Agosto 26, 2026
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Case, Arte & Auto

Previsioni immobiliari 2021. Compravendite in recupero e prezzi ancora in calo

Il 2020 resterà alla storia come l’anno del virus che ha distanziato gli uomini, messo in pausa parte della nostra vita che si è dovuta riorganizzare su più fronti. Fabiana Megliola (Tecnocasa): “La pandemia ci ha fatto riscoprire quello che spesso diamo per scontato, come l’abitazione”.

“La casa – afferma Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa – è stata una delle riscoperte fatte durante il lockdown. Il confinamento forzato a cui siamo stati sottoposti ci ha fatto capire l’importanza dell’abitazione e delle sue caratteristiche. La ripresa del mercato immobiliare post lockdown, così come confermato anche dai dati dell’Agenzia delle Entrate riferiti al terzo trimestre del 2020, ci ha dato l’idea di questa rinnovata attenzione. Molti hanno apprezzato la casa in cui già vivono e altri, invece, hanno pensato di cambiarla realizzando acquisti migliorativi, indirizzati su immobili di metratura più ampia o dotati di spazi esterni. Questi ultimi sono stati particolarmente apprezzati nel lockdown primaverile”.

Il dinamismo e il desiderio di cambiare è stato confermato dalla velocità con cui si sono venduti gli immobili. Infatti, i tempi di vendita, nonostante la pandemia, a luglio erano ancora in contrazione e si sono portati a 112 giorni. Gli investitori si sono fermati durante il confinamento per capire cosa sarebbe successo, per poi rimettersi in moto in estate e a settembre, periodo in cui abbiamo segnalato una ripresa delle compravendite per investimento. I segnali positivi, iniziati a maggio, sono continuati fino a settembre ma l’arrivo della seconda ondata ha nuovamente rallentato il mercato.

“Gli incentivi per ristrutturare gli immobili – prosegue Megliola – sono apprezzati e, in qualche modo, stanno sostenendo il mercato dell’usato, mentre sul nuovo sembrerebbe confermata la tendenza che vede un adeguamento dell’offerta alle nuove caratteristiche ricercate dai potenziali acquirenti”.

La ripresa dei valori degli anni scorsi, soprattutto nelle metropoli, aveva determinato uno spostamento dei potenziali acquirenti nelle periferie e nell’hinterland delle grandi città alla ricerca di case dal prezzo più accessibile. Questo trend dovrebbe confermarsi anche alla luce dei nuovi desideri (spazi esterni e metrature più ampie) più facili da trovare fuori dalle metropoli. La tipologia signorile si conferma come il segmento meno intaccato dalla pandemia.

Nonostante il calo dei flussi turistici esteri, le località turistiche hanno tutto sommato tenuto grazie ad un turismo di prossimità che potrebbe continuare anche nel corso del 2021, confermando la maggiore attrattività delle località turistiche sulla scorta dell’attesa di un potenziamento dell’offerta generale riservata ai turisti.

“Per quanto riguarda il mercato delle locazioni, che ha risposto più velocemente ai cambiamenti avvenuti, – spiega Megliola – ci aspettiamo una chiusura del 2020 con canoni in ribasso, soprattutto per la maggiore offerta presente sul mercato. Il 2021 potrebbe dare ancora segnali debolmente negativi e la ripresa si attende nel 2022.  Su questo segmento è più difficile fare previsioni, perché incideranno il ritorno dei turisti e quindi la gestione degli short rent e il ricorso a smart working e didattica a distanza. In più, come per il mercato delle compravendite, si aggiungerà la tenuta del posto di lavoro. Più incertezze ci saranno e più si sarà propensi a scegliere l’affitto aumentando così la domanda”. 

Fabiana Megliola

Sul versante mutui, non dovrebbero esserci importanti cambiamenti a livello di tassi di interesse, che resteranno ancora contenuti anche se bisognerà vedere quale sarà il comportamento degli istituti di credito. Secondo i dati dell’ufficio studi Tecnocasa, Il 2020 vedrà complessivamente compravendite in calo (tra 530 e 540 mila) e prezzi in diminuzione tra -3 e -1%.  Il 2021 potrebbe vedere un recupero delle transazioni in tutte le realtà (a livello nazionale tra 550 e 560 mila e prezzi ancora in diminuzione (tra -2% e 0%). Questi ultimi potrebbero recuperare nel 2022. “Il punto cruciale da cui dipenderanno le sorti del mercato immobiliare – afferma Megliola – sarà la tenuta dell’economia e dei posti di lavoro sui quali, al momento, ancora non sono del tutto evidenti gli effetti della pandemia. Le incertezze ci sono, ed è difficile fare i conti con l’emergenza sanitaria e le aspettative legate anche all’arrivo del vaccino, ma più volte il mercato immobiliare ci ha sorpreso grazie al desiderio di acquistare casa che sembra invece resistere nonostante tutto”.

In aumento il numero di donne acquirenti di immobili. In crescita il segmento delle single

Interessante analisi sociologica di Tecnocasa sulle caratteristiche dell’acquirente donna. Tanto nelle compravendite quanto nelle locazioni, avanzano le single. Fondamentale la conoscenza preliminare tramite immagini e virtual tour.

Lo sviluppo economico e l’evoluzione della società portano sempre dei cambiamenti anche nelle abitudini di acquisto di qualunque bene, e il mercato immobiliare non fa eccezione. L’emancipazione lavorativa delle donne, certamente, oggi porta ad un allargamento sempre maggiore della platea femminile quale compratore di abitazioni. “Negli ultimi anni sono sempre di più le donne che acquistano casa, grazie anche alla maggiore indipendenza economica raggiunta – afferma Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa. Sul totale delle compravendite realizzate nel corso di buona parte del 2020, infatti, il 28,2% sono attribuibili ad un acquirente donna, mentre la restante parte è equamente divisa tra uomini e coppie”. 

Concentrandosi su questo segmento di mercato, il 77% di esse ha acquistato l’abitazione principale, il 6,1% la casa vacanza e il 16,9% lo ha fatto per realizzare un investimento, quindi con la finalità di conseguire un reddito (una percentuale comunque interessante).

