Luglio 31, 2026
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Patrimoni&Finanza, i contenuti della settimana dal 4 al 10 Gennaio

Apriamo il 2021 con un focus sulle vicende di Enasarco, la cassa di agenti di commercio e consulenti finanziari che non riesce ad esprimere una governance, se non a costo di infinite polemiche e strascichi legali, in grado di gestire le nuove sfide che attendono i 220.000 iscritti. Sull’argomento, un editoriale del nostro direttore e una interessante intervista a Valerio Giunta, delegato indipendente all’assemblea della Fondazione che si è riunita lo scorso 23 Dicembre, in un consesso tempestoso.

Tra le altre cose, ci occupiamo di Consulenza Finanziaria indipendente, con una intervista a Luca Mainò di Consultique, di Brexit, con la cronostoria di quello che è stato chiamato il “divorzio del millennio”, e di investimenti alternativi (champagne e auto d’epoca).

Questo ed altro ancora, con il consueto approfondimento.

Consulenza Patrimoniale, chi ne avrà la leadership? Una gara appena all’inizio tra SCF e banche reti

Secondo una analisi della Consob, circa la metà degli investitori italiani si dichiara favorevole a valutare la consulenza finanziaria a parcella. La vera partita, però, si gioca intorno alla c.d. Consulenza Patrimoniale. Luca Mainò: “il modello di consulenza finanziaria indipendente arriverà nei prossimi 5 anni a gestire il 10% delle masse complessive. LEGGI

Salta l’opportunità del “governissimo” in Enasarco. Troppa tensione ed obiettivi opachi da ambo le parti

In Enasarco sarebbe servita una maggiore maturità e spirito di collaborazione da parte delle opposte fazioni, una sorta di “governissimo”, basato su larghe intese, che finalmente si potesse occupare delle istanze della categoria, la quale attende ancora gli aiuti economici che solo una maggioranza stabile può finalmente garantire. LEGGI

Enasarco, elezione CdA nella bufera per un voto annullato. Fare Presto e Artenasarco: scendiamo in piazza

Qualunque governance dovesse uscire fuori da questo ennesimo passo falso a danno dei 220.000 iscritti, infatti, difficilmente potrà avere i margini per condurre con serenità e stabilità i piani per il rilancio e lo sviluppo della Cassa. Il commissariamento sembra l’ipotesi più concreta. LEGGI

Enasarco, Valerio Giunta: basta tensioni, chi si richiama al bene comune deve perseguirlo veramente

Una opinione “dal di dentro” sui recenti fatti della Cassa di agenti di commercio e consulenti finanziari, raccolta da chi ha vissuto in prima persona la convulsa giornata del 23 Dicembre che ha segnato l’ennesima fase di tensione. LEGGI

Brexit, storia di un divorzio. Dal 1971 all’epilogo del 2020, l’uscita del Regno piace ai conquistatori europei

Come si è arrivati alla Brexit? La Gran Bretagna è passata da un impegno entusiastico nei confronti dell’UE ad un atteggiamento acrimonioso frutto di errori e calcoli politici. In mezzo, una generazione di delusi che, a distanza di cinquanta anni dai primi trattati, ha prevalso su chi avrebbe voluto rimanere in una Europa che oggi trae un enorme vantaggio dall’uscita del Regno. LEGGI

Per qualunque informazione o suggerimento, scrivete a redazione@patrimoniefinanza.com. Risposte assicurate entro 48 ore.

Enasarco, elezione CdA nella bufera per un voto annullato. Fare Presto e Artenasarco: scendiamo in piazza

Qualunque governance dovesse uscire fuori da questo ennesimo passo falso a danno dei 220.000 iscritti, infatti, difficilmente potrà avere i margini per condurre con serenità e stabilità i piani per il rilancio e lo sviluppo della Cassa. Il commissariamento sembra l’ipotesi più concreta.

Le elezioni, con la larga vittoria della lista Fare Presto, sembrava avessero riportato serenità in casa Enasarco, ma la recente assemblea dei delegati dello scorso 23 Dicembre ha riservato l’ennesima sorpresa negativa e, soprattutto, restituito un clima di rinnovata battaglia per una governance che, oggi più che mai, appare quasi impossibile da realizzare.   

Secondo i rappresentanti di Fare Presto, infatti, si sarebbe consumato “un vero e proprio colpo di mano, che non mancherà di creare strascichi anche a livello giudiziale”. In sintesi, nel pomeriggio del 28 Dicembre la commissione elettorale Enasarco, interpellata per valutare la validità della votazione di uno dei delegati – ritardata, pare, da problemi di connessione – ha deciso di invalidare quel voto, espresso durante l’assemblea del 23 dicembre da uno dei delegati eletti in quota “Fare Presto” e “Arténasarco“, determinando il risultato di dare la maggioranza al gruppo che è espressione della governance uscente.

Naturalmente, la decisione non è piaciuta affatto – per usare un eufemismo – a “chi aveva ottenuto la maggioranza nelle votazioni dello scorso ottobre, a cui avevano preso parte oltre 30.000 agenti e consulenti e più di 2.500 aziende mandanti” (come si legge nel comunicato di Fare Presto).

In una nota congiunta della coalizione composta da “Fare Presto” e “Arténasarco” – a cui oggi fanno riferimento Confesercenti, Confartigianato, Anasf, Assopam, Fiarc e Federagenti – viene espressa tutta la rabbia per questo capovolgimento del risultato elettorale, e non ci si sente di biasimare chi la esprime. Oggettivamente, infatti, quella coalizione aveva ottenuto la maggioranza dei voti totali espressi dagli iscritti, sia dal lato delle società mandanti (dove Confesercenti e Confartigianato hanno ottenuto il 51% dei voti complessivi espressi nelle elezioni del 24 settembre-7 ottobre) sia dal lato degli agenti, dove la coalizione era stata la più votata in Assemblea.

“Adesso, dopo quanto accaduto, – si legge nella nota della coalizione – anticipiamo la nostra intenzione a ricorrere in ogni sede avverso la sconcertante decisione della commissione elettorale e per chiederne conto a chi ha voluto assumersene la responsabilità”. “E’ stato ribaltato il risultato delle elezioni con un colpo di mano. Questo è inaccettabile: noi e le sigle che rappresentiamo agiremo in tutte le sedi giudiziarie e istituzionali. Andremo in strada e manifesteremo, se necessario, ma non lasceremo che la democrazia e la volontà degli elettori, che si sono chiaramente espressi per il cambiamento in seno a Enasarco, venga calpestata”.

