Maggio 25, 2026
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IMPRENDITORI

Atradius: nel 2022 atteso in Italia un aumento del 34% di insolvenze aziendali

Secondo il sondaggio di Atradius, si teme un peggioramento dei problemi di pagamento tra aziende in tutto il mondo. Per l’Italia, la stima è di un +34% di insolvenze. Necessario un approccio strategico alla gestione rischio di credito commerciale.

Cresce in Europa, in termini di valore, la percentuale di fatture insolute alla scadenza. Si passa al 53% del valore totale delle fatture relative ad operazioni commerciali tra aziende, dal 47% dello scorso anno. Stesso discorso per i crediti inesigibili, che arrivano al 10% del valore totale delle fatture, dal 7% di un anno fa. Mentre l’Italia risulta in linea con la media europea per quanto attiene alla percentuale di crediti inesigibili su fatture emesse, il dato relativo ai ritardi di pagamento su operazioni commerciali tra aziende sale al 56% del valore totale delle fatture emesse, poco sopra la media europea e sostanzialmente in linea con quanto rilevato un anno fa. È questo, in sintesi, il dato complessivo sulla situazione del rischio di credito commerciale nel nostro Paese, secondo quanto emerge dai risultati del sondaggio annuale condotto da Atradius sui comportamenti di pagamento tra aziende a livello internazionale (Barometro Atradius sui comportamenti di pagamento). Il sondaggio è stato condotto nel terzo trimestre del 2021 in Asia, Nord America ed Europa e in tredici Paesi dell’area europea, compresa l’Italia. I risultati offrono un’ampia panoramica dei comportamenti di pagamento di specifici settori e mercati, e rappresentano un termometro sull’andamento della fiducia dei mercati. 

Il peggioramento degli scenari di rischio di credito commerciale registrato quest’anno a livello mondiale sembra aver rappresentato uno stimolo al ricorso all’assicurazione dei crediti. Per quanto riguarda l’Italia, 3 aziende italiane intervistate su 5 nei settori agroalimentare, siderurgico e del tessile/abbigliamento hanno dichiarato di aver fatto ricorso a un’assicurazione del credito commerciale per proteggere i flussi di casa della propria attività. Per la maggior parte di queste aziende, l’approccio strategico alla gestione dei crediti ha permesso di mitigare gli impatti negativi del rischio di credito commerciale su tempi medi d’incasso delle fatture. Chi ha scelto di non assicurarsi ha riferito un aumento in termini di tempo, costi e risorse destinati all’incasso delle fatture insolute.

Guardando al 2022, tre quarti delle imprese intervistate prevedono di mantenere l’attuale approccio per quanto riguarda la gestione del rischio di credito commerciale. Il 70% delle aziende intervistate prevede una crescita del business per il prossimo anno, derivante dal miglioramento significativo dell’economia del nostro Paese, e dal modesto miglioramento delle dinamiche del commercio internazionale nei prossimi mesi. Benché il 46% delle imprese intervistate preveda di ricorrere al credito commerciale con la stessa frequenza di quest’anno, il 25% intende concedere dilazioni di pagamento più lunghe ai propri clienti quale forma di finanziamento a breve termine. Ad agevolare questi processi, l’adozione in modo permanente delle tecnologie digitali, già utilizzate in modo più frequente rispetto al passato nell’ambito dello smart-working e dell’e-commerce.

Massimo Mancini, Country Director di Atradius per l’Italia, ha commentato: “È di pochi giorni fa la decisione della Commissione Europea di prolungare a fine giugno 2022 la vigenza di misure di supporto al tessuto economico-produttivo, per agevolarne la transizione verso la ripresa e minimizzare le criticità che potrebbero indebolirne la sostenibilità. Nonostante larga parte del tessuto economico-produttivo italiano si sia mostrato in questi anni resiliente nel saper fronteggiare la crisi pandemica, la messa in campo di ulteriori misure a supporto delle PMI, in tema di investimenti e agevolazioni di accesso a fonti esterne di finanziamento, è un chiaro segnale della necessità di un ulteriore sforzo per il 2022. Questo non può che trovare il suo logico corollario nella maggiore consapevolezza da parte delle aziende, rafforzata dall’esperienza della pandemia, verso la protezione del business dal rischio di insolvenza dei clienti. Solo così si potrà parlare di ripresa prima di tutto sostenibile, ma ancor più importante di lungo periodo”.

Osservatorio Grant Thornton e Università di Pisa: crescono le Pmi innovative italiane nel triennio

Aumentate del 67% le iscrizioni di PMI innovative al Registro del MISE nel periodo 2019-2021, ma in lieve calo le nuove imprese. Crescita media del fatturato a +27% nel 2020. I due terzi delle PMI si qualificano come micro-imprese. Milano in testa.

Prosegue nel triennio 2019-2021 la crescita delle PMI innovative italiane che, nonostante gli impatti della pandemia sul tessuto economico e imprenditoriale, registrano un incremento del +67% su base triennale (1.226 PMI innovative al 30 settembre 2019 vs 2.058 al 30 settembre 2021). Nell’ultimo anno si evidenzia però un leggero calo delle nuove imprese iscritte al Registro del Mise, con 525 nuove imprese tra ottobre 2020 e settembre 2021, contro le 567 nello stesso periodo dell’anno precedente. Anche quest’anno, quindi, appare evidente come il numero di nuove iscritte della categoria sia contenuto rispetto al bacino potenziale e le misure del legislatore, in particolare gli interventi di sostegno introdotti nel Decreto Rilancio in risposta all’emergenza pandemica, risultino ancora non sufficientemente comprese e sfruttate per sostenere la crescita del comparto.

Questo il quadro delineato dal Report 2021 dell’Osservatorio Open Innovative PMI, realizzato da Grant Thornton – network internazionale nella consulenza in area audit, tax e advisory – in collaborazione con l’Università di Pisa, che è stato presentato in occasione della cerimonia di premiazione di “Open Innovative PMI”, primo riconoscimento nazionale targato Grant Thornton dedicato esclusivamente alle PMI innovative italiane. 

Alessandro Dragonetti (nella foto), Head of Tax di Grant Thornton ha commentato: “La tenuta delle performance di crescita delle PMI innovative italiane evidenziata negli ultimi tre anni, conferma la vivacità e la solidità di un comparto dinamico, caratterizzato da un’elevata capacità di resilienza e adattamento messa in risalto dal contesto di emergenza pandemica. Tuttavia, l’Osservatorio rivela ancora una volta un numero di nuove iscritte della categoria piuttosto contenuto rispetto al bacino potenziale, segnalando nell’ultimo anno una (seppur lieve) diminuzione di nuove iscrizioni al registro delle PMI innovative. La causa della limitata crescita delle imprese iscritte nel comparto è ascrivibile sia ad una cornice legislativa non sufficientemente incentivante per il settore, su cui è necessario intervenire con misure con un orizzonte di lungo termine, nonché alla insufficiente conoscenza, da parte degli stakeholders e dei consulenti, della disciplina speciale prevista a favore delle stesse”.

Andando nel dettaglio, i risultati registrati dall’Osservatorio di Grant Thornton e Università di Pisa mostrano una crescita della dimensione media delle PMI innovative e come la maggior parte di queste, circa due terzi, siano di dimensioni ascrivibili alla categoria delle micro-imprese, con un fatturato al di sotto della soglia dei due milioni di euro. Circa un quarto delle nuove PMI innovative osservate è rappresentato da piccole imprese (fatturato compreso tra i 2 e i 10 milioni di euro), mentre restano al di sotto del 10% le aziende qualificabili come medie imprese (fatturato superiore a 10 milioni e inferiore a 50), ma comunque in crescita rispetto al periodo di osservazione precedente.

