Giugno 26, 2026
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I Climate Bond per la transizione energetica non sono investiti in maniera efficiente

Lo studio di Marcella Lucchetta della Università Ca’ Foscari Venezia evidenzia come i Climate Bond siano sottoutilizzati proprio nelle aree con un maggiore utilizzo pro capite di combustibili fossili.

I Climate Bond, strumenti finanziari a reddito fisso emessi per raccogliere finanziamenti per il cambiamento climatico, stanno realmente funzionando? Ci stanno effettivamente aiutando a raggiungere lo scopo di ridurre le emissioni? Se lo è chiesto uno studio condotto da Marcella Lucchetta, docente del Dipartimento di Economia dell’Università Ca’ Foscari Venezia pubblicato sulla rivista Journal of Environmental Management dal titolo “Climate bonds: Are they invested efficiently?”, che ha rivelato come non siano efficienti come ci si aspettava nel raggiungere lo scopo prefissato.

Il raggiungimento dell’obiettivo Net-Zero, definito dalle Nazioni Unite come la “riduzione delle emissioni di gas a effetto serra il più vicino possibile allo zero, con il riassorbimento delle emissioni rimanenti dall’atmosfera, dagli oceani e dalle foreste”, dipende fortemente dalla transizione verso metodi ecologici, rendendolo una priorità assoluta. La transizione richiede organizzazione globale e soprattutto ingenti investimenti. Per questo sono stati creati i green bond, ed in particolare i Climate Bond che sono obbligazioni la cui emissione è legata a progetti che hanno un impatto positivo sull’ambiente.

La ricerca condotta da Marcella Lucchetta (nella foto), utilizzando un rigoroso metodo statistico con dati Mondiali dal 2014 al 2022 divisi per aree geografiche e controllando per il reddito pro-capite, ha rilevato che ciascun continente dovrebbe investire almeno il 2% in più pro-capite ogni anno in Climate Bond, per raggiungere gli obiettivi climatici essenziali al raggiungimento del Net-Zero. In particolare i risultati mostrano che, a livello mondiale i Climate Bond sono sottoutilizzati nelle aree con un maggiore utilizzo pro-capite di combustibili fossili e i paesi ad alto reddito stanno gradualmente riducendo la loro dipendenza dai combustibili fossili, mentre i paesi a basso reddito ne hanno sempre utilizzato molto poco (ma con una previsione di crescita futura). 

L’allocazione delle risorse finanziarie sotto forma di Climate Bond per la transizione verde dovrebbe considerare l’uso pro capite di combustibili fossili, nonché l’eterogeneità della crescita demografica e il diverso sviluppo economico macro-regionale. I paesi in via di sviluppo, con le loro grandi popolazioni, avranno bisogno in futuro di maggiori risorse finanziarie per una transizione verde accettabile. I risultati e le conseguenze della ricerca sono importanti perchè dimostrano investimenti per la sostenibilità elevati nelle aree sviluppate dove vi è relativamente meno bisogno (es. paesi del nord Europa) e molto bassi, quasi insignificanti nei paesi emergenti ed in via di sviluppo che utilizzano maggior quantità di combustibili fossili.

In sintesi, se i regolatori, i policy maker, vogliono raggiungere la riduzione delle emissioni e l’obiettivo Net-Zero attraverso i Green e Climate Bond, devono sapere che ci collochiamo al di sotto del 2% rispetto alle previsioni.

C’è da rilevare che il 2% pro-capite è una media: ovvero i paesi emergenti dovrebbero avere una percentuale matematicamente più alta pro-capite che non sono in grado di investire. L’India ha più volte cercato di “ammorbidire” le richieste per il raggiungimento degli obiettivi ambientali: un paese con oltre 1,4 miliardi di abitanti che attualmente ha le maggiori emissioni di combustibili fossili. “Contiamo di proseguire questo filone di ricerca. Ora che i risultati mettono in evidenza la necessità di utilizzare meglio le risorse economiche – spiega Marcella Lucchetta – sarà importante studiare come coordinare la transizione verde nei paesi più poveri. I paesi in via di sviluppo, con le loro grandi popolazioni, avranno bisogno in futuro di maggiori risorse finanziarie per una transizione verde eticamente accettabile”.

Mercato casa, tagli piccoli e trilocali i più richiesti. Immobili di prestigio: la crescita dei prezzi rallenta

Il mercato immobiliare italiano è molto variegato  anche nelle grandi città, dove spesso convivono immobili “ordinari” e edifici di prestigio. Ecco una analisi Milano-Roma-Napoli.

Secondo le analisi di Tecnocasa, la domanda nelle grandi città a Luglio 2023 appare oggi concentrata prevalentemente sul trilocale, che raccoglie il 40,0% delle richieste. A seguire il bilocale con il 25,1% e il quattro locali con il 22,7%. Il medio-piccolo taglio, quindi, vede un aumento della concentrazione di richieste a conferma, in parte, del ritorno degli investitori che in genere scelgono questa tipologia. Si nota, al contrario, una diminuzione della concentrazione della domanda sui quattro locali (trend confermato ormai da tre semestri), come conseguenza dell’aumento dei prezzi che sta interessando le metropoli e dell’esaurirsi della spinta data dalla pandemia alla ricerca di abitazioni più ampie.  

Se il trilocale prevale a livello italiano è il bilocale la tipologia più ricercata a Milano (47,5%), unica tra le grandi città a fare eccezione per la presenza importante di investitori e single tra gli acquirenti, e per essere la città più costosa d’Italia, con un prezzo medio di 4.219 euro al mq per una tipologia usata e 5.036 euro al mq per il nuovo. Il quattro locali prevale a Genova (44,4%), città dove i prezzi sono decisamente più contenuti e si aggirano intorno a 1.114 euro al mq per la tipologia usata e 1.510 euro al mq per quelle di nuova costruzione. Nei capoluoghi di regione che non sono grandi città, la domanda conferma il trilocale come tipologia più ricercata, con il 52,6%, seguito dal quattro locali (21,5%) e infine dal bilocale che raccoglie il 21,3%.  In queste realtà si segnala un aumento della percentuale di richieste sui cinque locali (da 1,9% a 2,9%), grazie ai prezzi più bassi.

