Negli ultimi tre anni, alcuni artisti emergenti sono stati capaci di creare un sistema autonomo di diffusione al pubblico delle proprie opere, senza l’ausilio di gallerie e mostre personali, reinventandosi come artisti-imprenditori di sé stessi e assicurando al pubblico prezzi di vendita più bassi per via della catena distributiva più corta.
In tema di investimenti alternativi, secondo una recente indagine (Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi), il 2,9 per cento degli intervistati si interessa alle opere d’arte. Ed è proprio l’Arte – insieme alle auto d’epoca, ai preziosi e agli orologi di pregio – a costituire l’ossatura di un mercato di investimenti alternativi – il c.d. passion investment, o investimento emozionale – che, a parte il blocco di Marzo e Aprile 2020, non ha mai smesso di generare un buon volume d’affari, con scambi online di un certo rilievo sebbene ancora inferiori (- 20% circa) rispetto al periodo pre-Covid.
I soldi, in ogni caso, non sono scomparsi, ma si sono concentrati nelle case d’asta più importanti, per via dell’affidabilità e della documentazione richiesta da chi vuole comprare un’opera d’arte “importante”. Al contrario, le fiere sono state cancellate tutte, e quelle che hanno tentato di trasformare la propria kermesse in evento digitale hanno avuto risultati deludenti. Le gallerie, poi, hanno sofferto un’annata molto negativa per via dell’assenza dei compratori internazionali.
In generale, chi può aspettare e non deve monetizzare immediatamente preferisce attendere tempi migliori, oppure dare attenzione agli artisti emergenti, molti dei quali presenti soprattutto nella piazza milanese, sui quali investire cifre abbordabili e scommettere su una crescita delle quotazioni nel lungo periodo. In particolare, ad emergere e dare continuità al proprio lavoro sono artisti molto originali e innovativi, capaci di creare un sistema autonomo di vendita delle proprie opere, senza l’ausilio di gallerie e/o mostre personali – bloccate dal Covid – e di reinventarsi quali artisti-imprenditori di sé stessi; tutto ciò, senza svilire il proprio apporto creativo e assicurando al pubblico una autentica produzione artistica originale ma a prezzi di vendita più bassi per il solo effetto della catena distributiva più corta. Uno di questi è certamente Marco Fratini, artista e pubblicitario siciliano che vive ed opera a Milano da circa trenta anni, il quale ha trovato la notorietà grazie ad una particolare tecnica riproduttiva che utilizza esclusivamente le celebri penne a sfera della Bic, l’azienda francese con sede a Clichy, fondata nel 1945 dal barone di origine torinese Marcel Bich (da cui ha origine il marchio).
Moderatamente presente sui social, oggi riceve molte richieste dai privati ma i tempi di attesa, date le caratteristiche
delle opere (tutte realizzate a mano libera) non sono brevi. A posteriori, la costruzione del valore di ogni singola opera di Fratini poggia su alcuni elementi che il mercato mostra di apprezzare. Il primo è l’originalità: ogni singola opera è unica, e nasce da un unico scatto fotografico che poi l’artista riproduce fedelmente con le Bic nere, nei minimi particolari, esaltando le parti più intense del soggetto. Il secondo è il tempo: ogni opera (50 x 70, e soprattutto quelle di formato 100 x 70) ne richiede moltissimo, e non c’è spazio per riproduzioni in serie. Il terzo è la paternità: non c’è alcuna “produzione di bottega”, ogni lavoro è realizzato dalla mano dell’artista.
Patrimoni&Finanza lo ha intervistato.
Per molti anni lei ha lavorato in Pubblicità. Quando ha capito che avrebbe voluto fare solo l’artista, e cosa ha determinato questa scelta?
Tutto è accaduto in maniera graduale , non è stata una scelta pensata e compiuta d’istinto. Ad un certo punto della mia vita mi sono ritrovato a preferire l’attività di artista, dopo aver lavorato per tanti anni in pubblicità come creativo nel campo grafico. Ma anche in quell’ambito ho sempre cercato di mettere arte e istinto, anche perché le regole della grafica pubblicitaria mi stavano un po’ strette.