L’anzianità media, tra le nuove iscritte, è di poco inferiore ai 9 anni, evidenziando una leggero calo rispetto ai precedenti report. Il dato si mostra pienamente coerente con i requisiti di ammissibilità per l’accesso agli incentivi fiscali per gli investimenti in Startup e PMI innovative disposti dal legislatore con il Decreto 7 maggio 2019. Tale provvedimento prevede, infatti, che risultano ammissibili quelle PMI innovative che operano sul mercato da meno di 7 anni oppure che, superato tale limite temporale, dimostrino di trovarsi ancora in fase di espansione o nelle fasi iniziali di crescita. A livello territoriale, su base regionale, la Lombardia, con 161 unità (oltre il 30% del totale), presenta il maggiore numero di società iscritte nel Registro nell’ultimo anno. Seguono il Lazio con 88 imprese, l’Emilia-Romagna con 41, il Veneto con 39, la Toscana con 33, il Piemonte con 30 e la Campania con 28, mentre tutte le altre regioni si attestano su valori decisamente più bassi.

A livello provinciale, invece, il maggior numero di nuove PMI Innovative è a Milano, con 112 società iscritte nell’ultimo anno (-8% rispetto alla scorsa rilevazione), seguita da Roma con 82 società iscritte (+41%) e a seguire Torino con 27 (+59%). Invece, per quanto riguarda le caratteristiche demografiche delle PMI innovative, il Registro del MISE mette in evidenza un basso tasso di prevalenza femminile nella compagine proprietaria (7,05%), in diminuzione rispetto al precedente periodo di osservazione, e di quella giovanile (7,05%) che contrariamente mostra una crescita del +0,5% rispetto al 2020. La proprietà straniera appare quasi del tutto assente con una quota inferiore al 2%.

Particolarmente interessante, con uno sguardo rivolto sempre agli elementi demografici, è la percentuale crescente di nuove PMI innovative che possiedono brevetti o software in portafoglio, pari a circa il 65% delle imprese analizzate. Si mostra in controtendenza rispetto a tale andamento, il rallentamento del livello di frequenza con cui le imprese investono in attività di ricerca e sviluppo.

Osservando le performance delle “nuove iscritte” nei settori di attività, i gruppi più numerosi  sono quelli attivi nei servizi, il settore maggiormente rappresentato con PMI operanti soprattutto nella produzione di software, consulenza informatica, attività di R&S in campo scientifico, consulenza, commercio, elettronica e fabbricazione di prodotti chimici. Tali segmenti, più “vivaci” che nel 2021, rappresentano complessivamente circa il 75% delle PMI innovative, rientrano tra quelli che erano stati identificati come capaci di rispondere al meglio alla crisi innescata dall’emergenza sanitaria da COVID-19, anche sulla base delle ipotesi formulate dal Cerved Industry Forecast del maggio 2020.

La seconda parte del Report, dedicata all’analisi dei dati economico-finanziari delle PMI innovative, evidenzia una elevata variabilità nei livelli di fatturato correlata alla dimensione delle imprese. Dall’analisi infatti emerge che, operando un confronto tra i dati dell’esercizio 2019 e quelli del 2020,  le imprese di dimensioni minori hanno subito perdite di fatturato più consistenti rispetto a quelle di dimensioni maggiori. In particolare, le PMI con volumi di fatturato fino a un milione di euro hanno registrato un decremento medio di circa il 36%, mentre quelle con volumi di fatturato superiori ai 5 milioni di euro hanno riscontrato una variazione media positiva pari a circa il 21,71%.

Le “storie per intervista” di P&F e Startup Fixing: Seffiline Srl

P&F racconta le storie di startup italiane che stanno scalando il proprio modello di business. Claudio Brandoli: “Quando ci hanno concesso i primi contributi regionali, abbiamo capito che il nostro progetto era stato riconosciuto come valido da persone qualificate a valutarci”.

Intervista di Carlo Mauri e Alberto Villa

Seffiline è una azienda innovativa che è nata in Italia e si è rapidamente espansa in Europa. La sua mission è di creare kit che diano la possibilità a medici di tutte le specialità, di eseguire la terapia rigenerativa in modo sicuro, semplice ed efficace. I kit sono certificati CE e vengono distribuiti in tutta Europa attraverso una capillare rete distributiva, e sono utilizzati presso ambulatori e centri medici privati, convenzionati ed ospedali”. Questo il profilo aziendale secondo Alessandro Gennai, CEO di Seffiline, startup che opera  nel campo Medicale – in particolare nella Medicina estetica – e che recentemente è stata valutata da Startup Fixing come una delle più promettenti* Pmi innovative del settore.

Secondo la nomenclatura di Damodaran, Seffiline è da annoverare all’interno della categoria “Drugs-Biotecnology”, e la sua attività principale riguarda la ricerca, sviluppo, produzione e commercializzazione di sistemi, strumenti e apparecchiature altamente innovative rivolte alla terapia rigenerativa dei tessuti umani. Inoltre, l’azienda svolge attività di ricerca scientifica e formazione medica, e detiene alcuni diritti di privativa su proprietà intellettuale: brevetto guida registrato in Italia e patent-pending all’estero, marchio figurativo e denominativo registrati in Italia e all’estero, design industriale depositato per la guida. All’atto della redazione dell’ultimo business plan conosciuto, la società dichiarava un valore di pre-money complessivo pari a 2.997.620 euro.

P&F, in collaborazione con Carlo Mauri e Alberto Villa di Startup Fixing, ha intervistato Claudio Brandoli, product manager R&D di Seffiline.

Claudio, è possibile raccontare qualche aneddoto “leggendario” sulla nascita dell’idea e sul confronto immediatamente successivo tra i fondatori?
Se serve qualcosa di “leggendario”, ti dico che io e Alessandro (Alessandro Gennai, CEO di Seffiline, n.d.r.) siamo compagni di banco del liceo, da allora abbiamo percorso decine di migliaia di miglia sulla stessa barca a vela.
Quali sono state le maggiori difficoltà incontrate, e come sono state superate?
Sicuramente nella produzione delle prime versioni della guida e nel trovare cannule monouso performanti ad un prezzo adeguato.

Quando avete avuto la conferma che la vostra idea imprenditoriale era economicamente promettente? Esiste un momento preciso che potete raccontare?
Il fatto di esserci classificati primi in un bando regionale per startup innovative, con un contributo a fondo perduto di 100.000 euro. Lì abbiamo capito che la concretezza e la validità del progetto era riconosciuta da un team di persone qualificate a valutarci. Questo ci ha consentito di investire nella produzione dello stampo per la guida e far fare un enorme salto di qualità al kit. Un altro momento che ci ha dato sicurezza è stato il congresso SIME (Società Italiana di Medicina Estetica di Roma), dove sono stati presentati  11 lavori che parlavano di Seffiline e dove le sessioni di terapia autologa rigenerativa sono state praticamente monopolizzate dal nostro kit. E ancora, quando durante il pre-campagna di Mamacrowd abbiamo inviato il progetto ai nostri migliori clienti, tutti medici esperti in terapia rigenerativa. Sedici di loro hanno investito dai 5 ai 20mila euro nella nostra startup, persone che hanno ottima conoscenza del mercato in cui lavorano e delle potenzialità dei prodotti Seffiline.

Nel Business Plan di Seffiline, pubblicato in occasione dei vari round di Crowdfunding, è stato indicato come metodo di calcolo del valore Pre-Money il metodo dei Multipli. Come mai lo avete preferito ad altri metodi analitici come il DCF (metodo dei flussi di cassa attualizzati)? 
(Risponde Nicolò Muzzana di Thymos B&C) Abbiamo utilizzato la metodologia del Venture Capital (VC) Method, e non il Discounted Cash Flow (DCF) e nemmeno il Multiple Method, in quanto è ampiamente applicata da parte degli investitori di venture capital e consente di determinare il valore attuale della Società che l’investitore è disposto a riconoscere, in relazione alla potenzialità di valorizzazione della stessa al momento dell’Exit. Davanti a startup come Seffiline si suole utilizzare il VC Method, una metodologia ibrida tra Multiple Method e DCF. Infatti, il Venture Capital è un metodo di valutazione che si basa sull’attualizzazione del valore finale atteso, ottenuto attraverso l’applicazione di un multiplo (EV/Sales o EV/Ebitda) su una variabile (Sales o Ebitda) dell’ultimo anno di piano, momento in cui si prevede possa realizzarsi il disinvestimento (exit). DCF e Multiple Method vengono utilizzati per aziende mature e con uno storico, e sarebbero altamente “penalizzanti” per startup dal  valore decisamente inespresso nei primi loro anni di vita.