Relativamente al segmento degli immobili di prestigio, chi ha a disposizione un’elevata disponibilità di spesa continua a cercare questa tipologia soprattutto come soluzione migliorativa di quella esistente (c.d. upgrade abitativo), ma si vanno diradando gli investitori, che attualmente sono più cauti nelle operazioni. Si tratta di un segmento di mercato di nicchia, con bassa offerta anche se, negli ultimi anni, sono aumentati gli interventi di nuova costruzione di pregio: non solo nelle metropoli, dove si contano sempre più operazioni di recupero, ma anche nelle località turistiche, dove è in aumento la percentuale di stranieri che acquistano e che sono interessati anche a queste tipologie abitative di lusso.

Chi cerca una soluzione di pregio ambisce ad ampi spazi (metrature di almeno 180-200 mq), affacci panoramici, meglio se da attici o terrazzi. Aspetti sempre più imprescindibili, soprattutto sulle nuove costruzioni, oltre alla location e alla qualità dell’abitazione, sono la sicurezza garantita da dispositivi tecnologici all’avanguardia e la progettazione degli ambienti, attenta alle esigenze di comfort e ottimizzazione degli spazi. Nelle zone centrali sono apprezzati gli immobili d’epoca, ancora di più se con caratteristiche architettoniche particolari. La carenza di spazi nelle aree centrali e la bassa offerta stanno portando in alcune città, tra cui Roma e Milano, alla realizzazione di nuove costruzioni anche nelle zone più periferiche ed esterne, hinterland incluso.

A Milano il segmento di pregio tiene, anche se la crescita dei prezzi è più contenuta rispetto a quanto registrato nei semestri precedenti. Queste tipologie immobiliari sono ricercate in zona Moscova, dove si toccano valori di 17.000 euro al mq per il nuovo, di taglio grande (oltre 200 mq), possibilmente in edifici di nuova o recentissima costruzione con servizi di portineria h24, accesso diretto ai garage auto e locali comuni come la palestra. Permane comunque l’interesse per gli stabili d’epoca, preferibilmente con balconi abitabili, almeno tre camere da letto e due bagni, meglio se posizionati dal terzo piano in poi. Negli ultimi tempi, poi, è sempre più importante la presenza di box auto di grandi dimensioni e con possibilità di caricare l’auto elettrica. Nella prestigiosa piazza Mondadori e strade limitrofe si toccano punte di 10.000 euro al mq, mentre i valori più elevati, oltre 10.000 euro al mq, si toccano per le soluzioni d’epoca in via Mascheroni. Seguono corso Vercelli con 9.000 euro al mq, piazza Wagner e via Buonarroti con top prices di 8.000 euro al mq, City Life con 7.000 euro al mq, via Sanzio e via Colonna con abitazioni degli anni ’70 a 6.000 euro al mq.

A Roma i valori degli immobili di pregio sono rimasti sostanzialmente stabili (+ 0,1%). Chi cerca questi ultimi si orienta su tagli superiori a 200 mq, dotati di terrazzo e ascensore. Le famiglie prediligono Porta Pia e via Veneto, dove prevalgono gli acquisti dei residenti oppure di chi si sposta dai quartieri limitrofi e si segnalano soluzioni a 7.000 euro al mq. I prezzi scendono a 5.000 euro al mq in via XX Settembre, perché più vicina alla Stazione Termini. Qui si segnalano anche investitori che impiegano 500-600.000 euro per realizzare case vacanza. Chi è interessato al segmento di pregio si orienta su piazza Navona, Campo dei Fiori e Fontana di Trevi. Bene l’andamento delle case in piazza del Popolo, dove si toccano punte di 10.000 euro al mq. L’acquisto dell’abitazione principale interessa soprattutto la zona di Prati, compresa tra piazza Cavour e piazza Risorgimento. I prezzi lì arrivano a 6.500 euro al mq, con punte di 7.000 euro per le soluzioni che godono della vista sul Tevere. Prezzi simili anche intorno a Porta Pia dove ci sono soluzioni più signorili, soprattutto a ridosso di piazza Ungheria e piazza Verdi, vicino a Villa Borghese.

A Napoli, i valori immobiliari si sono stabilizzati nei quartieri di Manzoni, Caravaggio e Petrarca–Orazio, dopo i rialzi che si erano registrati nei mesi scorsi. Ci sono abitazioni con affacci panoramici sul Golfo di Napoli, per i quali la richiesta arriva da imprenditori e professionisti di Napoli e della provincia, alla ricerca di metrature generose, oltre i 200 mq, con spazi esterni, in contesti condominiali di prestigio e con portineria h24. Per chi si avvicina a queste case, tassativa è la vista panoramica sul Golfo, che fa lievitare i prezzi fino a 7.000-8.000 euro al mq.

Revisione del PNRR efficace mossa strategica, ma vanno risolti i problemi per i giovani

Il Governo sta attuando la rimodulazione del PNRR richiesta dalla Commissione Europea, ma serve un’accelerazione sulla tabella di marcia per non accumulare altri ritardi, soprattutto sui giovani.

Le proposte di modifica al PNRR relative alla quinta rata, comunicate al Governo e alla Commissione Europea lo  scorso 7 agosto, stanno portando a una revisione significativa del Piano stesso. Le proposte includono il differimento temporale di tredici obiettivi e l’eliminazione di sei obiettivi, che verranno finanziati attraverso altre fonti. Inoltre, c’è l’integrazione di una milestone relativa alla nuova misura della c.d. ZES Unica. Si tratta della Zona Economica Speciale, e cioè un’area del Paese in cui l’esercizio di attività economiche e imprenditoriali da parte delle aziende già operative (e di quelle che si insedieranno) può beneficiare di speciali condizioni, in relazione agli investimenti e alle attività di sviluppo dell’impresa.