Al di là delle legittime recriminazioni, sembra impossibile, a questo punto, un ritorno alla normalità. Qualunque governance dovesse uscire fuori da questo ennesimo passo falso a danno dei 220.000 iscritti, infatti, difficilmente potrà avere i margini per condurre con serenità e stabilità i piani per il rilancio e lo sviluppo della Cassa, nonché per assicurare la soluzione di alcuni problemi che rimangono sullo sfondo (quello degli agenti c.d. silenti, per esempio, e quello della continua perdita di iscritti).

Al punto in cui si è arrivati, l’unico scenario possibile sembra essere quello di un commissariamento.

La Finanza Comportamentale ed il questionario di adeguatezza: una lotta tra carattere e pianificazione

Ognuno di noi, per gestire limiti e frustrazioni imposti dal Mondo Esterno, ha costruito un filtro con cui orientarsi, selezionare le informazioni e prendere decisioni, ivi comprese quelle legate alla gestione del denaro e del patrimonio.

Di Sabrina Pellegrini*

Come la nostra visione diventa tridimensionale grazie all’azione integrata dei due bulbi oculari, così la nostra esistenza, per essere ricca e soddisfacente, ha bisogno di mettere insieme e tenere in equilibrio le esigenze e le istanze di due mondi: quello Interno e quello Esterno.

Il Mondo Esterno, che potremmo anche chiamare orizzontale, è quello concreto, legato alla terra sulla quale camminiamo, in cui agiamo, in cui stabiliamo le priorità e gli obiettivi su cui impegnarci: istruire i figli, avere un tetto sulla testa, capacità di affrontare spese mediche in vecchiaia. Parallelamente, noi viviamo anche una seconda dimensione, un mondo immateriale (Interno), che potremmo chiamare verticale, in cui noi ci mettiamo in ascolto di noi stessi, ci prendiamo cura delle nostre istanze più intime, diamo voce e accogliamo le nostre esigenze più sensibili e delicate. In questa dimensione puramente emozionale, siamo capaci di provare tenerezza verso noi stessi e gli altri, pur essendo strettamente legati al Mondo Esterno e ai problemi di ogni giorno: cercare lavoro o cercarne uno migliore, guadagnare a sufficienza, risparmiare con sacrificio, chiedere un prestito bancario etc..

Muovendoci costantemente tra questi due mondi, le correlazioni sono all’ordine del giorno. In relazione alla gestione finanziaria, per esempio, i concetti di Profilo di Rischio e di Orizzonte Temporale sono strettamente connessi allo stile caratteriale. Ognuno di noi, infatti, per gestire limiti e frustrazioni imposti dal Mondo Esterno, ha costruito un filtro, una sorta di “principio organizzativo” con cui orientarsi nel Mondo, selezionare le informazioni e prendere decisioni, ivi comprese quelle legate alla gestione del denaro e del patrimonio, la cui sfera emozionale rimane ancorata ad un principio di riservatezza che, invece, non osserviamo più in molti altri ambiti del nostro personale.

LEGGI ANCHE: La Finanza Comportamentale 3.1: pianificazione “spietata” associata a teorie sul carattere

Cosa intendo dire? Nell’era dei social e della condivisione a 360° gradi, in molti non esitano a commentare la figlia che balla su “TikTok”, oppure discutere durante la pausa pranzo persone di notizie apparse negli stati di Facebook, oppure parlare di fatti violenti tra un piatto di insalata e una coppetta di macedonia; c’è anche chi non esita a scattare foto durante la gita fuori porta con l’amante, oppure chi pubblica su Instagram la propria moglie in accappatoio appena uscita dalla doccia…. Sorprendentemente, però, in questa pazza società senza limiti o confini tra gli affetti propri del Mondo Interno e i comportamenti legati al Mondo Esterno, quelle stesse persone possono arrossire nel parlare del proprio stipendio mensile, e scandalizzarsi di fronte a domande dirette sull’entità del proprio patrimonio netto. Ebbene, questo fenomeno non sarebbe comprensibile senza utilizzare questa chiave di lettura: oggi è enormemente cambiato ciò che le persone vivono come connesso al proprio Mondo Interno. Pertanto, parlare di Finanza Comportamentale senza tenere conto della cornice di riferimento è un grave errore, quasi come pretendere che un polmone possa funzionare svincolato dal resto del corpo. Non si possono comprendere le opzioni di default, i bias cognitivi, la percezione del rischio, l’orizzonte temporale senza prima aver chiarito in che rapporto sta il singolo con il denaro.

Mai come oggi, la maggior parte delle persone parla in modo fluido, pratico, concreto di molti aspetti che potremmo definire intimi – affetto, legami, amore – e contemporaneamente tratta come un fatto intimo il denaro, evitando accuratamente di condividere i propri sentimenti verso di esso. Eppure, si tratta di un semplice strumento di misura nato nel mondo materiale, quello Esterno. Sfoggiare la macchina nuova, un bell’orologio, la casa al mare –  oggetti legati al Mondo Esterno – viene messo in rapporto alla sicurezza, all’appartenenza, alla stima di se (Mondo Interno). Invece il guadagno, il patrimonio, i risparmi, che sono nati per governare gli aspetti meramente materiali della vita (Mondo Esterno), non vengono condivisi , bensì trattati “emozionalmente” alla stregua di elementi del Mondo Interno.

Durante la mia esperienza ventennale in qualità di Coach, ho parlato con tante persone dei loro stipendi e della loro capacità di pianificare ed investire, toccando con mano la loro fatica a parlare di investimenti, assicurazioni, pianificazione, orizzonte temporale e rischi. Eppure, ogni singolo questionario di adeguatezza – così come indicato nella MIFID2 – chiede di fare proprio questo, e cioè consentire al risparmiatore e al suo consulente di attraversare insieme questo invisibile ponte che separa il Mondo Interno da quello Esterno, senza fare confusione tra cosa c’è sui due lati del fiume.

Il legislatore europeo – piuttosto attento al tema della tutela del risparmio in merito alla consulenza di investimento – ha posto alla base del questionario di adeguatezza la diffusione di cultura finanziaria e la pianificazione. Non poche sono state le opinioni discordanti da parte degli operatori di settore in merito alla difficoltà di compilare questo strumento e, soprattutto, ottenere in tal modo un profilo veramente efficace dell’investitore. Vero è, però, che se chiediamo a freddo “Su quali entrate mensili fisse puoi contare?” a ciascuno dei clienti c.d. prospect senza offrire un’adeguata cornice di riferimento, la domanda sul denaro (che è elemento del Mondo Esterno) suona come troppo intima, al limite dell’indiscrezione (Mondo Interno). Al contrario, se  condividiamo con loro la necessità di anteporre queste domande ad ogni tipo di raccomandazione sui prodotti un’adeguata Pianificazione finanziaria, esse risulteranno accettabili e “propedeutiche” a ricevere aiuto in un campo minato come quello del denaro.