Da giovane si è trasferito dalla Sicilia a Milano, come è stato l’impatto con il nuovo ambiente creativo?
Sono arrivato a Milano che ero un ragazzo, dopo aver frequentato il liceo artistico a Palermo, per cui ho affrontato tutto con la tipica leggerezza ed entusiasmo dettati dalla giovane età. All’inizio avevo in mente di lavorare in pubblicità, e così l’Accademia Milanese NABA mi ha formato in questo settore così bello, che mi ha dato tanto e che mi ha preparato per ciò che oggi sono.
Quando ha cominciato a creare opere con l’ausilio della sola penna Bic?
La penna è sempre stata sul mio tavolo da lavoro (scarabbocchiando vengono le idee migliori), la utilizzavo per
preparare i bozzetti sui formati A4 dei lavori che poi sviluppavo con acrilici su grandi formati. Ed è così che ho iniziato a lavorare con la Bic sui formati A3, per poi passare al 50×70 e ai formati più grandi. Da allora è partito tutto. Era il Settembre del 2017, e la penna Bic, che al contrario di quanto si possa pensare è molto versatile, mi ha dato una certa notorietà in modo del tutto inaspettato.
Ha per caso un contratto di sponsorizzazione con la famosa casa produttrice di penne a sfera?
Assolutamente no (ride). Tantissimi amici ed estimatori hanno segnalato spontaneamente le mie opere alla sede della Bic, ma non ho mai avuto alcun contatto né prima, né dopo aver cominciato ad utilizzare esclusivamente le loro penne a sfera.
La fotografia che posto ha nella sua produzione artistica?
la fotografia è parte fondamentale del mio processo creativo. Parte tutto da li, scatto un soggetto che mi interessa per poi sintetizzarlo in bianco nero con la Bic nera su formati che oggi arrivano al 100 x 70.

Ha in programma, Covid permettendo, qualche uscita pubblica personale nel corso del 2021?
Per il 2021 ho solo tanto da lavorare per i privati, che mi commissionano dei lavori con una certa regolarità, anche se non riesco ad assicurare tempi di attesa brevissimi. Peraltro, realizzare con le Bic un’opera all’altezza delle aspettative richiede un lavoro attento e frenetico, che concede poche pause. Le mie giornate lavorative sono lunghissime, per cui ho poco tempo per pensare ad uscite pubbliche. Tutto si vedrà in seguito, pensiamo a far passare questo brutto periodo.



per tutti gli appartenenti, che la c.d. professione liberale si distingue dal lavoro dipendente. Di conseguenza, un elevato livello di standardizzazione dei processi di creazione dell’opera intellettuale svilisce e mortifica qualunque professione, che appunto si basa sulla indipendenza e ammette, al massimo, la sola standardizzazione delle procedure di trasmissione dell’opera a chi deve beneficiarne e, laddove occorre, agli enti di controllo amministrativo e vigilanza.
Sfortunatamente, a giudicare dalle cifre del portafoglio medio per consulente, siamo ancora ben lontani dalle medie USA, dove un professionista viene giudicato “appena discreto” al raggiungimento di un portafoglio di almeno 100 milioni di USD. Pertanto, delle due l’una: o il sistema MiFID europeo non ha raggiunto il suo obiettivo, riuscendo a replicare solo una brutta copia del sistema americano, oppure il percorso della MiFID – basato essenzialmente sull’aumento del portafoglio medio pro capite a discapito della qualità e del ricambio generazionale – non si è ancora completato e, per i prossimi 10-15 anni, prevede la continuazione di un processo di profonda trasformazione e “concentrazione” per mezzo dei seguenti passaggi:
Nella mente degli “architetti” della MiFID, tutto questo dovrebbe migliorare il sistema, ma non tiene in conto della possibile evoluzione del sistema finanziario americano, ed anzi sembra assumere per scontato che la media USA di AUM (Asset Under Management) per consulente rimanga ferma.