In merito allo stato civile dell’acquirente, il 46,5% delle donne che acquista casa è single, un dato che sembrerebbe confermare come la casa sia un traguardo importante da raggiungere prima possibile, grazie anche a mutui vantaggiosi. Ed infatti la percentuale di donne che fa ricorso al credito è pari al 44%. Percentuale che sale al 47% tra gli uomini.

La tipologia più acquistata dalle acquirenti donne è il trilocale con il 36,6%, a seguire il bilocale con 25,7%. Percentuali abbastanza simili anche tra gli uomini. Un dato che balza all’occhio è la distribuzione per fasce di età, che vede una ripartizione abbastanza equa: 25,6% tra 18 e 34 anni, 23,9% tra 35 e 44 anni e 24,3% tra 45 e 54 anni. Se si analizzano le stesse fasce di età tra gli acquirenti uomini, invece, si nota come le percentuali siano più alte nelle fasce più giovani per poi decrescere andando avanti con l’età.

Spostandosi sul mercato delle locazioni, la ripartizione generale è la seguente: 39,7% è rappresentata da uomini, 31% da donne e 29,3% da coppie. Tra le donne che scelgono la locazione, il 60,9% è single, percentuale che scende al 56,1% tra gli uomini. La tipologia più affittata tra le donne è il bilocale con il 42,3%, a seguire il trilocale con il 27,4%.

“L’analisi condotta sugli utenti che nel 2020 hanno visitato i portali Tecnocasa.it e Tecnorete.it – afferma Alessandro Caglieris, A.D. di Tecnomedia (Gruppo Tecnocasa) – ha fatto emergere una crescita della componente femminile, che è arrivata al 59% del totale navigatori. L’utente donna, in particolare, si sofferma maggiormente sulle immagini dell’immobile e sull’esperienza del virtual tour, alla ricerca di più dettagli possibili, e si concentra su abitazioni con servizi in zona come supermercati, scuole e asili, anche probabilmente nell’ottica di formare una famiglia o di gestire al meglio quella già esistente. Tale tendenza è presente anche nelle donne single, anch’esse comunque interessate alla presenza di servizi nella zona di interesse, probabilmente in ottica di creare un nucleo familiare e, soprattutto, di ottimizzare i tempi necessari per raggiungere il luogo di lavoro”.

Le acquirenti donne, infine, si distinguono per la bassa tolleranza nei tempi di attesa delle risposte da parte degli interlocutori immobiliari. Infatti il 44% di esse si aspetta una risposta immediata da parte dell’agenzia che ha contattato, il 38% entro qualche ora e solo il 18% è disposta ad attendere un giorno.

Come scegliere l’immobile su cui investire: location, rivalutazione e rendimenti

L’acquisto immobiliare destinato alla locazione breve o turistica aveva decisamente rallentato nel primo semestre del 2020, ma nel terzo e quarto trimestre ha registrato una leggera ripresa. Quali sono gli aspetti da considerare nel valutare un investimento di questo tipo? 

Gli investitori considerano quasi sempre il mattone una modalità per diversificare il proprio portafoglio, essendo una tipologia di investimento da valutare con uno sguardo a lungo termine.

Per scegliere l’immobile su cui investire, tipologia e location, occorre capire a quale target si mira: turisti, studenti, lavoratori fuori sede, famiglie. L’ultimo report di Tecnocasa sul mercato delle locazioni mette in evidenza che il 74,7% di chi ha affittato un immobile lo ha fatto per scelta abitativa, il 2,7% per motivi di studio, il 22,6% per motivi di lavoro. Quest’ultima percentuale viene ampiamente superata in alcune città, tra cui Milano.

Se si opta per i turisti, sarebbe opportuno valutare le località di mare, montagna e lago, oltre alle città turistiche, meglio ancora se ben collegate e con un’ampia offerta di servizi (piste ciclabili, centri benessere ecc.). Nelle grandi città meglio puntare alla vicinanza dei siti turistici più importanti o a quartieri ben collegati con questi ultimi.

Quello dei trasporti è un aspetto importante che deve essere preso in considerazione. La qualità della vita migliora con i trasporti a portata di mano e, non a caso, tante città stanno investendo proprio su questo aspetto, Milano fra tutte.

Se miriamo agli studenti, invece, le zone da prendere in considerazione sono quelle vicine agli atenei, meglio ancora la sede universitaria è raggiungibile a piedi. Altro aspetto da considerare, il cui peso è aumentato soprattutto dopo la pandemia, è la presenza dei servizi (negozi, supermercati, ecc) all’interno dei quartieri.

Questi elementi consentono di valutare l’acquisto per investimento nell’immediato. Ma c’è anche chi decide di investire sul mercato immobiliare scommettendo sul futuro. E in tal caso, ad essere interessate sono le aree sottoposte ad interventi di riqualificazione e che hanno in sè tutte gli elementi per potersi rivalutare. Si potrebbe per esempio guardare ai quartieri che saranno serviti da fermate della metropolitana, in particolare quelli più periferici possono arrivare anche rivalutazioni a due cifre.

Le tipologie immobiliari più acquistate con questa finalità sono il bilocale con il 35% delle preferenze, a seguire i trilocali (28,2%). Percentuali abbastanza invariate nel tempo.

In genere, chi investe nel settore immobiliare non guarda solo ai rendimenti da locazione, che attualmente sono intorno al 5% annuo lordo, ma anche e soprattutto alla rivalutazione del capitale. 

Dal 1998 al 2020, limitando l’esame alle grandi città italiane, risulta una rivalutazione del 37,8%: quella che si è rivalutata maggiormente è stata Milano con un +102,1%, seguita da Firenze con +66,7% e Napoli con +65,3%.

Nel primo semestre del 2020 il rendimento annuo lordo di un bilocale di 65 mq nelle grandi città italiane si è attestato intorno al 5,1%, le metropoli che spiccano per avere i rendimenti maggiori sono: Genova e Verona con il 6,1%, Palermo con il 6% e al terzo posto Bari con il 5,3%.

Mercato immobiliare, i piccoli tagli sono sempre i più scelti dagli investitori

E’ tempo di consuntivi anche per il mercato immobiliare, che nel corso del 2020 ha visto profonde trasformazioni nella struttura della domanda e nelle abitudini di acquisto. Gli appartamenti di piccola quadratura si confermano come la soluzione più ricercata per l’investimento.

