Giugno 18, 2026
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INVESTITORI

Acquistare casa per investimento. Napoli, Palermo e Bologna le preferite del 2021

Prudente ma stabile dopo la pandemia la domanda di persone che acquistano immobili per investimento. La fascia più attiva è quella tra i 45 e 54 anni, e Napoli, Palermo e Bologna sono le grandi città con le percentuali più alte.

Secondo l’analisi delle compravendite realizzata attraverso la rete Tecnocasa, nel 2021 il 16,3% degli acquisti è stato realizzato per investimento, percentuale sostanzialmente stabile rispetto allo stesso periodo del 2020 ma in calo rispetto al 2019, quando si attestava al 17,9%.

Nella prima parte dell’anno le compravendite risultano in crescita su tutti i segmenti, ma gli acquisti per investimento crescono meno rispetto a quelli destinati all’abitazione principale ed alla casa vacanza. L’arrivo della pandemia, infatti, ha evidenziato una maggiore prudenza da parte degli investitori rispetto all’”investimento immobiliare puro”, poiché gli ultimi 13 anni di mercato complessivamente negativo, nonchè i profondi cambiamenti della domanda generati dalla diffusione del virus, hanno messo in pausa tutti quegli investitori che compravano immobili pensando di ricavarne un plusvalore senza metterli a reddito. Prendendo in considerazione solamente le grandi città italiane, la quota media di acquisti per investimento è più alta, e si attesta al 23,2%, ma anche in questo caso si registra un calo rispetto al 2019 (quando si arrivava al 25-26%).

Gli investitori si dimostrano quindi più cauti rispetto al passato, ma le compravendite su questo segmento compongono tutt’ora un’importante fetta del mercato immobiliare nazionale. Tra le grandi città italiane, è Napoli quella che nel primo semestre del 2021 detiene la percentuale più alta di acquisti per investimento, arrivando al 35,0% sul totale delle compravendite. A seguire si piazzano Palermo e Bologna, con percentuali comprese tra il 30 ed il 31%. A Milano gli acquisti per investimento compongono circa un quarto delle transazioni (23,0%), così come a Bari (25,0%) e a Verona (23,2%). Percentuali più contenute, comprese tra il 17 ed il 19%, si registrano a Firenze, Genova, Roma e Torino.

In generale, in Italia la fascia di età più attiva sul mercato dell’investimento è quella compresa tra 45 e 54 anni, che compone il 30,2% del totale. Rispetto al 2019 si registra un calo della percentuale di acquisti per investimento da parte degli over 65; si passa infatti dal 14,8% all’attuale 13,0%, mentre la tipologia più scambiata per finalità di investimento rimane il bilocale, con il 33,5% delle scelte; a seguire il trilocale che arriva al 26,0%. Percentuali simili si registravano anche nel 2019 e nel 2020, con le soluzioni indipendenti e semi-indipendenti che evidenziano un aumento delle preferenze passando dall’11,7% del 2019 all’attuale 16,0%.

Ad acquistare per investimento sono prevalentemente coppie e famiglie, che compongono il 73,1% sul totale degli acquirenti, mentre è single il 26,9% degli investitori. Rispetto al 2019 ed al 2020 si registra un lieve incremento della percentuale di single. La maggior parte degli acquisti per investimento avviene in contanti (81,3%), mentre solo il 18,7% degli investitori ricorre al credito bancario. Rispetto al 2019 cresce la percentuale di acquisti con mutuo, si passa infatti dal 15,7% del 2019 al 18,7% del primo semestre del 2021.

Borse, la variante Omicron determinerà un crollo dei mercati?

Il “venerdì nero” della scorsa settimana non è certo il primo episodio di questo tipo accaduto nei mercati azionari dall’inizio della pandemia, ed il pesante storno appare legato all’azione dei ribassisti e a prudenti prese di beneficio. Il destino ancora in mano alle banche centrali.

Di Massimo Bonaventura

La scoperta della variante Omicron e dei suoi possibili effetti sulla diffusione del contagio hanno dominato la giornata di venerdì 26 Novembre. Tutte le maggiori borse sono crollate: Milano ha perso il 4,6%, Madrid il 5%, Parigi il 4,7% e Londra il 3,6%. In mattinata erano già scese pesantemente le borse asiatiche, e la settimana ha chiuso il fuso orario borsistico con il forte calo della borsa americana. E’ crollato pesantemente il prezzo del petrolio (mediamente -10%), le società produttrici di aeroplani (Airbus e Boeing) e naturalmente le compagnie aeree. Viceversa, i titoli delle aziende del comparto tecnologico/informatico, che potrebbero trarre benefici da nuovi lockdown, sono cresciute (come Zoom, per esempio).

Tutto secondo copione, in fondo, come già accaduto in occasione della precedente “variante Delta” e come probabilmente accadrà ogni volta che ne sarà scoperta una nuova e capace di far danni, poiché questo virus si comporta come una normale influenza che varia le proprie capacità di contagio ogni anno, mutando continuamente.  In particolare, hanno risentito del crollo i settori più sensibili alle eventuali restrizioni (viaggi, banche e auto), ma in realtà i dati a disposizione su Omicron sono davvero scarsi al momento, e ci vorranno parecchi giorni per avere valutazioni scientifiche più affidabili. Tuttavia l’aumento dei contagi nella regione di provenienza (Gauteng, Sud Africa) giustifica pienamente questi timori.

Pertanto, è corretto pensare che l’economia mondiale si possa fermare a causa di questa variante, come nel 2020, e che di conseguenza i mercati azionari possano stornare pesantemente? La risposta a queste domande è duplice e contraria, nel senso che difficilmente la produzione e (soprattutto) la distribuzione delle merci potranno nuovamente rallentare il proprio corso, ma lo storno delle borse potrebbe esserci, e non certo per via della variante Omicron, o soltanto per essa. Infatti, i media non avevano ancora finito di martellare gli utenti con la notizia della variante virale, quando già cominciavano ad essere diffuse le notizie che, in tutta probabilità, riporteranno la calma nel giro di qualche giorno: per “aggiornare” i vaccini in relazione ad Omicron ci vorranno al massimo tre mesi, per cui l’industria e la distribuzione non si fermeranno, poiché semplicemente non ce ne sarebbe il tempo.

Per tutti, aziende a persone, sarà sufficiente osservare più rigidamente le regole di distanziamento sociale sia in famiglia che nei luoghi di lavoro, e probabilmente la diffusione della variante spingerà i governi ad imporre – in modo diretto oppure, come in Italia, con modalità di “persuasione indiretta” – la vaccinazione a bambini e studenti, la cui percentuale di contagi preoccupa come nel 2020 e la cui messa in sicurezza adesso appare necessaria per scongiurare gli effetti più gravi del contagio e il raggiungimento di un livello di occupazione delle strutture ospedaliere tale da imporre nuove pesanti restrizioni. Tutto ciò, ovviamente, qualora non venga scoperto che la variante Omicron non sia capace di ridurre i vaccini come un colabrodo.

