Supererà i 48 miliardi di dollari di valore entro il 2028 (+27%) il mercato globale dei servizi di consulenza per le organizzazioni in ambito ESG e di sostenibilità.
Secondo quanto svelato da un rapporto di Verdantix, la domanda delle aziende per i servizi di consulenza ESG e di sostenibilità è cresciuta notevolmente negli ultimi due anni sulla spinta di diversi fattori. Hanno influito le normative internazionali in materia di rendicontazione delle prestazioni in ambito ESG (in senso restrittivo e di maggior trasparenza) e la pressione sempre più forte esercitata da consumatori e investitori oltre al rischio crescente d’incorrere in contenziosi con danni alla reputazione aziendale.
Grazie a questi due fattori, il mercato globale dei servizi di consulenza per le organizzazioni in ambito ESG e di sostenibilità entro il 2028 arriverà a superare i 48 miliardi di dollari di valutazione, con un tasso annuo di crescita composto del 27%. L’analisi rileva che il mercato è cresciuto notevolmente negli ultimi due anni, in termini di domanda della clientela aziendale e numero di società di consulenza attive, facendo registrare nel corso del 2023 un fatturato complessivo di 14 miliardi di dollari. In particolare, a spingere il trend di crescita ha
contribuito molto la più stringente regolamentazione delle prestazioni in ambito ESG, che ha costretto le organizzazioni ad adattarsi ai nuovi requisiti di conformità onde evitare di dover subire gli effetti negativi derivanti da eventuali rischi di contenziosi e cause miliardarie per il c.d. greenwashing. Inoltre, anche la crescente pressione esercitata sulle aziende da parte di consumatori, opinione pubblica e investitori, che obbliga le aziende a dimostrare l’impegno costante e reale nei confronti dell’ambiente e della responsabilità sociale, ha contribuito a consolidare il trend di crescita.
Ci sono poi le ricadute sul lato finanziario con gli investitori istituzionali e i gestori patrimoniali di fondi sostenibili, che incorporano sempre più spesso i criteri ESG nelle decisioni d’investimento, e anche i membri dei consigli d’amministrazione analizzano più attentamente l’impatto reale delle prestazioni ESG dell’organizzazione. La consulenza in materia di ambiente e sostenibilità svolge dunque un ruolo sempre più centrale nell’affrontare le crescenti sfide globali e i consulenti in questo campo devono essere al corrente delle costanti evoluzioni delle normative ESG nazionali e internazionali, oltre a saper analizzare, sfruttare e valorizzare i dati generati in questo campo, consigliando in modo ottimale le decisioni operative e di investimento che le aziende devono prendere.
Una delle chiavi che contribuiscono a dare valore alla consulenza aziendale in ambito ESG è rappresentata da un approccio scientifico, basato su un’attenta analisi dei dati anche grazie al supporto degli innovativi supporti digitali. L’Italia è pioniera in questo campo grazie ad aziende come ARB SB (Verona), leader nella realizzazione di progetti e strategie di sviluppo sostenibile in grado di rispettare appieno i criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) e i 17 principi delle Nazioni Unite contenuti nell’Agenda 2030 (SDGs).
Uno dei problemi più attuali che si trovano a dover affrontare le società attive nel mercato dei servizi di consulenza in ambito ESG riguarda la mancanza di un parametro univoco, internazionalmente riconosciuto, di valutazione e misurazione del livello di sostenibilità di un’azienda, basato sull’unione degli strumenti analitici, senza che siano presi in considerazione separatamente. Da qui la nascita di SI Rating, l’algoritmo sviluppato da ARB SB in collaborazione con SASB, Sustainability accounting standard board, organizzazione senza scopo di lucro, riferimento mondiale per l’analisi dei rischi finanziari ESG che permette alle aziende, di ogni settore e dimensione, di poter misurare, monitorare e comunicare le performance di sostenibilità e ESG, individuando rischi e opportunità.



Il dollaro USA, che ha sovraperformato tutte le valute del G10 quest’anno, è stato quindi favorito. Riteniamo che la Banca d’Inghilterra inizierà ad allentare la politica monetaria in agosto, dopo le elezioni nel paese, mentre la Banca centrale norvegese, quella australiana e quella neozelandese non sembrano intenzionate a ridurre i tassi prima della fine del 2024. Al contrario, la Banca nazionale svizzera e la Riksbank svedese sono state le prime banche centrali del G10 a tagliare i tassi, seguite a giugno dalla BCE e dalla Bank of Canada.
