Dicembre 12, 2025
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Creare un portafoglio alternativo investendo in Startup e PMI innovative. Che metodo utilizzare?

Il “focus investor” o “investimento selettivo” è una strategia idonea a creare un portafoglio totalmente decorrelato e orientato alla crescita nel lungo termine. Gli esempi di Charles Munger e Warren Buffet.

Di Alberto Villa*

Per trattare l’argomento proposto dal titolo, conviene partire dal presente. I mercati azionari, infatti, dopo aver scontato nei propri indici le previsioni di effetti positivi della vaccinazione di massa sulle economie e sugli utili aziendali, soffre adesso l’assenza di nuovi spunti macro capaci di dare continuità al trend rialzista pluridecennale che sembra essere arrivato al capolinea.

Nessuno sa quanto possa durare questa fase di assestamento, e molti danno per scontata una prossima (e ampia) correzione del mercato. Qualunque cosa succeda, potrebbe essere arrivato il momento di valutare un comportamento “innovativo” nella composizione di un portafoglio di investimento, prendendo in considerazione una strategia notevolmente differente rispetto alle classiche due strategie di investimento azionario: a) la gestione attiva e b) gli investimenti-indice (gestione passiva). I gestori dei fondi comuni di investimento, naturalmente, sposano la prima 

strategia, poiché preferiscono gestire attivamente l’acquisto e la vendita di azioni e creare un asset di titoli sulla scorta delle previsioni di mercato di specifici settori e/o aree geografiche. L’investimento-indice, invece, è dominato dall’approccio “buy-and-hold”, cioè “acquista e conserva”. Esso consiste, per esempio, nell’acquistare quote di alcuni ETF (Exchange Traded Fund), che replicano fedelmente gli indici sui quali si intende diversificare il portafoglio nel lungo periodo, e tenerli per molti anni salvo eventi straordinari che ne consigliano l’alleggerimento o la vendita.

Ovviamente, esistono sostenitori del primo e del secondo metodo. In entrambi i casi, per l’investitore finale il principio sarà comunque quello di minimizzare il rischio attraverso la più ampia diversificazione. In riferimento ad entrambe le strategie, il pensiero comune è che in un portafoglio diversificato alcuni titoli saliranno e altri scenderanno, e che i rialzi dei primi superino i ribassi dei secondi. Questo tipo di approccio è utilizzabile nel caso di un portafoglio costituito da startup?

In linea di fatto e di principio, la “legge” della diversificazione vale anche in questi asset. Infatti, non è conveniente, né opportuno, avvicinarsi alle startup acquistando azioni di una sola o due società al massimo, qualunque sia la quota complessiva del patrimonio che si vorrà destinare a questi asset.

Chiarite le premesse, è utile analizzare come un “investitore selettivo” – scuola Munger o Buffett, per intenderci – agirebbe:

– scrupolosa selezione di pochi investimenti, effettuati sulla base dell’effettivo potenziale intrinseco della società, con l’obiettivo di realizzare alti rendimenti nel lungo termine;

– conservazione in portafoglio di queste partecipazioni e, in relazione alle società non quotate (come una startup), “vigile attesa” del momento in cui attuare una exit strategy, che in genere coincide con la quotazione in Borsa;

diversificazione in un ragionevole assortimento di titoli, con differenti rapporti di rischio/rendimento.

Pertanto, è evidente che l’investitore selettivo si differenzi da altre figure quale il Business Angel. Infatti, a differenza del secondo, per il primo l’importante è scegliere le partecipazioni giuste, e attendere il realizzarsi delle condizioni per monetizzare il potenziale incremento di valore intravisto nella fase dell’investimento iniziale. Solo dopo il periodo considerato (non inferiore a 5 anni) sarà possibile vedere questo potenziale, oppure non vederlo affatto e incassare le conseguenze di una scelta errata. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che il successo della strategia da “investitore selettivo” ricade sia nelle attività preparatorie (studio del business plan e dei bilanci prospettici, conoscenza del management e delle sue caratteristiche, studio del mercato e dei competitor etc), sia nel calcolo delle probabilità di insuccesso: più questo calcolo è accurato, minori saranno le possibilità di insuccesso; più è accurata la scelta del “mix” di startup, maggiore sarà la probabilità che l’eventuale fallimento si limiti ad una o due iniziative sul mix ideale di 7-10 partecipazioni presenti in portafoglio.

