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FIRENZE (ITALPRESS) – Fiorentina e Torino si dividono la posta in palio pareggiando 2-2 ma entrambe alla fine si rammaricano per l’occasione persa di portare a casa i tre punti, anche se sono soprattutto i padroni di casa a mangiarsi le mani, visto che subiscono la rete di Maripan in pieno recupero dopo aver ribaltato con Solomon e Kean l’iniziale gol di Casadei. La partita è divertente ma ricca di errori, gli ospiti, seppur privi di Prati e Vlasi squalificati, dimostrano fin dai primi minuti di non essere venuti a Firenze in gita e collezionano due palle gol con Kulenovic e Lazaro, che sfiora la traversa. Il 3-5-2 mandato in campo da Baroni manda in tilt gli esterni gigliati, in particolar modo Dodo: non è un caso sia lui a perdere, in compartecipazione con Comuzzo, l’inserimento in area di Casadei, che servito da un assist di Ilkhan porta in vantaggio i granata al 26′. Segni viola nella parte iniziale di gara solo con un lancio per Kean che l’attaccante numero 20 spreca mettendo sopra la traversa solo davanti a Paleari. Proprio quest’ultimo è il protagonista fino all’intervallo con una parata di piedi su due colpi mancini di Brescianini e Mandragora. La Fiorentina sbatte troppe volte contro il muro ospite e alla fine Gudmundsson e compagni collezionano solo un alto numero di calci d’angolo. L’islandese deve lasciare il campo dopo neanche 1′ della ripresa per un duro colpo subito alla caviglia, al suo posto Harrison che si sistema a destra, con Solomon che cambia fascia. Proprio l’israeliano sfrutta al meglio una palla recuperata sulla trequarti granata da Mandragora e fa 1-1 al 51′. I padroni di casa ribaltano il risultato 6′ dopo con Kean, perfetto a sfruttare un assist dell’ex Leeds. La risposta di Baroni è l’immediato inserimento di Simeone e Anjorin per Kulenovic e Ilkhan. Il Toro sembra però accusare il doppio colpo subito, tanto che arrivano tre ammonizioni ravvicinate, mentre Vanoli decide di inserire Fabbian e Ndour modificando le mezzali e dando vivacità a centrocampo. Un altro subentrato, Zapata, ha la grande chance di pareggiare per gli ospiti, ma De Gea dice no. Al 93′, però, su una punizione da sinistra Maripan svetta su tutti e fa 2-2. Per la Fiorentina l’ennesima beffa di una stagione di troppe amarezze, per i granata un mezzo sorriso.
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GENOVA (ITALPRESS) – Vittoria al cardiopalma e di vitale importanza per il Napoli. I campioni d’Italia di Antonio Conte superano 3-2 il Genoa in pieno recupero nella trasferta del Ferraris: decidono la doppietta di Rasmus Hojlund (suo il rigore decisivo al 95° e con gli azzurri in 10 al 76° per l’espulsione di Juan Jesus) e un gol di Scott McTominay (suona l’allarme per il suo infortunio, l’ennesimo per la squadra). Una partita piena di emozioni con il botta e risposta che inizia con il vantaggio del Grifone arrivato dagli 11 metri con Malinovskyi, mentre il momentaneo 2-2, dopo la rimonta partenopea, era stato di Colombo.
Pronti via e Buongiorno sbaglia un retropassaggio per Meret, che stende Vitinha in area di rigore: Massa, dopo una revisione Var, conferma la decisione di assegnare il penalty. Ruslan Malinovskyi si presenta sul dischetto e spiazza Meret, portando in vantaggio i rossoblù di mister De Rossi. I campioni d’Italia provano a riorganizzarsi e, dopo una fase di studio, al 20′ agguantano il pareggio con Rasmus Hojlund, abile nel realizzare il tap-in vincente dopo la corta respinta di Bijlow. Neanche il tempo di metabolizzare l’1-1 per i padroni di casa, che il Napoli firma la rete del sorpasso pochi secondi più tardi: Scott McTominay scarica uno splendido destro dalla distanza, che non lascia scampo al portiere avversario.