Queste modifiche, se approvate, comporterebbero una significativa semplificazione della struttura del Piano, riducendo il numero complessivo di risultati, target e milestone da raggiungere entro il 31 dicembre 2023. La quarta rata, che include ventotto obiettivi, è attualmente in fase di verifica da parte dei servizi della Commissione Europea, con l’obiettivo di garantire il pagamento dei 16,5 miliardi di euro entro la fine dell’anno. Secondo Giordano Guerrieri (nella foto in basso), CEO di Finera, “è una mossa strategica per adattare il PNRR alle esigenze attuali e garantire una maggiore efficacia nell’attuazione delle misure. Queste modifiche sono fondamentali per garantire che il PNRR sia allineato alle esigenze del Paese e che gli obiettivi possano essere raggiunti in modo più efficace”.

Il Piano comprende il capitolo RepowerEU, che è cruciale per migliorare la competitività, la sicurezza energetica e la sostenibilità ambientale, come richiesto dalla Commissione Europea. In tal senso, il Governo sta attuando un lavoro molto delicato, in quanto da un lato vede la rimodulazione complessiva del PNRR, che è ancora al vaglio di Bruxelles, e dall’altro prevede un’accelerazione sulla tabella di marcia al fine di non accumulare ulteriori ritardi. A tutto questo va aggiunta la preoccupazione degli enti locali, poiché alcune modifiche del Piano comportano la cancellazione o il ritardo di finanziamenti per progetti già avviati. Il Governo sta però già collaborando con gli enti locali per garantire che tali progetti non vengano compromessi e che vengano adottate misure adeguate per garantire la rendicontazione degli obiettivi. “Il Governo sta affrontando una sfida molto difficile, per la quale sta però attuando una strategia che permetterà di migliorare e adattare il PNRR alle esigenze attuali del sistema Paese e alle richieste della Commissione Europea”, aggiunge Giordano Guerrieri.  

In tema di revisione del PNRR si fa sentire anche il Consiglio Nazionale dei Giovani, che chiede  a gran voce la creazione di quote finanziarie di riserva generazionale in alcuni interventi. Infatti, secondo ANAC in 7 appalti su 10 non è stata rispettata la clausola di assunzione dei giovani, nel 40% dei casi senza neanche specificare il motivo della mancata applicazione della norma. Per bocca della presidente Maria Cristina Pisani (nella foto), il Consiglio Nazionale dei Giovani ha effettuato alcune richieste specifiche. In particolare, è stato chiesto al Governo di implementare una fiscalità generazionale, con sgravi fiscali maggiori, o bonus rafforzati riservati agli under 36; inoltre, di ricollocare i 358 milioni di euro non impiegati a favore dell’imprenditorialità giovanile, aggiungendo alla tipologia dalla vocazione turistica anche quella creativa e culturale.

Le ragazze ed i ragazzi sono tra i più colpiti dalla povertà energetica, con una situazione finanziaria molto precaria che li rende maggiormente vulnerabili di fronte agli squilibri macroeconomici e ai crescenti costi energetici. Pertanto, il Consiglio Nazionale dei Giovani aggiunge che è necessario garantire un’effettiva assegnazione degli alloggi agli studenti che ne hanno bisogno, e assicurare l’assegnazione di borse di studio a tutti gli studenti idonei, grazie anche al raggiungimento della milestone sul Servizio Civile Universale. In particolare, il problema del c.d. housing universitario – di cui si parla molto spesso sui media – secondo Maria Cristina Pisani richiede un’accelerazione dell’investimento degli oltre 960 milioni di euro già stanziati per la realizzazione di nuovi alloggi (60.000 posti aggiuntivi entro giugno 2026), poichè solo il 5% degli studenti ha accesso alle residenze universitarie, a fronte del 20% per i giovani del resto d’Europa”.

Efpa Italia 2023: Il consulente finanziario figura insostituibile nell’era dell’Intelligenza Artificiale

Il mutamento epocale indotto dell’IA non faccia perdere di vista l’essenza fondamentale della consulenza finanziaria e l’identità unica del CF: le competenze e l’esperienza restano insostituibili.

L’annuale manifestazione che riunisce professionisti ed esperti dei servizi di investimento organizzata dalla Fondazione affiliata alla European Financial Planning Association™ (EFPA), organismo professionale preposto alla definizione di standard e alla certificazione dei Financial Advisors e dei Financial Planners, pone al centro del dibattito di questa 14° edizione il tema dello sviluppo tecnologico nell’ambito della consulenza finanziaria, che rappresenta una delle sfide più importanti per l’industria del settore. L’obiettivo è di approfondirlo con spirito critico affinché gli interrogativi legati agli impatti delle nuove tecnologie sulla professione riconducano l’attenzione sull’identità del consulente finanziario e sulle sue competenze uniche ed insostituibili, per guardare positivamente alle sfide che lo attendono. 

Marco Deroma

Il titolo del Meeting “A.I. Alternative Intelligence. Ritorno al futuro del Consulente Finanziario” chiarisce il focus che guiderà i contenuti delle sessioni formative della due giorni Efpa Italia – il 12 e 13 ottobre a Firenze al Centro Congressi di Villa Vittoria. Marco Deroma (nella foto), presidente di Epa Italia, commenta: “E’ fondamentale che il mutamento epocale indotto dell’IA non faccia perdere di vista l’essenza fondamentale della consulenza finanziaria e l’identità unica del consulente finanziario: le competenze e l’esperienza restano insostituibili. Guardare positivamente alle sfide che ci attendono significa rafforzare la nostra identità professionale, investire nell’aggiornamento continuo e adattarsi in modo intelligente alle nuove dinamiche del mercato. In questo modo potremo sfruttare appieno il potenziale delle tecnologie emergenti per migliorare la qualità dei servizi che offriamo al cliente e mantenere l’integrità della nostra professione”.

