Settembre 13, 2026
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Borse mondiali, chi ha paura della correzione?

Si rafforza nelle ultime settimane la prospettiva di una correzione causata dagli effetti della variante Delta sull’economia e dalle repressioni della Cina contro il crescente potere delle aziende tecnologiche. L’annuncio del tapering da parte della Fed non aiuta.

Sono mesi ormai che si preannuncia una imminente correzione dei mercati azionari, dopo la corsa post-pandemica e quella, ancora più lunga, che ha avuto inizio nel 2009. Con qualche battuta d’arresto (2015 e 2018), infatti, negli ultimi 12 anni le borse non hanno fatto altro che brindare, trainate da continui spunti al rialzo che il Covid-19 ha amplificato a dismisura, creando un solco ancora più evidente tra Old e New Economy. Nel frattempo, i richiami a riequilibrare il collegamento tra le quotazioni azionarie e l’Economia Reale sono progressivamente caduti nel vuoto, ed anzi oggi è persino consigliabile non farci più alcun riferimento, tanto è evidente la supremazia del comparto derivati su quello delle azioni ordinarie.

In uno scenario simile, con il megatrend delle tecnologie (e soprattutto delle biotecnologie) sempre più lanciato verso il futuro predominio dei listini, attendersi una correzione secondo i “vecchi” schemi dell’analisi grafica e/o quantitativa non è più lecito, dal momento che la Covid-Economy ha fatto saltare definitivamente, con un anticipo di almeno 3 anni, tutti gli equilibri della Old Economy, e gli analisti non riescono ancora a trovare dei validi punti di riferimento per abbozzare previsioni che, peraltro, vengono puntualmente smentite dai fatti.

Persino il concetto di “bolla speculativa” ha un nuovo significato, aggiornato in base ad altri parametri che si vanno definendo in relazione ai cambiamenti che viviamo giorno per giorno. Gli eventi della Cina, per esempio, due anni fa avrebbero condizionato senza distinzione le borse di tutto il mondo; oggi, invece, si comincia ad intravedere una certa decorrelazione, resa ancora più evidente dall’impensabile (per l’Occidente) potere di condizionamento delle economie che il governo cinese sta mettendo in atto a dispregio del suo stesso liberalismo di facciata.

Da un recente sondaggio di Reuters, è emerso che 66 analisti sui 107 intervistati considerano probabile una correzione del mercato azionario globale entro la fine di quest’anno. Gli altri 41, invece, lo ritengono altamente improbabile. Secondo Tomas Hildebrandt di Evli Bank, “i fondamentali suggeriscono che la situazione è ancora favorevole ai mercati, e non importa che gli stessi mercati siano cresciuti notevolmente”. Una dichiarazione del genere, fino al 2019, avrebbe fatto sorridere gli analisti fedeli alla teoria dei cicli, che però sono ancora tanti e nutrono profonda preoccupazione la valutazione delle azioni. Eppure le condizioni per la crescita delle azioni growth – tassi sui prestiti bassissimi, politica monetaria accomodante più un fiume di liquidità – sono ideali. Ma è anche vero che il rapporto prezzo/utili (P/E) dell’S&P 500 Shiller (quello ottenuto al netto dell’inflazione) di recente ha superato quota 40, e si trova molto al di sopra della media annuale storica di 16,82. Anche qui vale la stessa domanda: in considerazione dei cambiamenti apportati dalla Covid Economy, tale rapporto è da considerarsi sostenibile?

C’è da dire che una correzione delle borse non deve essere considerata necessariamente come una specie di catastrofe irrisarcibile, poiché nel breve periodo si è verificato spesso, anche a due cifre, e la sua durata non è estesa nel tempo (in media 155 giorni per lo S&P500). Inoltre, grazie all’avvento di Internet e all’aumento della circolarità delle informazioni, la durata media delle correzioni è scesa sensibilmente negli ultimi venti anni, e tale riduzione temporale è ormai strutturale nel sistema.

Un capitolo a parte, come dicevamo, è quello della Cina, che ha dato vita all’uso politico spregiudicato della finanza in nome della guerra commerciale con gli Stati Uniti, dove il cambio di presidenza sembra aver fatto piuttosto male: nonostante i suoi difetti, Trump aveva mostrato di saper fronteggiare meglio del modestissimo Biden il confronto muscolare con l’economia cinese. In particolare, dopo le repressioni governative che hanno determinato il crollo delle quotazioni di numerosi big dell’azionario cinese, adesso è emersa la volontà del partito di effettuare una rapida e forzosa redistribuzione dei redditi, chiamando “i ceti a più alto reddito a restituire alla collettività una parte di quello che hanno guadagnato”. L’obiettivo dichiarato, dopo decenni di limitazione delle nascite, è quello di assicurare la prosperità comune contrastando la crescita zero della popolazione, da sempre volano del sistema economico cinese, modificando la legge sulle nascite nel senso di consentire alle coppie di poter avere fino a tre figli. 