In relazione allo sviluppo delle previsioni economico- finanziarie, qual è il vostro scenario “worst case”?
(Risponde Nicolò Muzzana di Thymos B&C) Non abbiamo ipotizzato un worst case, ma alla luce delle sorprendenti risposte del mercato della medicina estetica e delle relative e puntuali analisi portate avanti riteniamo che il piano sia realistico, e addirittura conservativo, e pertanto siamo confidenti in una sua realizzazione. Ovviamente Pandemia Covid-19 permettendo.

La exit strategy di solito propone due possibili scenari:  a) M&A con un competitor, b) una possibile IPO. Quale dei due scenari ritenete che allo stato possa essere il più probabile?
(Risponde Nicolò Muzzana di Thymos B&C) Riteniamo entrambe le alternative percorribili. La prima in quanto il mercato Medtech sta vivendo un momento di forte aggregazione.  Le multinazionali stanno facendo un vero e proprio “shopping” di società target. Relativamente alla seconda alternativa, la quotazione può avvenire attraverso il mercato Euronext Growth Milano (ex AIM), e se il piano viene rispettato è ipotizzabile una quotazione nel giro di 2/3 anni. Tra l’altro, il settore di Seffiline è altamente appetibile e “sexy” per il mercato dei capitali. Altra soluzione è una quotazione in tempi più brevi, in quanto da luglio 2020 è nato anche il segmento professionale dedicato alle start up e scale-up (ex AIM Pro). A riprova di ciò, Thymos Business & Consulting (Advisor di Seffiline) ha seguito la quotazione di Premia Finance, avvenuta ad aprile 2021, una delle prime quotazione sul segmento professionale.

Gli investitori non professionali (persone fisiche) hanno beneficiato della detrazione “ordinaria” del 30% oppure sieste riusciti a farli beneficiare di quella “potenziata” (50%)?
No, gli investitori non professionali non hanno usufruito del 50%.

Saranno possibili nuovi  round nel futuro imminente?
Al momento non abbiamo in programma nuovi round. L’unica ragione che ci potrebbe spingere a un nuovo round potrebbe essere legata alla penetrazione del mercato USA.

*DISCLAIMER
Il presente documento è rivolto a investitori professionali (ai sensi della Direttiva Mifid II) che investono per proprio conto e a soggetti professionali che investono per conto dei propri clienti. Il valore dell’investimento e/o dei redditi periodici derivanti è soggetto a fluttuazioni anche di grandissima entità, con conseguente variazione al rialzo o al ribasso, ed è possibile che non si riesca a recuperare l’importo originariamente investito. Le informazioni contenute nel presente documento non devono essere considerate offerte o raccomandazioni di acquisto o vendita né sollecitazione di offerte di acquisto o di vendita di titoli e/o di partecipazioni societarie, né attività di consulenza di investimento. Prima di ogni investimento, si raccomanda di esaminare la documentazione fornita dalle fonti ufficiali e/o dagli organi di controllo che vigilano sulla commercializzazione in Italia, nonché la relazione annuale o semestrale e lo Statuto dell’azienda emittente, disponibili presso i collocatori e le piattaforme di investimento.
ProjectBi Srl, proprietaria del marchio e del software Startup Fixing, e l’editore di Patrimoni & Finanza non si assumono alcuna responsabilità relativamente all’accuratezza e alla completezza delle informazioni economiche e patrimoniali fornite dai responsabili della Società esaminate, essendo loro responsabilità fornire dati veritieri al pubblico indistinto e al mercato.
ProjectBi Srl, proprietaria del marchio e del software Startup Fixing, e l’editore di Patrimoni & Finanza non si assumono alcuna responsabilità in merito ad eventi, circostanze, condizioni di mercato che si verifichino successivamente alla data di redazione dello stesso o in seguito alla disponibilità di informazioni ad oggi non conosciute e che potrebbero portare involontariamente ad errate interpretazioni.

Startup Fixing, un rating la settimana: Seffiline Srl

Una startup generalmente non ha una storia di mercato, per cui la decisione di investire richiede molta cautela in più rispetto ad un “normale” investimento azionario. Ecco la scheda di valutazione, con relativo rating, su Seffiline,  redatta da Startup Fixing.

In occasione dell’investimento in una startup, gli investitori sono chiamati a valutare, in un’ottica fortemente speculativa, una idea nata dalla mente di altri soggetti, e ad investire su di essa, diventando così soci (Equity Crowdfunding) oppure prestando del denaro ai soci promotori – ad un tasso di interesse generalmente conveniente rispetto a quello offerto nei mercati regolamentati dalle aziende c.d. emergenti – ed essere così dei finanziatori (Lending Crowdfunding). Entrambe le possibilità determinano necessariamente una informazione finanziaria puntuale e prudente, che i fondatori della startup devono fornire agli investitori. Soprattutto agli investitori retail, cui va riservata la più ampia tutela allorquando si avvicinano alle piattaforme di Crowdfunding e si imbattono nella tipica enfasi che nella documentazione viene attribuita alla rapida crescita prospettica del valore dell’azienda.

Startup Fixing” è un metodo di valutazione delle aziende in fase di startup che può essere applicato in ogni contesto di mercato, nazionale ed estero, grazie alle sue caratteristiche di semplicità e “universalità”, e consente di scartare automaticamente qualunque progetto i cui dati ufficiali dichiarati dai fondatori-promotori determinino una risposta negativa alle seguenti due domande:
1) il rendimento netto atteso è superiore al benchmark di riferimento?
2) il costo per l’ingresso nel capitale della startup sconta adeguatamente il rischio specifico per questo tipo di investimento, tenendo conto che si tratta di un rischio superiore a quello previsto per le aziende già presenti nel mercato azionario di riferimento?
Solo con due risposte entrambe affermative Startup Fixing consente di analizzare positivamente l’ipotesi di un investimento, da valutare tenendo conto dei limiti e delle cautele che ogni investitore-risparmiatore deve osservare nella composizione del proprio portafoglio complessivo, in funzione della esperienza e competenza acquisita in materia di investimenti e in base al proprio livello sopportazione del rischio.

SEFFILINE Srl

Nota metodologica – Il modello di valutazione Startup Fixing esprime la probabilità che un ipotetico investitore possa realizzare se si verificano tutte le previsioni del business plan redatto a cura della società, e attribuisce un punteggio positivo o negativo alla stima del livello di rischio che i soci fondatori implicitamente attribuiscono al proprio progetto rispetto al livello di rischio del comparto azionario di riferimento: ad un maggiore rischio specifico attribuito rispetto al rischio riscontrabile nei titoli di aziende già quotate in borsa nel medesimo comparto, corrisponde una valutazione più attendibile verso le informazioni contenute nel business plan, poiché l’osservazione di questo principio di prudenza determina una sensibile “correzione” al ribasso del valore di Pre-money, e quindi una riduzione del costo, proporzionale al maggior rischio assunto, che gli investitori dovranno sostenere per acquisire una partecipazione societaria alla startup.

Il livello di rischio scontato nella determinazione del valore Pre-Money viene analizzato attraverso l’adozione del metodo di attualizzazione dei flussi di cassa (DCF), assumendo come parametri noti il valore Pre-money stesso e quello dei flussi di cassa indicati nel piano industriale. Se il valore ricavato attraverso il DCF è sufficientemente maggiore rispetto al tasso espressione del rischio di mercato del settore di riferimento (grandezza conosciuta), il modello rileva un ulteriore elemento di attendibilità del business plan, che in tal modo dimostra di aver implicitamente tenuto conto dell’elevato rischio specifico che caratterizza le fasi di startup.

Il rendimento ipotizzato da Startup Fixing viene espresso al netto degli effetti fiscali, ed è determinato sulla base sia delle performance aziendali dichiarate nei documenti ufficiali che dell’orizzonte temporale considerato per l’exit strategy dall’investimento. Il giudizio complessivo viene espresso attraverso un rating sintetico, individuato da una scala di valori (“stellette”) da 1 a 2 assegnate ad alcuni parametri qualitativi, con un massimo complessivo pari a 5.

