Gennaio 21, 2026
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Educazione finanziaria e assicurativa, nasce Edufin Index

Gli italiani tengono alle proprie finanze ma ancora l’80% di loro preferisce rivolgersi ai professionisti come consulenti assicurativi e banche per informarsi e accedere ai mercati finanziari e assicurativi.

ROMA (ITALPRESS) – Alleanza Assicurazioni con Fondazione Mario Gasbarri e la collaborazione scientifica di SDA Bocconi presenta Edufin Index, il primo Osservatorio sulla consapevolezza e sui comportamenti finanziari e assicurativi degli italiani.

L’Osservatorio, presentato di recente a Roma, è il primo studio a mettere in relazione le conoscenze finanziarie e assicurative degli italiani con il loro comportamento: il “sapere” viene rapportato quindi al “fare”. Inoltre, per la prima volta vengono indagate anche le conoscenze finanziarie e assicurative dei “nuovi italiani” (cittadini filippini, sudamericani e rumeni residenti nel nostro Paese) attraverso delle interviste effettuate in lingua madre. “L’educazione finanziaria e assicurativa riveste elevata rilevanza sociale: per questo, chi fa assicurazione deve interpretare un ruolo centrale e complementare al sistema pubblico – afferma Davide Passero, CEO di Alleanza Assicurazioni e Country Chief Marketing & Product Officer di Generali Italia -. Come Alleanza siamo impegnati da anni in questo ambito, con investimenti di risorse e competenze che hanno portato allo sviluppo del Piano Nazionale di Educazione Finanziaria e Assicurativa. Oggi presentiamo Edufin Index 2022, che mostra quanto l’educazione finanziaria e assicurativa possa essere una leva per promuovere equità sociale e benessere”.

Il principale dato che emerge dall’Osservatorio è la necessità di migliorare il livello di educazione finanziaria e assicurativa degli italiani. Le persone intervistate raggiungono complessivamente un livello di Edufin Index pari a 55 su 100 (il livello di sufficienza è 60 su 100). L’Edufin Index analizza due aspetti in una scala da 1 a 100: da un lato l’Awareness Index, cioè quanto gli italiani “sanno” e come si valutano (che raggiunge in questa analisi un livello di 51 su 100), e dall’altro il Behavioural Index, cioè come si comportano e cosa “fanno” quando decidono delle proprie finanze (che raggiunge un livello di 58 su 100). Inoltre, gli intervistati sono consapevoli del loro gap di conoscenza, ma adottano comportamenti attenti: si dimostrano interessati e si attivano per le proprie finanze e per definire come allocarle. Infatti, i due sotto-indici che misurano il comportamento e l’attitudine raggiungono rispettivamente quota 64 e 62 su 100.

Secondo l’Osservatorio, gli italiani tengono alle proprie finanze ma preferiscono rivolgersi ai professionisti del settore, come consulenti assicurativi e banche. Circa l’80% dichiara, infatti, di affidarsi a professionisti per informarsi e accedere ai mercati finanziari e assicurativi. Dall’Osservatorio emergono alcuni gruppi che vengono definiti “più fragili”: casalinghe/i (con un livello di 48 su 100), non occupati (con un livello di 48 su 100), studenti (con un livello di 51 su 100) e donne (con un livello 52 su 100). Le donne dimostrano comunque un interesse elevato ad informarsi e a comprendere le tematiche finanziarie e assicurative e hanno la propensione ad affidarsi maggiormente a specialisti del settore. I giovani, la cosiddetta “generazione Z” (età inferiore ai 25 anni), pur con bassi livelli di conoscenze e comportamenti poco strutturati per accedere ai mercati finanziari e assicurativi, utilizzano siti internet e app finanziarie per informarsi e investono più della media in criptovalute (16% vs 7%). Inoltre, dall’Osservatorio emerge che gli italiani considerano le proprie finanze un tema importante e quindi investono e si assicurano, ma non con una corretta percezione del rischio: il livello di “percezione del rischio” è di 47 su 100 e indica una percezione soggettiva del rischio distante da quella oggettiva.

Oltre alla ricognizione sulla popolazione italiana, per la prima volta nel nostro Paese, l’Osservatorio indaga la conoscenza e l’alfabetizzazione finanziaria e assicurativa su un campione di “nuovi italiani” (cittadini filippini, sudamericani e rumeni residenti in Italia e intervistati in lingua madre), che rappresentano una quota sempre più importante della popolazione (8,7% secondo i dati Istat 2022). L’indicatore che misura il loro livello di conoscenza legato a questi temi ha raggiunto un livello pari a 46 su 100. I livelli più elevati sono stati registrati tra coloro che hanno una buona padronanza della lingua italiana (65 su 100), un alto reddito (73 su 100), vivono da molti anni nel nostro Paese e risultano ben integrati nella comunità in cui vivono (59 su 100). (ITALPRESS).

Mercati azionari, la view di BlackRock: eccessiva reazione al ribasso

Secondo BlackRock Netherlands, è un contesto difficile per aggiungere rischio in portafoglio. I mercati mostrano una eccessiva reazione al ribasso, e i movimenti di prezzo non si riconciliano con i dati di esposizione alla Russia o ai paesi limitrofi.

Da inizio anno asset manager e investitori hanno assistito a una discesa dei mercati azionari e dei mercati obbligazionari. Contemporaneamente, si è visto anche un apprezzamento del dollaro, tanto che ci si chiede se in questa fase è meglio essere esposti alla valuta americana.

Secondo BlackRock, “ciò che ha funzionato di recente è non avere euro. L’Europa, infatti, è al centro della crisi, non solo al centro della crisi geopolitica ma anche al centro delle conseguenze della crisi. Non avere euro o essere sottopeso azionario europeo sono le due cose che hanno funzionato maggiormente. È un caso evidente di ricostituzione del premio per il rischio, poichè normalmente solo nei paesi emergenti si ha una situazione in cui il mercato azionario si indebolisce mentre la valuta si indebolisce. Solitamente nei paesi sviluppati avviene l’opposto: la valuta che si indebolisce tende a essere associata a mercati azionari più forti. Quello che è successo nel corso delle ultime due settimane è un classico caso di aumento del premio per il rischio associato agli asset europei, che ha fatto sì che l’euro si indebolisse e contemporaneamente l’Europa ex UK sia stata il peggior mercato. Abbiamo sempre detenuto un po’ più di dollari di quella che è la nostra visione strategica di portafoglio in quanto funzionano come hedging nelle fasi di risk-off. Riteniamo che questa proprietà del dollaro permanga, così come per lo Yen e in parte per il RMB. Il mercato inizia a scontare che non vi sono ulteriori sanzioni in arrivo e potrebbe potenzialmente rimbalzare, e se si arrivasse a una tregua negoziata il rimbalzo potrebbe essere significativamente importante. Dobbiamo essere quindi cauti in fasi così volatili a prendere posizioni che siano giustificabili nel medio termine”.

