Maggio 4, 2026
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Le PMI della Space Economy italiana alla prova dell’Equity crowdfunding

Relativamente allo spazio cosmico, nei tempi più recenti si sono aperte importanti opportunità commerciali che hanno dato vita a quella che oggi viene comunemente definita come “Space Economy”.

Di Carlo Mauri – Analista Finanziario

In passato, le grandi scoperte legate alla navigazione oceanica hanno aperto le porte all’Era Moderna, e la diffusione delle reti ferroviarie ha dato inizio alla Rivoluzione Industriale prima in Europa e poi sul continente americano. Oggi, allo stesso modo, la rapida crescita delle conquiste civili e commerciali dello spazio sta aprendo una nuova era storica, quella Spaziale. Infatti, insieme alle note al pubblico, come Space X di Elon Musk, esistono altre realtà molto meno conosciute in diverse regioni del mondo.

L’Italia, per esempio, rivela – non senza sorpresa di quanti abitualmente la sottovalutano – di essere leader in questo settore, grazie ad alcune grandi aziende nazionali e ad una nutrita schiera di piccole e medie imprese di elevato livello tecnologico che hanno iniziato a popolare il settore. Molte di loro sono dei c.d. spin-off universitari oppure sono state sviluppate in “acceleratori”, altre sono nate come costole di aziende che operano in settori tradizionali. Insomma, nel “Quinto Dominio“-  come viene definito lo spazio dopo gli elementi della Terra, del Mare, del Cielo e del Cyberspazio – l’Italia conta moltissimo, ed il suo tessuto imprenditoriale del settore è strutturato in modo reticolare, con al centro i big e le Agenzie Spaziali (A.S.I. e E.S.A.).

La classificazione in cui viene normalmente suddivisa la Space Economy italiana segue le caratteristiche specifiche di due tipologie di aziende, e cioè quelle che operano nel c.d. Upstream, e quelle del Downstream. Nel primo comparto sono inserite tutte le aziende che operano nella filiera degli apparati e delle strutture orbitanti, in primis naturalmente i satelliti. Oltre ai c.d. lanciatori (in cui l’Italia gioca un ruolo chiave in partnership con altre agenzie ed aziende internazionali si pensi per esempio al Vettore “Vega”), l’Italia è anche protagonista della produzione di nano satelliti inseriti in orbita bassa e della produzione di apparati come, per esempio, quelli di rilevamento radar.

Nel comparto Upstream ha avuto grande rilevanza il programma satellitare “Copernicus”, con i suoi 6 satelliti “Sentinel” finalizzati a monitorare l’ambiente terrestre. Inoltre, a breve sarà immessa in orbita la costellazione di satelliti italiani “Iride” di ultima generazione, con un potere di risoluzione nell’osservazione terrestre elevatissima. Nel secondo comparto, ossia quello “Downstream”, si collocano tutte quelle aziende che impiegano i dati satellitari per erogare servizi agli utilizzatori finali. Il comparto si divide a sua volta in due ambiti: a) Earth Observation (E.O.), in cui l’osservazione terrestre è rivolta ai servizi verso l’Agricoltura, per il controllo dei raccolti in ottica di ottimizzazione delle risorse agricole, verso la Protezione Civile (con azione di supporto nei contesti di emergenze e crisi di carattere umanitario), verso i cambiamenti climatici -attraverso il monitoraggio di tutti i parametri ambientali quali temperatura, condizione di ghiacci livello delle acque etc – ed anche in campo energetico, attraverso la selezione delle aree più adatte alla produzione di energie rinnovabili ed il controllo di siti sensibili quali le centrali nucleari. Inoltre, l’E.O. ha importanti applicazioni in campo sanitario ed in campo assicurativo in relazione alla misura del rischio in caso di catastrofi ambientali; b) sistemi satellitari di navigazione (Global Navigation Satellite System – GNSS), che operano per la sicurezza e la logistica dei trasporti marittimi e terrestri.

Riguardo le dimensioni del mercato italiano, secondo l’Osservatorio della Space Economy del Politecnico di Milano in Italia sono state identificate nel 2023 ben 163 aziende, con un fatturato complessivo di circa 230 milioni di euro ed un incremento del 15% in più rispetto al 2022. La maggior parte delle aziende opera anche i settori diversi dalla Space Economy ma ad essa comunque collegati, e solo circa un 15% delle aziende svolge attività esclusivamente nel campo spaziale. Molte di loro sono connesse in rete e occupano un piccolo ma determinante spazio nella filiera.

La diffusa presenza di molte PMI, alcune anche di piccole dimensioni ma tutte con un elevato contenuto innovativo, ha fatto emergere la necessità del settore di poter finanziare rapidamente progetti di ricerca e sviluppo con la corretta calibrazione temporale, poiché le loro attività producono ritorni economici significativi nel lungo periodo e ciò deve avvenire assicurando alle PMI del settore spaziale un ciclo finanziario che non permetta l’uscita di flussi di cassa tipici del denaro concesso a prestito, con i relativi oneri finanziari. Per questo motivo, queste aziende costituiscono l’ambiente ideale per l’applicazione dell’Equity Crowdfunding. Dal lato degli investitori, che diventano soci a tutti gli effetti, il loro contributo finanziario può trovare interessante e rilevanti occasioni  di guadagno con multipli anche a due cifre, tenendo conto che tutte le previsioni concordano nel ritenere che il settore della Space Economy avrà una crescita senza precedenti nei prossimi anni e senza dimenticare che in presenza di Start Up e PMI innovative gli investitori individuali possono godere di detrazioni di imposta di almeno il 30% di quanto investito.