Analisi dell’azienda – la  società  Seffiline Srl opera  nel campo Medicale (in particolare nella Medicina estetica) e secondo la nomenclatura di Damodaran è inseribile all’interno della categoria “Drugs-Biotecnology”. L’attività principale svolta dall’azienda riguarda la ricerca, sviluppo, produzione e commercializzazione di sistemi, strumenti e apparecchiature altamente innovative rivolte alla terapia rigenerativa dei tessuti umani. Svolge inoltre attività di ricerca scientifica e formazione medica, e detiene alcuni diritti di privativa su proprietà intellettuale: brevetto guida registrato in Italia e patent-pending all’estero, marchio figurativo e denominativo registrati in Italia e all’estero, depositato design industriale per la guida. All’atto della redazione dell’ultimo business plan conosciuto, la società dichiarava un valore di pre-money complessivo pari a 2.997.620 euro.

Giudizio – Relativamente a Seffiline Srl, il rapporto tra il rischio specifico e il rischio generale del settore è pari a 1,23, superiore pertanto al valore di benchmark previsto per aziende che si trovano in fase First stage. Anche il rendimento teorico, ricavato in base ai dati dichiarati, è superiore alle aspettative, e si attesta al 491,9%. L’azienda ha una exit strategy ben definita; tuttavia, la presenza di finanziamenti presso terzi penalizza lievemente il rating complessivo, suggerendo all’investitore maggiore cautela. Si riscontra da parte dell’azienda un’adeguata attribuzione di rischio specifico, che supera ampiamente il rischio sistemico presente nel comparto azionario. Pertanto, il valore di Pre-money sconta una sufficiente correzione dei valori, grazie alla quale l’investitore potrebbe valutare positivamente l’ingresso nel capitale dell’azienda.

Sulla base dei dati in possesso, il metodo Startup Fixing consente di attribuire a Seffiline Srl un rating sintetico pari a 5 stelle, poichè:
1) in relazione anche al suo stadio di sviluppo, l’azienda ha sufficientemente considerato nel calcolo del Pre-money un adeguato livello di rischio specifico (due stelle);
2) un ipotetico investitore, se l’azienda raggiungerà i suoi obbiettivi, potrà beneficiare di una exit strategy già al quarto anno mediante cessione dell’intera azienda ad un acquirente professionale con elevata propensione ad accettare elevati rischi (una stella);
3) l’investitore dovrebbe beneficiare di un rendimento di gran lunga superiore al minimo benchmark di riferimento (una stella);
4) esistono brevetti che tutelano la proprietà intellettuale (una stella).

SEFFILINE Srl – VALUTAZIONE SINTETICA DELL’AZIENDA
– Rating Sintetico: 5 stelle
– Ratio del Rischio: 1,23
– Valore Teorico Investimento: 10.000,00 euro
– Rendimento Netto Teorico atteso: 39.185,00 euro (49.185,00 euro exit capital)
– Rendimento teorico espresso in percentuale: 491,9%

DISCLAIMER
Il presente documento è rivolto a investitori professionali (ai sensi della Direttiva Mifid II) che investono per proprio conto e a soggetti professionali che investono per conto dei propri clienti. Il valore dell’investimento e/o dei redditi periodici derivanti è soggetto a fluttuazioni anche di grandissima entità, con conseguente variazione al rialzo o al ribasso, ed è possibile che non si riesca a recuperare l’importo originariamente investito. Le informazioni contenute nel presente documento non devono essere considerate offerte o raccomandazioni di acquisto o vendita né sollecitazione di offerte di acquisto o di vendita di titoli e/o di partecipazioni societarie, né attività di consulenza di investimento. Prima di ogni investimento, si raccomanda di esaminare la documentazione fornita dalle fonti ufficiali e/o dagli organi di controllo che vigilano sulla commercializzazione in Italia, nonché la relazione annuale o semestrale e lo Statuto dell’azienda emittente, disponibili presso i collocatori e le piattaforme di investimento.
ProjectBi Srl, proprietaria del marchio e del software Startup Fixing, e l’editore di Patrimoni & Finanza non si assumono alcuna responsabilità relativamente all’accuratezza e alla completezza delle informazioni economiche e patrimoniali fornite dai responsabili della Società esaminate, essendo loro responsabilità fornire dati veritieri al pubblico indistinto e al mercato.
ProjectBi Srl, proprietaria del marchio e del software Startup Fixing, e l’editore di Patrimoni & Finanza non si assumono alcuna responsabilità in merito ad eventi, circostanze, condizioni di mercato che si verifichino successivamente alla data di redazione dello stesso o in seguito alla disponibilità di informazioni ad oggi non conosciute e che potrebbero portare involontariamente ad errate interpretazioni.

Startup Fixing, un rating la settimana: Homepal a Better Place Srl

L’investimento in una startup richiede molta cautela, poiché l’azienda generalmente non ha una “storia” di mercato. Non è il caso di Homepal, che ha già condotto con successo due round di raccolta. Ecco la sua scheda di valutazione redatta da Startup Fixing.

In occasione dell’investimento in una startup, gli investitori sono chiamati a valutare, in un’ottica fortemente speculativa, una idea nata dalla mente di altri soggetti, e ad investire su di essa, diventando così soci (Equity Crowdfunding) oppure prestando del denaro ai soci promotori – ad un tasso di interesse generalmente conveniente rispetto a quello offerto nei mercati regolamentati dalle aziende c.d. emergenti – ed essere così dei finanziatori (Lending Crowdfunding). Entrambe le possibilità determinano necessariamente una informazione finanziaria puntuale e prudente, che i fondatori della startup devono fornire agli investitori. Soprattutto agli investitori retail, cui va riservata la più ampia tutela allorquando si avvicinano alle piattaforme di Crowdfunding e si imbattono nella tipica enfasi che nella documentazione viene attribuita alla rapida crescita prospettica del valore dell’azienda.

Per evitare l’assunzione inconsapevole di maggiori rischi da parte degli investitori, bisogna adottare dei metodi accessibili a tutti per razionalizzare al massimo il processo di investimento, e permettere ai risparmiatori di fare scelte che escludano del tutto quegli elementi emozionali  di valutazione capaci di portare fuori strada. “Startup Fixing” è un metodo di valutazione che può essere applicato in ogni contesto di mercato, nazionale ed estero, grazie alle sue caratteristiche di semplicità e “universalità”. Esso, infatti, permette delle comparazioni tra le varie proposte di investimento in startup e aiuta ad comprendere, in pochi passaggi, la credibilità del modello di business prospettato dai soci promotori, il tutto nel rispetto del principio fondamentale della Finanza: ad alti rendimenti corrispondono alti rischi.

Il metodo Startup Fixing consente di scartare automaticamente qualunque progetto i cui dati ufficiali dichiarati dai fondatori-promotori determinino una risposta negativa alle seguenti due domande:
1) il rendimento netto atteso* è superiore al benchmark di riferimento?
2) il costo per l’ingresso nel capitale della startup sconta adeguatamente il rischio specifico per questo tipo di investimento, tenendo conto che si tratta di un rischio superiore a quello previsto per le aziende già presenti nel mercato di riferimento?
Solo con due risposte entrambe affermative Startup Fixing consente di analizzare positivamente l’ipotesi di un investimento, da valutare tenendo conto dei limiti e delle cautele che ogni investitore-risparmiatore deve osservare nella composizione del proprio portafoglio complessivo, in funzione della esperienza e competenza acquisita in materia di investimenti e in base al proprio livello sopportazione del rischio.