L’ultima settimana è stata positiva per i flussi degli strumenti obbligazionari. È il momento di incrementare l’esposizione?
No. Riteniamo che l’attuale situazione porti con sè non solo un’inflazione strutturalmente più alta per lungo tempo ma anche una funzione di reazione dei policy makers che è tesa a sostenere la domanda. Non assisteremo a ciò a cui abbiamo assistito durante il Covid, ma riteniamo che la politica fiscale sarà tendenzialmente un po’ più espansiva. Non crediamo ci sarà il coordinamento fiscale e monetario a cui abbiamo assistito durante il Covid. Un conto è che le banche centrali acquistano bond con bassi
prezzi del petrolio e bassi livelli di inflazione, rischiando di entrare in deflazione, un conto è comprare bond con
livelli di inflazione al 6-8%. Questo genera una situazione in cui abbiamo bassi rendimenti a scadenza negli Stati Uniti e in Europa, e livelli alti di inflazione. La nostra view è positiva sui linkers. Siamo positivi anche sull’obbligazionario cinese, tuttavia vediamo un solo rischio che facciamo fatica a prezzare: la Russia non ha tante cose da vendere e sappiamo che una parte rilevante delle riserve è in RMB. È possibile che la Russia decida di ridurre questa esposizione e questo metterebbe un po’ di pressione sia sul RMB che sul mercato obbligazionario cinese. Riteniamo che la Cina non sia alla ricerca di un RMB più forte, ma stabile o al margine un po’ più debole.

Il rischio di stagflazione come incide sulle politiche delle banche centrali?
Quella attuale è a tutti gli effetti una situazione stagflazionistica: la crescita rallenta e l’inflazione aumenta. Tuttavia se confrontiamo l’attuale contesto con quello degli anni ‘70, riteniamo che l’inflazione sia strutturalmente più alta, seppur non ai livelli degli anni ’70. Inoltre, non riteniamo che, a differenza degli anni ’70, la crescita economica sia significativamente più bassa rispetto al decennio precedente. Crediamo che i tassi di crescita economica siano molto simili al decennio precedente, mentre l’inflazione sarà più alta. Non riteniamo che i tassi reali possano diventare positivi. Ciò che è realistico è pensare che le banche centrali adeguino la politica monetaria all’inflazione: più inflazione si accompagna a tassi nomali più alti, ma tassi reali negativi o al massimo vicino allo zero. Guardando all’andamento dei settori nelle ultime settimane, vediamo deflussi dai finanziari e contemporaneamente flussi su energia e settore sanitario.

le nostre view sui settori
Attualmente siamo più positivi nell’aggiungere posizioni nel campo delle energie alternative. È un settore che ha performato molto bene nel 2020, molto male nel 2021, è partito male nel 2022 e più di recente ha fatto bene. C’è una considerazione di breve termine che va contro l’energie alternative dove in una war economy passano in secondo piano. Tuttavia strategicamente nei prossimi anni l’Europa attuerà una politica energetica che la renderà più indipendente. L’energia importata dal resto del mondo presenta rischi geopolitici e questo porterà a significativi investimenti per cercare di dotarsi di indipendenza energetica. Crediamo che il nucleare rimanga off-limits per i paesi europei tranne la Francia. Il tema delle energie alternative diventa centrale dal punto di vista strategico per l’Europa. Il settore sanitario è un settore difensivo. Presenta una sensibilità alle dinamiche dei tassi di interesse, tuttavia è una sensibilità limitata poichè è un settore che tratta a sconto rispetto al mercato. Presenta cashflow che dipendono relativamente poco dall’andamento ciclico e ci sembra quindi un settore che ha sia valore di hedging di breve che valore strategico. Sul settore mining, siamo strategicamente positivi ma non riteniamo opportuno incrementare l’esposizione in questo momento. Un grande tema è il settore dei finanziari, che abbiamo ridotto non per motivi legati al conflitto quanto piuttosto per via del fatto che i tassi sono saliti molto rapidamente. Riteniamo che attualmente ci sia una eccessiva reazione al ribasso. Se guardiamo ai movimenti di prezzo, questi non si riconciliano con i dati di esposizione alla Russia o ai paesi limitrofi. È un’area dove potenzialmente potremmo aggiungere ma vorremmo vedere segnali come la fine dell’escalation. L’attuale è un contesto difficile per aggiungere rischio in portafoglio. Dovremmo iniziare a vedere segni di de-escalation che ad oggi non abbiamo.

DISCLAIMER
Il presente documento è stato predisposto da BlackRock (Netherlands) B.V.. Ogni ricerca disponibile nel presente documento è stata ottenuta e può essere predisposta da BlackRock per finalità proprie. I risultati di tale ricerca sono resi disponibili solo incidentalmente, non costituiscono consulenza in materia di investimenti e/o una raccomandazione ad investire e sono soggetti a modifica. Non riflettono necessariamente, in tutto o in parte, il punto di vista delle società del Gruppo BlackRock, né viene fornita alcuna garanzia in merito alla loro accuratezza. Il presente documento ha esclusivamente finalità informative, pertanto non costituisce un’offerta o una raccomandazione a investire in fondi BlackRock e non è stato redatto in relazione a tale tipo di offerta. Le note precedenti in nessun modo costituiscono ricerca in materia di investimenti e/o raccomandazione ad investire, acquistare o vendere alcun titolo finanziario. BlackRock non assume alcuna responsabilità in merito alle decisioni di investimento prese sulla base delle informazioni comunicate. Le opinioni espresse sono aggiornate all’8 marzo 2022 e sono soggette a modifiche. Ogni investimento comporta dei rischi.

Come gestire il rischio Ucraina in portafoglio

Sette passi per mettere in sicurezza il portafoglio in caso di invasione dell’Ucraina da parte di Putin. L’equilibrio del portafoglio d’investimento non può non tener conto di questo elemento di rischio.

“Personalmente assegno una probabilità inferiore al 50% all’eventualità che la Russia possa invadere l’Ucraina. Tuttavia l’equilibrio del portafoglio d’investimento non può non tener conto di questo elemento di rischio ed è bene considerare con attenzione l’esposizione ad alcune specifiche asset class”: è la posizione di Mario Cribari, Partner e responsabile della strategia e ricerca di BlueStar Investment Managers.

Al momento, nonostante lo stallo dei colloqui diplomatici tra Russia, Nato, Ocse e Stati Uniti, gli osservatori considerano ancora prevalenti i fattori a favore dello status quo in Ucraina. Nelle situazioni di incertezza, però, è sempre importante  prendere in considerazione le implicazioni dei possibili scenari di crisi, per non farsi trovare impreparati se gli eventi dovessero precipitare. In uno scenario di escalation sul fronte ucraino – spiega Cribari — vediamo sette fattori di attenzione per il portafoglio.

Il primo consiglio è quello di evitare gli investimenti sui Paesi dell’Europa orientale più esposti al conflitto, in via diretta o indiretta: dall’Ungheria alla Polonia e alle Repubbliche baltiche. Il secondo è quello di evitare, in un primo tempo, un’eccessiva esposizione sull’Eurozona, se non altro per le implicazioni economiche dell’aumento dei costi energetici. Terzo, è prevedibile che, almeno in un primo momento, l’euro si indebolirebbe a favore del dollaro. Quarto, i prezzi delle commodities potrebbero invece crescere, soprattutto il petrolio e, in parte, anche l’oro. Quinto, potrebbero risentirne moderatamente in positivo i titoli della difesa, anche quelli europei. Sesto, sicuramente positivo il tema della cybersecurity. Infine, al settimo punto, una guerra avrebbe conseguenze molto negative per le asset class russe.

Qui il worst case sarebbe l’esclusione dei titoli dal circuito interbancario in dollari.

Startup Fixing, un rating la settimana: Seffiline Srl

Una startup generalmente non ha una storia di mercato, per cui la decisione di investire richiede molta cautela in più rispetto ad un “normale” investimento azionario. Ecco la scheda di valutazione, con relativo rating, su Seffiline,  redatta da Startup Fixing.