Nella giornata di apertura, giovedì 12 ottobre, il tema dell’IA verrà introdotto attraverso un inedito dibattito virtuale tra alcune illustri figure del contesto economico mondiale del passato, che forniranno alla platea la propria visione dell’economia e del sistema finanziario, e quale ruolo hanno giocato nella loro evoluzione. A seguire, nel seminario “Un futuro in transizione permanente”, Marica Branchesi (nella foto), Professore Ordinario di Astrofisica presso il Gran Sasso Science Institute, introdurrà un inedito punto di vista nel dibattito sulle prospettive generate dall’innovazione tecnologica nel mondo della consulenza finanziaria.  Si confronteranno con la professoressa Branchesi, il noto Economista Coleman Kendall e il Segretario Generale del Censis Giorgio De Rita (nella foto). Immediatamente  dopo, i main partner dell’evento interverranno con alcuni workshop sui temi che i professionisti del risparmio affrontano quotidianamente, dalle strategie di asset allocation ai fondi tematici e settoriali.
Le sessioni di workshop saranno introdotte ciascuna da una presentazione tecnica a cura di un componente del Comitato Scientifico di Efpa Italia.

Sergio Luciano

Chiuderà la prima giornata di lavori la tavola rotonda “Molte intelligenze, molte opportunità!” nella quale gli esponenti di Anasf, Censis, OCF e Assoreti avranno modo di confrontare le loro view sull’argomento chiave di questa edizione: le implicazioni dell’intelligenza artificiale sull’attività del consulente finanziario. Precederà il dibattito tra le istituzioni l’intervento di Pietro Lanza, Technology Banking and Insurance Director di IBM Italia. La giornata di venerdì 13 ottobre, invece, si aprirà con la tavola rotonda “Competenze per competere: un investimento sicuro”, moderata da Sergio Luciano (nella foto) – Direttore responsabile di Economy e Investire, e la partecipazione dei membri del Comitato Scientifico di Efpa Italia (i proff. Debora Damiani, Ruggero Bertelli, Claudio Cacciamani, Emanuele Maria Carluccio, Fabrizio Crespi, Massimiliano Marzo, Paolo Turati).

Seguiranno a ruota i workshop dei main partner su: scelte di asset allocation di lungo termine tra dinamiche demografiche e innovazione, ottimizzazione dei portafogli tramite strategie diversificate e decorrelate dall’azionario tradizionale. Chiuderanno l’appuntamento fiorentino di Efpa Italia il panel di Amundi e BNY Mellon, preceduto dalla tavola rotonda “AI: evidenze e prospettive per la consulenza finanziaria”, con Zurich Bank e Nicola Ronchetti (nella foto) – Founder & CEO di FINER, che porterà le evidenze di una ricerca che ha coinvolto consulenti finanziari, bancari e clienti sui vantaggi che le banche e le reti più innovative stanno ottenendo dall’adozione dell’IA. La partecipazione all’evento è accreditata fino a 13 ore per il mantenimento delle qualifiche EFP-EFA-EIP-ESG. Per il programma completo e per iscriversi a EFPA Italia Meeting 2023: www.efpa-italia.it

Beneficiare dei dividendi con gli ETF, stabilizzando il portafoglio

Perché è possibile stabilizzare il portafoglio con gli ETF sui dividendi, e quali sono i fattori determinanti per selezionarli.

A cura di Simone Rosti*

Chi acquista azioni si concentra spesso sulle opportunità legate al prezzo. Tuttavia, spesso si dimentica che le azioni hanno anche un’altra componente di rendimento da offrire. Stiamo parlando del dividendo. Il dividendo è pagato agli azionisti come partecipazione agli utili dell’azienda, ma mentre i prezzi delle azioni possono fluttuare in base al sentiment e alle notizie di mercato, i dividendi sono relativamente affidabili e possono stabilizzare il portafoglio. Vi sono comunque alcuni fattori importanti da considerare nella scelta dei prodotti più adeguati.

Gli investitori possono beneficiare dei dividendi in due modi. In primo luogo, è stato dimostrato che la distribuzione di dividendi contribuisce alla performance dei titoli. In media, tra il 25 e il 35% del rendimento totale delle azioni nel lungo periodo deriva dai dividendi. L’altro punto è che le società hanno generalmente un certo interesse a distribuire dividendi in modo affidabile. È vero che i dividendi possono essere ridotti o annullati a causa di cali degli utili o perdite, ma l’esperienza passata ha dimostrato che i cali degli utili di solito non incidono integralmente sui dividendi. In questo modo, il dividendo contribuisce a rendere il portafoglio azionario più “resistente alle intemperie”: quando il sole splende sul mercato azionario, il dividendo fornisce un gradito ritorno aggiuntivo. Nei momenti di tempesta, con un andamento negativo dei prezzi, i dividendi contribuiscono a stabilizzare il portafoglio.

Cosa sono gli ETF sui dividendi? L’obiettivo di un ETF è generalmente quello di replicare il più fedelmente possibile un indice di riferimento sottostante. Si parla di ETF sui dividendi se l’indice è un portafoglio di cosiddetti titoli con dividendo. In pratica, si tratta soprattutto di titoli che hanno un dividend yield superiore alla media. Ad esempio, il FTSE All-World High Dividend Yield Index è un indice su dividendi globale e molto diversificato che, attraverso una riclassificazione periodica, include quei titoli dell’indice FTSE All-World che si prevede abbiano i dividend yield più elevati in base alle stime sui dividendi e non in base al loro storico dei pagamenti.

Il dividend yield misura l’entità delle distribuzioni annuali (attese) rispetto al prezzo corrente dell’azione. Un’azione con un dividend yield del 4%, ad esempio, offre all’investitore un ritorno di tutto rispetto anche in caso di prezzi statici. Un’azione con un dividend yield di appena l’1%, invece, dovrebbe salire di prezzo del 3% per ottenere lo stesso ritorno totale. Un’altra considerazione è che molte – anche se non tutte – le società con alti dividend yield hanno bilanci sani, sono ben dotate di capitale proprio e hanno un andamento relativamente stabile delle vendite e degli utili.

