La nomina di un esponente politico alla vigilanza dell’OCF può pregiudicare la neutralità dell’Authority? No, secondo Manlio Marucci di Federpromm: “l’allora ministro delle finanze prof. Savona divenne presidente Consob tra mille polemiche, ma la rappresenta egregiamente ancora oggi e le polemiche sono sepolte nel dimenticatoio”.
Articolo e intervista a cura di Massimo Bonaventura
Di recente, la segreteria del sindacato Federpromm – che rappresenta gli interessi dei consulenti finanziari in Italia – è intervenuta con una nota in merito alla nomina del senatore Mauro Maria Marino (Italia Viva-Psi) alla vigilanza dell’OCF (Organismo unico dei consulenti finanziari), non nascondendo un monito in relazione alla potenziale perdita di neutralità dell’Authority. Tuttavia, secondo Federpromm, il “bilancio” complessivo di questa nomina non è affatto negativo.
Nella nota, infatti, si afferma che “con la nomina alla vigilanza del senatore Mauro Maria Marino si avvia un nuovo percorso per il ruolo istituzionale assunto da tale organismo. Una compagine di governance che vede nuove figure professionali alla guida di tale istituzione in rappresentanza delle varie associazioni professionali di categoria che sicuramente darà nuovo impulso alla crescita del settore. Apprezzabile anche la nomina a presidente onorario di tale istituzione della prof.ssa Carla Bedogni, che costituisce una garanzia come figura storica nel dare continuità al suo ruolo pubblico di vigilanza, ma dispiace constatare come sia stata esclusa la figura di Massimo Scolari in rappresentanza dell’associazione Ascofind, figura di alto profilo e competenza professionale”. “Inoltre – aggiunge la nota della segreteria generale di Federproomm-Uiltucs – la nomina di un esponente politico e non tecnico può essere vista come una posizione non neutrale, non presente nella realtà di altre Authority, indipendentemente dalle competenze universalmente riconosciute al Sen. Marino” (che in passato ha maturato una significativa esperienza istituzionale anche in altri organismi di vigilanza, n.d.r.). “Pertanto – conclude la nota del sindacato – ci auguriamo che la nuova composizione della rappresentanza dell’Organismo sia anche una valida occasione per rendere maggiormente funzionale il suo ruolo istituzionale di vigilanza e neutralità nelle decisioni che verranno assunte”.
La nota di Federpromm – del tutto incidentalmente – apre una discussione su un tema che rischia di passare inosservato. Infatti, con le elezioni politiche di questi giorni, centinaia di parlamentari si troveranno in esubero, poiché nella nascente legislatura, per effetto della riforma costituzionale, il numero degli eletti sarà ridotto da 945 a 600. Pertanto, è alta la probabilità che molti di essi, dopo essersi allontanati per lungo tempo dalla precedente vita lavorativa, vorranno legittimamente mettere l’esperienza acquisita durante gli anni di attività parlamentare a servizio di qualche incarico di prestigio. Tra questi, i ruoli apicali nelle authority sono tra i più ambiti, perché consentono di dare continuità all’impegno personale già iniziato nei settori di interesse pubblico.
Naturalmente, al netto della innegabile competenza di molti ex parlamentari – alcuni dei quali sono a tutti gli effetti degli autorevolissimi “tecnici” del proprio settore professionale di origine – la provenienza dal mondo della politica di questi professionisti pone degli interrogativi in relazione agli effetti che il loro ingresso potrebbe determinare sull’indipendenza delle varie authority, soprattutto se la nomina avviene in assenza dei requisiti di esperienza e competenza richiesti da un ruolo che – va ricordato – è prettamente tecnico. Infatti, nelle Authority è fondamentale che i propri soggetti apicali abbiano maturato una esperienza specifica nel settore per il quale vengono eletti, e non devono essere condizionati in alcun modo dalla politica. P&F ne ha parlato con Manlio Marucci, presidente di Fedepromm.
Prof. Marucci, ritiene che la recente nomina del senatore Marino alla vigilanza di OCF possa costituire, in linea di principio, un precedente capace di mettere a repentaglio l’indipendenza delle authority nel campo della Finanza?