In occasione dell’investimento in una startup, gli investitori sono chiamati a valutare, in un’ottica fortemente speculativa, una idea nata dalla mente di altri soggetti, e ad investire su di essa, diventando così soci (Equity Crowdfunding) oppure prestando del denaro ai soci promotori – ad un tasso di interesse generalmente conveniente rispetto a quello offerto nei mercati regolamentati dalle aziende c.d. emergenti – ed essere così dei finanziatori (Lending Crowdfunding). Entrambe le possibilità determinano necessariamente una informazione finanziaria puntuale e prudente, che i fondatori della startup devono fornire agli investitori. Soprattutto agli investitori retail, cui va riservata la più ampia tutela allorquando si avvicinano alle piattaforme di Crowdfunding e si imbattono nella tipica enfasi che nella documentazione viene attribuita alla rapida crescita prospettica del valore dell’azienda.

Startup Fixing” è un metodo di valutazione delle aziende in fase di startup che può essere applicato in ogni contesto di mercato, nazionale ed estero, grazie alle sue caratteristiche di semplicità e “universalità”, e consente di scartare automaticamente qualunque progetto i cui dati ufficiali dichiarati dai fondatori-promotori determinino una risposta negativa alle seguenti due domande:
1) il rendimento netto atteso è superiore al benchmark di riferimento?
2) il costo per l’ingresso nel capitale della startup sconta adeguatamente il rischio specifico per questo tipo di investimento, tenendo conto che si tratta di un rischio superiore a quello previsto per le aziende già presenti nel mercato azionario di riferimento?
Solo con due risposte entrambe affermative Startup Fixing consente di analizzare positivamente l’ipotesi di un investimento, da valutare tenendo conto dei limiti e delle cautele che ogni investitore-risparmiatore deve osservare nella composizione del proprio portafoglio complessivo, in funzione della esperienza e competenza acquisita in materia di investimenti e in base al proprio livello sopportazione del rischio.

SEFFILINE Srl

Nota metodologica – Il modello di valutazione Startup Fixing esprime la probabilità che un ipotetico investitore possa realizzare se si verificano tutte le previsioni del business plan redatto a cura della società, e attribuisce un punteggio positivo o negativo alla stima del livello di rischio che i soci fondatori implicitamente attribuiscono al proprio progetto rispetto al livello di rischio del comparto azionario di riferimento: ad un maggiore rischio specifico attribuito rispetto al rischio riscontrabile nei titoli di aziende già quotate in borsa nel medesimo comparto, corrisponde una valutazione più attendibile verso le informazioni contenute nel business plan, poiché l’osservazione di questo principio di prudenza determina una sensibile “correzione” al ribasso del valore di Pre-money, e quindi una riduzione del costo, proporzionale al maggior rischio assunto, che gli investitori dovranno sostenere per acquisire una partecipazione societaria alla startup.

Il livello di rischio scontato nella determinazione del valore Pre-Money viene analizzato attraverso l’adozione del metodo di attualizzazione dei flussi di cassa (DCF), assumendo come parametri noti il valore Pre-money stesso e quello dei flussi di cassa indicati nel piano industriale. Se il valore ricavato attraverso il DCF è sufficientemente maggiore rispetto al tasso espressione del rischio di mercato del settore di riferimento (grandezza conosciuta), il modello rileva un ulteriore elemento di attendibilità del business plan, che in tal modo dimostra di aver implicitamente tenuto conto dell’elevato rischio specifico che caratterizza le fasi di startup.

Il rendimento ipotizzato da Startup Fixing viene espresso al netto degli effetti fiscali, ed è determinato sulla base sia delle performance aziendali dichiarate nei documenti ufficiali che dell’orizzonte temporale considerato per l’exit strategy dall’investimento. Il giudizio complessivo viene espresso attraverso un rating sintetico, individuato da una scala di valori (“stellette”) da 1 a 2 assegnate ad alcuni parametri qualitativi, con un massimo complessivo pari a 5.

Analisi dell’azienda – la  società  Seffiline Srl opera  nel campo Medicale (in particolare nella Medicina estetica) e secondo la nomenclatura di Damodaran è inseribile all’interno della categoria “Drugs-Biotecnology”. L’attività principale svolta dall’azienda riguarda la ricerca, sviluppo, produzione e commercializzazione di sistemi, strumenti e apparecchiature altamente innovative rivolte alla terapia rigenerativa dei tessuti umani. Svolge inoltre attività di ricerca scientifica e formazione medica, e detiene alcuni diritti di privativa su proprietà intellettuale: brevetto guida registrato in Italia e patent-pending all’estero, marchio figurativo e denominativo registrati in Italia e all’estero, depositato design industriale per la guida. All’atto della redazione dell’ultimo business plan conosciuto, la società dichiarava un valore di pre-money complessivo pari a 2.997.620 euro.

Giudizio – Relativamente a Seffiline Srl, il rapporto tra il rischio specifico e il rischio generale del settore è pari a 1,23, superiore pertanto al valore di benchmark previsto per aziende che si trovano in fase First stage. Anche il rendimento teorico, ricavato in base ai dati dichiarati, è superiore alle aspettative, e si attesta al 491,9%. L’azienda ha una exit strategy ben definita; tuttavia, la presenza di finanziamenti presso terzi penalizza lievemente il rating complessivo, suggerendo all’investitore maggiore cautela. Si riscontra da parte dell’azienda un’adeguata attribuzione di rischio specifico, che supera ampiamente il rischio sistemico presente nel comparto azionario. Pertanto, il valore di Pre-money sconta una sufficiente correzione dei valori, grazie alla quale l’investitore potrebbe valutare positivamente l’ingresso nel capitale dell’azienda.

Sulla base dei dati in possesso, il metodo Startup Fixing consente di attribuire a Seffiline Srl un rating sintetico pari a 5 stelle, poichè:
1) in relazione anche al suo stadio di sviluppo, l’azienda ha sufficientemente considerato nel calcolo del Pre-money un adeguato livello di rischio specifico (due stelle);
2) un ipotetico investitore, se l’azienda raggiungerà i suoi obbiettivi, potrà beneficiare di una exit strategy già al quarto anno mediante cessione dell’intera azienda ad un acquirente professionale con elevata propensione ad accettare elevati rischi (una stella);
3) l’investitore dovrebbe beneficiare di un rendimento di gran lunga superiore al minimo benchmark di riferimento (una stella);
4) esistono brevetti che tutelano la proprietà intellettuale (una stella).

SEFFILINE Srl – VALUTAZIONE SINTETICA DELL’AZIENDA
– Rating Sintetico: 5 stelle
– Ratio del Rischio: 1,23
– Valore Teorico Investimento: 10.000,00 euro
– Rendimento Netto Teorico atteso: 39.185,00 euro (49.185,00 euro exit capital)
– Rendimento teorico espresso in percentuale: 491,9%

DISCLAIMER
Il presente documento è rivolto a investitori professionali (ai sensi della Direttiva Mifid II) che investono per proprio conto e a soggetti professionali che investono per conto dei propri clienti. Il valore dell’investimento e/o dei redditi periodici derivanti è soggetto a fluttuazioni anche di grandissima entità, con conseguente variazione al rialzo o al ribasso, ed è possibile che non si riesca a recuperare l’importo originariamente investito. Le informazioni contenute nel presente documento non devono essere considerate offerte o raccomandazioni di acquisto o vendita né sollecitazione di offerte di acquisto o di vendita di titoli e/o di partecipazioni societarie, né attività di consulenza di investimento. Prima di ogni investimento, si raccomanda di esaminare la documentazione fornita dalle fonti ufficiali e/o dagli organi di controllo che vigilano sulla commercializzazione in Italia, nonché la relazione annuale o semestrale e lo Statuto dell’azienda emittente, disponibili presso i collocatori e le piattaforme di investimento.
ProjectBi Srl, proprietaria del marchio e del software Startup Fixing, e l’editore di Patrimoni & Finanza non si assumono alcuna responsabilità relativamente all’accuratezza e alla completezza delle informazioni economiche e patrimoniali fornite dai responsabili della Società esaminate, essendo loro responsabilità fornire dati veritieri al pubblico indistinto e al mercato.
ProjectBi Srl, proprietaria del marchio e del software Startup Fixing, e l’editore di Patrimoni & Finanza non si assumono alcuna responsabilità in merito ad eventi, circostanze, condizioni di mercato che si verifichino successivamente alla data di redazione dello stesso o in seguito alla disponibilità di informazioni ad oggi non conosciute e che potrebbero portare involontariamente ad errate interpretazioni.