Sul fronte macroeconomico, negli ultimi mesi si è registrato un costante calo dei tassi di inflazione in tutto il mondo, anche se in alcuni casi il processo di disinflazione ha recentemente subito un arresto. Anche la domanda mondiale ha retto bene, con un andamento delle economie largamente superiore alle attese, in particolare in Europa. Ciò può spiegare in parte il rallentamento delle aspettative di taglio dei tassi nel G10. A giugno l’attenzione dei mercati si è spostata in gran parte sulla politica. Le elezioni in Messico, Sudafrica e India hanno provocato volatilità sia nei mercati locali che in quelli dei cambi. I risultati delle elezioni parlamentari europee hanno contribuito a una debole performance dell’euro, a causa della convocazione di elezioni anticipate in Francia. Il doppio turno elettorale ha un pò tradito le attese di un possibile governo di destra: il Rassemblement National di Le Pen, dopo aver ottenuto il maggior numero di voti, non è riuscito a raggiungere la maggioranza assoluta al secondo turno ed è fuori da ogni ipotesi di governo. 

La costituzione di una maggioranza laburista nel Regno Unito costituisce un fattore leggermente positivo per la sterlina. Questo era già completamente scontato dai mercati, anche se potremmo assistere a un nuovo rialzo degli asset britannici nelle prossime settimane se il neo-premier Starmer dovesse aumentare la retorica a favore di un avvicinamento tra Regno Unito e Unione Europea. I dati sull’indice dei prezzi al consumo di giugno (17/07) potrebbero mostrare che l’inflazione britannica si è attestata al di sotto dell’obiettivo del 2% per la prima volta in oltre tre anni. Questo sarà l’ultimo dato sull’inflazione prima della prossima riunione della Banca d’Inghilterra e un eventuale dato debole potrebbe portare ad un taglio ad agosto.
Negli Stati Uniti, gli investitori dovrebbero presto rivolgere la loro attenzione alle conseguenze delle elezioni presidenziali di novembre, che finora sono rimaste in secondo piano. La disastrosa performance di Joe Biden nel primo dibattito elettorale di giugno sembra aver spianato la strada a un secondo mandato alla Casa Bianca per Donald Trump, che secondo i bookmaker ha una probabilità del 65% di vittoria. Questo potrebbe presto riflettersi in un rafforzamento del dollaro, qualora i mercati iniziassero a prevedere un maggiore protezionismo sotto la sua amministrazione. A fine mese (31/07) si riunirà anche la Federal Reserve. Prevediamo ancora due tagli dei tassi entro la fine del 2024 e cercheremo di individuare eventuali segnali di una svolta dovish nel messaggio della Fed durante la riunione di questo mese.
Per il resto, gli investitori terranno d’occhio gli sviluppi in Giappone e monitoreranno attentamente l’andamento dello yen, che attualmente viaggia vicino ai minimi di quattro decenni rispetto al dollaro. Questo potrebbe innescare un intervento diretto sul mercato dei cambi delle autorità giapponesi questo mese e potrebbe portare a toni più restrittivi da parte della Banca del Giappone nella riunione di luglio. Riteniamo che la BoJ a luglio alzerà i tassi per la seconda volta da inizio anno, anche se probabilmente dovrebbe essere accompagnata da una serie di commenti hawkish per innescare qualcosa di più di una modesta ripresa della valuta giapponese.

primo turno si è affermato il Rassemblement National di Marine Le Pen. L’aumento dell’incertezza politica che ne è derivato, unito ai crescenti rischi che ciò possa danneggiare le finanze pubbliche francesi, ha portato il differenziale di rendimento dell’OAT decennale francese rispetto alla Germania a 84 pb (+35 pb), il livello più alto degli ultimi 12 anni, con il rendimento dell’OAT decennale al 3,28%, mentre il rendimento del Bund è sceso di 22 pb al 2,4%. L’incertezza politica in Francia ha avuto un impatto anche sugli spread di altri paesi periferici: lo spread BTP-Bund è salito di 30 pb a 160 pb, con il 10Y al 4%.