E i mercati azionari, quali sviluppi si possono prevedere? A tal proposito, c’è da dire che la maggior parte degli analisti era concorde nell’affermare che la risalita dei nuovi casi in Europa avrebbe potuto rallentare la ripresa economica, ma si trattava comunque di una sorta di “atto dovuto previsionale” che, nel periodo invernale di ogni pandemia, ci sta sempre bene come il prezzemolo. Della serie “io intanto lo dico, così potrò sempre sostenere di averlo previsto”. Invece, nonostante il peggioramento della situazione sanitaria in Europa, “gli indicatori economici di breve periodo continuano a essere nel complesso favorevoli” (Ignazio Visco, Governatore Banca D’Italia).

Pertanto, al momento il pesante storno appare legato all’azione dei ribassisti e a prudenti prese di beneficio, mentre il vero pericolo non sembra tanto la nuova versione del virus ed i suoi possibili effetti sull’economia mondiale (che ha già dimostrato tutta la sua capacità di adattamento), bensì la circostanza che le banche centrali, anziché prolungare saggiamente le politiche espansive – o, meglio, rallentare o sospendere quelle restrittive – possano proseguire come se niente fosse nel loro disegno attuale, e cioè quello di frenare gli stimoli tramite il tapering anche qualora la variante Omicron si manifestasse come potenzialmente distruttiva e costringesse tutti a nuovi lockdown. E se tutto ciò dovesse accadere proprio nel momento in cui la spinta inflazionistica non avesse ancora terminato il suo corso “temporaneo” al rialzo, a quel punto sarebbe persino difficile intravedere la fine della correzione dei mercati azionari.   

Queste ipotesi, però, appaiono poco probabili, poiché anche le banche centrali hanno dimostrato di sapersi adattare rapidamente alle circostanze, e alla BCE basterebbe semplicemente annunciare la possibilità di un futuro potenziamento del PNRR per dare serenità in un colpo solo. “Frugali” permettendo, naturalmente: senza la Merkel, quest’ultima possibilità non è più così scontata.  

Il virus non spegne il desiderio di casali e rustici immersi tra i vigneti

Nel mercato immobiliare italiano il settore dei rustici non ha fatto altro che crescere dall’inizio della pandemia, spinto sia da acquirenti locali che regionali o stranieri. Da Nord a Sud, c’è anche chi vende in città per trasferirsi tra i vigneti.

Acquistare un rustico tra i filari delle vigne e vivere circondati da panorami collinari è un desiderio che post lockdown è cresciuto. Parliamo di un mercato di nicchia, spesso caratterizzato da un’offerta limitata o costosa. Ad essere interessati sono stranieri innamorati delle nostre terre, investitori che vogliono lanciarsi nel settore turistico e famiglie che le cercano come abitazione principale.

“Questo trend – spiega Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa -ha portato ad un generale aumento delle compravendite di soluzioni indipendenti e semi-indipendenti che rappresentano il 22,1% del totale di quelle realizzate dalle nostre agenzie. Dato in aumento rispetto a due anni fa quando si attestava al 18,5%. A questo risultato ha contribuito anche la possibilità di usufruire del superbonus. Chi cerca queste tipologie desidera tassativamente uno spazio esterno, meglio se con la possibilità di costruire una piscina. Per il target estero pesa la panoramicità, per quello locale i collegamenti con i comuni o le città e la presenza di servizi”. 

VALDOBBIADENE – Molto bassa l’offerta di terreni da destinare a vigneti e a terreni con denominazione Doc. Questi ultimi possono arrivare a costare intorno a 50 euro al mq contro una media di 15 euro al mq per terreni senza denominazioni Doc. I primi sono acquistati prevalentemente da aziende agricole. La zona pregiata ed unica del Cartizze a Valdobbiadene può arrivare ad avere terreni con un valore di 100-120 euro al mq. Il mercato dei rustici, in questa zona, vive un momento positivo. I potenziali acquirenti sono alla ricerca di case di campagna da 80-150 mq e circondate da un terreno generalmente di 300-600 mq. Cercano queste soluzioni coloro che desiderano lasciare la città o il paese per vivere in campagna, spinti anche dall’appetibilità del superbonus.

OLTREPO’ PAVESE – La domanda di vigneti interessa per lo più gli imprenditori agricoli della zona. I terreni con vigneti in produzione variano da 2500 a 4000 euro alla pertica in funzione dell’età e del tipo di impianto. Il mercato delle soluzioni indipendenti vede un buon momento, ma l’offerta è più bassa e questo sta portando ad una leggera ripresa dei valori.

ALBA E LANGHE – Il mercato del Barolo e del Barbaresco non ha risentito degli effetti della pandemia. In queste zone troviamo i “cru”, terreni particolarmente pregiati per esposizione, composizione del terreno. Ad esempio, il Barolo può essere prodotto dal vitigno nebbiolo in soli 11 comuni, dove i prezzi dei vigneti con determinate esposizioni vanno dai 600 mila euro all’ettaro, fino a 3 milioni di euro (ed oltre) all’ettaro per le posizioni ed esposizioni migliori. Presenti grossi investitori (anche d’oltreoceano) disposti a spendere cifre considerevoli per l’acquisizione di aziende vitivinicole affermate e questo ha portato ad un notevole incremento del mercato. Sempre sostenuta la domanda di rustici nel comune di Alba e in quelli limitrofi. A titolo di esempio, una soluzione in buono stato di 150 mq, con 2000-3000 mq di terreno annesso può costare da 400 a 450 mila euro. Nel territorio del Barolo e del Barbaresco, chi desiderasse una casa di campagna deve mettere in conto per una soluzione di 150 mq con giardino di 300-500 mq almeno 400-500 mila euro.

MONFERRATO – Costigliole è zona di Barbera e, in parte, Moscato. I vigneti sono ricercati soprattutto da aziende vinicole. Per quanto riguarda i terreni agricoli seminativi, non si supera 1 euro al mq, mentre per i vigneti (prevalentemente a Barbera) a Costigliole d’Asti e dintorni si può arrivare a circa 40 mila € all’ettaro; mentre i vigneti a Moscato, in ottimo stato e buona esposizione, sulle colline nel versante verso la provincia di Cuneo, hanno raggiunto 70 mila-80 mila euro (all’ettaro). A Costigliole d’Asti, comune del Monferrato, al confine con le Langhe, dopo un periodo di rallentamento dovuto alle limitazioni degli spostamenti a causa della pandemia il mercato dei casali e dei rustici di campagna ha visto un accresciuto interesse da parte di acquirenti stranieri provenienti dal Nord Europa. Sono attirati dalla possibilità di acquistare un casale nelle terre dichiarate Patrimonio Unesco. La fascia di prezzo dipende dalle condizioni dell’immobile: per un cascinale di campagna indipendente, completamente da ristrutturare, i prezzi vanno da 80 a 120 mila euro; mentre per un immobile già ristrutturato, con caratteristiche di pregio e vista panoramica sulle colline (ad es. affreschi/facciate in mattone a vista/piscina/ampio giardino pianeggiante) si può arrivare a 400 – 450 mila euro, incrementabili in caso di annesso vigneto produttivo”.