La responsabilità civile dei patrimonials e l’accantonamento per il “non si sa mai”

Sono ancora tanti i babyboomers che accantonano denaro “per ogni evenienza” anziché proteggersi con una polizza assicurativa di responsabilità civile e/o professionale. Il problema è che, quando l’evenienza si verifica, il denaro accantonato spesso non è nemmeno sufficiente a rifondere il danno ai terzi.

Stavo saldando, mi è partita una fiamma. Non sapevo che nell’intercapedine ci fosse un materiale coibentante infiammabile“. Così ha dichiarato, in preda alla disperazione, il fabbro che qualche settimana fa, chiamato da un inquilino, stava installando una cassaforte in un attico torinese da cui, come hanno stabilito i vigili del fuoco, è partito l’incendio.  Da quel momento il professionista delle casseforti è sotto indagine della procura – l’accusa è di incendio colposo – e presto dovrà rendere conto in sede civile del risarcimento di tutti i danni causati dal rogo che ha distrutto i piani alti di un isolato in pieno centro del capoluogo piemontese.

Da un istante all’altro, il tempo di una scintilla che ha acceso del materiale infiammabile, e il fabbro – con ditta operante nel settore da lunga data – si ritrova debitore di qualche milione di euro. Infatti, il valore stimato degli appartamenti andati distrutti è di circa 2,5 milioni di euro, più i danni non patrimoniali-biologici per gli inquilini che faranno salire l’importo complessivo ben oltre i 3 milioni. La domanda è: come farà a pagare? L’assicurazione di responsabilità professionale, qualora ci sia, coprirà l’intera cifra, o prevede una franchigia? La polizza rischio incendio dell’edificio rifiuterà di coprire i danni, oppure risarcirà gli inquilini e poi si rivarrà sul fabbro?

Questa vicenda di cronaca insegna una piccola grande verità: se sei un professionista o un imprenditore, il rischio di diventare debitore senza aver contratto formalmente un debito è sempre presente, soprattutto quando si parla di responsabilità professionale verso terzi. In realtà, anche la “semplice” responsabilità civile può determinare l’obbligo di risarcire danni causati a persone o cose e non riguardanti la famiglia, e ciò può avvenire sia in forma diretta che indiretta. L’importante è assicurarsi, in modo tale da invertire il processo di rimborso da parte della compagnia: non all’assicurato autore del danno, ma direttamente a chi lo ha subito.

La fonte normativa di questa particolare tipologia di copertura assicurativa sta nell’art. 1917 del Codice Civile, che rispetto all’assicurazione di responsabilità civile recita “l’assicuratore è obbligato a tenere indenne l’assicurato da quanto questi deve pagare ad un terzo in considerazione di un fatto accaduto durante il tempo dell’assicurazione, in dipendenza della responsabilità dedotta dal contratto. Sono esclusi i danni derivanti da fatti dolosi”. Pertanto, una polizza del genere assicura il patrimonio dell’assicurato, e più precisamente lo copre dal rischio di potenziale diminuzione di patrimonio derivante da un eventuale risarcimento a terzi. Di conseguenza, si stratta di uno strumento di protezione patrimoniale che, agendo dal lato della prevenzione, dovrebbe essere utilizzato da qualunque patrimonial[1].

Come tutte le coperture assicurative, bisognerà prestare grande attenzione al massimale assicurato, e cioè alla somma massima che l’assicuratore si obbliga a pagare all’assicurato in caso di sinistro a lui imputabile per fatto non doloso. Questo massimale, infatti, potrebbe essere automaticamente decurtato da una franchigia che, sebbene faccia scendere il prezzo della polizza anche del 30-40%, si rivela come un boomerang allorquando il danno causato a terzi è di entità elevata, come nel caso del fabbro torinese. In casi come quello, infatti, una franchigia del 10% significherebbe lasciare nelle mani dell’assicurato l’obbligo di pagare diverse centinaia di migliaia di euro di tasca propria.

In ogni caso, non c’è contenzioso civile che non richieda l’intervento di un avvocato che sostenga la propria difesa e cerchi di limitare i danni. Gli avvocati, però, costano parecchio, così come può essere piuttosto elevata la c.d. soccombenza nelle spese legali della controparte in un eventuale procedimento civile di natura risarcitoria. Di conseguenza, sottoscrivere l’appendice di polizza – o meglio ancora una polizza dedicata – per la copertura delle spese legali in caso di controversia è un ulteriore atto di protezione patrimoniale che però deve sottostare a precise regole di “ingaggio”: è l’assicuratore che si occupa della gestione della vertenza e di organizzare la linea difensiva, e l’assicurato deve accettare la linea e non deve prendere iniziative personali con la controparte. In quest’ultimo caso, infatti, le spese sostenute non verrebbero rimborsate dalla compagnia. Contestualmente, esiste l’obbligo per l’assicurato di collaborare senza ostacolare in alcun modo l’operato della compagnia nella gestione della vertenza. In caso contrario, quest’ultima può rivalersi sull’assicurato per eventuali sue inadempienze degli obblighi contrattuali.

In definitiva, l’effetto più benefico di una copertura assicurativa per la responsabilità civile e/o professionale è quello, da un lato, di trasferire il rischio ad un terzo soggetto (la compagnia assicurativa) e, dall’altro, quello di accantonare risparmio per altri scopi, più concreti e “performanti”, del non si sa mai. Eppure, Sono ancora tanti i babyboomers che accantonano denaro per ogni evenienza e non si proteggono attraverso una di queste polizze così utili e pratiche, vivendo quindi “pericolosamente” la propria vita lavorativa. Spesso, infatti, quando la famigerata evenienza si verifica, il denaro accantonato non è nemmeno sufficiente a rifondere il danno ai terzi, e diventa necessario fare ricorso all’indebitamento.

[1] Individuo o gruppo familiare detentore di una ricchezza mobiliare e immobiliare pari ad almeno 750.000 euro. Tale classe di individui identifica massimamente i c.d. babyboomer, ossia i nati tra il 1955 ed il 1965, periodo del boom economico italiano.

Startup Fixing, un rating la settimana: Homepal a Better Place Srl

L’investimento in una startup richiede molta cautela, poiché l’azienda generalmente non ha una “storia” di mercato. Non è il caso di Homepal, che ha già condotto con successo due round di raccolta. Ecco la sua scheda di valutazione redatta da Startup Fixing.

In occasione dell’investimento in una startup, gli investitori sono chiamati a valutare, in un’ottica fortemente speculativa, una idea nata dalla mente di altri soggetti, e ad investire su di essa, diventando così soci (Equity Crowdfunding) oppure prestando del denaro ai soci promotori – ad un tasso di interesse generalmente conveniente rispetto a quello offerto nei mercati regolamentati dalle aziende c.d. emergenti – ed essere così dei finanziatori (Lending Crowdfunding). Entrambe le possibilità determinano necessariamente una informazione finanziaria puntuale e prudente, che i fondatori della startup devono fornire agli investitori. Soprattutto agli investitori retail, cui va riservata la più ampia tutela allorquando si avvicinano alle piattaforme di Crowdfunding e si imbattono nella tipica enfasi che nella documentazione viene attribuita alla rapida crescita prospettica del valore dell’azienda.