Le qualità professionali del senatore Marino non sono in discussione. Ricordiamo che ha ricoperto un ruolo istituzionale come presidente nella Commissione Finanze e Tesoro del Senato, che è stato sostenitore di diversi disegni di legge nel settore finanziario, nonché membro di Commissioni d’inchiesta parlamentari sul sistema bancario italiano. Pertanto, la nomina del senatore Marino alla vigilanza dell’OCF non mette certamente a repentaglio l’indipendenza di questa Authority. Tuttavia, c’è un problema di fondo, e cioè
quello di inquadrare le nomine tecniche delle Authority in generale all’interno del contesto politico che il paese sta vivendo da molti anni, durante i quali il Parlamento non ha saputo affrontare in modo organico sia la gestione del potere che il passaggio generazionale nelle istituzioni che costituiscono il collante delle attività produttive e di controllo della nostra società. E’ chiaro che le Authority – proprio per la loro funzione istituzionale – devono essere autonome e non condizionate da decisioni politiche, soprattutto nel settore finanziario.
Perché è un bene che la politica resti fuori dal mondo della consulenza finanziaria, limitandosi a raccoglierne le istanze evolutive?
Proprio per limitare le eventuali interferenze, che potrebbero influenzare il processo di crescita e di indipendenza delle strategie di mercato e perseguire obiettivi di crescita in tutto il settore dell’intermediazione creditizia e finanziaria, è indispensabile che la politica non debba far pesare il suo ruolo, che è strettamente influenzato dai rapporti di forza tra le varie correnti ideologiche e di pensiero, a volte non rispondenti allo sviluppo del settore. A mio parere, qualora la politica esercitasse una pressione sulle scelte autonome perseguite dalle imprese di produzione e distribuzione di strumenti finanziari, si porrebbero problemi di funzionamento e funzionalità per l’intero settore, con probabili problemi di crescita e di confronto sui mercati internazionali.
Le nomine politiche alle autority sono state spesso oggetto di proteste da parte delle associazioni dei consumatori. A suo parere è necessario avviare una riforma che liberi questi organismi da qualsiasi condizionamento politico?
Ricordo la polemica a suo tempo emersa con la nomina a ministro delle finanze del prof. Savona, poi ricondotto alla funzione di presidente della Consob, ancora oggi da lui rappresentata egregiamente. Tuttavia sono convinto che vada applicato anche in questo caso il concetto di “check and balance” (controllo e bilanciamento reciproco), ovvero quell’insieme di meccanismi politico-istituzionali finalizzati a mantenere un corretto equilibrio tra i vari ordinamenti dello Stato.
Il settore della consulenza finanziaria fino ad oggi non ha subito influenze dalla politica nel suo divenire, o almeno questa è la sensazione dall’interno. Ritiene che sia vero, oppure è già successo e semplicemente non ce ne siamo accorti?
E’ una vecchia storia, che limita il giudizio di valore sulla portata politica del problema. In una società in cui l’intelaiatura dei rapporti strutturali, di norme giuridiche interconnesse tra loro e a volte disfunzionali, in cui il settore della finanza e della consulenza finanziaria sono strumenti primari che vanno assumendo un ruolo
sempre più centrale nei confronti del sistema economico, ritengo che la politica tradizionale, ossia quella di origine parlamentare, non abbia influenzato il sistema finanziario se non partecipando, dall’alto del proprio ruolo istituzionale, alla formazione di leggi e regolamenti grazie ai quali oggi in Italia si danno garanzie alla funzione del risparmio privato. Se c’è stata influenza politica, è sicuramente attribuibile a quella europea, che con le due MiFID ha messo il cappello sul risparmio e sulla consulenza finanziaria già da molti anni, con alterne fortune, nell’intento di creare un sistema finanziario europeo che potesse competere con quello americano. Ma questa è un’altra storia.



