Maggio 2, 2026
Home Posts tagged panic selling

Conflitto Gaza-Israele: evitare il panic selling sull’azionario

È troppo presto per fare ipotesi e previsioni a seguito del conflitto Gaza-Israele. Da evitare il panic selling sull’azionario, poichè le battute d’arresto sono opportunità di acquisto.

Di Michael Blümke, Portfolio Manager di Ethenea

Relativamente all’ultimo trimestre del 2023, il comportamento dei mercati azionari potrebbe non essere affatto scontato. Infatti, il contesto macroeconomico non appare così negativo come si crede attualmente. Certo, ci sono dei rischi, come il possibile contagio legato al debito nel settore immobiliare cinese o il rallentamento della crescita. Tuttavia, i problemi della Cina sono ancora sotto controllo da parte delle autorità locali, mentre il rallentamento della crescita potrebbe essere vicino al suo minimo, secondo i vari indicatori anticipatori.

Tenendo conto della natura anticipatrice del mercato azionario e della stagionalità solitamente positiva di fine anno, ci aspettiamo un ultimo trimestre 2023 più conciliante, soprattutto in considerazione del consolidamento in corso. I rischi sembrano però elevati a causa dei tassi di interesse ancora in crescita e dei segnali di indebolimento dell’economia. Riteniamo di essere vicini alla fine del rialzo dei tassi d’interesse sia a breve che a lungo termine, e né il contesto inflazionistico atteso né la crescita moderata che ci aspettiamo per il 2024 giustificano ulteriori forti aumenti dei tassi d’interesse, a prescindere dal dibattito sul costo del finanziamento dell’attuale debito pubblico (che comunque riemergerà). Proprio questa divergenza tra la percezione di rischi elevati, che è fisiologica nelle fasi di aggiustamento, e la nostra visione meno pessimistica costituisce per noi un’opportunità. L’asimmetria sul fronte dei tassi di interesse è la più evidente. Ad esempio, riteniamo molto più probabile che i tassi Usa a 10 anni possano scendere di 100-150 punti base, invece di salire nella stessa misura. Analogamente, sconsigliamo il panic selling sull’azionario, e consideriamo le battute d’arresto come opportunità di acquisto.

Nell’attuale contesto, in cui pesa soprattutto l’incertezza sul fronte dei tassi d’interesse, sottopesiamo decisamente il settore finanziario. Mentre continuiamo a credere nella forza dell’Information technology e siamo sovrappesati anche nel farmaceutico, settori che storicamente presentano le caratteristiche di crescita strutturale più forti. Le attuali valutazioni del mercato azionario sono dove sono e, se non si trovano agli estremi storici, sono poco utili come strumento di timing. Sulla base delle valutazioni attuali, è più opportuno chiedersi quale sarà il driver del prossimo movimento positivo dei prezzi: la crescita degli utili o l’espansione dei multipli? Non saremmo sorpresi di vedere i multipli espandersi, nel contesto di una potenziale inversione di tendenza dei tassi di interesse.

Andranno meglio Wall Street, l’Europa oppure i mercati emergenti? Abbiamo un’opinione molto chiara al riguardo: Wall Street. Né l’Europa né i mercati emergenti possono essere attualmente considerati come motori della crescita, né sono esenti da problemi politici interni. Le buone aziende di queste regioni vanno regolarmente in difficoltà in tempi di crisi, nonostante le vendite globali. Per questo motivo, la nostra allocazione strategica si concentra esclusivamente sulle società Usa: è da lì che vengono i leader di mercato e i motori dell’innovazione per le tecnologie del futuro. Nel caso di portafogli di investimento più focalizzati sull’Europa, invece, suggeriamo una buona diversificazione.

Se il Coronavirus non si ferma, PIL e mercati a picco. Ma anche il panico si supera con la quarantena

Articolo di Matteo Bernardi#

L’epidemia di Coronavirus ha tutte le carte in regola per gettare nel panico gli investitori del nostro Paese, provocando un rallentamento del PIL dei paesi maggiormente colpiti e forti perdite per chi è esposto sul mercato azionario e liquida frettolosamente i propri investimenti.

Negli ultimi giorni il Coronavirus è arrivato in Italia contagiando centinaia di persone, mettendo in allerta il sistema sanitario e politico italiano. Il governo ha varato un decreto legge per provare a contenere i contagi da coronavirus attraverso l’adozione di misure preventive per evitare una rapida diffusione del virus, il quale, nel caso di una forte diffusione, metterebbe in crisi l’intero Paese (ed il caos di questi giorni creato nei trasporti è una valida prova di ciò che potrebbe succedere in rapida successione).

Un avvenimento di questa portata non crea problemi solamente nel campo sanitario, ma anche in quello economico, ed in particolare sui mercati finanziari, i quali già da venerdì 21 febbraio registrano cali da panic selling, con l’indice FTSE MIB che ha perso oltre il 10%. Avere un capitale investito nel mercato azionario in questo periodo può essere molto stressante, specialmente se si hanno delle aspettative di breve periodo.

