Giugno 10, 2026
Home Posts tagged mercati finanziari (Page 2)

Se il Coronavirus non si ferma, PIL e mercati a picco. Ma anche il panico si supera con la quarantena

Articolo di Matteo Bernardi#

L’epidemia di Coronavirus ha tutte le carte in regola per gettare nel panico gli investitori del nostro Paese, provocando un rallentamento del PIL dei paesi maggiormente colpiti e forti perdite per chi è esposto sul mercato azionario e liquida frettolosamente i propri investimenti.

Negli ultimi giorni il Coronavirus è arrivato in Italia contagiando centinaia di persone, mettendo in allerta il sistema sanitario e politico italiano. Il governo ha varato un decreto legge per provare a contenere i contagi da coronavirus attraverso l’adozione di misure preventive per evitare una rapida diffusione del virus, il quale, nel caso di una forte diffusione, metterebbe in crisi l’intero Paese (ed il caos di questi giorni creato nei trasporti è una valida prova di ciò che potrebbe succedere in rapida successione).

Un avvenimento di questa portata non crea problemi solamente nel campo sanitario, ma anche in quello economico, ed in particolare sui mercati finanziari, i quali già da venerdì 21 febbraio registrano cali da panic selling, con l’indice FTSE MIB che ha perso oltre il 10%. Avere un capitale investito nel mercato azionario in questo periodo può essere molto stressante, specialmente se si hanno delle aspettative di breve periodo.

Da quando il virus ha iniziato a diffondersi, i mercati finanziari internazionali sono stati colpiti da una forte incertezza, che potrebbe influenzare gli eventi ancora a lungo. Nonostante in Cina venga alimentata l’idea che il focolaio sia sotto controllo e che la maggior parte degli infettati stia guarendo, le conseguenza sul PIL del paese si prevedono già di grave entità, mentre in Italia il virus è appena arrivato, e dunque non si sa ancora come i sistemi di sicurezza del nostro Paese riusciranno a risolvere il problema (l’Italia non è la Cina….), nè quante saranno le persone che contrarranno questa malattia. Di certo, l’impatto che l’infezione avrà sull’economia e sul PIL italiano, già ridotto ai minimi termini, non sarà lieve, a meno che il contagio non venga circoscritto definitivamente entro pochi giorni.

La borsa cinese, la prima che ha risentito dell’evento, ha registrato subito forti vendite che hanno fatto perdere oltre il 10% ai principali indici cinesi. Il panico si è diffuso rapidamente su tutte le piazze asiatiche, e da lì le borse europee e americane, del tutto correlate, hanno agito di conseguenza, registrando diminuzioni di prezzo consistenti.

LEGGI ANCHE: Investire ai tempi del Coronavirus: nervi saldi e spirito di adattamento. Si muore ma…“niente di serio”

E’ un vero peccato per il mercato azionario italiano, che nelle ultime settimane aveva realizzato notevoli rialzi. Il principale indice di Piazza Affari, infatti, aveva superato quota 25.500 punti, traguardo che non veniva raggiunto dal 2008, e ciò faceva ben sperare per il 2020.

In situazioni così critiche, sui mercati finanziari scatta il cosiddetto “panic selling”: gli investitori vendono le proprie attività esclusivamente sulla base delle emozioni e della paura che una situazione fa emergere. Questo fenomeno si amplifica quando esiste già una forte incertezza sui mercati finanziari globali, per cui è difficile ipotizzare un rapido ritorno alla normalità.

Quali sono i suggerimenti per non diventare vittime del c.d. panic selling?