Ritornando alle due strategie “classiche”, è difficilmente immaginabile trovare uno strumento che replichi un indice delle startup o PMI innovative italiane o comunitarie. Così come è impensabile di voler suddividere la somma che si desidera investire in modo paritetico tra tutte le società presenti e ottenere così una buona diversificazione. Esistono holding e società di investimento che predispongono dei portafogli potenziali, ma il problema rimane quello di determinare qual è il reale rischio/rendimento del portafoglio complessivo, poiché per le startup è più complicato determinarlo rispetto agli altri strumenti finanziari più classici, come i fondi comuni di investimento.

Inoltre, con un portafoglio del genere risulta inopportuno concentrarsi sull’andamento del prezzo nel breve-medio periodo, poiché in questo particolare mercato bisognerebbe tenere sotto controllo le variabili che determinano la creazione di valore per ogni singola società nel tempo, e la via meno complicata è quella di una selezione accurata ma numericamente non eccessiva (poche startup, ma buone). Infatti, eccedere con la convinzione che aumentare il numero dei singoli titoli possa ridurre la rischiosità del portafoglio, in un settore come questo può essere un errore che studiosi e investitori del calibro di Buffett o Munger hanno sempre sottolineato.     

Resta una domanda: vale la pena creare un portafoglio composto da questi titoli azionari così poco liquidi e ad alta rischiosità? La risposta è insita nel metodo dell’investitore selettivo. Si tratta di un cambio di paradigma: tutto il sistema finanziario, dai gestori ai consulenti, non vede altro che i prezzi insiti negli strumenti finanziari, non la creazione di valore. Invece, la scrupolosa valutazione della società, del team che la compone e del mercato di riferimento ha lo scopo di svincolare la reddittività dell’investimento dalle tradizionali oscillazioni di prezzo, focalizzando l’attenzione sulla scelta delle “occasioni di valore nel tempo”.

Così facendo, si sceglie un comportamento – e non un semplice insieme di asset – idoneo a realizzare una decorrelazione tra la componente startup e le altre presenti nel patrimonio. Decorrelare un portafoglio di investimento tramite il “comportamento selettivo”, e non tramite una selezione di asset differenti, è il risultato di questo approccio.

* Alberto Villa, Consulente in Finanza d’Impresa, membro A.I.A.F. e Consulente Finanziario Autonomo, collabora con la rete professionale M&V Private Corporate Advisor

La SEC avvisa i fondi USA sulle pratiche di investimento ESG non conformi. L’ESMA indietro sui controlli

L’avviso della SEC intima ai fondi che progettano strumenti di  investimento ESG di investire esattamente come promettono di fare nei prospetti informativi. In Europa, la vigilanza dell’ESMA sull’applicazione effettiva dei criteri ESG partirà solo nel 2022.

E’ notizia recente quella secondo la quale gli ispettori della Securities and Exchange Commission (SEC), a seguito di alcune segnalazioni, stiano riscontrando nei prospetti informativi di numerosi prodotti ESG (acronimo dei termini “environmental”, “social” e “governance”) affermazioni “non comprovate” e “potenzialmente fuorvianti” – accompagnate da pratiche discutibili dei consulenti finanziari americani – riportate dalle società di investimento e fondi privati ​​che offrono questi strumenti finanziari al pubblico. Pertanto, sembrerebbe che la crescita esplosiva della domanda degli investitori per questa particolare categoria di prodotti finanziari, e la conseguente proliferazione dell’offerta, oggi si scontri con la mancanza di definizioni ESG standardizzate, tanto da rappresentare un rischio che ha costretto la Division of Examinations della SEC ad emettere un avviso.

Allison Herren Lee

“Le aziende che affermano di condurre investimenti ESG devono spiegare bene agli investitori cosa intendono per ESG, e poi devono fare esattamente ciò che dicono di fare in termini di investimento effettivo del denaro raccolto presso gli investitori”, ha detto in una dichiarazione pubblica il presidente della SEC, Allison Herren Lee. “Come con qualsiasi altra strategia di investimento – ha proseguito Herren Leeconsulenti e fondi non dovrebbero fare affermazioni che non si accordano con le loro pratiche, e i nostri esaminatori cercheranno quella coerenza tra affermazioni e pratica. Il ruolo della SEC non è quello di valutare se una particolare strategia è buona, ma di garantire che gli investitori sappiano cosa stanno ottenendo quando scelgono un particolare consulente finanziario, fondo, strategia o prodotto“.