Come ampiamente previsto, la Commissione europea ha proposto al Consiglio l’apertura di una procedura per deficit eccessivo nei confronti dell’Italia (e di altri sei Paesi). Non vediamo alcun impatto rilevante a breve termine dalla richiesta di procedura d’infrazione. Lo sforzo per il bilancio italiano non è significativo ed è in gran parte già previsto nel percorso programmatico del governo, che tuttavia ha margini di manovra limitati. Giudichiamo positivamente le dichiarazioni del Ministro dell’Economia Giorgetti (nella foto), che ha rafforzato il concetto di “percorso di cautela” e “selettività” sulla finanza pubblica.
Negli Stati Uniti, l’ufficio di bilancio del Congresso ha pubblicato nuove proiezioni che indicano che il deficit federale dovrebbe essere di 1,9 trilioni di dollari, pari al 6,7% del Pil, nell’attuale anno fiscale 2024. Questa proiezione è superiore di oltre 400 miliardi di dollari rispetto alle previsioni di febbraio. Inoltre, si prevede che il deficit si ridurrà solo marginalmente nei prossimi anni, raggiungendo un minimo del 5,5% del Pil nel 2027, prima che l’invecchiamento della popolazione e l’aumento dei costi di servizio del debito lo riportino verso il 7% del Pil entro un decennio. Anche se riteniamo che i tassi rimarranno strutturalmente più alti rispetto al recente passato, la riduzione del costo del debito ci sembra l’unica strada politicamente percorribile per gestire la crescita del debito pubblico, motivo per cui ci aspettiamo che la Fed riduca i tassi il prima possibile. Questo scenario è favorevole alle azioni nel medio termine.
Il nostro scenario di base prevede una crescita economica modesta che non sfoci in una recessione, con un miglioramento in Europa e un rallentamento della velocità di crescita negli Stati Uniti (in particolare dei consumi) e le banche centrali che ridurranno gradualmente i tassi di interesse reali, prima la Bce, poi la Fed. In questo contesto continuiamo a essere costruttivi sulle mid-small cap italiane: storicamente, queste hanno sovraperformato, in media, all’inizio del ciclo di riduzione dei tassi. I temi chiave del nostro portafoglio rimangono il Green capex, con titoli come Danieli e Prysmian che beneficeranno di un ciclo di investimenti a lungo termine nei rispettivi settori, e la transizione energetica, dove confermiamo il nostro posizionamento sempre su Prysmian.
Nel primo semestre del 2024, in particolare, i volumi maggiori rispecchiano quasi fedelmente i dati regionali sul PIL in scala decrescente. Pertanto, si riscontra un volume maggiore di ricerche di abitazioni fino a 50 mq nel Nord-Ovest, seguito dal Centro, dal Nord-Est, dal Sud e dalle Isole. Le regioni in cui si sono cercate di più le case piccole sono la Lombardia, il Lazio, la Toscana, la Liguria e il Piemonte, mentre i dieci capoluoghi dove le ricerche di questo tipo di case sono più elevate sono Roma, Milano, Torino, Napoli, Bologna, Firenze, Genova, Palermo, Bari e Catania. Per quanto riguarda le case piccole da acquistare, il podio è invariato: Roma, Milano e Torino in testa, seguite da Napoli, Firenze, Bologna, Genova, Palermo, Bari e Catania. Per la ricerca delle case piccole in affitto, invece, Milano supera Roma. Al terzo posto troviamo Torino, seguita da Bologna, Napoli, Firenze, Genova, Palermo, Catania e Parma.
La tipologia di casa piccola più cercata è l’appartamento. Il bilocale è il taglio più cercato seguito dal monolocale e dal trilocale. Le case piccole più cercate in vendita hanno un prezzo da 50.001 euro a 100.000 euro, seguite da quelle fino a 50.000 euro e tra 100.001 euro e 200.000 euro. Le case piccole più cercate in affitto hanno un prezzo da 401 euro a 600 euro seguite da quelle da 601 euro a 800 euro e tra 201 euro e 400 euro. Per quanto riguarda i prezzi di vendita, a luglio 2024 le case fino a 50 mq sono più costose al Nord-Ovest, con un prezzo medio di 125.650 euro, seguito dal Nord-Est con 121.662 euro, dal Centro con 113.321 euro, dalle Isole con 89.107 euro e dal Sud con 68.800 euro.