VALPOLICELLA – Un vigneto DOC può costare intorno a 200.000 euro, mentre un rustico di 100 mq, in buono stato e in posizione collinare e panoramica, si scambia a 250-280 mila euro. La ricerca di rustici e case indipendenti nelle campagne della Valpolicella è aumentata subito dopo il primo lockdown, grazie alla spinta del superbonus. Nelle campagne intorno a S. Ambrogio di Valpolicella, San Pietro in Cariano, Fumane, Marano di Valpolicella e Negrar c’è un mercato locale di abitazione principale, alimentato da famiglie del posto che prediligono zone servite e ben collegate con i principali comuni. I valori si aggirano intorno a 1000 euro al mq per le tipologie da ristrutturare e a 2000-2200 euro al mq per quelle ristrutturate. Se poi le abitazioni sorgono nelle frazioni più distanti i valori scendono anche a 500 euro al mq. Alcuni di questi immobili sono rivestiti di pietra di Prun, tipica pietra del posto.    

FRANCIACORTA – Non sono presenti molti terreni coltivati a vigneti, si tratta di un mercato interno con i coltivatori più importanti che si contendono le aree. I valori variano a seconda dell’esposizione, del tipo di terreno nonché dell’età delle viti: si parte da minimo 200 mila euro per ettaro fino ad arrivare a cifre molto elevate. In Franciacorta, dopo il lockdown, si registra la presenza di acquirenti seriamente intenzionati ad acquistare e con un buon budget di spesa. Devono però confrontarsi con un’offerta che è diminuita nel corso degli anni, in particolare per i rustici in posizioni panoramiche e in buono stato, che spesso hanno prezzi di richiesta elevati e lontani dal budget di chi cerca. Si cercano prevalentemente case di campagna da 150 a 200 mq con un terreno da 2000 mq per i quali spendere intorno a 200-250 mila euro al mq (da ristrutturare). In offerta, invece, prevalgono metrature da 300-400 mq con valori da 300 mila euro. L’area di Iseo, scoperta anni fa con l’installazione di Christo, gode della vicinanza dell’aeroporto di Orio al Serio. Interessano le soluzioni da 200-250 mq con un giardino di 1000-1500 mq. I valori per una soluzione da mettere a posto si aggirano intorno a 1000 euro al mq.

VALLE D’ITRIA – In Puglia, una delle aree maggiormente apprezzate da chi cerca una casa di campagna, è quella che si sviluppa intorno a Locorotondo e Martina Franca; a seguire Ostuni, Monopoli e Fasano. Le richieste sono in aumento come casa vacanza da parte di chi risiede in regioni del Nord Italia.  L’interesse è in crescita anche tra gli stranieri, in particolare da chi proviene dai paesi del nord Europa e dall’America.  In questo caso la tipologia ricercata è la soluzione già ristrutturata, che non necessita di interventi.  Il budget dei potenziali acquirenti può andare da 150 a 450 mila euro. Per chi cerca il trullo, la soluzione media ambita è di 3-4 coni, con una metratura minima da 60 mq ad un massimo di 100 mq, un terreno di almeno 2000 mq fino ad un massimo di 5000 mq. Una soluzione di questo tipo, ristrutturata e con piscina, può costare da 180 mila euro fino ad un massimo di 250 mila euro. Se invece si opta per una casa di campagna o una lamia di 70-100 mq, in buono stato, con giardino circostante e possibilità di piscina, le cifre vanno da un minimo di 150 mila euro ad un massimo di 200 mila euro. Tra gli acquirenti si contano anche investitori che realizzano strutture ricettive che, in questa zona, hanno resistito alla pandemia e si sono dimostrate importante fonte di guadagno e supporto per l’economia locale.

Paolo Vicentini: nei prossimi mesi tassi in salita e ombre sui mercati azionari

I tassi sono destinati a crescere nei mesi a venire, e dopo essere stato “drogato” dalla liquidità abbondante l’azionario potrebbe risentirne. In portafoglio preferenza per le società legate al ciclo economico. Quelle Value meglio di quelle Growth.

“I tassi sono destinati a crescere nei mesi a venire e questo potrebbe essere un motivo di preoccupazione per i mercati azionari. Essi sono stati “drogati” dalla fase di liquidità abbondante che, non trovando rendimenti soddisfacenti, è in parte andata ad alimentarli”. È l’analisi di Paolo Vicentini, gestore di Aqa Capital.

Il mercato azionario americano ha vissuto una fase di positività che statisticamente è abbastanza rara e non riscontrabile in molti altri cicli del passato. L’atteggiamento della FED sta cambiando in direzione del cosiddetto tapering, anche se si continua a definire il fenomeno dell’inflazione come passeggero. Essa viene collegata alla recessione del Covid-19 e quindi la FED non menziona alcuna data futura per l’inizio del rialzo dei tassi ma si pone con un atteggiamento vigile sull’inflazione, con l’obiettivo principale del  raggiungimento della piena occupazione nel mercato del lavoro.

Dal punto di vista del sentiment, l’ottimismo è abbastanza elevato per la buona crescita dimostrata dall’economia e dai risultati societari, che comunque dovrebbero crescere ancora guardando alle stime di consenso, che dopo una breve pausa stanno crescendo di nuovo. “Riteniamo comunque che la revisione al rialzo delle stime non possa essere della stessa magnitudo dei trimestri passati, e quindi il nostro atteggiamento è più prudente rispetto alla prima parte dell’anno”, sottolinea Vicentini.

Nei recenti commenti dei risultati azionari in Usa emerge una crescente preoccupazione da parte dei management sul rialzo dei prezzi delle materie prime e sulla difficoltà di approvvigionamento delle stesse, fattore che se perdurasse potrebbe mettere pressione sui margini delle società. Dopo un rialzo eccezionale del settore di crescita (principalmente società del Nasdaq) si osserva una ripresa di molte società value e delle small cap che non avevano partecipato alla crescita della prima parte dell’anno. “L’atteggiamento sta diventando più prudente e nonostante restiamo positivi sul proseguo del ciclo dell’economia cominciano a emergere segnali di estensione delle valutazioni di molte società che ci fanno ritenere che l’indice possa avere delle pause o delle correzioni nella salita di lungo termine”, conclude Vicentini (nella foto). “Di conseguenza, abbiamo aumentato il cash in portafoglio immettendo società più legate al ciclo economico e più value rispetto a quelle di crescita”.

