Agosto 26, 2026
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Case, Arte & Auto

Domanda e offerta di negozi ancora in sofferenza. Uffici, lo smartworking cambia il mercato

La contrazione dei flussi turistici è la causa principale di questa “strage” delle attività commerciali su strada. La stima per il 2020 è di almeno il 50% di visitatori in meno nelle città ad alta attrattività turistica. Anche il ricorso allo smart working ha sottratto clientela alla ristorazione e alla somministrazione.

Gli effetti della pandemia non smettono di farsi sentire nel Real Estate destinato alle attività commerciali. Il segmento della ristorazione, che era stata il vero traino del mercato dei locali commerciali negli anni scorsi, ha subito i danni più gravi, sia in termini di chiusure – temporanee e/o definitive – che in quanto ad effetti sul mercato immobiliare. Molti locali, rimasti sfitti, sono ancora senza occupazione persino nelle zone di pregio delle grandi città.

La contrazione dei flussi turistici è la causa principale di questa “strage” delle attività commerciali su strada. La stima per il 2020 è di almeno il 50% di visitatori in meno nelle città ad alta attrattività turistica. Anche il ricorso allo smart working ha sottratto clientela alla ristorazione e alla somministrazione che, per sopravvivere, si sono riorganizzate ricorrendo al delivery, utilizzando le diverse piattaforme esistenti, ampliando gli spazi quando possibile e sfruttando le aree esterne per creare dehors. A parte i marchi più noti e consolidati, già attrezzati per il delivery prima della pandemia e capaci di attrarre la maggior parte delle richieste, il fatturato derivante dal delivery riesce a compensare i costi fissi solo per il 70-80%, e così sopravvivono solo le realtà con solidità patrimoniale e con abbondante liquidità a cui poter attingere in attesa del ritorno alla normalità.

La pandemia, con il suo portato di restrizioni fisiche, ha fatto riscoprire i negozi di vicinato e i minimarket di quartiere, spesso realizzati da imprenditori immigrati. In generale si è notata una migliore tenuta delle attività commerciali con un bacino d’utenza di quartiere.

In difficoltà anche i negozianti del settore non food, che ha visto brand importanti del fast fashion chiudere punti vendita anche nelle grandi città che, da sempre, hanno rappresentato una piazza attrattiva. Hanno subito un impatto minore quelle realtà, anche locali, che hanno saputo integrare il punto vendita fisico con quello online per garantire acquisti in sicurezza.

Nelle vie di forte passaggio, pertanto, la liberazione di spazi sta portando, quando possibile, a riposizionamenti per quelle realtà del retail che possono permetterselo. Nelle vie non di passaggio continua la ricerca di spazi da destinare ad uso ufficio e, quando possibile, ad effettuare un cambio di destinazione d’uso in abitazione. In questi mesi, numerosi esercenti hanno rinegoziato i canoni di locazione per sopravvivere all’emergenza e offrire una prospettiva anche ai proprietari, non appena l’emergenza dovesse finire.

Secondo i dati di Tecnocasa, oggi l’80% di chi cerca locali in locazione vorrebbe aprire un’attività di somministrazione e ristorazione. Si registra anche una buona domanda per avviare attività di servizi alla persona. In questo scenario di incertezza, gli investitori si muovono con cautela, e si chiedono rendimenti più elevati a fronte di un maggiore rischio di vacancy. Le metrature più richieste sono inferiori a 100 mq (di cui il 75,6% in locazione).

Domanda e offerta uffici, lo smart working cambia faccia al mercato – Relativamente agli uffici, al momento si segnalano rallentamenti o comunque cambiamenti legati allo smart working. Il 74,7% delle richieste interessa uffici in locazione, il 25,3% in acquisto.

Molte aziende hanno confermato tale modalità di lavoro anche dopo la pandemia, all’interno di una revisione dei processi organizzativi. Le aziende, in particolare quelle più strutturate, stanno già pensando a come rivoluzionare gli spazi che si libereranno. In questi mesi molto duri per il comparto, si sono registrate le disdette di contratti di locazione, soprattutto da parte di chi occupava ampi spazi e ha fatto un ricorso importante allo smart working. Si segnalano anche casi di aziende che hanno espresso la richiesta di soluzioni più ampie per creare il giusto distanziamento.

Continua in questo settore un fenomeno, ormai consolidato da anni, che vede gli uffici, soprattutto quelli obsoleti e inseriti in contesti residenziali, sottoposti a cambio di destinazione d’uso in abitativo. Si conferma la ricerca di spazi di rappresentanza nelle location più centrali, la preferenza per zone servite dalla metropolitana e da parcheggi, la scelta per immobili in buono stato, in strutture in grado di garantire efficienza energetica e, di conseguenza, una riduzione dei costi. Sempre più numerosi i professionisti che si associano per abbattere i costi o si spostano in strada, posizionandosi all’interno dei negozi.

I tagli più ricercati sono inferiori a 150 mq. Riscuotono successo le soluzioni nuove (come Milano ha dimostrato con “City Life”, “Porta Nuova” e “Symbiosis”). I prezzi degli uffici negli ultimi 10 anni hanno perso il 37,3% (tipologie nuove) ed il 39,4% (tipologie usate). I canoni di locazione sono diminuiti meno e hanno registrato un calo del 34,2% per le tipologie nuove e del 32,1% per quelle usate.

In diminuzione la disponibilità di spesa per l’acquisto della casa. Gli investitori puntano al Multifamily

Il mercato immobiliare è risultato migliore delle oscure previsioni registrate nel pieno della pandemia. In crescita l’interesse degli investitori per le soluzioni abitative c.d. Multifamily: Co-living, Serviced Apartment e Senior Living. Ecco cosa sono.

Nel suo complesso, il 2020 per il mercato immobiliare è risultato migliore delle oscure previsioni registrate nel pieno della pandemia, con gli operatori atterriti dal blocco totale delle contrattazioni e, soprattutto, dalla iniziale assenza di prospettive. Infatti, il settore residenziale è stato sostenuto dal credito bancario, che ha alimentato le compravendite con i mutui a tassi generosi ed ha consentito un buon recupero dai minimi di Maggio 2020.

La crisi sanitaria, però, ha accelerato tendenze che erano già in atto, soprattutto quelle legate ad una sempre maggiore attenzione al benessere dell’abitazione e allo sviluppo urbano sostenibile delle città. Il piano vaccinale e il Recovery Plan, poi, permettono di confidare in una ripresa economica a partire dal secondo semestre del 2021 ed il ritorno ai livelli pre-pandemici nel primo semestre del 2022, con una ripartenza dei consumi e degli investimenti anche nel settore immobiliare, dove gli investitori si concentreranno negli immobili di qualità, con elevati livelli di comfort ed efficienza energetica.