I piccoli tagli sono sempre stati la scelta degli investitori che decidono di fare un acquisto con la finalità della messa a reddito. Molti di questi poi negli ultimi anni hanno optato per gli short rent, una modalità di locazione di breve termine per cui il piccolo taglio, monolocale e bilocale, risulta l’opportunità ottimale in termini di rendimento.

Con l’arrivo del Covid, in primavera, gli investitori hanno rallentato, spesso si sono fermati, a causa del crollo dei flussi turistici e della diminuzione di studenti e lavoratori fuori sede complici il c.d. Dad e lo smart working.

Infatti, spostando l’analisi sulle compravendite realizzate per investimento, nei primi sei mesi del 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019, nelle grandi città risulta una lieve contrazione: dal 24,9% al 24,7%.

E questo in base alle analisi condotte dall’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa spiegherebbe la contrazione della domanda di piccoli tagli a livello nazionale.

Ampliando l’orizzonte temporale a nove mesi, gli acquisti per investimento si sono ripresi e, nelle grandi città, passano da 24,8% al 25%. Sono variazioni decisamente contenute ma che rendono l’idea di come questo target sia più sensibile alla pandemia. Ed è ancora più interessante notare come i cali maggiori di acquisti per investimento nei primi nove mesi dell’anno si siano avuti soprattutto nelle città del Nord Italia dove l’effetto della pandemia è stato più forte. Sarà interessante analizzare i dati che emergeranno a chiusura 2020 e inizi del 2021 per valutare gli effetti della seconda ondata.

Le città in cui gli acquisti per investimento sono diminuiti maggiormente nei primi 9 mesi del 2020 sono Genova (da 17,8% a 16,6%), Milano (da 26,1% a 23,3%), Napoli (da 39,1% a 37,2%) e Verona (da 33% a 28,2%).

In tutte queste città il bilocale resta la tipologia più scelta da chi desidera fare un investimento immobiliare. A Torino raccoglie il 56,1% delle compravendite, a Milano il 51% e a Roma il 41,4%.

L’Alfa Romeo GT di Pasolini esiste, ed è stata trovata. Ma il mistero è davvero finito?

Nonostante il parere degli scettici, il ritrovamento dell’Alfa Romeo GT 2000 Veloce appartenuta a Pier Paolo Pasolini era nell’aria da settimane, fin da quando Patrimoni&Finanza aveva anticipato la storia di quell’auto ed il mistero di cui era avvolta.

Com’è noto, dopo il delitto Pasolini, la sua Alfa Romeo GT 2000 Veloce venne tenuta sotto sequestro fino al 1983, e successivamente affidata all’attore Ninetto Davoli – amico intimo del poeta/regista – il quale dichiarò di averla rottamata nel 1987.

Dell’auto, quindi, si erano perse le tracce da allora, ma fu chiaro che la demolizione non fosse avvenuta veramente, e che il veicolo fosse rimasto integro nel deposito della ditta demolitrice a cui fu portato. Nel 1987, infatti, si poteva effettuare la demolizione della vettura esibendo al PRA solo le targhe, ed il demolitore avrebbe poi deciso cosa fare del veicolo. Ebbene, chi aveva ricevuto in deposito l’Alfa GT2000 di Pasolini, venuto a conoscenza dell’identità del proprietario, probabilmente preferì conservarla invece che demolirla, e così è stato, come ricostruito dal nuovo proprietario che si è manifestato solo pochi giorni fa.

Al numero di targa RMK69996, fino al 2019, risultava ancora l’intestazione di proprietà di una Alfa GT 2000 Veloce a Pasolini Pier Paolo. Pertanto, fino ad allora, non c’erano stati dopo di lui altri proprietari, non risultava nessuna copertura assicurativa dal Novembre 1975, non risultava nessuna cancellazione dal PRA o cessata circolazione. Finchè nel 2019 qualcuno ha nuovamente immatricolato la targa, come risultava anche dalle visure; finchè l’Alfa Romeo GT 2000 è stata ritrovata, ricomparendo in un garage in provincia di Varese dopo essere stata acquistata, ad inizio 2020, da un collezionista di auto d’epoca che pare sia intenzionato a riportarla in condizioni di restauro conservativo – l’auto, a quanto sembra, è in pessime condizioni generali – e ad affidarla ad un museo.

Di certo, stando alle cronache di questi giorni, il numero di telaio e la targa corrispondono, per cui è interessante ricostruire il percorso di questo ritrovamento così atteso. L’Alfa GT 2000 di Pasolini, utilizzata anche nella notte dell’omicidio, è rimasta a lungo all’interno del cortile della caserma dei Carabinieri di Ostia, con danni e tracce evidenti dell’omicidio che facevano dell’auto un irrinunciabile mezzo di prova. Nel 1981 le autorità emettono il permesso di demolizione, e l’attore Ninetto Davoli viene incaricato di portar l’Alfa GT al demolitore, dove rimane abbandonata – ma mai demolita – fino a quando un appassionato di auto palermitano la nota a Roma e l’acquista per una cifra modestissima.

LEGGI ANCHE: L’Alfa GT di Pasolini esiste ma non si trova. Misteri e segreti dell’auto d’epoca più “attesa” d’Italia

Il colore dell’auto non era più quello originale, e forse questo particolare spiega sia il prezzo irrisorio di cessione, sia gli intenti di chi, probabilmente ignaro, la comprò presso il demolitore. L’auto viene conservata così com’è fino al 2017, quando un collezionista di auto d’epoca di Erice la acquista e la reimmatricola nel 2019, per poi venderla ad inizio 2020 all’attuale proprietario.

E’ così che l’Alfa Romeo GT 2000 di Pasolini finisce in provincia di Varese. Secondo il settimanale online Formulapassion.it, il nuovo proprietario sarebbe intenzionato a restaurare l’auto, e ha dichiarato di “non avere alcuna intenzione di venderla, nonostante le valutazioni astronomiche di cui si è sentito parlare, ma di riportarla alle sue fattezze originali e magari restituirla alla collettività consegnandola alle istituzioni, a un museo, pur mantenendo la proprietà”. 