Mercato immobiliare Milano, prezzi in aumento e domanda vivace

Secondo le analisi di Tecnocasa, Milano continua il suo trend immobiliare positivo, e la città non conosce riduzioni dei prezzi dal secondo semestre del 2016. Nel 2021 i valori della capitale lombarda in crescita del 2,0%.

Di Fabiana Megliola*

A Milano le zone centrali sono sostanzialmente stabili, mentre sono evidenti i segnali di recupero nelle zone più periferiche. Tra le motivazioni la ricerca di spazi esterni e più ampi a prezzi più accessibili, anche se nella capitale lombarda il trend era in atto prima del lockdown visto i prezzi meno accessibili delle zone centrali e semicentrali.

Milano è anche la città più veloce come tempi di vendita: 62 giorni. In Centro i valori delle abitazioni segnalano una sostanziale stabilità (-0,2%) con una tenuta sugli immobili di pregio e un importante ritorno degli investitori nella zona di Porta Romana dopo il rallentamento che si era registrato nel 2020. L’unico quartiere con una leggera correzione dei valori verso il basso è quello di porta Genova dove sono proprio gli investitori ad aver rallentato e c’è distanza tra le richieste dei proprietari e la disponibilità di spesa dei potenziali acquirenti, soprattutto sulle tipologie usate. Tengono le zone di pregio.

Città Studi-Indipendenza (+3,3%) e Fiera-San Siro (+3,0%) sono le macro-aree cittadine che hanno registrato aumenti di prezzo superiori alla media. Nella prima si sono distinti i quartieri di Città- Studi, di Crescenzago e quella intorno a piazza Udine. In queste ultime aree cittadine ha influito la possibilità di acquistare a prezzi contenuti tagli più grandi e quindi di realizzare acquisti migliorativi. In più in zona Crescenzago da alcuni anni sono sorte delle nuove costruzioni che hanno reso dinamico il mercato. Il quartiere ha attirato anche giovani che apprezzano la vicinanza a Nolo e c’è attesa per il prolungamento della metrotramvia che da Bicocca passerà dal Quartiere Adirano fino a Cascina Gobba. Anche in Piazza Udine sono stati i prezzi più contenuti e la possibilità di acquistare case più ampie a fare la differenza. La vicinanza del Parco Lambro e della metropolitana sono elementi che rendono attrattiva la zona.

Nella macroarea di Fiera-San Siro, bene l’area di San Siro in spolvero già da tempo con l’arrivo della metropolitana lilla e ora con le aspettative della riqualificazione dell’area. City Life pur ormai completato nella sua parte principale fa sentire i suoi effetti nelle zone ad essa adiacente i cui prezzi immobiliari crescono ancora. Nell’area di Vercelli-Lorenteggio (+2,4%) c’è un buon risultato grazie all’aumento dei prezzi di Inganni e Forze Armate, zone periferiche che hanno visto molti acquisti migliorativi a prezzi più accessibili. Anche in questi casi la presenza di fermate della metropolitana e di condomini con aree verdi ha influito sulle scelte di acquisto. Non lontano dalla fermata Bisceglie sono in corso diversi interventi di nuova costruzione. Bene anche il quartiere di Baggio. In questa macroarea hanno tenuto i quartieri che si sviluppano lungo le future fermate della linea metropolitana blu. 

Nella macroarea di Bovisa-Sempione (+1,7%) gli interventi per la riqualificazione dello Scalo Farini stanno consentendo una tenuta dei valori nell’omonimo quartiere e un buon impatto a livelli di prezzi sui quartieri di Maciachini e Bovisa all’attenzione degli investitori che puntano sul recupero dell’area. La presenza dell’Università è un altro motivo di interesse. Tiene Piazza Firenze-Sempione- Fiera, bene Affori. Vale la pena segnalare anche il buon risultato della zona Sarca-Testi-Bicocca, nella macroarea Stazione Centrale-Gioia-Fulvio Testi (+1,9%) dove stanno comprando giovani ed investitori vista la presenza dell’Università e, non lontano, anche dell’Ospedale di Niguarda. Tengono i valori anche in quest’ultimo quartiere.  

Meritano un accenno i quartieri di Forlanini-Bonfadini Ungheria e Ponte Lambro nella macroarea di Lodi-Corsica (+1,8%) dove si fanno sentire gli effetti dell’arrivo della metropolitana blu, la vicinanza di Santa Giulia dove si stanno ultimando importanti interventi in vista delle Olimpiadi Invernali, tra cui il “Pala Italia” ed è stato approvato un importante intervento di riqualificazione che porterà alla nascita di residenziale, retail urbano e un parco di 330 mila mq. I prezzi più contenuti stanno spingendo all’acquisto investitori e chi ha budget contenuti.

La macroarea di Navigli-Famagosta (+1,4%) vede buoni risultati nei quartieri di Barona-Santa Rita, di Bocconi e, nella parte più esterna, di viale Tibaldi. Barona-Santa Rita attira coloro che non riescono ad accedere al mercato dei Navigli, residenti del quartiere alla ricerca di tagli più grandi e residenti nei quartieri limitrofi in cerca di nuove costruzioni. Vanno avanti i lavori nell’ex area Giulio Richard e nell’ex sede della Nestlè. In zona Tibaldi-Cermenate i prezzi più contenuti hanno reso dinamiche le transazioni.  

*Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa

Crescita asiatica più veloce di Usa e Europa anche nel 2022

Secondo Marcel Zimmermann di Lemanik, le valutazioni più basse in tutta la regione asiatica offrono buone prospettive di crescita a lungo termine. New economy, materiali di base e industria dell’export i settori più interessanti in Cina.

“L’Asia dovrebbe crescere più velocemente degli Stati Uniti e dell’Europa anche nel 2022. Le valutazioni sono più basse in tutta la regione e questo crediamo possa offrire buone prospettive di crescita a lungo termine”. È la view di Marcel Zimmermann, asset manager di Lemanik.

Il quadro economico asiatico ha avuto un leggero indebolimento durante il mese di ottobre, in particolare in Cina e Giappone. Il Pil cinese del terzo trimestre 2021 è aumentato del 4,9%, in calo rispetto al 7,9% del secondo trimestre. Il settore dei servizi e delle esportazioni continuano a essere positivi, con le esportazioni di settembre in aumento del 28,1% su base annua e l’indice PMI Caixin Service che rimbalza a settembre a 53,4 da 46,7.