Per evitare l’assunzione inconsapevole di maggiori rischi da parte degli investitori, bisogna adottare dei metodi accessibili a tutti per razionalizzare al massimo il processo di investimento, e permettere ai risparmiatori di fare scelte che escludano del tutto quegli elementi emozionali  di valutazione capaci di portare fuori strada. “Startup Fixing” è un metodo di valutazione che può essere applicato in ogni contesto di mercato, nazionale ed estero, grazie alle sue caratteristiche di semplicità e “universalità”. Esso, infatti, permette delle comparazioni tra le varie proposte di investimento in startup e aiuta ad comprendere, in pochi passaggi, la credibilità del modello di business prospettato dai soci promotori, il tutto nel rispetto del principio fondamentale della Finanza: ad alti rendimenti corrispondono alti rischi.

Il metodo Startup Fixing consente di scartare automaticamente qualunque progetto i cui dati ufficiali dichiarati dai fondatori-promotori determinino una risposta negativa alle seguenti due domande:
1) il rendimento netto atteso* è superiore al benchmark di riferimento?
2) il costo per l’ingresso nel capitale della startup sconta adeguatamente il rischio specifico per questo tipo di investimento, tenendo conto che si tratta di un rischio superiore a quello previsto per le aziende già presenti nel mercato di riferimento?
Solo con due risposte entrambe affermative Startup Fixing consente di analizzare positivamente l’ipotesi di un investimento, da valutare tenendo conto dei limiti e delle cautele che ogni investitore-risparmiatore deve osservare nella composizione del proprio portafoglio complessivo, in funzione della esperienza e competenza acquisita in materia di investimenti e in base al proprio livello sopportazione del rischio.

Nota metodologica – Il modello di valutazione Startup Fixing considera due direttrici di analisi. La prima consiste nell’attribuire una congrua valutazione sulla possibile reddittività che un ipotetico investitore potrebbe realizzare se si verificassero in futuro tutti i risultati previsti nel business plan redatto a cura della società; la seconda direttrice è rappresentata dalla stima del livello di rischio che i soci fondatori implicitamente attribuiscono al proprio progetto rispetto al livello di rischio del comparto azionario di riferimento. Ciò significa che, se i soci fondatori attribuiranno al proprio progetto una maggiore rischiosità specifica rispetto allo spettro di rischio riscontrabile nei titoli di aziende già quotate quotate in borsa nel medesimo comparto, le informazioni contenute nel business plan verranno giudicate più attendibili dal modello, poiché l’applicazione di questo principio di prudenza determina una sensibile “correzione” al ribasso del valore di Pre-money, e quindi una riduzione del costo, proporzionale al maggior rischio assunto ad un normale investimento azionario, che gli investitori dovranno sostenere per acquisire una partecipazione societaria alla startup.
Il livello di rischio scontato nella determinazione del valore Pre-Money, così come dichiarato nel business plan dai soci fondatori, è espresso dal tasso di attualizzazione implicito ricavato attraverso l’adozione del metodo di attualizzazione dei flussi di cassa (DCF), assumendo come parametri noti il valore Pre-money stesso e quello dei flussi di cassa indicati nel piano industriale. Se il valore ricavato attraverso il DCF è sufficientemente maggiore rispetto al tasso espressione del rischio di mercato del settore di riferimento (grandezza conosciuta), il modello rileva un ulteriore elemento di attendibilità del business plan, che in tal modo dimostra di aver implicitamente tenuto conto dell’elevato rischio specifico che caratterizza le fasi di startup.
Il rendimento* ipotizzato da Startup Fixing viene espresso al netto degli effetti fiscali, ed è determinato sulla base sia delle performance aziendali dichiarate nei documenti ufficiali che dell’orizzonte temporale considerato per l’exit strategy dall’investimento.
Il giudizio complessivo viene espresso attraverso un rating sintetico, individuato da una scala di valori (“stellette”) da 1 a 2 assegnate ad alcuni parametri qualitativi, con un massimo complessivo pari a 5.

HOMEPAL  A BETTER PLACE S.r.L. – Analisi dell’azienda Homepal  A Better Place S.r.l. è uno dei principali operatori proptech in Italia, ed è operativo nell’ambito dei servizi immobiliari (Operations & Services, secondo la classificazione di Damodaran). L’azienda ha già effettuato con successo due round di raccolta fondi per complessivi 5 milioni di euro – uno nel 2018 ed un altro nella primavera del 2021, quest’ultimo con l’ingresso di circa 600 nuovi investitori – e non esclude di effettuarne altri nel prossimo futuro. Il suo modello di business si fonda prevalentemente sulla possibilità di permettere l’incontro tra domanda e offerta superando l’intermediazione degli agenti immobiliari. Fino ad oggi, il suo collocamento presso gli investitori è avvenuto attraverso la piattaforma Mamacrowd, e all’atto della redazione dell’ultimo business plan conosciuto (16 Febbraio 2021), la società dichiarava un valore di Pre-money complessivo pari a 19.808.497.

Giudizio – Relativamente ad Homepal A Better Place S.r.l., il rapporto tra il rischio specifico e il rischio generale del settore è 2,2, superiore pertanto al valore di benchmark 2 previsto per aziende che si trovano in fase Second stage. Anche il rendimento teorico*, ricavato in base ai dati dichiarati, è superiore alle aspettative e si attesta al 69,7%*. Tuttavia, l’assenza di brevetti, l’esistenza di finanziamenti e la mancanza di una exit strategy chiaramente definita penalizzano lievemente il rating complessivo, suggerendo all’investitore maggiore cautela e un supplemento di informazioni prima di investire.


La performance prospettica* relativa all’incremento di valore dell’azienda lungo l’arco temporale considerato per la exit strategy (4 anni) supera la soglia minima di rendimento* considerata congrua dal modello Startup Fixing per la forma di investimento in Equity; inoltre, si riscontra da parte dell’azienda un’adeguata attribuzione di rischiosità specifica, che supera ampiamente il rischio sistemico presente nel comparto azionario. Pertanto, il valore di Pre-money sconta una sufficiente correzione dei valori, grazie alla quale l’investitore potrebbe valutare positivamente l’ingresso nel capitale dell’azienda, in caso di futuri round di raccolta, a parità di prospettive e di valori economico-finanziari.

HOMEPAL  A BETTER PLACE S.r.L. 
VALUTAZIONE SINTETICA DELL’AZIENDA
Rating Sintetico: 3 stelle
Ratio del Rischio: 2,2
Valore Teorico Investimento: 10.000,00 euro
Rendimento Netto Teorico atteso*: 6.971,00 euro
Rendimento teorico espresso in percentuale*: 69,71%

 

*DISCLAIMER
Il presente documento è rivolto a investitori professionali (ai sensi della Direttiva Mifid II) che investono per proprio conto e a soggetti professionali che investono per conto dei propri clienti. Il valore dell’investimento e/o dei redditi periodici derivanti è soggetto a fluttuazioni anche di grande entità, con conseguente variazione al rialzo o al ribasso, ed è possibile che non si riesca a recuperare l’importo originariamente investito. Le informazioni contenute nel presente documento non devono essere considerate offerte o raccomandazioni di acquisto o vendita né sollecitazione di offerte di acquisto o di vendita di titoli e/o di partecipazioni societarie, né attività di consulenza di investimento. Prima di ogni investimento, si raccomanda di esaminare la documentazione fornita dalle fonti ufficiali e/o dagli organi di controllo che vigilano sulla commercializzazione in Italia, nonché la relazione annuale o semestrale e lo Statuto, disponibili presso i collocatori e le piattaforme di investimento.
ProjectBi Srl, proprietaria del marchio e del software Startup Fixing, e l’editore di Patrimoni & Finanza non si assumono alcuna responsabilità relativamente all’accuratezza e alla completezza delle informazioni economiche e patrimoniali fornite dai responsabili della Società esaminate, essendo loro responsabilità fornire dati veritieri al pubblico indistinto e al mercato.
ProjectBi Srl, proprietaria del marchio e del software Startup Fixing, e l’editore di Patrimoni & Finanza non si assumono alcuna responsabilità in merito ad eventi, circostanze, condizioni di mercato che si verifichino successivamente alla data di redazione dello stesso o in seguito alla disponibilità di informazioni ad oggi non conosciute e che potrebbero portare involontariamente ad errate interpretazioni.