Il lieto fine, però, sembra non risolvere ancora il “mistero delle due Alfa GT” presenti durante il barbaro assassinio di Pier Paolo Pasolini. Infatti, l’auto di Pasolini era stata ritrovata la notte dell’omicidio dalla polizia in una strada del quartiere Tiburtino, dove qualcuno l’aveva abbandonata. Dalle indagini, però, è emerso che, nelle stesse ore, la stessa auto – o meglio, un auto del tutto uguale – sarebbe stata avvistata a grandissima velocità e fermata a Ostia dai carabinieri con alla guida il presunto omicida, Pino Pelosi, che molto tempo dopo, prima di morire, ha raccontato pubblicamente la verità e la sua innocenza, tenuta a lungo nascosta per paura che i suoi familiari potessero essere oggetto di una vendetta trasversale. Pertanto, sembra che sul luogo del delitto sarebbe stata presente un’altra Alfa uguale a quella di Pasolini, ed è lecito oggi dubitare se la Alfa GT oggi ritrovata sia quella effettivamente guidata dai suoi carnefici ed usata per eseguire materialmente l’omicidio, oppure no. Secondo una testimonianza del 2010, infatti, la macchina che uccise Pasolini non era quella sua, bensì l’altra, e fu portata sporca di fango e sangue da due carrozzieri: il primo si rifiutò di lavorarci, il secondo accettò. Da lì in poi si persero le tracce anche della seconda Alfa GT.

Investimenti alternativi. Il mercato delle opere d’arte, tra mecenatismo e ricerca del profitto

Risulta difficile parlare di mercato dell’Arte senza comprenderne il funzionamento. I meccanismi di quotazione di una opera d’arte sono il risultato di una serie di attività collaterali più importanti delle stesse fasi di produzione, immissione nel mercato e distribuzione.

Nel mercato dell’Arte esiste un fiorente Mercato Primario, nel quale operano galleristi e collezionisti di opere nuove e mai vendute, ed un Mercato Secondario, composto da gallerie nazionali ed internazionali, case d’asta, nel quale le opere vengono rivendute per la prima volta permettendo ai galleristi del Mercato Primario di realizzare un profitto.

Sono diverse le analogie tra il mercato dell’Arte e quello di altri settori dei c.d. investimenti alternativi (auto d’epoca, orologi di pregio, rare wisky, etc), in quanto il modus operandi dei collezionisti si svolge quasi sempre in due fasi: quella dell’accumulo e quella della vendita (o dello scambio). Nessuno di questi collezionisti, infatti, si priverà mai di tutti gli esemplari, e finirà per venderli solo se troverà il “pezzo rarissimo” dei propri sogni. Ma anche in quest’ultimo caso, privarsi di tutti i pezzi di valore per ottenerne uno solo di grandissimo pregio non rientra nel DNA del collezionista, il quale non riesce a staccarsi mai del tutto dalla fase di accumulo e dal sogno di possedere un “contenitore” con molti esemplari da ammirare, per esempio, nella propria pinacoteca personale o nel garage di auto d’epoca super-attrezzato.

Relativamente alle opere d’arte, in particolare, l’orizzonte temporale è più lungo della maggior parte degli investimenti alternativi, ed il rendimento medio è stato elevato nel tempo, attraversando due serie storiche ben distinte. La prima, lunghissima (dal 1900 al 1980 circa) ha garantito agli investitori – un segmento di elìte, in un mercato per pochi – un rendimento medio annuo del  17%. Nella seconda (dal 1980 ad oggi), caratterizzata dalla espansione del numero di collezionisti conseguente all’allargamento della fascia di “nuovi ricchi”, il rendimento è stato anche superiore.

Risulta difficile parlare di “mercato dell’Arte” senza comprenderne il funzionamento. I meccanismi di quotazione di una opera d’arte sono il risultato di una serie di attività collaterali più importanti delle stesse fasi di produzione, immissione nel mercato e distribuzione. Infatti, un lavoro artistico necessita di una intensa attività di propaganda, pubbliche relazioni e mecenatismo che, fatte salve le differenze nel tempo nel numero e nelle tipologie di collezionisti, non è mai cambiata fin dal Rinascimento. Molto semplicemente, le funzioni svolte bei secoli scorsi dai nobili e dai regnanti – il c.d. “endorsement” – che patrocinavano gli artisti emergenti, oggi vengono svolte dai grandi galleristi e dai fondi specializzati che operano nel Mercato Primario, all’interno del quale le opere dei giovani artisti più promettenti vengono messe in vendita per la prima volta e ricevono la loro quotazione iniziale.

Il Mercato Primario non ha solo la funzione di fissare il primo prezzo. Infatti, il rapporto molto stretto con gli artisti, di cui godono i galleristi, permette di far crescere artisticamente gli autori, e di indirizzare l’offerta primaria di opere da immettere nel Mercato Secondario attraverso una attenta selezione, dopo la quale i lavori vengono esposti in galleria per poter iniziare la promozione vera e propria. Chi opera nel Mercato Primario, pertanto, effettua un investimento importante sui nuovi talenti. Il gallerista, infatti, oltre a pagare direttamente l’artista si occupa di promuoverlo con una impegnativa – anche economicamente – attività di marketing e di comunicazione al fine di arrivare al “cuore” del mercato, e cioè ai critici, ai curatori di collezioni private o di musei, alle gallerie, ai collezionisti ed al pubblico.

In sintesi, spetta al gallerista decidere quali artisti verranno esposti e quali no, e ciò determina una relazione molto stretta tra lui e l’artista, come una sorta di “società artistica” – qualcuno la chiama “joint-venture artistica” – nella quale vige una forte collaborazione.

Sebbene il sogno di ogni artista sia quello di ricevere le attenzioni dei galleristi che operano a livello internazionale, è molto più frequente che il primo mecenate sia un gallerista che opera a livello locale o, al più nazionale. Esiste, infatti, una segmentazione delle gallerie alla quale corrisponde una scala di importanza e, naturalmente, di prezzo medio. I galleristi che si occupano di artisti emergenti, per esempio, si rivolgono ad una clientela con disponibilità economiche limitate o meno incline a spendere grandi cifre per via del futuro incerto dell’artista.