La regione continua a soffrire della carenza di semiconduttori e di colli di bottiglia logistici in settori chiave come l’elettronica di consumo e la produzione di automobili e l’industria dell’export di Giappone e Corea del Sud è chiaramente esposta a questi rischi. Le esportazioni dall’Asean continuano a vedere una crescita a due cifre. La crisi di liquidità che coinvolge il secondo sviluppatore immobiliare cinese, Evergrande, continua a trascinare giù anche altre società del settore: Modern Land China, Sinic Holdings e Fantasia hanno mancato i loro rimborsi. Secondo la China Real Estate Information Corp, inoltre, le vendite di case da parte dei principali costruttori in ottobre sono scese del 32% su base annua. L’incertezza tra gli investitori può essere vista anche sull’indice Hang Seng China Enterprise, che è sceso di nuovo verso il suo minimo del 2020. Lo yen si è indebolito durante ottobre contro la maggior parte delle valute.

“Ci aspettiamo che la Federal Reserve tagli presto il sostegno straordinario all’economia, il che dovrebbe portare a un aumento dei rendimenti a lungo termine”, spiega Zimmermannn (nella foto). “Per quanto riguarda le nostre posizioni di investimento, rimaniamo coperti sullo yen e sul dollaro di Hong Kong. Abbiamo aumentato leggermente la nostra esposizione in Indonesia, aumentando così ulteriormente il sovrappeso nell’Asean. Gli investimenti in Cina sono orientati verso la new economy, i materiali di base e l’industria dell’export ma la ponderazione assoluta rimane inferiore al benchmark. Il Giappone rimane molto attraente in termini di approccio di valutazione e i rischi d’inflazione sono limitati al segmento aziendale, poiché i loro bilanci hanno una leva molto bassa”.

Le “storie per intervista” di P&F e Startup Fixing: Seffiline Srl

P&F racconta le storie di startup italiane che stanno scalando il proprio modello di business. Claudio Brandoli: “Quando ci hanno concesso i primi contributi regionali, abbiamo capito che il nostro progetto era stato riconosciuto come valido da persone qualificate a valutarci”.

Intervista di Carlo Mauri e Alberto Villa

Seffiline è una azienda innovativa che è nata in Italia e si è rapidamente espansa in Europa. La sua mission è di creare kit che diano la possibilità a medici di tutte le specialità, di eseguire la terapia rigenerativa in modo sicuro, semplice ed efficace. I kit sono certificati CE e vengono distribuiti in tutta Europa attraverso una capillare rete distributiva, e sono utilizzati presso ambulatori e centri medici privati, convenzionati ed ospedali”. Questo il profilo aziendale secondo Alessandro Gennai, CEO di Seffiline, startup che opera  nel campo Medicale – in particolare nella Medicina estetica – e che recentemente è stata valutata da Startup Fixing come una delle più promettenti* Pmi innovative del settore.

Secondo la nomenclatura di Damodaran, Seffiline è da annoverare all’interno della categoria “Drugs-Biotecnology”, e la sua attività principale riguarda la ricerca, sviluppo, produzione e commercializzazione di sistemi, strumenti e apparecchiature altamente innovative rivolte alla terapia rigenerativa dei tessuti umani. Inoltre, l’azienda svolge attività di ricerca scientifica e formazione medica, e detiene alcuni diritti di privativa su proprietà intellettuale: brevetto guida registrato in Italia e patent-pending all’estero, marchio figurativo e denominativo registrati in Italia e all’estero, design industriale depositato per la guida. All’atto della redazione dell’ultimo business plan conosciuto, la società dichiarava un valore di pre-money complessivo pari a 2.997.620 euro.

P&F, in collaborazione con Carlo Mauri e Alberto Villa di Startup Fixing, ha intervistato Claudio Brandoli, product manager R&D di Seffiline.

Claudio, è possibile raccontare qualche aneddoto “leggendario” sulla nascita dell’idea e sul confronto immediatamente successivo tra i fondatori?
Se serve qualcosa di “leggendario”, ti dico che io e Alessandro (Alessandro Gennai, CEO di Seffiline, n.d.r.) siamo compagni di banco del liceo, da allora abbiamo percorso decine di migliaia di miglia sulla stessa barca a vela.
Quali sono state le maggiori difficoltà incontrate, e come sono state superate?
Sicuramente nella produzione delle prime versioni della guida e nel trovare cannule monouso performanti ad un prezzo adeguato.

Quando avete avuto la conferma che la vostra idea imprenditoriale era economicamente promettente? Esiste un momento preciso che potete raccontare?
Il fatto di esserci classificati primi in un bando regionale per startup innovative, con un contributo a fondo perduto di 100.000 euro. Lì abbiamo capito che la concretezza e la validità del progetto era riconosciuta da un team di persone qualificate a valutarci. Questo ci ha consentito di investire nella produzione dello stampo per la guida e far fare un enorme salto di qualità al kit. Un altro momento che ci ha dato sicurezza è stato il congresso SIME (Società Italiana di Medicina Estetica di Roma), dove sono stati presentati  11 lavori che parlavano di Seffiline e dove le sessioni di terapia autologa rigenerativa sono state praticamente monopolizzate dal nostro kit. E ancora, quando durante il pre-campagna di Mamacrowd abbiamo inviato il progetto ai nostri migliori clienti, tutti medici esperti in terapia rigenerativa. Sedici di loro hanno investito dai 5 ai 20mila euro nella nostra startup, persone che hanno ottima conoscenza del mercato in cui lavorano e delle potenzialità dei prodotti Seffiline.

Nel Business Plan di Seffiline, pubblicato in occasione dei vari round di Crowdfunding, è stato indicato come metodo di calcolo del valore Pre-Money il metodo dei Multipli. Come mai lo avete preferito ad altri metodi analitici come il DCF (metodo dei flussi di cassa attualizzati)? 
(Risponde Nicolò Muzzana di Thymos B&C) Abbiamo utilizzato la metodologia del Venture Capital (VC) Method, e non il Discounted Cash Flow (DCF) e nemmeno il Multiple Method, in quanto è ampiamente applicata da parte degli investitori di venture capital e consente di determinare il valore attuale della Società che l’investitore è disposto a riconoscere, in relazione alla potenzialità di valorizzazione della stessa al momento dell’Exit. Davanti a startup come Seffiline si suole utilizzare il VC Method, una metodologia ibrida tra Multiple Method e DCF. Infatti, il Venture Capital è un metodo di valutazione che si basa sull’attualizzazione del valore finale atteso, ottenuto attraverso l’applicazione di un multiplo (EV/Sales o EV/Ebitda) su una variabile (Sales o Ebitda) dell’ultimo anno di piano, momento in cui si prevede possa realizzarsi il disinvestimento (exit). DCF e Multiple Method vengono utilizzati per aziende mature e con uno storico, e sarebbero altamente “penalizzanti” per startup dal  valore decisamente inespresso nei primi loro anni di vita.