A cosa devono prestare attenzione gli investitori quando scelgono gli ETF sui dividendi. Innanzitutto, gli ETF sui dividendi orientati in modo eccessivo verso una nicchia di mercato e quindi concentrati su pochi titoli andrebbero valutati in modo critico. Questo perché un’eccessiva concentrazione contraddice l’idea di diversificazione. In linea di massima, più i rischi sono distribuiti tra regioni, paesi e settori, più un indice è “stabile”. Occorre inoltre fare attenzione che l’indice di riferimento su cui si basa l’ETF abbia un livello interessante in termini di dividend yield. Questo perché entrambi gli elementi, ossia diversificazione e dividend yield, come già detto contribuiscono in larga misura a rendere interessanti gli investimenti in dividendi, perchè consentono di ottenere un reddito aggiuntivo e, allo stesso tempo, di stabilizzare il portafoglio.

In tale contesto, gli ETF che replicano indici su dividendi ampiamente diversificati a livello globale possono essere una buona scelta. A titolo di esempio, va citato ancora una volta l’indice FTSE All-World High Dividend Yield. Attualmente include 1.826 titoli con dividendi provenienti da 49 Paesi e 20 settori. Nessun altro indice su dividendi presenta al momento una diversificazione più ampia tra mercati industrializzati ed emergenti. L’indice FTSE All-World High Dividend Yield presenta inoltre un andamento positivo in termini di dividend yield, che oggi è superiore al 4%. In termini comparativi, il dividend yield del mercato azionario globale (senza focus sui dividendi) è pari al 2,1%, solo la metà.

La qualità e i costi sono importanti. Ci sono altri criteri importanti da considerare nella scelta di un prodotto, come la competenza e l’esperienza del provider di ETF. La qualità di un ETF si misura altresì in base alla capacità di replicare un indice nel lungo periodo. Se questo obiettivo è raggiunto in maniera non adeguata, possono verificarsi deviazioni indesiderate tra l’andamento dell’indice e quello dell’ETF. La cosiddetta tracking difference fornisce informazioni sull’entità di tali scostamenti. I costi dell’ETF sono un altro importante criterio di selezione. Le informazioni al riguardo sono fornite dal total expense ratio – o TER. Per gli ETF su dividendi, il TER è solitamente compreso tra lo 0,25 e lo 0,5% all’anno.

Gli ETF sui dividendi possono essere utilizzati per perseguire diversi obiettivi di investimento. Sono adatti sia per essere integrati tatticamente nel portafoglio sia per investimenti di lungo termine come i piani di risparmio. L’obiettivo può anche essere quello di generare un rendimento aggiuntivo regolare. In questo caso, l’ETF dovrebbe essere disponibile anche nella versione a distribuzione. Ciò significa che i dividendi e gli altri rendimenti generati sono regolarmente versati all’investitore e non reinvestiti come nel caso dei cosiddetti ETF ad accumulazione.

* Nella foto Simone Rosti, responsabile per l’Italia e Sud Europa di Vanguard

Mercati sotto pressione dopo l’arresto dei dirigenti dello sviluppatore cinese Evergrande

I mercati sono sotto pressione dopo l’arresto di alcuni dirigenti dello sviluppatore immobiliare cinese Evergrande. Pesa anche la possibile crisi politica derivante da una controversia sul bilancio federale degli Stati Uniti.

Di Walid Koudmani*

Il mercato azionario si trova attualmente in un panorama oscurato da un significativo afflusso di notizie negative,  che portano ad aumentare l’avversione al rischio

I recenti sviluppi di mercato comprendono le persistenti turbolenze nel settore immobiliare cinese, dal default di Evergrande e dalla preoccupante traiettoria dell’indice degli sviluppatori cinesi. Evergrande ha esteso il suo calo, raggiungendo livelli mai visti in quasi nove mesi. Questi eventi hanno portato notevoli preoccupazioni riguardo all’immenso peso del debito nel settore e alle potenziali implicazioni a lungo termine per la crescita economica della Cina. Ad aumentare la complessità c’è la detenzione dei dirigenti di Evergrande a causa del loro mancato rispetto degli obblighi nei confronti dei creditori. Questo aumenta ulteriormente l’incertezza che circonda il colosso immobiliare e i suoi effetti sul panorama finanziario, che potrebbero causare un effetto domino sui mercati globali.

Allo stesso tempo, si nota un’altra potenziale crisi politica derivante da una controversia sul bilancio federale USA. Sebbene la prospettiva di una chiusura del governo degli Stati Uniti non sia una novità – essendosi verificata 18 volte prima del 1977 – potrebbe esercitare un impatto negativo sulla crescita economica. Questo potrebbe comportare ritardi nella pubblicazione di dati macroeconomici cruciali, con stime che suggeriscono che ogni settimana di chiusura potrebbe portare a una contrazione dello 0,15% del PIL. Moody’s, la celebre agenzia di rating del credito, ha anche segnalato che un simile scenario potrebbe essere collegato a un declassamento del rating del credito degli Stati Uniti, il che risuona ulteriormente con le argomentazioni che hanno spinto Fitch a declassare gli Stati Uniti ad AA+.

In ogni caso, questa notizia potrebbe causare un’ulteriore destabilizzazione dell’attuale sentiment del mercato, poiché gli investitori stanno ancora cercando di prevedere le prossime decisioni delle banche centrali nonostante i dati poco chiari.

*Chief Market Analyst di XTB

Mercato immobiliare alla prova del reddito medio: compro o affitto? Confronto nelle grandi città

In base al reddito medio familiare, oggi si può acquistare una casa dal valore di 187.000 euro. Nel 2021, a parità di rata del mutuo, se ne poteva comprare una da 254.000. Redditi da locazione ancora interessanti.

In Italia, relativamente alle statistiche sulle compravendite immobiliari, il 18,2% di queste viene stato realizzato a scopo di investimento, ed è in aumento rispetto al 2022 e al 2021. L’inflazione ancora elevata, infatti, sta spingendo i risparmi sul mattone, soprattutto per via del ritorno dei flussi turistici che ha portato nuovamente alla ribalta gli acquisti di immobili da destinare a ricettività sia nelle città più attrattive sia nelle località turistiche.