Le dimensioni delle gallerie, inoltre, rappresentano i gradi di crescita del valore economico dell’artista e gli stadi della sua affermazione all’interno del mercato dell’Arte: quando egli approderà ad una galleria internazionale, la sua fama sarà ormai consolidata, ed il valore delle proprie opere salirà fino a stabilizzarsi nella fascia alta di mercato.

In questo particolare momento storico, nel quale il mercato dell’Arte ha mostrato di essere vivo nonostante gli effetti della pandemia, il Mercato Primario è caratterizzato da un eccesso di offerta “in magazzino” determinata dalla necessità dei grandi galleristi di rinviare il lancio degli artisti – emergenti e non – ad un momento più propizio. Il canale online, infatti, se da un lato consente di tenere vivo il circuito di scambi e di aste su opere già esistenti e su artisti già affermati sul Mercato Secondario, richiede una profonda riorganizzazione del Mercato Primario che è ancora in corso. Inoltre, se durante la prima serie storica del mercato (1900-1980) la crescita degli artisti avveniva più lentamente – partiva dalla valorizzazione culturale delle opere e solo in un secondo momento arrivava a quella economica – negli ultimi quaranta anni, e soprattutto negli ultimi venti, il meccanismo di valorizzazione ha subito una drastica accelerazione, con artisti che bruciano le tappe e fanno carriere fulminanti per poi cadere, insieme alle proprie quotazioni, in un tempo altrettanto rapido.

Questo succede perché “l’elemento mercato” oggi predomina su quello artistico e lo condiziona pesantemente, all’interno di un sistema che richiede continuamente nuovi artisti su cui puntare. Pertanto, oggi è più difficile individuare gli artisti più validi, il cui successo non sia semplicemente transitorio e consenta a chi acquista nel Mercato Secondario – in particolare nella case d’asta – un investimento profittevole nel lungo periodo.

Crisi d’impresa e real estate alberghiero, il valore della struttura si identifica con l’attività economica svolta

Mai come oggi vale la massima che un “hotel vale quanto rende”, mentre in passato, specialmente per le banche, la sua valutazione era sostanzialmente diversa, avendo maggiore incidenza nella valutazione creditizia il valore immobiliare.

Di Roberto Necci*

Il nuovo codice della crisi d’impresa impone una serie di misure di salvaguardia preventiva che risultano quanto mai importanti per un settore come quello alberghiero che, nel nostro paese, anche a causa della notevole frammentazione, raramente si trova al passo con le moderne strategie di analisi e controllo gestionale.

Con l’emanazione del D.lgs. 26 ottobre 2020, n. 147 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 276 del 5 novembre 2020, il nostro legislatore ha introdotto importanti disposizioni integrative e correttive al Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza di cui al D.lgs. 12 gennaio 2019, n. 14.

Scompariranno le parole “fallimento” e “procedura fallimentare” e verranno sostituite da “liquidazione giudiziale” e “procedura di liquidazione giudiziale“. Tuttavia, al di là dei tecnicismi legali, sono convinto che questa riforma sia piuttosto importante, e francamente se ne sentiva la necessità.  La logica ispiratrice è la salvaguardia dei beni aziendali, e soprattutto dell’azienda nella sua interezza, anche a tutela dei creditori.

E’ piuttosto evidente che, rispetto al passato, c’è un chiaro elemento di discontinuità, visto che anche nella filosofia che ha ispirato il legislatore “la crisi” viene definita come un fatto normale della vita dell’impresa. L’obiettivo della legge è quello di attivare delle “sentinelle” che possano intervenire già dai primi segnali, visto che nell’ambito dei processi di risanamento la tempistica è fondamentale. Viene data ampia importanza al ruolo degli amministratori, ma anche di sindaci e revisori; costituirà comportamento virtuoso la tempestiva comunicazione dello stato di crisi, che andrà fatta all’Organismo di composizione delle crisi d’impresa da costituirsi anche in collaborazione con le Camere di Commercio e le associazioni private.  Sarà proprio compito di tale organismo trovare le migliori soluzioni per uscire dalle criticità, soprattutto alla luce dei danni diffusi causati dalla pandemia di Covid-19 alle attività ricettive. 

E’ bene sottolineare l’importanza dei sistemi interni atti al controllo ed al monitoraggio dei risultati gestionali, anche e soprattutto nell’ambito delle aziende alberghiere, che in alcuni casi ne sono prive. Infatti, un tema inerente gli scenari delle crisi d’impresa, fra i più discussi in questo ultimo periodo così pesante per il comparto, riguarda i crediti deteriorati del settore alberghiero in possesso delle banche o delle società specializzate.  Il termine NPL (“Non Performing Loan”) è l’anglicismo che identifica questi crediti: crediti non performanti, deteriorati, non graditi; ma, al di là della terminologia usata per identificarli, si tratta pur sempre di crediti che difficilmente verranno rimborsati e che costituiscono essi stessi un mercato.

Dopo aver analizzato il mercato alberghiero e le dinamiche del credito “dal di dentro” per diversi anni, mi sento di affermare che la mole di sciocchezze sentite ultimamente sul tema degli NPL alberghieri è davvero imbarazzante.  Mai come in questo caso, infatti, la verità è molto distante dai racconti dei c.d. esperti che, magari competenti in altri settori (real estate abitativo, banking, finance, etc.), pensano di poter trattare con le stesse impostazioni concettuali anche il comparto immobiliare ed imprenditoriale alberghiero.

Molti sostengono che oggi il mercato è pieno di NPL alberghieri, ma gli stessi non raccontano la vera natura del problema, e cioè che quando un hotel arriva ad essere considerato tecnicamente un NPL, si tratta di un credito definitivamente deteriorato, spesso senza alcun valore. Un asset alberghiero valido, prima del suo deterioramento definitivo, trova sempre un’alternativa di mercato; pertanto, ciò che è destinato a diventare NPL alberghiero ha una sua particolarissima storia, oppure è davvero qualcosa che il mercato non considera allettante. Altra ipotesi potrebbe essere quella di un errore di finanziamento iniziale, ovvero una gestione di merito creditizio errata alla fonte; ma il punto rimane lo stesso: un NPL alberghiero, nella quasi totalità dei casi, è un pessimo investimento.

Del resto, mai come oggi vale la massima che un “hotel vale quanto rende“, mentre in passato, specialmente per le banche, la sua valutazione era sostanzialmente diversa, avendo maggiore incidenza nella valutazione creditizia il valore immobiliare.