Insomma, la Space Economy italiana ha tutte le caratteristiche per produrre importanti risultati. Vi sono però anche dei fattori che limitano la crescita di questo settore. Il primo è rappresentato dalla scarsità delle risorse umane impiegate, fatte di tecnici ed ingegneri aereospaziali, per i quali vi è in atto un grande sforzo da parte del mondo universitario ed in particolare dalle facoltà di ingegneria aerospaziale, le quali comunque incontrano un grande interesse da parte dei giovani. il secondo sono le dimensioni spesso molto piccole delle PMI, che impediscono sia il facile accesso a strumenti di finanziamento strutturato, per esempio fondi europei, sia un debole potere contrattuale verso la clientela, spesso costituita da grandi aziende, multinazionali o addirittura agenzie spaziali. Su questo punto, una soluzione che deve essere portata a conoscenza delle aziende sarebbe quella di sviluppare tra loro contratti di rete che permettono di strutturarsi meglio sia a livello funzionale, organizzativo e finanziario, al fine di potersi confrontare in modo adeguato con le grandi aziende clienti. Nonostante queste difficoltà, gli investitori dovrebbero prendere in considerazione, nelle scelte di investimento ed in proporzione alle quote di portafoglio, il settore della Space Economy, che è ancora poco conosciuto ma, anche per questo motivo, molto promettente.

Emergenza Credit Crunch, la situazione e le soluzioni per le PMI nell’Eurozona

Le banche hanno aumentato i requisiti per l’approvazione di prestiti, influenzando direttamente la liquidità e la capacità di crescita delle PMI.

In un contesto economico sempre più sfidante, l’ultimo Bank Lending Survey della Banca Centrale Europea (BCE) ha evidenziato un inasprimento sostanziale degli standard creditizi applicati dalle banche dell’Eurozona. “Questo fenomeno, noto come “credit crunch“, sta impattando significativamente sulle nostre piccole e medie imprese (PMI), che trovano crescenti difficoltà nell’accesso al credito”, ha dichiarato in una recente intervista Giordano Guerrieri CEO di Finera.

Secondo l’analisi recente dell’Ufficio Studi della CGIA, questa restrizione creditizia sta esercitando una pressione senza precedenti sulle PMI, vitali per l’economia dell’area euro. Le banche, rispondendo a un ambiente economico incerto e a regolamentazioni più stringenti, hanno aumentato i requisiti per l’approvazione di prestiti, influenzando direttamente la liquidità e la capacità di crescita delle PMI. Nello specifico, da agosto 2022 ad agosto 2023 si è registrata una marcata diminuzione degli impieghi bancari vivi verso le imprese italiane, con un calo del 7,7% rispetto all’anno precedente, pari a una contrazione di 55,8 miliardi di euro. Questa riduzione ha colpito in modo più accentuato le piccole imprese con meno di 20 dipendenti (che rappresentano circa il 98% del totale delle imprese in Italia), con un calo dell’8,7%, mentre le imprese di dimensioni maggiori hanno registrato una diminuzione leggermente inferiore, del 7,5%.

Sulla base della analisi della CGIA, secondo Giordano Guerrieri sono almeno tre le cause principali di questa restrizione creditizia, tutte strettamente interconnesse. La prima causa è l’aumento dei tassi di interesse da parte della BCE, che ha reso il debito più costoso. A ciò si aggiunge il fatto che il calo dei volumi di credito è legato anche al rallentamento del Pil nazionale, che ha comportato una diminuzione della domanda di prestiti e come terza causa la ridotta liquidità delle banche dovuta alla necessità di restituire alla BCE i fondi Tltro, per un totale di 174 miliardi di euro entro settembre 2024.

Di fronte a questa situazione critica, che ha portato molte banche a limitare il credito alle imprese, esistono tuttavia alcune soluzioni concrete per sostenere le PMI. Tra queste troviamo ad esempio la possibilità di un aumento delle garanzie statali sui prestiti alle PMI, al fine di ridurre il rischio percepito dalle banche e facilitare l’accesso al credito. Un’altra possibilità è data dall’introduzione di incentivi fiscali per le banche che offrono condizioni di prestito favorevoli alle PMI, incoraggiando così un maggiore flusso di credito verso questo settore. Non bisogna dimenticare che, “In una situazione di credit crunch, le imprese possono e devono ricorrere alla finanza agevolata e agli strumenti di finanza alternativa, come il crowdfunding o il peer-to-peer lending, che possono offrire alle PMI opzioni di finanziamento più flessibili”, spiega Guerrieri.

Per superare l’attuale crisi di liquidità e assicurare alle PMI dell’Eurozona le risorse necessarie per prosperare e sostenere l’economia, è necessario un approccio proattivo e coordinato, sia da parte delle PMI, che devono abbandonare la mentalità bancocentrica e aprirsi alle valide alternative disponibili per ottenere liquidità, sia da parte di istituzioni europee, stati membri, settore bancario e governi, che devono collaborare per fornire costantemente soluzioni utili a superare il credit crunch.  

Finanza alternativa, le PMI italiane incassano 4,23 miliardi

Secondo quanto emerso dai dati riportati nel Report di Innexta, le risorse messe a disposizione dal credito bancario alla finanza alternativa delle PMI sono cresciute del 58% tra il 2020 ed il 2021. I mercati del private equity e venture capital tornano ai valori pre-Covid.