Al momento, però, la disponibilità media di spesa si trova ancora sulla parte bassa della curva, e ci rimarrà un bel pezzo, anche in conseguenza del nuovo trend, che vede l’affermarsi del boom suburbano e, quindi, la preferenza per abitazioni con prezzi più contenuti. Secondo l’Ufficio Studi Tecnocasa, c’è ancora molta prudenza, e nonostante il desiderio di acquistare la casa sia sempre vivo, cresce la percentuale di chi vuole destinare a questo acquisto capitali più contenuti, lasciando sempre disponibile una parte di risparmi per i “tempi duri”.

La maggiore concentrazione della disponibilità di spesa si rileva ancora nella fascia più bassa, fino a 119 mila euro (26,3%). Segue con il 23,1% la fascia tra 120 e 169 mila euro e con il 22,0% il range compreso tra 170 a 249 mila euro.

Rispetto alla media delle grandi città si discostano:

Roma e Milano dove la maggioranza delle richieste riguarda immobili dal valore compreso tra 250 e 349 mila euro: 24,4% per Roma e 25,3% per Milano.
– Firenze, con una maggiore concentrazione nella fascia compresa tra 170 e 249 mila euro, pari al 35,1%.
– Bologna e Verona, dove incide maggiormente la fascia di spesa compresa tra 120 e 169 mila euro, rispettivamente con il 30,8% e 31,7%.

Nelle altre grandi città, Bari, Genova, Napoli, Palermo e Torino la disponibilità di spesa resta concentrata nella fascia di spesa inferiore a 120 mila euro.

Per il primo semestre del 2021 si prevede una lieve flessione dei prezzi, ma qualora la situazione sanitaria dovesse migliorare (così come la diffusione del vaccino) si prevedono compravendite in crescita. Il vantaggio fiscale del Superbonus 110% fungerà da stimolo alla domanda di abitazioni usate da riqualificare, anche ricorrendo al credito, e uguale effetto stimolante avrà il sistema di incentivi già esistente: proroga del potenziamento (50%) della detrazione IRPEF per le ristrutturazioni, bonus mobili, detrazione per gli interventi di riqualificazione energetica, bonus facciate (90%) e bonus verde. 

Si prevede, infine, un sempre maggiore interesse degli investitori per le soluzioni abitative c.d. Multifamily, ossia per il Co-living, il Serviced Apartment ed il Senior Living. Gli immobili multifamily sono soluzioni abitative diffuse fuori dai confini italiani e presenti solo in minima parte sul nostro territorio. Si tratta di complessi immobiliari che comprendono diverse abitazioni di medio-piccolo taglio, collegate tra loro da un ottimo livello di servizi. Quando le unità sono più di quattro, il complesso prende il nome di multifamily. Il vantaggio, per l’investitore, è quello di poter fare “economia di scala” su mutui o assicurazioni, che vengono stipulati su una multifamily come se si trattasse di una unica unità immobiliare. Altro vantaggio sono i rendimenti, più elevati rispetto alla sommatoria di singole unità abitative a parità di dimensioni.

La crescita di questo settore si basa sulle dimensioni delle case in diminuzione, sui prezzi ancora molto elevati e, naturalmente, sull’emergenza sanitaria.

Per quanto riguarda il Co-living, potremmo definirlo come l’evoluzione naturale del co-working. In sintesi, offre a lavoratori e proprie famiglie la possibilità di vivere in appartamenti privati di piccole dimensioni, nelle zone residenziali delle città, ma in un edificio condiviso con i colleghi di lavoro o con persone con cui si condividono interessi professionali, creando piccole comunità. Si tratta di alloggi che permettono di economizzare sui servizi, dotati di ogni comfort (wi-fi, lavanderia, parcheggio e portineria). Il co-living si differisce dal co-housing, che invece è una forma di coabitazione fra estranei senza condivisione dei servizi.

I c.d. serviced apartments sono un fenomeno abbastanza recente, e rappresentano una soluzione abitativa derivata dalle strutture alberghiere. Gli appartamenti, piccoli ma completamente arredati e corredati anche nei minimi particolari, possono essere utilizzati sia per soggiorni di breve durata che di lunga durata, e rispetto alle suite degli hotel offrono in media il 30% di spazio in più, maggiore privacy, assenza di costi extra e cucine completamente attrezzate. Il loro prezzo è inferiore del 20-30% rispetto alle normali camere d’albergo.

Il Senior Living è una tendenza che viene dagli Stati Uniti, dove le residenze condivise per ultrasessantenni sono una realtà da decenni. Si tratta di appartamenti appositamente studiati per la fascia d’età over 60, con spazi per le attività comuni e, per i più anziani, monitoraggio in tempo reale delle condizioni di salute. Chi sceglie di vivere in una residenza senior è un anziano attivo dal punto di vista fisico e intellettivo, desideroso di socializzazione, che sceglie di vivere all’interno di strutture abitative dotate di palestra, bar o bistrot, come avviene in un albergo.

Mercato immobiliare governato da incertezza e prudenza. In aumento anche i tempi di vendita

Valori immobiliari in leggero ribasso nelle grandi città, tranne Bari (+1,5%), Milano (+0,8%) e Verona (+0,2%). Tecnocasa: in aumento le tempistiche di vendita.

Di Fabiana Megliola*

La chiusura del 2020 registra un mercato immobiliare trattenuto da incertezza e prudenza, conseguenze dell’alternanza dei periodi di lockdown in autunno e nei primi mesi del 2021. Nonostante questo, il mercato creditizio favorevole sta spingendo all’acquisto soprattutto sul segmento della prima casa. La ricerca di abitazioni più ampie o con spazi esterni, seppur attenuata rispetto al periodo immediatamente successivo al primo lockdown, continua ad essere presente.

La domanda per investimento appare ancora frenata, e si confermano difficoltà in tutte quelle località o zone di città in cui, in passato, c’era stata una forte domanda di acquisto di immobili da destinare alla ricettività, così come in tutte quelle realtà in cui l’economia ed il mercato del lavoro iniziano ad evidenziare segnali di sofferenza che non sarebbero ancora del tutto manifesti ed evidenti.

COMPRAVENDITE – A livello nazionale, il dato del 2020 vede una diminuzione del 7,7% rispetto all’anno precedente, portandosi a 557.926 (dati Agenzia delle Entrate), recuperando il calo drammatico che si era registrato nella prima parte dell’anno in piena pandemia. Come era nelle aspettative, i comuni non capoluogo hanno performato meglio rispetto ai capoluoghi (-5,7% contro -11,4%). Questo confermerebbe il crescente apprezzamento per le realtà più piccole, delineatosi dopo il lockdown. Nelle grandi città, le compravendite sono diminuite maggiormente a Milano (-17,6%), decisamente meno a Bari (-8,8%). La capitale chiude con transazioni in decrescita del 10,0%.