Affrontare simili domande, per molti, è un compito delicato e a tratti doloroso, perché l’argomento – il denaro – viene istintivamente collegato a sorgenti emozionali proprie del Mondo Interno. Pensate a tutti coloro che stanno lavorando duramente per ottenere una promozione che stenta ad arrivare: non è difficile immaginare cosa risponderanno parlando del loro reddito, e che non potranno fare a meno di essere condizionati, nelle risposte, dal proprio budget mensile che, magari, richiede continue rinunce di fronte a spese che avanzano e ad impegni già presi a cui tener fede: rate della macchina, mutuo per la casa, rette universitarie, vacanze, etc.. Per queste persone, parlare di entrate ed uscite fisse è intrinsecamente doloroso, perché fanno fatica a distinguere i propri sentimenti (derivanti dal Mondo Interno legato a valori di lungo periodo) dalle emozioni (stati passeggeri legati alle contingenze del Mondo Esterno). Pertanto, il Consulente Finanziario, per lavorare con successo, avrà bisogno di potenziare al massimo lo strumento della Pianificazione Finanziaria, al fine di renderlo quale vera e propria prestazione professionale a sé stante e “condizione di procedibilità” preliminare a qualunque fase di consulenza operativa di investimento. Contestualmente, il setting di profilazione, così potenziato, servirà per creare il necessario contenimento delle emozioni del cliente e, in definitiva, delle peculiarità del suo carattere

Ogni Consulente, per questo motivo, è tenuto a conoscere ed approfondire il tema del carattere, come diretto antagonista ed oppositore naturale della Pianificazione. Ciò che noi chiamiamo genericamente “carattere”, è qualcosa che nasce e si sviluppa in ognuno di noi per aiutarci a sopravvivere e difenderci dal dolore e dalla scarsità. In questo momento storico, poi, abbiamo bisogno più che mai di sviluppare una nuova cultura finanziaria e un nuovo approccio agli investimenti, ma allo stesso tempo abbiamo un nemico interno: la nostra ritrosia al cambiamento; il nostro carattere, appunto. Per gestire le frustrazioni, gli insuccessi, le esperienze dolorose, tutti noi abbiamo creato una sorta di “mago interno”, che attraverso prove ed errori è capace di usare quei filtri (c.d. bias cognitivi) che attutiscono i nostri dolori: questo è ciò che ostacola molte persone, ed è il motivo per cui non investono in modo corretto.

Sabrina Pellegrini

Se la Pianificazione costringe a fare cose nuove, imparare ad avere costanza e pazienza, utilizzare strumenti finanziari e prodotti mai approcciati, per contro il Carattere è nato per difendere lo status quo, per evitare di aggiungere altre frustrazioni quando rompiamo le vecchie abitudini. Si tratta di un sistema complesso, che subentra in automatico quando dobbiamo compiere azioni gravose e ci aiuta ad addolcire dolori, fatiche e stress.

Ogni consulente finanziario, nella sua attività di “educatore” dei clienti, non può prescindere dalla conoscenza approfondita di questo sistema complesso.

* Psicologa e Coach, esperta di Finanza Comportamentale ed autrice del libro “Profilo Easy” (E-book scaricabile da Kindle Direct di Amazon) – https://www.sabrinapellegrinicoach.com/

Investimenti alternativi. Il mercato delle opere d’arte, tra mecenatismo e ricerca del profitto

Risulta difficile parlare di mercato dell’Arte senza comprenderne il funzionamento. I meccanismi di quotazione di una opera d’arte sono il risultato di una serie di attività collaterali più importanti delle stesse fasi di produzione, immissione nel mercato e distribuzione.

Nel mercato dell’Arte esiste un fiorente Mercato Primario, nel quale operano galleristi e collezionisti di opere nuove e mai vendute, ed un Mercato Secondario, composto da gallerie nazionali ed internazionali, case d’asta, nel quale le opere vengono rivendute per la prima volta permettendo ai galleristi del Mercato Primario di realizzare un profitto.

Sono diverse le analogie tra il mercato dell’Arte e quello di altri settori dei c.d. investimenti alternativi (auto d’epoca, orologi di pregio, rare wisky, etc), in quanto il modus operandi dei collezionisti si svolge quasi sempre in due fasi: quella dell’accumulo e quella della vendita (o dello scambio). Nessuno di questi collezionisti, infatti, si priverà mai di tutti gli esemplari, e finirà per venderli solo se troverà il “pezzo rarissimo” dei propri sogni. Ma anche in quest’ultimo caso, privarsi di tutti i pezzi di valore per ottenerne uno solo di grandissimo pregio non rientra nel DNA del collezionista, il quale non riesce a staccarsi mai del tutto dalla fase di accumulo e dal sogno di possedere un “contenitore” con molti esemplari da ammirare, per esempio, nella propria pinacoteca personale o nel garage di auto d’epoca super-attrezzato.

Relativamente alle opere d’arte, in particolare, l’orizzonte temporale è più lungo della maggior parte degli investimenti alternativi, ed il rendimento medio è stato elevato nel tempo, attraversando due serie storiche ben distinte. La prima, lunghissima (dal 1900 al 1980 circa) ha garantito agli investitori – un segmento di elìte, in un mercato per pochi – un rendimento medio annuo del  17%. Nella seconda (dal 1980 ad oggi), caratterizzata dalla espansione del numero di collezionisti conseguente all’allargamento della fascia di “nuovi ricchi”, il rendimento è stato anche superiore.

Risulta difficile parlare di “mercato dell’Arte” senza comprenderne il funzionamento. I meccanismi di quotazione di una opera d’arte sono il risultato di una serie di attività collaterali più importanti delle stesse fasi di produzione, immissione nel mercato e distribuzione. Infatti, un lavoro artistico necessita di una intensa attività di propaganda, pubbliche relazioni e mecenatismo che, fatte salve le differenze nel tempo nel numero e nelle tipologie di collezionisti, non è mai cambiata fin dal Rinascimento. Molto semplicemente, le funzioni svolte bei secoli scorsi dai nobili e dai regnanti – il c.d. “endorsement” – che patrocinavano gli artisti emergenti, oggi vengono svolte dai grandi galleristi e dai fondi specializzati che operano nel Mercato Primario, all’interno del quale le opere dei giovani artisti più promettenti vengono messe in vendita per la prima volta e ricevono la loro quotazione iniziale.