Le risorse mobilitate tra luglio 2020 e giugno 2021 dal credito bancario al mercato della finanza alternativa per le PMI sono state di circa € 4,23 miliardi, con una crescita del 58% rispetto ai dati pubblicati lo scorso anno. Questo è quanto emerso dai dati riportati nel quarto Report sulla Finanza Alternativa per le PMI esaminato nel corso dell’edizione 2021 dell’Alt-Finance Day organizzato da Innexta* in collaborazione con School of Management del Politecnico di Milano, Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e Unioncamere Nazionale. 

La ricerca è stata redatta con l’obiettivo di analizzare il mercato della finanza alternativa o “complementare” al credito bancario per le PMI, ed è stata presentata il 29 novembre 2021 presso il campus Bovisa del Politecnico di Milano. “I dati confermano che la finanza alternativa ormai esce dall’incubatore e gioca alla pari con gli strumenti finanziari tradizionali” ha commentato il Direttore generale di  Innexta Danilo Maiocchi. Per il Segretario Generale della Camera di Milano Monza Brianza Lodi, Elena Vasco, “Con Alt-Finance Day vogliamo ribadire l’impegno in questo ambito, ampliando la nostra offerta dei servizi fintech, il cui mercato, nonostante la crisi innescata dal Covid nel 2020, ha raddoppiato il proprio valore nel corso del 2021″.

I mercati del private equity e venture capital tornano ai valori pre-Covid, confermandosi i maggiori canali alternativi al credito bancario per le PMI italiane. Segue l’invoice trading che, nonostante un lieve arretramento registrato nel primo semestre 2021, legato ai ritardi nei depositi dei bilanci 2020 e dall’uscita dal mercato di alcune piattaforme, registra un incremento del 7,5% rispetto al 2020. Crescono anche il mercato dei minibond, con un aumento del 17% rispetto allo scorso anno, e quello del crowdfunding, in particolare il lending, con un incremento del 73% rispetto allo scorso anno. 

Nel Report una novità per l’ambito del direct lending, che da quest’anno considera i portali che erogano credito su Internet attingendo esclusivamente da investitori professionali, per cui i dati non risultano comparabili con quelli presentati lo scorso anno: il trend del settore è comunque positivo, con una crescita raddoppiata rispetto al primo semestre 2020. Ai minimi il flusso di ICOs (Initial Coin Offerings), dove non sono state condotte operazioni significative da team italiani, mentre si affermano i collocamenti di NFT (Non Fungible Tokens). La raccolta che le PMI hanno effettuato sul mercato borsistico, in particolare su Euronext Growth Milan, erede di AIM Italia, è aumentata del 66% rispetto al periodo precedente.

* Innexta è la struttura di riferimento del sistema camerale in ambito finanziario e creditizio per le PMI italiane.

Lavoropiù SpA emette un basket bond da 5 milioni con Intesa Sanpaolo

Il finanziamento rientra nel Programma Basket Bond della Banca in partnership con ELITE per sostenere le PMI italiane più virtuose.

Lavoropiù Spa, una delle maggiori agenzie per il lavoro italiane, con un fatturato previsto per il 2021 di oltre 150 milioni di euro e 400 dipendenti diretti, ha emesso un minibond per un importo di 5 milioni di euro con scadenza 2028, aderendo al programma Intesa Sanpaolo Basket Bond, in partnership con ELITE, il private market del Gruppo Borsa Italiana oggi parte di Euronext. Il basket bond soddisfa le esigenze di accompagnamento finanziario delle imprese, in un orizzonte di medio lungo termine, garantendo anche flessibilità ai programmi di sviluppo e crescita. L’intervento rientra nel piano più ampio per dare supporto agli investimenti legati al PNRR.

Lavoropiù è una delle realtà più solide del settore, con una qualità del servizio eccellente e una grande attenzione strategica verso lo sviluppo sostenibile del proprio business con una visione di stampo inclusivo ed etico. L’azienda vanta una forte fidelizzazione dei propri collaboratori, tanto che la media degli anni di anzianità dei dipendenti è tra le più alte del settore”, spiega Daniele Ottavi (nella foto), consigliere delegato di Lavoropiù. “Questo finanziamento consente di sostenere il percorso di crescita di Lavoropiù, che prevede alcune tappe fondamentali: il rafforzamento della propria presenza nelle regioni in cui si concentra la capacità industriale italiana attraverso l’apertura di almeno 25 nuove filiali, l’ampliamento dell’attività di alcune specializzazioni afferenti a mercati trainanti e il potenziamento del processo di internazionalizzazione. La crescita si esplicherà anche attraverso uno sviluppo tecnologico che faciliti sempre di più la comunicazione, l’elaborazione delle informazioni e il potenziamento degli strumenti di banca dati e di gestione degli iter di selezione”.

“In un contesto in cui il mondo del lavoro deve ritrovare i suoi equilibri dopo i rilevanti effetti della pandemia, il basket bond emesso da Lavoropiù rappresenta un’importante operazione di investimento per la crescita strutturale dell’impresa oltre che per il futuro di tante persone che necessitano di supporto professionale per trovare un’occupazione”, afferma Luca Severini, direttore regionale Toscana e Umbria di Intesa Sanpaolo. “E’ la prima volta che nella nostra Direzione Regionale agevoliamo l’accesso di un’azienda come Lavoropiù a questo tipo di emissione, ne siamo particolarmente orgogliosi perché crediamo che oggi sia imperativo sostenere le imprese italiane sane e favorire la ripartenza economica attraverso ogni forma di supporto e nuove forme di finanziamento, rivolte al mercato”. “Il basket bond – conclude Severini – è uno strumento adatto alle PMI che vogliono aprirsi a nuovi capitali, e l’operazione prevede che sia interamente sottoscritto da Intesa Sanpaolo, che ha agito in qualità di strutturatore dell’operazione avvalendosi del desk specialistico di Finanza Straordinaria della Banca dei Territori“.