Secondo gli ultimi dati ISTAT, il reddito netto annuo familiare risulta in media pari a 33.798 euro. E’ interessante utilizzare questo dato in una simulazione di acquisto, rapportandola poi al 2021 per meglio comprendere il “costo sociale” dell’inflazione sulla possibilità delle famiglie di acquistare una casa, e  soprattutto che tipo di immobile è possibile comprare. Ipotizzando di voler acquistare un’abitazione ricorrendo ad un mutuo di 25 anni, al tasso medio del 4,65% e con un rapporto rata-reddito pari al 30% (indica la capacità di rimborso del finanziamento ipotecario) ed un rapporto tra la somma ottenuta con il mutuo ed il valore dell’immobile posto a garanzia del finanziamento pari all’80%, si può acquistare un’abitazione del valore di 187.000 euro, con una rata mensile di 845 euro. L’acquirente dovrà avere a disposizione un capitale iniziale pari al 20% del prezzo dell’immobile, e cioè 37.400 €, oltre al denaro per coprire tutte le spese accessorie alla compravendita e all’accensione del mutuo.

Tecnocasa ha provato a confrontare la rata del mutuo e i canoni di locazione nelle grandi città italiane. Con l’aumento dei tassi in molte città la rata è più elevata dell’affitto ma non mancano casi, laddove i prezzi al mq sono contenuti, in cui la rata è decisamente più conveniente dei canoni di locazione che, in molte città, hanno avuto una crescita importante negli ultimi tempi. L’aumento dei tassi di mutuo, com’è noto, ha influito molto sulle dimensioni degli immobili più comprati, poiché a parità di rata di mutuo – al netto della stretta creditizia effettuata dalle banche, che sta caratterizzando tutto il 2023 – ci  si può permettere un’abitazione più piccola. Infatti, con lo stesso reddito netto annuale attuale, ma ai tassi del 2021, a parità di rata si sarebbe potuto acquistare una casa dal valore di 254 mila euro, con una disponibilità iniziale di 50.800 euro.

Guardando nel dettaglio delle grandi città, è Milano quella che, avendo i prezzi più elevati (4.263 euro al mq), chiede un maggiore sforzo economico a chi volesse acquistare casa. Per un bilocale di 65 mq nel capoluogo lombardo occorre ora una rata di 1.362 euro e un reddito disponibile di 4.540 euro. Se si optasse per l’affitto occorrerà mettere in conto un canone di locazione di 1.068 euro al mese, per cui il mutuo comporterebbe 294 euro in più al mese. Per un trilocale lo sforzo richiesto è ancora più alto, perché la rata ora è di 1.619 euro con un reddito disponibile di 5.397 euro, l’affitto medio si aggira intorno a 1.453 euro al mese valore non così distante dalla rata e che potrebbe far propendere per l’acquisto. Rispetto ai prezzi e ai tassi del 2021, oggi la rata è di 472 euro in più per un bilocale e di 561 euro in più per un trilocale.

Agli antipodi si trova Genova che, con i prezzi più bassi di Italia (1.115 euro al mq), richiede una rata di 360 euro al mese per un bilocale e un reddito disponibile richiesto di 1.200 euro. Il canone di locazione di un bilocale è di 415 euro al mese, superiore al valore della rata cosa che potrebbe suggerire l’acquisto.  Genova è infatti la città che ha visto i prezzi scendere sempre, a partire dal 2007, con un recupero degli stessi solo nel 2022. Per un trilocale si mette in conto una rata di 428 euro, contro un canone di locazione di 500 euro al mese. Nel capoluogo ligure, quindi, l’acquisto vince, nonostante rispetto al 2021 la rata sia aumentata di 92 euro per un bilocale e di 110 euro per un trilocale.

A Roma il prezzo medio è poco sotto i 3.000 euro al mq, ed è richiesta una rata mensile di 968 euro al mese per un bilocale e di 1.150 euro al mese per un trilocale. Pertanto, per potersi permettere l’operazione è richiesto un reddito rispettivamente di 3.225 euro e 3.834 euro.  I canoni di locazione mensili sono rispettivamente di 797 euro e 988 euro, per cui l’affitto è più basso del mutuo, che comunque in due anni è aumentato di 279 euro per un bilocale e di 332 euro per un trilocale. Tra le realtà più costose anche Firenze dove, per assicurarsi un bilocale, occorre un reddito mensile di 3.100 euro al mese, che consente di ottenere un mutuo dalla rata di 931 euro. Quest’ultima sale a 1.106 euro per un trilocale, accessibile a chi ha un reddito di 3.688 euro al mese. I canoni di locazione sono di 699 euro al mese per un bilocale e di 817 euro al mese per un trilocale, decisamente più bassi della rata del mutuo.  In due anni, per lo stesso bilocale si è passati da una rata di 620 euro a una di 699 euro, per un trilocale da 786 a 1.106 euro.

Una delle città che ha visto crescere maggiormente i prezzi è stata Bologna. Nel capoluogo emiliano, per acquistare un bilocale occorre mettere in conto una rata di 845 euro al mese oppure un canone di locazione di 734 euro.  Per un trilocale la rata è di 1.000 euro, mentre il canone di locazione è di 885 euro al mese.  In due anni, il bilocale richiede un reddito di quasi 1.000 euro in più, da .1820 € a 2.815 euro, mentre il trilocale da 2.164 a 3.347 euro. A Torino, invece, la rata richiesta per un bilocale è di 523 euro al mese, contro un affitto di 451 euro, mentre per un trilocale è di 622 euro al mese contro un affitto di 566. A Verona la rata è rispettivamente di 547 e 651 euro al mese, contro un affitto di 611 e 722 euro al mese, facendo propendere decisamente per l’acquisto. L’aumento dei tassi ha portato un incremento della rata per l’acquisto di un bilocale da 360 euro a 547 euro a Verona, e da 363 a 523 euro a Torino.   