Da quando il virus ha iniziato a diffondersi, i mercati finanziari internazionali sono stati colpiti da una forte incertezza, che potrebbe influenzare gli eventi ancora a lungo. Nonostante in Cina venga alimentata l’idea che il focolaio sia sotto controllo e che la maggior parte degli infettati stia guarendo, le conseguenza sul PIL del paese si prevedono già di grave entità, mentre in Italia il virus è appena arrivato, e dunque non si sa ancora come i sistemi di sicurezza del nostro Paese riusciranno a risolvere il problema (l’Italia non è la Cina….), nè quante saranno le persone che contrarranno questa malattia. Di certo, l’impatto che l’infezione avrà sull’economia e sul PIL italiano, già ridotto ai minimi termini, non sarà lieve, a meno che il contagio non venga circoscritto definitivamente entro pochi giorni.

La borsa cinese, la prima che ha risentito dell’evento, ha registrato subito forti vendite che hanno fatto perdere oltre il 10% ai principali indici cinesi. Il panico si è diffuso rapidamente su tutte le piazze asiatiche, e da lì le borse europee e americane, del tutto correlate, hanno agito di conseguenza, registrando diminuzioni di prezzo consistenti.

LEGGI ANCHE: Investire ai tempi del Coronavirus: nervi saldi e spirito di adattamento. Si muore ma…“niente di serio”

E’ un vero peccato per il mercato azionario italiano, che nelle ultime settimane aveva realizzato notevoli rialzi. Il principale indice di Piazza Affari, infatti, aveva superato quota 25.500 punti, traguardo che non veniva raggiunto dal 2008, e ciò faceva ben sperare per il 2020.

In situazioni così critiche, sui mercati finanziari scatta il cosiddetto “panic selling”: gli investitori vendono le proprie attività esclusivamente sulla base delle emozioni e della paura che una situazione fa emergere. Questo fenomeno si amplifica quando esiste già una forte incertezza sui mercati finanziari globali, per cui è difficile ipotizzare un rapido ritorno alla normalità.

Quali sono i suggerimenti per non diventare vittime del c.d. panic selling?

Nonostante le borse mondiali abbiano bruciato oltre 1000 miliardi di dollari a causa del virus Covid-19, un investitore sufficientemente assennato dovrebbe sapere che mantenere i nervi saldi è la cosa più ragionevole da fare, ma non l’unica. Innanzitutto, bisogna analizzare il contesto. Il mercato italiano degli ultimi mesi si è confermato come uno dei migliori d’Europa, mettendo a segno un rialzo generoso che giustifica pienamente la giornata pesantemente negativa (-5,5%) del 24 Febbraio. Il fatto che abbia perso così tanto in un solo giorno significa che hanno prevalso i c.d. ribassisti (hedge fund in testa), accompagnati da una buona dose di risparmiatori che, con scarsa lucidità, hanno preferito liquidare frettolosamente le proprie posizioni nei fondi comuni, innescando il classico effetto domino. Invece, un modo saggio di comportarsi potrebbe essere quello di aspettare di vedere cosa succederà nelle prossime settimane, per valutare attentamente se si tratti di un ribasso di natura straordinaria (e quindi di breve durata), o se invece si tratti dell’inizio, piuttosto turbolento, di una vera fase ribassista.

Si potrebbe pensare (a ragione) che dopo settimane di continui rialzi il mercato sia pronto a ritracciare, ma tale conclusione non è affatto scontata. Amundi, proprio in queste ore, si è espressa rassicurando gli investitori che quello che stiamo vivendo in queste ore è solo un momento delicato, in cui le persone non sanno come comportarsi e preferiscono vendere le proprie attività piuttosto che rischiare di incorrere in perdite maggiori. La famosa casa d’investimenti suggerisce di mantenere le coperture, ed eventualmente di aumentarle nell’attesa di una futura stabilizzazione dei mercati, valutando i prezzi attuali per incrementare le proprie posizioni in attesa che i corsi riprendano quanto di buono hanno fatto finora.

Per rassicurare maggiormente gli investitori, ci viene in aiuto il track record (risultati passati) degli indici di borsa interessati dalle precedenti epidemie. Ebbene, in occasione della famigerata SARS, il picco di brevissimo periodo fu del -10%, ma dopo un mese l’indice MSCI China Index aveva ripreso tutta la quotazione e aveva guadagnato un altro 12% (tre mesi dopo addirittura +30%). Stesso comportamento per gli indici Mexico, Africa e Brasil in occasione, rispettivamente, dell’Influenza Suina, del virus Ebola e della Zika.

Alla fine – è evidente – basta far prevalere il buon senso; in questi casi, chi perde è solo colui che ha bisogno “adesso”, per necessità, di liquidare i propri investimenti. Chi non ha urgenza, stia a casa, lontano dalle tentazioni e, soprattutto, dalla banca o dal proprio consulente finanziario: la “quarantena da panico” è un ottimo rimedio per non diventare vittime designate del panic selling.

LEGGI ANCHE: “Addio all’età del risparmio a basso rischio: la funzione-Tempo alla guida della nuova era geologica dell’Investitore”