ogni giorno di povertà e di malattie e il 50% della popolazione mondiale vive con meno di 2 dollari al giorno, ci vuol poco a capire che c’è qualcosa di veramente sbagliato in un siffatto sistema economico. Già nel lontano 1913, nel documento intitolato “Modern Money Mechanies” (La Tecnica Moderna della Moneta), si descriveva minuziosamente la procedura ufficiale per creare moneta (c.d. sistema a riserva frazionaria), mediante la quale la FED acquistava già allora i titoli del Tesoro attraverso miliardi di banconote della Federal Reserve create dal nulla (semplicemente stampate) e depositate su un conto corrente, trasformandole così in “moneta a corso legale”.
unitaria che consenta il superamento della pandemia ed il ritorno alla normalità. Tra gli interventi più significativi vale la pena ricordare quello di Mario Draghi – “…..Se è vero che nel tempo presente e futuro i debiti pubblici devono salire in tutto il mondo senza limiti, è però anche vero che, a fronte di questo processo incrementale, limiti possono pur sempre essere drammatici per l’Italia..” – oppure quello di Giulio Tremonti – “……Al posto del Global Order si sta formando un Global Disorder, e la cassetta degli attrezzi è vuota…”). Degne di nota anche la proposta di Assonime – “…..creare un nuovo soggetto, nella forma di un fondo di investimento a capitale prevalentemente pubblico, che possa supportare le imprese italiane nella difficile fase di ripresa dell’economia dalla crisi del Covid-19 attraverso nuove iniezioni di capitale e di liquidità, trasformabili in capitale a determinate condizioni…”, quella del Copasir sul rischio derivati – “….Il Governo ha finito le cartucce a disposizione, ma il sistema creditizio va protetto dalla speculazione, altrimenti va in default tutta la baracca” – e quella di Paolo Savona – “…poggiare il peso interamente sull’indebitamento nelle sue varie forme aggrava il problema storico della leva finanziaria squilibrata della nostra economia, che viene considerato un freno a un maggiore saggio di investimento produttivo”. Non meno importante la tesi dell’AD di Banca Intesa Carlo Messina – “….Le aziende hanno bisogno di finanziamenti a fondo perduto. Non bastano aiuti che aumentano i debiti, che vanno restituiti. Non è accettabile pensare di fare affidamento solo alle soluzioni in discussione sui tavoli europei”.

Perché tanta attesa, visti i disastrosi risultati del mercato, ampiamente scontati, attesi già da sabato 8 Marzo? Nella delibera con la quale, nella tarda serata di ieri, la Consob ha deciso di sospendere le vendite allo scoperto su 85 titoli quotati sul Mta (mercato telematico italiano), si chiarisce che il divieto è stato deciso ai sensi dell’articolo 23 del Regolamento europeo 236/2012, per l’intera giornata di negoziazione del 13 marzo 2020. L’articolo in questione prevede restrizioni alle contrattazioni se “….la negoziazione ha subito una diminuzione significativa durante un solo giorno di negoziazione rispetto al prezzo di chiusura in tale sede del giorno di negoziazione precedente”, ed in questo caso “…l’autorità competente dello Stato membro di origine per tale sede verifica se sia opportuno vietare o porre delle restrizioni a persone fisiche o giuridiche per quanto riguarda l’avvio di vendite allo scoperto dello strumento finanziario in tale sede di negoziazione o altrimenti porre delle restrizioni alle operazioni su detto strumento finanziario in tale sede di negoziazione allo scopo di impedire una diminuzione disordinata del prezzo di detto strumento finanziario”. Inoltre, nella nota diffusa nella serata del 12 marzo dall’Autorità, si spiega che la soglia indicata dal regolamento è quella di una flessione superiore al 10 per cento.
Pertanto, la pandemia del Covid-19 ci sta dando almeno tre insegnamenti: il primo è che gli italiani stanno già superando, con il buon senso e grande spirito di adattamento, gli effetti delle misure dettate dall’emergenza; il secondo è che dovranno farcela senza l’aiuto dell’Europa, e con l’ossequioso ministro Gualtieri (che esprime parole di ringraziamento per la Lagarde) al timone del ministero delle Finanze; il terzo, che è un corollario del secondo, è che l’Europa non esiste più nemmeno in quel che rimaneva nell’immaginario collettivo, e che la voglia di imitare il Regno Unito sarà sempre più forte.