PREZZI – Nel secondo semestre del 2020 i valori immobiliari hanno evidenziato un leggero ribasso nelle grandi città (-0,5%). Le realtà che hanno performato meglio sono state Bari (+1,5%), Milano (+0,8%) e Verona (+0,2%). Ancora una volta sono le abitazioni di Genova a perdere maggiore valore (-2,6%).

I prezzi delle aree centrali sono diminuiti di più rispetto a quelle semicentrali e periferiche. Le motivazioni sono da ricercare in un calo dell’acquisto per investimento (che spesso si indirizzava verso le zone centrali). Le zone semicentrali e quelle periferiche hanno retto meglio, molto probabilmente perché hanno attirato le richieste di chi ha realizzato l’acquisto della prima casa o un acquisto migliorativo avendo a disposizione un budget più limitato.  

I capoluoghi di provincia segnalano una contrazione dei valori dello 0,4%, con diverse città i cui prezzi sono in recupero, in particolare quelle più a “misura d’uomo”, con una buona qualità di servizi e, in generale, un’offerta immobiliare (soluzioni indipendenti o nuove costruzioni) in line con gli attuali desideri. 

L’hinterland delle grandi città chiude con un ribasso dei valori dello 0,5%.

TEMPI DI VENDITA – Il primo segnale che si mette in luce è un leggero aumento delle tempistiche di vendita nelle grandi città e nell’hinterland, rispettivamente pari a 118 giorni e 157 giorni, con una crescita di 6 e 3 giorni in confronto alla prima parte del 2020. Al contrario, si registra un decremento di tre giorni nei capoluoghi di provincia (da 149 a 146 giorni). Le città più veloci si confermano Bologna con 57 giorni (stabile), e Milano con 60 giorni (in aumento di 4 giorni).

DOMANDA, DISPONIBILITÀ DI SPESA ED OFFERTA – L’analisi della domanda conferma in vetta alle preferenze il trilocale con il 40,5% delle richieste, a seguire il quattro locali con il 24% delle preferenze. Si conferma l’interesse per le soluzioni indipendenti e per quelle con spazi esterni. Il bilocale prevale tra le richieste di Milano. L’analisi della disponibilità di spesa evidenzia un aumento nella fascia più bassa, inferiore a 120 mila euro, a conferma della minore disponibilità di capitale da destinare agli immobili ed anche per un atteggiamento prudenziale rispetto all’acquisto.

Le tipologie in buono stato sono quelle preferite dai potenziali acquirenti, anche se gli incentivi per le ristrutturazioni ed il super bonus hanno dato una spinta alla domanda di immobili da ristrutturare.

L’analisi dell’offerta evidenzia che la tipologia maggiormente presente sul mercato è il trilocale con il 32,9%, in aumento le percentuali di monolocali, trilocali e cinque locali.  

ANALISI SOCIO-DEMOGRAFICA – Oltre al calo degli acquisti per investimento (da 17,8% a 16,3%) e all’incremento della preferenza per case vacanza (da 6,1% a 7,2%), l’analisi evidenzia una crescita degli acquisti di case indipendenti e semi-indipendenti, passate da 19,8% a 22,5%, e di quelli effettuati nella fascia più giovane di età, grazie ai mutui più vantaggiosi.      

* Responsabile ufficio studi Gruppo Tecnocasa

Lockdown e smartworking incidono sulle scelte di chi cerca casa anche nel 2021. La periferia sugli scudi

Aumenta il numero di coloro che hanno le idee chiare su cosa (e dove) acquistare nelle zone semi-periferiche. A questi, però, si oppongono le richieste dei venditori che, specialmente nelle prime fasi della negoziazione, pretendono prezzi di vendita troppo elevati, aumentando la distanza tra il prezzo richiesto e il prezzo offerto e la difficoltà nella conclusione della transazione.

La pandemia, com’è noto, ha inciso profondamente sulle scelte abitative di chi si è affacciato sul mercato immobiliare durante il 2020, determinando lo spostamento delle decisioni di acquisto verso le soluzioni dotate di spazi esterni o di metrature più ampie, come testimoniano le ricerche effettuate dall’ufficio studi di Tecnocasa.

Entrando più nel concreto, anche il ricorso diffuso allo smart working da parte di aziende e amministrazioni pubbliche si è rivelato un elemento fondamentale nelle scelte di quanti hanno deciso di vendere appartamenti di metratura medio-piccola nelle zone centrali e semicentrali per valutare l’acquisto in località più periferiche di alcune  grandi città, dove era possibile trovare case più ampie, magari con terrazzo e/o giardino, allo stesso prezzo – o giù di lì – dell’abitazione venduta.

E così, nel corso del 2020, le aree centrali di alcune grandi città – Milano, Napoli, Bari e Verona – hanno messo a segno una performance migliore rispetto alle aree centrali e semicentrali, avendo attirato acquirenti grazie ai prezzi più competitivi e accessibili. In particolare, nelle zone centrali di Milano e Napoli, il trend molto positivo degli anni scorsi era dovuto soprattutto alla presenza di investitori che acquistavano per realizzare abitazioni con finalità ricettiva (B&B, stanze in affitto, affitti temporanei per studenti universitari).

L’analisi dei dati elaborata sulla durata di dieci anni evidenzia che, fino al primo semestre del 2020, nelle zone centrali gli immobili avevano perso il 13,8% del loro valore, in quelle semicentrali il 29,8% e in quelle periferiche il 34,2%. Nel centro di Firenze, per esempio, nell’arco temporale considerato gli immobili avevano visto un aumento del 17,9%, seguito dal centro di Milano con un aumento del 12,9% e da quello di Verona con un aumento dell’1,9%. Gli immobili delle zone periferiche, invece, erano stati maggiormente penalizzati a Genova (-56,5%) e a Bari (-45,8%).

Milano, piazza immobiliare più vivace d’Italia, si conferma un benchmark della tendenza in atto, con le dovute differenze di quotazioni, in tutto il territorio nazionale. Infatti, a crescere di più nel secondo semestre del 2020 sono state soprattutto le periferie milanesi, come dimostrato dalla performance mirabile di Cermenate-Missaglia (26,9%) e Certosa (11,6%), seguite da Famagosta-Barona (8,5%), Vigentino-Ripamonti (4,7%), Forlanini (3,4%) e Porta Vittoria (3%). Incrementi un po’ sotto la media per Lorenteggio-Bande Nere (2,2%), Comasina-Bicocca (1,2%), Greco-Turro (0,7%), Corvetto-Rogoredo (0,4%) e Navigli-Bocconi (0,1%). In negativo, invece, le altre zone di Milano, come il Centro Storico, che insieme a Città Studi-Lambrate perde l’1,3%. Calano i prezzi anche nelle zone di Fiera-De Angeli (-2%), Garibaldi-Porta Venezia (-3,1%) e San Siro-Trenno-Figino (-4,1%).