Dopo uno spettacolare avvio di gara, i ritmi di gioco si abbassano e non si registrano occasioni degne di nota. A pochi minuti dal termine del primo tempo Norton-Cuffy tenta un’insidiosa conclusione dalla distanza, che però termina di poco alta sopra la traversa. Si va a riposo sul parziale di 1-2. Nella ripresa McTominay è costretto ad abbandonare il terreno di gioco per un problema fisico accusato già nel primo tempo, al suo posto entra Giovane. La partita sembra vivere una fase di stallo, ma a spezzarla è un altro gravissimo errore di Buongiorno, che si fa rubare palla da Lorenzo Colombo: l’ex Milan si presenta davanti a Meret e deposita in rete per il 2-2 del Genoa. Al 63′ gli ospiti hanno una doppia occasione per tornare avanti, prima con un tiro di Gutierrez che viene murato, e poi con una conclusione di Lobotka. Il match per il Napoli si fa ancora più in salita al 76′, quando Juan Jesus commette una clamorosa ingenuità e si fa espellere per doppia ammonizione pochi secondi prima del cambio. Nel finale i gli azzurri, nonostante l’inferiorità numerica, ottengono un calcio di rigore per fallo di Cornet su Vergara: dagli 11 metri va Rasmus Hojlund che, con un brivido, supera Bijlow. L’assedio rossoblù degli ultimi secondi non paga, i campioni d’Italia portano a casa una soffertissima seconda vittoria consecutiva e restano al terzo posto.
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MILANO (ITALPRESS) – La celebrazione dell’Italia, con il tema dell’armonia a fare da filo conduttore, fra bellezza, arte e qualche colpo di scena: l’Olimpiade invernale di Milano-Cortina può iniziare. Non ha tradito le attese la cerimonia inaugurale dei Giochi a San Siro. Lo spettacolo ideato da Marco Balich è stato un omaggio all’Italia, alla sua cultura e creatività. Ma è stato anche e soprattutto un messaggio universale di pace e dialogo, un invito per tutti a immaginare un futuro in cui le differenze non dividono, ma costruiscono. Del resto è questa l’armonia, “mettere insieme ciò che è diverso”. In un San Siro sold out, la scena viene subito dominata da un grande cerchio, riferimento alla pianta originaria di Milano, con quattro rampe che collegano idealmente le altre sedi di questi inediti Giochi diffusi, Cortina, Livigno e Predazzo. E la stessa Cortina è parte attiva di una cerimonia nata grazie al contributo di 1200 performer volontari, dai 10 ai 70 anni, e dopo oltre 700 ore di prove. Il video iniziale che dà a tutti il benvenuto in Italia fa da prologo a uno show che afferra qua e là riferimenti di ogni tipo, dalla scultura (Canova e il suo “Amore e Psiche”) alla musica – con Matilde De Angelis direttrice d’orchestra – che abbraccia la lirica di Verdi, Puccini e Rossini ma anche un omaggio a Raffaella Carrà, fino all’annunciata esibizione di Mariah Carey – accolta da uno dei tanti boati che scandiranno la serata – in quel “Nel Blu dipinto di Blu” a cui segue il suo “Nothing is impossible”, perfetta colonna sonora delle imprese sportive che verranno. E se a Londra2012 la regina Elisabetta si prestava a un simpatico cameo con lo 007 Daniel Craig, a Milano-Cortina è il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a improvvisarsi in un video passeggero del tram, rigorosamente numero 26, con un conducente d’eccezione, Valentino Rossi. Il Capo dello Stato si materializza in carne e ossa a San Siro (con ovazione annessa), prima del doppio alzabandiera che torna a unire Milano e Cortina e precede l’inno d’Italia, affidato per l’occasione a una star riconosciuta in tutto il mondo come Laura Pausini. Città e montagna vanno insieme a braccetto, ancora fra musica e poesia (“L’Infinito” di Leopardi recitato da Pierfrancesco Favino), lasciando poi spazio alla sfilata degli atleti distribuita fra Milano (fischi per Israele e per il vicepresidente Usa Vance, Ucraina sommersa dagli applausi), Cortina, Livigno e Predazzo. Come da tradizione, gli azzurri – preceduti dalla Francia che organizzerà i Giochi nel 2030 – escono per ultimi: Arianna Fontana e Federico Pellegrino sventolano alto il tricolore nel boato di San Siro, nel centro della località dolomitica fa altrettanto Federica Brignone sulle spalle di Amos Mosaner. Sono in tutto 146 gli atleti a sfilare (il grosso a Milano, 70, tranne i pattinatori impegnati in gara sabato). Arriva il momento di Sabrina Impacciatore, altra artista annunciata, incaricata di ripercorrere i 100 anni della storia delle Olimpiadi invernali, strizzando l’occhio pure alla Valanga azzurra e Adriano Celentano. C’è spazio anche per una lezione sui gesti italiani a cura di Brenda Lodigiani prima della parte