cominciano ad essere contrastanti. Si va dalla crescita di Azimut (+68%) e di Banca Generali (+51%), alla cura dimagrante di Allianz Bank (-26%), Mediolanum (-19%) e Fineco (-5%). La diminuzione della forza vendite, naturalmente, ha determinato un deciso miglioramento della AUM media per consulente, eccetto Banca Generali che ha registrato una crescita record di AUM per consulente (+ 273%) pur avendo aumentato il numero di professionisti. Le altre reti, invece, hanno ridotto il numero di consulenti e, quindi, aumentato l’AUM media (Mediolanum + 268% e Allianz Bank +213%).
Eppure, qualunque conferma di investimento, fin dagli albori della consulenza finanziaria – quando ancora non era stato codificato neanche il termine “promotore” – ha sempre recato in maniera chiara ed inequivocabile l’entità delle commissioni pagate. Pertanto, si fa strada la convinzione che, a rafforzare gli evidenti interessi politici – le banche e le reti non si sarebbero neanche sognate di mettere in campo le due MiFID – sia esistita una sorta di meccanismo manipolativo, a sua volta agito attraverso l’induzione di una c.d. “dissonanza cognitiva” (concetto introdotto da Leon Festinger nel 1957), ossia una contraddizione interna che porta qualcuno a parlare e a pensare in modo contrario a ciò che sente e percepisce, o a ciò che un ragionamento logico suggerirebbe. La sudditanza ad un sistema – economico o politico – implica sempre l’esistenza di una o più dissonanze cognitive, un pò come il prigioniero che vede un amico nel proprio carceriere, nonostante questi lo abbia privato della sua libertà.
bella”, ma designata quale nuovo canone di bellezza “non convenzionale”? In sintesi, Gucci ha scelto come testimonial una donna che palesemente mostra un aspetto contrastante con il ruolo assegnatole nel campo della moda, dove le indossatrici – magrezza a parte – sono oggettivamente e mediamente belle o addirittura bellissime. Chiunque, vedendo la sua foto, ha sentito immediatamente che c’era qualcosa che non andava; però, contestualmente, quella sensazione di contrasto – e la reazione negativa che ne è seguita – è stata indicata dai media come “sbagliata”, al punto che chi non la pensava come Gucci veniva additato come individuo mediocre, per nulla aperto al progresso e capace solo di giudicare una donna per il suo aspetto “convenzionale“.
bisogna rivoluzionare tutto, e se non sei d’accordo passi per consulente avvezzo solo al business ed al tornaconto personale. Questo fa sentire immediatamente che c’è qualcosa che non va (dissonanza cognitiva), dal momento che i limiti ed i sacrifici economici – solo per i consulenti finanziari – dettati dalle due MiFID non sono mai piaciuti nè agli interessati nè alle mandanti, e la trasparenza, prima delle MiFID, c’era eccome: i clienti ricevevano puntualmente una comunicazione scritta, per posta, recante il resoconto dell’operazione effettuata, con evidenza delle spese sia in percentuale che in valore assoluto, mentre oggi, con le comunicazioni inviate quasi esclusivamente online (per chi ha l’home banking, e cioè quasi tutti, anziani compresi), solo una piccola parte della clientela le legge (si stima non più del 15%), per cui possiamo concludere che c’era più trasparenza prima della MiFID che oggi.
Nel particolare mondo delle auto d’epoca, il marchio Alfa Romeo è da sempre molto apprezzato, e di recente è stato protagonista di alcune aste che si sono svolte durante i mesi di Ottobre e Novembre presso le case Silverstone Auction e RM Sotheby’s e che hanno fatto registrare aggiudicazioni importanti, sia per la rarità dei modelli, sia relativamente al prezzo realizzato. Ecco alcuni modelli messi all’asta online e passati di mano.