Le regioni dove le case di piccola metratura costano di più sono il Trentino-Alto Adige, con un prezzo medio di vendita di 174.920 euro e una metratura media di 43 mq, la Liguria con un prezzo medio di 149.985 euro per 43 mq medi e la Lombardia, con un prezzo medio di 131.018 euro per 43 mq, mentre la regione meno costosa è la Calabria con un prezzo medio di 48.628 euro per 42 mq. Tra i capoluoghi, Milano è il più costoso per l’acquisto di una casa piccola. Qui il prezzo medio è 249.707 euro (42 mq). Sul secondo gradino del podio si posiziona Bolzano, dove il prezzo medio è 223.033 euro per una metratura media di 42 mq. Al terzo posto troviamo Venezia, con un prezzo medio di 204.429 euro (per una media di 43 mq). Il capoluogo dove l’acquisto di una casa è meno oneroso è Taranto (36.889 per 43 mq).
Per quanto riguarda i canoni di affitto, il Nord-Ovest si conferma il più costoso per chi intende affittare una casa di piccole dimensioni, con un canone mensile medio di 1.100 euro e una metratura media di 41 mq, seguito dal Centro con 1.071 euro per 41 mq medi, dal Nord-Est con 1.025 euro per 42 mq, dalle Isole con 705 euro per 41 mq medi e dal Sud con 700 euro per 42 mq. La regione con i canoni più alti per le case piccole è la Valle d’Aosta, con una richiesta media di 1.669 euro al mese per 42 mq, seguita dalla Toscana con 1.222 euro medi per 42 mq e dalla Lombardia con 1.216 euro in media per 41 mq. La regione dove i canoni sono più bassi, invece, è l’Umbria con un canone mensile medio di 423 euro per 41 mq.
Tra i capoluoghi, Como registra i prezzi più elevati con un canone mensile medio di 1.703 euro per una metratura media di 41 mq. Al secondo posto c’è Milano, con una richiesta mensile media di 1.332 euro per una metratura media di 41 mq e al terzo posto Firenze con un canone medio di 1.297 euro al mese per 41 mq. Il capoluogo dove è più conveniente affittare una casa di piccola metratura è Isernia, con 270 euro al mese per una metratura media di 31 mq.
Nonostante il 52% del campione ritenga che l’inflazione possa influire sui programmi di viaggio, il budget medio cresce: 2.041€, anche se inferiore alla media europea (2.446€), ma superiore del 15% rispetto al 2023. Inoltre, cresce l’interesse per le destinazioni extra-UE grazie al loro carattere esotico, al basso costo della vita locale e alle favorevoli variazioni nei tassi di cambio. Per contro, i conflitti armati (51%, +23% rispetto al 2023), le motivazioni economiche (58%, +5% rispetto al 2023) e il rischio di fenomeni naturali estremi, incluso il caldo eccessivo, influenzano la scelta della destinazione; la salute e la sicurezza personale rimangono le principali preoccupazioni dei viaggiatori.
Secondo
In Sud America, invece, una meta da tenere in considerazione è il Cile (-13.55%), poiché il Peso cileno ha registrato un crollo dell’8,4% rispetto all’Euro, non bilanciato dall’inflazione. Il potere di acquisto dell’Euro in Brasile, in Perù e Colombia è invece rimasto sostanzialmente invariato, mentre è diminuito in Messico (-5.30%). Al contrario, il Sudafrica è notevolmente più economico, con un potere d’acquisto dell’euro in aumento (2,92%), mentre alcune destinazioni esotiche (Emirati Arabi Uniti e gli stessi Stati Uniti) confermano nuovamente la loro posizione tra le mete più gettonate dagli italiani, sebbene non offrano vantaggi finanziari significativi (rispetto al giugno scorso, l’Euro ha guadagnato l’1,66% rispetto al Dirham degli Emirati Arabi Uniti e circa il 2% rispetto al Dollaro statunitense). Tuttavia, anche se il cambio non è conveniente in queste località, il rapporto qualità-prezzo della tariffa aerea è una delle motivazioni per le quali vengono scelte queste mete, come evidenziato dal Travel Trends di Skyscanner. Nel 2024, i prezzi dei voli per Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti) sono infatti diminuiti del 37%.