In sintesi, gli esaminatori della SEC hanno riscontrato che le pratiche di gestione del portafoglio non erano coerenti con il modo in cui le aziende hanno divulgato i loro approcci ESG ai clienti nelle informative, inclusi i questionari di due diligence rivolti agli investitori. Ad esempio, il personale della SEC ha notato che le aziende non aderiscono ai quadri ESG globali in cui le aziende hanno affermato tale adesione, e ha anche osservato che i fondi che detengono investimenti da emittenti con punteggi ESG bassi non sono coerenti con gli approcci dichiarati dalle aziende.

“Come qualsiasi altra strategia, stiamo cercando di vedere se la divulgazione e il marketing attorno alla strategia corrispondono a ciò che sta accadendo nella pratica”, ha detto Kristin Snyder, co-vice direttore della divisione degli esami della SEC alla recente conferenza 2021 dell’associazione dei consulenti per gli investimenti. “Ad esempio, se le aziende affermano di escludere determinati titoli, esse hanno meccanismi in atto per garantire che quei titoli siano esclusi dal portafoglio?“.

Gli esaminatori hanno scoperto affermazioni infondate o potenzialmente fuorvianti in merito agli approcci ESG in una varietà di contesti. Ad esempio, lo staff ha notato materiali di marketing per alcuni fondi orientati ai fattori ESG che pubblicizzavano metriche favorevoli di rischio, rendimento e correlazione relative agli investimenti ESG senza rivelare fatti sostanziali riguardanti il ​​significativo rimborso delle spese ricevuto dallo sponsor del fondo, il che ha gonfiato i rendimenti di tali fondi. La SEC ha anche osservato affermazioni infondate da parte di consulenti americani in merito ai loro contributi sostanziali allo sviluppo di specifici prodotti ESG, quando, in realtà, i loro ruoli erano molto limitati o irrilevanti.

“L’armonizzazione delle informazioni ESG è fondamentale quando ci si prepara per un esame SEC”, ha dichiarato Mark Perlow, partner di Dechert, uno studio legale aderente alla conferenza IAA. “L’ESG, con i suoi obiettivi di sostenibilità,  è probabilmente uno dei più grandi megatrend secolari mai visti, e la SEC non può certo ignorarlo”.

L’Europa era già intervenuta sulla finanza sostenibile con il documento del 6 febbraio 2020 della European Securities Market Authority (ESMA), che ha pubblicato un piano strategico connesso alla valorizzazione dei c.d. “fattori ESG”. Nella nota, l’ESMA affermava l’importanza di definire, entro il biennio 2020-2021, un codice unico in materia di investimenti sostenibili per individuare standard tecnici armonizzati, nonché obblighi di trasparenza e due diligence, e soprattutto per accertare la presenza di fattori ESG nelle attività oggetto di investimento, in modo da prevenire il rischio connesso ai prodotti che, presentati al mercato come “sostenibili”, invece non ne hanno affatto (o solo in parte) le caratteristiche, e non soddisfano gli standard ambientali di base (c.d. pratica del “green washing”). 

Successivamente (del 17 luglio), la Commissione Ue ha adottato tre regolamenti delegati relativi ai requisiti di rendicontazione dei benchmark climatici e ai fattori ESG, poiché era chiara la consapevolezza che mancasse un processo omogeneo di sviluppo di tali prodotti. In particolare, i benchmark climatici avrebbero aiutato gli investitori attenti alle problematiche del clima a prendere decisioni informate, e a non essere eventuali vittime del green washing.