Pur essendo stata parzialmente restaurata, richiedeva un completamento, che è avvenuto grazie a Richard Hodson di RH Classics (Twyford, Leicestershire), che l’ha portata nel Regno Unito ed ha effettuato una ricostruzione completa del motore, inclusa la sostituzione dei carburatori, garantendo che tutte le parti fornite fossero originali per preservare l’integrità del veicolo.
lega di alluminio Tipo 33 modificata, V-8 a doppia camma con lubrificazione a carter secco. Tale versione fu chiamata “Montreal”, e fu prodotta in 3.925 esemplari tra il 1971 e il 1975, di cui forse 100 sono arrivati negli Stati Uniti.
Questa splendida vettura sembra essere stata sviluppata in gran parte sulla falsariga del prototipo Alfa Romeo 2000 Sportiva costruito dall’Alfa Romeo nei primi anni ‘50, con spunti stilistici da altre notevoli vetture Gran Turismo italiane degli anni ’50 e ’60. Il telaio è costituito da tubi in acciaio di diametro variabile con sezioni inscatolate, a cui sono fissati tutti gli accessori meccanici. La carrozzeria è stata realizzata secondo il metodo brevettato Touring Superleggera (Maserati 3500GT, Aston Martin DB Series), e il motore è il classico quattro cilindri 1900 bialbero a camme Alfa Romeo derivato dalla 6C. Il suo motore, abbinato alla struttura leggera, rende questa vettura particolarmente sportiva, ed il cambio a 5 marce lo rende adatto ad affrontare le strade tortuose in stile Targa Florio.
storia. I tre esemplari unici “1953 Alfa Romeo B.A.T. 5” (Telaio n. AR1900 01396), “1954 Alfa Romeo B.A.T. 7” (Telaio n. AR1900C 01485) e “1955 Alfa Romeo B.A.T. 9d” (Telaio n. AR1900 01600) furono progettati dalla Carrozzeria Bertone con il design di Franco Scaglione.
esplorare le loro idee più innovative, reinventando il concetto stesso di automobile e rimanendo “attuali” anche dopo sessanta anni di produzione industriale e di nuovo design, come la serie Alfa Romeo Berlina Aerodinamica Tecnica di Franco Scaglione (B.A.T.).
Per esempio, quanti lettori tra il pubblico indistinto conoscono esattamente i termini dell’acronimo ”PIL”? Non molti, nonostante questa parola – che, nella forma completa, sta per “Prodotto Interno Lordo”, ossia la misura della ricchezza complessiva prodotta da un paese in un anno – sia pronunciata ogni giorno migliaia di volte, anche in televisione.
Come si sia arrivati a ciò non è immediatamente comprensibile per chi sta acquisendo adesso i primi rudimenti della Finanza Semplice, per cui rinviamo la spiegazione ad un articolo a sé stante.
Rapporto “Price/Earnings” – deriva dalla lingua inglese, e vuol dire “rapporto Prezzo/Utile”. Si tratta di una grandezza numerica usata per valutare se il prezzo di una azione è conveniente o meno. In teoria, se il rapporto P/U (o P/E, in inglese) è inferiore a 15, l’azione è da comprare, mentre al disopra comincia ad essere sopravvalutata e, quindi, suscettibile di un calo del valore. Il numero generato da questo rapporto rappresenta gli anni che servono per ripagare l’investimento con gli utili (chiamati dividendi) deliberati ogni anno. Ad esempio, un P/E pari a 11,5 indica che serviranno 11 anni e mezzo di dividendi per realizzare un rendimento pari al prezzo pagato per comprare le azioni, nell’ipotesi (assai improbabile) che il valore dell’azione e del dividendo rimangano costanti.
“Piano di Accumulo del Capitale”, e si usa quando si investe in un certo strumento finanziario “a rate”, di solito mensili. Il secondo è un metodo di investimento molto usato da chi ha paura di investire tutto e subito, oppure da chi non ha un capitale già formato e vuole costituirlo nel tempo.