Cambiando il punto di vista della valutazione, cambiano totalmente le regole del gioco: così un credito diventa NPL in base ad un criterio di valutazione che oggi non è più attendibile, e che caratterizza “storicamente” un asset che oggi potrebbe non avere più valore.  Infatti, la casistica sui dossier esaminati presenta alcune caratteristiche specifiche, che portano ineluttabilmente ad una valutazione negativa, e più precisamente: a) scarso valore immobiliare e limiti strutturali nelle camere (dimensione, presenza di singole, mancanza di servizi, altri centri di ricavo non strategici); b) alta incidenza degli oneri fiscali (ove la struttura fosse in funzionamento); c) perdita di appeal della destinazione e conseguente limite sui ricavi; d) elevato capitale necessario per l’avviamento e, di conseguenza, esiguità del ritorno sull’investimento.

Quindi, il mercato dei crediti diventati NPL nel comparto alberghiero è decisamente di poco interesse, soprattutto se rapportati ai valori generali presenti sul mercato.  Per rendere vivace questo comparto, si dovrebbero introdurre regole decisamente diverse dalle attuali, intervenendo sugli aspetti fiscali oltre che sulle strutture di finanziamento necessarie all’acquisto di questi crediti. L’ambito che invece reputo particolarmente interessante consiste nell’essere in grado di strutturare operazioni su asset non ancora diventati NPL , laddove sia possibile dotarsi di strumenti utili al controllo della gestione e dei relativi aspetti reddituali ed organizzativi (magari con un sano cambio della guardia che assicuri un nuovo corso gestionale).

Roberto Necci

In conclusione, se gli immobili a garanzia di NPL sono ritenuti, da molti esperti, eccellenti opportunità d’investimento, ciò non è vero in relazione ad un albergo ricadente in tale categoria di asset patrimoniale. Questo perché le altre tipologie di immobili a tutela di crediti deteriorati conservano una propria valenza oggettiva indipendente dal credito stesso, mentre la struttura alberghiera si identifica strettamente con l’attività economica ivi realizzabile: se tale attività è fallita, è presumibile che l’immobile stesso non abbia il valore atteso, e necessiti di una profonda revisione di destinazione d’uso (es. da albergo a mini appartamenti) che richiede costi di ristrutturazione, per il detentore del NPL, così ingenti da quasi azzerare il valore stesso della struttura. 

* Manager, consulente e docente, esperto in operazioni di ristrutturazione straordinaria del comparto alberghiero – www.investhotel.it – www.robertonecci.it

Mercato immobili turistici, in aumento nel 2020 chi acquista una casa per le vacanze

Secondo l’analisi socio demografica dell’ufficio studi di Tecnocasa, gli italiani hanno manifestato un maggiore desiderio di acquisto dell’abitazione nelle località turistiche, soprattutto subito dopo il primo lockdown. Coppie e famiglie con figli i maggiori acquirenti.

L’analisi delle compravendite nei primi nove mesi del 2020 sembra confermare il buon trend della casa vacanza. Infatti, rispetto allo stesso periodo del 2019, si registra un aumento della percentuale degli acquisti di questa tipologia passata dal 5,9% al 6,5%. Un risultato, questo, in linea con i dati del Gruppo Tecnocasa che, subito dopo il lockdown, hanno registrato un maggiore desiderio di acquisto dell’abitazione nelle località turistiche.

La tenuta dei valori, nella prima parte del 2020, sembrerebbe confermare questo andamento. Infatti, subito dopo il primo lockdown, in tanti si sono riversati nelle località turistiche del Belpaese che, pur trovandosi orfano dei turisti internazionali, ha potuto beneficiare di un incrementato turismo di prossimità.

Il trilocale si conferma la tipologia maggiormente scambiata, raccogliendo nel periodo considerato il 35,6% degli acquisti. Avanzano le soluzioni indipendenti che concentrano il 28,4% delle transazioni, in aumento rispetto allo stesso periodo di un anno fa quando si fermavano al 26%. Anche questo dato può essere letto alla luce di quanto è successo durante il lockdown, periodo in cui le soluzioni indipendenti sono state particolarmente ricercate ed apprezzate.

Da chi è rappresentato il target che acquista la casa vacanza? Soprattutto da coppie, in lieve aumento rispetto al 2019 (passate da 50,7% a 51,2%) e famiglie con figli (34,2%) rimaste stabili.

Se analizziamo l’età degli acquirenti si conferma, ancora una volta, la fascia compresa tra 45 e 54 anni quella maggiormente interessata all’acquisto della casa vacanza. Infatti, raccoglie il 31% degli acquisti realizzati nei primi nove mesi dell’anno. A seguire la fascia tra 35 e 44 anni con il 22,1%, in leggero aumento rispetto ad un anno fa.

Interessante sicuramente il dato sul ricorso al credito per realizzare questo tipo di acquisto: si passa dal 16,7% al 21,8%. Si conferma, quindi, la tendenza ad acquistare questo tipo di abitazione facendo ricorso al credito, alla luce dei bassi tassi di interesse che stanno spingendo tanti a riservare parte del proprio capitale per eventuali necessità.

Mercato immobiliare Milano: i prezzi tengono, in primavera si torna a salire. Olimpiadi all’orizzonte

Nella prima parte del 2020, i valori immobiliari di Milano avevano messo a segno un +2%, ma i dati del secondo semestre sono previsti in calo, con un trend che potrebbe continuare fino a tutto il primo trimestre del 2021. Il mercato immobiliare milanese, però, sembra aver tenuto bene, e le prospettive di ripresa sono ottime.

L’arrivo della pandemia ha scosso anche il mercato immobiliare di Milano, che tuttavia ha visto una buona tenuta in tutte le aree ad eccezione di quelle interessate dai flussi turistici e dall’acquisto di casa ad uso investimento a destinazione turistica. La città ha anche sofferto il massiccio ricorso allo smart working e alla didattica a distanza negli atenei, con conseguente aumento dell’offerta di immobili in affitto e calo dei canoni di locazione. Le zone centrali hanno ben reagito, ma anche quelle periferiche si sono ben difese grazie ai prezzi più convenienti che hanno attirato la domanda di case più ampie o con spazi esterni con budget più contenuto.