Nota metodologica – Il modello di valutazione Startup Fixing considera due direttrici di analisi. La prima consiste nell’attribuire una congrua valutazione sulla possibile reddittività che un ipotetico investitore potrebbe realizzare se si verificassero in futuro tutti i risultati previsti nel business plan redatto a cura della società; la seconda direttrice è rappresentata dalla stima del livello di rischio che i soci fondatori implicitamente attribuiscono al proprio progetto rispetto al livello di rischio del comparto azionario di riferimento. Ciò significa che, se i soci fondatori attribuiranno al proprio progetto una maggiore rischiosità specifica rispetto allo spettro di rischio riscontrabile nei titoli di aziende già quotate quotate in borsa nel medesimo comparto, le informazioni contenute nel business plan verranno giudicate più attendibili dal modello, poiché l’applicazione di questo principio di prudenza determina una sensibile “correzione” al ribasso del valore di Pre-money, e quindi una riduzione del costo, proporzionale al maggior rischio assunto ad un normale investimento azionario, che gli investitori dovranno sostenere per acquisire una partecipazione societaria alla startup.
Il livello di rischio scontato nella determinazione del valore Pre-Money, così come dichiarato nel business plan dai soci fondatori, è espresso dal tasso di attualizzazione implicito ricavato attraverso l’adozione del metodo di attualizzazione dei flussi di cassa (DCF), assumendo come parametri noti il valore Pre-money stesso e quello dei flussi di cassa indicati nel piano industriale. Se il valore ricavato attraverso il DCF è sufficientemente maggiore rispetto al tasso espressione del rischio di mercato del settore di riferimento (grandezza conosciuta), il modello rileva un ulteriore elemento di attendibilità del business plan, che in tal modo dimostra di aver implicitamente tenuto conto dell’elevato rischio specifico che caratterizza le fasi di startup.
Il rendimento* ipotizzato da Startup Fixing viene espresso al netto degli effetti fiscali, ed è determinato sulla base sia delle performance aziendali dichiarate nei documenti ufficiali che dell’orizzonte temporale considerato per l’exit strategy dall’investimento.
Il giudizio complessivo viene espresso attraverso un rating sintetico, individuato da una scala di valori (“stellette”) da 1 a 2 assegnate ad alcuni parametri qualitativi, con un massimo complessivo pari a 5.

HOMEPAL  A BETTER PLACE S.r.L. – Analisi dell’azienda Homepal  A Better Place S.r.l. è uno dei principali operatori proptech in Italia, ed è operativo nell’ambito dei servizi immobiliari (Operations & Services, secondo la classificazione di Damodaran). L’azienda ha già effettuato con successo due round di raccolta fondi per complessivi 5 milioni di euro – uno nel 2018 ed un altro nella primavera del 2021, quest’ultimo con l’ingresso di circa 600 nuovi investitori – e non esclude di effettuarne altri nel prossimo futuro. Il suo modello di business si fonda prevalentemente sulla possibilità di permettere l’incontro tra domanda e offerta superando l’intermediazione degli agenti immobiliari. Fino ad oggi, il suo collocamento presso gli investitori è avvenuto attraverso la piattaforma Mamacrowd, e all’atto della redazione dell’ultimo business plan conosciuto (16 Febbraio 2021), la società dichiarava un valore di Pre-money complessivo pari a 19.808.497.

Giudizio – Relativamente ad Homepal A Better Place S.r.l., il rapporto tra il rischio specifico e il rischio generale del settore è 2,2, superiore pertanto al valore di benchmark 2 previsto per aziende che si trovano in fase Second stage. Anche il rendimento teorico*, ricavato in base ai dati dichiarati, è superiore alle aspettative e si attesta al 69,7%*. Tuttavia, l’assenza di brevetti, l’esistenza di finanziamenti e la mancanza di una exit strategy chiaramente definita penalizzano lievemente il rating complessivo, suggerendo all’investitore maggiore cautela e un supplemento di informazioni prima di investire.


La performance prospettica* relativa all’incremento di valore dell’azienda lungo l’arco temporale considerato per la exit strategy (4 anni) supera la soglia minima di rendimento* considerata congrua dal modello Startup Fixing per la forma di investimento in Equity; inoltre, si riscontra da parte dell’azienda un’adeguata attribuzione di rischiosità specifica, che supera ampiamente il rischio sistemico presente nel comparto azionario. Pertanto, il valore di Pre-money sconta una sufficiente correzione dei valori, grazie alla quale l’investitore potrebbe valutare positivamente l’ingresso nel capitale dell’azienda, in caso di futuri round di raccolta, a parità di prospettive e di valori economico-finanziari.

HOMEPAL  A BETTER PLACE S.r.L. 
VALUTAZIONE SINTETICA DELL’AZIENDA
Rating Sintetico: 3 stelle
Ratio del Rischio: 2,2
Valore Teorico Investimento: 10.000,00 euro
Rendimento Netto Teorico atteso*: 6.971,00 euro
Rendimento teorico espresso in percentuale*: 69,71%

 

*DISCLAIMER
Il presente documento è rivolto a investitori professionali (ai sensi della Direttiva Mifid II) che investono per proprio conto e a soggetti professionali che investono per conto dei propri clienti. Il valore dell’investimento e/o dei redditi periodici derivanti è soggetto a fluttuazioni anche di grande entità, con conseguente variazione al rialzo o al ribasso, ed è possibile che non si riesca a recuperare l’importo originariamente investito. Le informazioni contenute nel presente documento non devono essere considerate offerte o raccomandazioni di acquisto o vendita né sollecitazione di offerte di acquisto o di vendita di titoli e/o di partecipazioni societarie, né attività di consulenza di investimento. Prima di ogni investimento, si raccomanda di esaminare la documentazione fornita dalle fonti ufficiali e/o dagli organi di controllo che vigilano sulla commercializzazione in Italia, nonché la relazione annuale o semestrale e lo Statuto, disponibili presso i collocatori e le piattaforme di investimento.
ProjectBi Srl, proprietaria del marchio e del software Startup Fixing, e l’editore di Patrimoni & Finanza non si assumono alcuna responsabilità relativamente all’accuratezza e alla completezza delle informazioni economiche e patrimoniali fornite dai responsabili della Società esaminate, essendo loro responsabilità fornire dati veritieri al pubblico indistinto e al mercato.
ProjectBi Srl, proprietaria del marchio e del software Startup Fixing, e l’editore di Patrimoni & Finanza non si assumono alcuna responsabilità in merito ad eventi, circostanze, condizioni di mercato che si verifichino successivamente alla data di redazione dello stesso o in seguito alla disponibilità di informazioni ad oggi non conosciute e che potrebbero portare involontariamente ad errate interpretazioni.

Startup Fixing, il metodo universale per valutare correttamente qualunque investimento in startup

In ogni progetto imprenditoriale in fase di startup, il c.d. rischio d’impresa si manifesta nella sua massima espressione, poiché l’azienda su cui investire non ha ancora una “storia” né risultati di mercato sui quali fare affidamento.

In occasione dell’investimento in una o più startup, gli investitori sono chiamati a valutare positivamente, in un’ottica fortemente speculativa, una idea nata dalla mente di altri soggetti e ad investire su di essa in base a varie forme e modalità. Si tratta della nuova frontiera dell’investimento, quello nella c.d. Economia Reale, che richiede una forte capacità di coinvolgimento sociale dei potenziali investitori, prima ancora di quello economico.

In un contesto simile, il concetto di rischio deve essere analizzato sia dal punto di vista dei soci promotori che da quello degli investitori, che nelle startup hanno un ruolo fondamentale almeno quanto i primi (se non di più). Infatti, i primi chiedono ai secondi di finanziare la propria idea imprenditoriale e gli investimenti sostenuti fino ad un certo momento (c.d. vantaggio competitivo), dietro condivisione dei risultati futuri– individuabili massimamente in un forte incremento del valore delle proprie quote in un lasso di tempo massimo di 5–7 anni – mentre i secondi devono valutare l’investimento di denaro proprio nel presente e diventare così soci (Equity Crowdfunding) oppure semplici finanziatori dietro corresponsione di un tasso di interesse annuale (Lending Crowdfunding).