Complessivamente, la tendenza relativa all’acquisto è sulle nuove costruzioni, ma c’è stata una rivalutazione dell’immobile da ristrutturare grazie agli incentivi fiscali del Superbonus 110%. In quasi tutte le regioni d’Italia, comunque, le zone dove si registra il maggior numero di transazioni sono quelle semi-periferiche e periferiche, dove l’offerta delle abitazioni è diversificata in palazzine con appartamenti, ville singole e ville bifamiliari.

Casa in vendita

Un cambiamento abbastanza generalizzato si evidenzia nell’aumento di coloro che hanno le idee chiare su cosa (e dove) acquistare, e che hanno urgenza di entrare in possesso dell’abitazione. Purtroppo, a costoro si oppone una offerta che, specialmente nelle prime fasi della negoziazione, pretende prezzi di vendita troppo elevati, per cui la distanza tra il prezzo richiesto e il prezzo offerto  aumenta ancora oggi una certa difficoltà nella conclusione delle transazioni, che si allungano inutilmente.

Anche nel corso del 2021, il prolungarsi dei periodi di lockdown ed il ricorso sempre più massiccio allo smart working peseranno tantissimo sulle scelte abitative degli italiani, sempre più allettati dai tassi dei mutui troppo favorevoli per non considerare un indebitamento anche nella fascia d’età oltre i 50 anni, soprattutto per i mutui con finalità di ristrutturazione, generalmente più piccoli e richiedenti un periodo di ammortamento più breve.

Budget 200mila e 500mila euro, ecco come investirli nel mercato immobiliare

Secondo i dati di Tecnocasa, nel 2020 la componente di acquisto immobili per investimento ha subito un lieve decremento, dal 17,9% al 16,5%. Pertanto, nonostante le trasformazioni indotte dalla pandemia sul mercato immobiliare, la casa è ancora un bene molto amato dagli italiani.

Gli ultimi cinque anni, ed in special modo il 2020 (per i noti eventi mondiali) hanno manifestato il fenomeno dello spostamento del risparmio dai valori immobiliari a quelli mobiliari, con una crescita costante dello stock di risparmio nel comparto della raccolta gestita (fondi comuni e sicav, gestioni patrimoniali, polizze d’investimento).

Complici i tassi di rendimento pressoché  azzerati presenti nel mercato obbligazionario, rimane ancora una larga fetta di investitori – appartenenti alle più disparate fasce d’età – dedita all’investimento nel mercato immobiliare, che nel medio periodo e a seconda del prezzo d’acquisto, della quadratura e della zona, può assicurare un rendimento annuo molto superiore a qualsiasi titolo obbligazionario, in grado di compensare gli oneri di gestione (imposte, stress, rischio di morosità dell’inquilino, spese di manutenzione straordinarie).

A seconda del budget che si ha a disposizione, si possono prendere in considerazione diverse forme di investimento immobiliare.

DA 200 MILA EURO  – Se si ha a disposizione un capitale superiore a 200 mila euro, si può puntare ad un appartamento di piccolo taglio nelle grandi città. Milano è tra le preferite, alla luce del fatto che la città è e sarà oggetto di importanti lavori di riqualificazione. Infatti, per questa ragione tanti investitori stanno puntando su di essa nonostante il rallentamento dovuto alla pandemia (in particolare le aree di riqualificazione dello scalo Farini e dello scalo di Porta Romana). Con questo budget, le zone centrali sono difficilmente accessibili, ma si può puntare su quelle periferiche dove i prezzi sono più contenuti ed i rendimenti più elevati (il rendimento medio da locazione nel capoluogo lombardo si aggira intorno al 4,2% annuo lordo ma, nelle zone periferiche, può arrivare anche al 7%).

A Roma, negli ultimi anni si era puntato molto sulle zone turistiche, investimento al momento scoraggiato dall’assenza forzata dei turisti. Sempre interessanti risultano le zone universitarie che, nonostante la DAD, attirano comunque investitori. Milano, Roma, Bologna, Torino, Napoli, Trieste, Pisa e Lecce sono realtà dove questo tipo di acquisto attira ancora. In generale i rendimenti medi da locazione sono interessanti: si va dal 4,2% annuo lordo di Milano al 6,3% di Trieste e al 7,4% di Lecce. 

Un’altra alternativa sono le località turistiche. In un anno è aumentata la percentuale di chi acquista la casa vacanza, passata da 5,8% a 6,5%. Infatti, subito dopo il primo lockdown, in tanti hanno acquistato nelle località turistiche spinti dal desiderio di avere una casa al mare, montagna o lago. Con un budget di 250 mila euro si può puntare ad un piccolo taglio in destinazioni turistiche note, oppure a un taglio più ampio in località meno “trendy”.

Nonostante il calo dei flussi turistici, la scorsa estate si è registrata una forte domanda di immobili in affitto soprattutto da parte dei residenti locali. Con questo budget si può comprare un bilocale a Bardonecchia, Canazei, Roccaraso e Cogne, mentre al mare si può puntare su un piccolo taglio a Milano Marittima e Riccione. Per qualche mq in più ci si deve orientare in località meno costose, come ad esempio Gallipoli oppure Castellammare del Golfo in Sicilia.            

Sul lago di Garda si possono acquistare dei trilocali in discreto stato, metratura destinata a scendere notevolmente se si vuole la vista lago o il fronte lago. Ancora più economici i laghi di Iseo o Como.

Negli ultimi anni si è notata una buona tenuta dei mercati turistici in quelle realtà in cui si è investito in interventi di miglioramento come il potenziamento delle piste da sci, la creazione di impianti termali o di piste ciclabili.

Con un budget simile (200-250mila euro), si potrebbe affiancare anche l’acquisto di un box. Tra i vantaggi di questo tipo di acquisto c’è sicuramente la volontà di diversificare il portafoglio immobili, una maggiore facilità di gestione rispetto all’abitazione e rendimenti leggermente più elevati, intorno al 6,3%. Quanto al loro valore, negli ultimi 10 anni, hanno avuto un trend abbastanza in linea con le abitazioni. Nell’acquisto dei box per investimento occorre selezionare bene la zona su cui puntare.

DA 500 MILA EURO – Un budget più importante consente di pensare all’acquisto delle metrature più ampie nelle grandi città, oppure dei piccoli tagli in zone più centrali. Queste ultime sono quelle che hanno garantito migliori risultati negli ultimi anni (fatta eccezione per alcune metropoli), lasciando sul terreno solo il 14,7% del valore degli immobili. In questo caso si potrebbe anche decidere di puntare su quartieri più signorili o su località al top. A Milano, per esempio, ci sono zone centrali in cui gli immobili signorili arrivano anche a 15 mila € al mq, discorso simile per Roma. E nelle località turistiche potrebbe valere la pena puntare su località di grido come la costiera amalfitana, il fronte lago di Garda o il Trentino-Alto Adige, dove tanto si è investito anche in strutture sportive e wellness.

Con un budget di questa portata, inoltre, potrebbe valere la pena inserire nel proprio portafogli anche degli immobili non residenziali.     