Purtroppo, in materia di vigilanza diretta “a posteriori” l’ESMA sembra essere indietro rispetto alla SEC, dal momento che si prevede che a decorrere dal 2022 verrà implementata soltanto l’attuazione dei nuovi indici di riferimento di transizione climatica e de-carbonizzazione previsti dal Regolamento EU 2019/2089. Pertanto, di monitoraggio ispettivo sulla rispondenza degli strumenti di investimento ESG al rispetto effettivo – e cioè nella pratica di investimento  – delle relative indicazioni, in territorio europeo, ancora non si parla. La sensazione, però, è che oggi si stia percorrendo il medesimo principio di vigilanza “difensiva” – come quello della “consulenza difensiva” generato dalle MiFID – che sarà invasivo sulla carta, ma poco efficace nel concreto.

Ethenea, elezioni USA e strategie di investimento: conta più il distacco tra candidati che il nome del vincitore

Una chiara vittoria di Biden con maggioranza democratica sia alla Camera sia al Senato favorirebbe l’approvazione di un nuovo pacchetto di stimoli e avrebbe effetti positivi sui mercati azionari. Una vittoria di Trump, ma con il Congresso diviso, aumenterebbe l’incertezza sulle misure di stimolo fiscale e potrebbe influenzare negativamente la Borsa nel breve termine. 

“Fare previsioni sulle imminenti elezioni americane è difficile e rischioso, ma è possibile analizzare i probabili scenari e adeguare di conseguenza le scelte di investimento”, spiega Andrea Siviero, Investment Strategist di Ethenea Independent Investors. “Negli ultimi decenni abbiamo osservato che l’avvicendamento delle amministrazioni americane può avere un impatto sui mercati nel breve termine – nota Siviero – ma generalmente non incide sul funzionamento né sulla performance dell’economia statunitense. Il principale driver dei prezzi degli asset Usa è sempre stata la politica monetaria.

Dollaro poco sensibile al voto – A medio termine, è più importante il distacco tra i candidati che il nome del vincitore. Una chiara vittoria di Biden, accompagnata da una maggioranza democratica sia alla Camera sia al Senato, la cosiddetta “Onda blu”, aumenterebbe le possibilità di una rapida approvazione di un nuovo pacchetto di stimoli, con effetti positivi per i mercati azionari e per altre attività di rischio, come il credito alle imprese e le obbligazioni high yield. E comporterebbe anche una maggiore prospettiva di deficit e, di conseguenza, un aumento dei rendimenti dei titoli di Stato Usa. Tuttavia, nel medio termine il piano di Biden di aumentare le imposte sulle società e di attuare severe misure antitrust e norme più radicali avrebbe probabilmente un impatto negativo sull’economia e sui mercati azionari.

Dall’altra parte, una vittoria di Trump, ma con il Congresso diviso, avrebbe probabilmente scarse ripercussioni sui mercati, anche se l’incertezza sulle ulteriori misure di stimolo fiscale potrebbe influenzare negativamente la Borsa nel breve termine. Mentre con l’andare del tempo, potrebbe proseguire il clima sostanzialmente favorevole al sistema delle imprese, con ulteriori tagli fiscali in cantiere, e anche al mercato azionario. Bisogna temer conto però di un possibile aumento degli attriti commerciali con la Cina e con l’Unione Europea, in uno scenario non positivo per l’economia globale.

Per quanto riguarda il dollaro, è probabile che i maggiori effetti sul cambio verranno dalla pandemia da Coronavirus e dalla politica economica globale, piuttosto che dall’esito delle elezioni presidenziali. Le ultime settimane hanno comunque dimostrato che il dollaro rimane uno dei beni rifugio più rilevanti in tempi di crisi e di incertezza.

Per prepararsi ad affrontare questo contesto di grande incertezza, Ethenea ha individuato tre strategie di investimento per posizionare i portafogli in vista delle elezioni americane: una strategia difensiva, una strategia bilanciata a breve medio termine e una terza strategia bilanciata a medio lungo termine.

Strategia difensiva – La strategia più prudente è quella implementata dal fondo Ethna-DEFENSIV, che è attualmente posizionato in modo conservativo e, per tutto il periodo che precede le elezioni Usa, non si è esposto all’investimento azionario. Il portafoglio obbligazionario rappresenta l’85% del portafoglio totale e si concentra su obbligazioni societarie. Il portafoglio è disegnato con una quota di investimento in oro e posizioni valutarie in franchi svizzeri e yen giapponesi, che hanno lo scopo di contribuire a stabilizzare il fondo in caso di scenario negativo, e cioè quello in cui i risultati elettorali venissero contestati in tribunale.

