Aprile 20, 2026
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Focus Cina II. La bolla immobiliare preoccupa di meno, ma pesa l’invecchiamento demografico

In passato la crescita demografica spingeva l’economia cinese al centro del tema dei mercati emergenti, ma la situazione potrebbe iniziare a cambiare man mano che gli investitori e le aziende guardano oltre la Cina.

Quando la popolazione di un paese smette di aumentare, l’età media aumenta, meno persone entrano nel mondo del lavoro ogni anno e più persone sperano di andare in pensione ogni anno. Ciò significa che meno persone lavorano per sostenere una popolazione di pensionati più numerosa. L’età media in Cina è ora di 38 anni e aumenterà ogni anno (a meno che non ci sia un improvviso aumento del tasso di natalità). La popolazione indiana, per esempio, è molto più giovane (con un’età media di 29 anni) e in crescita.

Le più recenti statistiche demografiche sulla Cina raccontano una evoluzione ai più inaspettata, ma perfettamente in linea con le decisioni adottate dal PCC alla fine del secolo scorso, soprattutto per ciò che riguarda le politiche sulla denatalità. Di conseguenza, la Cina sembra avvicinarsi al Giappone, dove la popolazione è in calo dal 2010 e l’età media è di 48 anni. La tendenza demografica attuale, quindi, suggerisce che tra dieci o venti anni il profilo della popolazione cinese sarà molto simile a quello del Giappone, e questo avrà certamente delle conseguenze nella crescita della sua economia; nella storia più recente, infatti, la crescita economica cinese ha avuto i suoi massimi picchi annuali (di circa il 15%) nel 1992 e nel 2007 coincidenti con l’ingresso di un gran numero di giovani nel mondo del lavoro.

La situazione della Cina non è unica. Infatti, la maggior parte delle popolazioni al di fuori dell’Africa e di alcuni selezionati paesi asiatici stanno invecchiando, e questo si spiega con il fatto che, man mano che le economie si sviluppano e si urbanizzano, i tassi di natalità in genere diminuiscono. Ma considerando che la Cina è la seconda economia più grande del mondo e sta registrando un calo sia dei tassi di crescita economica che della popolazione, potrebbe presto perdere il suo status di mercato emergente ogni anno a venire. Infatti, nei prossimi 30 anni i giovani entrati nel mondo del lavoro negli anni Novanta (quando fu registrato il picco di crescita economica più grande) andranno in pensione, mentre sempre meno persone entreranno a far parte della forza lavoro per via del calo demografico. Ciò potrebbe anche esercitare una pressione al rialzo sui salari, poiché le aziende competono per un pool più piccolo di lavoratori, sebbene gli effetti saranno probabilmente compensati in una certa misura dall’impatto della tecnologia e del miglioramento dell’assistenza sanitaria (consentendo alle persone di svolgere lavori meno faticosi più a lungo).

Pertanto per le aziende operanti in Cina, sia locali che estere, la crescita “garantita” dalla continua affluenza di popolazione nella classe media cinese potrebbe ormai essere un sogno appartenente al passato. Ciò non significa che non ci saranno crescita e opportunità, ma l’economia diventerà più competitiva, poiché in passato la Cina era al centro del tema dei mercati emergenti, ma la situazione potrebbe iniziare a cambiare man mano che gli investitori e le aziende guardano oltre la Cina. L’India, per esempio, è un paese che al momento attira molto più interesse, e ciò si spiega  con il suo continuo aumento demografico che stabilizza l’età media sotto i 30 anni e fornisce al suo apparato industriale una fonte quasi inesauribile di personale con un livello di istruzione, nelle grandi città, abbastanza elevato.

E’ probabile che, senza l’accanimento del PCC sulla denatalità attuato con ottusa ostinazione fino al 2015 – la stessa ottusità mostrata verso le politiche del contagio-zero – la bolla immobiliare cinese non sarebbe esplosa, poiché l’abbondante offerta di case avrebbe trovato una  domanda stabile, generata da una popolazione in crescita costante. Invece, l’anno scorso il mercato immobiliare cinese è imploso dopo che le autorità di regolamentazione hanno ridotto la quantità di leva finanziaria che gli sviluppatori utilizzavano come se il tasso di crescita demografica fosse ancora vicino all’1%. Ciò ha messo il settore immobiliare cinese di fronte ad una gravissima crisi di liquidità ed alla necessità di fronteggiare una bolla speculativa che si stava sviluppando da anni senza tenere conto della domanda decrescente.