Nonostante le borse mondiali abbiano bruciato oltre 1000 miliardi di dollari a causa del virus Covid-19, un investitore sufficientemente assennato dovrebbe sapere che mantenere i nervi saldi è la cosa più ragionevole da fare, ma non l’unica. Innanzitutto, bisogna analizzare il contesto. Il mercato italiano degli ultimi mesi si è confermato come uno dei migliori d’Europa, mettendo a segno un rialzo generoso che giustifica pienamente la giornata pesantemente negativa (-5,5%) del 24 Febbraio. Il fatto che abbia perso così tanto in un solo giorno significa che hanno prevalso i c.d. ribassisti (hedge fund in testa), accompagnati da una buona dose di risparmiatori che, con scarsa lucidità, hanno preferito liquidare frettolosamente le proprie posizioni nei fondi comuni, innescando il classico effetto domino. Invece, un modo saggio di comportarsi potrebbe essere quello di aspettare di vedere cosa succederà nelle prossime settimane, per valutare attentamente se si tratti di un ribasso di natura straordinaria (e quindi di breve durata), o se invece si tratti dell’inizio, piuttosto turbolento, di una vera fase ribassista.

Si potrebbe pensare (a ragione) che dopo settimane di continui rialzi il mercato sia pronto a ritracciare, ma tale conclusione non è affatto scontata. Amundi, proprio in queste ore, si è espressa rassicurando gli investitori che quello che stiamo vivendo in queste ore è solo un momento delicato, in cui le persone non sanno come comportarsi e preferiscono vendere le proprie attività piuttosto che rischiare di incorrere in perdite maggiori. La famosa casa d’investimenti suggerisce di mantenere le coperture, ed eventualmente di aumentarle nell’attesa di una futura stabilizzazione dei mercati, valutando i prezzi attuali per incrementare le proprie posizioni in attesa che i corsi riprendano quanto di buono hanno fatto finora.

Per rassicurare maggiormente gli investitori, ci viene in aiuto il track record (risultati passati) degli indici di borsa interessati dalle precedenti epidemie. Ebbene, in occasione della famigerata SARS, il picco di brevissimo periodo fu del -10%, ma dopo un mese l’indice MSCI China Index aveva ripreso tutta la quotazione e aveva guadagnato un altro 12% (tre mesi dopo addirittura +30%). Stesso comportamento per gli indici Mexico, Africa e Brasil in occasione, rispettivamente, dell’Influenza Suina, del virus Ebola e della Zika.

Alla fine – è evidente – basta far prevalere il buon senso; in questi casi, chi perde è solo colui che ha bisogno “adesso”, per necessità, di liquidare i propri investimenti. Chi non ha urgenza, stia a casa, lontano dalle tentazioni e, soprattutto, dalla banca o dal proprio consulente finanziario: la “quarantena da panico” è un ottimo rimedio per non diventare vittime designate del panic selling.

LEGGI ANCHE: “Addio all’età del risparmio a basso rischio: la funzione-Tempo alla guida della nuova era geologica dell’Investitore”

Ricchezza degli italiani e sviluppo di competenze: dai patrimonials ai millennials molti beni e poca conoscenza

Complice il contesto storico in cui sono cresciuti, i patrimonials non sono stati in grado di trasmettere ai millennials la conoscenza in campo finanziario.

Secondo l’ultimo Rapporto Istat e Banca d’Italia sulla ricchezza delle famiglie e delle società non finanziarie, a fine 2017 la ricchezza netta delle famiglie italiane era pari a 9.743 miliardi di euro. Di questi, le abitazioni costituiscono la principale forma di investimento e, con un valore di 5.246 miliardi di euro, rappresentano la metà della ricchezza lorda. Relativamente alle abitazioni, la ricchezza complessiva dei patrimonials italiani ammonta esattamente a 5.246.608 milioni di euro. In particolare:

– immobili non residenziali: 678,8 miliardi di euro;

– biglietti circolanti e depositi: 1.360 miliardi di euro;

– obbligazioni: 314,1 miliardi di euro;

– azioni: 1.038 miliardi di euro;

– derivati: 787 milioni di euro;

– quote di fondi comuni: 524,2 miliardi di euro

– riserve assicurative e garanzie standard: 130,2 miliardi di euro.