Ed è proprio questa differenza di “punto di vista” che determina, nell’investimento in una startup, la necessità di una informazione finanziaria puntuale e prudente che i fondatori devono fornire agli investitori, soprattutto agli investitori retail, che grazie alla nuova normativa europea saranno chiamati a valutare la partecipazione azionaria in aziende startup (o a finanziarle) senza avere le competenze degli investitori professionali e confidando sulle informazioni contenute nei business plan pubblicati nelle piattaforme di Crowdfunding (che consentono l’investimento anche nel settore immobiliare), dove generalmente si dà particolare enfasi alla rapida crescita prospettica del valore dell’azienda e minore cura agli scenari negativi ed ai possibili rischi. Infatti, non capita di rado che nei business plan venga presentato un valore aziendale (c.d. di Pre-money ) privo dei suoi criteri di stima, a detrimento del principio di puntuale informazione richiesto da qualunque investimento.

Naturalmente, la maggior parte delle startup, all’interno della “proposta informativa per l’investitore” che si trova sia nel proprio sito web che tra la documentazione presente nella piattaforma di investimento, parlano anche dei rischi insiti nell’investimento, nel rispetto di quanto stabilito dagli organi di controllo. A tal proposito, la Consob sul suo portale di informazione finanziaria prevede espressamente: “Il fattore emozionale nella scelta del progetto da finanziare costituisce forse uno degli aspetti più delicati di cui l’investitore (soprattutto quello non professionale) deve prendere coscienza (…). L’approccio inevitabilmente emozionale con cui si valuta l’investimento, oltre che la intrinseca rischiosità di società neo costituite operanti in settori innovativi, sono alla base dei principali rischi dell’investimento in start-up innovative. A questi si aggiunge il rischio di truffa tipico di tutte le transazioni effettuate on-line”.

Di conseguenza, la necessità di porre un freno alle scelte puramente emozionali degli investitori richiede l’adozione di strumenti mediante i quali razionalizzare al massimo il processo di acquisto e permettere ai risparmiatori di fare scelte consapevoli. Oggi, il metodo più attendibile è quello proposto dal modello di valutazione denominato “Startup Fixing”,  sviluppato da ProjetBI srl, che può essere applicato in ogni contesto e mercato nazionale ed estero grazie alle sue caratteristiche di semplicità e “universalità”. Con Startup Fixing, infatti, è possibile effettuare delle comparazioni tra le varie proposte e formare dei benchmark per via del criterio di base – del tutto razionale e privo di qualunque implicazione emozionale –  volto ad individuare la credibilità del modello di business prospettato dai soci promotori della startup, sotto l’egida del principio fondamentale della Finanza: ad alti rendimenti corrispondono alti rischi, e viceversa.

Sulla base di questo assioma, si può esprimere un giudizio sulla misura del rischio, e soprattutto la sua “congruità” rispetto all’assioma considerato. Infatti, è coerente attendersi che il rischio specifico del progetto della startup (espresso dal simbolo greco “σ” – sigma), attribuito dai soci promotori, debba essere di parecchie volte superiore rispetto a quello che si riscontra negli investimenti in azioni presenti nei mercati regolamentati (espressi dal simbolo “s”). Questa maggiore rischiosità, per un principio di prudenza del tutto proporzionale al sensibile tasso di “mortalità” delle startup, determina alla fonte un necessario contenimento del valore di pre-money dichiarato (espresso dal simbolo “W”), che in definitiva è il costo che gli investitori devono sostenere.

Senza la rigida osservanza di questi due principi di definizione del rischio, il metodo Startup Fixing scarta automaticamente il progetto, poiché il processo decisionale di scelta dell’investimento cui il metodo risponde si basa sulle seguenti domande:
1) il rendimento netto atteso è superiore al benchmark di riferimento? (il benchmark più usato è l’Italian Equity Crowdfunding Index del Politecnico Milano);
2) il costo per l’ingresso nel capitale della startup sconta adeguatamente il rischio intrinseco per questo tipo di investimento, tenendo conto delle soglie di rischio previste per il mercato di riferimento?

Solo con due risposte entrambe affermative l’investimento può essere poi valutato nel dettaglio. Infatti, la qualità del segnale informativo scaturente dal modello di calcolo è a sua volta legato strettamente alla qualità dei dati economico-finanziari presenti nei business plan, i quali dovrebbero derivare da un percorso logico di calcolo moltiplicativo ed additivo di altrettanti dati elementari (es: numero di ore lavorate per il costo lavoro orario, numero di pezzi di materia prima per costo unitario, etc). Ebbene, il rispetto di questo processo di costruzione numerica è riscontrabile rapidamente attraverso l’utilizzo di una speciale proprietà matematica (la c.d. Legge di Benford) che, presente anche nel software interno al modello Startup Fixing, è da diversi anni applicata in ambito di revisione ed estesa anche per l’analisi dei piani economici e finanziari. Il superamento del test della Legge di Benford rafforza la validità della decisione presa sull’investimento.

Immobili per l’impresa, compravendite in aumento. Segnali di ripresa da tutti i settori

Con il boom dell’e-commerce, solo il settore della logistica ha tenuto bene, diventando strategico per le aziende attive nel commercio online (+31% gli acquisti in questo canale). Nel secondo trimestre del 2021 le compravendite degli immobili per l’impresa hanno registrato un aumento.

Gli effetti dell’emergenza sanitaria sugli immobili per l’impresa, durante la pandemia, sono stati piuttosto seri, accentuando il trend negativo degli anni precedenti sui canoni di locazione, rivisti costantemente al ribasso anche grazie al fiorire di accordi in deroga. Con il boom dell’e-commerce, solo il settore della logistica ha tenuto bene, diventando strategico per le aziende attive nel commercio online (+31% gli acquisti in questo canale). Il calo riscontrato nel 2020 sulle compravendite di capannoni (-27,2%) ha favorito durante gli ultimi mesi del 2021 una ripresa dell’interesse ed una crescente propensione all’acquisto, conseguente alla ripresa della produttività delle imprese.

Del resto, il trend dei prezzi dei capannoni, negli ultimi dieci anni, ha visto ridimensionare drasticamente le quotazioni, con il nuovo sceso del 32% e l’usato del 36%. Idem per gli affitti, calati del 31,4% per il nuovo e del 29,2 % per l’usato. Nel secondo trimestre del 2021, però, le compravendite degli immobili per l’impresa secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate hanno registrato un aumento: il settore produttivo + 85,4%, i depositi +102,3%, i negozi + 94,2%, gli uffici +81,5%. Balzi importanti dovuti ai bassi volumi che si sono realizzati durante il lockdown. Un confronto con lo stesso periodo del 2019 evidenzia comunque un incremento su tutte le tipologie, e oggi i dati dell’ufficio studi di Tecnocasa e Tecnorete Immobili per l’Impresa segnalano un aumento di richieste di acquisto e di conseguenza anche di compravendite.

Sui capannoni e depositi, tipologia che dallo scoppio della pandemia ha registrato un recupero costante, la ripresa sembra essere determinata soprattutto dai prezzi bassi che ormai hanno raggiunto e che ha portato le aziende all’acquisto, in particolare quelle consolidate sul territorio. Infatti, negli ultimi dieci anni i prezzi dei capannoni sono diminuiti del 31,4% per le tipologie nuove e del 34,6% per quelle usate. La maggioranza delle compravendite di capannoni ha avuto come finalità la creazione di depositi, a seguire l’investimento. Il 62,1% delle transazioni ha interessato tagli fino a 500 mq. L’aspetto cruciale, in questo momento, sembra essere la scarsa offerta che sta spingendo molte aziende, soprattutto nella logistica, a cercare terreni per costruire il capannone. Il segmento del retail è stato quello più impattato dalla pandemia, e questo ha determinato anche la liberazione di molti spazi. Nella maggioranza dei casi sono stati gli investitori a cogliere l’occasione per comprare sia spazi vuoti sia occupati. Inoltre i negozi, in particolare se posizionati in via non di passaggio, siano stati spesso destinati ad uso ufficio.

Il 48,4% degli acquisti è finalizzato all’investimento. Si scambiano prevalentemente tagli fino a 50 mq. Anche questa tipologia immobiliare ha evidenziato, negli ultimi dieci anni, un calo dei valori del 38% per le posizioni in via di transito e del 42,5% per quelle in via non di passaggio. Per gli uffici si segnala un aumento delle transazioni e in questo caso ad acquistare sono nella maggior parte dei casi utilizzatori, spesso liberi professionisti, che stanno approfittando del ribasso dei prezzi che negli ultimi 10 anni è stato del 37% per le soluzioni nuove e del 38,4% per quelle usate.