Sociale”, è un acronimo usato in ambito economico-finanziario per definire dei criteri di investimento che rispettano alcuni temi fondamentali: protezione dell’ambiente, limitazione dell’emissione di CO2, rispetto per la Biodiversità e per la sicurezza alimentare, rispetto per i diritti umani, le condizioni di lavoro, l’uguaglianza, ma anche attenzione alla qualità di chi amministra le società, all’equa remunerazione di amministratori e azionisti, al rispetto dei clienti.
Il futuro degli investimenti finanziari è ormai diretto nel rispetto di questi criteri ESG, e le istituzioni finanziarie che non lo faranno, probabilmente, verranno tagliate fuori dalle migliori opportunità di mercato.
Interessante notare come il terzo trimestre metta in luce una performance migliore delle realtà non capoluogo rispetto alle città più grandi. Confermerebbe il trend, avuto dopo il primo lockdown, di un desiderio di acquisto di case più grandi o con aree verdi, più facili da trovare nelle realtà più piccole grazie anche ai prezzi più convenienti.
network immobiliari hanno cominciato a comunicare le proprie previsioni per la fine dell’anno. L’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, per esempio, prevede compravendite comprese tra 500 e 550 mila (vedi grafico sopra).
L’adattamento alla pandemia ha prodotto alcuni cambiamenti nei metodi operativi dei grandi network, i quali hanno dotato le agenzie di affiliati di alcuni strumenti idonei al contatto a distanza con i clienti almeno nella fase pre-contrattuale. Si va dai c.d. virtual office ai “virtual tour”, oppure alle piattaforme che consentono l’acquisizione digitale dei mandati, fino alla navigazione delle mappe catastali.
Per il futuro, ci aspettiamo che l’amministrazione del presidente Joe Biden adotti un approccio più moderato e meno conflittuale alle relazioni internazionali. Tuttavia, dal momento che l’opposizione all’espansionismo cinese è stata una delle poche questioni (se non l’unica) a ricevere il sostegno bipartisan nel Congresso statunitense, non prevediamo un significativo cambiamento nell’atteggiamento degli Stati Uniti nei confronti della Cina, almeno non a breve termine. L’amministrazione Biden probabilmente si asterrà da azioni imprevedibili nei confronti della Cina, ma non sarà in grado di invertire facilmente la rotta intrapresa dall’amministrazione Trump. La fine della politica di Trump, a volte instabile e impulsiva, significherà in primo luogo meno volatilità e più sicurezza nella pianificazione
di una politica della banca centrale ancora molto favorevole e di altri pacchetti fiscali, le prospettive degli utili delle imprese non solo dovrebbero stabilizzarsi l’anno prossimo, ma potrebbero anche riservare sorprese positive.
Purchase Programme (PEPP) continueranno almeno fino a giugno 2021. I principali pagamenti dei titoli in scadenza saranno reinvestiti in obbligazioni almeno fino a giugno 2022. I programmi di acquisto di importi inferiori continueranno anche fino a quando non saranno introdotte le misure della Banca centrale e l’inflazione non si avvicinerà al livello target.
una mancanza di crescita strutturale. Dall’altro queste aziende devono confrontarsi con nuovi dirompenti concorrenti che guadagnano quote di mercato in modo aggressivo e vengono costantemente riforniti con nuovo capitale. Inoltre, i bassi tassi d’interesse mettono sotto pressione anche la valutazione dei titoli value. Dal nostro punto di vista, nessuno dei tre fattori menzionati si tradurrà in un cambio sostenibile a favore dei titoli value nel prossimo futuro. Pertanto, in termini assoluti, le prospettive da medio a lungo termine di molti titoli value possono essere classificate come piuttosto modeste. Nel lungo termine, la crescita strutturale delle aziende rimane un fattore decisivo e necessario per una performance azionaria positiva e duratura. Le ultime settimane, durante le quali ci sono state notizie positive riguardo i vaccini, hanno dimostrato agli investitori che anche la sovraperformance dei titoli growth rispetto ai titoli value non è una strada a senso unico.