Il Mercato Primario non ha solo la funzione di fissare il primo prezzo. Infatti, il rapporto molto stretto con gli artisti, di cui godono i galleristi, permette di far crescere artisticamente gli autori, e di indirizzare l’offerta primaria di opere da immettere nel Mercato Secondario attraverso una attenta selezione, dopo la quale i lavori vengono esposti in galleria per poter iniziare la promozione vera e propria. Chi opera nel Mercato Primario, pertanto, effettua un investimento importante sui nuovi talenti. Il gallerista, infatti, oltre a pagare direttamente l’artista si occupa di promuoverlo con una impegnativa – anche economicamente – attività di marketing e di comunicazione al fine di arrivare al “cuore” del mercato, e cioè ai critici, ai curatori di collezioni private o di musei, alle gallerie, ai collezionisti ed al pubblico.

In sintesi, spetta al gallerista decidere quali artisti verranno esposti e quali no, e ciò determina una relazione molto stretta tra lui e l’artista, come una sorta di “società artistica” – qualcuno la chiama “joint-venture artistica” – nella quale vige una forte collaborazione.

Sebbene il sogno di ogni artista sia quello di ricevere le attenzioni dei galleristi che operano a livello internazionale, è molto più frequente che il primo mecenate sia un gallerista che opera a livello locale o, al più nazionale. Esiste, infatti, una segmentazione delle gallerie alla quale corrisponde una scala di importanza e, naturalmente, di prezzo medio. I galleristi che si occupano di artisti emergenti, per esempio, si rivolgono ad una clientela con disponibilità economiche limitate o meno incline a spendere grandi cifre per via del futuro incerto dell’artista.

Le dimensioni delle gallerie, inoltre, rappresentano i gradi di crescita del valore economico dell’artista e gli stadi della sua affermazione all’interno del mercato dell’Arte: quando egli approderà ad una galleria internazionale, la sua fama sarà ormai consolidata, ed il valore delle proprie opere salirà fino a stabilizzarsi nella fascia alta di mercato.

In questo particolare momento storico, nel quale il mercato dell’Arte ha mostrato di essere vivo nonostante gli effetti della pandemia, il Mercato Primario è caratterizzato da un eccesso di offerta “in magazzino” determinata dalla necessità dei grandi galleristi di rinviare il lancio degli artisti – emergenti e non – ad un momento più propizio. Il canale online, infatti, se da un lato consente di tenere vivo il circuito di scambi e di aste su opere già esistenti e su artisti già affermati sul Mercato Secondario, richiede una profonda riorganizzazione del Mercato Primario che è ancora in corso. Inoltre, se durante la prima serie storica del mercato (1900-1980) la crescita degli artisti avveniva più lentamente – partiva dalla valorizzazione culturale delle opere e solo in un secondo momento arrivava a quella economica – negli ultimi quaranta anni, e soprattutto negli ultimi venti, il meccanismo di valorizzazione ha subito una drastica accelerazione, con artisti che bruciano le tappe e fanno carriere fulminanti per poi cadere, insieme alle proprie quotazioni, in un tempo altrettanto rapido.

Questo succede perché “l’elemento mercato” oggi predomina su quello artistico e lo condiziona pesantemente, all’interno di un sistema che richiede continuamente nuovi artisti su cui puntare. Pertanto, oggi è più difficile individuare gli artisti più validi, il cui successo non sia semplicemente transitorio e consenta a chi acquista nel Mercato Secondario – in particolare nella case d’asta – un investimento profittevole nel lungo periodo.

Crisi d’impresa e real estate alberghiero, il valore della struttura si identifica con l’attività economica svolta

Mai come oggi vale la massima che un “hotel vale quanto rende”, mentre in passato, specialmente per le banche, la sua valutazione era sostanzialmente diversa, avendo maggiore incidenza nella valutazione creditizia il valore immobiliare.

Di Roberto Necci*

Il nuovo codice della crisi d’impresa impone una serie di misure di salvaguardia preventiva che risultano quanto mai importanti per un settore come quello alberghiero che, nel nostro paese, anche a causa della notevole frammentazione, raramente si trova al passo con le moderne strategie di analisi e controllo gestionale.

Con l’emanazione del D.lgs. 26 ottobre 2020, n. 147 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 276 del 5 novembre 2020, il nostro legislatore ha introdotto importanti disposizioni integrative e correttive al Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza di cui al D.lgs. 12 gennaio 2019, n. 14.

Scompariranno le parole “fallimento” e “procedura fallimentare” e verranno sostituite da “liquidazione giudiziale” e “procedura di liquidazione giudiziale“. Tuttavia, al di là dei tecnicismi legali, sono convinto che questa riforma sia piuttosto importante, e francamente se ne sentiva la necessità.  La logica ispiratrice è la salvaguardia dei beni aziendali, e soprattutto dell’azienda nella sua interezza, anche a tutela dei creditori.

E’ piuttosto evidente che, rispetto al passato, c’è un chiaro elemento di discontinuità, visto che anche nella filosofia che ha ispirato il legislatore “la crisi” viene definita come un fatto normale della vita dell’impresa. L’obiettivo della legge è quello di attivare delle “sentinelle” che possano intervenire già dai primi segnali, visto che nell’ambito dei processi di risanamento la tempistica è fondamentale. Viene data ampia importanza al ruolo degli amministratori, ma anche di sindaci e revisori; costituirà comportamento virtuoso la tempestiva comunicazione dello stato di crisi, che andrà fatta all’Organismo di composizione delle crisi d’impresa da costituirsi anche in collaborazione con le Camere di Commercio e le associazioni private.  Sarà proprio compito di tale organismo trovare le migliori soluzioni per uscire dalle criticità, soprattutto alla luce dei danni diffusi causati dalla pandemia di Covid-19 alle attività ricettive. 

E’ bene sottolineare l’importanza dei sistemi interni atti al controllo ed al monitoraggio dei risultati gestionali, anche e soprattutto nell’ambito delle aziende alberghiere, che in alcuni casi ne sono prive. Infatti, un tema inerente gli scenari delle crisi d’impresa, fra i più discussi in questo ultimo periodo così pesante per il comparto, riguarda i crediti deteriorati del settore alberghiero in possesso delle banche o delle società specializzate.  Il termine NPL (“Non Performing Loan”) è l’anglicismo che identifica questi crediti: crediti non performanti, deteriorati, non graditi; ma, al di là della terminologia usata per identificarli, si tratta pur sempre di crediti che difficilmente verranno rimborsati e che costituiscono essi stessi un mercato.