Nella prima parte del 2020, rispetto al secondo semestre del 2019, i valori immobiliari di Milano avevano messo a segno un aumento del +2%, ma nel secondo semestre i dati sono in lieve calo, con un trend che potrebbe continuare fino a tutto il primo trimestre del 2021.

Il mercato immobiliare milanese, però, sembra aver tenuto bene nel suo complesso. L’Ufficio Studi di Tecnocasa ha individuato alcuni elementi su cui la città sta scommettendo, con grande energia, resilienza e anche dispiego non indifferente di risorse ed investimenti. Per esempio, Una macro-area che sta beneficiando dell’arrivo della linea 4 della metropolitana è quella di Vercelli – Lorenteggio, ma le aspettative legate ai migliorati collegamenti della metropolitana si avvertono anche nel quartiere di Tolstoj e in quello di Lorenteggio – Frattini. Quest’ultimo ha avuto un cambio generazionale e ha attirato acquirenti giovani alla ricerca di piccoli tagli, sia in acquisto sia in affitto.

Della stessa macro-area fa parte anche il quartiere di Solari-Foppa – che include buona parte dell’area di via Savona e via Tortona – il quale, negli ultimi anni, ha registrato un maggior appeal sugli investitori. In particolare, nell’area da piazza Bande Nere fino a Baggio si segnala già oggi un mercato decisamente simile a quello che c’era prima del lockdown, a parte l’aumento di domanda di case con maggiori spazi.

In corso XXII Marzo il mercato immobiliare segnala prezzi ancora in lieve aumento sia per la domanda elevata, sia per le attese legate all’arrivo della linea 4 della metropolitana e per via della nascita di aree verdi che dovrebbero sorgere non lontano dal complesso di Porta Vittoria.

Nell’area di NavigliFamagosta si apprezza il futuro arrivo della metropolitana 4, che impatterà in particolare sul tratto oltre piazzale Negrelli, dove nascerà un ponte ciclo pedonale tra i quartieri Lorenteggio e Ronchetto sul Naviglio. Le aspettative legate all’arrivo della metropolitana blu si stanno avvertendo anche nelle zone maggiormente periferiche come viale Forlanini.

I lavori di riqualificazione sul territorio hanno consentito una tenuta dei prezzi nella macro-area di Bovisa-Sempione, dove si continua a riqualificare le ex aree terziarie ed industriali.

I costruttori, attenti alle nuove esigenze abitative emerse durante il lockdown, stanno orientandosi sulla costruzione di tagli più ampi. L’intervento di riqualificazione di City Life così come le fermate della linea lilla fanno sentire i loro effetti, ed i prezzi continuano a salire in Piazza Firenze, via Giovanni da Procida e le zone limitrofe. Ottimo riscontro per le abitazioni più signorili presenti in via Alberti, via Giovanni da Procida e le strade limitrofe. Hanno quotazioni medie di 5000 € al mq. Prezzi simili anche in piazza VI Febbraio che beneficia della vicinanza del parco di City life.

Le aree più costose sono piazza Giulio Cesare e piazzale Baiamonti, dove si toccano prezzi di 7000 € al mq. Gli immobili posizionati in via Cenisio, nel tratto compreso tra piazza Firenze, piazza Diocleziano e piazza Gerusalemme, registrano sempre un buon appeal da quando hanno aperto la metropolitana. I valori immobiliari si aggirano intorno a 3500 € al mq. La riqualificazione dello Scalo di Porta Romana e l’arrivo di Symbiosis così come le attese per il Villaggio Olimpico stanno facendo sentire i suoi effetti sulla macro-area di Lodi-Corsica.

Le zone centrali della città, che avevano registrato nella prima parte dell’anno un incremento dei valori dell’1,8%, confermano oggi, nonostante la pandemia, una buona tenuta. Un lieve aumento dei prezzi ha interessato la zona di corso Genova e via De Amicis, dove si muove un target con ottima disponibilità di spesa e dove c’è sempre un’elevata domanda ma un’offerta decisamente contenuta. Qui si concentrano tipologie più signorili che, ristrutturate, raggiungono i valori più elevati: 7000-8000 € al mq.

Gli investitori da sempre interessati alla zona di corso Genova, via Torino, Sant’Agostino, viale Papiniano e Darsena, via Savona e via Tortona hanno rallentato. E questo ha stabilizzato i valori dell’area intorno a 5000 € al mq.

Relativamente a chi sceglie soluzioni di prestigio, resta la preferenza per le ampie metrature, spazi esterni e le aree più richieste sono quelle di via Quadronno, piazza Mondadori e limitrofe dove ci sono abitazioni di pregio che possono arrivare a 9000 € al mq, se in ottime condizioni e con spazi esterni o begli affacci (con punte di 10 mila € al mq per quelle nuove). Inoltre, gli investitori che acquistano tagli grandi da frazionare non si sono fermati.

Infine, ma non meno importante per gli effetti di lungo periodo, l’assegnazione delle Olimpiadi invernali 2026 a Milano-Cortina è un successo per queste realtà, e in generale per l’Italia. Sono diversi gli studi che hanno sancito l’impatto positivo che avrà l’evento sulle aree interessate in termini di Pil, occupazione, infrastrutture e turismo. Per Milano è un’occasione ulteriore dopo quella dell’Expo i cui frutti si raccolgono ancora oggi. I giochi potranno essere un volano per i lavori di riqualificazione che sono già in corso nel capoluogo lombardo che continuerà così sulla strada già intrapresa.

Saranno riqualificate strutture, saranno creati nuovi spazi per lo sport e per l’accoglienza delle persone coinvolte nell’evento. Questo porterà a migliorare interi quartieri e permetterà anche di attrarre capitale umano.

E’ un’occasione che la città può cogliere per migliorarsi ancora soprattutto se saprà gestire l’eredità post evento.

Art investing, Milano piazza di talenti. Marco Fratini: con la penna Bic ho trovato la mia strada

Negli ultimi tre anni, alcuni artisti emergenti sono stati capaci di creare un sistema autonomo di diffusione al pubblico delle proprie opere, senza l’ausilio di gallerie e mostre personali, reinventandosi  come artisti-imprenditori di sé stessi e assicurando al pubblico prezzi di vendita più bassi  per via della catena distributiva più corta. 