E mentre la Cina segue i suoi programmi economici, l’Europa sembra avere più benzina degli Stati Uniti, dove l’annuncio del tapering non aiuta a vedere spunti validi per l’azionario a stelle e strisce nel medio periodo. In più, si è rafforzata nelle ultime settimane la prospettiva di una correzione causata dagli effetti della variante Delta sull’economia globale anche per l’autunno e l’inverno.

Ma la paura, come la fretta, è cattiva consigliera.

Come valutare una Startup? I principi del metodo adottato da Warren Buffet possono esserci d’aiuto

Qual è il valore di un’azienda, e come possiamo determinare il valore di una Startup dal punto di vista economico e finanziario? L'”oracolo di Omaha” utilizza il criterio del flusso di cassa netto atteso, vediamo in cosa consiste.

Di Alberto Villa*

Gli analisti finanziari hanno fatto uso di varie formule per calcolare il valore di una azienda nella scelta riguardante il suo inserimento all’interno di un portafoglio. Essendo diversi, ogni operatore finanziario è un fervente sostenitore di quello che reputa come il metodo più efficace, dal P/E basso al rendimento da dividendi elevato ed altri ancora.

Il sistema generalmente più utilizzato è quello del P/E (presso/utile) più basso possibile. Secondo Warren Buffet, però, il metodo migliore è stato ideato da John Burr Williams, nel libro The Theory of Investment Value. Il miglior investitore al mondo utilizza diversi criteri per selezionare ed acquistare quote di aziende che poi confluiranno nel suo fondo: 1) criteri di business, 2) criteri di management, 3) criteri finanziari e criteri di mercato. Riguardo a quest’ultimo, “l’oracolo di Omaha” sostiene che il valore di un’azienda si calcola a partire dal flusso di cassa netto atteso nel corso della vita dell’azienda, scontato di un adeguato tasso di interesse. Infatti, Buffett ricorda che “valutate in questo modo, tutte le aziende, dai costruttori di calessi ai gestori di telefonia, diventano economicamente confrontabili”.

In sostanza, si tratta di un metodo di pre-analisi molto valido, che consiste nell’utilizzare i flussi di cassa che verranno generati in un determinato periodo di tempo, per poi scontarli tutti ad un tasso stabilito per ricondurli al valore che l’azienda dovrebbe avere nel presente. Secondo questo criterio, se non si riesce a stabilire il flusso di cassa futuro con un elevato grado di precisione, allora è persino inutile cercare di valutare l’azienda studiando le qualità del team management, le caratteristiche dei prodotti e i mercati di rifermento.

Perché è così importante questo metodo per una pre-valutazione di una Startup? Perché nel caso di una startup non esistono bilanci storici a cui far riferimento, essendo una società appena nata; una delle variabili può essere il Business Plan, cioè il documento con cui gli investitori dovrebbero stimare la fattibilità del progetto imprenditoriale.

Per stabilire correttamente i flussi di cassa netti, Buffet sottolinea che un dato fondamentale è dato dal tasso di sconto da utilizzare – ossia l’altra variabile dell’equazione – ed è qui che la situazione si fa un po’ più complessa.  Infatti, per lui si dovrebbe applicare semplicemente quello dei buoni del Tesoro Usa a lungo termine, salvo poi aggiungere dei punti percentuali al tasso esente da rischi nei periodi in cui diventino troppo bassi, oppure applicando dei margini di sicurezza in casi particolari.

Nelle startup questo elemento va misurato attentamente, perché utilizzare un tasso di sconto poco adatto – come ad esempio i buoni ordinari trentennali, oppure un equity risk premium di società quotate – potrebbe essere forviante. Pertanto, solo utilizzando una variabile dell’equazione che riconosca la particolarità di queste società ci si può realmente permettere di fornire una pre-valutazione coerente. Determinare questo, inoltre, significa essere in grado di stimare in modo appropriato anche il rischio che sto affrontando, e se i possibili guadagni siano congrui.

Perché è così importante questo criterio rispetto ad altri? La risposta è data dai numeri. Se utilizzo solo un criterio come quello del P/E (prezzo/utile), difficilmente investirò mai in una Startup, preferendo magari un’azione quotata o altri strumenti. Questo è l’assunto principale: un patrimonio è composto da diversi strumenti finanziari, ma non è detto che debba necessariamente utilizzare il medesimo metodo di valutazione.

Impiegare i propri risparmi di lungo termine in beni reali non intacca i principi base di una buona pianificazione finanziaria. Infatti, diversificare un portafoglio con Startup e PMI innovative, da affiancare ai settori più “tradizionali”, ormai sembra essere una strada quasi obbligata per ottenere risultati gratificanti dai propri investimenti. Occorre comprendere, però,  che per fare ciò si deve necessariamente utilizzare un metodo poco usato dalla maggioranza dei consulenti finanziari e private banker, cui servirebbe una formazione specifica sull’argomento.

* Alberto Villa, Consulente in Finanza d’Impresa, membro A.I.A.F. e Consulente Finanziario Autonomo, collabora con la rete professionale M&V Private Corporate Advisor