Dopo aver analizzato il mercato alberghiero e le dinamiche del credito “dal di dentro” per diversi anni, mi sento di affermare che la mole di sciocchezze sentite ultimamente sul tema degli NPL alberghieri è davvero imbarazzante.  Mai come in questo caso, infatti, la verità è molto distante dai racconti dei c.d. esperti che, magari competenti in altri settori (real estate abitativo, banking, finance, etc.), pensano di poter trattare con le stesse impostazioni concettuali anche il comparto immobiliare ed imprenditoriale alberghiero.

Molti sostengono che oggi il mercato è pieno di NPL alberghieri, ma gli stessi non raccontano la vera natura del problema, e cioè che quando un hotel arriva ad essere considerato tecnicamente un NPL, si tratta di un credito definitivamente deteriorato, spesso senza alcun valore. Un asset alberghiero valido, prima del suo deterioramento definitivo, trova sempre un’alternativa di mercato; pertanto, ciò che è destinato a diventare NPL alberghiero ha una sua particolarissima storia, oppure è davvero qualcosa che il mercato non considera allettante. Altra ipotesi potrebbe essere quella di un errore di finanziamento iniziale, ovvero una gestione di merito creditizio errata alla fonte; ma il punto rimane lo stesso: un NPL alberghiero, nella quasi totalità dei casi, è un pessimo investimento.

Del resto, mai come oggi vale la massima che un “hotel vale quanto rende“, mentre in passato, specialmente per le banche, la sua valutazione era sostanzialmente diversa, avendo maggiore incidenza nella valutazione creditizia il valore immobiliare.

Cambiando il punto di vista della valutazione, cambiano totalmente le regole del gioco: così un credito diventa NPL in base ad un criterio di valutazione che oggi non è più attendibile, e che caratterizza “storicamente” un asset che oggi potrebbe non avere più valore.  Infatti, la casistica sui dossier esaminati presenta alcune caratteristiche specifiche, che portano ineluttabilmente ad una valutazione negativa, e più precisamente: a) scarso valore immobiliare e limiti strutturali nelle camere (dimensione, presenza di singole, mancanza di servizi, altri centri di ricavo non strategici); b) alta incidenza degli oneri fiscali (ove la struttura fosse in funzionamento); c) perdita di appeal della destinazione e conseguente limite sui ricavi; d) elevato capitale necessario per l’avviamento e, di conseguenza, esiguità del ritorno sull’investimento.

Quindi, il mercato dei crediti diventati NPL nel comparto alberghiero è decisamente di poco interesse, soprattutto se rapportati ai valori generali presenti sul mercato.  Per rendere vivace questo comparto, si dovrebbero introdurre regole decisamente diverse dalle attuali, intervenendo sugli aspetti fiscali oltre che sulle strutture di finanziamento necessarie all’acquisto di questi crediti. L’ambito che invece reputo particolarmente interessante consiste nell’essere in grado di strutturare operazioni su asset non ancora diventati NPL , laddove sia possibile dotarsi di strumenti utili al controllo della gestione e dei relativi aspetti reddituali ed organizzativi (magari con un sano cambio della guardia che assicuri un nuovo corso gestionale).

Roberto Necci

In conclusione, se gli immobili a garanzia di NPL sono ritenuti, da molti esperti, eccellenti opportunità d’investimento, ciò non è vero in relazione ad un albergo ricadente in tale categoria di asset patrimoniale. Questo perché le altre tipologie di immobili a tutela di crediti deteriorati conservano una propria valenza oggettiva indipendente dal credito stesso, mentre la struttura alberghiera si identifica strettamente con l’attività economica ivi realizzabile: se tale attività è fallita, è presumibile che l’immobile stesso non abbia il valore atteso, e necessiti di una profonda revisione di destinazione d’uso (es. da albergo a mini appartamenti) che richiede costi di ristrutturazione, per il detentore del NPL, così ingenti da quasi azzerare il valore stesso della struttura. 

* Manager, consulente e docente, esperto in operazioni di ristrutturazione straordinaria del comparto alberghiero – www.investhotel.it – www.robertonecci.it

Non solo finanza e immobili nel portafoglio. Il 2021 sarà l’anno degli investimenti alternativi

Nonostante ci siano tutte le premesse per un ulteriore slancio dei mercati finanziari nel corso del 2021, grazie alle previsioni sulla distribuzione mondiale del vaccino, aumenta sempre di più l’interesse per gli investimenti alternativi, che nel 2021 riceveranno la propria consacrazione da bene-rifugio ad asset fondamentale dei portafogli di investimento.

Con i mercati azionari ai massimi, come quello americano, e i tassi di interesse ai minimi storici, i rendimenti attesi dalle obbligazioni sono molto scoraggianti, e quelli attesi sul mercato azionario, per via della volatilità, richiedono una spietata selezione sia per settore merceologico, sia per aree geografiche. L’anno che sta per terminare, poi, ha determinato un momento di profonda riflessione, da parte degli investitori e da parte degli stessi operatori di mercato, sia in merito alle tipologie di strumenti di investimento da utilizzare, sia in relazione alle priorità attribuite alle attese di rendimento, con l’avanzata degli investimenti c.d. sostenibili sintetizzati nella sigla ESG (acronimo di Environmental, Social and corporate Governance) rispetto alle asset class tradizionali.

In un simile contesto, la classe degli investimenti alternativi ha accresciuto la considerazione di cui godeva, in maniera più marginale, tra gli investitori. Molti di loro, con l’attività ed il fatturato azzerati dai lockdown, hanno trovato ristoro vendendo parte dei passion investment (auto d’epoca, opere d’arte, gioielli e preziosi, oro e argento, vini rari, orologi etc) detenuti fino a ieri in portafoglio pensando che non sarebbe mai stato necessario venderli in una situazione di emergenza.

Va da sé, pertanto, che sia mutato anche il modo di vedere questa tipologia di investimenti, grazie all’esperienza emergenziale. Inoltre, lo scarso impatto della pandemia sulle quotazioni degli investimenti alternativi ha dato l’esatta sensazione di possedere un patrimonio alternativo liquidabile e affidabile, che presenta una scarsa correlazione con l’andamento degli indici azionari e obbligazionari e risponde a un duplice scopo: ottimizzare il rapporto rischio/rendimento dell’intero portafoglio di investimento, e ottenere rendimenti positivi indipendentemente dall’andamento dei mercati finanziari, costruendo la possibilità di godere di un “total return” personale.