Trend compravendite immobiliari in Italia. Analisi per province e regioni

Diversi fattori incidono sull’andamento delle compravendite di immobili nel nostro paese. Ecco il trend a febbraio 2021, verificato su base regionale grazie ai dati analizzati da caseinvendita360.com.

L’attuale trend delle compravendite immobiliari non dipende esclusivamente la legge della domanda e offerta, ma anche diversi fattori esogeni strettamente legati allo stato di salute economiche delle singole aree geografiche da analizzare. L’andamento di mercato del mese di febbraio 2021 mostra un aumento dei prezzi delle case diffuso in diverse regioni e province dal Nord fino al Sud Italia. In misura minore, altre province registrano un trend leggermente negativo.

Prendendo a modello di analisi un appartamento di 50 metri quadrati, nel Nord Italia spicca la provincia di Belluno con un +6,54% ed un prezzo medio di vendita pari a 70.241 euro. Poi Milano, con un +4,16% ed prezzo medio di vendita pari a 216.521 euro.

Nel Centro Italia, invece, le più alte percentuali d’aumento dei prezzi si sono evidenziate nella provincia di Isernia (+8,94%, prezzo medio di vendita pari a 51.626 euro), Pescara (+6,34%, prezzo medio di vendita pari a 97.195 euro), Perugia (+4,80%, prezzo medio di vendita pari a 65.752 euro), Macerata (+4,79%, prezzo medio di vendita pari a 65,745 euro) e Oristano (+3,72%, prezzo medio di vendita pari a 71.264 euro).

Infine, per quanto riguarda le regioni del Sud Italia bisogna fare particolare attenzione alla Campania, che vede sia Napoli (+4,26%, prezzo medio di vendita pari a 136.908 euro) che Caserta (+3,66%, prezzo medio di vendita pari a 79.926 euro) sugli scudi.

La crisi da Covid-19 ha certamente avuto il suo impatto negativo, anche nel mese di Febbraio, sul mercato immobiliare di alcune province. Fattori esogeni, come la crisi a livello economico e lavorativo, ha determinato una flessione dei prezzi e una restrizione dell’accesso ai mutui.

Su tutto, le aree in cui si è registrata una diminuzione dei prezzi sono quelle in cui l’offerta è talmente abbondante rispetto alla domanda da annullare l’effetto positivo della riorganizzazione economica del tessuto produttivo delle regioni interessate e dalla ripresa delle attività.

Considerando questi fattori, nel Nord Italia si distinguono Cuneo, che segna un -7,38% e ha un prezzo medio di vendita pari a 90.789 euro; Bologna, con un trend negativo del -2,39% e un prezzo medio di vendita pari a 154.380 euro; Genova, con una riduzione percentuale pari al -1,72% e un prezzo medio di vendita pari a 84.509 euro.

Nel Centro Italia, troviamo una forte diminuzione della percentuale dei prezzi ad Ancona, che segna un -6,70% con un prezzo medio di vendita pari a 79.703 euro; Latina, con una riduzione di -2,53% e un prezzo medio di vendita pari a 91.503 euro; Sassari, che segna un -5,50% e un prezzo medio di vendita pari a 57.664 euro.

Infine, nel Sud Italia il trend negativo è stato più contenuto: Ragusa (-2,53%, prezzo medio di vendita pari a 57.664 euro); Agrigento (-1,92%, prezzo medio di vendita pari a 50.854 euro); Siracusa (-1,92%, prezzo medio di vendita pari a 56.047 euro).

In alcune regioni dove si è registrato un trend negativo, il mercato immobiliare ha visto una diminuzione dei prezzi anche a fronte della scelta di aumentare i risparmi mobiliari, trainati dall’incertezza che si sta vivendo. In altre regioni, invece, questo effetto è stato più contenuto; come in Friuli-Venezia Giulia, dove l’aumento percentuale dei prezzi è stato del 19,58%, con un costo medio per un appartamento di 50 mq pari a 84.328 euro. Al contrario, il trend ribassista ha colpito più duramente la Basilicata, che segna a febbraio 2021 un -9,54%, con un prezzo medio per unità immobiliare (50 mq) pari a 64.332 euro.

Relativamente alle altre regioni, l’andamento dei prezzi – sia la rialzo che al ribasso – si è manifestato con valori più contenuti:

– +4,16% in Lombardia, con un prezzo medio di 216.521 euro;
– +0,15% in Piemonte, con un prezzo medio di 91.999 euro;
– +0,68% in Toscana, con un prezzo medio di 138.465 euro;
– +0,65% in Valle D’Aosta,  con un prezzo medio di 111.971 euro; 
– +0,39% in Trentino Alto Adige, con un prezzo medio di 137.542 euro;
– -0,82% in Emilia Romagna , con un prezzo medio di 76.874 euro;
– -1,72% in Liguria, con prezzo medio di 84.509 euro;
– -0.98% in Veneto, con un prezzo medio pari a 55.786 euro.
– -6,70% nelle Marche, con un costo medio di 79,703 euro;
– -0,95% in Sardegna, con un costo medio di 106.756 euro;
– +0,70% in Umbria, con un prezzo medio di 63.411 euro;
– +3,57% in Molise, con un prezzo medio di 62,688 euro;
– -2,08% in Calabria, con un costo medio di 44.113 euro;
– -0,28% in Campania, con un costo medio di 101.645 euro;
– +0,67% in Puglia, con un costo medio di 98.578 euro;
– +1,06% in Sicilia, con un costo medio di 68.128 euro.

Budget 200.000 euro: quanti mq si possono acquistare nelle grandi città e nelle località turistiche

Con un budget di 200 mila euro per l’acquisto di un’abitazione che cosa si potrebbe acquistare agli attuali prezzi di mercato in città come Milano, Roma e Napoli e in alcune delle località turistiche?

Quando si deve affrontare una spesa “importante”, come l’acquisto di un immobile, il budget diventa la nostra guida fondamentale e, a seconda della città in cui ci troviamo, esso subisce una variazione, anche piuttosto sensibile, nonostante la casa da acquistare sia la stessa.  Questo fa del settore immobiliare un mondo a sé stante, perché risente di alcune variabili che in altri settori (vacanze, auto e moto nuove, abbigliamento etc) non sono affatto rilevanti, se non in minima parte.

Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa, con un budget pari a 200.000 euro è davvero difficile trovare possibilità di acquisto omogenee sia da una grande città all’altra che da una località di vacanze all’altra. Lo studio ha preso in considerazione una tipologia di immobile medio usata e medio nuova.

MILANO – Partendo dal capoluogo lombardo, i cui prezzi hanno tenuto nonostante la pandemia abbia messo un freno alla crescita poderosa, con 200.000 euro si possono acquistare in media 55 mq. Si devono sacrificare 5 mq di abitazione se si decide di acquistare una tipologia ristrutturata o di nuova costruzione. In centro città si può ambire ad un appartamento usato di appena 30 mq.