Andrea Siviero

Strategia bilanciata a breve-medio termine – Data la varietà dei possibili esiti elettorali, è opportuno abbassare il livello di rischio per poter intervenire con flessibilità quando le condizioni lo permettono. Questa è la strategia adottata per il fondo Ethna-AKTIV, allo scopo di utilizzare le “battute d’arresto” del mercato per approfittare dei livelli di entrata più interessanti e per incrementare la quota in azioni, eventualmente facendo acquisti in un contesto di mercato in crescita. Le posizioni in valuta e in oro, anche in questo caso, hanno una funzione stabilizzatrice prima delle elezioni.

Strategia bilanciata di medio-lungo termine – Dal momento che gli effetti a lungo termine delle elezioni saranno relativamente limitati, è possibile disegnare un’asset allocation strategica indipendente dal risultato elettorale. Questa è la strategia adottata con il fondo l’Ethna-DYNAMISCH, nel quale la selezione dei singoli titoli avviene ponendo attenzione ai fondamentali delle aziende, riducendo al minimo la possibile influenza di decisioni politiche ed evitando così di essere costretti ad un adeguamento immediato. Le imminenti elezioni sono solo uno dei tanti fattori che influenzeranno il processo decisionale a breve termine, ma finora non ci sono state grandi evidenze che abbiano richiesto un adeguamento dell’attuale posizionamento di medio lungo periodo.

Da Lemanik un fondo che “sterilizza” le fluttuazioni azionarie e accumula i dividendi

Lemanik European Dividend Preservation Fund sterilizza il prezzo dei titoli attraverso una strategia in opzioni. Obiettivo: offrire rendimenti stabili e basso rischio, in un contesto di tassi a zero. Il fondo ha offerto in area test un rendimento superiore al 6%, a fronte di una flessione del mercato tra il 15 e il 17% nello stesso lasso di tempo.

Un fondo comune di investimento italiano che annulli le fluttuazioni azionarie e punti a preservare i dividendi dei titoli in cui investe. E’ su questa base che Lemanik Asset Management ha creato il fondo Lemanik European Dividend Preservation, che ha l’obiettivo di generare ritorni annui continuativi, tra il 3 ed il 4% al netto dei costi, e di escludere i rischi di borsa attraverso una strategia di hedging fondata sulle opzioni.

“Il fondo risponde alla forte domanda, proveniente da investitori privati e istituzionali, di strumenti con rendimenti stabili e rischio contenuto, che i fondi obbligazionari non riescono più a garantire a causa dei tassi di interesse bassi o negativi”, spiega Andrea Scauri, il gestore della scuderia Lemanik responsabile del fondo. “Lo European Dividend Preservation Fund seleziona titoli europei con previsioni di dividendo stabili nel tempo e mediamente elevate, attorno al 5-6%, e per ogni singola posizione la volatilità viene azzerata con una struttura in opzioni: tecnicamente, si vendono delle call e si acquista un put spread”.

Il fondo European Dividend Preservation nasce da una riconversione del fondo Lemanik Italy, che ha cessato l’attività, con il nuovo prospetto che è entrato in vigore il 25 settembre 2020. La nuova strategia di investimento è stata testata su una quota limitata del portafoglio a partire da novembre 2019, ottenendo fino a oggi un rendimento superiore al 6% a fronte di una flessione del mercato tra il 15 e il 17% nello stesso lasso di tempo.

In termini settoriali, il fondo privilegia i titoli di utilities, telecom, farmaceutica e beni di prima necessità, che offrono buona stabilità cedolare e una volatilità contenuta. Non è rappresentato invece il settore finanziario, che offre prospettive incerte e ha un beta elevato, quindi una maggiore reattività alle variazioni del mercato, e non permette di attuare la strategia di copertura del fondo.

Con la cancellazione del fondo Lemanik Italy, la scuderia conserva un unico prodotto specializzato sul mercato borsistico italiano: Lemanik High Growth Fund.

Contestualmente alla modifica relativa al fondo Lemanik European Dividend Preservation, la società ha anche modificato la denominazione del fondo obbligazionario Lemanik Global Bond in Lemanik European Flexible Bond, specializzato sui titoli subordinati finanziari e gestito da Alessandro Cameroni.