In relazione allo sviluppo delle previsioni economico- finanziarie, qual è il vostro scenario “worst case”?
(Risponde Nicolò Muzzana di Thymos B&C) Non abbiamo ipotizzato un worst case, ma alla luce delle sorprendenti risposte del mercato della medicina estetica e delle relative e puntuali analisi portate avanti riteniamo che il piano sia realistico, e addirittura conservativo, e pertanto siamo confidenti in una sua realizzazione. Ovviamente Pandemia Covid-19 permettendo.

La exit strategy di solito propone due possibili scenari:  a) M&A con un competitor, b) una possibile IPO. Quale dei due scenari ritenete che allo stato possa essere il più probabile?
(Risponde Nicolò Muzzana di Thymos B&C) Riteniamo entrambe le alternative percorribili. La prima in quanto il mercato Medtech sta vivendo un momento di forte aggregazione.  Le multinazionali stanno facendo un vero e proprio “shopping” di società target. Relativamente alla seconda alternativa, la quotazione può avvenire attraverso il mercato Euronext Growth Milano (ex AIM), e se il piano viene rispettato è ipotizzabile una quotazione nel giro di 2/3 anni. Tra l’altro, il settore di Seffiline è altamente appetibile e “sexy” per il mercato dei capitali. Altra soluzione è una quotazione in tempi più brevi, in quanto da luglio 2020 è nato anche il segmento professionale dedicato alle start up e scale-up (ex AIM Pro). A riprova di ciò, Thymos Business & Consulting (Advisor di Seffiline) ha seguito la quotazione di Premia Finance, avvenuta ad aprile 2021, una delle prime quotazione sul segmento professionale.

Gli investitori non professionali (persone fisiche) hanno beneficiato della detrazione “ordinaria” del 30% oppure sieste riusciti a farli beneficiare di quella “potenziata” (50%)?
No, gli investitori non professionali non hanno usufruito del 50%.

Saranno possibili nuovi  round nel futuro imminente?
Al momento non abbiamo in programma nuovi round. L’unica ragione che ci potrebbe spingere a un nuovo round potrebbe essere legata alla penetrazione del mercato USA.

*DISCLAIMER
Il presente documento è rivolto a investitori professionali (ai sensi della Direttiva Mifid II) che investono per proprio conto e a soggetti professionali che investono per conto dei propri clienti. Il valore dell’investimento e/o dei redditi periodici derivanti è soggetto a fluttuazioni anche di grandissima entità, con conseguente variazione al rialzo o al ribasso, ed è possibile che non si riesca a recuperare l’importo originariamente investito. Le informazioni contenute nel presente documento non devono essere considerate offerte o raccomandazioni di acquisto o vendita né sollecitazione di offerte di acquisto o di vendita di titoli e/o di partecipazioni societarie, né attività di consulenza di investimento. Prima di ogni investimento, si raccomanda di esaminare la documentazione fornita dalle fonti ufficiali e/o dagli organi di controllo che vigilano sulla commercializzazione in Italia, nonché la relazione annuale o semestrale e lo Statuto dell’azienda emittente, disponibili presso i collocatori e le piattaforme di investimento.
ProjectBi Srl, proprietaria del marchio e del software Startup Fixing, e l’editore di Patrimoni & Finanza non si assumono alcuna responsabilità relativamente all’accuratezza e alla completezza delle informazioni economiche e patrimoniali fornite dai responsabili della Società esaminate, essendo loro responsabilità fornire dati veritieri al pubblico indistinto e al mercato.
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Pericolo stagflazione: solo il rientro dell’inflazione può evitarla

Secondo Andrea Siviero di Ethenea, i rincari dei prezzi sarebbero temporanei, ma la normalizzazione della politica monetaria potrebbe rallentare la ripresa. I rischi inflattivi cresceranno se gli squilibri tra domanda e offerta dureranno più a lungo del previsto.

“Dopo il forte rialzo della prima metà del 2021, l’economia mondiale sta ora perdendo slancio. Tra i principali fattori d’incertezza che minacciano le prospettive economiche, ci sono l’emergere di nuove varianti del Covid-19, la riduzione del supporto politico, le pressioni inflazionistiche e il rallentamento dell’economia cinese. Il rallentamento della crescita accompagnato da pressioni inflazionistiche non solo è preoccupante, ma rappresenta anche una sfida particolarmente insidiosa per le autorità politiche. Negli ultimi tempi si sono colti segnali indicanti che l’economia mondiale potrebbe presto entrare in un periodo di stagflazione simile a quello attraversato negli anni ’70”. È l’analisi di Andrea Siviero, investment strategist di Ethenea Independent Investors.

La stagflazione indica una fase di alti tassi d’inflazione abbinata a una crescita economica lenta e livelli di disoccupazione costantemente elevati. Nel peggiore dei casi, durante un periodo di stagflazione l’inflazione può essere accompagnata anche da una contrazione del prodotto interno lordo. La stagflazione degli anni ’70 fu causata dalla combinazione di decisioni politiche errate, una politica troppo timida della Federal Reserve e un cambiamento storico del sistema monetario internazionale, a cui si accompagnarono due gravi shock petroliferi. La tempistica e il succedersi degli eventi legati alla crisi del Covid-19 presentano nette differenze rispetto a quel periodo. La risposta politica senza precedenti ha scongiurato una depressione globale, favorendo una ripresa su scala mondiale decisamente inconsueta e rapida. La domanda complessiva ha messo a segno un poderoso recupero, ma non ha potuto essere soddisfatta, dati i problemi sul fronte dell’offerta, e l’economia mondiale si trova ora ad affrontare una difficile fase di adeguamento. La crescita economica è tuttavia solida e i tassi di disoccupazione sono vicini ai livelli pre-pandemia. Malgrado le recenti correzioni, gli analisti prevedono per il 2021 e il 2022 tassi di crescita robusti che supereranno il trend di crescita del recente passato.

Benché le spinte inflazionistiche non siano omogenee nei vari paesi, i recenti catalizzatori riflettono la forte accelerazione dell’attività economica, l’aumento dei prezzi energetici e gli inconsueti squilibri tra domanda e offerta dovuti alla pandemia, che probabilmente saranno solo temporanei. La carenza di materie prime e l’interruzione delle catene di approvvigionamento dovrebbero gradualmente risolversi visti i progressi compiuti nella lotta alla pandemia e gli stimoli a investire in capacità produttive dati dall’aumento dei prezzi. Anche il rincaro dei prezzi energetici dovrebbe rivelarsi transitorio. Il mondo è in grado di produrre sufficienti quantità di energia e, quando i prezzi sono abbastanza elevati, il mercato è inondato dalle nuove offerte dei produttori di petrolio da scisto statunitensi e di altri paesi non appartenenti all’Opec. Con il tempo, anche la transizione energetica e l’affermarsi di energie rinnovabili contribuiranno a contenere la crescita dei prezzi energetici.