Sotto l’etichetta “alternativi”, in realtà, rientrano anche il venture capital, il private equity, gli hedge fund, i fondi comuni di investimento immobiliare, le materie prime e i metalli preziosi; tutte attività che hanno una bassa correlazione con azioni e obbligazioni, ma che possono essere difficili da valutare e sono meno liquidi rispetto agli investimenti tradizionali. Essi, però, possiedono determinate caratteristiche che li rendono assimilabili, in termini di offerta, agli strumenti generalmente distribuiti dalle banche-reti, per cui essi perdono, in un certo modo, la loro caratteristica di “strumento alternativo” che, invece, è riscontrabile nelle opere d’arte, nelle auto d’epoca, negli orologi di pregio, nei preziosi, nelle monete rare, nei vini e wisky rari etc.

Il mercato dell’arte, per esempio, consente di fare ottimi affari, poiché la qualità e la rarità sono costantemente premiate dal mercato, ma il livello di spesa per farvi ingresso ed acquistare un’opera con buoni margini di crescita del valore (soprattutto artistico) è mediamente elevato, nel caso di artisti affermati, e meno costoso per quelli meno quotati (i c.d. emergenti). Il rischio, nel secondo caso, è di investire senza avere un ritorno in un tempo ragionevole, oppure di non averne affatto, qualora l’artista non riesca ad emergere.

Il mercato dei vini d’annata sembra essere più sicuro, per non parlare di quello dei whisky rari, questi ultimi cresciuti negli ultimi 10 anni con una performance del 564%. Gli investitori in vini pregiati possono aspettarsi un ritorno costante notevole – secondo il track record dal 2010 ad oggi fino al 12 per cento ogni anno – e i prezzi di alcune annate tendono ad aumentare mano a mano che la fornitura tende a scarseggiare. Per avere un guadagno considerevole sui vini, però, è necessario avere la struttura per conservarli in un ambiente a temperatura controllata, per mantenerlo in condizioni ottimali.

Per quanto riguarda gli oggetti da collezione, le opzioni sono tante. Dai tradizionali francobolli ai fumetti d’epoca (il primo numero di Superman o di Tex Willer è quotato decine di migliaia di euro).

L’investimento in monete preziose, a parte quelle coniate dai governi nazionali (come l’American Gold Eagle o il Krugerrand sudafricano) che valgono tanto quanto il metallo con cui sono coniate, riguarda quelle da collezione o numismatiche, le quali sono valutate per la loro scarsità. Quelle più rare, poi, tendono a fornire ottimi ritorni e sono un eccellente investimento alternativo, con scambi frequenti.

Secondo i dati del Knight Frank Luxury Index, che traccia l’andamento di tutti gli investimenti alternativi o da collezione, a guidare la speciale classifica dei rendimenti ci sarebbero i Rare Whisky, con un risultato del 546% in dieci anni, seguiti dalle auto d’epoca, con un + 194% nello stesso periodo, le monete rare con un +175% e le opere d’arte con un +141%. Seguono i vini pregiati (+120%) e le “luxury bags” (+108%). Le borse da donna ad edizione limitata di Hermes, per esempio, nel corso del biennio 2019-2020 sono sorprendentemente aumentate del 17%.  

In relazione a tali premesse, non è difficile prevedere un 2021 di grande successo per questa classe di investimenti, che aumenteranno la propria posizione all’interno delle asset allocation di quasi tutti i detentori di patrimoni della fascia over 500.000 USD (immobili esclusi), sostituendo gradualmente, in quanto ad affidabilità e stabilità, la parte che tradizionalmente era destinata in ogni portafoglio di investimento al comparto obbligazionario, oggi penalizzato dai tassi negativi durevoli e privo di ulteriori margini di rendimento nel medio-lungo periodo.

Mercato immobili turistici, in aumento nel 2020 chi acquista una casa per le vacanze

Secondo l’analisi socio demografica dell’ufficio studi di Tecnocasa, gli italiani hanno manifestato un maggiore desiderio di acquisto dell’abitazione nelle località turistiche, soprattutto subito dopo il primo lockdown. Coppie e famiglie con figli i maggiori acquirenti.

L’analisi delle compravendite nei primi nove mesi del 2020 sembra confermare il buon trend della casa vacanza. Infatti, rispetto allo stesso periodo del 2019, si registra un aumento della percentuale degli acquisti di questa tipologia passata dal 5,9% al 6,5%. Un risultato, questo, in linea con i dati del Gruppo Tecnocasa che, subito dopo il lockdown, hanno registrato un maggiore desiderio di acquisto dell’abitazione nelle località turistiche.

La tenuta dei valori, nella prima parte del 2020, sembrerebbe confermare questo andamento. Infatti, subito dopo il primo lockdown, in tanti si sono riversati nelle località turistiche del Belpaese che, pur trovandosi orfano dei turisti internazionali, ha potuto beneficiare di un incrementato turismo di prossimità.

Il trilocale si conferma la tipologia maggiormente scambiata, raccogliendo nel periodo considerato il 35,6% degli acquisti. Avanzano le soluzioni indipendenti che concentrano il 28,4% delle transazioni, in aumento rispetto allo stesso periodo di un anno fa quando si fermavano al 26%. Anche questo dato può essere letto alla luce di quanto è successo durante il lockdown, periodo in cui le soluzioni indipendenti sono state particolarmente ricercate ed apprezzate.

Da chi è rappresentato il target che acquista la casa vacanza? Soprattutto da coppie, in lieve aumento rispetto al 2019 (passate da 50,7% a 51,2%) e famiglie con figli (34,2%) rimaste stabili.

Se analizziamo l’età degli acquirenti si conferma, ancora una volta, la fascia compresa tra 45 e 54 anni quella maggiormente interessata all’acquisto della casa vacanza. Infatti, raccoglie il 31% degli acquisti realizzati nei primi nove mesi dell’anno. A seguire la fascia tra 35 e 44 anni con il 22,1%, in leggero aumento rispetto ad un anno fa.

Interessante sicuramente il dato sul ricorso al credito per realizzare questo tipo di acquisto: si passa dal 16,7% al 21,8%. Si conferma, quindi, la tendenza ad acquistare questo tipo di abitazione facendo ricorso al credito, alla luce dei bassi tassi di interesse che stanno spingendo tanti a riservare parte del proprio capitale per eventuali necessità.

Intermediazione creditizia, incontro tra Federpromm e OAM: un AEC per rivedere il monomandato

Federpromm-Uiltucs riprende il confronto con l’OAM sui temi che coinvolgono tutto il settore dell’intermediazione creditizia e finanziaria con annessi operatori: agenti in attività finanziaria e mediatori creditizi.