Il ruolo di Centro Servizi e di Agente di Calcolo è stato svolto da Loan Agency Services.

Imbound marketing la nuova parola d’ordine per le PMI. HubSpot leader grazie al 5G

Inbound Marketing, uno strumento sempre più fondamentale per le piccole e medie imprese che non hanno grandi budget né team dedicati. Secondo Il team di gestione del fondo Neuberger Berman 5G Connectivity*, HubSpot è il player destinato ad aumentare la quota di mercato nel settore.  

L’Inbound Marketing è un importante strumento a disposizione delle PMI, in particolare quelle che non hanno grandi budget di marketing né hanno un team di Information Technology su cui fare affidamento. La pandemia, poi, ha accelerato le esigenze di digitalizzazione di queste PMI, poiché i clienti target sono diventati digitali, e di conseguenza avere una buona posizione fronte strada non è più un vantaggio come prima: i passanti evitano volontariamente di prendere i volantini, mentre altri passeggiano senza nemmeno sollevare lo sguardo dai loro smartphone.

Se volessimo riassumere in poche parole il concetto di Inbound Marketing, potremmo dire che si tratta di un metodo di marketing online che punta a sfruttare le opportunità offerte dal web per rispondere alle esigenze, informative e non, del cliente potenziale, allo scopo di creare interazioni che favoriscono l’acquisto. L’Inbound Marketing mira, pertanto, a far crescere le imprese informando, educando e fornendo ai potenziali clienti contenuti informativi e servizi utili, attraverso un sito web ben progettato, un focus attento sulla creazione di contenuti rilevanti e un coinvolgimento continuo tramite e-mail, messaggi di testo, social media, etc. Questo insieme di attività consente di rivolgersi con certezza al giusto target di persone, con modalità più personalizzate ed efficaci evitando, allo stesso tempo, di sprecare preziose risorse di marketing e di ridurre il costo di acquisizione di nuovi clienti del 60-70% rispetto ai metodi tradizionali.

In un contesto simile, non c’è da meravigliarsi che l’Inbound Marketing sia diventato la nuova parola d’ordine, grazie ai software basati sul c.d. Cloud. Queste soluzioni funzionano per aiutare le aziende ad automatizzare l’intero “viaggio del consumatore” all’interno di una strategia di marketing migliore sia nella vendita che nell’assistenza ai clienti, il tutto ad un costo molto conveniente. Per una micro-impresa, per esempio, 30-40 dollari al mese sono tutto ciò di cui ha bisogno per i servizi software di Inbound Marketing, che ovviamente è molto più conveniente ed efficiente rispetto all’assunzione di un intero team di esperti di marketing digitale.

L’opportunità di investimento legata al marketing digitale è destinata a crescere in modo significativo nei prossimi anni, dagli attuali 57 miliardi di dollari agli oltre 180 miliardi. Tutto questo è trainato dai trend di trasformazione digitale in atto e dalla diffusione su scala globale della connettività 5G. A beneficiarne saranno i software più innovativi connessi al Cloud in grado di automatizzare e ottimizzare l’Inbound Marketing, così come le società sviluppatrici. Tra queste, HubSpot è società leader nel segmento specifico, grazie alla sua piattaforma all-in-one di marketing automation tra le più popolari al mondo, e appare in una buona posizione per catturare questo trend di crescita e aumentare la propria quota di mercato.

Relativamente all’azienda, HubSpot si è evoluta nel tempo, passando dall’essere un singolo software ad una vera e propria piattaforma all-in-one e connessa al Cloud. Ad oggi viene utilizzata da più di 100.000 clienti, molti dei quali sono PMI, e aiuta le aziende a ricostruire il proprio sito web, a realizzare i contenuti destinati a guidare i clienti target verso i prodotti o servizi commercializzati, a interagire con gli utenti dei social media pubblicando notizie/promozioni e aumentando la consapevolezza del marchio attraverso campagne pubblicitarie e messaggi personalizzati. HubSpot, inoltre, supporta le PMI nell’ottimizzazione dei motori di ricerca, aiutando i siti Web delle aziende ad apparire nella prima pagina in base alle parole chiave cercate dagli utenti.

Con una vasta rete di quasi 400 partner, HubSpot sta crescendo rapidamente, conquistando sempre più quote di mercato. Oggi HubSpot e il Marketing Inbound sono uno dei principali beneficiari della diffusione della connettività 5G. Con velocità di caricamento più elevate e una migliore connettività, le persone visualizzeranno ancora più contenuti online. il 5G migliorerà la raccolta dei dati che richiedono molto tempo per creare esperienze personalizzate, migliorando la performance. Lo sviluppo di una presenza online per le aziende sarà ancora più vitale, e il 5G porterà anche a una maggiore penetrazione degli annunci digitali con immagini e media avanzati grazie alle elevate velocità della rete. Attraverso il 5G, inoltre, il marketing diventerà ancora più interattivo: ad esempio, potrebbero essere incorporate funzionalità di realtà aumentata o ologrammi

Fonte: newsletter 08/10/2021 Neuberger Berman per investitori istituzionali 

* Questo materiale non deve essere interpretato come una raccomandazione o un’offerta di acquisto o vendita o una sollecitazione all’acquisto o alla vendita di alcun titolo. Le posizioni del fondo Neuberger Berman 5G Connectivity non devono essere considerate una raccomandazione o un consiglio di investimento o un suggerimento di intraprendere o astenersi da iniziative di investimento in titoli. Le posizioni e le allocazioni del fondo Neuberger Berman 5G Connectivity sono soggette a modifica in qualsiasi momento e senza preavviso.  