A Milano, per esempio, la percentuale di persone che hanno acquistato nell’hinterland ed in altre province è salita al 44,6% del totale, mentre nel terzo trimestre del 2019 si fermava al 38,2%. Il fenomeno è ancora più evidente a Roma, dove si passa dal 14,2% all’attuale 32,6% di acquisti nell’hinterland ed in altre province. Anche a Torino aumentano gli acquisti fuori città, nel terzo trimestre del 2020 infatti raggiungono il 36% contro il 27,8% dell’anno precedente.
Anche a nord della capitale, le aree di Monterotondo, Sacrofano e Campagnano sono molto apprezzate. In provincia di Torino si registrano richieste abbastanza diffuse sia in prima sia in seconda cintura per l’acquisto di spazi più ampi o con giardino, mentre a Milano i prezzi più contenuti hanno consentito l’acquisto di metrature più ampie, così come a Monza, Legnano e in generale nella prima cintura della città.
Pasolini, che dichiara di averla rottamata nel 1987.
del veicolo. Ebbene, chi aveva ricevuto in deposito l’Alfa GT2000 di Pasolini, venuto a conoscenza dell’identità del proprietario, probabilmente preferì conservarla invece che demolirla. E così, al numero di targa RMK69996, fino al 2019, risultava ancora l’intestazione di proprietà di una Alfa GT 2000 Veloce a Pasolini Pier Paolo. Pertanto, fino ad allora, non c’erano stati dopo di lui altri proprietari, non risultava nessuna copertura assicurativa dal Novembre 1975, non risultava nessuna cancellazione dal PRA o cessata circolazione. Finchè nel 2019 qualcuno ha nuovamente immatricolato la targa, come risulta dalle visure.
Un bel mistero – non c’è che dire – che affascina il pubblico di babyboomers che ha attraversato un’epoca dove le auto protagoniste dei peggiori fatti di sangue o attentati sono sempre state conservate ed esposte anche nei musei, a futura memoria. Un’auto del genere, peraltro, avrebbe un valore storico – e quindi di scambio – davvero notevole, slegato dal semplice modello o dalla categoria (vintage o d’epoca) ed elevato a potenza dall’appartenenza al suo celebre proprietario e dal mistero che avvolge tutta la sua fine.
presente un’altra Alfa uguale a quella di Pasolini, ed è lecito oggi dubitare se la Alfa GT immatricolata nel 2019 sia quella effettivamente acquistata dallo scrittore, oppure quella guidata dai suoi carnefici ed usata per eseguire materialmente l’omicidio. Secondo una testimonianza del 2010, infatti, la macchina che uccise Pasolini non era quella sua, e fu portata sporca di fango e sangue da due carrozzieri: il primo si rifiutò di lavorarci, il secondo accettò. Da lì in poi se ne sono perse le tracce. Pertanto, quale delle due Alfa GT è quella immatricolata nel 2019?
infatti, che l’auto (o almeno una delle due usate per compiere il delitto) è ancora esistente, vista l’immatricolazione della sua targa nel 2019. Probabilmente, una indagine accurata, attraverso una visura, potrebbe darci ulteriori indicazioni, ma a noi interessa capire, a beneficio dei collezionisti nostri lettori, quale sarebbe il valore di questa Alfa GT 2000 così piena di fascino e mistero, e soprattutto se potrà mai arrivare ad essere battuta in un’asta di auto d’epoca dove, senza alcun dubbio, sarebbe la regina del mercato (anche in ambito internazionale).
Non abbiamo notizie di aste precedenti, nel mondo, in occasione delle quali sia stata battuta un’auto usata per compiere un omicidio o un’auto appartenente ad una vittima celebre, uccisa al suo interno. Di solito, queste auto rimangono per un certo periodo (di solito lungo) a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, come mezzo di prova, e raramente vengono restituite alla famiglia della vittima. In tal senso, averla affidata ad un caro amico di Pier Paolo Pasolini (l’attore Ninetto Davoli) è uno dei tanti misteri che rendono quest’auto così affascinante e “attesa”, in un certo qual modo, dal mondo del collezionismo. Il suo valore di aggiudicazione, in una ipotetica asta, a nostro avviso non sarebbe superiore a 100.000 euro, se chi la custodisce oggi non ha effettuato alcuna opera di restauro dopo 32 anni di immobilità (dal 1987, data della presunta rottamazione, al 2019). Sappiamo, però, che la targa è stata nuovamente immatricolata a Maggio del 2019, e quindi chi la detiene potrebbe nel frattempo aver effettuato un restauro conservativo (anche del blocco motore) tale da poterla presentare al mondo perfettamente funzionante. In questo caso, la sua base d’asta potrebbe variare tra 250.000 e 350.000 euro, ed il prezzo di aggiudicazione potrebbe raggiungere valori elevatissimi.