In conclusione, il 2024 si preannuncia come un’annata record per il turismo internazionale. Secondo l’ultimo Barometro mondiale del turismo dell’UNWTO, il settore recupererà completamente i livelli pre-pandemici nel 2024, con un aumento del 2% rispetto ai livelli del 2019. Si prevede che il turismo cinese, sia in entrata che in uscita, subirà un’accelerazione nel corso dell’anno, grazie alla facilitazione dei visti e al miglioramento della capacità aerea. Tuttavia, ostacoli economici come l’inflazione persistente, i tassi di interesse elevati e i prezzi del petrolio volatili, insieme alle tensioni geopolitiche, continuano a porre sfide significative alla ripresa sostenuta del turismo internazionale.
“Il mercato evolve, subentrano nuovi asset digitali, le esigenze dei consumatori sono in costante evoluzione e la tecnologia è la chiave per colmare questo gap”, ha commentato Tommaso Giovannini (nella foto), Practice Manager Insurance di Mia-Platform. I Millennial e la Gen Z sono noti come consumatori “point-and-click”, preferiscono processi d’acquisto semplici e rapidi, specialmente quando si tratta di prodotti assicurativi: non vogliono investire ore leggendo documenti complessi o interagendo ripetutamente con un agente per acquistare una polizza, cercano invece immediatezza e trasparenza, prediligendo il formato digitale. Inoltre non vogliono preoccuparsi dell’assicurazione quando acquistano beni o servizi, ma desiderano che sia inclusa o comunque disponibile al momento dell’acquisto: si parla, a questo proposito di polizze embedded.
Il trend delle polizze embedded è confermato dai numeri: secondo un sondaggio realizzato dalla Boston Consulting Group, l’84% della Gen Z e il 75% dei Millennial hanno dichiarato che acquisterebbero un prodotto embedded insurance, contro il 59% della Gen X e il 46% dei babyboomer. Sempre dalla stessa indagine emerge anche che i settori in cui l’assicurazione integrata sarebbe maggiormente auspicabile dalle giovani generazioni sono l’automotive e il travel: in media il 30% delle giovani generazioni acquisterebbe volentieri polizze assicurative integrate direttamente nel processo di vendita e manutenzione delle automobili e assicurazioni di viaggio come parte integrante del pacchetto di servizi forniti dalle travel agency.
Infatti, secondo il recentissimo report “Embedded Auto Insurance” realizzato da Polly Insurance, 4 persone su 5 appartenenti alla Gen Z e ai Millennial ritengono che l’assicurazione dovrebbe essere parte del processo di acquisto dell’auto, ritenendo il 75% più conveniente acquistare veicolo e assicurazione insieme. Ugualmente, se parliamo dei viaggi, ormai da tempo è diffusa la tendenza a comprare un’assicurazione contestualmente all’acquisto dei biglietti per i viaggi in treno o in aereo, oltre che per le prenotazioni di alloggi. Si stima infatti che il mercato globale dell’embedded insurance nei viaggi e nell’hospitality conoscerà un incremento di circa il 97% in 7 anni, passando da 18,8 miliardi di dollari del 2023 a 37 entro il 2030, con un tasso di crescita annuale composto (CAGR) del 9,67%.
“Questi dati evidenziano come in un mondo sempre più connesso e digitale, l’embedded insurance sia diventata una necessità, sia per le giovani generazioni, migliorando l’esperienza utente, sia per le compagnie assicurative, dimostrandosi la strada migliore da perseguire per evolversi e rimanere competitive”, ha commentato Tommaso Giovannini. Ma non è tutto. Secondo EY i canali integrati costituiranno oltre il 30% di tutte le transazioni assicurative entro il 2028. In particolare Gen Z e Millennial, che risultano essere anche le generazioni più aperte all’innovazione, preferiscono un’esperienza di acquisto più fluida: rimanendo sempre nell’ambito dell’automotive, per esempio, secondo i dati di Polly Insurance, l’82% preferisce utilizzare dispositivi mobili per l’acquisto di assicurazioni, mentre il 65% è disposto ad attivare un’assicurazione tramite un’app integrata presso il concessionario.