Next Generation Plan e Finanza Sostenibile, una sfida per le PMI

Il PNRR-Next Generation Plan porterà in Italia 209 miliardi di euro, di cui 68 miliardi stanziati per la transizione energetica. Le PMI sono chiamate ad integrare l’organigramma aziendale con figure professionali in grado di implementare modelli di business sostenibili e incrementare valore.

Il piano di investimenti elaborato dall’Unione Europea volto alla creazione di un modello di ripresa sostenibile porterà in Italia 209 miliardi di euro, destinati agli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza  (PNRR), con il quale sono state programmate, per alcuni settori, anche delle entrate di capitali privati in partnership con quelli pubblici. Infatti, secondo un’indagine condotta dal Forum per la Finanza Sostenibile, più del 60% degli attori finanziari si è rivelato favorevole a portare avanti progetti sostenibili in partenariato tra la sfera pubblica e quella privata, ma è emersa la necessità di snellire la burocrazia e di formare  le istituzioni pubbliche sui mezzi più idonei al raggiungimento degli obiettivi.

Secondo Maurizio Santacroce (nella foto), amministratore delegato di 24ORE Business School, “In Italia, il patrimonio promosso in fondi aperti sostenibili e responsabili ammonta a circa 80 miliardi di euro, e il PNRR aprirà delle opportunità importanti di sviluppo per tutta l’economia italiana e per le PMI. Il tutto si giocherà in chiave di sostenibilità, visto che quasi il 40% dei fondi europei sarà destinato a progetti di transizione ecologica”. Per le PMI italiane, quindi, l’arrivo di fondi di investimento europei rappresentano una vera e propria sfida, anche perché in Italia il boom degli investimenti sostenibili è in continua crescita: negli ultimi anni è stato guidato da cambiamenti di regolamentazione, dalla consapevolezza degli asset manager, ossia coloro che gestiscono i patrimoni, e, soprattutto, dalla crescente domanda sia dei clienti istituzionali, sia del segmento retail. Un aumento che di recente è stato anche catalizzato dalla crisi del COVID-19.

“La necessità oggi – afferma Santacroce – è quella di aumentare figure professionali di matrice ESG, come i Sustainability Manager, i Corporate Social Responsibility Manager, i consulenti ESG e gli esperti di sostenibilità finanziaria e ambientale, ovvero tutti professionisti  in grado di creare valore in azienda implementando modelli di business sostenibili. Le aziende devono investire nella formazione di risorse qualificate per supportare i nuovi piani di sostenibilità”.

A questo panorama si aggiunge il fatto che il 21 aprile 2021 la Commissione Europea ha avanzato una proposta di direttiva sul reporting di sostenibilità, il CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive). Si tratta di un testo volto ad integrare la direttiva sul reporting non-finanziario attualmente in vigore, allo scopo di aumentare la comparabilità dei dati relativi alla sostenibilità forniti dalle aziende. La nuova direttiva prevede per tutte quelle imprese che vantano al loro interno 250 dipendenti e per tutte le PMI quotate sui mercati europei  l’obbligo di fornire tutti i dati sui rischi ambientali e sociali e le prestazioni finanziarie che abbiano un impatto sugli elementi di sostenibilità. “La nuova proposta – spiega Santacroce – ha una duplice utilità: per gli investitori fornisce una fotografia dello stato attuale dell’impresa, orientando dunque le strategie di investimento, mentre per i clienti è un documento capace di soddisfare le imposizioni di informativa in vigore. La nuova direttiva migliorerà la trasparenza sulla sostenibilità e, quindi, una integrazione per le decisioni degli investitori”.

Per implementare la richiesta di nuove figure professionali che possano affiancare le PMI ad accogliere le nuove opportunità offerte dal PNRR e dai fondi europei, il prossimo 15 ottobre partirà, in modalità live streaming, il Master “Strategie di Sostenibilità Aziendale”, istituito dalla 24ORE Business School e volto alla formazione di giovani neolaureati che desiderano diventare esperti di sostenibilità finanziaria e ambientale, ma anche quei professionisti quali consulenti, commercialisti, revisori e imprenditori, che desiderano aggiornarsi e accompagnare le PMI nella sfida lanciata dal Next Generation Plan.

ll Master è realizzato con il contributo tecnico specialistico di GSE – Gestore dei Sevizi Energetici, con la collaborazione di KPMG, il patrocinio di Ferpi e con un network d’eccellenza composto dai partner del Master e di associazioni del settore.

Come valutare una Startup? I principi del metodo adottato da Warren Buffet possono esserci d’aiuto

Qual è il valore di un’azienda, e come possiamo determinare il valore di una Startup dal punto di vista economico e finanziario? L'”oracolo di Omaha” utilizza il criterio del flusso di cassa netto atteso, vediamo in cosa consiste.

Di Alberto Villa*

Gli analisti finanziari hanno fatto uso di varie formule per calcolare il valore di una azienda nella scelta riguardante il suo inserimento all’interno di un portafoglio. Essendo diversi, ogni operatore finanziario è un fervente sostenitore di quello che reputa come il metodo più efficace, dal P/E basso al rendimento da dividendi elevato ed altri ancora.