Finora vi sono pochi segnali indicanti che le attuali pressioni inflazionistiche causeranno effetti secondari e un generale incremento dei salari. Gli aumenti delle retribuzioni si concentrano soprattutto nei settori colpiti dalla pandemia e nelle fasce retributive più basse. La sostituzione della forza lavoro tramite l’automazione avviene a ritmi estremamente rapidi e l’attuale carenza di manodopera potrebbe persino costringere le imprese ad accelerare tale processo. Le incognite a breve termine circa il futuro sviluppo dell’inflazione sono molte, ma nel complesso si colgono pochi segnali indicanti un ritorno della Grande Inflazione degli anni ’70. A conti fatti, l’attuale situazione non fa presagire alcun mutamento delle dinamiche inflazionistiche nel lungo termine. Nel più lungo periodo è probabile che fattori strutturali come demografia, tecnologia, aumento delle disuguaglianze economiche e globalizzazione causeranno il permanere delle spinte disinflazionistiche.

“Malgrado le basse probabilità di un ritorno della stagflazione degli anni ’70, non bisogna sottovalutare i rischi insiti nell’attuale contesto”, evidenzia Siviero. “I rischi di inflazione sono tendenzialmente piuttosto elevati e i timori in tal senso potrebbero trovare conferma nel caso in cui gli squilibri tra domanda e offerta dovessero permanere più a lungo del previsto. Tassi d’inflazione persistentemente elevati frenerebbero la produzione e minerebbero la fiducia dei consumatori, mettendo potenzialmente in pericolo la ripresa. Quanto più durano i problemi sul fronte dell’offerta, tanto maggiore è il rischio che possano causare effetti secondari e un’inflazione generalizzata. Con l’aumento delle aspettative di inflazione, la normalizzazione della politica monetaria nelle economie sviluppate potrebbe essere più rapida del previsto, il che potrebbe pregiudicare la ripresa economica”.

Startup Fixing, un rating la settimana: Seffiline Srl

Una startup generalmente non ha una storia di mercato, per cui la decisione di investire richiede molta cautela in più rispetto ad un “normale” investimento azionario. Ecco la scheda di valutazione, con relativo rating, su Seffiline,  redatta da Startup Fixing.

In occasione dell’investimento in una startup, gli investitori sono chiamati a valutare, in un’ottica fortemente speculativa, una idea nata dalla mente di altri soggetti, e ad investire su di essa, diventando così soci (Equity Crowdfunding) oppure prestando del denaro ai soci promotori – ad un tasso di interesse generalmente conveniente rispetto a quello offerto nei mercati regolamentati dalle aziende c.d. emergenti – ed essere così dei finanziatori (Lending Crowdfunding). Entrambe le possibilità determinano necessariamente una informazione finanziaria puntuale e prudente, che i fondatori della startup devono fornire agli investitori. Soprattutto agli investitori retail, cui va riservata la più ampia tutela allorquando si avvicinano alle piattaforme di Crowdfunding e si imbattono nella tipica enfasi che nella documentazione viene attribuita alla rapida crescita prospettica del valore dell’azienda.

Startup Fixing” è un metodo di valutazione delle aziende in fase di startup che può essere applicato in ogni contesto di mercato, nazionale ed estero, grazie alle sue caratteristiche di semplicità e “universalità”, e consente di scartare automaticamente qualunque progetto i cui dati ufficiali dichiarati dai fondatori-promotori determinino una risposta negativa alle seguenti due domande:
1) il rendimento netto atteso è superiore al benchmark di riferimento?
2) il costo per l’ingresso nel capitale della startup sconta adeguatamente il rischio specifico per questo tipo di investimento, tenendo conto che si tratta di un rischio superiore a quello previsto per le aziende già presenti nel mercato azionario di riferimento?
Solo con due risposte entrambe affermative Startup Fixing consente di analizzare positivamente l’ipotesi di un investimento, da valutare tenendo conto dei limiti e delle cautele che ogni investitore-risparmiatore deve osservare nella composizione del proprio portafoglio complessivo, in funzione della esperienza e competenza acquisita in materia di investimenti e in base al proprio livello sopportazione del rischio.

SEFFILINE Srl

Nota metodologica – Il modello di valutazione Startup Fixing esprime la probabilità che un ipotetico investitore possa realizzare se si verificano tutte le previsioni del business plan redatto a cura della società, e attribuisce un punteggio positivo o negativo alla stima del livello di rischio che i soci fondatori implicitamente attribuiscono al proprio progetto rispetto al livello di rischio del comparto azionario di riferimento: ad un maggiore rischio specifico attribuito rispetto al rischio riscontrabile nei titoli di aziende già quotate in borsa nel medesimo comparto, corrisponde una valutazione più attendibile verso le informazioni contenute nel business plan, poiché l’osservazione di questo principio di prudenza determina una sensibile “correzione” al ribasso del valore di Pre-money, e quindi una riduzione del costo, proporzionale al maggior rischio assunto, che gli investitori dovranno sostenere per acquisire una partecipazione societaria alla startup.

Il livello di rischio scontato nella determinazione del valore Pre-Money viene analizzato attraverso l’adozione del metodo di attualizzazione dei flussi di cassa (DCF), assumendo come parametri noti il valore Pre-money stesso e quello dei flussi di cassa indicati nel piano industriale. Se il valore ricavato attraverso il DCF è sufficientemente maggiore rispetto al tasso espressione del rischio di mercato del settore di riferimento (grandezza conosciuta), il modello rileva un ulteriore elemento di attendibilità del business plan, che in tal modo dimostra di aver implicitamente tenuto conto dell’elevato rischio specifico che caratterizza le fasi di startup.

Il rendimento ipotizzato da Startup Fixing viene espresso al netto degli effetti fiscali, ed è determinato sulla base sia delle performance aziendali dichiarate nei documenti ufficiali che dell’orizzonte temporale considerato per l’exit strategy dall’investimento. Il giudizio complessivo viene espresso attraverso un rating sintetico, individuato da una scala di valori (“stellette”) da 1 a 2 assegnate ad alcuni parametri qualitativi, con un massimo complessivo pari a 5.

Analisi dell’azienda – la  società  Seffiline Srl opera  nel campo Medicale (in particolare nella Medicina estetica) e secondo la nomenclatura di Damodaran è inseribile all’interno della categoria “Drugs-Biotecnology”. L’attività principale svolta dall’azienda riguarda la ricerca, sviluppo, produzione e commercializzazione di sistemi, strumenti e apparecchiature altamente innovative rivolte alla terapia rigenerativa dei tessuti umani. Svolge inoltre attività di ricerca scientifica e formazione medica, e detiene alcuni diritti di privativa su proprietà intellettuale: brevetto guida registrato in Italia e patent-pending all’estero, marchio figurativo e denominativo registrati in Italia e all’estero, depositato design industriale per la guida. All’atto della redazione dell’ultimo business plan conosciuto, la società dichiarava un valore di pre-money complessivo pari a 2.997.620 euro.