Per trovare una soluzione al problema, verso la fine dello scorso anno le autorità di regolamentazione hanno allentato le restrizioni che consentono agli sviluppatori immobiliari di accedere a nuovi prestiti, e così l’indice delle obbligazioni cinesi ad alto rendimento in dollari, costituito principalmente da obbligazioni emesse da promotori immobiliari, ha recuperato il 50% da novembre 2022, e questo sembra suggerire che la fiducia nel settore stia migliorando. Di conseguenza, il settore immobiliare cinese non è più nei titoli dei giornali, e la crisi di liquidità si è attenuata perché gli sviluppatori sono stati in grado di prendere in prestito più capitali. Tuttavia, il problema di fondo dell’eccessiva leva finanziaria rimane, anche se l’attività speculativa potrebbe essere rallentata.

Nel frattempo, la propensione al rischio tra gli investitori globali è aumentata nello stesso periodo di tempo, quindi sarà interessante vedere cosa succede al settore immobiliare in un contesto di maggiore avversione al rischio.

Il fenomeno del mini farming nelle megalopoli. Nel 2050 1,3 miliardi di bocche in più da sfamare

In alcuni Paesi, il mini farming nelle megalopoli è una sperimentazione già in atto, e potrebbe rappresentare una risposta alle sfide che abbiamo davanti. Nel 2050 avremo bisogno di aumentare del 25% la produzione di cibo, e l’80% del consumo sarà concentrato nelle città.

Di Giulia Maria Moschen Bracho

La popolazione mondiale sta crescendo, e per l’anno 2050 avremo bisogno di aumentare del 25% la produzione di cibo. Inoltre, si stima che l’80% del consumo sarà concentrato nelle città. Singapore, per esempio, ha una delle densità di popolazione tra le più alte al mondo: circa 6500 persone per km quadrato. La terra scarseggia, e c’è un’elevata dipendenza dall’importazione di cibo. Quindi l’agricoltura urbana sta diventando una nuova normalità. 

Le aree residenziali, così come quelle commerciali, stanno dedicando spazi all’agricoltura urbana. Così, serve una risposta alla necessità di produrre cibo in modo alternativo, ma anche una soluzione pratica per qualsiasi famiglia. Allo stesso modo per il mondo della ristorazione.

Edible Garden City è una società di consulenza di Singapore che opera nel campo dell’agricoltura urbana e del futuro del mini farming nelle megalopoli. Guida un movimento per sensibilizzare la coltivazione del proprio cibo a Singapore. Negli ultimi 7 anni ha costruito 200 mini farms (fattorie mini) in zone urbane: tetti dei ristoranti, scuole, residenze e ogni spazio che si possa adattare ad un giardino. Ogni quadrato verde da ornamentale diventa una piccola, ma produttiva, fattoria di verdura o frutta.

Sotto la supervisione di Edible Garden CityNoka (un ristorante di Singapore)  ha creato un mini farm sul suo tetto, coltivando alcuni degli ingredienti utilizzati nella loro cucina. Questo progetto, non solo serve a portare a tavola ingredienti freschi e sicuri, ma funge anche da spazio pubblico, visitabile da chiunque. Questo concetto affronta contemporaneamente diversi aspetti interessanti: 

– l’importanza dell’autosufficienza alimentare
– la tracciabilità dei prodotti che portiamo a tavola, 
– l’uso di spazi pubblici ed il loro scopo educativo, 
– la maggiore vivibilità delle città, grazie all’impatto delle aree verdi.

MINI FARMING IN EUROPA – Conosciuto con il nome di CAP – “Common Agricultural Policy”, ossia Politica Agricola Comune – supporta circa 10 milioni di aziende agricole dell’EU; si stima che circa 22 milioni di persone lavorino in questo settore. E’ la voce, nell’agenda dell’UE, con il programma d’aiuto economico all’agricoltura più grande al mondo.