Startup Fixing, il metodo universale per valutare correttamente qualunque investimento in startup

In ogni progetto imprenditoriale in fase di startup, il c.d. rischio d’impresa si manifesta nella sua massima espressione, poiché l’azienda su cui investire non ha ancora una “storia” né risultati di mercato sui quali fare affidamento.

In occasione dell’investimento in una o più startup, gli investitori sono chiamati a valutare positivamente, in un’ottica fortemente speculativa, una idea nata dalla mente di altri soggetti e ad investire su di essa in base a varie forme e modalità. Si tratta della nuova frontiera dell’investimento, quello nella c.d. Economia Reale, che richiede una forte capacità di coinvolgimento sociale dei potenziali investitori, prima ancora di quello economico.

In un contesto simile, il concetto di rischio deve essere analizzato sia dal punto di vista dei soci promotori che da quello degli investitori, che nelle startup hanno un ruolo fondamentale almeno quanto i primi (se non di più). Infatti, i primi chiedono ai secondi di finanziare la propria idea imprenditoriale e gli investimenti sostenuti fino ad un certo momento (c.d. vantaggio competitivo), dietro condivisione dei risultati futuri– individuabili massimamente in un forte incremento del valore delle proprie quote in un lasso di tempo massimo di 5–7 anni – mentre i secondi devono valutare l’investimento di denaro proprio nel presente e diventare così soci (Equity Crowdfunding) oppure semplici finanziatori dietro corresponsione di un tasso di interesse annuale (Lending Crowdfunding).

Ed è proprio questa differenza di “punto di vista” che determina, nell’investimento in una startup, la necessità di una informazione finanziaria puntuale e prudente che i fondatori devono fornire agli investitori, soprattutto agli investitori retail, che grazie alla nuova normativa europea saranno chiamati a valutare la partecipazione azionaria in aziende startup (o a finanziarle) senza avere le competenze degli investitori professionali e confidando sulle informazioni contenute nei business plan pubblicati nelle piattaforme di Crowdfunding (che consentono l’investimento anche nel settore immobiliare), dove generalmente si dà particolare enfasi alla rapida crescita prospettica del valore dell’azienda e minore cura agli scenari negativi ed ai possibili rischi. Infatti, non capita di rado che nei business plan venga presentato un valore aziendale (c.d. di Pre-money ) privo dei suoi criteri di stima, a detrimento del principio di puntuale informazione richiesto da qualunque investimento.

Naturalmente, la maggior parte delle startup, all’interno della “proposta informativa per l’investitore” che si trova sia nel proprio sito web che tra la documentazione presente nella piattaforma di investimento, parlano anche dei rischi insiti nell’investimento, nel rispetto di quanto stabilito dagli organi di controllo. A tal proposito, la Consob sul suo portale di informazione finanziaria prevede espressamente: “Il fattore emozionale nella scelta del progetto da finanziare costituisce forse uno degli aspetti più delicati di cui l’investitore (soprattutto quello non professionale) deve prendere coscienza (…). L’approccio inevitabilmente emozionale con cui si valuta l’investimento, oltre che la intrinseca rischiosità di società neo costituite operanti in settori innovativi, sono alla base dei principali rischi dell’investimento in start-up innovative. A questi si aggiunge il rischio di truffa tipico di tutte le transazioni effettuate on-line”.

Di conseguenza, la necessità di porre un freno alle scelte puramente emozionali degli investitori richiede l’adozione di strumenti mediante i quali razionalizzare al massimo il processo di acquisto e permettere ai risparmiatori di fare scelte consapevoli. Oggi, il metodo più attendibile è quello proposto dal modello di valutazione denominato “Startup Fixing”,  sviluppato da ProjetBI srl, che può essere applicato in ogni contesto e mercato nazionale ed estero grazie alle sue caratteristiche di semplicità e “universalità”. Con Startup Fixing, infatti, è possibile effettuare delle comparazioni tra le varie proposte e formare dei benchmark per via del criterio di base – del tutto razionale e privo di qualunque implicazione emozionale –  volto ad individuare la credibilità del modello di business prospettato dai soci promotori della startup, sotto l’egida del principio fondamentale della Finanza: ad alti rendimenti corrispondono alti rischi, e viceversa.

Sulla base di questo assioma, si può esprimere un giudizio sulla misura del rischio, e soprattutto la sua “congruità” rispetto all’assioma considerato. Infatti, è coerente attendersi che il rischio specifico del progetto della startup (espresso dal simbolo greco “σ” – sigma), attribuito dai soci promotori, debba essere di parecchie volte superiore rispetto a quello che si riscontra negli investimenti in azioni presenti nei mercati regolamentati (espressi dal simbolo “s”). Questa maggiore rischiosità, per un principio di prudenza del tutto proporzionale al sensibile tasso di “mortalità” delle startup, determina alla fonte un necessario contenimento del valore di pre-money dichiarato (espresso dal simbolo “W”), che in definitiva è il costo che gli investitori devono sostenere.

Senza la rigida osservanza di questi due principi di definizione del rischio, il metodo Startup Fixing scarta automaticamente il progetto, poiché il processo decisionale di scelta dell’investimento cui il metodo risponde si basa sulle seguenti domande:
1) il rendimento netto atteso è superiore al benchmark di riferimento? (il benchmark più usato è l’Italian Equity Crowdfunding Index del Politecnico Milano);
2) il costo per l’ingresso nel capitale della startup sconta adeguatamente il rischio intrinseco per questo tipo di investimento, tenendo conto delle soglie di rischio previste per il mercato di riferimento?

Solo con due risposte entrambe affermative l’investimento può essere poi valutato nel dettaglio. Infatti, la qualità del segnale informativo scaturente dal modello di calcolo è a sua volta legato strettamente alla qualità dei dati economico-finanziari presenti nei business plan, i quali dovrebbero derivare da un percorso logico di calcolo moltiplicativo ed additivo di altrettanti dati elementari (es: numero di ore lavorate per il costo lavoro orario, numero di pezzi di materia prima per costo unitario, etc). Ebbene, il rispetto di questo processo di costruzione numerica è riscontrabile rapidamente attraverso l’utilizzo di una speciale proprietà matematica (la c.d. Legge di Benford) che, presente anche nel software interno al modello Startup Fixing, è da diversi anni applicata in ambito di revisione ed estesa anche per l’analisi dei piani economici e finanziari. Il superamento del test della Legge di Benford rafforza la validità della decisione presa sull’investimento.

Investire in Startup è questione di metodo, non di emozioni. In arrivo il tool di rating Startup Fixing

L’investimento in startup non può essere dettato solo dalle preferenze di natura emozionale, ma da un metodo razionale e replicabile per qualunque progetto di Equity Crowdfunding. A Settembre disponibile il tool di rating Startup Fixing dell’italiana ProjectBI.