Il sistema generalmente più utilizzato è quello del P/E (presso/utile) più basso possibile. Secondo Warren Buffet, però, il metodo migliore è stato ideato da John Burr Williams, nel libro The Theory of Investment Value. Il miglior investitore al mondo utilizza diversi criteri per selezionare ed acquistare quote di aziende che poi confluiranno nel suo fondo: 1) criteri di business, 2) criteri di management, 3) criteri finanziari e criteri di mercato. Riguardo a quest’ultimo, “l’oracolo di Omaha” sostiene che il valore di un’azienda si calcola a partire dal flusso di cassa netto atteso nel corso della vita dell’azienda, scontato di un adeguato tasso di interesse. Infatti, Buffett ricorda che “valutate in questo modo, tutte le aziende, dai costruttori di calessi ai gestori di telefonia, diventano economicamente confrontabili”.

In sostanza, si tratta di un metodo di pre-analisi molto valido, che consiste nell’utilizzare i flussi di cassa che verranno generati in un determinato periodo di tempo, per poi scontarli tutti ad un tasso stabilito per ricondurli al valore che l’azienda dovrebbe avere nel presente. Secondo questo criterio, se non si riesce a stabilire il flusso di cassa futuro con un elevato grado di precisione, allora è persino inutile cercare di valutare l’azienda studiando le qualità del team management, le caratteristiche dei prodotti e i mercati di rifermento.

Perché è così importante questo metodo per una pre-valutazione di una Startup? Perché nel caso di una startup non esistono bilanci storici a cui far riferimento, essendo una società appena nata; una delle variabili può essere il Business Plan, cioè il documento con cui gli investitori dovrebbero stimare la fattibilità del progetto imprenditoriale.

Per stabilire correttamente i flussi di cassa netti, Buffet sottolinea che un dato fondamentale è dato dal tasso di sconto da utilizzare – ossia l’altra variabile dell’equazione – ed è qui che la situazione si fa un po’ più complessa.  Infatti, per lui si dovrebbe applicare semplicemente quello dei buoni del Tesoro Usa a lungo termine, salvo poi aggiungere dei punti percentuali al tasso esente da rischi nei periodi in cui diventino troppo bassi, oppure applicando dei margini di sicurezza in casi particolari.

Nelle startup questo elemento va misurato attentamente, perché utilizzare un tasso di sconto poco adatto – come ad esempio i buoni ordinari trentennali, oppure un equity risk premium di società quotate – potrebbe essere forviante. Pertanto, solo utilizzando una variabile dell’equazione che riconosca la particolarità di queste società ci si può realmente permettere di fornire una pre-valutazione coerente. Determinare questo, inoltre, significa essere in grado di stimare in modo appropriato anche il rischio che sto affrontando, e se i possibili guadagni siano congrui.

Perché è così importante questo criterio rispetto ad altri? La risposta è data dai numeri. Se utilizzo solo un criterio come quello del P/E (prezzo/utile), difficilmente investirò mai in una Startup, preferendo magari un’azione quotata o altri strumenti. Questo è l’assunto principale: un patrimonio è composto da diversi strumenti finanziari, ma non è detto che debba necessariamente utilizzare il medesimo metodo di valutazione.

Impiegare i propri risparmi di lungo termine in beni reali non intacca i principi base di una buona pianificazione finanziaria. Infatti, diversificare un portafoglio con Startup e PMI innovative, da affiancare ai settori più “tradizionali”, ormai sembra essere una strada quasi obbligata per ottenere risultati gratificanti dai propri investimenti. Occorre comprendere, però,  che per fare ciò si deve necessariamente utilizzare un metodo poco usato dalla maggioranza dei consulenti finanziari e private banker, cui servirebbe una formazione specifica sull’argomento.

* Alberto Villa, Consulente in Finanza d’Impresa, membro A.I.A.F. e Consulente Finanziario Autonomo, collabora con la rete professionale M&V Private Corporate Advisor 

Economia circolare e Innovazione, al via il bando per le imprese della Lombardia

Tra le finalità ammesse l’innovazione di prodotto e di processo e la sperimentazione di metodologie per l’incremento della durata di vita dei prodotti. La dotazione finanziaria ammonta a euro 3.621.000. L’investimento minimo è di 40.000,00 euro, ed il contributo massimo concedibile è di 120.000 euro per progetto. 

E’ già attivo da una settimana il “Bando di sostegno alle MPMI per l’innovazione delle filiere di Economia Circolare in Lombardia – Edizione 2021”, realizzato in collaborazione con Unioncamere Lombardia e con le Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e le Camere di Commercio lombarde, grazie al quale le micro, piccole e medie imprese lombarde potranno presentare i propri progetti di investimento e beneficiare di una dotazione finanziaria complessiva pari a euro 3.621.000 euro, di cui 2.765.000 euro stanziati da Regione Lombardia e 865.000 euro stanziati dalle Camere di Commercio lombarde (in particolare, 400.000 euro sono stanziati dalla Camera di commercio Milano Monza Brianza Lodi).

FILIERE LOMBARDE – Il bando vuole promuovere e riqualificare le filiere lombarde, la loro innovazione e il riposizionamento competitivo di interi comparti rispetto ai mercati in ottica di economia circolare, rendendo possibile la simbiosi industriale, anche ai fini della ripresa economica post Covid 19, attraverso il sostegno a: progetti che promuovano il riuso e l’utilizzo di materiali riciclati, di prodotti e sottoprodotti o residui derivanti dai cicli produttivi in alternativa alle materie prime vergini e la riduzione della produzione di rifiuti, Eco-design con metodologia Life Cycle Thinking.