Attualmente, i ricercatori stanno lavorando su tre tipologie di vaccini, quello a RNA, quello a DNA e quello Proteico. Il vaccino a RNA (da RiboNucleic Acid, Acido Ribonucleico) si basa su una sequenza di RNA sintetizzata in laboratorio che, una volta iniettata nell’organismo umano, induce le cellule a produrre una proteina simile a quella verso cui si vuole indurre la risposta immunitaria, producendo così gli anticorpi attivi contro il virus. Il vaccino a DNA (da DeoxyriboNucleic Acid, Acido Desossiribonucleico) ha un meccanismo simile a quello con RNA, dal momento che viene introdotto un
frammento di DNA sintetizzato in laboratorio in grado d’indurre le cellule a sintetizzare una proteina simile a quella verso cui si vuole indurre la risposta immunitaria. Il vaccino proteico, infine, utilizza in laboratorio la sequenza RNA del virus per sintetizzare proteine o frammenti di proteine dal capside virale, iniettandole successivamente nell’organismo umano in combinazione con sostanze che esaltano la risposta immunitaria.
Non esattamente. Innanzitutto, per far sì che il vaccino (o i vaccini) determinino la scomparsa del virus, sarà necessario raggiungere l’immunità di gregge, e per farlo serve una copertura compresa tra il 70% e l’85% dell’intera popolazione di un paese (bambini inclusi). Impresa quasi impossibile, soprattutto se consideriamo la naturale dispersione che deriva dal dover iniettare due dosi di vaccino a testa a distanza di qualche giorno. Solo in Italia, per fare un esempio, si tratterebbe di 45 milioni di persone, e prima di avere in stock 90 milioni di dosi (45 x 2 volte) ci vorranno molti mesi e, probabilmente, altri periodi di lockdown e colorature di cartina geografica.
Già, la cura. E’ lecito chiedersi perché non siano stati fatti passi avanti verso la scoperta di una terapia risolutiva per tutti, e si sia preferito concentrare gli sforzi verso il vaccino il quale, normalmente, necessiterebbe di una attività di ricerca lunga da 4 a 5 anni. Ci si chiede, senza scadere nello sterile complottismo cui certi ambienti sono piuttosto avvezzi, se sia stata effettivamente ponderata la scelta di concentrare gli sforzi sul vaccino e non sul farmaco.
elemento del sistema immunitario, costituito da circa 30 proteine che circolano nel sangue, che gioca un ruolo fondamentale nella protezione contro le infezioni, uccidendo i batteri e avvertendo le cellule del sistema immunitario di entrare in azione.
I farmaci appartenenti a questa classe – come dicevamo – esistono già, ma hanno costi altissimi, in quanto destinati alla cura di malattie rarissime e, quindi, generalmente a carico dello Stato (c.d. cura compassionevole, molto utilizzata in Italia). Quello dei costi insostenibili per una famiglia è certamente un altro dei motivi che dovrebbe scoraggiare i professionisti del complotto sanitario dal continuare a sostenere che si sia preferito impegnarsi nel vaccino per motivi di cartello, “perché i farmaci costano di meno”. Infatti, una singola dose del farmaco inibitore Ravulizumab (distribuito sotto il nome di Ultomiris), ad esempio, costa circa 5.400 euro, e siccome la sua azione è pari ad un mese, potrebbero essere necessarie due dosi, con un costo a paziente pari a quasi 11.000 euro interamente a carico dello Stato. Il vaccino, invece, costerà intorno ai 20 euro, rappresenta un costo più che sostenibile e sarà a carico dei pazienti.