Giudizio – Relativamente a Seffiline Srl, il rapporto tra il rischio specifico e il rischio generale del settore è pari a 1,23, superiore pertanto al valore di benchmark previsto per aziende che si trovano in fase First stage. Anche il rendimento teorico, ricavato in base ai dati dichiarati, è superiore alle aspettative, e si attesta al 491,9%. L’azienda ha una exit strategy ben definita; tuttavia, la presenza di finanziamenti presso terzi penalizza lievemente il rating complessivo, suggerendo all’investitore maggiore cautela. Si riscontra da parte dell’azienda un’adeguata attribuzione di rischio specifico, che supera ampiamente il rischio sistemico presente nel comparto azionario. Pertanto, il valore di Pre-money sconta una sufficiente correzione dei valori, grazie alla quale l’investitore potrebbe valutare positivamente l’ingresso nel capitale dell’azienda.

Sulla base dei dati in possesso, il metodo Startup Fixing consente di attribuire a Seffiline Srl un rating sintetico pari a 5 stelle, poichè:
1) in relazione anche al suo stadio di sviluppo, l’azienda ha sufficientemente considerato nel calcolo del Pre-money un adeguato livello di rischio specifico (due stelle);
2) un ipotetico investitore, se l’azienda raggiungerà i suoi obbiettivi, potrà beneficiare di una exit strategy già al quarto anno mediante cessione dell’intera azienda ad un acquirente professionale con elevata propensione ad accettare elevati rischi (una stella);
3) l’investitore dovrebbe beneficiare di un rendimento di gran lunga superiore al minimo benchmark di riferimento (una stella);
4) esistono brevetti che tutelano la proprietà intellettuale (una stella).

SEFFILINE Srl – VALUTAZIONE SINTETICA DELL’AZIENDA
– Rating Sintetico: 5 stelle
– Ratio del Rischio: 1,23
– Valore Teorico Investimento: 10.000,00 euro
– Rendimento Netto Teorico atteso: 39.185,00 euro (49.185,00 euro exit capital)
– Rendimento teorico espresso in percentuale: 491,9%

DISCLAIMER
Il presente documento è rivolto a investitori professionali (ai sensi della Direttiva Mifid II) che investono per proprio conto e a soggetti professionali che investono per conto dei propri clienti. Il valore dell’investimento e/o dei redditi periodici derivanti è soggetto a fluttuazioni anche di grandissima entità, con conseguente variazione al rialzo o al ribasso, ed è possibile che non si riesca a recuperare l’importo originariamente investito. Le informazioni contenute nel presente documento non devono essere considerate offerte o raccomandazioni di acquisto o vendita né sollecitazione di offerte di acquisto o di vendita di titoli e/o di partecipazioni societarie, né attività di consulenza di investimento. Prima di ogni investimento, si raccomanda di esaminare la documentazione fornita dalle fonti ufficiali e/o dagli organi di controllo che vigilano sulla commercializzazione in Italia, nonché la relazione annuale o semestrale e lo Statuto dell’azienda emittente, disponibili presso i collocatori e le piattaforme di investimento.
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Il sistema economico cambia troppo in fretta: includere il worst case scenario nei portafogli

Secondo Gianluca Gabrielli di Komorebi, l’auto elettrica di massa potrebbe arrivare in 7 anni anziché in 15, minando alla base il sistema economico e causando un possibile “cigno nero”. I mercati fortemente volatili richiedono la riduzione dell’esposizione in azioni al di sotto del 20%.

“La svolta verso l’elettromobilità sarà molto più rapida delle attuali previsioni di mercato e questo comporterà, per le economie tradizionali basate sull’automotive a combustione,  una grande volatilità nei prossimi anni, con il rischio di shock improvvisi. Se c’è una lezione da imparare dal crollo dei mercati di marzo 2020, causato della pandemia, è che bisogna inglobare il worst case scenario nei portafogli di investimento”: è l’analisi di Gianluca Gabrielli, strategist e advisor di Komorebi Invest Suisse.

Siamo all’inizio di una trasformazione epocale, paragonabile all’avvento della macchina a vapore: il mondo si avvia a saltare dall’epoca della meccanica a quella dell’elettronica – spiega Gabrielli – ma i tempi della transizione sono sovrastimati. Seguendo il modello della curva di adozione delle innovazioni, la curva di Rogers, la diffusione di massa dell’auto elettrica, che sarà il fattore trainante nell’evoluzione verso l’economia elettronica, non si verificherà prima del 2035. Tuttavia, gli studi sulle nuove tecnologie disruptive prevedono che il passaggio avverrà nella metà del tempo, entro soli sette anni a partire da oggi, perché ogni avanzamento tecnologico abiliterà in maniera esponenziale gli step successivi.

“Abbiamo il precedente dello smartphone, che ha creato dal nulla, in pochi anni, un intero ecosistema. Lo sviluppo dell’elettromobilità, però, sarà diverso, perché scardinerà il sistema economico a cui siamo abituati e questo non sarà un processo indolore”, prevede il gestore, “perché i tempi sono troppo stretti per consentire ai lavoratori, alle imprese e ai sistemi Paese meno dinamici di riposizionarsi. Si manifesteranno, quindi, dei colli di bottiglia e una forte volatilità dei mercati finanziari. Uno scenario non esente da rischi di shock anche violenti”.

“Per far fronte a questi rischi, in una prospettiva di investimento di medio termine, noi manterremo l’impostazione di portafoglio che abbiamo consigliato per i fondi Atomo, di cui siamo advisor, e che ci ha permesso di proteggere il patrimonio anche a marzo 2020, conseguendo un rendimento pari al 19% nell’anno della pandemia, contro il rendimenti pari a zero del mercato con cui ci confrontiamo”, prosegue Gabrielli. “Questo perché, già a partire dall’inizio del nostro mandato di advisor, a fine 2019, pur non potendo immaginare un cigno nero come il Covid, si preannunciava una fase economica dominata da incertezza e volatilità. Aggiornando quella strategia, oggi riteniamo che un portafoglio anti shock debba limitare l’esposizione azionaria a un massimo del 20%, investendo unicamente in asset Usa. In particolare, il bilanciamento del portafoglio avviene attraverso il contenimento della volatilità – con la vendita di opzioni sul mercato americano, che è più dinamico ma anche più volatile – e la costruzione di coperture sui mercati europei”.