Imbound marketing la nuova parola d’ordine per le PMI. HubSpot leader grazie al 5G

Inbound Marketing, uno strumento sempre più fondamentale per le piccole e medie imprese che non hanno grandi budget né team dedicati. Secondo Il team di gestione del fondo Neuberger Berman 5G Connectivity*, HubSpot è il player destinato ad aumentare la quota di mercato nel settore.  

L’Inbound Marketing è un importante strumento a disposizione delle PMI, in particolare quelle che non hanno grandi budget di marketing né hanno un team di Information Technology su cui fare affidamento. La pandemia, poi, ha accelerato le esigenze di digitalizzazione di queste PMI, poiché i clienti target sono diventati digitali, e di conseguenza avere una buona posizione fronte strada non è più un vantaggio come prima: i passanti evitano volontariamente di prendere i volantini, mentre altri passeggiano senza nemmeno sollevare lo sguardo dai loro smartphone.

Se volessimo riassumere in poche parole il concetto di Inbound Marketing, potremmo dire che si tratta di un metodo di marketing online che punta a sfruttare le opportunità offerte dal web per rispondere alle esigenze, informative e non, del cliente potenziale, allo scopo di creare interazioni che favoriscono l’acquisto. L’Inbound Marketing mira, pertanto, a far crescere le imprese informando, educando e fornendo ai potenziali clienti contenuti informativi e servizi utili, attraverso un sito web ben progettato, un focus attento sulla creazione di contenuti rilevanti e un coinvolgimento continuo tramite e-mail, messaggi di testo, social media, etc. Questo insieme di attività consente di rivolgersi con certezza al giusto target di persone, con modalità più personalizzate ed efficaci evitando, allo stesso tempo, di sprecare preziose risorse di marketing e di ridurre il costo di acquisizione di nuovi clienti del 60-70% rispetto ai metodi tradizionali.

In un contesto simile, non c’è da meravigliarsi che l’Inbound Marketing sia diventato la nuova parola d’ordine, grazie ai software basati sul c.d. Cloud. Queste soluzioni funzionano per aiutare le aziende ad automatizzare l’intero “viaggio del consumatore” all’interno di una strategia di marketing migliore sia nella vendita che nell’assistenza ai clienti, il tutto ad un costo molto conveniente. Per una micro-impresa, per esempio, 30-40 dollari al mese sono tutto ciò di cui ha bisogno per i servizi software di Inbound Marketing, che ovviamente è molto più conveniente ed efficiente rispetto all’assunzione di un intero team di esperti di marketing digitale.

L’opportunità di investimento legata al marketing digitale è destinata a crescere in modo significativo nei prossimi anni, dagli attuali 57 miliardi di dollari agli oltre 180 miliardi. Tutto questo è trainato dai trend di trasformazione digitale in atto e dalla diffusione su scala globale della connettività 5G. A beneficiarne saranno i software più innovativi connessi al Cloud in grado di automatizzare e ottimizzare l’Inbound Marketing, così come le società sviluppatrici. Tra queste, HubSpot è società leader nel segmento specifico, grazie alla sua piattaforma all-in-one di marketing automation tra le più popolari al mondo, e appare in una buona posizione per catturare questo trend di crescita e aumentare la propria quota di mercato.

Relativamente all’azienda, HubSpot si è evoluta nel tempo, passando dall’essere un singolo software ad una vera e propria piattaforma all-in-one e connessa al Cloud. Ad oggi viene utilizzata da più di 100.000 clienti, molti dei quali sono PMI, e aiuta le aziende a ricostruire il proprio sito web, a realizzare i contenuti destinati a guidare i clienti target verso i prodotti o servizi commercializzati, a interagire con gli utenti dei social media pubblicando notizie/promozioni e aumentando la consapevolezza del marchio attraverso campagne pubblicitarie e messaggi personalizzati. HubSpot, inoltre, supporta le PMI nell’ottimizzazione dei motori di ricerca, aiutando i siti Web delle aziende ad apparire nella prima pagina in base alle parole chiave cercate dagli utenti.

Con una vasta rete di quasi 400 partner, HubSpot sta crescendo rapidamente, conquistando sempre più quote di mercato. Oggi HubSpot e il Marketing Inbound sono uno dei principali beneficiari della diffusione della connettività 5G. Con velocità di caricamento più elevate e una migliore connettività, le persone visualizzeranno ancora più contenuti online. il 5G migliorerà la raccolta dei dati che richiedono molto tempo per creare esperienze personalizzate, migliorando la performance. Lo sviluppo di una presenza online per le aziende sarà ancora più vitale, e il 5G porterà anche a una maggiore penetrazione degli annunci digitali con immagini e media avanzati grazie alle elevate velocità della rete. Attraverso il 5G, inoltre, il marketing diventerà ancora più interattivo: ad esempio, potrebbero essere incorporate funzionalità di realtà aumentata o ologrammi

Fonte: newsletter 08/10/2021 Neuberger Berman per investitori istituzionali 

* Questo materiale non deve essere interpretato come una raccomandazione o un’offerta di acquisto o vendita o una sollecitazione all’acquisto o alla vendita di alcun titolo. Le posizioni del fondo Neuberger Berman 5G Connectivity non devono essere considerate una raccomandazione o un consiglio di investimento o un suggerimento di intraprendere o astenersi da iniziative di investimento in titoli. Le posizioni e le allocazioni del fondo Neuberger Berman 5G Connectivity sono soggette a modifica in qualsiasi momento e senza preavviso.  

Next Generation Plan e Finanza Sostenibile, una sfida per le PMI

Il PNRR-Next Generation Plan porterà in Italia 209 miliardi di euro, di cui 68 miliardi stanziati per la transizione energetica. Le PMI sono chiamate ad integrare l’organigramma aziendale con figure professionali in grado di implementare modelli di business sostenibili e incrementare valore.

Il piano di investimenti elaborato dall’Unione Europea volto alla creazione di un modello di ripresa sostenibile porterà in Italia 209 miliardi di euro, destinati agli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza  (PNRR), con il quale sono state programmate, per alcuni settori, anche delle entrate di capitali privati in partnership con quelli pubblici. Infatti, secondo un’indagine condotta dal Forum per la Finanza Sostenibile, più del 60% degli attori finanziari si è rivelato favorevole a portare avanti progetti sostenibili in partenariato tra la sfera pubblica e quella privata, ma è emersa la necessità di snellire la burocrazia e di formare  le istituzioni pubbliche sui mezzi più idonei al raggiungimento degli obiettivi.

Secondo Maurizio Santacroce (nella foto), amministratore delegato di 24ORE Business School, “In Italia, il patrimonio promosso in fondi aperti sostenibili e responsabili ammonta a circa 80 miliardi di euro, e il PNRR aprirà delle opportunità importanti di sviluppo per tutta l’economia italiana e per le PMI. Il tutto si giocherà in chiave di sostenibilità, visto che quasi il 40% dei fondi europei sarà destinato a progetti di transizione ecologica”. Per le PMI italiane, quindi, l’arrivo di fondi di investimento europei rappresentano una vera e propria sfida, anche perché in Italia il boom degli investimenti sostenibili è in continua crescita: negli ultimi anni è stato guidato da cambiamenti di regolamentazione, dalla consapevolezza degli asset manager, ossia coloro che gestiscono i patrimoni, e, soprattutto, dalla crescente domanda sia dei clienti istituzionali, sia del segmento retail. Un aumento che di recente è stato anche catalizzato dalla crisi del COVID-19.

“La necessità oggi – afferma Santacroce – è quella di aumentare figure professionali di matrice ESG, come i Sustainability Manager, i Corporate Social Responsibility Manager, i consulenti ESG e gli esperti di sostenibilità finanziaria e ambientale, ovvero tutti professionisti  in grado di creare valore in azienda implementando modelli di business sostenibili. Le aziende devono investire nella formazione di risorse qualificate per supportare i nuovi piani di sostenibilità”.