Il modo di concepire l’agricoltura sta cambiando già da anni, ed è nata una nuova generazione di agricoltori che lavora su piccoli orti innovativi nelle aree rurali, periurbane e urbane di tutta Europa. Gli agricoltori e le aziende che hanno deciso di intraprendere questo cammino lavorano su superfici relativamente piccole: dagli 0,01 ai 5 ettari. Spesso di tratta di policolture che arrivano a produrre fino a 100 varietà diverse nell’arco di un anno. Queste piccole policulture e micro fattorie biologiche stanno dando risultati positivi, e sono sostenibili sia dal punto di vista ambientale che economico. Inoltre, esse hanno una impatto positivo anche sulla comunità dove esse si trovano. Tuttavia è necessario continuare la ricerca per capire le opportunità ma anche le difficoltà di questo approccio all’agricoltura

LA ROBOTICA E L’AGRICOLTURAROMI, acronimo di Robotics for Microfarms,  è un progetto open-source che mira a sviluppare una piattaforma robotica leggera per piccole fattorie intensive. ROMI mira ad aiutare la riduzione di piante infestanti, a monitorare la coltura e quindi a ridurre il lavoro manuale. L’obiettivo finale è aiutare gli agricoltori a risparmiare il 25% del tempo dedicato a certe mansioni quotidiane. ROMI, inoltre, potrà acquisire informazioni dettagliate sulle piante e, lavorando con l’ausilio di un drone, riuscirà ad elaborare l’informazione globale sulle coltivazioni che potranno essere studiate, aiutando a capire come migliorare questo tipo di coltivazioni

Il progetto coinvolge un consorzio interdisciplinare formato da sette stakeholders e finanziato dai fondi dell’UE Horizon 2020 di ricerca ed innovazione, per un totale di 3.868.186,25 euro. Trattandosi di un progetto che mira a migliorare le condizioni di lavoro delle comunità di agricoltori, tutti i risultati ottenuti sono presenti nel sito, così come la bibliografia e le altre informazioni utili. 

LE SFIDE FUTURE DELL’AGRICOLTURA – Se nel 2050 avremo bisogno di dare da mangiare a circa 1,3 miliardi di persone in più rispetto ad oggi, è chiaro che i modelli di produzione, trasporto e consumo sono da rivedere e reinventare. Inoltre, i trend climatici ed ambientali avranno un impatto sia sulla capacità di produzione che sul trasporto. C’è da considerare, poi, l’aspetto di gestione dei rifiuti del cibo ed il suo spreco, che solo in parte l’economia circolare ci potrà aiutare ad affrontare e risolvere.

Le proiezioni dicono che per il 2050, nel Vecchio Continente, il livello di urbanizzazione crescerà del 87%. E in Italia, sempre secondo le previsioni dell’UE, si vedrà la crescita maggiore di zone urbanizzate di tutta l’Europa. Rimane chiaro che il futuro del mini farming nelle megalopoli (ed anche nelle zone periurbane) avrà un ruolo centrare per garantire una distribuzione equa di cibo.

In un futuro, non molto lontano, sarà responsabilità di tutti produrre alimenti per la comunità dove si vive.

ARTICLE REFERENCE: https://www.investireneimegatrend.it/il-futuro-del-mini-farming-nelle-megalopoli/

L’economia mondiale cambia troppo velocemente. Ci attende un futuro alla “Blade Runner”?

Come nel celebre film di Ridley Scott, l’economia iper-tecnologica e i profondi cambiamenti della geografia umana accelerano la velocità di sviluppo delle innovazioni e aumentano il rischio di effetti collaterali per la qualità di vita.

Il mondo sta cambiando più velocemente che mai. Con miliardi di persone iper-connesse tra loro in una rete globale senza precedenti nella storia dell’Umanità, la Rivoluzione Digitale consente una diffusione quasi istantanea e senza attriti di nuove idee e innovazioni.

La Rete combina questa estrema connessione con i dati demografici in rapido cambiamento, spostando valori e atteggiamenti, creando crescente incertezza politica e, contemporaneamente, progressi esponenziali nella tecnologia.

Solo un cieco potrebbe non vedere i cambiamenti in corso, ed è chiaro a tutti che il prossimo decennio si appresta a diventare quello che segnerà una trasformazione storica nella Società Mondiale.