Rimane tuttavia aperta una grande questione, ossia se il settore assicurativo, per la maggior parte ancora legato a sistemi informatici tradizionali, è realmente pronto per questo cambiamento: secondo una ricerca di McKinsey del 2022, l’81% degli assicuratori aveva meno del 25% dei propri sistemi su cloud pubblico, fondamentale per l’embedded insurance. È dunque necessario che le compagnie innanzitutto stabiliscano processi operativi digitali che consentano loro d’integrarsi con il rivenditore nella maniera più rapida possibile: “È fondamentale che il portale del rivenditore sia integrato con i sistemi
Di solito questo processo di integrazione richiede un tempo che varia tra i 6 e i 9 mesi, poichè le società assicurative hanno in dotazione strumenti e sistemi non progettati per essere agili, e quindi non sono in grado di raggiungere rapidamente i partner. In questo contesto diventa fondamentale adottare un approccio che consenta alle aziende assicurative di personalizzare l’offerta in base alle richieste dei partner, utilizzando una piattaforma digitale che permette di ragionare per pacchetti applicativi singoli: in questo modo, la compagnia può intervenire su ciascun componente, customizzandolo senza dover modificare l’intero sistema. 
Scopriamolo insieme. La California, negli ultimi mesi, sta vivendo una fase di rinascita economica significativa. Secondo il
Le opportunità di networking sono infinite, grazie alla presenza di numerosi eventi, conferenze e fiere. La città ospita alcune delle più grandi aziende del mondo e startup innovative sempre alla ricerca di nuovi talenti. Tuttavia, Los Angeles non è solo lavoro. La città è famosa per la sua movida e le sue innumerevoli attrazioni culturali. I suoi musei offrono esposizioni di livello mondiale. La vita notturna è tra le più pittoresche, con bar, club e ristoranti che soddisfano tutti i gusti. Inoltre, la città è un melting-pot di vari orizzonti culturali, che trovano una sintesi in una scena culinaria ricca e variegata, che va dai mitici food trucks ai ristoranti stellati Michelin.
Vivere a Los Angeles, per un italiano di 30-40 anni alla ricerca di nuove prospettive di lavoro, può essere un’avventura emozionante che arricchisce il proprio bagaglio culturale. La città offre infinite opportunità professionali e non solo, ma è fondamentale essere consapevoli dei costi associati alla vita in una metropoli così dinamica. Dalla spesa per il volo e l’affitto, ai costi dei trasporti e della vita quotidiana, è importante pianificare attentamente il proprio budget per godere appieno di tutto ciò che Los Angeles ha da offrire. Nonostante le sfide economiche, la possibilità di vivere in una delle città più affascinanti e stimolanti al mondo rende questo investimento un’opzione da considerare con attenzione.
Per un italiano che decide di trasferirsi a Los Angeles, uno dei primi aspetti da considerare è il costo del volo. I prezzi per un biglietto aereo di sola andata variano a seconda della città di partenza: da Roma Fiumicino all’Aeroporto internazionale di Los Angeles il costo è di 436,99 euro, da Milano Malpensa 307 euro, mentre da Palermo Punta Raisi si spendono circa 360 euro (i sono indicativi e possono variare in base alla stagione e alle offerte delle compagnie aeree). Una volta arrivati a Los Angeles, la scelta dell’alloggio si scontra con il fatto che la città è una tra le più care degli Stati Uniti. La zona di Palms è particolarmente apprezzata dai giovani professionisti per la sua posizione strategica e i servizi offerti. Qui, il costo medio di un monolocale ammobiliato di 25 metri quadri con bagno privato e Wi-Fi si aggira intorno ai 1.750 dollari al mese. Questa cifra rappresenta una spesa considerevole, ma riflette il costo della vita in una delle città più dinamiche e ricercate degli Stati Uniti.
Un altro elemento fondamentale da considerare è il costo dei trasporti urbani. Los Angeles è una città estesa, e spostarsi senza un’auto può essere complicato. Tuttavia, il sistema di trasporto pubblico di
Relativamente alla spesa alimentare, essa incide nel budget familiare per circa 300 dollari settimanali (al supermercato), facendo della California lo stato più caro o tra i più cari (come riportato dal
Per quanto riguarda la movida, Los Angeles offre una vasta gamma di attività a prezzi diversi. Andare al cinema costa in media 12 dollari a biglietto. Una pinta di birra in un pub o un bar costa circa 8 dollari, mentre una serata in discoteca può variare tra i 20 e i 40 dollari a seconda del locale e della serata. Questi costi possono sembrare elevati, ma riflettono la qualità e l’esperienza offerta dai locali di Los Angeles, che sono tra i migliori al mondo.