A questo panorama si aggiunge il fatto che il 21 aprile 2021 la Commissione Europea ha avanzato una proposta di direttiva sul reporting di sostenibilità, il CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive). Si tratta di un testo volto ad integrare la direttiva sul reporting non-finanziario attualmente in vigore, allo scopo di aumentare la comparabilità dei dati relativi alla sostenibilità forniti dalle aziende. La nuova direttiva prevede per tutte quelle imprese che vantano al loro interno 250 dipendenti e per tutte le PMI quotate sui mercati europei  l’obbligo di fornire tutti i dati sui rischi ambientali e sociali e le prestazioni finanziarie che abbiano un impatto sugli elementi di sostenibilità. “La nuova proposta – spiega Santacroce – ha una duplice utilità: per gli investitori fornisce una fotografia dello stato attuale dell’impresa, orientando dunque le strategie di investimento, mentre per i clienti è un documento capace di soddisfare le imposizioni di informativa in vigore. La nuova direttiva migliorerà la trasparenza sulla sostenibilità e, quindi, una integrazione per le decisioni degli investitori”.

Per implementare la richiesta di nuove figure professionali che possano affiancare le PMI ad accogliere le nuove opportunità offerte dal PNRR e dai fondi europei, il prossimo 15 ottobre partirà, in modalità live streaming, il Master “Strategie di Sostenibilità Aziendale”, istituito dalla 24ORE Business School e volto alla formazione di giovani neolaureati che desiderano diventare esperti di sostenibilità finanziaria e ambientale, ma anche quei professionisti quali consulenti, commercialisti, revisori e imprenditori, che desiderano aggiornarsi e accompagnare le PMI nella sfida lanciata dal Next Generation Plan.

ll Master è realizzato con il contributo tecnico specialistico di GSE – Gestore dei Sevizi Energetici, con la collaborazione di KPMG, il patrocinio di Ferpi e con un network d’eccellenza composto dai partner del Master e di associazioni del settore.

Equity Crowdfunding, business plan alla prova della “legge di Benford”

Come misurare l’affidabilità dei valori presenti nei business plan di Equity Crowdfunding? Ci viene in aiuto l’approccio innovativo della Legge di Benford.

Di Carlo Mauri

Il Portale web della Consob, nella sezione dedicata alla Educazione Finanziaria in tema di Equity Crowdfunding, evidenzia come nelle decisioni di investimento i risparmiatori non siano messi nelle condizioni di prestare la necessaria attenzione agli elementi razionali, nel senso che spesso non ce ne sono. Infatti, secondo la Consob il problema è che “….la mancanza di elementi economici e razionali cui fare riferimento e, conseguentemente, l’approccio inevitabilmente emozionale con cui si valuta l’investimento, oltre che la intrinseca rischiosità di società neo costituite operanti in settori innovativi, sono alla base dei principali rischi dell’investimento in startup innovative. A questi si aggiunge il rischio di truffa tipico di tutte le transazioni effettuate on-line”.

Invertendo l’ordine dei fattori, il prodotto non cambia: se a dominare le decisioni di investimento in una startup sono le componenti  emotive e suggestionali, è evidente che manchino quelle quantitative e computazionali, con il risultato che l’asimmetria informativa tra startup e risparmiatori non trova alcun freno nei business plan. A ciò si aggiunga che l’assenza di riferimenti storici e comparativi, da utilizzare come elemento di confronto per valutare le prospettive dichiarate dagli  amministratori delle startup, lascia campo aperto alle fascinazioni indotte dal marketing, che trova una valida motivazione nella mancanza, in una startup, di una “storia aziendale” da poter raccontare agli investitori.

Esposto così, il problema sembra di difficile soluzione, poiché l’accesso delle startup al Crowdfunding e ai mercati non può essere inibito senza negare l’essenza stessa del liberismo economico e delle libertà di intrapresa. Infatti, per quanto prudentemente possa essere stato redatto (soprattutto nella quantificazione del valore di Pre-money), un business plan vive all’interno dell’universo delle informazioni che influenzano sia le nostre scelte personali che quelle collettive. Molte di queste informazioni, in relazione ad un investimento, sono a loro volta costituite da una enorme quantità di valori numerici provenienti dalle più disparate fonti, delle quali non abbiamo alcun controllo (a meno che non ne siamo noi stessi gli autori e divulgatori). Pertanto, come possiamo essere veramente sicuri della loro autenticità

Il problema, a causa del fenomeno della “iper-informazione” nato con la condivisione – e sempre più spesso con la “fabbricazione” – delle news sul web e sui social network, si manifesta oggi tramite due principali effetti collaterali: l’impossibilità di verificare le informazioni, da un lato, e la proliferazione delle c.d. fake news, dall’altro. Questo ordine di effetti, in tutta evidenza, non fa bene neanche al settore degli investimenti, dove le informazioni devono obbligatoriamente essere diffuse osservando precise regole di trasparenza e autenticità, ma ciò che esce fuori dai prospetti informativi degli investimenti di Crowdfunding, ed “entra” nel web, è sottoposto agli stessi rischi tipici del più celebre dei paradossi di Internet: troppa informazione=nessuna informazione.

Per dare soluzione al problema, possiamo ricorrere all’utilizzo critico della “Legge di Benford”, che è uno schema matematico statistico scoperto verso la fine dell’Ottocento dal matematico Simone Newcomb ma perfezionato negli anni ’30 del secolo scorso da Frank Benford, un brillante impiegato della General Eletric. Costui aveva intuito che i valori presenti nelle serie storiche prodotte dai più disparati fenomeni naturali, demografici e socio economici non fossero casuali, ma seguissero una “regola” ben precisa che determinava la probabilità del fenomeno osservato con particolare precisione. Il concetto appena espresso è un pó astruso per chi non ha dimestichezza con la statistica, ma basterà un semplice esercizio – davvero divertente – da fare a casa per comprendere l’utilità pratica della legge di Benford. Prendete un foglio di carta qualunque, e scrivete a casaccio un insieme numerico di trenta numeri, i primi che vi vengono in mente, senza alcun limite di cifra. Ebbene, secondo la regola di Benford almeno 9 di questi numeri (e cioè il 30%) inizieranno con la cifra 1, e quelli che iniziano con la cifra 9 saranno in quantità inferiore a quelli che iniziano con la cifra 2. Se avete eseguito l’esercizio, avrete constatato questo risultato con i vostri occhi, e se non lo avete fatto potete fidarvi: anche se raddoppiate o triplicate i numeri contenuti nella serie, il risultato sarà lo stesso.

A livello pratico, di conseguenza, su tutti i valori e le serie storiche che si discostano da questa regola penderà il sospetto di una frode, di una volontaria manipolazione o di un errore. Infatti, grazie alla legge di Benford si è riusciti persino a scoprire le anomalie presenti in alcune piattaforme che trattano le criptovalute – notoriamente prive di controllo istituzionale – e le “finte visualizzazioni” prodotte dai c.d. bot per gonfiare i dati di un’azienda in cerca di sponsor o di acquirenti per i suoi spazi pubblicitari. Allo stesso modo, una serie storica di dati finanziari prospettici riferiti ad un investimento in Equity Crowdfunding può essere messa alla prova della legge di Benford, e in caso di difformità dei dati rispetto ad essa un investitore sarebbe portato a verificare una truffa o, come accade più generalmente, una certa mancanza di accuratezza – a volte volontaria – nella redazione dei risultati prospettici.

In ogni caso, si tratta di una arma in più per gli investitori che, di fronte al business plan di una startup, non hanno molte chance di capire se le informazioni contenute siano autentiche ed esatte. Infatti, i ricavi ipotetici futuri, per essere calcolati correttamente, devono essere ottenuti da un processo moltiplicativo e additivo che coinvolge la quantità di prodotti venduti ogni anno, il prezzo unitario di vendita, i costi diretti ed indiretti ed il margine di profitto desiderato, e se i valori contabili prospettici si discostano dalle corrette operazioni di moltiplicazione e sommatoria di quelle grandezze, al solo scopo di gonfiare i risultati del business plan e facilitare la raccolta fondi, la legge di Benford lo evidenzierà con un eccellente margine di approssimazione.