Negli anni ’80, infatti, Steve Jobs ebbe la prima intuizione che cambiò il mondo: unire le schede elettroniche (i c.d. circuiti, via via ridotti fino alle nano-dimensioni di oggi), che all’inizio lui e i suoi soci avevano venduto separatamente, al suo contenitore, ossia un televisore. Tutto in uno, insomma: circuito elettrico (allora 10.000 volte più grande di quelli di oggi) più lo schermo.
in corso la progettazione del suo “veicolo di cambiamento”. Infatti, troverà applicazione commerciale entro cinque anni circa la combinazione “smartphone più occhiali” (o meglio, “visore oculare”), prodotto di punta di una vasta gamma facente parte della c.d. “Realtà Aumentata”. Questa consiste in una serie di dispositivi che «aumentano» la realtà attraverso uno smartphone, o un PC dotato di webcam o altri sensori, e alcuni dispositivi di visione (per es. occhiali a proiezione sulla retina), di ascolto (auricolari) e di manipolazione (guanti), i quali tutti aggiungono informazioni multimediali alla realtà già normalmente percepita.
abbiano già definito la produzione e introduzione nel mercato di nuovi prodotti accessori agli smartphone; come Vivo, che sta lavorando a un nuovo smartphone con un pannello in vetro elettro-cromico che può cambiare colore con il semplice tocco di un pulsante. Il vetro elettro-cromico non è una nuova invenzione, ma Vivo sarà il primo a introdurre tale funzionalità negli smartphone.
Pertanto, appare non tanto lontano il giorno in cui lo smartphone sparirà completamente. Del resto, prima di lui sono già spariti i cercapersone, i fax e i cellulari di prima generazione. Insieme alla sua sparizione, probabilmente, cambierà il modo in viviamo le nostre vite quotidiane, e saremo pronti alla prossima grande trasformazione determinata dalla strategia del “tutto in uno”. Infatti, se andate indietro nel tempo di soli dieci-quindici anni, vi accorgerete come gli smartphone abbiano semplificato la classica combinazione di mouse, tastiera e monitor propria di PC e portatili, riducendo il modello ad un solo componente, facilitando la funzionalità con la tecnologia touch e, molto presto, perfezionando l’accessibilità fino a controllare ogni singola funzione e app con la sola voce, senza alcun bisogno di far lavorare le dita. Tutto ciò grazie ai prodotti della Realtà Aumentata di aziende come Microsoft, Facebook, Google, e Magic Leap che stanno lavorando per costruire cuffie autonome per la realtà aumentata proiettanti immagini 3D dettagliate dritto negli occhi.
sistemi informatici che “rispondono” ai nostri comandi vocali, e presto potrebbero interferire con i nostri sensi, con vista e udito intermediati dalla tecnologia.
Non sappiamo quando avverrà questa rivoluzione (dieci anni, venti anni?), ma a quel tempo non esisterà più, probabilmente, alcun rapporto di forza tra produttori e consumatori, i quali accetteranno qualunque innovazione con totale “sottomissione commerciale”, ed anzi lotteranno per essere “sottomessi”, esattamente come oggi fanno per assicurarsi l’ultimo modello di smartphone a prezzi incredibili (indebitandosi senza fine con il sistema rateale su carta di credito ed il continuo rinnovo tecnologico). Ma anche stavolta, non è questo il punto. Il punto è che la strategia – semplicissima ed efficace – del “tutto in uno” produrrà miliardi di utili per gli azionisti, sebbene probabilmente le aziende produttrici saranno sempre meno. Infatti, siamo da tempo entrati nell’era delle aziende “visionarie”, le uniche capaci di assicurare continuità al “tutto in uno” fino al punto di disintermediare persino il semplice possesso degli oggetti e, quindi, il concetto stesso di proprietà.