Le recenti ricerche sui criteri di scelta adottati da chi ha investito in startup attraverso le piattaforme di Crowdfunding hanno rivelato che le loro preferenze sono dettate prevalentemente da elementi emozionali, i quali spesso consentono di “superare” persino il naturale sentimento di prudenza che si prova generalmente quando si acquistano azioni nei mercati regolamentati e che guida le nostre scelte. Infatti, è importante essere sempre informati sulle prospettive dell’azienda di cui diventiamo azionisti, ed la circostanza che i titoli siano quotati ufficialmente non deve costituire un deterrente verso la conoscenza di tutti gli elementi utili.

In buona sostanza, si tratta di un processo razionale – almeno così dovrebbe essere, nella maggior parte dei casi – che dà priorità al metodo, e relega l’emotività ad elemento del tutto secondario. Nel campo dell’Equity Crowdfunding, invece, si ha la sensazione che le scelte vengano dettate prevalentemente  da elementi emozionali o irrazionali, come l’interesse per un tema di importanza collettiva (clima, energie alternative, biotecnologie etc) oppure per le applicazioni informatiche di largo consumo. La  stessa Consob, sull’argomento, ha segnalato questa criticità nel suo sito dedicato all’Educazione Finanziaria “…il preponderante elemento emozionale nelle scelte di investimento in startup poste in essere dai risparmiatori, soprattutto non professionali, e il rischio di truffe, sono da tenere in considerazione prima di un investimento…..”.

Pertanto, è necessario uscire dalla “logica emozionale”, ma per farlo correttamente serve un metodo razionale di scelta e replicabile in tutti i progetti dell’Equity Crowdfunding. Su queste basi, la collaborazione di professionisti specializzati in diversi settori della finanza aziendale ha portato allo sviluppo di Startup Fixing, un tool di analisi che racchiude e sintetizza diverse discipline e competenze. Il tool è stato sviluppato da ProjetBI srl, che è essa stessa una startup innovativa italiana già conosciuta per aver creato nel 2018 (per conto di  Giuffrè Editore) la app “Indicatori di allerta”, finalizzata ad individuare precocemente segnali di crisi aziendale alla luce anche della riforma sulla Crisi d’impresa.

Ai fondatori di ProjectBI Carlo Mauri (Commercialista, Revisore ed Analista finanziario) e Roberto Massucco (Ingegnere Gestionale specializzato in sistemi informatici di analisi finanziaria) si è presto unito Alberto Villa, consulente finanziario autonomo, che ha portato il suo contributo di esperienza nella  formazione di assets d’investimenti, rendendo fruibile il tool agli investitori professionali e permettendo loro di beneficiare del set informativo che mette in evidenza, per tutte le proposte d’investimento in startup o in PMI innovative, l’intrinseca rischiosità ed il possibile rendimento atteso.

La fonte dei dati che alimentano il sistema di Startup Fixing sono gli stessi documenti obbligatori presenti  e pubblicamente consultabili nelle diverse piattaforme di Equity Crowdfunding. In particolare, vengono selezionati ed archiviati i dati economico-finanziari presenti nei business plan e nei bilanci. Le informazioni quantitative archiviate nel database passano alla successiva fase di analisi, dalla quale si genera finalizzata una scheda di valutazione sintetica relativa al progetto proposto sulla piattaforma. “Il fulcro di Startup Fixing – spiega Carlo Mauri – si fonda sulla coerenza tra rischio e rendimento, che deve rispettare il postulato fondamentale di ogni scelta di investimento finanziario, e cioè che ad un maggior rendimento corrisponde sempre un maggior rischio”. “Pertanto – aggiunge Mauri – abbiamo individuato dei criteri che ci consentono di apprezzare gli sviluppi del progetto in chiave prospettica, basandoci esclusivamente sulle informazioni di carattere economico e finanziario presenti nei business plan, senza apportare alcuna modifica od integrazione. In particolare, grazie al tool di Startup Fixing, siamo in grado di determinare il rendimento netto teorico atteso, assumendo che la vendita delle quote della startup si realizzerà nell’ultimo anno indicato all’interno del progetto”.

In sintesi, il tool Startup Fixing (che sarà disponibile in rete da Settembre) adotta come criterio di valutazione il metodo universalmente utilizzato per questo tipo di investimenti, denominato “Venture Capital Method”. Per quanto riguarda la verifica dell’adeguatezza del c.d. valore di Pre-Money, dichiarato nel business plan del progetto, al valore futuro dell’azienda, il tool Startup Fixing applica un tasso di attualizzazione implicito derivante dal metodo di attualizzazione dei flussi di cassa (DCF). “In ogni progetto di startup – spiega Carlo Mauri – il rischio maggiore è rappresentato dal valore di Pre-Money, che viene attribuito dagli stessi soci del progetto e, quindi, sconta la possibilità di essere un po’ troppo generoso. Se il valore determinato con il metodo DCF è sufficientemente maggiore rispetto al tasso espressione del rischio del settore di riferimento (che è una grandezza conosciuta), questo significa che chi ha redatto il business plan ha tenuto debitamente conto dell’elevato rischio specifico che inevitabilmente caratterizza progetti di questa natura”. La risultante finale di questo processo di analisi è un rating sintetico, che attribuisce un numero di “stelle” (da 1 a 5) quale espressione qualitativa del giudizio di Startup Fixing in funzione di alcuni parametri fondamentali. Più precisamente, il rating sarà più elevato:

– se il rendimento netto teorico atteso supera (o meno) il benchmark di rendimento predeterminato per questo tipo d’investimenti;
– se il business plan espone la presenza di almeno un brevetto, rendendo più difendibile l’azienda (e i suoi azionisti) dalla concorrenza;
– se la startup non beneficia di finanziamenti da parte di terzi;
– se il valore Pre-Money di partenza, autodeterminato dai fondatori della startup/Pmi, sconta adeguatamente il livello di rischio specifico del progetto in misura tale da ridurre lo stesso valore Pre-money ad un livello più conveniente per l’investitore.

Oggi le startup e le Pmi innovative godono di una particolare attenzione non solo da parte delle autorità italiane ed europee – basti pensare alle generose disposizione in materia fiscale per gli investitori, recentemente emanate dal nostro Governo – ma sempre di più anche da parte degli investitori e dei loro consulenti, e la forte crescita della raccolta fatta negli ultimi due anni lo testimonia. La tendenza ad investire nella c.d. economia reale viene sollecitata sempre più spesso dalle Istituzioni, e si ritiene che nel giro di qualche anno anche il settore delle startup e del Crowdfunding, con le dovute limitazioni in relazione ai profili di rischio, farà parte dei portafogli di tutti i risparmiatori, ma sia le nuove aziende che i futuri distributori (banche, reti, piattaforme indipendenti) dovranno dotarsi di uno strumento di analisi preventiva come Startup Fixing.

Il valore delle start up nell’Equity Crowfunding. Attenzione alla “coerenza” tra rischio e rendimento

La dottrina aziendale italiana non ha posto molta attenzione sulle corrette procedure valutative di una startup. Negli USA, invece, nuove tecniche di facile e veloce applicazione permettono di stabilire valutazioni ritenute attendibili.

Di Carlo  Mauri*

Il tema della valutazione delle startup è diventato  attuale per effetto della diffusione,  negli ultimi anni, del fenomeno del  “Crowdfunding“, a sua volta   espressione della nuova “economia della condivisione” (Sharing Economy),  in cui  i progetti imprenditoriali vengono proposti, tramite piattaforme autorizzate della  Consob, al largo pubblico  degli investitori al fine di condividere  con loro i vantaggi futuri  ma ovviamente anche  i rischi.