Tra le grandi metropoli del Sud Italia, Palermo è quella più economica, dal momento che, nonostante l’aumento dei tassi, richiede ai potenziali acquirenti di considerare un’uscita mensile di 370 euro al mese per un bilocale, contro un canone di locazione mensile di 427 euro. Per un trilocale, è richiesta una rata di 440 euro al mese contro un canone di locazione di 525 euro. Anche a Palermo, pertanto, i prezzi contenuti invitano all’acquisto e non all’affitto, a differenza di Napoli che richiede agli acquirenti un impegno mensile più importante: 763 euro per acquistare un bilocale (contro un canone di locazione di 620 euro al mese) e 907 euro per avere un immobile da 85 mq, che preso in affitto costerebbe 783 euro al mese. Per acquistarli occorre avere rispettivamente un reddito di 2.543 e di 3.023 euro al mese.

Alla luce di questa analisi, non è semplice rispondere alla domanda se sia più conveniente comprare o affittare, poiché tale scelta dipende da innumerevoli altri fattori che non possono esaurirsi con un confronto squisitamente numerico. Peraltro, il mercato delle locazioni oggi risente di un lieve restringimento dell’offerta, dovuto più alla diffidenza dei piccoli proprietari verso i contratti di lungo periodo – funestati da percentuali di morosità vicine al 50% – che alla volontà di adibire le case alla ricettività turistica (affitto breve). L’analisi condotta da Tecnocasa, sul tema, ha confermato che la possibilità di dover sacrificare il reddito da locazione per via della intervenuta insolvenza di molti inquilini induce grande prudenza nei proprietari, anche alla luce dei rincari dei costi energetici. I rendimenti annui da locazione, tuttavia, restano comunque interessanti: per un bilocale di 65 mq nelle grandi città italiane si è attestato intorno al 5,1%, mentre le metropoli che spiccano per avere i rendimenti maggiori sono: Genova con il 6,4%, Palermo con il 6,3% e Verona con il 6,2%. L’analisi rivela che gli investitori preferiscono le aree con la presenza di atenei, di servizi e/o sottoposte ad interventi di riqualificazione.

L’Oktoberfest evento mondiale. Il mercato della birra festeggia una crescita record

In Italia la birra è largamente più venduta del vino bianco e rosso. A livello globale le stime prevedono una crescita del mercato dai 560 miliardi di dollari del 2021 ai agli oltre 750 del 2027.

L’inizio dell’Oktoberfest a Monaco di Baviera, lo scorso 16 Settembre, ha dato il via a un mese di festa che coinvolge tutto il mondo. Dalla Germania agli Stati Uniti si moltiplicano le feste della birra e festeggia anche il mercato. A livello globale le stime prevedono una crescita dai 560 miliardi di dollari del 2021 ai agli oltre 750 del 2027. In Italia, in particolare, la birra fa da volano per la filiera agroalimentare, e risulta essere la bevanda più richiesta nei locali davanti a vino bianco e rosso.

L’Oktoberfest di Monaco di Baviera è la festa della birra più importante del mondo, ed è una celebrazione iniziata nel 1810 per festeggiare il matrimonio tra il principe, e futuro re, Ludwig I di Baviera, con la principessa Teresa di Sassonia-Hildburghausen. Otto anni dopo, nel 1818, l’idea fu ripresa da Guglielmo I, re di Württemberg, che indisse una grande festa a Stoccarda per alleviare il morale dei contadini che avevano perso il raccolto a causa del maltempo, dando così origine alla Cannstatter Volksfest. Col passare del tempo, la tradizione delle feste della birra ha varcato i confini tedeschi e si è diffusa in tutto il mondo e, nella maggior parte dei casi, il periodo scelto rimane quello che va dalla metà di settembre alla metà di ottobre. A Vienna, per esempio, si festeggia dal 21 settembre all’8 ottobre con la Wiener Kaiser Wiesn, mentre nell’italianissima Trento le celebrazioni si svolgono lungo un intero mese, con fiumi di birra. Dal 18 al 21 ottobre Varsavia rende omaggio alle birre artigianali con il Festiwal Piwa. La festa della birra arriva anche oltreoceano, dal 21 al 23 settembre Denver ospita il Great American Beer Festival.

Il 2023 – anno che chiude idealmente il periodo più duro della pandemia – è il periodo ideale per festeggiare e per fare alcuni bilanci per il mercato della birra che, secondo Statista, passerà dai 560 miliardi di dollari del 2021 agli oltre 750 miliardi del 2027 (+34%), con un tasso composto di crescita annuale del +5,44% e una crescita parallela nei volumi che toccheranno i 189,30 miliardi di litri entro il 2027. Sul podio dei produttori si trova la Cina, dove viene generata la maggior parte delle entrate, pari a 125,60 miliardi di dollari nel 2023. A livello globale, la birra è la bevanda alcolica più consumata, rappresentando circa il 60% del volume totale del mercato. Indicativo della riscoperta delle abitudini tradizionalmente associate al suo consumo, dopo la parentesi pandemica, è il dato che mostra come entro il 2027, il 52% della spesa e il 33% dei consumi in volume nel mercato della birra saranno attribuibili all’acquisto fuori casa, ad esempio nei bar e ristoranti.

Proprio la birra, secondo la recente ricerca realizzata da Nomisma per Osservatorio Birra e Agronetwork, in Italia è la bevanda di qualità più richiesta nei locali (59%), davanti alle bollicine (39%) al vino bianco (38%) e al vino rosso (34%). In Italia cresce anche il mercato delle birre artigianali. Secondo il Registro delle imprese CCIAA, nel 2022 le realtà che producono birra in Italia hanno raggiunto le 1.326 unità occupando un totale di 9.612 addetti diretti, con una crescita rispetto al 2015 del 104% in termini di birrifici e del 22% in termini di addetti (dati emersi nel Report 2022 “Birra artigianale, filiera e mercati” di Unionbirrai).

ESG-UPTAKE, le autorità di vigilanza europee in aula sui temi della Sostenibilità

L’unione europea attiva le università sulle tematiche ESG per dare supporto alle autorità di controllo su mercato, banche e assicurazioni. Il coordinamento a Ca’ Foscari.

Un progetto da 4 milioni di euro dedicato agli organismi di controllo di 10 paesi che vede coinvolte per l’Italia CONSOB e IVASS.  Supportare il sistema finanziario nella transizione verso la sostenibilità significa anche formare e aggiornare le persone che operano negli organismi deputati a supervisionare mercato, banche e assicurazioni.