A seguito della richiesta avanzata da Federpromm-Uiltucs, si è svolto un incontro-confronto in modalità remoto con il presidente Antonio Catricalà e il direttore generale Federico Luchetti dell’OAM (Organismo degli agenti e mediatori creditizi) sui vari temi che coinvolgono direttamente, in questa difficilissima fase, lo svolgimento delle attività degli operatori del settore dell’Intermediazione creditizia.

Una delle questioni di rilievo riguarda, nello specifico, le modalità  di applicazione della sentenza della CGUE per il caso “Lexitor” (decisione n. C-383/18), che ha comportato l’esigenza di immediata chiarezza nei rapporti tra clientela e intermediari nell’ambito dell’attività di concessione di credito ai consumatori. In particolare, sulla scorta della sentenza della Corte di Giustizia Europea, sono sorte alcune importanti conseguenze operative in merito alla rimborsabilità di tutti i costi e oneri commissionali nei casi di estinzione anticipata del finanziamento da parte del consumatore, ivi compresi anche i costi c.d. di up front (le commissioni una tantum). Infatti, la sentenza ha segnato il superamento di qualunque distinzione tra costi “up front” e costi “recurring” (ricorrenti), prevedendo il diritto del consumatore al rimborso di tutti i costi.

Durante l’incontro FederprommOAM,  è stato rimarcato come alcuni tribunali, come quelli di Milano e Torino, abbiano applicato in modo sistematico la decisione della Corte di Giustizia, influenzandone il suo orientamento nel contesto italiano, nel rispetto del principio di prevalenza del diritto comunitario su quello dei singoli paesi in caso di norme contrastanti. E’ stata tuttavia condivisa l’ipotesi della necessità di un ricorso in sede europea da parte dello Stato italiano per rivedere nel merito le decisioni legate al recepimento di tale sentenza, attualmente applicate in maniera integrale – senza alcun criterio di armonizzazione – nel modello normativo e regolamentare del nostro Paese. 

Un apprezzamento, inoltre, è stato espresso  per le decisioni dell’OAM circa la delibera assunta lo scorso 17 Dicembre dalla Presidenza e dagli Organi deliberanti della Fondazione Enasarco, grazie alla quale è stata accettata la richiesta corale avanzata da quasi tutte le  organizzazioni del settore per la riduzione della quota associativa nell’anno 2021, per via della grave crisi che tali operatori stanno vivendo.

Inoltre, per poter affrontare la riduzione delle provvigioni che sta creando notevoli problemi agli agenti e mediatori – causa anche l’applicazione avanzata del Fintech e del crowdfunding all’intera filiera del settore – è stato proposto di riconoscere, da parte del soggetto erogatore, un compenso forfettario minimo all’agente,  sotto il quale non sarà possibile scendere e che sarà subordinato alla durata effettiva del contratto inizialmente stipulato; ciò anche al fine di non creare quegli scompensi operativi generati dalla “distonia” interna all’organizzazione dei prodotti e servizi offerti, anche tramite i canali legati alla applicazione di tali tecnologie avanzate. 

Proprio in funzione di un riordino di carattere normativo e di adeguamento alla realtà del mercato, è emersa l’esigenza – come ha sottolineato Daniela Pascolini, responsabile del coordinamento del settore di Federpromm – di rivedere il vincolo del mono-mandato in capo agli agenti finanziari, apportando le modifiche alla regolamentazione dettata dal D.Lgs.n.141/2010; esigenza  ormai inderogabile in ordine ai cambiamenti in atto.

Anche Manlio Marucci (foto sopra), segretario Federpromm, ha affrontato in modo organico il problema del rapporto di natura contrattuale che lega l’Agente all’Intermediario creditizio, ed ha proposto – vista l’esigenza di dare un riconoscimento formale a tali operatori professionali per il ruolo sociale da questi ricoperti nella relazione “intermediario-cliente-agente” – di disciplinare il settore con un Accordo Economico Collettivo (AEC), che meglio regolamenti il profilo normativo, professionale, economico e previdenziale degli agenti.

2020, fuga da Londra. Restrizioni e PIL in discesa: è la fine del “sogno londinese”?

Le nuove restrizioni di blocco del Regno Unito potrebbero rimanere in vigore per diversi mesi, fino a quando i vaccini non saranno stati introdotti in tutto il paese, ha detto Matt Hancock. Ecco gli scenari di medio termine.

Nel Regno Unito, circa 16 milioni di persone stanno ora vivendo sotto misure più dure (livello 4) dopo che Boris Johnson ha abbandonato l’ipotesi di un allentamento delle restrizioni natalizie e ha imposto ciò che equivale a un nuovo lockdown generale su buona parte del paese, mentre il governo sta lottando per contenere un nuovo ceppo del coronavirus che mostra segnali di maggiore aggressività e rapidità di diffusione.

Domenica, il segretario alla sanità Matt Hancock ha detto che le ulteriori restrizioni per l’Inghilterra annunciate da Johnson sabato sera potrebbero dover rimanere per “i prossimi due mesi” mentre verrà lanciata la distribuzione su larga scala del vaccino. “Ciò che è veramente importante è che le persone non solo seguano le nuove regole, ma agiscano come se avessero il virus e si chiudessero presso la propria casa per non di diffonderlo ad altre persone”, ha aggiunto Hancock. “Sappiamo che con questa nuova variante si può essere contagiati più facilmente, anche da una piccola quantità di virus presente. Questo è il problema fondamentale”.

Le nuove restrizioni potrebbero rimanere in vigore nelle zone interessate per diversi mesi, fino a quando i vaccini non saranno stati introdotti in tutto il paese. Infatti, nelle zone dove è iniziata questa nuova variante del virus (nel Kent) i casi sono continuati a salire, mentre nel resto del Paese il blocco di Novembre ha funzionato in modo molto efficace.

Nel Regno Unito, nonostante le speranze iniziali che l’economia potesse realizzare una ripresa a “V”, alcuni analisti stimano che il PIL inglese e l’occupazione non torneranno ai valori precedenti alla crisi prima del 2024, e le previsioni sulla città di Londra non sembrano discostarsi molto da questi scenari nel medio termine. L’economia del Regno Unito, infatti, soffre il più grande calo annuale di tutte le nazioni del G20, nonostante la ripresa della crescita nel terzo trimestre. Il prodotto interno lordo britannico è aumentato del 15,5% nel terzo trimestre del 2020, trainato dalla riapertura di negozi e strutture ricettive dopo il primo blocco nazionale, che aveva causato un crollo del 19,8% nel secondo trimestre. Tuttavia, l’OCSE ha rilevato che l’economia del Regno Unito, nonostante il balzo di oltre 15 punti, era arretrata del 9,6% alla fine del terzo trimestre nel 2020 rispetto allo stesso punto dell’anno scorso.

