Come investiamo il nostro denaro? Diventiamo soci di qualcuno, o suoi creditori?
A prescindere dal livello di rischio di ogni strumento finanziario, il risparmiatore ha una posizione giuridica molto diversa a seconda che investa in azioni o in obbligazioni.
Non è affatto semplice, neanche per un consulente patrimoniale, spiegare ai clienti cosa vuol dire investire il loro denaro. Infatti, essi tendono a delegare ad occhi chiusi, e ogni volta che lo fanno il consulente riceve fiducia cieca, e viene investito di una responsabilità che va ben al di là di quella prevista dal suo ruolo. Non è raro che, di fronte a tale delega, il consulente si assume il rischio di sbagliare proprio quando vorrebbe ottenere il meglio per i suoi“datori di lavoro”. Parliamo del classico “errore di entusiasmo”, quello, cioè, che un professionista commette quando, tentato dai mercati come Ulisse dalle sirene, finisce col sostituirsi al cliente (che lo segue ciecamente), perdendo di vista le sue caratteristiche di investitore/risparmiatore.
Da ciò discende una regola aurea: “IL CONSULENTE ED IL CLIENTE SONO DUE PERSONE DIVERSE”.
Sembra una ovvietà, ed invece tale affermazione, rapportata a questo ambito di attività, ha un significato molto profondo. Infatti, ammesso (e non concesso) che con i suoi risparmi personali il consulente può farci quello che vuole (anche navigare perennemente sull’ottovolante dei derivati), non è detto che la circostanza di essere simpatici ed “empatici” trasformi improvvisamente i suoi datori di lavoro (i clienti, ndr) in intrepidi capitani di ventura, solo perchè i primi hanno uno spirito avventuroso. Il consulente è solo un discreto compagno di viaggio, si siede al fianco del cliente e raggiunge insieme a lui la meta.
Pertanto, il consulente che spiega, fino alla noia, che lavoro fa e come lo fa, riesce a bloccare sul nascere i possibili errori di valutazione grazie al tipo di relazione che ha instaurato con la clientela: se spiega tutto, deve spiegare anche i rischi, e se i rischi di un determinato progetto di investimento non sono adeguati al profilo del risparmiatore, non se ne farà nulla: sarà lo stesso cliente a farglielo notare.
Inoltre, spiegando le cose in maniera semplice, il consulente riuscirà a tutelare il cliente da sè stesso. Infatti, le idee di investimento più rischiose e strampalate provengono, molto più spesso di quanto si possa immaginare, proprio dagli stessi clienti, che a volte maturano granitiche convinzioni finanziarie su un certo titolo solo perché il cognato/collega/amico ne ha vantato le virtù. Proprio in quel frangente, sarà bene ricordare al cliente la base più elementari di qualunque investimento:
- COMPRI UN TITOLO AZIONARIO = diventi SOCIO di quella azienda che ha emesso le azioni, ed il tuo capitale segue le sorti di quell’azienda;
- COMPRI UN TITOLO OBBLIGAZIONARIO = diventi CREDITORE dell’azienda che ha emesso l’obbligazione, perché all’atto di sottoscrivere il titolo in banca le hai prestato del denaro che, se non vendi prima il titolo (di credito), ti verrà restituito ad una certa data tutto in una volta, che tu lo voglia o no.
Credetemi sulla parola: è sufficiente la spiegazione di questa semplice differenza per far vacillare persino le convinzioni che sembravano più immodificabili. Infatti, qualunque cliente, in condizioni normali, non è disponibile a diventare socio neanche del Dalai Lama…
Ciò detto, introduciamo alcuni concetti che ci permetteranno di rendere semplice i principi di Investimento Elementare all’epoca di Zerolandia, e cioè dei tassi a breve periodo pari a zero. Per cominciare, quella che appare come una banale ovvietà:
“IL TUO DENARO, PRIMA DI ESSERE INVESTITO IN QUALCOSA, È LIQUIDO”.
Fino a ieri, lo status di “liquidità” del denaro è stato spesso visto, dalla generazione dei babyboomers (cioè i “figli del miracolo economico italiano” degli anni ’50 -’60, quelli che viaggiavano con i BOT al 15.00% annuo…) come nefasto, improduttivo e inopportuno: “…ma come…dovrei lasciare i soldi sul conto e non percepire alcun interesse…??? “.
Dopo quarant’anni, questa domanda è ancora “nell’aria”, e se ci pensate bene è il motore culturale che muove ancora oggi una larga fascia di risparmiatori e li fa investire anche in titoli allo 0.75% annuo (magari in emittenti bancari) pur di non lasciare il denaro in conto corrente “…perché sennò perdo interessi…”.
La liquidità – dovrebbero insegnarlo anche alla Materna – è invece un asset (cioè una parte del tutto, un insieme di beni finanziari, in linguaggio Elementariano) talmente strategico che, se usato con intelligenza, permette di poter assumere dei rischi “calcolati” (ma non folli), anche per i risparmiatori poco avvezzi ma oggi orfani del tasso di interesse. Usando la preziosissima liquidità, infatti, ci si potrebbe permette di inserire nel Portafoglio Elementare (ovviamente in minima quantità!) persino obbligazioni di mercati o aziende emergenti, con alta cedola e prezzo ballerino. L’importante sarà non avere fretta di spendere la liquidità, ma investirla “a rate”, ossia poco alla volta e sotto la guida esperta di qualcuno in grado di stemperare i facili entusiasmi.
E allora perché non investirla subito, la liquidità, se si può diversificare correttamente il portafoglio titoli in tanti emittenti riducendo/frammentando il rischio?
La risposta è: TUTTI I TITOLI HANNO UN PREZZO, ED IL PREZZO OSCILLA OGNI GIORNO (anche sensibilmente, in determinate circostanze). Il tasso di interesse, per quanto generoso, non è una polizza assicurativa infallibile in grado di coprire un eventuale caduta del prezzo di un determinato strumento finanziario.
Pertanto, se siete dei consulenti patrimoniali e dovete rispondere alle domande dei vostri clienti relativamente al vostro mestiere, dite pure che la vostra mansione principale è quella del traduttore. Infatti, ogni giorno, non fate altro che ascoltare (e annotare) i desideri dei clienti, per poi tradurli dal linguaggio dei sogni a quello degli obiettivi.
Questa similitudine – provare per credere – funziona sempre.

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