In tema di investimenti alternativi, secondo una recente indagine (Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi), il 2,9 per cento degli intervistati si interessa alle opere d’arte. Ed è proprio l’Arte – insieme alle auto d’epoca, ai preziosi e agli orologi di pregio – a costituire l’ossatura di un mercato di investimenti alternativi – il c.d. passion investment, o investimento emozionale – che, a parte il blocco di Marzo e Aprile 2020, non ha mai smesso di generare un buon volume d’affari, con scambi online di un certo rilievo sebbene ancora inferiori (- 20% circa) rispetto al periodo pre-Covid.

I soldi, in ogni caso, non sono scomparsi, ma si sono concentrati nelle case d’asta più importanti, per via dell’affidabilità e della documentazione richiesta da chi vuole comprare un’opera d’arte “importante”. Al contrario, le fiere sono state cancellate tutte, e quelle che hanno tentato di trasformare la propria kermesse in evento digitale hanno avuto risultati deludenti. Le gallerie, poi, hanno sofferto un’annata molto negativa per via dell’assenza dei compratori internazionali.

In generale, chi può aspettare e non deve monetizzare immediatamente preferisce attendere tempi migliori, oppure dare attenzione agli artisti emergenti, molti dei quali presenti soprattutto nella piazza milanese, sui quali investire cifre abbordabili e scommettere su una crescita delle quotazioni nel lungo periodo. In particolare, ad emergere e dare continuità al proprio lavoro sono artisti molto originali e innovativi, capaci di creare un sistema autonomo di vendita delle proprie opere, senza l’ausilio di gallerie e/o mostre personali – bloccate dal Covid – e di reinventarsi quali artisti-imprenditori di sé stessi; tutto ciò, senza svilire il proprio apporto creativo e assicurando al pubblico una autentica produzione artistica originale ma a prezzi di vendita più bassi per il solo effetto della catena distributiva più corta. Uno di questi è certamente Marco Fratini, artista e pubblicitario siciliano che vive ed opera a Milano da circa trenta anni, il quale ha trovato la notorietà grazie ad una particolare tecnica riproduttiva che utilizza esclusivamente le celebri penne a sfera della Bic, l’azienda francese con  sede a Clichy, fondata nel 1945 dal barone di origine torinese Marcel Bich (da cui ha origine il marchio).

Moderatamente presente sui social, oggi riceve molte richieste dai privati ma i tempi di attesa, date le caratteristiche delle opere (tutte realizzate a mano libera) non sono brevi. A posteriori, la costruzione del valore di ogni singola opera di Fratini poggia su alcuni elementi che il mercato mostra di apprezzare. Il primo è l’originalità: ogni singola opera è unica, e nasce da un unico scatto fotografico che poi l’artista riproduce fedelmente con le Bic nere, nei minimi particolari, esaltando le parti più intense del soggetto. Il secondo è il tempo: ogni opera (50 x 70, e soprattutto quelle di formato 100 x 70) ne richiede moltissimo, e non c’è spazio per riproduzioni in serie. Il terzo è la paternità: non c’è alcuna “produzione di bottega”, ogni lavoro è realizzato dalla mano dell’artista.

Patrimoni&Finanza lo ha intervistato.

Per molti anni lei ha lavorato in Pubblicità. Quando ha capito che avrebbe voluto fare solo l’artista, e cosa ha determinato questa scelta?

Tutto è accaduto in maniera graduale , non è stata una scelta pensata e compiuta d’istinto. Ad un certo punto della mia vita mi sono ritrovato a preferire l’attività di artista, dopo aver lavorato per tanti anni in pubblicità come creativo nel campo grafico. Ma anche in quell’ambito ho sempre cercato di mettere arte e istinto, anche perché le regole della grafica pubblicitaria mi stavano un po’ strette.

Da giovane si è trasferito dalla Sicilia a Milano, come è stato l’impatto con il nuovo ambiente creativo?

Sono arrivato a Milano che ero un ragazzo, dopo aver frequentato il liceo artistico a Palermo, per cui ho affrontato tutto con la tipica leggerezza ed entusiasmo dettati dalla giovane età. All’inizio avevo in mente di lavorare in pubblicità, e così l’Accademia Milanese NABA mi ha formato in questo settore così bello, che mi ha dato tanto e che mi ha preparato per ciò che oggi sono.

Quando ha cominciato a creare opere con l’ausilio della sola penna Bic?

La penna è sempre stata sul mio tavolo da lavoro (scarabbocchiando vengono le idee migliori), la utilizzavo per preparare i bozzetti sui formati A4 dei lavori che poi sviluppavo con acrilici su grandi formati. Ed è così che ho iniziato a lavorare con la Bic sui formati A3, per poi passare al 50×70 e ai formati più grandi. Da allora è partito tutto. Era il Settembre del 2017, e la penna Bic, che al contrario di quanto si possa pensare è molto versatile, mi ha dato una certa notorietà in modo del tutto inaspettato.

Ha per caso un contratto di sponsorizzazione con la famosa casa produttrice di penne a sfera?

Assolutamente no (ride). Tantissimi amici ed estimatori hanno segnalato spontaneamente le mie opere alla sede della Bic, ma non ho mai avuto alcun contatto né prima, né dopo aver cominciato ad utilizzare esclusivamente le loro penne a sfera.

La fotografia che posto ha nella sua produzione artistica?

la fotografia è parte fondamentale del mio processo creativo. Parte tutto da li, scatto un soggetto che mi interessa per poi sintetizzarlo in bianco nero con la Bic nera su formati che oggi arrivano al 100 x 70.

Ha in programma, Covid permettendo, qualche uscita pubblica personale nel corso del 2021?

Per il 2021 ho solo tanto da lavorare per i privati, che mi commissionano dei lavori con una certa regolarità, anche se non riesco ad assicurare tempi di attesa brevissimi. Peraltro, realizzare con le Bic un’opera all’altezza delle aspettative richiede un lavoro attento e frenetico, che concede poche pause. Le mie giornate lavorative sono lunghissime, per cui ho poco tempo per pensare ad uscite pubbliche. Tutto si vedrà in seguito, pensiamo a far passare questo brutto periodo.