ROMA – Più economica la Capitale, che negli ultimi anni non ha vissuto la stessa crescita di Milano e dove i prezzi sono decisamente più contenuti. Infatti, con lo stesso budget si acquistano 70 mq di tipologia usata e 58 mq nuova. C’è poi chi ama le zone centrali della città eterna, ma in quel caso potrà al massimo aspirare ad un appartamento usato di 38 mq e di 34 mq ristrutturato.

NAPOLI – Si guadagna qualche metro quadro in più nel capoluogo campano, dove le metrature aumentano decisamente e si portano a 89 mq per una tipologia usata. Si potranno acquistare 11 mq in meno di una tipologia nuova. 

E se invece si decidesse di acquistare una casa in una località turistica, un’idea sempre più accarezzata da tanti alla luce della possibilità di svolgere il lavoro in remoto? In questo caso, lo studio di Tecnocasa ipotizza una soluzione già ristrutturata o comunque che non necessiti di lavori aggiuntivi, tipologia preferita da chi compra al mare, montagna o lago.

MONTAGNA – Per gli amanti della montagna, a Bardonecchia con 200.000 euro si possono acquistare 62 mq, a Canazei quasi 41 mq mentre a Roccaraso (74 mq) o a Cogne (73) aumentano i metri quadri acquistabili.

MARE – Per chi invece ama il mare, soprattutto località più giovani e “movimentate”, a Milano Marittima con 200.000 euro ci si può assicurare mediamente una casa di 47 mq, mentre a Riccione ci si potrà permettere 10 mq in più.  In Liguria, ad Alassio, si possono acquistare 39 mq.

In costiera amalfitana, il budget consente l’acquisto di 42 mq ad Amalfi. Nelle isole, in Sicilia (a Scopello) si potrebbero acquistare 73 mq e a Villasimius, in Sardegna, 60 mq. 

LAGO – Decisamente più economico il lago di Garda: sia a Salò che a Peschiera si può ambire, mediamente, ad un immobile in buono stato di 80 mq, metratura destinata a scendere notevolmente se si vuole la vista lago o il fronte lago. Se poi si preferisce il lago di Iseo o il lago Maggiore, si potrebbero acquistare quasi 100 mq, mentre a Sesto Calende solo 67 mq.

Andamento delle locazioni in Italia. Il mercato tiene, ma il 2021 è un importante banco di prova

Prendere casa in affitto può essere una necessità momentanea o una scelta di lungo periodo, ma serve comunque informarsi sull’andamento delle quotazioni, sia prima che dopo aver affittato un’abitazione o, soprattutto, i locali di una attività o di un ufficio. Il mercato ha tenuto anche grazie agli accordi di riduzione dei canoni.

Anche nel corso del mese di febbraio 2021 le variazioni dei prezzi delle locazioni differiscono sensibilmente a seconda delle città italiane prese in considerazione. Prendendo ad esempio un appartamento di grandezza media pari a 50 mq, il dettaglio delle province e delle regioni italiane è stato curato dallo studio di CaseinAffitto360.com. In particolare, le province dove i prezzi degli affitti sono aumentati hanno visto prevalere positivamente alcuni elementi esogeni al mercato, ma molto importanti: aumento delle possibilità di lavoro nell’area, incremento delle attività produttive, maggior rilievo dal punto di vista turistico e miglioramento delle condizioni del mercato immobiliare locale.

Partendo dalle province del Nord Italia, si distingue la provincia di Prato, dove si è vista una crescita del 6,13% ed una media di 329 euro mensili per appartamento di 50 mq.. Tra le province del Nord che hanno visto un incremento dei costi ci sono anche la provincia di Mantova, con un +3,72% e un canone medio pari a 390 euro; Pordenone con un +3,68% e un canone medio pari a 396 euro; Savona con canone medio pari a 396 euro e un aumento del +3,66%.

Nel Centro Italia, invece, spicca la provincia di Ravenna con un +5,23% ed una media di 410 euro mensili, e Teramo, con un +5,00% e un canone medio di 315 euro. Infine, nel Sud Italia le province interessate sono quella di Napoli, con un incremento del 5,13% e canone medio pari a 502 euro, e Benevento, con un canone medio pari a 315 euro e un aumento percentuale del 5,00%.

Andando alle aree che hanno visto una riduzione dei costi degli affitti, le province più colpite sono diverse e localizzate sia al Nord Italia sia al Sud. Le principali province del Nord Italia sono Belluno, con una diminuzione percentuale del -4,79% e canone medio pari a 338 euro; Bolzano, con una diminuzione del -3,33% e un canone medio pari a 468 euro; Vercelli, con una riduzione percentuale del -3,41% e un canone medio pari a 283 euro.

Nel Centro Italia, invece, Isernia ha subito una diminuzione del 4,63% (canone medio pari a 247 euro); Macerata segna per febbraio un -3,33% e vede un canone medio pari a 348 euro.

Infine, per il Sud Italia abbiamo la provincia di Caltanissetta, che segna un -5,33% e vede un canone medio pari a 231 euro; Ragusa, con un -3,86% e un canone medio pari a 274 euro; Enna, con un -4,76% e un canone medio pari a 220 euro, e Crotone, con un -3,28% e un canone medio pari a 295 euro.

Andando all’andamento dei prezzi degli affitti suddivisi per regioni, quelle del Sud e del Centro Italia presentano prezzi mediamente più bassi per un periodo di tempo prolungato. La situazione potrebbe cambiare guardando agli affitti stagionali, specie nelle zone d’Italia che si affacciano sul mare o quelle che si trovano vicino a mete turistiche invernali importanti, dove i costi delle case per le vacanze e degli affitti per il breve periodo sono molto più alti, rispetto alla media delle locazioni sul lungo periodo.

Sempre considerando un appartamento di una grandezza media di 50 mq, nelle regioni del Nord c’è stata una leggera diminuzione dei prezzi in Lombardia, con un -0,15% e un canone medio pari a 672, e in Valle d’Aosta, con una diminuzione percentuale del -3,66% e un canone medio pari a 369 euro. Percentuale negativa anche per la Toscana, che segna una discesa del -1,72% e un canone medio pari a 454 euro.

Nel Centro Italia, solo il Lazio vede una diminuzione dei prezzi dello 0,71% (canone medio pari a 561 euro), mentre al Sud il segno in negativo colpisce solo la Calabria con un -0,36% (canone medio pari a 274 euro).

Tutte le altre regioni italiane, invece, hanno segnato un incremento del prezzo degli affitti per il mese di febbraio. Tra quelle che hanno visto una variazione positiva con un impatto maggiore troviamo la Sardegna con un +3,67% e canone medio pari a 424 euro; l’Emilia Romagna, con un +2,20% e un canone medio pari a 372 euro; Il Friuli Venezia Giulia con un +2,02% e un canone medio pari a 353 euro. Infine, troviamo la Sicilia con un incremento del 2,48% e un canone medio pari a 372 euro. Infine, il Trentino Alto Adige che stabilisce a febbraio un +1,38% e un canone medio pari a 516 euro.