Allora, come possiamo impostare le vele della nostra nave per sfruttare le opportunità offerte da questo mare di cambiamenti?

Non senza difficoltà. La più evidente è quella di non essere in grado di interpretare le enormi quantità di dati disponibili sui cambiamenti del mondo. Per questo motivo, sta aumentando esponenzialmente la diffusione di video, capaci come sono di utilizzare la narrazione visiva per rendere le informazioni più accessibili e veloci.

I temi principali su cui il cambiamento si distribuisce vanno dallo spostamento della geografia umana all’evoluzione infinita del denaro; in mezzo, una immensa area di contenuti e informazioni alle quali è quasi impossibile stare dietro. Se proprio volessimo fare esercizio di sintesi, potremmo elencare alcune direttrici principali, ad ognuna delle quali sono collegati diversi sotto-gruppi di informazioni.

L’invasione tecnologica – Per la maggior parte della storia economica, le aziende leader a livello mondiale si sono sempre focalizzate sulle strategie di sviluppo industriale. Pionieri come Henry Ford e Thomas Edison hanno innovato nel regno fisico escogitando nuovi modi per riorganizzare la produzione ed il godimento di beni e servizi (rispettivamente la catena di montaggio per le auto e la lampadina a incandescenza per l’illuminazione). Di conseguenza, le aziende hanno investito enormi quantità di capitale per costruire fabbriche fisiche, pagare migliaia di lavoratori e costruire queste “cose”. Anche la maggior parte delle grandi società sono state costruite in questo modo: IBM, General Electric, Walmart e Ford sono solo alcuni esempi. Ma la realtà aziendale di oggi è molto diversa. Viviamo in un mondo di byte, e per la prima volta la tecnologia e il commercio si sono scontrati in un modo che rende i dati molto più preziosi degli oggetti fisici e tangibili. Ne è testimonianza il successo di aziende come Apple, Amazon e Microsoft, le quali hanno soppiantato in valore le tradizionali blue chips che costruiscono cose fisiche. Infatti, l’invasione tecnologica sta sfruttando la connettività, gli effetti di rete e l’intelligenza artificiale per creare piattaforme globali con cui è quasi impossibile competere. L’invasione tecnologica, per esempio, ha già preso il controllo della vendita al dettaglio (Amazon) e della pubblicità (Google e Facebook), e presto primeggeranno anche in altri settori come la Sanità, la Finanza e l’istruzione.

L’evoluzione del denaro – Nel mondo moderno, la definizione di denaro è più sfocata che mai. Le banche centrali, a seguito della grande crisi finanziaria del 2008, hanno optato per creare miliardi di dollari di valuta dal nulla, e oggi si fa strada la tecnologia blockchain, capace di creare le c.d. criptovalute. Indipendentemente da ciò che è denaro e cosa non lo è, le persone ne prendono in prestito quantità record: il mondo ha accumulato oggi 247 trilioni di USD di debiti, di cui 63 trilioni presi in prestito dai governi centrali:

La distribuzione della ricchezza – il panorama della ricchezza sta cambiando. Amazon e Apple valgono oltre 1 trilione di dollari, Jeff Bezos ha una fortuna di oltre 100 miliardi di dollari e l’attuale mercato al rialzo è il più lungo della storia moderna. Questa crescita continuerà? E se sì, da dove verrà?

Promesse orientali – L’ascesa economica della Cina è stata una storia avvincente per decenni, ma fino ad oggi siamo stati in grado di vedere solo un’anteprima di ciò che la superpotenza orientale sarà in grado di realizzare nei prossimi anni su una scala sconcertante per molti. Infatti, la Cina ha oltre 100 città con oltre 1.000.000 di abitanti. Queste città, molte delle quali sconosciute ai più, hanno ciascuna economie impressionanti costruite su fabbriche, produzione di risorse naturali o economia dell’informazione. Ad esempio, il delta del fiume Yangtze – una singola regione che contiene Shanghai, Suzhou, Hangzhou, Wuxi, Nantong, Ningbo, Nanchino e Changzhou – ha un PIL pari a 2,6 trilioni di USD, che è più dell’Italia.