CHI PUO’ PARTECIPARE –  Possono partecipare le micro piccole e medie imprese aventi sede operativa in Lombardia al momento dell’erogazione, in forma singola o in aggregazione composta da almeno 3 imprese.

I PROGETTI AMMISSIBILI – Saranno ammessi progetti che puntano a:

innovazione di prodotto e di processo in tema di utilizzo efficiente delle risorse attraverso l’utilizzo di sottoprodotti nei cicli produttivi e riduzione produzione rifiuti e riutilizzo di beni e materiali;
innovazioni di processo o di prodotto per quanto riguarda la produzione e l’utilizzo di prodotti da recupero di rifiuti e attività di preparazione per il riutilizzo; 
sperimentazione di modelli tecnologici integrati finalizzati al rafforzamento
della filiera, in questo caso verranno considerate la sperimentazione e l’applicazione di strumenti per l’incremento della durata di vita dei prodotti ed il miglioramento del loro riutilizzo e della loro riciclabilità (Eco-design);
– implementazione di strumenti e metodologie per l’uso razionale delle risorse naturali: nonché la riconversione della produzione finalizzata alla realizzazione di nuovi materiali, prototipi, sviluppo di dispositivi e/o componenti anche in ambito medicale o per la sicurezza sul lavoro.

CARATTERISTICHE DELL’AGEVOLAZIONE – L’agevolazione consiste in un contributo a fondo perduto pari al 40% delle spese sostenute, per un investimento minimo di 40.000,00 euro e un contributo massimo concedibile di 120.000 euro per progetto. 

COME PARTECIPARE  –  Il testo del bando è disponibile sul sito della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e in quello di Unioncamere Lombardia. Le domande possono essere presentate dal 3 maggio al 15 luglio esclusivamente in modalità telematica con firma digitale. Per informazioni sul bando: ambiente@mi.camcom.it.

In aggiunta al bando, la Camera di commercio MI-MZ-Brianza-LO realizza percorsi di accompagnamento alle PMI in tema di economia circolare e di simbiosi industriale, in collaborazione con i migliori esperti, per promuovere crescita, innovazione e competitività e per supportare le PMI nella transizione verso modelli di crescita più sostenibili e circolari. Tra le iniziative, il Progetto LCA – Imprese Settore Tessile e Cartario. Un servizio rivolto alle PMI dei settori tessili e cartario dedicato all’analisi del ciclo di vita del prodotto (LCA) in un’ottica di economia circolare. C’è inoltre il progetto di accompagnamento rivolto alle PMI per l’upgrading degli impianti da biogas a biometano, ed il “Progetto RI-ECCO”, concepito in collaborazione con l’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che offre un percorso tecnico-scientifico gratuito alle PMI sull’economia circolare, con strumenti di formazione, analisi e check up approfonditi in azienda.

Il calendario completo dei prossimi webinar gratuiti e di tutte le attività è disponibile a questo link.

Italia e Cina, al via progetto su WeChat per le PMI di Milano, Monza Brianza e Lodi

Free ticket Italia-Cina su WeChat per le PMI virtuose del made in Italy. Una spinta importante dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e Promos Italia per valorizzare il Made in Italy sul mercato cinese.

L’agenzia nazionale per l’internazionalizzazione del sistema camerale e la Camera di Commercio milanese aprono gratuitamente le porte di Pavilion Italia, il marketplace di Agenzia ICE e Tencent, a brand e aziende dei settori di interesse strategico per l’export della produzione italiana in Cina.

Nell’anno in cui il motore produttivo ed economico del Paese prova a ripartire, dopo il brusco e lungo stop dettato dall’emergenza pandemica tuttora in corso, una spinta importante arriva dall’iniziativa promossa congiuntamente da Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e Promos Italia per valorizzare il Made in Italy sul mercato cinese, il Paese che già ora sembra essere tornato ai livelli pre-Covid.

L’intervento mira ad offrire un supporto strutturato alle imprese del territorio per aderire al progetto Pavilion Italia, nato dall’accordo tra ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane e Tencent, colosso internazionale e sviluppatore di WeChat. Attraverso questa piattaforma, lanciata a giugno dello scorso anno, brand e imprese italiane possono presentarsi e dialogare con un’audience digitale da un miliardo di utenti attivi al mese.

“La nostra politica di sostegno all’export delle imprese è fortemente incentrata sul supporto all’utilizzo dei canali digitali e sulla diffusione delle opportunità offerte dal commercio online – ha spiegato Alessandro Gelli, Direttore di Promos Italia – Questa iniziativa di sistema persegue questi obiettivi e offre alle imprese la possibilità di conoscere e cogliere le opportunità offerte da WeChat, una delle principali piattaforme online del mondo, che conta mensilmente oltre un miliardo di utenti attivi. Grazie al supporto integrato di Promos Italia e Camera di commercio, infatti, le aziende possono partecipare ad un percorso personalizzato che permette di vendere sulla piattaforma WeChat e di identificare la miglior strategia per presentarsi sul mercato cinese“.

Le aziende a cui si rivolge l’iniziativa sono le PMI del territorio di riferimento (Milano, Monza Brianza, Lodi), produttrici di Made in Italy d’eccellenza, per questo motivo sono stati selezionati i primi settori ritenuti particolarmente rappresentativi della matrice tricolore capofila in Oriente: fashion, food, beauty, design, pelletteria.