In tema di creazione di ricchezza e di sviluppo di competenze, il confronto tra patrimonials e millennials è d’obbligo. I primi (che corrispondono ai genitori dei secondi) hanno imparato a prendere rischi e conosciuto luci ed ombre dei mercati azionari; hanno investito in immobili ed assistito alla nascita dell’industria dei prodotti finanziari. Inoltre, essi hanno vissuto da sfortunati protagonisti la “madre di tutte le crisi” (2008 – oggi).

SCARICA GRATUITAMENTE “Dalla Finanza Complicata alla Finanza Elementare”, e-book gratuito edito da Patrimoni&Finanza

I secondi, a quanto pare, non hanno beneficiato di questo patrimonio di esperienze.

Prendendo ad esempio i mercati finanziari, secondo John Bogle (Vanguard) una buona regola per investire in azioni è quella secondo cui bisogna destinare al mercato azionario una percentuale pari a 100 meno la propria età. Si tratta certamente di una regola un pò troppo semplicistica, ma essa coglie due punti fondamentali dell’investimento:

  • è giusto ed opportuno investire in azioni fin da giovani;
  • è importante ribilanciare il patrimonio, riducendo il rischio, durante la propria vita.

Contrariamente a questa regola universalmente accettata, i millennials preferiscono comprare prodotti di investimento con una bassa percentuale di azioni e una elevata percentuale di attività a rischio basso. Scelta che ovviamente darà luogo a rendimenti futuri ridotti.
La ragione è, in parte, dettata dalla scarsa educazione finanziaria ricevuta dal contesto socio-educativo, causa oggi di eccessiva prudenza proprio nell’età dove sarebbe consigliabile prendere qualche rischio in più.
Anche l’industria degli strumenti finanziari è responsabile di questa mancata trasmissione di conoscenze prima ai patrimonials, e di conseguenza ai millennials; essa, infatti, per lungo tempo essa ha tenuto i primi in un limbo di ignoranza e scarsa consapevolezza, sull’onda del “fidati e delega a noi le decisioni di investimento”, in ciò determinando uno scenario di scarsa educazione finanziaria anche nelle famiglie più evolute. Ne consegue che i patrimonials, complice il contesto, non sono stati in grado di conoscere bene e di poter trasmettere i contenuti di educazione finanziaria ai millennials.
Per meglio comprendere di cosa stiamo parlando, ci viene in aiuto una ricerca internazionale condotta su un campione di investitori finali e su un campione di consulenti finanziari. Secondo questo studio, molti clienti, detentori di notevoli patrimoni mobiliari, si aspettano dal proprio consulente un rendimento annuo pari al 10.0% oltre l’inflazione. Dal momento che oggi, con i tassi vicini allo zero, realizzare un +10% richiede l’assunzione di rischi considerevoli, saremmo portati a ritenere che questi risparmiatori hanno una elevata propensione al rischio… Niente affatto! Il 72% di loro si definisce prudente, e l’82% di loro riferisce di preferire la sicurezza rispetto alla performance.
In sintesi, essi hanno compreso ben poco del mondo degli investimenti finanziari. Fanno da contraltare i consulenti, che in teoria dovrebbero essere i portatori sani di educazione finanziaria. Infatti, molto correttamente, il rendimento medio atteso dai consulenti (che sanno come va il mondo in questo preciso momento) è del 3,4% annuo.

Eppure, sembra che i loro clienti si aspettino ben altro.

Esiste quindi una distanza enorme tra la pia illusione del 10% atteso dai clienti ed il più pragmatico 3,4% atteso dei consulenti; questo vuoto getta le basi per migliorare tutto il ciclo di informazione al cliente all’interno di un percorso che non può essere limitato solo a quanto previsto dalla nuova normativa europea (c.d. MiFID II) relativamente ai costi, ma deve necessariamente comprendere anche un percorso culturale di educazione finanziaria da erogare a tutti, fin dalla scuola dell’obbligo.

Per fortuna, da qualche tempo se ne comincia a parlare.

