sono convinto che questa riforma sia piuttosto importante, e francamente se ne sentiva la necessità. La logica ispiratrice è la salvaguardia dei beni aziendali, e soprattutto dell’azienda nella sua interezza, anche a tutela dei creditori.
che ha ispirato il legislatore “la crisi” viene definita come un fatto normale della vita dell’impresa. L’obiettivo della legge è quello di attivare delle “sentinelle” che possano intervenire già dai primi segnali, visto che nell’ambito dei processi di risanamento la tempistica è fondamentale. Viene data ampia importanza al ruolo degli amministratori, ma anche di sindaci e revisori; costituirà comportamento virtuoso la tempestiva comunicazione dello stato di crisi, che andrà fatta all’Organismo di composizione delle crisi d’impresa da costituirsi anche in collaborazione con le Camere di Commercio e le associazioni private. Sarà proprio compito di tale organismo trovare le migliori soluzioni per uscire dalle criticità, soprattutto alla luce dei danni diffusi causati dalla pandemia di Covid-19 alle attività ricettive.
E’ bene sottolineare l’importanza dei sistemi interni atti al controllo ed al monitoraggio dei risultati gestionali, anche e soprattutto nell’ambito delle aziende alberghiere, che in alcuni casi ne sono prive. Infatti, un tema inerente gli scenari delle crisi d’impresa, fra i più discussi in questo ultimo periodo così pesante per il comparto, riguarda i crediti deteriorati del settore alberghiero in possesso delle banche o delle società specializzate. Il termine NPL (“Non Performing Loan”) è l’anglicismo che identifica questi crediti: crediti non performanti, deteriorati, non graditi; ma, al di là della terminologia usata per identificarli, si tratta pur sempre di crediti che difficilmente verranno rimborsati e che costituiscono essi stessi un mercato.
problema, e cioè che quando un hotel arriva ad essere considerato tecnicamente un NPL, si tratta di un credito definitivamente deteriorato, spesso senza alcun valore. Un asset alberghiero valido, prima del suo deterioramento definitivo, trova sempre un’alternativa di mercato; pertanto, ciò che è destinato a diventare NPL alberghiero ha una sua particolarissima storia, oppure è davvero qualcosa che il mercato non considera allettante. Altra ipotesi potrebbe essere quella di un errore di finanziamento iniziale, ovvero una gestione di merito creditizio errata alla fonte; ma il punto rimane lo stesso: un NPL alberghiero, nella quasi totalità dei casi, è un pessimo investimento.
Del resto, mai come oggi vale la massima che un “hotel vale quanto rende“, mentre in passato, specialmente per le banche, la sua valutazione era sostanzialmente diversa, avendo maggiore incidenza nella valutazione creditizia il valore immobiliare.
se rapportati ai valori generali presenti sul mercato. Per rendere vivace questo comparto, si dovrebbero introdurre regole decisamente diverse dalle attuali, intervenendo sugli aspetti fiscali oltre che sulle strutture di finanziamento necessarie all’acquisto di questi crediti. L’ambito che invece reputo particolarmente interessante consiste nell’essere in grado di strutturare operazioni su asset non ancora diventati NPL , laddove sia possibile dotarsi di strumenti utili al controllo della gestione e dei relativi aspetti reddituali ed organizzativi (magari con un sano cambio della guardia che assicuri un nuovo corso gestionale).