Accelerazione del progresso tecnologico – Parlando di progresso tecnologico, il tasso di cambiamento sta diventando sempre più veloce. Ogni anno porta in grembo sempre più progressi tecnologici rispetto a quello precedente, confermando la validità di teorie come la legge dell’accelerazione dei rendimenti ipotizzata da Ray Kurzweil già decenni fa.

Non solo la velocità del cambiamento sta diventando più veloce, ma per vari motivi i mercati sono in grado di adottare più rapidamente le nuove tecnologie. Infatti, i nuovi prodotti possono raggiungere milioni di utenti in pochi mesi, come è successo con il gioco Pokémon Go, che nel 2017 ha accumulato 50 milioni di utenti in soli 19 giorni. Per fare un paragone, le automobili ci misero 62 anni a raggiungere quella cifra, il telefono 50 anni e le carte di credito 28 anni.

La rivoluzione verde – Non è un segreto che la nostra civiltà sia nel mezzo di uno spostamento sistemico verso fonti di energia più sostenibili. Studi autorevoli dimostrano che, negli ultimi due secoli e mezzo, l’energia che utilizziamo per alimentare lo sviluppo non è stata permanente o statica nel corso del tempo. Pertanto, con la velocità con cui la tecnologia oggi si muove, ci si deve aspettare che le nostre infrastrutture energetiche si evolvano a un ritmo ancora più intenso di quanto abbiamo sperimentato prima.

Geografia umana mutevole – I dati demografici globali cambiano sempre, ma l’ondata di marea della popolazione nei prossimi decenni ridisegnerà completamente l’economia globale. Nei paesi occidentali e in Cina, le popolazioni si stabilizzeranno a causa dei tassi di fertilità e della composizione demografica. Nel frattempo, nel continente africano e in tutto il resto dell’Asia, le popolazioni in forte espansione, combinate con una rapida urbanizzazione, si tradurranno nella crescita di megalopoli che potranno contenere fino a 50 milioni di persone. Entro la fine del 21° secolo, l’Africa da sola potrebbe contenere almeno 13 megalopoli più grandi di New York:

Le relazioni commerciali internazionali – Basandosi sul consenso degli economisti sul libero scambio, i paesi di tutto il mondo hanno costantemente lavorato per rimuovere le barriere commerciali fin dal secondo Dopoguerra. Oggi, però, sembriamo intrappolati in un paradosso commerciale in cui i politici si dichiarano favorevoli al libero scambio, ma spesso agiscono nella direzione opposta. La dimostrazione di ciò è data dalla guerra commerciale tra USA e Cina, o dai continui stop ai nuovi trattati commerciali internazionali, bloccati (tra i molti motivi) dalle nuove tendenze protezionistiche degli stati.

La conclusione di tutta questa analisi è logica: poiché le nuove tecnologie vengono create a un ritmo sempre più rapido, e vengono adottate a velocità record dai mercati, è corretto affermare che il futuro potrebbe arrivare a un ritmo vertiginoso, con tutto il suo portato di possibili controindicazioni e contraddizioni sociali: sovrappopolamento di alcune aree geografiche continentali e natalità negativa di altre, conseguenti migrazioni di massa (quelle di oggi nell’area del Mediterraneo sono solo un assaggio di ciò che succederà nei prossimi 10 anni…), inquinamento dell’aria che respiriamo, scarsità di cibo e continua ricerca di metodi di produzione aumentata delle colture di base, estremo divario nella distribuzione della ricchezza mondiale, ed altri “effetti collaterali”, che fanno sembrare il futuro più prossimo del tutto simile a quello vagheggiato nel visionario (a quei tempi) mondo del film “Blade Runner”.

Come affrontare questo futuro così incerto e quasi scontato, dipende dalla capacità dell’attuale élite economica, ancora troppo affascinata dalle ipotesi di crescita senza conseguenze, di mettere da parte i piani di sviluppo tradizionali, aggiornandoli con la semplicità di un ragioniere: minori risorse nei settori che creano i problemi, e maggiori in quelli che li risolvono, rendendo gradualmente obsoleti i primi.

Tutto questo, evitando di pensare ai replicanti e alle macchine volanti.

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