Nell’attuale contesto di crescente sensibilità verso la salvaguardia ambientale, il risparmio energetico è diventato una priorità assoluta per facilitare questa transizione. Il tema dell’efficienza energetica è stato affrontato a livello internazionale con la sottoscrizione di diversi accordi, e a livello europeo con il protagonismo della Commissione Europea. L’Europa si è posta in una posizione di avanguardia rispetto alle tematiche ambientali attraverso il Green Deal, il pacchetto Fit for 55, e, a livello legislativo, con la Direttiva
sull’Efficienza Energetica (EED 3) e la Direttiva Energie Rinnovabili (RED 3). Lo stato al ribasso dei prezzi di gas ed energia è confermato dall’Analisi Trimestrale del Sistema Energetico Italiano redatta da Enea. Secondo il report, nel 2023 i prezzi del gas sono diminuiti del 70% nel primo semestre e del 20% nel secondo semestre. Anche il mercato elettrico ha registrato una situazione analoga. La riduzione della domanda, dovuta in parte al clima mite e alla flessione economica dell’eurozona in seguito al conflitto russo-ucraino, ha contribuito a questa tendenza.
In questo scenario, dove efficienza energetica e tutela ambientale ricoprono un ruolo sempre più cruciale, le vacanze – oltre a costituire un momento di relax e di fuga dalla routine quotidiana – possono diventare anche un’occasione per ottimizzare il consumo energetico della nostra casa. Quando siamo lontani per diversi giorni, è possibile ridurre significativamente gli sprechi energetici con alcune semplici azioni preventive. Ecco una guida pratica su come risparmiare energia e ridurre i costi durante le ferie.
4. Usa timer e sensori di movimento: se hai bisogno di lasciare alcune luci accese per motivi di sicurezza, considera l’uso di timer o sensori di movimento. I timer possono accendere e spegnere le luci a orari prestabiliti, simulando la presenza di persone in casa e risparmiando energia rispetto a lasciare le luci accese tutto il tempo.
6. Chiudi tende e persiane: chiudere tende e persiane può contribuire a mantenere una temperatura interna più stabile, riducendo la necessità di riscaldamento o raffreddamento. In estate, questo aiuta a mantenere la casa più fresca, mentre in inverno aiuta a trattenere il calore.
correttamente (circa 4°C per il frigorifero e -18°C per il freezer) per evitare consumi eccessivi. Riempire il frigorifero con bottiglie d’acqua può aiutare a mantenere la temperatura stabile con meno sforzo energetico.
“Della crescita del Direct Lending in Italia beneficerebbe in larga parte lo stesso settore bancario, che si sta riorientando sempre di più verso l’asset e wealth management, con progressiva diversificazione delle fonti di reddito e dei rischi patrimoniali assunti, con una minore dipendenza del valore economico creato dal Tasso Ufficiale di Sconto, destinato a scendere. Le banche Italiane, negli ultimi due anni, hanno largamente beneficiato della crescita dei tassi, soprattutto in termini di dividendi record e redditività. Le banche italiane potranno supportare lo sviluppo del direct credit, sia raccogliendo risparmi privati da investire sia lavorando in partnership con i fondi mid-market già attivi in questo settore attraverso attività di origination e co-finanziamento sui propri clienti», continua Scardovi (nella foto).
Il Direct Credit è uno strumento ancora poco conosciuto e utilizzato in Italia. Infatti, mentre in America del Nord (USA e Canada) e Gran Bretagna oltre il 70% del credito erogato alle imprese proviene da financial sponsor tra cui i fondi di direct credit, con la quota rimanente finanziata dal sistema bancario, il rapporto di forza appare rovesciato in Europa: in Francia il credito bancario è al 55% del totale, in Italia al 47% e in Germania al 37%, rispetto al 22% per gli Stati Uniti. I volumi di credito diretto non bancario – il cosiddetto shadow banking – sono molto rilevanti a livello globale e caratterizzati da elevata crescita. Il 58% di questo stock è però concentrato in America del Nord, con un capitale disponibile per finanziamenti di direct lending che ammonta a 182 miliardi di dollari a livello globale, per AUM complessivi pari a 546 miliardi.