Le rimanenti regioni hanno visto solo un leggero incremento dei prezzi degli affitti, queste sono: Basilicata (+0,29% – 345 euro); Campania (+0,34% – 299 euro); Liguria ( +0,26% – 381 euro); Marche ( +0,79% – 383 euro); Molise ( +0,31% – 323 euro); Piemonte ( +1,19% – 426 euro); Puglia (+0,72% – 418 euro); Umbria ( +0,32% – 315 euro); Veneto (+1,51% – 337 euro).

La disamina dei dati appena esposti è strettamente legata al periodo che stiamo vivendo da un anno a questa parte. Infatti, a causa dell’emergenza Covid-19 molti inquilini hanno iniziato ad avere difficoltà nel rispettare i pagamenti dovuti ai proprietari, sia per la perdita del lavoro che per la sospensione della propria attività. Il problema, che si ripercuote immediatamente anche sul tenore di vita dei proprietari, riguarda le locazioni di unità abitative ma, soprattutto, gli affitti di locali destinati ad attività imprenditoriali o professionali. Molte imprese che non sono riuscite a rispettare gli impegni hanno chiesto una riduzione del canone di affitto, che è possibile effettuare per tutti i contratti di locazione, indipendentemente dalla loro tipologia e indipendentemente dalla durata del contratto di locazione o dal regime fiscale di tassazione ordinaria o di cedolare secca.

Quasi tutti i proprietari hanno aderito alle richieste di riduzione del canone, rinviando un possibile aumento alla fine dell’emergenza, per questo motivo il mercato delle locazioni ha sostanzialmente avuto una buona tenuta generale. Molto, adesso, dipenderà dagli scenari di fine emergenza che, grazie alla campagna di vaccinazione, potrebbero verificarsi a partire solo dal secondo semestre dell’anno in corso. Obiettivo principale: salvare la stagione estiva ed il fatturato derivante dagli affitti brevi e dalla ricettività turistica settimanale (B&B).

Il Real Estate per la ripartenza. Cedolare secca per i negozi, gli uffici tra smart working e “smart building”

Doppia analisi prospettica del mercato immobiliare, costruita attraverso la visione di Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, e quella di Luigi Donato, Capo del Dipartimento Immobili e appalti della Banca d’Italia.

E’ un momento delicato per la nostra economia, stretti come siamo tra un nuovo governo e la pandemia in corso, con la contestuale campagna vaccinale. Data la sua centralità, ci si chiede come il settore immobiliare – e tutto il suo indotto – possano contribuire alla crescita del nostro Paese.

“Alla luce del fatto che il lockdown ha fatto sentire i suoi effetti negativi soprattutto sul settore retail – afferma Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa – la reintroduzione della cedolare secca sui negozi sarebbe decisamente auspicabile. Sarebbe importante stabilizzare il superbonus, il bonus per la riqualificazione energetica e la ristrutturazione degli immobili, manovre tese al miglioramento dell’efficienza energetica del nostro vetusto patrimonio immobiliare. Ma più di ogni altra cosa, il mercato immobiliare ha mostrato criticità in tutti quei frangenti storici in cui l’economia mancava di solidità, il comparto del lavoro era in sofferenza, la fiducia di consumatori ed imprese ai minimi e l’accesso ai mutui più difficoltoso. Intervenire su questi aspetti è il punto di partenza per rendere stabile il nostro settore, dare certezze a famiglie e investitori, nazionali e internazionali, che difficilmente nel real estate si muovono in condizioni di fragilità economica e mancanza di certezze. Il resto sarà una conseguenza”.

Analisi più laboriosa quella del Rapporto a firma Luigi Donato, Capo del Dipartimento Immobili e appalti della Banca d’Italia, secondo il quale i provvedimenti successivi al blocco dell’attività di costruzione nella prima fase della pandemia (primavera 2020) “hanno consentito la ripresa progressiva dei cantieri, sia pure con cautele e costi maggiori per la sicurezza e una diversa organizzazione del lavoro che si traduce, inevitabilmente, in una minore produttività”.

L’impatto più profondo dell’emergenza sanitaria si è registrato sul versante della domanda nelle sue diverse componenti: residenziale, per uffici, ospitalità, commerciale, logistica. “Siamo tuttora nel vivo di una fase fortemente condizionata dalla pandemia – aggiunge Donato nel suo Rapporto – ma la trasformazione della domanda a cui si assiste è diffusamente considerata come non transitoria ma strutturale. Punterei l’attenzione sugli effetti determinatisi sul binomio casa-ufficio”. Infatti, “come effetto dell’emergenza, le case tendono ad assomigliare di più ad uffici, dovendo ospitare postazioni di lavoro, e la conformazione degli uffici tende ad ispirarsi ai confort delle abitazioni”.

Un altro aspetto messo in luce da Luigi Donato è quello della rivincita delle campagne sulle città e delle periferie sui grandi centri direzionali. “Nel periodo del primo lockdown – prosegue Donato – le grandi città europee si sono svuotate, e vi è stata una fuga verso le seconde case e verso le residenze delle famiglie di origine. Questa tendenza sta lasciando un’impronta rilevante sulla domanda residenziale, sia per la struttura delle abitazioni sia per la loro collocazione nel tessuto urbano”.

I profondi cambiamenti dettati dall’emergenza sulle abitudini delle famiglie derivano direttamente dal periodo in cui le limitazioni dei movimenti hanno colpito duramente l’attività scolastica e il tempo libero. “la soluzione per le famiglie è ora quella di ricercare spazi domestici più vivibili; cresce, quindi, la domanda di case con giardini e terrazzi, tipologia che, poi, è più agevole e meno costoso trovare, magari nella stessa regione, ma in centri minori o in zone di campagna. Del resto, limitando in misura consistente i giorni in cui occorre recarsi di persona alla sede della propria azienda, si riduce anche l’onere di tragitti di maggiore durata nel percorso casa-lavoro”.