Tra i servizi a cui potranno accedere gratuitamente le aziende selezionate, un percorso di mediazione culturale e storytelling finalizzato non solo a coordinare vendita prodotti, Adv e customer care, ma anche a veicolare identità e valori in maniera coerente e appetibile per il pubblico cinese. Il tutto è affidato a Digital Retex, azienda del Gruppo Retex che supporta i più importanti brand europei nella definizione e abilitazione delle strategie di ingresso, crescita e comunicazione nel mercato cinese. Come Trusted Partner di Tencent in Europa e Italia, il team Digital Retex si sta già occupando della gestione del profilo ufficiale di Pavilion Italia su WeChat.

“Un modo per immaginare una vera e forte ripresa economica del sistema produttivo italiano è sicuramente quello di far ripartire le piccole e medie imprese, l’artigianalità, l’imprenditoria autentica italiana – ha commentato Nicola Canzian, Managing Partner di Digital Retex – E un modo per immaginare una ripartenza efficace di queste imprese, è altrettanto certamente quello di guardare oltre i confini nazionali, di esprimere e trasmettere identità e valori all’estero, in un mercato dalle mille potenzialità economiche come quello cinese. Il ruolo e il contributo delle Amministrazioni locali, degli Enti pubblici, rappresenta un volano di inestimabile valore in questo momento, per questo siamo felici che la Camera di Commercio e Promos Italia abbiano deciso di intraprendere questa strada e aprire gratuitamente le vie del Dragone alle imprese del territorio. Ci auguriamo che sia solo la prima di numerose iniziative a supporto del Made in Italy che ha voglia di rinascere più forte di prima.”

All’interno di Pavilion Italia, i brand potranno usufruire di una vetrina completamente dedicata all’interno di un marketplace integrato e collegato all’account di WeChat, dove promuovere e vendere i propri prodotti.

Il live del marketplace è avvenuto in occasione del Capodanno cinese. Fin da subito sono stati registrati segnali positivi, con i primi acquisti da parte dell’utenza cinese. La promozione del progetto, attraverso campagne di advertising finanziate da Agenzia ICE, sarà distribuita e proseguirà fino alla fine dell’anno.

Kyma Investment Partners SGR, il primo private equity in italia dedicato alla Digital Transformation

Kyma SGR ha appena ricevuto da Banca d’Italia l’autorizzazione ad operare. Il target è di 130 milioni di raccolta per il primo fondo della SGR, da destinare a investimenti in PMI italiane ad alto potenziale che operano in settori tradizionali ma con la potenzialità di trasformare digitalmente il loro business.

Kyma Investment Partners SGR è una nuova società di gestione del risparmio indipendente, con sede a Milano, nata dall’iniziativa di quattro partner con una lunga esperienza nel settore del private equity e del digitale.

Kyma SGR sta lanciando un nuovo fondo di growth buy-out dedicato alle PMI italiane ad alto potenziale con EBITDA tra i 3 e i 7 milioni che operano in settori tradizionali (i.e. ICT, istruzione, servizi, meccanica, etc), che hanno l’ambizione e la potenzialità di trasformare digitalmente il proprio business. Tale trasformazione non solo renderà nel lungo termine i modelli di business più performanti ed efficienti grazie all’introduzione di tecnologie e competenze digitali all’interno dei processi aziendali, ma anche e soprattutto più sostenibili.

Le opportunità di consolidamento del settore in cui operano e l’internazionalizzazione saranno le altre principali leve su cui Kyma focalizzerà la sua strategia di crescita per le proprie società partecipate.

Luciano Hassan, Presidente di Kyma, commenta: “Con l’autorizzazione di Banca d’Italia siamo felici di poter ora lanciare il nostro fondo dedicato a supportare le PMI italiane nel percorso di digitalizzazione. Un numero sempre maggiore di tecnologie sta impattando significativamente il modo con cui le aziende competono sui mercati globali. Le imprese hanno necessità di adattarsi al nuovo contesto e lo avranno a maggior ragione sempre più in futuro anche a seguito dell’impatto del Covid-19. Kyma si pone l’obiettivo di far parlare il mondo delle imprese tradizionali con quello delle tecnologie, rendendo queste ultime accessibili alle migliori realtà italiane affinché possano continuare ad eccellere e a competere su scala globale.

Luciano Hassan

Il team di Kyma SGR è composto da professionisti del private equity e da manager esperti dei processi di digitalizzazione, sostenibilità e buy & build su scala globale. Oltre al Presidente Luciano Hassan, già alla guida del private equity di Intesa San Paolo, il team si compone dei partner Gianluca Losi (già partner di TEC, il club deal di Mediobanca, e prima ancora director di Alpha Private Equity) e Michele Fontana Sabatini (ex director di KKR Pillarstone e Bregal Capital, fondo di growth buy-out paneuropeo basato a Londra). Il team è completato da Carlo Privitera, nel ruolo di Digital & Operations Partner, con un passato in Invest Industrial a New York e in Luxottica.

Obiettivo di raccolta per il nuovo fondo, ora in fase di lancio dopo l’autorizzazione della SGR da parte di Banca d’Italia, sarà di 130 milioni. Kyma è in avanzate discussioni con il Fondo Italiano d’Investimento per il ruolo di anchor investor. Altri investitori saranno istituti bancari, fondazioni, assicurazioni e family offices.