Presupposto per dar luogo  alla raccolta dei capitali è quello di procedere all’autovalutazione  delle startup stesse. Questo valore, definito di “pre-money”, viene fornito quindi  dagli stessi soci fondatori delle startup ed è legato, funzionalmente, alle somme richieste agli investitori. Si tratta di un valore potenziale, in quanto ricavato da grandezze economiche e finanziarie ipotetiche future, poichè le startup solitamente non hanno dei bilanci storici da sottoporre ad analisi. In ogni caso, il valore “pre-money” è sempre indicato nei business plan pubblicati nelle piattaforma di equity crowdfunding, ma non sempre è possibile individuare in maniera esplicitata i criteri da cui tale valore si genera.

Eppure, questa grandezza  è determinante per il successo dell’operazione. Infatti, qualora venissero attribuiti valori troppo elevati, si possono incontrare concrete difficoltà nel raggiungere gli obiettivi di  raccolta; viceversa, nel caso in cui il valore “pre-money” sia troppo basso, si può indurre il dubbio, nel potenziale investitore, di fare un cattivo affare, oltre al risultato di raccogliere una somma assai più modesta.

Il pericolo, pertanto, è quello di allontanarsi dalle corrette procedure valutative, e sul punto è necessario riconoscere che la dottrina aziendale italiana non ha posto  molta attenzione, e gli stessi “Principi italiani di Valutazione” non dedicano una specifica attenzione alle startup. Maggiore interesse, invece, si è manifestato negli USA, dove la prassi internazionale ha sviluppato delle tecniche di facile e veloce applicazione, le quali permettono di stabilire (a torto o a ragione) valutazioni ritenute attendibili dagli operatori professionali.  

Carlo Mauri

Purtroppo, la necessità di creare una metrica condivisa e di facile uso rischia di confondere le scelte degli investitori e dei loro consulenti nel perseguire scelte ragionate e consapevoli. E’ possibile, però, fare una prima considerazione: assumendo come input i dati presenti in piattaforma, ovvero il pre-money e i flussi reddituali prospettici (di solito presenti fino al massimo di 5 anni), si deve sempre trovare  una coerenza tra il “rischio” (implicitamente presente nel  tasso di attualizzazione dei flussi reddituali) e il rendimento espresso dai flussi reddituali stessi. A parità di valore pre-money,  aumentando il rendimento il rischio deve  crescere in modo proporzionale. Ebbene, visto che i flussi reddituali indicati nei business plan presentano spesso tassi di crescita molto elevati, caratterizzati da dinamiche esponenziali, contestualmente si dovrebbe osservare  una misura del rischio di gran lunga superiore (di almeno dieci volte) rispetto a quella presente, per esempio, nelle stime di complessi aziendali di società quotate nei mercati regolamentati. L’assenza di questa “coerenza” tra rischio e rendimento, che  rappresenta uno dei principi cardine della Finanza, è in grado di compromettere  la credibilità dell’intero progetto.

* Commercialista, socio AIAF, Managing Partner di M&V Private Corporate Advisor

Maurizio Novelli: 6 segnali che manifestano il rischio di una bolla speculativa 

Nelle fasi di verticalizzazione dei rialzi, la diversificazione richiede il coraggio di fare scelte “contrarian”. Dopo i grandi crack l’industria della finanza cancella i track record, e questo alimenta la scarsa consapevolezza dei rischi estremi.

Secondo l’analisi di Maurizio Novelli, gestore del fondo Lemanik Global Strategy Fund, “sono ormai evidenti molti degli elementi concomitanti che si sono già visti in passato, in modo ripetuto, in altre bolle speculative. Eppure tutti sembrano sperare che questa volta sarà diverso”.

Sarebbero ben sei questi elementi:

1) ampia liquidità nel sistema,
2) fantastiche previsioni di crescita economica e dei profitti,
3) verticalizzazione dei movimenti rialzisti,
4) alta partecipazione di investitori retail,
5) elevata concentrazione del rischio sui settori innovativi,
6) predisposizione a pagare prezzi incredibili per società che non fanno utili».

Quando si assiste a una verticalizzazione del trend di una attività finanziaria, cioè a una salita verticale del suo prezzo, si entra in una fase caratterizzata da due importanti fattori: il primo è la totale perdita di controllo del rischio sulle posizioni detenute, il secondo è una netta riduzione dell’orizzonte temporale degli investitori (o speculatori) a detenere posizioni su tale asset class.

La perdita di controllo del rischio è dovuta al fatto che molti gestori, pressati dalla competizione a non sottoperformare rispetto alla concorrenza, sono obbligati a mantenere le posizioni anche se sanno che il trend non può durare: in questo contesto psicologico, nessuno si prende il rischio di uscire in anticipo dal mercato o di ridurre le posizioni. In questa situazione, il rischio del portafoglio diventa dunque esattamente uguale al rischio di mercato.

La riduzione dell’orizzonte temporale degli investitori è invece strettamente correlata all’entità dei profitti accumulati e non ancora realizzati. Il rischio che un profitto “sulla carta” possa sparire o ridimensionarsi in modo significativo induce l’investitore a pensare più ai profitti di breve termine, che andrebbero persi in caso di inversione del movimento, rispetto ai profitti futuri marginali. Infatti, i profitti futuri attesi si riducono man mano che il trend si verticalizza sempre di più.

Per questo motivo, le verticalizzazioni dei trend sono indicatori di fragilità del mercato e non di forza, come molti pensano oggi. Le verticalizzazioni di tendenza fanno crescere l’instabilità prospettica e la vulnerabilità del mercato rispetto a qualsiasi evento possa potenzialmente ridimensionare i profitti: di norma è proprio il timore di perdere i profitti accumulati che genera l’inversione di tendenza e, nella fase iniziale di inversione, l’investitore è propenso a vendere a qualsiasi prezzo, per proteggere parte del profitto accumulato e non ancora realizzato. Per questo motivo le fasi di inversione sono sempre violente e rapide.

«Di conseguenza, nelle fasi di verticalizzazione, la diversificazione del rischio comporta il coraggio di scelte contrarian, che pochissimi possono o hanno il coraggio fare. E questo è dunque il principale motivo per il quale siamo short sui trade più affollati e sostenuti da aspettative poco realistiche», spiega Novelli.

Un importante elemento da non trascurare è il fatto che l’industria della finanza cancella sempre i track record dopo i grandi crack e risulta quindi alquanto difficile trovare fondi con una storia precedente alle crisi passate. Se andiamo ad analizzare la storia recente, sembra che quasi tutti abbiano iniziato a fare questo mestiere dal 2010 in poi, semplicemente perché le grandi perdite subite durante le crisi vengono cancellate dall’industria finanziaria e quindi il “fattore sopravvivenza”, cioè la capacità di reggere l’impatto di una crisi, è decisamente dimenticata quando si parla di ritorni di lungo periodo di un investimento.

«Il mercato finanziario tende a porre molto affidamento sulle previsioni di consenso, anche se nel tempo ho imparato a capire che spesso le previsioni di consenso sono più un’indicazione di come vorremmo fosse il futuro», conclude Novelli. «Anche lo stock di liquidità nel sistema viene indicato come un elemento portante delle tendenze in atto, ma l’esperienza insegna che la liquidità è sempre ampia prima di una crisi. Infatti la liquidità dipende dalla propensione al rischio degli investitori e degli intermediari che la forniscono. Occorre dunque tenere ben presente che la contrazione della liquidità avviene sempre in concomitanza con la contrazione della propensione al rischio e non prima».