Il direct credit è caratterizzato da durate medie ponderate dei prestiti più lunghe (oltre 5 anni la durata media negli Stati Uniti, oltre i 6 anni in Italia), a fronte di un costo medio competitivo rispetto a quello bancario (6,8% nel 2023, secondo Aifi). Guardando alle attività di investimento, la quota italiana di private debt risulta pari ad appena 2,9 miliardi di euro nel 2023, registrando, secondo Aifi, un calo del 12% rispetto al 2022, con oltre i due terzi dell’erogato concesso a grandi imprese. Il numero di operazioni è sceso del 37%, passando da 262 a 164, coinvolgendo 109 società. Di queste, il 55% sono stati
finanziamenti, il 38% obbligazioni e il 7% di strumenti ibridi. Peraltro, oltre il 30% dei mini-bond è sottoscritto dalle stesse banche, con limitato uso di basket bond (portafoglio di mini-bond diversificato). Parallelamente, la raccolta degli operatori di private debt attivi in Italia è aumentata nel 2023 del 14%, raggiungendo 1.141 milioni di euro. La raccolta indipendente, che rappresenta il 96% del totale, proviene principalmente dal settore pubblico e dai fondi di fondi istituzionali (46%), seguita dalle banche (19%) e dai fondi pensione e casse di previdenza (16%).
«Considerando il vasto universo di oltre 10.000 aziende in Italia con un fatturato tra i 30 e i 100 milioni di euro, risulta evidente il notevole potenziale di crescita del mercato del private debt, che può essere colto sviluppando maggiormente la raccolta da investitori istituzionali, auspicabilmente supportandola con benefici fiscali. Ciò consentirebbe di aumentare la penetrazione del prodotto tra le piccole e medie imprese italiane e ridurrebbe la dipendenza dal settore bancario per finanziare progetti di crescita organica (principalmente investimenti) o per vie esterne (e.g. M&A)», commenta Luigi Cutugno, Partner Corporate Finance e Debt & Capital Advisory Leader di Deloitte Italia.
La performance asiatica è rimasta irregolare durante il mese di maggio. I mercati ad alto contenuto tecnologico, come il Giappone e Taiwan, hanno sovraperformato, mentre i titoli cinesi hanno proseguito la loro corsa al rialzo. Gli indici dei paesi con un’esposizione poco tecnologica hanno chiaramente sofferto in questo scenario, spingendo l’MSCI Asean in territorio negativo. I titoli della Corea del Sud hanno risentito della debole risposta al programma Value-up del governo, presentata allo scopo di valorizzare le quotate coreane, dopo che le linee guida annunciate erano inferiori alle aspettative del mercato. Continuiamo ad aspettarci ulteriori sforzi del governo per chiudere lo sconto valutario coreano.
Il quadro economico in Asia ha continuato a essere disomogeneo. L’indice dei prezzi al consumo cinese si è stabilizzato ad aprile, ma il PMI manifatturiero è sceso a maggio al di sotto della linea di espansione. Tuttavia, i segmenti dei servizi continuano a sostenere l’espansione del Paese. In Giappone, il tasso d’inflazione rimane stabile in territorio positivo, ma il Pil trimestrale del primo trimestre è sceso sotto le aspettative a -2%. Le esportazioni di Taiwan hanno beneficiato di una forte domanda di semiconduttori e il Pil del primo trimestre è aumentato del 6,51% su base annua. Le esportazioni sono aumentate del 10,8% su base annua in aprile. La Corea del Sud ha registrato un aumento simile nello stesso mese, con un incremento del 13,8% e un’espansione della produzione industriale del 6,1% anno su anno in aprile.
In questo contesto, abbiamo continuato a ridurre l’esposizione al Sud-Est asiatico e la liquidità è stata riallocata verso Cina, Giappone e Corea del Sud. Le valutazioni rimangono molto interessanti da un punto di vista fondamentale e rispetto ai livelli europei e statunitensi. Sebbene i mercati emergenti siano destinati a guidare l’espansione economica globale, gli investitori istituzionali rimangono cauti a causa della forza del dollaro Usa”.