Per soddisfare questa esigenza nel medio termine, la Commissione Europea ha affidato a un pool di centri di ricerca specializzati sulle tematiche ESG (environmental, social and governance) guidato dall’Università Ca’ Foscari Venezia il compito di assistere 11 autorità di vigilanza stabilite in 10 paesi europei, tra cui l’Italia. Per l’Italia le autorità che beneficeranno del supporto saranno CONSOB, autorità di controllo del mercato, e IVASS, responsabile per il settore assicurativo. Ne è scaturito un progetto di formazione, denominato ESG-UPTAKE, che è stato avviato di recente a Venezia, alla vigilia del convegno internazionale CREDIT sui rischi finanziari (21-23 settembre).

ESG-UPTAKE durerà tre anni e avrà un finanziamento di 4 milioni di euro dall’Unione Europea attraverso lo Strumento di Supporto Tecnico. Ca’ Foscari guida un parternariato che comprende il Leibniz Institute for Financial Research (SAFE) di Francoforte e la Vienna University of Economics and Business (WU). “L’obiettivo del progetto è rafforzare la capacità degli organismi di supervisione degli stati europei di monitorare e affrontare i rischi ESG nel settore finanziario – spiega Monica Billio (nella foto, insieme alla professoressa Loriana Pellizzon), professoressa di Econometria a Ca’ Foscari e coordinatrice del progetto – lo faremo anche sulla base delle buone pratiche riguardanti i sistemi di reporting, la gestione di dati e le metodologie. Questo supporto da parte delle istituzioni di ricerca metterà le autorità nazionali di vigilanza nelle condizioni migliori per gestire i rischi ESG, inclusi quelli legati al cambiamento climatico, e adottare misure di controllo adeguate”. Le unità di progetto di Francoforte e Vienna saranno coordinate rispettivamente dalle professoresse Loriana Pelizzon e Irene Monasterolo.

Su Eurovita la stampa allarma i risparmiatori “dimenticando” che le polizze non sono tutte uguali

Gli articoli della stampa sul caso delle perdite di Eurovita hanno creato volutamente un clima di tensione, allarmando inutilmente anche i titolari di polizze di Ramo III (unit linked).

Sul caso di Eurovita la stampa scatena la tensione di tutti i titolari di polizza, pubblicando alcuni articoli in stile allarmistico che hanno messo in evidenza le perdite di circa 1,5 miliardi di euro conseguite dalla compagnia a fine anno 2022. Di conseguenza, sugli oltre 350mila clienti che hanno investito il proprio patrimonio è sceso il panico, favorito dall’aver voluto accostare la perdita – derivante da un fatto tecnico, come vedremo – anche alle polizze di Ramo III, c.d. unit linked, che invece investono in fondi di terzi e non sarebbero toccate da tali perdite (al contrario delle polizze che investono nelle c.d. gestioni separate, di Ramo I). 

Tale confusione tra Ramo I e Ramo III, pertanto, è oggi sotto accusa, e rivela come la ricerca spasmodica di notizie e contatti online porta sempre più spesso i giornalisti (e le redazioni) a non approfondire gli argomenti da trattare, rimanendo colpevolmente in superficie. Sulla vicenda è intervenuta Federpromm con una sua nota, con la quale Manlio Marucci ha esortato la stampa a fare un minimo di chiarezza interpretativa, senza provocare un effetto alone negativo che rischia di incrinare strutturalmente il rapporto fiduciario dei clienti con la nuova compagnia Cronos Vita.

Una interpretazione corretta delle situazione contabile sulle perdite registrate dal Commissario straordinario Panizza infatti è stata data dal sito di Borsa Italiana,  che ha evidenziato come il criterio di contabilizzazione del valore di mercato dei miliardi di titoli di stato contenuti nelle gestioni separate di Eurovita deve necessariamente prevedere gli effetti del repentino rialzo dei tassi, e cioè il loro decremento di valore, permettendo alle compagnie azioniste di Cronos di contabilizzare ai prezzi attuali tutti gli strumenti finanziari contenuti nelle polizze che verranno trasferite da Eurovita a quest’ultima. In sostanza – come si legge nel sito di Borsa italiana – “il bilancio 2022 della compagnia è stato redatto in assenza del presupposto della continuità aziendale e dunque tutte le minusvalenze, accumulate sul comparto obbligazionario (principalmente su titoli di Stato italiani ed europei), sono state portate a conto economico”.  Ed ancora: “In ogni caso, a fronte del processo di salvataggio in atto della società e dei principi utilizzati per il computo delle minusvalenze, i numeri del bilancio 2022 non devono destare preoccupazioni tra la platea dei risparmiatori che hanno sottoscritto polizze Eurovita, i cui riscatti sono comunque sospesi fino a fine ottobre”.

“Su Eurovita-Cronos – aggiunge Marucci (nella foto) – l’incontro previsto per il prossimo 26 settembre in IVASS con le varie rappresentanze delle associazioni dei consumatori è un buon segnale che manifesta un valido impegno da parte dell’autority del settore di voler accelerare le procedure tecnico-giuridiche affinché i titolari delle polizze possano capire, prima della scadenza del 31 ottobre prossimo, a quale delle compagnia all’interno della società Cronos siano assegnate le loro polizze, ma anche come avanzare sul piano formale le eventuali richieste di liquidazione o mantenimento del proprio investimento”. “In ultima analisi- conclude la nota di Federpromm – è necessario che  le compagnie, le banche e gli organi di controllo definiscano senza più indugiare l’assetto del nuovo veicolo Cronos e il trasferimento delle polizze Eurovita a “prezzo di mercato”, provvedendo così a ridare fiducia a tutto il settore assicurativo ed in particolare ai 353.000 clienti di Eurovita, oggi fortemente condizionati dalla vicenda, che domani potrebbero trovarsi ad essere sottoscrittori di polizze con Intesa Vita, Generali, Unipol, PosteVita o Allianz”.