istituzionale. “Siamo pronti a scrivere una nuova pagina della storia olimpica, ispirati dai valori che ci uniscono tutti: eccellenza, amicizia e rispetto – ha sottolineato Giovanni Malagò, presidente della Fondazione Milano Cortina – Quella che ci attende nelle prossime due settimane è un’edizione pionieristica dei Giochi invernali”. “Abbiamo lottato per arrivare fin qui – ha ricordato ancora – Coordinare così tante realtà diverse, unite nella realizzazione di un unico sogno, è stata una dimostrazione straordinaria della capacità di questo Paese di portare a termine un progetto di tale complessità”. E rivolgendosi agli atleti, “in un’epoca in cui gran parte del mondo è divisa dai conflitti, la vostra presenza dimostra che un altro mondo è possibile. Un mondo fatto di unità, rispetto e armonia”. Parole che trovano sponda in quelle di Kirsty Coventry, presidente del Cio: “Ecco perchè tutti noi amiamo i Giochi Olimpici. Perchè attraverso di voi, vediamo il meglio di noi stessi. Ci ricordate che possiamo essere coraggiosi. Che possiamo essere gentili. Che possiamo rialzarci, non importa quanto dura è stata la caduta. Che questi Giochi siano quindi una celebrazione di ciò che ci unisce, di tutto ciò che ci rende umani. Lasciate che la vostra fiamma accenda la speranza, inneschi la gioia e illumini la strada per tutti noi”. Al grido di “Sergio, Sergio”, Mattarella dichiara aperta l’Olimpiade, e mentre la temperatura si abbassa, a scaldare San Siro arriva la torcia, portata da due simboli di Milan e Inter (Franco Baresi e Beppe Bergomi), giusto per un breve passaggio prima della sua uscita accompagnata dalla voce di Andrea Bocelli sulle note di “Nessun dorma”. E dopo che Ghali, mettendo da parte le polemiche, dà voce a Gianni Rodari in italiano, francese e inglese contro la guerra, l’attrice e ambasciatrice Onu per la pace Charlize Theron richiama Nelson Mandela per lanciare un messaggio di speranza, la speranza a cui fa appello la bandiera a cinque cerchi che si sdoppia fra Milano e Cortina. Il gran finale oltrepassa i confini dello spazio perchè entra in scena anche Samantha Cristoforetti, poi la storica accensione dei due bracieri – uno all’Arco della Pace nel capoluogo lombardo, l’altro a piazza Dibona a Cortina – affidata agli ultimi tedofori: da un lato Alberto Tomba e Deborah Compagnini, dall’altro Sofia Goggia. Uno spettacolo è finito, un altro sta ora per cominciare.
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VERONA (ITALPRESS) – Reti inviolate e tutto invariato. Finisce 0-0 la sfida tra Verona e Pisa, che apre la 24esima giornata della Serie A. Le due formazioni, ultime in classifica a pari punti rimangono entrambe a tre lunghezze dalla zona salvezza. Esordio per entrambi gli allenatori sulle rispettive panchine. Nei gialloblù, il tecnico della primavera Sammarco è stato promosso dopo l’esonero di Zanetti, mentre negli ospiti debutta il 33enne Oscar Hiljemark, tre anni e mezzo da giocatore in Italia tra Palermo e Genoa, scelto al posto di Gilardino. Tanta confusione e altrettanti errori in avvio di gara, forse anche per la tensione di uno scontro che, al 6 di febbraio, è già fondamentale per la rincorsa salvezza. Presa un pò di confidenza con il match, è il Verona a confezionare le azioni più pericolose. Dopo aver lisciato un pallone in area, Orban si riscatta calciando una punizione quasi perfetta, che si stampa sul palo e fa tremare il Pisa. Sempre l’attaccante degli scaligeri è protagonista di un colpo di testa in area, che viene respinto sulla linea da Bozhinov. Doveri, però, ferma tutto: il pallone era già stato bloccato da Scuffet. Succede poco altro in un primo tempo che termina 0-0.
In avvio di ripresa, il Pisa prova a fare qualcosa in più, prendendo maggiore iniziativa rispetto ai primi 45′ e avvicinandosi alla porta difesa da Montipò. I nerazzurri vanno a un passo dal vantaggio all’81’ con una doppia occasione. Sugli sviluppi di un angolo, Moreo colpisce il palo con un colpo di testa, la palla finisce tra i piedi di Caracciolo che prova la ribattuta, ma il portiere del Verona respinge. Gli ospiti ora ci credono, e all’88’ vanno nuovamente vicini al vantaggio: una lettura sbagliata della difesa scaligera favorisce Marin, che in area prova a piazzarla nell’angolino, trovando la respinta di Montipò. Finisce così 0-0 tra i fischi del Bentegodi. Verona e Pisa salgono a quota 15 punti, a -2 dalla fiorentina terzultima e -3 dal Lecce diciassettesimo, prima formazione al momento “salva”.
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(Fonte video: Quirinale)

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