Il nodo centrale della relazione di Donato è quello dedicato al principale motore della trasformazione in atto, ossia lo smart working, nel duplice significato di home working e di smart office. “Il fenomeno dello smart working – afferma Donato – va configurato come evoluzione rapida, imposta dall’emergenza, del modello del lavoro, sia pubblico, sia privato. Lo snodo principale risiede nella disponibilità di adeguate connessioni e dotazioni informatiche: il digital divice può ostacolare l’home working”. Il punto è che “la sperimentazione in larga misura positiva dell’home working e i possibili risparmi che comunque ne conseguono a livello generale stanno richiedendo una rivisitazione, caso per caso, dell’attuale configurazione degli uffici. Non è tuttavia verosimile un rapido, diffuso abbandono degli spazi ora utilizzati. Con l’home working si perde infatti molto delle sinergie e degli scambi di esperienza che solo il contatto diretto può dare, specie nella formazione delle nuove leve. (Però) emerge una nuova filosofia e una nuova configurazione degli spazi per uffici. Infatti, il buon funzionamento e il rispetto dei nuovi standard nel controllo degli accessi, nelle pulizie, nei servizi di bar e di mensa, nella mobilità aziendale e in tutte le forme di supporto sanitario ai dipendenti costituiscono ora un presupposto di base per la stessa ordinata attività aziendale. Ne derivano nuove prospettive di sviluppo dell’industria di facility management, anche sotto il profilo dei livelli occupazionali”.

Il Rapporto di Donato approfondisce ancora di più la questione, delineando uno scenario molto chiaro sul cambiamento che il settore degli uffici vivrà nei prossimi anni. In particolare, un naturale portato dell’analisi precedente è il concetto di Smart Building. “Se le presenze in ufficio si verificano a rotazione – aggiunge Donato – che senso avranno uffici in larga misura vuoti, a fronte di una spesa ormai comunque sovradimensionata? Con la digitalizzazione dei processi e con la progressiva scomparsa dei documenti cartacei vengono meno tutte le connesse esigenze di materialità e fisicità di un ambiente di lavoro tradizionale, a partire dagli armadi e dagli archivi per riporre le pratiche”. Di conseguenza, si sentirà “l’esigenza di una più moderna e funzionale configurazione degli spazi, attenta ai servizi alle persone e agli ambienti condivisi, e il desiderio di cogliere l’occasione per puntare sull’innovazione e sulla tecnologia. Si apre, dunque, la prospettiva degli smart building, caratterizzati da un uso diffuso della tecnologia per la gestione degli edifici, che si accompagnerà opportunamente alla completa digitalizzazione del lavoro”.

Auto d’epoca, come acquistare online e agganciarsi al mercato. In arrivo i fondi specializzati

Con lo scoppio della pandemia, la partecipazione alle aste d’auto d’epoca online è diventata immediatamente l’unica strada per tenere collezionisti e appassionati  in contatto con il mercato e con le migliori opportunità del momento.

Diversificare il proprio patrimonio investendo in auto d’epoca non è più una prerogativa per pochi “eletti”, ed oggi il settore riceve molte attenzioni anche dagli investitori medio-piccoli. Naturalmente, con l’esplosione della pandemia è venuto meno uno degli elementi più distintivi di chi è accomunato da questa passione, e cioè le occasioni di socializzazione (raduni, esposizioni, aste pubbliche), ma il mercato è rimasto vivo grazie alle aste online, per mezzo delle quali sono stati messi a segno, anche nel corso del 2020, dei “colpi” notevoli.

La partecipazione ad un’asta online di auto d’epoca – ed in generale, a qualunque asta – richiede programmazione ed organizzazione. Bisogna avere un budget massimo, essere pronti ad eventuali rilanci degli altri compratori e informarsi in anticipo sugli esemplari in vendita, tra i quali potrebbe esserci quello da voi giudicato imperdibile.

I collezionisti non di primo pelo sanno che l’informazione, nelle aste, è tutto. Pertanto, è bene percorrere a ritroso le aste già avvenute, e capire l’andamento delle quotazioni relative alle auto che vi interessano di più e che saranno presenti all’asta online a cui intendete partecipare. Trovare queste informazioni non è difficile, perché le case d’asta le conservano online per molto tempo.

Oltre alle aste di auto d’epoca di lusso organizzate dalle più importanti case d’asta del mondo, esistono anche quelle giudiziarie di veicoli oggetto di sequestro. Per questo tipo di asta, però, non si potrà fare affidamento sulle reali condizioni dell’auto, che potrebbe essere danneggiata e richiedere numerosi interventi di restauro.

Relativamente ai luoghi virtuali di svolgimento delle aste, i dati del Country Report 2020 di Catawiki (la piattaforma online leader in Europa per oggetti speciali) ci dicono che più di 45.000 venditori unici, solo in Italia, hanno proposto nella piattaforma oltre 900.000 oggetti, ricavando circa 80 milioni di euro (+35% rispetto al 2019). Tra questi, numerosissime le auto d’epoca, che hanno realizzato una fetta importante delle vendite.

Altri siti importanti sono quello di Ebay, ma i più rinomati sono una diretta emanazione delle case d’asta non virtuali che, a causa della pandemia, si sono semplicemente adattate alle circostanze, in attesa di tornare alla normalità. Il sito di RM Sothesby’s, per esempio, è quello di una casa d’aste tra le più prestigiose, che si occupa di auto d’epoca provenienti da tutto il mondo e organizza ogni anno le celebri aste di Monterey e Londra. Anche Silverstone Auctions, altra casa d’aste importantissima, organizza eventi in versione online come il Silverstone Classic Sales. Artcurial, poi, organizza eventi del calibro del Salone di auto d’Epoca Retromobile, che si svolge a Parigi, e di Le Mans Classic, che si svolge nella città sede della storica 24 ore.

Collecting Cars, invece, è una piattaforma inglese di aste online per auto d’epoca, da collezione e sportive che si sta lanciando anche in tutta Europa e che si concentra sul mercato locale, consentendo di vendere ad offerenti che possono trovarsi a migliaia di km di distanza dal compratore. L’asta di Febbraio, per esempio, ha visto l’aggiudicazione di una Aston Martin V8 Volante Zagato del 1989, battuta a 170.000 euro. La piattaforma di Collecting Cars conta già oltre26.000 utenti registrati da più di 60 paesi, e dalla data del lancio (Giugno 2019) ha venduto oltre 1.700 lotti per un valore di circa 64 milioni di euro.

Mentre il settore delle aste online si “globalizza” ogni giorno di più (Collecting Cars ha aperto uffici in Germania e Australia), il mondo della finanza si avvicina alle auto d’epoca progettando servizi specifici. Il gruppo finanziario svizzero Hetica ha lanciato recentemente un fondo per le auto d’epoca, sulla scorta di una crescita costante di valore nel lungo periodo che non sembra avere risentito in modo serio della pandemia. L’Hetica Klassik Fund, con sede a Zurigo, a breve sarà acquistabile tramite certificati quotati alla Borsa di Francoforte, ognuno dal valore nominale di 10mila euro. 

A Lugano, in particolare, è stato predisposto un caveau-garage ad alta tecnologia, ben sorvegliato, climatizzato e dotato di controllo dell’umidità, dove le vetture acquistate dai gestori del fondo verranno custodite e mantenute, per poi essere messe in vendita, in caso di plusvalenza, in occasione delle aste internazionali. Il prezzo di acquisto di ciascuna vettura, nelle intenzioni dei gestori, sarà compreso tra 30mila euro e 6 milioni di euro.