Se hai trovato utile questo articolo forse potrebbe interessarti sapere come tutelare il tuo patrimonio familiare dagli attacchi esterni

Scarica l’e-book “La Protezione del Patrimonio Familiare dai possibili atti di aggressione dei terzi“, edito da PATRIMONI&FINANZA.

Non costa assolutamente nulla, è sufficiente registrarsi

Buona lettura !

 

Federpromm per i consulenti finanziari: corso di alta formazione in gestione di portafoglio

Un  corso di alta formazione sulla gestione del portafoglio, rivolto ai consulenti finanziari (anche indipendenti) ed agli specialisti del settore.

E’ programmato per il prossimo 10 luglio a Roma un corso di Alta Formazione, organizzato in sinergia tra Federpromm, il centro di Formazione AGSG e la società LightSky Consulting, riservato prevalentemente ai consulenti finanziari ed operatori del settore che ha come obiettivo quello di evidenziare l’importanza – nella gestione del portafoglio, dell’analisi macroeconomica, dell’analisi finanziaria degli strumenti finanziari – di come utilizzare in modo ottimale e funzionale la gestione ed analisi della performance e del rischio. Più nello specifico – sostengono gli organizzatori del Corso – ha lo scopo di far conoscere ed applicare in maniera critica le tecniche operative che consentono di poter creare e poi gestire un portafoglio d’investimento in maniera significativa, comprendendone, attraverso una approfondita analisi degli indicatori macroeconomici, quali debbano essere le esposizioni di portafoglio, individuando gli strumenti finanziari adatti ed effettuando una valida analisi ex post della performance e del rischio.

Di fronte alla complessa realtà che caratterizza oggi i mercati nazionali ed internazionali, emerge sempre più la consapevolezza da parte della potenziale clientela e delle aziende di avere come interlocutori diretti professionalità altamente competenti e preparate per soddisfare le loro esigenze sia individuali, familiari che imprenditoriali. Per essere in grado di avere questo knowledge bisogna saper affrontare le sfide che i mercati finanziari ci pongono come obiettivi di sviluppo e sicurezza degli investimenti.

Il corso strutturato in maniera interattiva  – tenuto da  relatori che hanno maturato le loro  esperienze sul campo, con la presenza anche di un relatore di Bloomberg –  sarà sviluppato  secondo il format Formazione+Laboratorio, attraverso il quale sarà  possibile passare dalla teoria all’applicazione sul campo dell’analisi, fino alla produzione del report.

Coloro che vogliono approfondire i temi e contenuti del corso possono collegarsi a questo link.

Sei interessato al futuro della professione di consulente finanziario?

Scarica gratuitamente la guida a puntate “Da Consulente Finanziario a Consulente Patrimoniale“, e-book edito da PATRIMONI&FINANZA. Basta registrarsi! Buona lettura

Reddito, azione e valute

Se in questa sezione di PATRIMONI&FINANZA vi aspettate di trovare dibattiti su indici stocastici e grafici a candele, rimarrete delusi.
Sempre attenti a pubblicare contenuti comprensibili anche ai “non addetti ai lavori”, la nostra attenzione è rivolta a chi, in totale autonomia di scelte ed azioni, il patrimonio vuole proteggerlo o, al massimo, diversificarlo sapientemente dopo essersi informato a dovere sui rischi a cui può andare incontro.
INFORMAZIONE, accurata ed accessibile; è questo ciò che offriamo a chi visita PATRIMONI&FINANZA, spinto dal desiderio di capire gli scenari di mercato senza eccessivi tecnicismi.
Come in una piccola imbarcazione, orientiamo le scelte in maniera semplice; il mare aperto è per le grosse navi.
Se desideri confrontarti gratuitamente con la nostra redazione di esperti, e porre quesiti specifici sui mercati finanziari, scrivi a: mercati@patrimoniefinanza.com, e riceverai un primo riscontro riservato entro 48 ore.