A livello mondiale, il PIL dell’intera area del G20 è rimasto notevolmente al di sotto dei livelli dello stesso trimestre dell’anno precedente. Solo la Turchia e la Cina hanno registrato una crescita del PIL rispetto allo stesso periodo del 2019, nonostante l’impatto della pandemia, registrando rispettivamente una crescita del 5,4% e del 4,9%. Nel terzo trimestre, l’area del G20 ha registrato un rimbalzo totale dell’8,1 per cento; tra i 20 paesi, l’India ha registrato il rimbalzo trimestrale più corposo, poiché la sua economia è balzata del 21,9% dopo un calo del 25,2% nel trimestre precedente.

All’interno di questo quadro generale, l’OCSE ha previsto che la ripresa economica del Regno Unito sarà inferiore rispetto a ogni altra grande economia, e questo sembra incidere sensibilmente sulla percezione di quel “sogno londinese” che, sulla scia di una iper-occupazione, faceva di questa “città-stato” il mito dei flussi migratori giovanili in cerca di prima occupazione (soprattutto nel comparto alimentare e dell’intrattenimento, il cui livello di occupazione è sceso del 40% nel secondo trimestre) e dei millennials di ogni paese europeo in cerca di una maggiore valorizzazione delle proprie competenze professionali. Del resto, solo gli italiani residenti stabilmente a Londra, poco prima della Brexit, erano circa 400.000, e cioè il 5% della popolazione residente.

Con l’ipotesi di un lento recupero triennale, gli scenari di medio termine sono più foschi, ma non così duri da far prevedere il declino di una leadership economica tutto sommato recuperabile da qui a 3 o 4 anni.

In ogni caso, Londra dovrà ancora scontare gli effetti negativi della Brexit. Insieme a questi, però, anche quelli positivi, derivanti da una maggiore competitività che, una volta cessata l’emergenza sanitaria, tornerà a venir fuori grazie anche ad una probabile attrattività fiscale messa su per attirare capitali e aziende straniere in suolo britannico. Pardon, londinese.

USA, la pandemia frutta 400 miliardi al club dei più ricchi. Immagine di un modello capitalistico iniquo

Il fatto che i miliardari più ricchi del mondo stiano aumentando in modo massiccio la loro ricchezza in un momento in cui milioni di persone stanno affrontando difficoltà, è la prova di un’economia in crisi.

Di Henry Goodwin, The London Economic

Dieci degli uomini più ricchi del mondo hanno aumentato la loro enorme ricchezza di oltre 400 miliardi di dollari dall’inizio della pandemia di Coronavirus. Le loro attività, potenziate dai blocchi e dai traumi finanziari in tutto il mondo, hanno consentito di aggiungere circa 450 miliardi di USD (secondo i dati di Forbes) solo negli ultimi nove mesi. Nel frattempo, un rapporto del gruppo statunitense Americans for Tax Fairness stima che la ricchezza complessiva dei 651 miliardari statunitensi sia aumentata di 1,1 trilioni di USD nello stesso periodo.

Frank Clemente

“I profitti pandemici di Bezos, Musk e Arnault sono così immensi, che i miliardari americani potrebbero contribuire al piano di soccorso contro il Covid e non perdere un solo centesimo delle loro ricchezze accumulate fino a Marzo”, ha affermato Frank Clemente di Americans for Tax Fairness. “La crescita della ricchezza è così grande che, da soli, potrebbero donare 3.000 USD ad ogni uomo, donna e bambino negli USA, ed essere ancora più ricchi di quanto non fossero nove mesi fa”.

Il fondatore di Amazon ha visto la sua ricchezza personale salire di quasi 70 miliardi di dollari da marzo, portando il suo patrimonio netto a oltre 200 miliardi di dollari, grazie alle richieste di consegne online da parte di milioni di persone bloccate in casa. Una tendenza, quella del ricorso massiccio all’e-commerce, che certamente si è consolidata nelle abitudini di acquisto dei consumatori di tutto il mondo, e che determinerà la chiusura di molti esercizi su strada delle grandi catene di shopping, le quali si sono già riorganizzate potenziando il canale online.

Bezos rimane l’uomo più ricco del mondo, secondo il Billionaires Index di Bloomberg, 35 miliardi di dollari davanti a Elon Musk, fondatore e CEO di SpaceX e Tesla. Altri individui super ricchi che hanno raccolto i frutti durante la crisi includono Bernard Arnault, il miliardario francese, Mark Zuckerberg di Facebook, Bill Gates di Microsoft e Larry Page di Google.

Rebecca Gowland, responsabile della campagna e delle politiche per la disuguaglianza di Oxfam, ha dichiarato: “Il fatto che i miliardari più ricchi del mondo stiano aumentando in modo massiccio la loro ricchezza in un momento in cui milioni di persone stanno affrontando difficoltà, è la prova di un’economia in crisi. È inconcepibile che una manciata di uomini super ricchi stia accumulando ricchezza, mentre milioni di persone in tutto il mondo stanno perdendo il lavoro, lottano per mettere il cibo in tavola e vivono nella paura della miseria”.

Ana Arendar

Henry Goodwin

Ana Arendar, a capo della campagna per la disuguaglianza di Oxfam, ha affermato che “dimostra senza ombra di dubbio che il sistema economico globale non è adatto allo scopo. Permettere alla ricchezza di pochi di esplodere mentre centinaia di milioni di persone soffrono non è altro che una negligenza del dovere di un buon sistema capitalistico, il quale deve assicurare, oltre alle opportunità di ricchezza, anche un certo livello di uguaglianza economica”, ha aggiunto. “La povertà estrema sta aumentando per la prima volta in un decennio e centinaia di milioni di persone affrontano terribili difficoltà; in molti casi indebitarsi, saltare i pasti ed essere costretti alla miseria”. “I governi devono smetterla di assecondare i più ricchi. Una tassa sul patrimonio farebbe a malapena la differenza per le fortune dei più ricchi, ma potrebbe fornire un’ancora di salvezza per coloro che sono stati più duramente colpiti dalla pandemia”.

La scorsa settimana Mackenzie Scott, l’ex moglie del capo di Amazon – che ha avuto in dote una fortuna di oltre 50 miliardi di USD dopo il suo divorzio con Bezos – ha rivelato di aver donato 4 miliardi di dollari in beneficenza negli ultimi quattro mesi, e 6 miliardi di dollari in totale dall’inizio della pandemia.